y*f
-r^-
h* 15
\
DUKE
UNIVERSITY
LIBRARY
Treasure %gom
Digitized by the Internet Archive
in 2013
http://archive.org/details/leimaginideglide01cart
LE IM AGII
De gli Dei de gli Antichi
DEL SIGNOR VINCENZO
Cartari Reggiano,
&Cjlle quali fono dejcritte la Religioni de gli ^Antichi,
li Idoli) riti , 6^ C et emonie loro ,
Con l'aggiunta di molte principali Imagini, che nell'altre
mancauano,
Et con l 'e fpo fittone in epìlogo di cìafcbedunas & fuofignificato*
'Eftratra dall'iftefiò Cartari per Ceface Malfatti Padoano ,
Con vn [athalogo del Mede fimo di cento, e pmfamofi Deìtlor natura
e proprietà , efiratto da queflo & altri autori:
Opera vtiliflìmaà Hifterici, Poeti , Pittori, Scultori , & Profefsori
di belle lettere.
CON LICENZA DE* SVPERIORI, ET PRIVILEGIO*
•~
IN V E N E T I A, MDCXXV,
Appreffo Euangclifta Deuchino.
133490
\ ir. n>
'Jbrnrt
AÉ
MO
OR
AL MOLTO ILL- E CLAR. SIG
ePadron mio ofleruandiflìmo
IL SIGNOR FILIPPO
MANNELLI.
A prudenza dulie accompagnata daU
la cognitione delle Lettere , e ladol-
cet&a de' co fiumi congiunta alla no-
biltà delfangue rtfpledono con sì chia-
ri lampi nella perfena di V.S. Clarifs»
che inuitano da lontano ancor me adefferne ammiratore.
Come ambitiofò delia fua gratta ^vorrei venirle acanti
con alcun merito, ma, pe rche ne fon del tutto pr ino pro-
curerò à! introdurrne colmezgo delle "virtù altrui , Ec-
cole dunque l'Immagini degli Deidei Sig. Cartari ri-
Campate da me con molta Jpefa> e non minor diligenza*
S 'il dono per mio difetto nonfuffe degno di lei, la mate-
ria almeno 5 che e nobili (Sima ^ fi confarà alla altera de*
fuoi concetti . sAnzJ dalla legione di quefto libro cono-
fiera V.SXlarijfima quanto fiafacilcofà à mortali l'in-
correre ne li 'idolatrìa d'vrìhuomo > che appartfca di He
roiche virtù fegnalato* Ella da tutti riuerita, e per va-
lermi della fr afe comune sqmfi * adorata per lafua bontà»
sforza me col/uo merito adeJfferlefiruidore*Taccio tan*
tichiti
133490
tich'tti della /ùanobiliffima famìglia , e /a copia delizi
ricchezze, ehe^ come beni e perni 3 e dt fori mia fono Sti-
mati da le? filo per incitamento di maggior ?trtù. E, fé
ff eque fio luogo darepilogare le lodi dt V.Sig.Clarìf
firna 5 ragionerei delle parti proprie del fio animo 9per le
.quali , oltre Sappiati fo vniuerfiie 3ha meritato i primi
homri della fia fiorii tjfima Tatria3di citi ella è degni fi
fimo Senatore* Riceua dunque coni y fiat a benignità
quefta arra della miafiruitù pagatale dalla ^volontaria
mia diuotione, e fi bene incomincio adejjò adejjerlefir-
ui dorè, fin ficuro , ch'ella non terminerà Rincominciato
cor fi de fttoi fattori , mentre io corri fionda con *v guai
front e^a aÙ'ecceJfo delle fuegr atte. Lejò perfine r ine-
renza > e le prego da Dio ognt bramai a felicità*
*DìVenetiali 9* di Gennaio 1624.
DiVàig* molto UluttYe) e Clariffima
DeuotiJJìmo Servidore
Evangeli fta Deucbtno*
TAVOLA
DELLECOSE NOTABILI
che nell'Opera fi contengono .
CILIO Glabrione fir
i! primOjChein Italia
faceffe Statue dorate,
io .
Acitani faceano Mar-
te ornato di raggi. ^ 99
Acinace de gli Sciti. 294
Aci mutato in fiume 19$
A cheloo combatte con Hercole. i9s
Acheronte fiume. 21?
Achore Dio delle mofche appreSìb a
Cirenei. 25 9
Acqua del Sole. 125
Acqua di Diana miracolofa contri gli
Spergiuri . ' 1 1 1
Acqua pofta nel vino. 307
Adad maggior Dio de gli Affirij. 53
Adargate Dio . 53
Adiante detto capeluenere. 309
Adoniefefte. 403
Adon per il Sole . 404
Adone vccifo dal Cinghiale • 404
Adraitia fu detta Nemefi. 341
Agamennone fdegnò Diana vcciden
do vn ceruo . 72
Agrippa tentò di persuadere à Roma
ni3che metteffero in publico tutte
leftatue,etauole. io
Agelifte nato del feme fparfo in terra
daGioue. JJ3
Agenore cerca Europa.' 254
Afrodite . 354
Amaltea nutrice di Gioue. 114
Almonefiume. ij4
Armata prima Vergine Vertale. 159
A letto. 309
Altare d'EfcuIapio adornato d'herbe.
Ambafciatori pacifici. 231
AmbaSciatori della Spagna a Marcel
lo co ynapelJedilupo auantie co
rami di Verbena3e d'Oliuo. 233
Alcibiade accufato in Athene >_&:
perche. 242
Amorconhuomonalcente. 250
Altari nelle Academie de gli Athe-
niefi. 2J2
Aitar d'Hercole detto il giogo del
bue 256
A ietrione mutato in gallo. 300
Ammonitione alle donne. 3??
Amor congiunto con la fortuna. 3 5 <*
Amore non è vno. 372
Amor con Tali d'Amore. 360
Amore rimile al Sole. 361
Amor con la face accefa3nato di Vul-
cano^ di Venere. 361
Amiamo in due modi. 3 63
Amore , & Anterote pofti dagli Elei
nelle icole. 36%
AmorLeteo. 366
Amori fon moki. 366
Amori come disegnati. 369
AlefTandro Seuero mangiaua fola-
mente lepri. $69
Amor più giouine de gli altri Dei te-
nero^ molle. 371
AmorbelliffimOjtrafiori 334
Amor deferi tto da Mofco 373
Amore ifpollo 378
Amori Scherzanti con vna fatti da
Archefilao" 379
Amore vinfe Pan 379
AmoredefcrittodaApuIeio 344
da Orfeo. 380'
Amore con le factte 377
Amore tormentato 386
Amori nati delle Ninfe 3jy
Antonio Sabino voleua Sacrificare
vn bue a Diana in Roma. 74
Anteuorta 3 1
a An-
T A V
A n ritrite moglie di Nettuno i8a
Animali di Marte . 299
Antipodi 20?
AnubiDiodegli Egitij come dife-
gnato 151
anubi figliuolo d' Ofìri 25 2
angeronaDea 277
anfitrione imparò da Bacco à tem-
perare il vino con l'acqua 307
antonin Pio fé portar la Fortuna nel
la ftanza di Marco Antonio
anterote 56$
anterote partorito da Venere 365
anime difcendono dal cielne'corpi
per amore 379
api Re Dio 50
api,& Ofiri il medefimo 50
api appariua in Menfi 50
apollo Tempre giouine 38
apollo capo delle Mufe 40
apollo Dio de l'inferno perche nel
mezo. 40
anima à dui Lumi 32
apollo perche in mezo 41
apolloconquatroochì» 46
apollo Liceo 4*
apollo fi mutò in coruo 43
apollo padre della medicina come
notato in Egitto con quattro orec-
• chie 46
apollo còme fatto in rietra , città
dell'Achaia. 48
apollo cuftode de gli armenti di
Laomedonte $4
apollo cuftode de gli armenti di Ad
meto . 54
apollo padre d'Efculapio vccidei Ci
dopi 59
apollo Sminteo 64
apollo da Fenici legato 290
apoftrofìa cognome di Venere. 393
apollo con le Gratie , Bacco ,'é Mer-
curio 408
apollo con le Gratie nella man de-
lira 405
aquila d'oro , polla da Herode fopra
la maggior porta del tempio in
Hieruiaìem/pezzatada'Giudei 4
OLA
aquila di Gk>ue Regina degli vccel
li 115
aquila porta il fulmine a-Giouenei
becco . 11 j
aquila Re de gli vccelli 11 J
aquilone vento 191
aquila legno di vittoria 198
aquila portata da'Romani perinfe-
gna alla guerra :. 198
aquila volata fopra lo feudo di Hie-
roneinfegnade'Perfi 2,98
arco di Diana 7*
arca di Ciplelo Tiran di Corinto 78 ,
arpocrate perché in tutti i tempij de
gliEgittii Ji
arcadi fi tenere no più antichi di tut-
ti i Grecite foli fi ialuarono al tem
podelDiluuio ' 91
arcadia nel mezo al Peloponnefo
91 .
arcadi credettero,chela luna dopo il
Diluuiofofie natadinuouo, 9*
ariadna abbandonata daTefeo 3 1 a
argo vecifo da Mercurio 245?
argo che lignifichi con tanti occhi *
249
arme d'Ercole i?4
arimafpi con vn fol occhio 166
atti di Minerua 2,70
armatura di Marte 285".
aiTarte figliuola di Ciclone moglie e
forella di Saturno 28
afiìri j non voleuano,che fi face/fero
fimulacrijfe non a gli Dei che non
fi vedeuano 37
afino offerto ad Apollo 6$
afpetti uarij della luna moftraticon
velli bianche 3 e dorate 3 e con la
face accefaj& con la celta 8z
afpetto della luna inoltrata con ve-
lli fofche 81
afopo fiume paffato da Xerle 2J4
afino dato a Bacco 31*
afino con Priapo 334
afinelle ideile del cielo 334
afino vinfe Priapo nella mifuradel
membro 33?
ati amato dalla gran Madre,e fùa fa-
uola
T A V
uola 1 5 1
ati come nato -. 153
ati che lignifichi i$j
atamentediuenta pazzo . $ 14
atropo % 2 S
atelìgnifica calamitai Dea 3 78
auguttofe trarre dalla Itatua di Ce-
lare il figliuolo di M.Antonio io
aurora amante di Cefalo 69
auoltoio intefo da gli Egitti; perla
natura 84
auolcoi tutti fon femine, e niun ma-
rchio impregnati dal vento Euro
S4
aultro vento 192
auoltoio facrato a Marte 3 00
auerrunciDei, Auerruncare che di-
nota preffoa'Latini 3 k>
B
BAcco con le corna di Toro 113
Baccoperl'Autunno 32
Bacco Tempre giouane 38
Baciar la mano a gli Dei 80
Baci dati a piedi decaualli del carro
di Apollo 80
Bacco odiato da Giunone 143
Baciar la mano 23 7
Bacco ha molti cognomi 304
Bacco difegnato in due modi,e quan
ti fiano ìtati,eper lo Sole,econ le
corna 30S
Bacco in forma di Toro 309
Bacco di diuerie età 304
Bacco perche vecchio 304
Bacco capo delle Mufe 305
Bacco alleuato in Nifa dalle Mufc
306
Bacco per il Sole 307
Baccanali 3I2.&32J
Bacco perche vellico con verte di
Donna 313
Bacco perche detto libero padre 3 1 2
Bacco preffo a gli Elei, & perche det
toBaffareo 313
Bacco perche con laferula 3 1 6
Bacco armato 316
O L A
Bacco cinto di ferpenti dalle parche
119
Bacco sbranato da'Titani^econ le
Deeeleufine 323
Bacco con le cornale veftito da femi
na 309
Bacco adorato per Priapo da gli Egi
ci j , e cangiatoli in Becco., e in ca-
pretto 328
Bacco con vno fcettro,e col membro
virile in cima 3x8
Bacco^conle Gratie,& Apollo., &
Mercurio 409
Beotij indignarono dal cantar con-
tinuo de'galli la vittoria,c'hebbe-
rocontra Lacedemoni; 43
Becco adorato nell'Egitto 5 2
Bellerofontevccife la chimera. 220
Bellona da'Romani fuor di Roma te
nuta 25 ?
Berecintia onde detta 152
Bona Dea 172
Bona Dea odiaua il fello mafchile
J73
Bona, ò Fauna Dea di chi foffe figli-
uola 1 7»
Buccina de'Tritoni 177
Belzebù idolo delle mofche preffo a
gliAccaroni 201
Bellona 267
Bello fi diletta di fanguefparfo 167
Bilancia di Gioue 10S
E uè di metallo dedicato ad A pollone
caro ad Apollo 48.&50
Bue vtilifTimo a'mortaIi,moitraua il
culto della terra, è adorato per O-
iìri in Egitto,perche,ecomedagii
Egittij adorato 48
Buoi , ò Vitelli tutti de l'Egitto non
erano buoni pereffereilDio Api
51
Bue,o vacca belliflì ma nata preffo a
Sabini 74
Bue fi confa a Diana.in tefa per la lu-
na -7f
Bufone detto il facerdotedi Gioue
123
Bue fatto d'vn pomo , per facrificare
a » ad
T A V
adHercoIe 26$
Buefunegliltendardi Romani 298
Bueperlacoltiuatione jo
CAligula,e fua vanagloria 10
Cam a Dea 29
CardinaDea 29
Caio Licinio votò vn tempio alla
Dea delia giouentù 38
Cappello roffo a cui dato 44
Cambife, perche fece vcciderc alcu-
ni de principali di Menfi 5i
Cambife fcannò il bue,menato a lui
dauanti da facerdoti di Meufi,e di
cea.non potere eu*ere5che alcun
Dio veni/Te in Egitto fenza ch'e-
gliilfapeffe 51
Capo di Vulcano 58
Capro offerto ad Apollo 6$
Carro di Febo 67
Caualli al carro di Febo 66
Caual Pegafeo al carro dell'Aurora
69
Careftia in Parrà, & perche 73
Carro di Diana 75
Carri perche dati àgli Dei 7>
Capra celette 105
Caualli al carro della Luna 76
Capra riuerita in Grecia 105
Capre, e becchi molto riueriti da gli
Egittij 104
Caprari molto ftimati 104
Candaule vccifoda Gige 119
Caitore 98
Caualli bianchi donati da Giunone
Ca(tore,& a Polluce 135
Caitore, & Polluce apparfia Vati-
nio,ecombattetero per li Locrefi
Carro di Giunone 133. & 12 8
Caitore e Polluce con cappelli 133
Caflore,e Polluce come fi difegna-
uano 132
Caftori pofti con Giunone,e legano
a Giunone i piedi con catened'o-
ro _pche inuocati da Nochieri 15 6
O' L A
Caio , e Caia , perche vfati a nomi-
narfene matrimonio 143
Cai 2 Cecilia chi foffe 143
Carro di Ope Dea 151
Caro di Cerere 163
Capro perche a Bacco facritìcato
168
Carro di Nettuno 17^
Carride morirò rubbòi buoi adHer
colere fulminato da Gioue 183
Canopo adorato in Egitto, e come
di legnato 184
Capro offerto ad Apollo ° 6$
Canopo Dio disfece il Dio foco Ì84
Caualli guardati da Caitore, e da
Polluce 184
Cauallo fatto nafcer da Nettuno che
voglia dire 186
Caualli appartenuti a Nettuno i8<5
Caualli Quattro gittati in mare a
Nettuno 187
Carro dell'Oceano 1Z9
Carro di Plutone 308
Caflìteride iible,e fuoi habitatori
308
Calore di Plutone 309
Cancellieri de i Dei 216
Carnale Cardinea Dea 218
Charon dipinto da Polignoto 228.
Caduceo da A pollo donato a Mercu
rio 232
Carro della notte 244
Caduceo accommodato al nafcimé-
todeli'huomo 233
Cani non andauano nei tempi] di
HercolèinRoma 259
Capoc'iMedufa 282
Caual Pegafeo 284
Cambife Re fchernia certi fimulacri
di Dei 289
Cani cultodi di Vulcano 289
Caualli di Marte 290
Cauallo preflb a gli Sciti vittima di
Marte 2 94
Cafadi Marte 291. & 398
Cauallo fu ne "li flendardi Romani
Cauallo facrincato a Marte. 290. &
a?9
Cane
T A .V
Cane anima! di Marte 1 99
Caia detta Galea 317
Capro vittimagrato a Bacco 328
Carte contarla 330
calunnniadipintadaApelle 337
cafa-dell'inuidia 347
carro di Venere 390
carri dati a gli Dei 390
c.illipiga cognome di Venere 336
carreni (rauano lòtto alle Dóne 3 9 s
cerai grati a Diana 74
cerua facrificata a Diana 73
cerni al carro di Diana 75
cenadi Hecate 80
cerbero 82
ceremonia pazza dell'adorar Gio-
ue , 95
ceremonie vfate nelle nozze 143
cerere in canal la 168
cerere deccaErinne,eincauallai68
cerere e perche detta Era 168
cerimoniedella Dea Bona 168
cerimonie d'Himeneo 14 $
cerimonie di giurare 112
cerimonieridicolofa 301
cefifo fiume 194
cerbero cane 204
cefifoto Scultore fé la pace nel gretti
boaPluto 308
cerere non volle maritar Prolerpina
ne a Febo., ne a Marte 25^3
cecropi fratelli prefì da Hercolc
cecropi perche mutati in Gatti Mai-
moni 253
cerbero legato da Hercole 258
cerimonie d'Hercole 258
cerimonie vfate nel%far tregua, o pa-
ce 298
ceremonie d'Ofìri 316
cero occafion prefTo a'Greci più gio-
uane di tutti i figliuoli di Saturno
e Dio come dilegnato 356
cepi pofti a piedi molti Dei 400
cigno d'Apollo, come fi confaccia ad
Apollo, ha certte penne nel capo ,
che gli penetrano molto a dentro,
cjuàdo è per morire, e come muo-
O L A
ia,fe piange,© canta morendo 43
ciclopi vecifi da Apollo 2 99
cinocefalo da gli Egitti j adorato 54
chiaue perche donata alle donne 77
cipfello l'iranno di Corinto 78
cizico città, da Gioue data in dota a
Proferpina 79
ciembalo d'Ifide chemoftralTe 84
ciembalo detto Sillro 90
cicale d'oro portate in capo da gli A-
theniefi 9^
cicogna che intefa d a gli Antichi nu
trifee il padre, e la madre vecchi è
polla da gli Antichi ibpra gii Icet
tri 111
ciclopi 3,frabricatori del fulmine 11?
cipfello Tiranno di Corinto 1 21
ciglia guardata da Giunone 127
citeron Signor dell'Eubea 138
cintia cognome di Giunone 14?
cibele 148
chiaue data alla gran Madre 149
cibelo monte in Frigia, oue fu nutri-
cata Cibele 157
cibele onde detta 157
circe innamorata di Glauco 182
circenfi giochi celebrati in honor dì
Nettuno 185;
ciplello,efuaarca 191
chiaue in mano à Plutone 171
ciprelto albero trillo 176
chimera moitro, è monte della Licia
220
cicogna facra alla Concordia 237
Cillenio 242
cilli che fiano detti da Greci 243
ciato yccifo da Hercole 2 5 J
emetta è fu l'elmo a Minerua 369
ciuette ad Atene 27 l
cornacchia amata prima, e poi odia-
ta da Minerua, & accusò le figli-
uolediCecrope 271 »
ciuetta che lignifichi , è volata a
Hierone ful'hafta , vede di notte
beniffirriò 271
cipfelo e fua arca 288
cipfelo eluaarca 29?
ciro portò in guerra vn'Aquila d'o-
ro
T A V
ro con l'ale aperte fopravnalun-
gahalìa. 298
Ciflb è l'Hedera preliba Greci 315
CifTare che lignifichi 3 14
Cilfo fanciullo amato da Baccho }è
conuerfo in neviera 296
Cigni dati a Venere 294
Clufìo Giano 34
cleomonejVnde'Capitanid'Aleffan
dro Magno , ordinala caccia de'
CocodrilijCome traheife da gli E-
gitii denari .$2
Claudia Vedale 154
eloto 225
cornacchia in mano di Minerua 277
corone delle Mufe 40
chirone Centauro 28
colomba fu la fpalla d'Apollo 66
corona di Febo 67
colomba feorta di Partenope.quan-
do andò ne* campi Napolitani 53
compagne di Diana 71
colpa de' lacnficij crudeli di cui fof-
ie 71
corna de Buoi attaccate nel tempio
di Dianaj,neirAuentinOj e de Cer
uiappeiiin tutti i tempijdi Dia-
Ha in Roma,fuor che nell' Auenti
no 75
corna de Buoi foleno apponderfì à
Diana nell'Auentino 7$
corno di douitia 1 14
corno di douitia non di capra,ma di
Bue fecondo alcuni,della copiale
fua efpofitione d'Acheloo 1 1 4
coltello detto Cario np
corona di Quercia prelìb à Romani
iì5
conuerfìoni di Gioue 93
cornacchia chiamata nelle nozze
141
,, conocchia con la Iana,& il fufo^qua
do incomin ciò a portar fecola fpo
fa 143
coribanti lacerdoti della gran Ma-
dre 151
corona murale a chi fi daua 151
confuale fella 285
G eL A.
confo Dio i8j
corno di douitia leuato ad Acheloo,
che lignifichi " 197
color di Plutone 205
corona di Plutone 20 5
cocito fiume 31?
coruo di Apollo 29
coftume de Lacedemoni j di batere
li giouini 73^
corone delleParche 214*
corona della Pace 234
concordia Dea, e iuo difègno 23?
color della Fede 23 6
cornice vccel della Concordia 23 8
corno del Sonno 246
cotile che dica prefibà Greci 25?
colonrja bellica 269
cornacchia fcacciata da Minerua in
man di Minerua 278
corazza di Minerua 20 j
commodo Imp. crudele^S: infoien-
te voleua elTere chiamato Herco-
le 284
corona di Gramigna honor 301
corno Dio de Conuiti 305
corni vfati nel facrificio di Bacco
308
corod'Ariadna 311
corna di Bacco 309
contraledonneauare 360
core fon te della vita 369
conca marina data a Venere 390
colombe vccelli di Venere 390
crane amata da Giano 29
crocodillo come offerto al Sole da
gli Egitii dato al Sole 44
crocodillo nell'Egito adorato 5 a
creator de gli Egictij 107
cralìde fiume 149
cribro di Bacco 311
cuninaDea 148
cubo 157
cupido Dio 355
cupido celeite 358
cupido,con Mercurio^ con Hercole
cupido nel tempio d'Elculapio in
CorintOjCon la Fortuna 3 79
Damiaj
T A V
D
DAmia , & Auxefia * Genij
paefed'Epidauro 13
Panao conrende con Gelanore in
Argo del Principato della Città,
edificò vn tempio ad Apollo Li-
ceo 42
Dafne amata da Apollo 46
Dei Conienti antichi,non habitaua
no in luogo folo 3
Dei de'Romani di legno 14
Dei de* Germani 6
Dei perche d'effigie humana 8
Dei vil'.e plebei ,faminfimilitudine
di digerii animali , fatti in forma
dihiu;mo3edi beiria \6
Dei hanno i piedi di lana 29
Dei degli antichi come introdotti
37 . ■ x
Dea della giouentu ?8
Dedalo fé prima d'ogni altro le fta-
tuecon piedi l'vn dall'altro diftan
ti 3 & aperfe gli occhi alle ftatue
prima d'ogn'altro 54
Dei fuggono da Tifone in Egitto
Deuerra Dea 103
Dea delle ricchezze 128
Dei principali de gl'Arcadi 167
Dei del mare come fatti 177
Delfini cari a Nettuno 184
Delfino Re de'pefci 184
Decreto Dea,e fatta grauidafenza fa
per da chi 189
Dee bianche 210
Dito poggio onde cofi chiamato 210
Decima parca 223
Dei con lhuomo nafeente 2 ?o
Demone con l'huomo nafeente 2J0
Dei quali tutti hebbero oracoli 252
Dei deirefiercirio 250
Democrito volea che'l mondo furie
gouernato a cafo 2 80
Detto di Demoitene 280
Dei legati da Romanie perchecufto
. di delle città chiamati ne'fon 299
OLA.
Defìderijhumaniquafi infiniti $66
Deadella libidine 3 80 .
Dei tutti malchijefemine .
Dio non ha figura 3
Dionilio Siracufano con qual motto
coprifìe i f noi facnlegi j 3 8
Diana quali deuiana3 Fafcellinain
Roma 3 con fuoi fàcrifidj pallata
da Romani a Lacedemoni) 72
Diana in tefa per la Luna 75
Diana 78
Diana detta Luci na,partorita da La-
tona , fubico aiutò la madre a par-
torire il fratello Apollo 74
Diana preflò a gli Elei nel tempio di
Gioue Olimpio 75
Diana perche fatta con l'arco in ma-
no 78
Diana TriformejTriuia.Trigeminaj
detta in Roma Nottiluca 78
Didone 1 parfe le fimulate acque di
Auerno 79
Diana cacciatrice 82
Diana cangiata in Gatto 91
Diphtera libro di Gioue 119
Dipintori^ Scultori antichi prende-
uano lpeffo da'Poetij & talhor da
sé difegnauano le fìatue de gli
Dei 12O
Dei in fimilitudine de animali i?
Difcordia fra Giunone^ Gioue qual
fia ii9
Dite,e Plutone 203
Dio delle Mofche 259
Dio de Mercanti 244
Difcordia fra qual Dei pofta3caccia-
radalcieldaGioue,nonfu chia-
mata alle nozze di Peleo 3 e Teti
Difcordia come difegnata 29?
Dionifìo onde detto 308
Dio de gli horti 326
Dipintura di Apelle 3 41
Dodeci Altari, polli lotto a'piedi di
Giano 34
Due caualli dati dall'Aurora da Ho-
mero . 69
Donne fi fan f offe, credendo diuen-
tar
T A V
tar più belle 12 f
Domiduca cognome di Giunone 141
Dei fìgnificare più cofe 1 6 $
Dori 190
Donne fcacciate dalle ceremoniedi
Hercole 259
Donne fole in Tracia entrauano nel
tempio d' Hercole 1S9
Donne acculate e difefe 265;
Doni de figliuoli di Medea alla figli-
uola di Creonte. 279
Draghi dati a Cerere 1 63
Due mani congiunte che fìgnifìcafse
ro %3$
Due cofe mirabili fra le date a gli
huominidaDio 263
EBrezzafacramentodiBacco$i2
Ecliflì della Luna 88
Eaco Giudice dell'Inferno 202
Echoamatada Pan, che fìa vdita re-
plicar da Lucretio in alcuni luo-
ghi feije fette voi te,innamorata di
Narcifo 98
Echo replicauain vn portico de gli
Elei fette uolte 98
Echo figliuola dell'Aria , e della lin-
gua defcritta da Aufonio. 98
Eho defcritta da Monfìgnor Barbaro
98
EdufaDea 14?
Effetti d'Amore 558
Egida portato da Giunone 280
Egida onde detta 280
Ega figliuola del Sole 281
Ega in Greco fuona Capra 281
Elementi adorati dagli Egittijfenza
farne imagine alcuna 7
Elementi fatti Dei 38
Eleufìnefeite^mifterij 166
Eleufìne Dee vedute ftarfi inpubli-
co da Numenio fìlofofo , che Dee
fo fl e ro i n te re tfe 166
Elmo d'Orco , e Plutone 204
Elmo di Minerua 264
Eloquenza^ fua forza z4$.&2?i
OLA
Elmo d'Orco 282
Eleufìne Dee con Bacco 3 2 3
Elementi mafchi,e femine 3 96
Empufafantafmad'Hecate 81
Endimione amato dalla Luna ,heb-
be della Luna cinquanta figliuo-
Icitudiofiffimo delle cofe del Cie-
lo 89
Ennoigeo 188
Encelado dipinto nel manto di Mi-
nerua 284
Eolo con venti per Tinuerno 191
Eolo Re de' venti 191
Eonoouer Licinio cugin d'Hercole
vccifo da figliuoli di Hippocoon-
te 254
Epicuro dicea , che'l mondo a cafo
eragouernato 279
Ercina compagna di Proierpina 63
ErcinagiuocaconProferpina 175
Eridano fìume3è il Pò 19?
Erinne 168
Epopeofecevn tempio a Minerua
269
Epidauri 13
Efpofìtione di Saturno 23
Efculapiodoue adorato 59
Efculapio come portata a Roma im-
prigionato da Minos , rifufcita
Glauco 61
Efpofkiene di Ope 1 50
Efculapio Cotileo 2 5 ?
Efculapio nutrito da cani 158
Eterniti compagna a Demogorgo-
gne.défcritto da Boetio con gli
Dei immortali 15.1 6
Etiopi fidipingeanocol minio nf
Eteocle morì per fuo merito 223
Eteocledi Beotiafuil primo, ch'or-
dinò, che le gracie fi adoraffero
403
Eurinome figliuolo di Proteo, chi
fofle.edouefoffe adorato 189
Euro vento ipa
Ei.rinomodiuoratorede'corpi mor-
ti 30$
Eumenide 310
Efpofìtione dell'antro dell'eterni-
tà
T A V
tà 20
Euriale vna delle Gorgone 279
Euci mo fcacciò il Genio de* Temelì
. 333 ,
Euento buono
S13
Eufrosina
403
Euandro
14
FAuoIa di Saturno 24
Facciedi Giano .nell'anima bu
rnana 3 1
Faccie di Giano che fignifichìno
FacellainmanoaDiana 78
Fauno Dio «8
Fauno come dipinto 104
Facelle cinque innanzi alle fpofe
Faua legume impuro 169
Fauna Dea 380
Fato 223
Fantalo3miniftrode=fognì 247
Fatiche d'Hercoie 2 $7
Faci accefe man date auanti gli effer
citi 270
Fama.Famadue 291
Falloferi 32 $
Fafcio di fieno fopra vna lunga per-
tica fu ne gli itendardidi Rom.
298
Fauore con la fortunajtimido j 5: f
Fele gettato via 141
Fenici credettero Giano eifere il mó
do 31
Fedra amata da Tefeo 3 1 2
Fere mollruole in Libia 218
Fede come difegnata 236
Ferrodacui prima adoperato 288
Feciale facemote 298
FefladiMarte,ediMin. 301
Fenici 11
Felicità come difegnata 358
Felice chi fia 359
Felle di Venere Ericina in Sici .
294
Felle eleulìne 168
OLA.
Ferola data à Bacco 3IT
Felle Adonie 3 97
Feroma Dea 134
figliuoli di Saturno 28
fidio Dio de'Romani 1 13?
fidiaprefci'elTernpio del fìmulacro>
da fé fatto di Gioue Olimpico
rì'homero 121
figure pileate J34
riama pura che fignificafle i$9
fiume llimati Dei 194
fiumi con le corna J94
fiumi delcritri da poeti diuerfamen-
te 194
fiumi dell'inferno 215 .
figura quadra di Mercurio 3 perche
240
fiori ufatinefconui ti 30?
figure offerte a' Lari 329
flammeo velo dellefpofe 13 6
forai lo Dio 30
forellieri facrificati a Diana nella.
Taurica regione . . 73
fontedelSole 123
Fortuna del popolo Romano 140
flora Dea 192
Focolare onde detto 162
flora chi fufle 1 91
flora moglie di Zefiro 192
flegetonte fiume 21 j
fondanenti di Nettuno 1 89
fochi altrimenti detti Vitelli marini
190
Forza del parlare 242
fobetoreminillro de' fogni 247
forba ricchifTimo d'Armenti 248
fortuna con i'huomo nafcen te 250
folli ca vccello d'Hercoie 257
fortuna,perche biafmata non è 331
fortune due 338
fortuna col corno della copia gouer
natrice delle colè humane 339
fortuna buona.e ria 433
fortuna polla a federe da Apel'le dile
gnata da Cebete,e da Caleno3e da
Pacuuio 337
fortuna buona 351
fortuna come fatta de gli Scitici ve-
b tro, con
A
T A V
no 3 con gli Imper adori 3 5 8
fortuna preiìb agli Elei,in Egira Cic
rà dell'Aeaia , col corno della co-
piale Cupido, gioueuole ad Amo
fortuna come dtfegnata la mede/I
mach'Ifide,perlaLuna 397
forza d'Amore ^7g
fortezza vera qual fla 279
frigia Dea i)S-
fraude - 339
fraudolenti 339
fulmine di Sumano dato a più Dei ."
\\6
fulmini di tre colori 1 \6
fulmini di tre maniere \\G
fulmine detto trisulco 1 1 6
fuio3e conocchiapor tara dalla fpofa
145
fuoco , & acqua rappreféntati alla
fpofa ^ 143
fufo,e conochia di Tanaquil cuftodi
ta co riuerenza in certo tempio a
Roma 143
fuoco Dio de Permani 184
furie infernali 310
furinaDea 210
furie perche tre , che s'intendano^
furieachiferuiflèro 314
furie con l'ali : 314
furie quattro 315
fune di capelli tira ilfìmulacrc nel
tempio d'Hercole 2 5*9
furore che Ila 290
GAnimedecoppierdiGioue 38
Gallo di Apollo 43
Gallo d'EfcuIapio 61
gatto vede di notte pi
gallo fiume della frigia 1 53
galatea onde cofi detta 178
galacea fopra vn carro 1 79
gallo con Mercurio 243
gallo dedicato a Marte 299
giudei non hebbero fimulacri 4
o r a:
giano chiamato in tutti i facrificiì
28
gianala verga fugaua le ftreghe d'in-
torno 30.
g''ano,è il Sole 30
giano creduto efiere il Cielo 3 f
giano (limato Dio de'principii,e del
le Calende padron della pace, e
della guerra 35
giani furo detti gli Archi trionfali
S$
giouinezza defcritta dall'Alciato .
.38
giouanetti Spartani battuti auanti il
fimulacro di Diana aipriflìmamé-
te. 2 1*
giouiuetto ò Verginella facrificati a
Diana in Patra Città dell'Aeaia
giù uè n chi al carro della Luna 7?
giunone intefafotto il nome di Lu-
cina 77
gioue creduto il maggior di tutti gli
i altri Dei, detto Re, e Signor, del-
l''vniuerfo,& ottimo, & Mafsimo
gioue perche intefb da gli antichi,ie
condo Seneca fìede fopra il Ioto,è
tutto intefo da Platonici per l'ani
ma del mondo detto da* Latini ,
perche gioii i 93
gioue deferitto da Orfeo,è fatto pri-
mo,& vltimo di tutte lecole,u pò
tea chiamar Prouidenza, Natura,
e Mondo 95
gioue Liceo 9%
gioue con le corna di Montone fe-
dente come difegnato . 106
giano alle porte del Cielo » 30'
gioue con due occhi nel tempio di
Minerua preffo agli Argiui con 4
orecchie,con tre occhi 110
gioue detto marino da Orfeo, e da
Efchilo detto Re del mare, ha tre
Regni da guardare jio
giuftitia porta preflò a gioue \ \i
giuramenti come dati ni
giano con quattro faccie 3 $
pioue
T A V
gioue Horcio 1 1 i
gioue di che nutrito in Creta, adora-
to perche non nuocefle , in forma
di fanciullo jcon le corna incapo,
& con le faette in mano, preffo ad
vna capra 114
gioue con gli ornamenti di Bacco ,
dileguato da Poi icleto 115
gioue cuilode, itatore ,conferuatore
115. &mJ
gioue fatto fenza fulmine 1 \6
gioue portò Bacco vn tempo attac-
cato al fianco, parturiente Labra-
deo la
gioue de'Leontini, egli altri Dei an-
dati dall'Oceano a conuito 120
gioue fatto inguifa diPiramide pref-
foaSicionij 123
gioue in forma di Montone.Ammo-
ne in Egitto 124
gioue Ammonein grecia difegnato
da Celti con vna quercia, fi mo-
itrò ad Hercole veltito d'vna pel-
le di Montone 123
gioue con corona di Re fatto roflb
gioue,e fue conuerfioni Ì16
giunone detta Lucina, moglie di gio
ne 127
giunone con belle braccia 127
giunone con l'hai la,, creduta Dea del
le ricchezze 125»
giunone coi capo auoltoinvn pan-
no, e con lo fcettro in mano 119
giunone col pomo granato 132
giunone chiamata lpolà in Beotia
giunone fpofa fdegnata con gioue
138
gioue come fi placò con Giunone
giunone Febru ale, fofpita adorata in
Lanuuio 140
giunone con vna forbice in mano, ri
troua trice del matrimonio giuga-
le 140
giugatino Dio. 144
giunone icerduca,Domiduca.,Vnxia,
OLA
Cintia. 144
giunone Dea Verginen le. 144
gioue fparge il fé me in terra» 1 5 3
gioue nutrito dall'Api. 158
giardini Seruiliani . 1 jp
giufoneingratoaMedea. J72
giunone hebbe in dono due caualli
da Nettuno , e donò duo caualli a
Caftore e Polluce. 187
giunone Signora delle porte delle
città. 189
giudicij dell'Inferno , perche fallì.
201
ghirlandedi Plutone. 30^
ghirlande di NarcifTo fatte alle fu-
rie. 309
gicueHamonio. 121
giunone commandaalle furie. 214
gioue commanda alle furie lìigie. &
infernali. 214
giunone fligja, cV infernale. 214
giuramento dell'acque lìigie inuio-
labile. 214
giogo del bue altare d'Hercole .257
gioue fcacciatore di mofche . 259
giganti come deferita 3 & ifpolH .
284
giunonelegata da Vulcano. 28.6
giunone come ingrauidò di Marte .
290
gioue giacque con Proferpina , can-
giato in lerpenie. 308
ghirlande trouate da Bacco. 3 13
genio nume doppio, di Augurio co*
Lari,del prencipe de luoghi, 33 %
genio del popolo Romano. 334
geniocattiuorio,apparfoa Cafllo .
daTemefifcacciato. 33%
gouernodellecofehumane. 341
giultitiacome difegnata, vede il tut-
to . 345".
giudici]*, quali hanno da effere. 3 40
giuftitia,e calunnia dipinta da A.
pelle. 34*
giuoco. 397
germani non hebbero itatue,netem
pij • ?
gemelli come dilegnati nelle co fé del
b a Cie-
ielo
glauca forelta di Plutone. 25
glauco tagliuolo di Minos . 6 1
glauco cornata in vitadaEfculapio.,
6\
glauco Dio Marino. 176
geometria trouata da Mercurio . 241
greci facrificauano a gli Dei fenza
nominarli , 3
gratie nella delira mano d'Apollo .
greci lacrificati a Diana nella region
Taurica. 72
gratitudine de'Romani verfo l'oche.
131
gran madre. 148
gran madre detta Berecintia. 150
gran madre portata di Frigia a Ro-
ma. 153
gran Dee . 182
grifi con Minerua. x^6
gorgone. 281
gorgone ifole. „ 282
gramignafacraraaMarte- 301
gratie con Venere. 404
gratie di cui figliuole più giouinette
dell'Hore 407
gratie quattro , perche compagne di
Venere, due,e tre, con Mercurio,
Bacco & A pollo. 406
gratie nude,e velli te. 406
gratie nella delira mano ad Apollo .
408
gratie efpoile in cafa Colonna in Ro
ma . 412
gratie tengono i Mortali infieme
4ii
H
TAVOLA
133 Harpie. jjf
HalUrubale fuggia da Scipione con
. vn ramo d'olmo in mano, 132
Harpocrate col perfico 277
Haila di Minerua . 280
Habito delle donne d'Africa. 281
Harmoniamogliedi Cadmo, 39?
Hercole nel foro Boario in Roma de
Focefì .
Hebe Dea della giouentù, fenzafla-
tua nel tempio, dedicato in Corin
thoalei. 38
Hecate. 79-8o
Hecatombe . 79
Hecate adorata ne'crocìcchi delie
vie triforme, adorata più che gli
aliti Dei in Egina. 80
Hecate Demonio maligno padrone
de rei Demoni, facea vedere a'mi-
feri certo fantafma.e'l capo di ipar
uiere. *3
Hega nutrice di Gioue. uf
Helice nutrice di Gioue. nj
Hercole donò ad Onfale la fune di
Hippolita. }i9
Hercole doppo Giunone 3 «odiato
da Giunone. 139
Hebe molte nel tempio della Dea
Bona. 17*
Hercole tralTe dell'Inferno Cerbero
legato. 207
Herebo padre delie Parche 223
Hermi da chi prima fatti. 24*
Herme ornamento commune a tutte
l'Academie. 242
Hercole poco differente da Mer-
curio come adorato da'Francefi .
HA Ire date a molte imagini de
gli Dei* 128
Halle adorate. 129
Haita premio de'vittoriofi in batta-
glia. Ì2 9
Halta mandata con Vn occifo alla fé
poi tura in Athene. 129
Haita col pilep in cima a Roma 134
251
Hercole eloquentiflìmo. 253
Hercole più forte.e più gagliardo af-
fai di Mercuriojfra le Mufe,Miner
ua,e Mercurio. 253
Hercole , e Mercurio fopra gli effer-
ati j nel dromo de Lacedemoni]'.
**3.
Hercoh quanti* 254
Hercole Melampigo* 254
Hercole armato* 254
Her-
T A V
Hercole ferito da figliuoli hippoco-
oute. 2??
Hercolebeuitore. a 5?
hercole mangiatore. 2 5 5
hercole forte d'animo ,psr lo Sole ,
per lo tempo. 158
hercole, & Apollo alle mani per Io
Tripode. 260
hermathena. 26?
hecuba , e lua oblatione a Miuerua .
283
hederaconfacraraaBacco. 31 J
hedera, perche data à Bacco. 315
hedera pian tad'Ofìri. 31?
hermipoli città d'Egitto. 323
hercole , con Mercurio , e Cupido .
Sài
hefpero della. 404
"*hi!toria quando cominciò. 24
himeneo chi foiTe.Dio 141
hippopotamo.e fua ingrati tudine,&
empietà. 111
higera figlia d'EfcuIapio. t 6\
hipnolitaamazzatadaHercole. 119
hippomene,& Atalanta giacquero
infìemein vnafelua confecrataal
la Madre de gli Dei. 151
hippocoonte co'iìgliuoli vccilo da
Hercole. 254
hierone mandò a donare vna Vitto-
ria tutta d'oro a'Romani . 271
homero , & Hefiodo furono intorno
a 4000. anni auanti Herodoto . y
hore con Giunone. 132
honore. 275;
hortaDea. 277
hore ftagioni dell'anno . 521
horo. 322
hore dette da horo. 32 1
horo come diiegnato . 322
hore con Venere . 405
hore Dee alle porte del Cielo quan te
fìano 40?
hore con le Parche. 406
huomini marini. 177
huomini fcacciati delle cerimonie
della Dea Bona. 25?
OLA
ISole de'Beati . 201
Iride pianfe Horo fuo figlio. 322
Ifigenia nella Taurica regione, fa-
cerdotefiadi Diana Taurica offer-
ta in facrificio à Diana, liberata
da Diana. 72
Ifigenia libera Orette, e fé ne fugge
con lui. 72
Icaro padre di Penelope. 146
Imagini viuedei Dei. 31
Imagine della Dea Bona. 174
Imagine dell'anno. 16
Imagine di Saturno con tre capi, fi-
gni Beatrice de' tre tempi . 23
Imagine di Giano. 29
Imagine del Sole. 47
Imagine delle Mule. . 40
Imagine della Salute. 63
Imagine d'Apollo in Elefantinopo-
ìi. 66
Imagine dell'Aurora in Atene . 69
Imagine di Diana. 71
Imagine di Gioue preffoa Marna-
no. i^S
Imagine di Venere in Pafo de gli
Dei fenzaforma d'huomo altro a-
nimale. 11»
Imagine in forma di ombilico. 122
Imagine di Giunone piefTo a Mar-
tiano . 150
Imagine della Concordia con la cor
nacchia. 141
Imagine d'Himeneo. 144
Imagine di Saturno. 27
Imagine della gran Madre in vna
medaglia di Fauftina. 157
Imagine di Nettuno in certe meda-
glie. 184
Imagine dello Spauento da Corin-
ti dedicata à figliuoli di Medea .
' 279
Imaginedi Vulcano. 288
Imaginedi Marte. 290
Imagine di Sileno trouatainvn /af-
fo rotto. 308
Ima-
T A" V
Imagine de' Penati 330
inuentori de gl'arnefi di guerra.
115»
incanratrici di Tenaglia. 48
infegne proprie di Gioue. 12?
inaco fiume 194
imbafciatori pacifici 232
infegne de Romani alla guerra .
298
inuidia.Ignoranza $^9
inuentrice cognome dato a Venere.
io amata da Gioue detta Ifìde dagli
Egitii 86
io figlia d'Inaco 2J0
iride nuncia di Giunone 12.8
iride per voce di Giunone menav-
nafuriaadHercole 215
iride nuncia Giunone a Gioue .
ira ha maggior forzain noi dimoiti
& altri afre tti. 291
ìfole delle Sirene ìgi
iffedoni, popoli della Scithia,adora-
uanovn tefchio 5
ifide moglie d'Ofìri 50
tfde genio dell'Egitto,come difegna
tain Egitto,goduta da Gioue , iti-
tela per la terra, col corpo pien di
poppe mutata in Vacca 84
ifide foprale nauigationi coronata
d'Abrotano 169
ifide appare in fogno Teletufa col
ciembalo in mano 84
ifide apparfain fogno ad Apulegio.
82
iterduca cognome di Giunone 144
itercidone Dio 104
LA luce degli occhi del Gatto fce
ma 16
Latonaconuerfa in Lupa. 42
lauro d'Apollo coronauagli Poeti,
e gl'Imperatori 3 hainfenon fo
che di diuino , atto a far vedere il
vero ne* fogni , creduto affai gio-
o l a:
uare alla fanità, ha certa virtù oc-
culta di foco., fregiato con l'hede-
ra fa foco.abbrucciato fa gran ru-
more 46
lauro dato alla Lu n a 8 2
iafciuia defcritta da Filoflene Ere-
trio 10$
lari Dei 329
larentia 171.
lamie. "218
lamia innamorata di Gioue 218
lachefi 226
lauro fegno di Vittoria 298
laro,ò folica vccello d'Hercole 2 $6
laocoonte,e figliuoli,vccifi da' ferpi.
280
larario,lararij dell'Imperatore Alef-
fandro 280
lacci de gli A morì $66
lettere Egittie 3
leuanaDea 148
leoni, domatura 150
leoni , perche dati a Cibele nutriro-
no Cibele 150
leggi di Cerere 164
legumi distribuiti da Cerere 1 69
leucofia Sirena 181
lettera de gli Antipodi portata dal
vento 20 j
lete fiume ny
leucopigo,chi detto 2*3
lebeti 2j9>
lettera di Pitagora 274
lepre fi confà all'Amore, mangiato
falaperfonabella 374
leonza più feroce del leone 376
licurgo non uolea ,che ad huomo, o
ad animale alcuno folle Dio,afsi-
migliato ?
libi; non riebbero ne1 primi tempi
alcuna ltatua,o tempio, od altare
limentinoDio 30
lira in mano di Apollo 40
liburna natie adorata da- Germani
per Ifide 8?
ligia Sirena 181
lione Re delle Fere 184
Uffa
T A V
lifla quarta Furia . aij
libitina era Venere 224
lira da Mercurio donata ad Apollo
228
lingua comperata a Mercurio 243
Ecìnio,o Eonocugind'HercoIe i%%
lioni dati a Vulcano 28 8
lifandro vinfegli Atheniefi due vol-
te 299
lucullo,e fuoi poderi , ornatiflìmi di
itamele pitture io
lupo perche dato ad Apollo 41
lupo ha buon occhio 42
lupo di metallo dedicato ad Apol-
lo in Delfo feoperfe il furto delle
cofe l'acre fatte nel tempio di Del-
fo 42
luna in forma di vacca 49
luna aiuta il partorire 76
lucina più antica di Saturno ^fecon-
do che fofle iecondo alcuni vna
delle Parche fecondo chi 77
lucina incoronata di Dittamo 78
luna quando creduta feendere nel-
l'inferno j perche dettaHecate , e
Triforme 8 1
luna tirata in terra con incanti 89
luna cagion del fluflb , e rifluflb del
mare 91
lunette portate à piedi da gl'antichi
Romani 91
luperei,o lupercali ferte 140
lotta figliuola di Mercurio 239
lucerna di Minerua 269
lupo col filentio 276
lupo portato daRomanijper infegna
alla guerra 298
lupo animai di Marte 2 99
luno Dio de Parti . 3 50
M
MA filli della Francia adorauano
i tronchi de gli alberi 5
Marcello portò le itatue da G recia a
Roma 6
marcellobiafmato fi vantauad'ha-
uer prima d'ogn'altro dimoitrato
OLA.
à Romani d'ammirar le belle cofe
della Grecia 6
materia de fimulacri 12
marco Tulio ruppe A fdrubale 3*
marre intefo per alcune proprietà
del Sole 27
macchiedellaluna 81
magia dannata da Romani , £8
marcia Romana grauida l'enti veci-
derfi il parto nel ventre dal fulmi
ne 216
matrimoniOjintrodotto da chi, e co-
medipinto 141
manie Dee -210
mali che Hanno alla porta dell'Infer
no 228
mano confecrata alla Fede 237
marte tenuto da' Romani fuor della
città 28J
marte con Venere 289
marte.e fuadifpofitione , come nac-
que 290
mano aperta fu negli flendardi Ro-
mani 298
marte giacque con la madre 301
marf?a,vn de'fatiri miniltri di Bacco
312
marfia feorticato da Apollo3chi fof-
fe 312
macaria figliuola di Hercole 355
machinatrice cognome di Venere
39}
menfa del Sole 52
medaglia de fauftina 16
membri genitali adorati in Egitto
10?
meliffa nutrice di Gioue 114
megera 209
menippo Cinico^e fua pazzia 2 1 2
meragetaDio 226
meffaggier i delli Dei 331
mercurio nuncio di Gioue 23'
mercurio,efuo vfficio 231
mercurio come difegnato 231
mercurio mandato da Gioue a Cali-
pio, conduce Priamo , nel campo
de' Greci^ad Enea^có pernice col
capello alato . 238
tv, eroi-
T A V
mercurio Inuentor di tutte l'arti
2,41
mercurio moftrò agli Eittij leletere
e le leggi 141
mercurio dilegnato da Galeno 237
mercurio Dio de mercatanti 244
mercurio col Gallo 244
mercurio perche sbarbato,con tre ca
pi^ha cura de pallori 247
mercurio intefo per lo Sole 249
mercurio da gli Egittij adorato
mercurio3& Hercolefopra gli erTerci
tii 2)1
medula chi folle, vna dallegorgone
282
menade3Baflare, e Bacccfur dette le
facerdo teffe di Bacco, di che lì ve-
ftiuano 5 13
membro virile apparfo in cafa di
Tarquin Trifco 321?
melito , eTimagora, fi dirupò per
amore 359
mercurio , & Hercole con Cupido
368
mercurio con le Gratie, Bacco, &
Apollo 409
minerua che fia fecondo Porfirio 52
mitridate aflediò Cirico . 79
minaccie fatte a tutti gli Dei da gli
incantatori 88
miilerij tenuti occulti 104
minerua Ipiega il fulmine, Miracoli
del fulmine in .116
meflen ij due giouanijlì finfero Ca-
flore.e Polluce per ingannare i La
cedemonii Ì3 3
minerua Signora delle fortezze.270
minos giudice dell'inferno 202
miiterii Eleufinii 166
miracoli del Fulmine. 116
minos figurato da Dante in formadi
beftia,che lignifichi 202
minerua fi valfe dell'elmo d'oro.
265
miniflri de' fogni 247
miagro , o miode Dio delle mofche
pretto a Greci %%9
OLA
miode Dio delle mofche pretto t.
greci 2J9
minerua Dea della prudenza z6$
minerua come fatta3armata,per gli
greci con tra Marte z6f
minerua come nata x6%
minerua con la sfinge 3 e con Grifi,
x66
minerua detta Pallade z66
minerua detta Tritonia, onde coli
detta 267
minerua detta Bellona, e Bellona in
che differenti 267
minerua con la conocchia $69
minos Re di creta 61
minerua con la ciuetta 269
minerua con Talari 280
mìnet uà con l'ali a piedi 280
minerua fidilettaua di tre ftranifll-
me beitie3come velli ta 2 81
minerua nume principale de gli A-
theniefi 2,83
minerua frenatrice di caualli 284
minerua^e Vulcano polli infìeme , e
Vulcano nume d'Atene 284
minerua detta vrbana,dipinta fu le
porte della città . 28?
minotauro portato da Romani per
infegna alla guerra 298
minerua fempre vergine 302
mida prefe vn Sileno con l'odor del
vino 310
millenne cerimonie di Bacco 3 z6
minerua gittòvialapiua 284
mirto dato à Venere 388
moltitudine di Dei 2
modo trouato da Perii per mandar
rollo le nouelle delle cofe 9
moltitudine di pitture,di ftatue 9
montone dato al Sole 45
morte di Saturno j 7
mondo 9S
montone riuerito dagli Egitti) 1 19
mogli de Sacerdoti 3 che portafiero
141
morta Parca ^ 223
morfeo,minillro de' fogni 247
mofche aó andauano nel tempio di
Hercole
T A V
Hercole in Peonia 259
Monete degli Atheniefi comefatte
287
motto di Catone cotra Albidio 2 89
momoDio 'J47
moifo 3 93
mufe- dette alcune volte Sirene, di
che tìgliuole,quante 4°
mule perche dipinte t che fi tengono
perniano 41
mulo al carro della Luna 76
mula di quali animali nafca 7?
mutino Dio 241
mutìca troiata da Mercurio 242
mule col fonno 24?
mufe fono fpeflb le mede/ime con le
Ninfe 307
N
NAue del Sole 44
Natura come rapprefentata
dagli antichi 84
Naued'Ifide 85
narciflb fior grato a morti 209
narciflb dato à Bacco 316
naue di Bacco 317
nealce dipinfe la guerra tra Peri? } e
gliEgittii 122
natura de Lioni 150
natura de Fraudolenti 353
natura d.jllaTeftuggine 151
naicimento di Venere 373
nettunoincauallo 168
nettuno Dio dell'Acque 168
nereide 177
nereo 177
nettuno primo domator de Càualli.
185
nettuno detto Equeftre 18 j
nettuno Signor delle mura , e delle
fondamenta della città 187
neceflìtàDea 222
neceflìrà madre delle Parche 222
neceffità con l'huomo nafcente 244
nino Rè 7
nettuno con Minerua 286
nettuno detto Re 285
OLA
nemèfi chi fofle ««341
nemefi detta Adraftìa 3 4 1
nemefifenz'ali 341
nemefi la medefima che la Giuftitia
342
nicagora portò in Epidauro Efcula-
pio 61
nicone 126
ninfe di Giunone 21?
ninfe marine 189
nilo fiume come dilegnato 196
ninfe madri de gli amori 393
nomi del Sole iì$
nouella d'EfcuIapio 61
nodo d'Hercole 143
nouella della itatua di Teagene 3 o
Nicone 126
nozze di Cerere 167
nouella di Flora 168
nomi delle Sirene 181
noto vento 15?!
nomi delle Parche , Nona parca
220
notte madre delle Parche 223
Nocchier dell'Inferno 21?
notte nutrice della morte , e dei fon-
no come difegnato 24?
nome del Nume cufiode di Roma
da' Romani occultato 297
nouella d'alcuni giouani ebri 3 1 8
mima non volea^ch'a Dio potefle
darfi effìgie alcuna j
numa ordinò in Roma la religione .
6
numero pare,& difpare 137
numenio filofofo vide le Dee Eleufi-
neftarfiinpublico comemeretri
ci 158
nume occultato 196
O
OChiodiGioue 127
Oca confecrata a Giunone
127
Oche perche tenute da' Romani nel
tempio di Giunone 130
Oceano,efua imagi ne 189
e Ocea-
T" A V
Oceano padre degli Dei 189
occhi di Minerua 263
ocrifiaferuadi Tanaquil fatta grani
da 322.
occafione difegnata da Fidia 347
occafion con la penitenza 347
oliuoalboro di Minerua 270
oliuo legno di pace 254
oliuo dato a Minerua 124
opinione 271
opinione di Trifmegjflo intorno a fi
mulacri de gli Dei 4
ope 287
ope inoltrò a Saturno d'hauer fatto
vn CauaIlo,quando partorì Satur
no 287
origine de gli Dei,de Simulacri 6.7
orojargento^auorio^ altre coli fat-
te materiejperche non buone, per
far Simulacri di Dei . 13
orefle capitò nella Taurica regione
orbe»delIaLuna habitato non men
che la terra per opinion d'alcuni
filofon" 8i
ordine buono per giudicar l'anime
Orco 204
oropiouutofopraiRodiani 209
orette forsennato li mangiò un dito
della mano 2?o
oracolo di Mercurio 2 60
oracolo dato a Gioue 281
olìri vccifo dal fratello Tifone^ A-
pi il medesimo 50
ofiri a gli Egiti j , quel che Bacco à
Greci 319
ofiri in forma di fparuiere, vccifo e
sbranato da Tifone 322
PAtuIcio Giano 35
Partenope <s?
Papauero Significa le Città^date alla
Luna 82
pan Dio 96
panico terrore 96
pan creduto eSTere flato il primo che
O L Ai
■ fuonaiìe la Conchfglia^da i Trito
ni penata 96
panico creato terrcre/tgò Eremo
eFrancefi in Grecia 96
pan promife ad vno ambafeiatore
Athenielédi trouarfi in aiuto de*
Greci contra Perfi ne' campi Ma-,
ratonii 97
pan defenttoda Silio Italico,perchc
con le corna j perche con lafaccia
vermiglia , perche con la barba
longa,perche con la pelle maculo
fa 91
pan perche con la verga paftorale,
perche con la fillula 98
pan perche pelofo di lotto.perche e 6
piedi di capra, intefo per lo Sole 3
perche in tefo da Macrobio 102
pan intefo da Platone., per Io ragio-
nare^ come dipinto da gli anti-
chi 1 03
pan vn de gli otto Dei principali
dell'Eg tto,fatti con membro dric
to • 1 04
pandeno nipote di Fidia iM
pauon dato a Giunone d'oro dedica
to da Adriano à Giunone 130
parole che fi vfauano di dire ne' ma-
trimoni! 142
partundaDea 144
pauentiaDea 231
polifonia fpauentato dalle Dee E leu
fine J67
pan vide Cerere tutta meda 168
parche mandate a Cerere 1 f>8
pale Dea de Pallori 170
palilia. fella che fi fa a Roma il dì di
Natale 1 70
palemoneDio 182
partenope Sirena 18 1
pace n si grembo a pluto 208
parche tre filanti 119
parche prelte a feruitii di plutone
2»8
parche di chi nate 219
parche cantanti con le Sirene da gli
orbicelelli ^223
parche credutecofadel cielo càcelli«
re de
T A V
re de gli Dei zz$
Parchedifegnatein certa lama anti-
cadi piombo
22$
Pace Dea
iii
Pace amica di Cerere
234
Palellra figliuola di Mercurio
127
Palellra trouata da Mercurio
139
Pattante vccifo da Minerua
280
Pallade onde detta
266
Palladio
166
Pallidezza adorata in Roma
279
Pacaici Dei de'Fenici
288
Palagio di Marte
2 9J
Papremo Città dell'Egitto doueera
adorato Marte 296
Pantere perche con Bacco 304
paiìi voleano che Venere vfcita del
mare , prima a lor foflè apparfa ,
che ad altri 380
Palìtea 400
perii non hebbero ne' primi tempi
alcuna ilatua , o tempio 3 od alta-
re 5
perpetuità \6
peftilenzainpatra3 e perche 69
pecore non ìacrificate da'Tcbani di
Egitto 124
penelope moglie d'Vlifle 146
peflìnunte Città principal della Fri-
gia T$S
perefate nome di Proferpina,che par
tori 1 74
peleo^e fuo voto fatto al fiume Sper-
chio 1 94
perfeo vccife Medufa 20 y
penne perche date a Mercurio a 3 S
perfe dato ad Harpocrate z 77
peplo velie di Minerua 283
pezzo di 2enzado fu tra gli flendardi
Romani 298
penati Dei 330
penitenza 347
penitenza con l'occafione 3 4?
periflea mutate in vccello 3 75
pietre tren ta quadre adorate y
pietra diuorara da Saturno , che non
volle cedere a G ioue 24
pieride sfidarono le Mufea cantare
O L A.
coniierfe in piche 49
pitone vccifo da Apollo. 41
pietra prefifo a Penici tenuta perla
imagine del Sole. 48
pietra de' Megarefi lotto il nome di
Apollo. " 4<5
picoDio. 88
pilunnoDio. ioj
pino dato a Pan. 106
piti amata da Pan,è mutata in pino .
io?
pino confacrato alla gran Madre.
Mi
pietra del monte Sipilo miracolofa .
157
piritoo vccifo da Cerbero. 207*
piramidi d'Egitto. 219
pietre gittate alla ftatua di Mercu-
rio. 247
pioppa albero d'HercoIe 2*8
pico vccello di Marte. 300
pioppa albero infernale. 313
pica data a Bacco . 315
pino perla fraude. 34?
pito fra le Gratie , pollai con Venere
da gli Elei. $99
pl.utone Re dell'Inferno. 201
pluton Dio delle ricchezze, perche
Re de morti. 208
pluton e per lo Sole. - 20?
plutone detto orco. ioy
plutone con che in manOjCome dife-
gnato nel tempio di Giunone in
Grecia . 20?
pluto Dio diuerfo da Plutone in ma-
no alla Fortuna, in quanti modi
difegnato. 208
pluto in mano alla Pace. zo3
platano dato al genio . 334
pluto pollo con la Fortuna. 119
porte del Cielo due. 29
portuno. 29
pollùorta. 31
porte della guerra. 34
poppa di Giunone. %9
porco facri fi cato da gli Egittij alla
Luna fola. 79
portuno contra gli fpergiurij. ni
e z poi-
T A V
polluce. iji
porina Dea. 23 1
porco iacrificaro a Cerere. 168
* \ pomona moglie di Vertunno. 170
* - polifemo innamorato di Galatea 177
portuno chi fofTe. 184
pò, detto Eridano con la faccia di
Toro. 194
pollifemo vccife A ti. 1 9%
polinice morì per dettino. 223
porgere altrui nerba fu legno di con-
fettarli vinto. 233
pomi granati fegno di cócordia. 238
porta de'fogni nell'antro d'Anfiarao
246
porte de'fogni preflò a Virgilio 2 46
porco portato da Romani per infe-
gna alla guerra. 298
*.- poeti coronati dilauro, e d'hedera
308
prometeo adorato. 8
•\ preghiere defcritte da Homero come
* fatte . 29
principe viue imagine de gli Dei. 3 o
prouerbio predo a Greci, odi colui
c'haquatrro orecchie. 46
prouerbio Cangili più ch'Empufa .
78
,* prouidenza. 7
' •; priapo,e Venere prendenti alla con-
giuri tion de gli fpofì. 143
*, pnapo detto Mutino. J43
• proportion decupla fra gli elementi.
90.91.
proferpina rapita da Plutone, che li-
gnifichi. 204-t6y
proferpina,dichinara. 173
proferpina fìgnifìcante le biade. 174
proteo cuitode, e pattore delle bellie
. marine eletto Rè dell'Egitto^ per-
che di diuefe forme. 189
proteo fignor dell'itala Carpato. 189
proferpina con Plutone. 204
prometeo ambafciatoreaGioue 142
prometeo ito in Cielo,inuolò il fuo-
co dal carro del Sole,diede al raon
do l'arti. 284
protemi era detto certo facrificio 289
OLA
proferpina partorì Bacco in forma
di Toro. 309
priapo nato di Bacco , il medefimo
che Bacco. 32*?
priapo come fotte fatto . 376
priapo Dio de gli horti come veitito.
326
proierpina prela per la metà della
terra 404
publico Munatio perche imprigio-
nato. 311
a
Q Verde dorate .
Quercia molto vtile.
Quelito d'Amore.
R
371
RAdamanto giudice dell'Inferno
Religion perfettion principale de gli
huomini. 1
ReFgittiicheportalTeroin tetta 184
Rifuggiti al tépiod'Hebein Corinto
erano liberati d'ogni lupplicio. 33
Ricchi, e potéri limili al pauonei27
Romani fletterò 170. anni ienz'al-
Cun Simulacro di Dei . 4
Romani ttimauano molto l'opere de
l'arti Greche. . 6
Romani curiofi in cercar molte Ira-
tue,e pitture. 7
Romani perche dauano'a Calendé
di Gennaio a'nuoni magiftrati al-
cune foglie di lauro . 46
Romani, nò teneano nella città quei
numi, i quali penfauanoefierpre-
poftiallecofe noceuoli 286
Rofe date a Venere, come diuentate
vermiglie di bianche. 387
Rumina Dea. 148
1 Attimo riceuuto da Giano a parte
| del regno . . 27
Sa-
T A V
Saturno con piedi legati , quando fi
fcioglieua. z8
Saturno pcheintefoda'platonici. 12
Saturno per Jo tempo. 23
Saturno cangiato in cauallo. s8
Sacerdoterta di Diana h giacque con
vnfuo amante nel tempio di Dia-
na in Patra. 73
Sacrificijd'Hecate ne'crocicchi del-
le vie- 80
Satiro menato a Siila s veduto da S.
Antonie:. 104
Satiri d'ifole velocitimi defcrittida
Luciano,edafilortrato 104
Satiri non andauanoin cielo mai 104
Satiri fatti col membro dirittOjCom-
pagni di Bacco 105
Satiri come dipinti $04
Samo detta Partenia 136
Sacrificio di Giunon giugale 141
Sacerdoti della gran Madre caftrari
Sacerdoti dellagran madre detd Gal
li 151
Sangario fiume isx
Sacrifici! lenza fuoco no fi faceuano
mai \6%
Sacrincij della Fede 255
Sacrificio di Vulcano 188
Sacrifìcio de Sciti a marte 1^3
Scarauaggio dato al Sole 4 j
Scarauaggio rtimato aliai 46
Scauaraggi come riparino alla lor
progenie 3 tutti fon mafchi, non
hanno fraloròfemine 44
Sciti fecero tempio, aitare., e fiatua a
marte folamente y
Scarauaggi limili al Sole 44
fcettro porto in man dei Creatore da
gliEgittij 108
fcured'Hippolita porta in mano ad
vn fimulacro di Gioue, portatale
guardata come cofa facrada'Re
de Lidi 120
lcuItori3e dipintori antichi prendea-
no fpeffo l'efìempio dalle rtatue
da'poeti 120
fcure chiamata in giudicio jz6
O L A.
fciliasnnamoratadi Glauco !Si.
lacrificij difanguehumano 72.
fciilamoirro marino rape molti de*
compagni di Vi irte ipo
fcilla gellofa di Circe rga.
icitifaceanotempio3altare3ertmula-
cro amandolo 293
fcitihancarertia di legna grandiffi-
ma 234
feri: eh introdurtè il culto de'rtmula-'
cri 7
Se-rapido 2,7
ieuerità vfata da Cambife contrai
facerdoti d'Api 51
ferapi adorato in Egitto^e Serapi on-
de fu detto 5 6
feraci intefo per Io Solein Egitto.,in-
tefoperloNilo j6
ferpen te dato ad Efculapio 6t
ferpenti famigliari ad Efculapio 6z
ferpenti légno di fan ita, fegno della
falute nelle medaglie di Anti . 63
ferpenti rtimati di naiura diurna, col
capodifparuiere 109
fegno di nobiltà 130
feruial Pileo, fegno di libertà 105
legno di libertà 218
femirami nutrita da gli vccelli i*8
ferpenti perche dati a Cerere di Sa-
lamina 161
fefollri Re dell'Egitto \66
femirami da chi partorita 189
ferpenté, e non cane in inferno 207
fèuere Dee ?d
ferpen ti perche col caduceo 231
ferpenté di minerua 280
fetone Re dell'Egitto , e facerdote di
Vu'cano 2S6
lènnacheribRe degli Arabi contra
Setone 286
fìleuco Nicànore perche fatto con le
corna 309
feuero fece far due fortune per gli fi-
gliuoli 350
feleno fiume facea fcordare ogni a
more 361
sfìnge in Ethiopia,e il Gatto maimo-
ne come difegnata z 1 9
e 3 sfinge
T A V
sfìnge con minerua z66
fimulacri perche fatti in diuerie mo-
di ii
fìmulacro di vn tronco di pero porto
nel primo tempio di Giunone in
Argo 14
fìmulacro in A fina ,che moftrauail
poter del folce di Gioue e/Ter con
giunto infieme -,. 54
Simulacri delle mufe in Roma 4 1
firene vinte dalle mufe nel canto 41
fìmulacro del Sole in Fenicia 48
fimulacro d'Apollo in Affìria 54
fìmulacro di Serapi in Alexandria in
Tebe città dell'Egitto 47
fìmulacro d'Efculapio 60
Aringa lodata di bellezza da Ouidio
71
fìmulacro di Diana nell'Acaia.e nel-
l'Arcadia 7?
fìmulacro di Diana rapito in Sicil.da
Verre,e di Luc.in A caia 77
fìmulacro di Diana nell'Arcad. 7J
fìmulacro d'Hercole di metallo in
Agrigento , bafciato nella gola , e
nel mento 80
fìmulacro di legno d'Hecate fatto da
mirone,con vna faccia loia & col
refro del corpoà guifa di tronco 81
fìmulacro della Natura trouato in
Roma al tempo di leon X 84
fìmulacro d'Ifide col capo cinto di
vn ferpente 85
filtro in mano d'Ifide di che materia
faceuafì 90
fìluano come dipinto, perche dagli
antichi creduto effere quel pefo
chetalhorfente chi dorme 103
fìluano moleffaua le Donne di parte
•103
fìlenoje fuo tempio in Grecia Joy
fìringa amata da pan , e mutata in
canna 105
fìmulacro di gioue nel pireo d'Ate-
ne 108
fìmulacro di gioue offerto daCipfe-
lo tiranno di Corinto in
fìmulacro di giunone 3 in Argo 140
OLA
fìmulacro della gran madre in Frìgia
155
fìpilo monte in Frigia 158
fìciliagratiffìma a cerere • i 63
fìmulacro di Cerere nell'Arcadia
568
fìrene come fatte, figliuole di Ache-
loo, e di Calliope 180
firenecome dipinte dagli antichi ,
crudeli j piaceuoli , lodano Vliflè
177
fìmulacro d'Hercole prefib a gli Eri-
trei 2 S 9
fìmulacri di marte 294
fileno pedagogo di Bacco con l'odor
del vino difle a mida, meglio effe-
re all'huomo morir preito che vi-
uer lungamente 307
fìmulacro di minerua , che battea
marfia 3 10
fìmulacro di legno 13
fica ninfa^amata da Bacco 3 e mutata
nel fico . 315
fìmulacro di Nemefi, fatto da Fidia .
34t
fìmulacro di Venere prefib a gli Elei.
369
fìmulacro di Gioue AmmoneinE-
gitto. 35*
fole ha maggior forza di tutti i corpi
celeili nelle cole create. 3 7
foIe^effeUe di cheli nutrifcano. 4*
fole era in Perfia il maggior Dio, che
foffe adorato, dipinto, che teneffe
vn bue co le mani, col capo di Ito
ne3ve(HtoaIlaPerfianaa adorato
da Perii in vno antro. \6
foro detta fu la lepoltura di Serapi 6$
fole come fatto prefìb a Fenici, 122,
fon no con le Mufe. 245
fonno con l'alene giouane. 244
fono prello a'Cimerij popoli in Len
nojpreflb a gli Ethiopi\,in Arabia.
247
fofìpoli adorato da gli Elei. 112
foldatidi Mano vccifi da vn Gorgo-
ne. 282
fonetto artifìciofo , che defcriue che
co-
T A V
co fa fra Amore. 510
fpelunca della eternità. 20
fparuiere d' A pol!o,in tefo dagli Egi t
tij per Oiin,cioè per lo Sole, detto
da Homero veloce nùcio di A pol-
lo,già portò in Tebe dell'Egitto, a
facendoti vn libro fcritto a lettere
rotte intorno al culto de gli Dei 44
fparuiere dato a Giunone. 1*9
fpofì non s'accompagnauanOjfenon
di notte. 15 7
fpofapafiaualopra vna pelle di pe-
cora . 139
fpofi legati infìeme. 141
ipofa Romana com3 andauaa ma-
rito. 139
lpauento. 279
ftédardi portati da Pilato in Giudea
con l'imagine di Tiberio fecero
turbare i Guide i. 4
ftatua di Semirami 7
ftatue,alle quali potean Ieuarce met
te re le teli e . 9
ftatue hauutein gran rifpetto,perche
nude . io
ftatue portate in volta , da chi fprez-
zate. 10
(tatua di Gioue in Populoniaiattadi
vite,d'A pollo dedicata da Danao,
d'Efculapio fatta di vitice. 14
ftatue pretiole , paffete dall'Afìa in
Italia di diuerfì metalìi,e materie.
ftatue col capone col petto folo . 16
ftatuafattadaNumaaGiano. 31
ftatue di Giano in Roma, oueprat-
ticauanoglivfurai. 43
ftatua d'oro d'Efculapio. 39
ftatua della Dea della giouentù. 39
ftatua grandiffi ma confecrata adA-
pollo. 57
ftatue fatte al Sole dagli Egittij. 56
ftarua d'Apollo fatta da Proffitele.
ftatua di Apollo col topo . 64
ftatua d'Hecate in Apollinopoli. 84
ftatue da chi fprezzate. j o
ftatue portate in volta. n
OLA
ftatua d'Ifìde in Egitto. 8?
ftarua di Gioue in Grecia prefìb a gli
Elei molta fpauentofa. 111
ftatue leu2,occhi,eienza.mani in Te
be. in
ftatu a di Gioue d'auorio fatta da Fi-
dia . 12.1
ftatue di Gioue coronata in quercia .
124
ftatue di Gioue coronate d'oliuo. 21
iiatua d'Ifìde coronata con penne di
fparuiere- i?o
ltatuadi Giunone/atta da Policleto
in Corinto. 151
ltatuadi vetta fatta da Scopa. 159
ftatua di Cerere . i6S
ltatuadi Carere fatta da Frollitele .
ftatua di Cerere in Sicilia. i6f
ftatua di Nettuno con l'aratro , e col
carro prell'a gli Elei. 186
ftatue de fiumi. 194
ftatua del Tebro di Roma- 197
ftatua del Nilo nel tempio della pa-
ce in Roma di Vertunno. 196
ftrofadelfole. 21?
ftrcghe nate dall'arpie. i8x
ftatua della Pace in Atene 274
ftatua di Mercurio, guaftata in Ate-
ne. 241
ftatue di Mercurio. 241
ftatua d'Hercole in Roma. 25 ?
ftimulaDea. 27?
ftatua di Mine^ua con l'hafta. 280
fteno una delle Gorgone. 281
ftatua di Perfeo nel tempio di Mi-
nerua. 282
ftatua di occulta fìgnificatione. 1 1
ltatuadi Seton Renell'Egitto. 28Ó
ftatua di Marte lega a prelfo a Lace-
demonij 29 J
ftafile ninfa, amata da Bacco, e can-
giata in vite. 317
ftatua della Fortuna, fatta da Bupa-
lo. 338
fuipitione . 341
fuadela nel tempio di Venere in Me-
gara. 387
Tar-
T A V
TArq'uinio Prifco dimoftrò pri-
ma d'ogni altro a' Romani il
far fimulacri di Dei. 7
Tarquinio fece affogare in mare cer-
to Marco Tuliio,e perche 1 2
Talaftone chiamato da Romani alle
nozze chi foffe 142
Tanaquii moglie di Tarquinio Pri-
fco fece di fua mano vna bella ve-
lia, a Seruio Tulio fuo genero 1 43
Tarrafippo Dio adorato in Grecia.
i8<5
Talete Milefio atTegnò all'aqua il
principio di tutte le cofe 189
Tagliarli i capelli per darli a Fiumi
1 94
Talari di Mercurio 23 1
Tacer necefiario 276
Tarqutno abbrucciò l'arme de' Sabi
ni vinti in honor di Vulcano 280
Telte due di ferro in Pergamo, confa
crateaBacco 16
Tempio in Romaalla Dea Cardinea
29
Tempio dedicato in Roma alla Dea
della giouenù 38
Temperie dell'aria vien dal Sole 64
Tefeo fé fcolpire il bue fopra le mo-
nete nel tempio fuo 5 o
Tetide hauea il fole fui braccio de-
liro^ fui /ìniftrola luce. 68
Tempio di Diana in Roma nel Pa-
latino 78
Tede tre d'Hecate 81
Te/Tali grandi incantatori 8 1
Tempio di Pan Dio di Roma 94
Tempio fatto a Pan nella felua Par-
tenie 96
Telluggini della felua Parteniaattif-
lime perfarfenelire 96
Tempio di Feronia 103
Terra creduta eifere irata la prima di
tuttiiDei 148
Terra perche detta madre 1 48
Terra gran madre^Madre de gli Dei,
O L A
Ope, Cibele, Rea, Vetta , Cerere
149
Tempio della Terra in Grecia 149
Terra adorata da Germani 148
Telefo nutrito da cerui ij8
Tempio divelta 160
Tempii,& altari delle Sirene 1 8i
Tempio di Nettuno in Corinto 182
Terremoto da Nettuno 188
Te/Taglia afeiugata da Nettuno i«8
Teti,eiuoi partile cognomi 1 89
Teti moglie dell'Oceano 18 9
Tebro cornuto 194
Tempio delle Furie nell'Acaia joy
Tefeo lanciata Ariadna, partì con Fé
dra Ha
Tefìfone furia 113
Tefchio per fìmulacro $
Tempio d i Giano 33 «
Tempio della pace in Roma fatto da
Vefpalìano 233
Tempio di Hercole in Roma 257
Tempio di Minerua in Corinto 269
Tempio della virtù dell'Ho nore 2 7 5
Terrore,come fatto da gli Antichi
278
Teano moglie d'Antenore 83
Terrore e Fama caualli del carro di
Marte 289
Tempio di Marte preflb a gli Sciti co
me faceuafì 29V
Tempio pollo da Anfitrione all'Ho
re,& alle Ninfe 3°7
Tempio della fortuna di Prenelìe.
337
Tempio dedicato a Venere in Roma
accioche ella riuoltafle gli animi
delle lor Donne troppo licentiofe
all'honeità 389
Teftudince fua natura 396
Tempii della Dea Suadela 3 9?
Tépio delle Gratie preflb a gli Elei »
nel mezo alle piazze 4>o
Tifone perfeguitaua gli Dei 322
Tiberio lì ci ngeua il capo di lauro,
quando vdiua tonare, perafficu-
rarfi dal fulmine 4^
Timpani perche dati a Velia 1 5 9
Tibe-
T A V
liberiano 20 y
lififone 209
Tideo ambafciatore ad Ereocleper
Polinice 232
Timor non Tempre noceuole.perche
adorato da Lacedemonii 279
Timor pollo da Lacedemonii preffo
alla caia de gli Efori 279
Titani fi ftorauano mirando Ega
281
tigri tiran il Carro di Bacco 318
tifone chi forfè , ecomedifegnato,
vinto da Horo 32*
timagora fi dirupò per ifdegno,e pie
tà 364
topi hauuti in ueneratione 64
tori perche fi cafirino 7<5
toro Egttio con facrato alla Luna ,
perche dato alla Luna 76
tortore confecra te alle Furie 179
topi mandati contra gli Arabi da
Vulcano 287
topi odiati da gli Arabica gli Etio
pi, e da magi di perfia,quando ne'
campi multiplicauano 287
tolomeo Filadelfb,e Tuo fpetta 199
trofonio,e fuo antro, & oracolo 0 2
tre facciedatead Hecate d'Orfeo 81
trionfanti fifacenano tutti roflicol
minio i2f
trittolemo mandato per Io mondo
*da Cerere 167
tridente di Nettuno , chefignifichi
.'77
tritone conlaBuccnafpauentòigi
ganti , che combatteuano con gli
Dei , 177
troÌ3,perche irreparabile 188
tripode che fia 260
tripode di Bacco 261
tritoni di palludè 267
trionfo ritrouato da Bacco 315
tulio Hoftilio ordinò che fi adoraffe
il timore in Roma 279
V
v
Afi di I-ebo ?7
Vacca Iterile facrificata da
OLA.
Romani aliai una 7%
Vacca negra facrificata alla Luna in
Cizico 79
vacca di paffa facrificata da' Cizice-
niailaLuna 80
vacca non potea facrificarfi in Egit-
to 84
vafi dueauantiGioue 10 j
vagitanoDio 148
vagire pianto de fanciulli 148
vafi di corno per bere 309
venere per laprimauera 1 32
venere e Priapo prefidenti allacon-
gtuntion deli fpofi 143
vetta di Seruio Tulio polla nel tem-
pio della fortuna 142
velia 159
ueflaliintord-utte da Nutria 159
veftibuloconfacratoavefta 161
vetta chiamata prima d'ogni altro
Dio in tutto i facrificij \6o
venti 191
vertuno Dio dell'anno 196
vergainmanoapluto 20?
velli delle parche .224
venete dea della generatone 2*4
verbena fegno di pace 233
velli del fonno 246
verga delfonno 247
verità 271
verità come dipinta 271
venere con Vulcano r 289
veneri due 387
venere Dea della libidine fecondo i
naturali, ha la cura delle nozze,
Giunone, laLuna,proferpina, e
Diana vna fola come nacque 387
vede tutto il Sole 46
venere come fatta,& adorata in Pafo
387 '
venere adorata in Ericemontedella
Sicilia 588
venere perche nuda,di G nido, fatta
da Praffitele , che nuota preffo a
SafToni 389
venere CaII''p!ga,onde detta 389
venere detta Apoflrofia 390
venere celefie , come dilegnata da
Scopa,
T A V
J Scopa 3_ fopravnateftuggine fatta
da Fidi a. 390
Venere con Mercurio 398
venereinuentrice3emachinatricea-
mata pretto Lacedemonii , vinci-
ti-! ce^come dipinta 298
venere in vnamedaglia di Fauftina
prefToà Sicionijjcome fatta/atta
da Tindaro co'piè legati 3 98
venere adorata dalle giouani hone-
fte,numecommune a tutte le Don
ne , calua 3 barbata , e col pettino
401 40*
venerela medefìma chelaLuna^py
venere prefa per la meta della Terra
404
venere ifporta 501
vfiìciodel Signore mostrato dagli
antichi nelle ftatue de gli Dei pi
via Lattea onde co fi fatta 140
virginenfe Dea,portata con altri Dei
fa prima notte in camera de gli
fpofi 143
vittime dellagran Madre i$£
vittime perche diuerfe 167
vniuerfodepinto 187
vitelli marini fono le Foche 189
Vittoria figliuola della ftigia palude
vittoria infauordiGiouecontra Gi
ganti , 214
violenza Dea 224
OLA
Via detta 1 a fede de Cecropi 2 f f
virtù Dea adorata i n Rom a 271
virtù mafchile 287
vittoria con Minerua 283
vittoria fé nz'ale^in Roma nel Cam-
pidoglio 1 96
vittoria come difegnata ' 296
vittoria Dea commune z99
vittime date a Marte 294
vitello fquarciato nelle ccremoaie
di Bacco 3 1 9
vliffe fprezza le Sirene i8t
vnxia cognome di Giunone i4f
vfo de gli Dd antichi nel fcpeiire i
morti 209
Vulcano per l'inuerno 3 &
vulcano perche in tefo non potè mai
congiungerfi a Minerua 28 ?
vulcano che Zìa zoppo 287
vulcano con topi 287
vulcano gettato giù dal cielo 287
vulcano slega la madre Giunone
285-
vulcano alla fucina 285
vulcano Re t %6
vulcano legò con vna rete Venere, e
Mar,te 288
ZAmpognadiPan
Zefiro marito di Flora
Zefiro vento^marito di Flora
io*
192
J/2
IL FINE.
L E
IMÀGINL Dg I DEI
DE GLI ANTICHI»
Raccolte da M.Vincenzo Carrari Reggiano,
Con la efpofttìone allegorica Jotto eia/cuna Imagi ne ,
eBratta daWìflefio per Ce fare ^Malfatti
^adottano .
1 tutte le perfezioni date alla natura bit -
mona altra, non èj cbefia maggiore , né
più propria all' buomo della Religione ; Re]{crfone
& perciò non fa gente alcuna mai , «èfrperfetrio—
di quejla non partici pajfe in qualche mo- ne princi-
do . Et benché fi dica , che la ragione Palec^e gli
principalmente fa Chuomo differente da "uomini •
gli animali brutti ,• nondimeno fi vede ,
che anco innanzi a l'vfo di quefla , la
religione fi moflra in lui, come che natu-
ralmente accompagni l'animo bumano, fecondo che diceua lamblico Fi-
lofofo Platonico , ilquale vuole , che certo lume diuino vengbi a ferire
gli animi noflri, & che in quesli rifuegli vrìappetito naturale di bene ,
fopra del quale fi di f con e poi, & fé ne fa giudicio . La qual co fa è fiata
po/ìa da alcuni fotto lafauola di Trometheo , come che quel fuoco ditti-
no t col quale egli diede vita al primo buomo , tiri di continuo a sé per
certe vie&cculte l'anime Immane , & che quejle parimente fentenda
donde fono venute,& da cui hanno hauuto la loro prima originerà quel-
lo naturalmente fi riuolgbino. Et da quesìo anebora, dicono, viene, che ' ...
quando qualche gran cofafiprcfenta di bene , ò di male ,fubito , prima
che farne altra confideraticne , l'huomo aliagli occhi al cielo , (3 fpeffo
anco le mani infieme giunte , quafiche naturalmente fenta, che di là sa
viene ogni bene, & ne voglia perciò rendere gratie , & laude à chi lo
xd man-
a » Imagini de i De?
manda, & che di là parimente fi ha da afpèttàre aiuto contra ogni ma-
lese perciò lo dimandi humilmente in quel modojchcfono tutti effetti di
religione, laquale fa amare->& temere Dio, che non fi può fare peròfen-
PJutarco za bacane qualche co&kione. adunque anebora innanzi al difeorfo
rei oialo- fe\la yagiùnp, l'fjuomo^ certo modosconofce , & riuerifce*Dio^ìlche lo
Grillo fa differente dalle brfiie , nelle quali hanno ben voluto dire alcuni , che
. fra qualche cofa ragionatole, ma , chi babbi djfo loro lume alcuno di re-
ligione9n&nfi è trouato mai. Et però quefta è tutta y & filarne nte degli
buomini,& effi /corti da quejìa hanno Iettato gli occhi al ciclo, & confi*'
aerando la miracolofa difpofìtiane deli vniuesrfo , hanno detto ejfcrui chi
con infinito amore, & potere , & confemma prouidc nza ordina tutte le
cofi,legoiterna,& ne ha continua cura. Et fu quello chiamato Dìo,
perche è datore di tutti i beni, eterno, infinito, & inuifibile . Otta non
fi attenne però ogn'vno fempre à quefia verità , perche con? in dando gli
huomini à confentire alla dapocchezj^afua, & dilettar fine troppo > non
guardarono pia oltre s che Vede fiero con gli occhi del corpo; & quindi
Molti rudi prefero ceca/iene ài crederebbe le Stelle,il Sole,la Luna,& il Cielo ftef-
«e di Do..yojT0ji(}.0 i)ei)COpefcriue Tlatone,che quelli f uomo i primi adorati così
da' Greci , come già innanzi à loro da molte nationi barbare ; & vuole
che dal continuo mouimento, che vedeuano loro fare, tirando il nome da
certa voce Greca, gli chiamaffero Dei . Venne que/io inganno creden-
do dapoi in modo , che molti huomini ancora furono giudicati Dei, C£
come Dei furono adorate parimente alcune befìie,& a tutti erano dri%*>
itati diuerfi fimulacrì , come fa anco fatto non filo alh virtù , ma àgli
vitij anchora,dandp à ciafeheduno di loro nome di 'Dio, & di Isjume^à
quelle perche f off ero pr, finti fempre, & giouaffe'ro 5 à que fi i perche non
nocefiero , Ù Htferuhntani. Onde fu qua fi infinitala moltitudine de ì
Dei apprefio de gli antichi ; perche nonfolamente le n ut ioni , ma cia-
fcheduna città,ogni luocofigni cafa,& ogni perfouafe nefaceua à modo
fuo,& non vi fu quafi alcuna delle anioni bumanetd(lla quale nonfof-
fe nominato qualche T>io. iSjfu quefta moltitudine di Deiapprtffode
glianticbi nel volgo fi' amenti, ma fra quelli ancborajiquaforanofti-
matifapere ajfai.Tercbe quefli oltre à certo primo,& vnico bene , qual
diceuano efjer eaufa di tutte le cefi , metta atètfbi vn numero quafi in-
finito di altra gente.cbc adtrauano pur anche , <& ne domandano alcuni
Dei,altn Demoni paltrì Heroi,& a tutti dauano officij loro appropriati,
& luochi difiinti -3fi come era anco diftinto il modo del facrificare àgli
Herodoto yni}&àgli altri» Hmdvtofiriue, che quelli di Egitto nominarono do-
dici
De gli Antichi. 3
4ìcirDeìfolamentc da principio; &paru, >o imitarli i pitagorici. per- D^ .-
che fi lcgge,cbe i Greci totft r, quelle cofe y?3 le alti faenze ancoraci- palictode-
lo Egittoyoue erano le tante celebrate colonne di jMermrio, tutte piene ci.
di profonda dottrina > t ,aaffim unente di-ile co fé del Cielo , fegnate con
diuer fé figure di animatici piante-, e di altre cofe , le quali furono già à
gli Egittij in vece di lettae;Cf erano dichiarate da i Sacerdoti tcbe qui-
tti ne erano dottijjìmi , à chi he fofse fiato giudicato d°?no , come fu 'Pi-
tagora, Platone , 'Democrito, Eudojfo,<& altri, li qua i per quefio anda-
rono in Egitto. 'Diceuano dunque i 'Pitagorici che , cotnefòm nella pri- pjtag0rj __
ma sfera dodici figure di animali , che fono i dodici figni del Zodiaco , c{.
cefi vi fono altre tante anime , battendo ciaf, heu 'uno la fua , che danno
loro vita & mouimento; drfono quefle i dodici Deh (jioue, Giunone ,
l>{cttuno,Vefia,Etboyeneye^JMartefPalladeìCMercurio,Di(afta)VoU
cano,& Cerere;dalli quali voleuano , che venifie ilgouerno delle cofe
di qua già , Quefii medefimi Dei furono pofii etiandio da 'Romani Dei Con-
pa'rtiti in fei majehi , & feif emine , detti Confenti , perche erano con- *enn.
figlieri del Senato celefieì& nulla fi deliberaua fen^a lorotcomefi vede
appreffo di Homero, & degli altri Toeti,che quando vi era cofa di quaU
chepe/o , Gioue faceua chiamare il confìgger per deliberarne , benché eh
deliberaua anco jouente , '& faceua da sé folo, come i Toeti medefima."
mente ne hanno ferino-, & Seneca,oue difputa della natura del fulmine
dice, che ve riè alcuno >qual Cjioue gittauafoprade' mortali di fua tefia,
& fin^a il configlio de gli altri Dei . T^on habitarono poi in
vn luoco folo tutti i Dei de gli antichi , ne fletterò tutti in Cie-
lo , ma , la terra , & le acque de' fiumi , del mar e, e l'inferno
ne hebbero la fua parte ; né tutti furono immortali , perche i
Semidei marinano , di che fanno fede {diceTaufania) molte fé- Paufanìa*
polture de' Sileni i le quali fi veggono à*Tergamo in (Jtffia, & le
"ninfe parimente mcriuano . Si che ve ne fu di ogni forte de gli Dei
appreffo de gli antichi , come fi può vedere appreffo di S. i^sfgosììnos. AgofH-
nel libro della Città di Dio,da quello che ei nferifee di Varrone . CMa no.
con tutto ciò fi trouarono anco di quelliji quali hebbero certa buona opi-
nione di 'D I 0, tenendo che egli foffe vnfolo}eterno, & inuifibile, ?3 D- - ^
perciò non hauejjè figura alcuna ; laquale chi cerca, (dice 7Jiinio) trop firrura.
pò conferite alla dapoche^a fua . Onde \^dntiftene capo della fetta
Cinica diceuaycome riferifee Teodorito Pefcow Cirenfe,cbe 'DIO non
fi può vedere con gli occhi, perche non è filmile d cofa alcuna vifibile ; &
che perciò non bifogna penfare di cenofeerh per imagine , ò fìatua , che
*A z di
4 Imagini de i Dei
Verofóte . ^w" fifacc'm &. Xenofonte imitatore dì Socrate dìffe > che bmficono-
fceua DIO effe? grande, e potente) poi che moueua tutto, e sìaua egli
fempre immobile ; ma non fi potette pero fapere di che affetto fojjè né
Xenofane. qUal faccia egli haueffe. Et à quefìopropofito Xenofane bcffandoft del-
la vanità de gli huomini , che adoravano le ffatue fatte da Fidia , d*
Tolìcleto, & da altri fruitori, diceua • che fé i cauatti* i buoi, e gli de-
fanti baueffèro hauuto le -mani , & le haueffho fapute adoperare , ha-
urebbono anch ejfi fatti i 'Dei informa di elefanti , di bue , e di canallo,
come gli hanno fattigli huomini di forma inumana . Et il medefmio
Cicerone, mofìra Cicerone con alcune ragioni , oue dilatando delia natura dei
Giudei. _ Itti fa parlare Cotta coltrala opinione de gli Epicurei, f Giudei, che
Giudei no tra gli antichi figurarono la vera Religione., adorarono zufola DIO,&
finiuJacri ^etio rif guardavano , non ne Uè Jìatue , ò nelle imagini con g 'i occhi del
corposa nella diuinitafua col lume della mente, quanto pero tbumana
natura lo comporta . Et come riferifee Cornelio Tacito, riputarono em-
Corneho pjj tutti qUem y // quali fingeuano la imagine di T) IO, & la forma-
0 * nano in diuerfe materie alla fimiglian^a de' corpi bumani;& perciò ne'
tempij loro non haueuano Jìatue, né fimulacro alcuno . Onde,percbe He-
rode I{e di Gierofolima haueua già fatto mettere fopra la porta mag-
giore del tempio vna grande aquila d'oro,jì leuarono alcuni giouaniìco-'
meafmoredipopulo, hauendo intefo , eh' e gli Sìaua per morire, & la
GioferTo. fpe?garono,& gettarono à terra,come recita fyofeffò; perche diceuano,
che era contra le leggi della religione, & degli antichi loro, & che non
bifognaua affettare altra occafwne di vendicare l'honore di 'DIO. OWa
lajcontarono male i miferiy perche Herode hebbe tanto di vita anchora,
Suida. che gli fece pigliar e, & abbruciare viui . Suida riferifee , che hauendo
già 'Pilato portato in giudea alcuni Stendardi conia imagine dìTibe-
rio;furono quelle gemi tutte turbate» come ch'egli bauej]* rottogli ordi-
ni loro antichi , ch'erano di non hauere imagine alcuna nella città . fi
medefimo fecero etiandio deglialtri,di non volere fimulacro alcuno, co-
meTrim&ifto , ilquale diceua 5 che moflraua di non credere , che i cDeì
foffero incielo chi voleua veder fene le Statue dinanzi dagli occhi , ò di
non fi fidare, che i votifuoi, C? i fuoi preghi potefferoarriuare fin colà
fuy& che per quefio furono fatti ifimulacn, & chiamati Dei. Legge/i
Licurgo . di Licurgojtfei non voleua^che ad huomo^nè ad alcuno altro animale fi
Lattantio. poteffcroaffimigliare i Dci,& che perciò non fene douejfefartjfatuà,nè
fimulafro . Lattantio ferine, chi furono già da principio adoratigli ele-
menti da quelli di Egitto fen^a farne alcuna imagine . Et TSiuma fe-
condo
De gli Antichi. 5
tondo I{e de' Promani non voleua,che fi credejje potei fi dare effigie alcu-
na àDiOy come racconta T lutar co. Onde [tetterò i Immani da princi-
pio cento [ettanta anni Jen\a mai fare [imvlacro alcuno dei loro *Bei ,
come che [offe grane errore tirare le cofe diurne, & immortali allafimi-
litudwc delle mortai ì,& Immane . Cjli Ter fi parimente^ quelli della Perfiani.
Libia già ne primi tempi non hebbtìo alarne Jìatue,nè altari) né tem-
pi} . 'De gli Sciti Jcriue Herodoto. che, benché adorafiero molti Velico- Sciti.
me Velia, Cjioue, x^Appollo, <JMarte, & altri, alti quali davano nomi
propri! alla lingua loro,non fecero però tempio,altare, né [fatua ad altri,
che à Ultatte, come vedremo poi nella [uà imagine , & pure [acrifica-
uano à tutti in vn medtfimo modo . (jli Ijjcdoni, gente medesimamente Ifìedoni.
della Scithiay non adorauano nitro fimulacro : che vn tefehio di morto , .
battendo, come recita il mede lìmo Herodoto , *vn coft fatto colìume fra « Ì7,ii',-™
■ i • • -i i • • ■^•••ii- ammacco.
loro , che ,cui morata il padre, poi tauano tutti i parenti , <& amici delle
pecore, le quali amm adattano poiy & tagliauano tutte in pe%%j3& il
medefimo [aceuano dei corpo del morto , che lo mettevano inpetgì , &
di quelle carni tutte mescolate infume delle pecore , & del morto fa-
cevano gran convito , & [e le mangiavano tutte indifferentemente .
*Dapoi [conicauano la teda del morto guardata per quello > & la
purgavano ben dentro , & di [uori , [i che reflava il te[chio [alo
tutto mondo , & quello indoravano , & tenevano per fwytlacro :
cui f aceuano ogni anno [olenne facrificio. Et Pomponio <JM.ela & Póponio
Solino riferifeono , che lo guardavano per taT^a da bere ; & che era il Mtj'a •
maggiore honor e, che [apefjero fare al morto. *A ciò è fimile qvello,che s°^u°*
rifai i[ce Suida di certa gente della Giudea , laquale adorava vn te[cbio
ài K^ydfmo d'oro , e gli [acrificava ogni ter^o anno vn hvomo forefiiero,
tagliandolo tutto in minvti pe\y . Qvelli di Cttarfilia nella Gallio,
f^arbottefe adoravano ne i con[eciati bojchijenT^ajìmvlacro alcuno ; [e
nonché talhora facevano riverenza à gli alti tronchi , non altrimente
che fé in qvelli hauejjero creduto ejjere i divini T^vmi , come ferine Lu-
cano. Et ne i primi tempi dopò il dilvviogli hvognim da bene , &
giuili habitavano fotto le qvcrcie 3 come fi legge app> ejjo di 'Plinio , &
quelle hauevano it: vece di fanti lavimi , & difaaati tempij ; perche Querele
le qvcrcie davano loro ghiunde,onde vivevano , e gli coprivano dalle^ dorate •
I pi°g&iei & dalle altre ingivrie dei tempi. lDe[cnvcndo Tavfania.
l'^Acaia , mette, che in certa parte di quel paejt '-furono da trenta pietre
quadre [en^a altra figura y leqvali hauevano ciajihedvnailfuo nome
di dinerfi 'Dei , <3 erano gvardate con molta v enti ationc^per che [u an-
tico
6 Imagini de i Dei
tico coflume de ì (jreci di adorare cofi fatte pietre non meno , che gli fi-
mulacri de i Dei . Racconta Cornelio Tacito , otte ferine della (Jet ma-
niache non hehbero ì Germani Hatue,nè tempvf , perche penfarono , che
f offe gran male rinchiuder i Dei fra le mura nel breue f patio di un tem-
pio,& che difdiceffe troppo alla grandezza di quelli, tirarli alla picco •
la forma del corpo humano . 7%è mettevano nel numero de' loro cDei,
fé non quelli Ji quali poteuano vedere, (3 dalli quali jentiuano manife-
fiogionamento. Qucjìi erano fd Solt,Volcano,&la Luna . Degli altri
nonne conobbero alcuno, tome fcriue Cefare,nèvdironne pure nominare.
Berodoto fcriue , che già da principio i Greci adorauano gli Dei , &fa-
crificauano loro ferina nominarli , fin che ne hehbero poi gli nomi dallo
Origine Egitto Ma donde fiano quefti Dei,&fe ad vno ad vno,ò purefiano ve-
de i Dei . nuti tutti inficine ,ò fiano fiati tutti fempre, dice,che al [no tempo non fi
Hefìodo. pxpeua anchora.ffe non che Hefiodo , & Homero , li quali furono circa
quattrocento anni innanzi à lui , introduffèro fra i Greci la progenie de
i Dei con moki cognomi, & à quelli diedero diuerfe arti, & itane forme.
Onde fi potrebbe quafi dire , che da cojioro haue fiero imparato i Greci di
formare i "Dei in diuerji modi. Ma dichiamo pure infieme col mede fimo
Herodoto,che lo tolfero dagli Egitti], perche quefti furono i primi, che
edificaffero tempij,dr inzafferò altari > & metteffero fiatoe . (ome dun-
que i G]reci lo tolfero da quelli di Egitto, cofi hehbero i TZgmam da i Cjre
ci forfè delle Jìatoe:& fu quando Marcello prefe Siracufa,perche ei por-
tòà Roma ciò che trouò quitti di bello, fi per farne fpettacolo nel fuotrion
fo,fianco per*idornare la Cittd,laqualefin,àtquel tempo non haueua fa
puto anchora-iChe diletto porgetela pitturarne la finltura. Et perciò fa
Ma celi hiafimato alVhora CWarcello da molti, prima perche par eua che troppo
portò le furbamente bau effe voluto menare fino gli Dei prigioni, facendo ve-
itatoe da i da ifimulacridi quelli nella pompa del fuo trionfo, poi perche haueua
Grecia Ro datooccafioneal popolo di l\oma , mucido fidamente a i trattagli delle
mz ' guerre,di darft alla dapoche^a, & ad vnocio difutile, perdendo fouen
te il tempo in rifgufirdare le belle fiatoe , & le Vaghe pitture per ma-
Plutarco . rauigliarfi de l'arte,& de l'artificio di chi le fece. Ottetto fcriue ^lutar-
cho , & foggiunge , che Marcello nondimeno fi gloriaua di effer flato il
primo , che haueffe mojirato d Ternani di ammirare le belle cofe della
Liuio Grecia ', (3 innanzi a lui haueua ferino Liuio ìlmedefimo dicendo , che
quindi cominciarono ìTtomani di ammirare le opere delle arti Greche,
T ,,. & che perciò raccorferodapoi con molta licenza fpoglie cofi delle facre
no. iofiicome delle profane '., Tertulliano, dicendole la religione in Bgma
Degli Antichi. 7
fu ordinata da T^uwa con pouere cerimonie^ fenica fimulacri ypercbe
non vi erano anco andati Greci , né T ofc ani à farli , porne volere, che
Tarquinia Tìifcofofic il primo , cbe}come Greco, ch'egli era,<& behifli-
tuo intendtnte della vana religione degli Etrujci; mpftra£e a Bimani
di fare ifìmulacrì de i Dei.Venne dunque l'vfo di qttefH dagli Egittij>
& pei mc^oda i Greci pafsò airRornani; ma come cominciaffe in Egitto
è troppo difficile da fi per e, tanto ne è fiato fcritto diuer fornente . Lat-
tantio J:ceycbc moki banno crcduto.cbe le prime flatoe fofiero fatte per
quelli I\è,& buomini valorofiji quali con prudenza y <Ò' giù fi amente Orione
baueuano goncrnato i pjpoli à loro/oggetti ; volendo questi mostrar c!e. "muIa*
nelle flatoe la memeviayche tcncuano de igiufli I{èy& la riuerente af-
fìttone ycbe feruauano ancoydopò là morte verfo quelli. Eufibio parimen Eufebio.
teftriue, che folenanoi Gentili con fcruare con le Hatoe la memoria
aule più degne pcrfone,mo tirando in quel modo quanto era amato , &
in quanto nfpetto bauuto s chi operano virtuof amente . Leggefi ap~
pie/So di Snida , che vn Seruch difeefo della raT^a di laffet figlinolo di Seruch.
'ì>{oè,fù il primo ebe introdujfe l'adorare ifìmulacriy & gli Idoli da lui
fatti per memoria degli buomini valorosi Ji quali eì focena adorare co-
me 'Dei>& benefattori del mondo. Vi furono ambo de i Rj^tbe r uden-
do fi fecero far e delle slatoey& adorarleyiome Semiramiylaquale fé non Statoa mi
fa la prima >/# bene fra primi. Quefìo fi fece fcolpire in vna pietra rabile-.
grande diete fette ftadij , che fono più di due miglia Italiane, & ordinò,
che cento buomini è guifa di Sacerdoti l'andajjèro ad a dorare xonfolenni
cerimonie , off. rendole dmerfi doni , tome à 7s[ume dittino. Racconta
Euftbio , che fu in Egitto vnbuomo ricebiffimo , ilqualey per rimediare
al dolore , cbefentiuaperla morte di vnfuo vnico figliuolo, ne fece fare
vna sìatoa,guar dandola con la medeftma affettioneycbe portano al figli
uolo;onde quelli di cafa quando fentiuano di bau erto offe foy& perciò te-
meuano di qualche graue gafìigo , corrcuàno allajìatoay a quella fi in-
chinauano , la adorauono^r cbiedtuano perdonoy€f cefi era loro perdo-
nato . Da ebe venne che offeriuano poi à quefiafiatoafioriy & altri di-
tterfi doniycome à quellayche era fouente lafalue/^a di molti . Ma ve-
ramente covuengono infieme la maggior parte de gli fcrittoriy chelSlj- N;no R£t
no 'H£, & primo Monarca degli {Jéjjinfoffe quello ebe primieramen-
te fabricafie flatoe , & porge ffe occajwne àgli altri di fabricame ; per-
cioebe tanto ornare portò egli al padre Telo, che in memoria di lui fece
drÌ7gare vna Statoa fimile,& a quelli ebe ad effafnggiuanoy& jirac-
tomandauano volle , che fi perdonale , & rimetti jjequal fi voglia
misfatto
8 ImaginideiDei
misfatto da loro commeffo^ i^sid cfiempio di che forfè lo ìfleffo fece E~
gitt io fopr anarrato , come anco lo feguìrono molti altri facendo fiatoe,
alle quali poi,percbe parue forfè più bonefioyfurono datinomi di diuerft
§ tDeiy& coft furono fatti fimulacri di quefii alla fimilitudine.per lo pia,
de i corpi fiumani* non perche foffhragli antichi tutti cofifcìoi chi , che
^£1 f-Q *ct tfedejjtrOy che i T>ei haueffero il capone mani,& i piedi^come gli buo-
&h- C a- MÌnhfna percbe>come fcrìueVarrone ? effendogli animi humanz fintili
r a; * gli animi d'unni fib potendofì vedere quell'iene quefii , vollero , che i
Porfirio, corpi f -zafferò fede di quesla fimilitudine . Torfirio parimente difie ; '
come riferifee Euftbio, che furono i Dei fatti di effigie human* per mo-
fir areiche come 'T)io è tutto mente ^ ragione ,cofi gli huomini anchora
ne hanno la parte loro . Lattando vuole , che Tromcthso fia fiato il
prìmo,cbe dì. terra babbi fatto fimulacro di huomo>& che l'arte del fa-
re le (fatue cominciale da lui, & fi dice^ebe ammirando Minerua vna
co fi bella opera , defiderofa che bauefìe ogni forte di perfcttione} fi offerì
ai concederle qui Ilo, che per ciò le bauefie faputo additi? andar e 7 & che
baiandolo a qvefìofme condotto nel cielo}egli auuedutofìycbe tutte le co-
fc prtndcuar.o l'anima dalle fiamme,& dal fuoco \accoflata nafeofamen
te vna faccllina 7 the fcco portaua, ad vna delle ruote del S*lc > quella
acce fa riportò in terra , & accofìatala al petto della formata figura la
refe arawata, & viua,donde venne poi , che all'buomo imitatore della
opera diuinafu dato quello , che è di Dioydicendo , che Trometbeo ha-
ueffe fatto il pi imo huomo.\Per la quale cofa egli bebbe parimente tem
fij,& altari come Kfume diurno, <èr vno ne fu de gli altari a luiconfè-
Prome- aatl nt^a ^ Cernia de gli ^itbeniefiycome fcriue Taufania , oue an-
theo ado- dauano gli bitumini in certo tempo ad accendere alcuni lumiycon liqua-
raco. li in mano correuano l'vno dopo l'altro j & cbiportana ilfuo accefofino
dentro la Città , baucuala palma della vittoria j cedendo fempre
quelli , che erano dinanzi di mano in mano (fé i lumi loro ft e-
ììingueuano ) a quelli che veniuano dietro ; ouero che portauano vn
lumefolo 5 & correndo fé lo dauano l'vno all'altro fuccedendo fempre
quelloyche era più vicino a chi andaua innanzi a lui, T^efù quefla ceri
moniayò giuoco che foffe fatto folamente in honore di Trometbeo, ben-
ché fi leggayche da lui foffe ordinatola di Volcano ancoray& di Minev
uà : né correuano fempre a pie , ma tal hor anco a Cauallo . Onde didi-
ma nto apprefjo di Vlatone volendo perfuadere a Socrate di fermar fi in*
i latone. ceìta compagnia t gli dice , che vederà fu la fera il giuoco de ca-
miti , li quali correndo ft dauano l'acce fa face l'vn l'altro in honore
della
Degli Antichi. 9
iella De a , che tra Mimma . Et Herodoto raccontando il modo trovato
da' Ter fi di mandare preila te nouelle delle cofe, che era come quel-*
le , che vfiamo h&gg r delle pofle , quando cune il pacchetto ( fecondo it
Francefe) che di poli* in mia fi rimette a chi corre di nuouo ; dice che %
faceuano , come fanno i Greti, quando correndo, e daaiolaft l'vn l'altro,
portano l'aceeja face à Volcano, T)i que/ìo giuoco hanno detto alcuni)
che rappnf ma quello ,che fece Vrometheo , quando tolfe il fuoco di cie-
loy& lo portò in terra,come di fopr a dicemmo, & che perciò fa così or-
dinato da lui . Et altroché moìira il corfo del viuere humano, nel qua-
le quell'oche vanno innanzi, cedono la luce della vita a quelli, cheven-
gono dietro-.come dijfe Tlatone ordinando le fue leggi ^che gli huominift
emettano maritare per far figliuoli, acciò che la vita, che elfi hanno ha-
unta da altri, quaft ardente facetta, rimettano ad altri parimente. Et
Lucretio parlando della fuccejfiont de* m&rtali,diffe,che correndo fi da.no Lucreno •
Vvn all'altro il lume della vita. ^Appreffo de' Focefifà anco certe piccolo
tempietto dedicato a Trometheo con vnafìatoa , laquale alcuni veletta-
nò chef offe di Efculapio-.ma perche quiui allo incontro erano certe graffe
pietre di colore,come difabbia,& che rendeuano odore fìmtle à quello de
i corpi humani,fu creduto più vniuerfalmente-, che foffe di ejjo Vrome-
theo , & che quelle pietre foffero refiate della medefima materia , Onde
egli formò quel primo huomo , da cui venne pofeia tutta (a generatone
humana;La qualcofapuò beni(fimoflare,che Trometheo babbi fatto il Prcuidéza
primo huomo , fé per lui intendiamo,come intefe Tlatone, la fuprema
prouiden7^a;dalla quale non folamente gli huomini,ma tutte le altre co
fé del mondo furono da principio create , & fatte* Et perciò fa quefla
adorata da gli antichi come 1)ea,laquale à guifa di ottima madre di fa-
miglia gouernafie l' uniuerfo,& era la fua imagine di donna attempata
in habito di graue matrona.Vedefi poi quanto piacere piglia/fero gli an Nido.
fichi delle flatoe dal gran numero di quelle: perche fcriue Tlinio, che in
Modone ne furono più di tre mila; ne punto manco in ^thenejn 'Delfo
C£ in altri luochi della Grecia. Et non furono i Rimani in quefìo manco
amhitiofi de i Greci , perciothe bebbero tante flatoe , che fu detto efiere
in I{pma vn' altro popolo di pietra: Et faceuano gli antichi le conferue ,
non delle flatoe folamente, ma delle pitture anebora , raccogliendone
quante ne poteuano hauere fatte da pittori, &j cultori eccellenti, & ne
adornauano le cafe nonfolo nella Città,ma fuori ancora in villa, fi che
fu, giudicato hauere troppo del lafciuo, & non conuemr alla feuera vita
de' %omani-,onde Marco ^grippa ne fece vna bella oratione, volendo
'B per-
io ImaginideiDe*
Marco A* perfuadere,che fi mettefìero in publico tutte lejìatoe,& tàuole,che &*•
^riPa ' nano per ornamento delle priuate cafe.Sr farebbe, dice Vlinio, fiato me-
glio affaiycbe mandarle come in bando alle ville. V arrone fcriue,che mot
m ti andauam a' poderi di Lucullo Jolamentepsr vedere le belle pitture 7
&fculture,cbc ci vi haueua,iAlle quali facevano luoghi a pojìa, come
" neferiue k 'itruuio,dkendo,che hanno da ejj'er grandi, & fpatiofi. Ojfer-
uarono poi gli antichi di fare lejìatoe in modojche poteuano ad ogni lor
piacere Iettarne via le tejte , & mettercene delle altre . \Onde parlando
Snetonio . Suetonio della vanagloria di Caligola dice, che parendo àcojìui di effe-
re andato fopra la grandc^Ta di tutti gli altri Trincipi»e 'Kèìcominciiì
ad vfurparjigli diurni honori , & comandò , che à tutti i Jlmutacri de i
T>ei , che per religione , & per arte erano rifguardeuoli , come quelli d\
Gioue Olimpio, ,& altri, foffero leuate le tejle,& vi fi mette fie ìa fua. Et
lapùdio . Lampridio medesimamente ferme , che Commodo Imptradcre lem il ca-
po del Colojjò, ch'era di Is^erone , 0 vipofe ilfuo . Oltre di ciò erano te
Statoe ha- Jtttoe in publko hauute in > ifpetto tale di chiunque ei fofiero, che come
uutaingrà coja religiofa erano guardate , & non era lecito leuarle, né offenderle in
niperto . modo alcuno , come dice Qcerone parlando contra Vene , & ne adduce
Veffempio di quelli di [{odo, li quali benché hauefiero hauuto crudeliffi-
ma guerra con Mitridate, & perciò l'odiajfero come grauiffimo nimico,
nondimeno non mojjero mai}nè toccarono pure lajua Jìatoa, eh' era appo
loro invno de' più degni luochi della Città . / Et lejìatoe de i Tr inopi
haueuano questo priuiìegio,ch' 'era ficuro ogrivno, chefuggiua à quelle,
né poteua ejjer tratto indi a for^a . CMa ciò non va Ife però al figliuolo
di Marcantonio: perche x^Augufio, eome fi vede appreso di Suetonio,
lo fece trarre dalla ilatoa di Cefare, alla quale egli era fuggito per fua
falue^a,& comandò, che fof se vecifo. Et furono fatte ve/tite talhora ,
A T C ! ^ talhora nude, & ne fecero anco di tutte dorate, & Icilio Cjlabrione
brione - fH H primo, come fcriu e Liuio,che in Italia facefse fiatoa dorata, laqua-
Alefsadro, le eipofe alTadre Glabrione. {^d!leJsandro Ufrodifeo fcriue, ebeanti-
Afrodifeo. camente furono JpeJJo fatte le slatoe de i 'Dei, & de i 3^ nude, per m<h
s"toe Per ftrare,còe la pofsan^a lor ad ogn'vnoè aperta,emanifefla,<3 che fono*
' q debbono efser d'animo fin cero , & nudo, non macchiato da vitif, ne co-
perto d'inganni. Et Tlmio dice, che fu quefìa yfan^a de i Greci cu fare,
lejìatoe nude , perche foleano i Bimani mettere loro indo f so le corale
Statoe da almCno , conciofia che nonfaceffero da principio Jìatoefe non à chi per
zace .PrC2_ l'whbtfaU0 iUuJire haueffe meritato, che di lui fofse tenuta memoria»
llcbe forfè non fu ojferuatopoifempre;(j à molti furono datejìatoepev
altro,
De gli Antichi. n
altroché per lo proprio valor etOnde Catone non ne fece mai conto, & à
chi gli domanda vn dì perche et non haueffejiatoafrà tanti nobili pari
fuoi,rìfp^é,torm recita Mar Cellino, che più toflo voleua, che gli huemi- Marcelli*
ni da bene dubìt,f ro porche ei non thaueffe,ch'ei non ofaffero dke,per- no*
che 'CbaHpfse. Et ^fsefilao parimente apprefso de i Greci rifiutò Chono- Agefilao .
re delle statue dicendo ,come rìfenfee Xenofonte,che quelle portauano lau Xeuofote
de à gì i fcultori^V' a sé l'operare virtuofamente. Erano portate in voi- Statuepor
ta dag^i antichi Bimani alle pompe pablkhe > & folenni infame con teteui yo!
quelle de i 'Dei quejìeflatoc de ì ^Principi , & degli altri huomini iiiu- ta '
siri, Iettandole della. pia-jga, otte fi aliano tutte,da queUa di Scipione in
fu ori, che era Iettata del Campidoglio^comefcriue appiano; perche vi- Appiano»
uendo egli hauevia già dato ad intendere al mondo , che ogni fua opera*
tione veniua da conftgtio dimmi, & come <j notte gli mojlrafie tutto quel-
io, che dotieua farcii ferraua fouents nel fuotcmpÌQ)Che era nel Campi-
doglio tutto folo\ & perciò quitti fu ritenuta anc9 lafuaftatua,& guar
data poifempre . Da quefle fiatoe, & imagini erano conofeiute le pia
nobili famiglie,ondetJMario,perche era di famiglia ignobile, dice ap-
prefso di Satufiio , cheti non bà s~ìatoe,ne imagini da mostrare de' fuoi a "°*
maggiori , ma che può ben far vedere in quella vece gli honorati pre-
mij riportati delle vinte guerre. Ma ritorniamo a glifimulacri de i Dei, Simolacri
li quali furono fatti in dittar fi modi, fecondo che diuerfi erano i tojlumi Parche fot
de i popoli , mo/ìrando talhora in ejfi quello, a che erano più inclinati. l} xn ^.uec
Onde Suida fcrìue , che quelli di Fenicia fecero gli fuoi Dei con fac- Fenici /
chi da denari in mano,perche giudicamelo, che chi f offe più ricco di oro,
fofse da più degiialtri. Eti (jre ci gli fecero armati, perche credettero,
che con le armi principalmente fi temfftro le genti foggettc Oltre di
ciò mojirauano talhora gli antichi nelle flatoe de i 'Vei , quello, che da
loro defiderauano ottenere,ò che già baueuano ottenuto; perche le face-
uano fedente per voto; & il medefìmo faceuano-anco quaftfempre con li
cognomi,che dauano loro-.ma le principati ', & più proprie erano quelle,
chejignificauano la natura loro; & gli effetti ,che da quelli erano creduti
venire.Ts{è furono però fatte fempre in modo,che da tutti ffsero inte- Statue d "
fe,hauendo già la religione di quei tempi,ancora chef offe vana, & fai- occulta fu
fa,inìr odono di tenere gran parte delle cofe fue occulte si -che i Sacerdoti gnificati©
folamente lefapettano, & da gli altri erano credute femplicemente fen- ne*
24 cercarne più oltre di quello, che a tutti erapermefso di Japere. Onde
fi legge apprefso di Liuio, & di molti altri, che efsendo siati trouati al-
€uni libri di TS(uma , liquali poteuano fare gran danno dia religione di
B 2 que*
li ImaginideiDei
que' tùìbpì,fe fojfero andati in luce ( pei che /coprivano forfè vanita dì
quella ) furono d'ordine del Senato bruciati in publico , accioche il voi-'
go non ne /ape ffe altro più di quello , che gli era moslrato dal To?itefi-
Tarcui- ce}& degli altri Sacerdoti , che di ciò haueuanola cura . Et Tarqui-
moRè. n'w j^ fece affogare in mare , come riferifie Valerio UWaffimo, cer-
M fT °o t0 t^avco Tullio , cui era fiato dato in guardia il libro de ifecreti del-
' la religione, per che ne lafciò torre copia a Tettonio Scbìno.Da che ver-
rà forfè , che rimanghi talhora a dietro la ragione di qualche imagine 9
ch'io haurò difegnataypercioc he HerodotOjVau/ania/PlutarcOy fi? molti
altrijdalli quali ne ho tolto il ritratto, dicono fpe(jo,ò che non vi è, ò che
la religione vieta loro dirla . <JMa ciò farà ben di cado f perche quella
che non ha voluto dir e vno tutto intieramente , fi raccoglie talhora da
molti in pexzj ,& sì ho fatto io più , che ho potuto. Seguitando
dunque perche fojfero fatti i "Dei in diuerfi modi , Euftbio re ferendo le
parole di Torfirio dice, che gli antichi per fare cono/cere la diuerfità de
i Dei y ne fecero alcuni ma/chi, & alcuni f emine , altri vergini , &
' altri accompagnati , & di/ordinatamente anchora perciò vejliro-
Ariftote-- no fe ftatue loro . Et L^rislotele dice , che gli antichi penfarono la
vita dei 'Dei efftre fimile a quella de gli buomini" , perche gli ha-
ueuano anco fatti di effigie humana , & perciò come effi viueuano
Latta tio. fitto i Sjcofidijfero , e he fra quelli ne era vno. Lattantio pofeia che
per molti argomenti ha prouato , chei 'Dei de gli antichi furono
huominiyla mìmoria de i quali fu confecrata dopò morte /aggiungere
per ciò furono dì diuer/e età,cbi fanciullo, chigiouane, e chi vecchio,^
che a ciafchedunofù data certa,& propria imagine, perche furono fat-
ti iftmulacriloro , che rapprefentaffero l'età , & l'babito che haueua-
no,quando morirono.Et per quejìo anco fi può dire , chefiano slate finte
tante altre cofe,le quali così fi raccontano de i Dei de gli antichi , come
a punto /e fojfero huomini.Et io ne dirò qualclfvna,fecondo che mi ver-
rà apropofito in difignando le particolari imagini di molti , nelle quali
M „ metterò mano,pofiia che haurò detto di che materia fojfero fatte . Ter-
ctefimula c^oc^e Euftbio togliendolo pur' anche da Torfirio dice , che cjfendo Dio
cri i Ima luce puriffima, che non può effere compre fa dà nòslri fenfi, fu fatto
di materia lucida. e rifplendente,come il fini/fimo marmo , & ìlcrislaL
lo : <$ d'oro parimente fu fatto per moslrare l'eterno , & diuino fuoco ,
oue egli habita ; & che molti facendolo di pietra negra voleuano dare
ad intendere la fu a inuiftbilità.LMa parlò egli f or fi de'/uoi tempkcon-
ciofia che da' più antichi fojjero fatti i Dei di legno , come fi legge ap-
frejb '
Degli Antichi. .13
prtjfo TbeofraHo,one rifarne dilla natura delle pia nte ; e he filettano .
falli di cedro , di cipicfjoji loto , & di buffo , Ù* qualch'vno anco della di iegno#
radice dell' vliuo . Lt Tlmiofcriue che , perche il legno del cedro dura j heofra—
quafi eternamente y gli antichi ne fecero le Hatoedei cDei ; & che in ito.
I\pma nefùvna di ^Apollo portata di Seleucia.vlutarco ne ferine così. Plutarco .
Sìnticbijjima cofa è il fare jimulaa iy& gli fecero gli antichi di legno,
perche panie loro , che la pietra fojfe cofa troppo dura da farne li 'Dei,
(5 penfauano che l'oro,(3 l'argento foffe qitafife.ee della terra §ìerile,&
infeconda , perche ouefono le minerò dì qut/ii metalli, di rado vinafee
altro-, (S chiamauano gli antichi quella terra inferma , & in felice , la-
quale non produccua herbe,fiori,e frutti; perche effi , ne i petti de' quali
non baueua for^a l'auaritia,non emanano più di quello, onde poteflero
nodnrfi, & viuere ^Platone parimente pare volerebbe filo di legno fi Platone.
facejsero leflatoc de i Dei,perche cosìferiue. Ejjendo la terra babitatio-
nc confecrata alli fyi,nonfi dee, fare di quefia le loro imagini,nè di oro,
né di argento, perche fono cofe,per lequali è battuta inuidia a chi lepof-
fiele.Et a qucjio propofito Lattantio fer iucche U ricche flatoe de ì Dei
moHrauano l'auantia de gli huomini , quali fitto coperta di religione fi
pigliauano piacere di battere oro,auorio,gemme , & altre cofepreciofe ,
facendo di quelle lefacre imagini, lequali haueuano care più per la ma-
teria di che erano, che per quelli,che rapprefcntauanofieguha poi Tla-
tone in queilo modo\V auorio è cofa,che haueua l'anima prima,& l'ha
pojìa giù poi,& perciò non e buono da farne le Hatoe de i Dei;nè il fer-
ro a ciò è buono, né gli altri metalli duri , perche ft adoprano nelle guer-
re, & fino in/tì omenti delle vccifioni . l^eftaua dunque fecondo Tlato-
ne anthorafolamente il legno da farne lefacre imagini . Et Taujania Paufania.
parimente dice , che ei crede , che ne' primi tempi tutti ifimulacri de i
Dei fodero di legno appreffo de'Greci, & mafpmamente quelli , liquali
fodero fiati fatti dagli Egitti] yperchc era di legno ima slatoa di apol-
lo in Argo dedicatagli da Danaotcbe fu antichiffimo . Et pareua, che
non fi trouafìe alcuno de' più antichi fimulacri fatto di altro , che di he-
bano,di ciprejfo,di cedro, di quercia, di hedera, 0 di loto . OHa di vliuo
antbora ve ne fu qualcb'vno,& fatto pel coniglio de lVracolo,che mo-
fìraua apunto , che in quei tempi amauano meglio i 'Dei effere fatti dì
legno,cbe di altra materia.!3 ercioche fi legge agprejfo di Herodoto , che
quelli di Epidauro mandarono a dimandare ali Oracolo in 'Delfo il mo- £ .. ..
do di rimediare ad vna grandiffimafierilitày (3 fulororifpolìo,che fa- P *'
tefftro doifimulacri a 'Damia & ^iitxefia (quefii erano i 'Demoni , 0
genij,
*4 Imagini de i Dei
Epidaurij Gentj , come vogliamo dire delpaefe ) non di metallo, né di pietra , iti*
di legno di vliuo nonfaluatico . TSfel primo tempio,che fu fatto a (fili-
none in .Argo , lefupoflo vnfimulacro di vn tronco dì pero ; Qf in T^o-
ma,oue ella era dimandata fuegina , hebbe doi ftmulacri di apre/So, li-
quali erano portati conjolenni cerimonie, comefctiue Limo , a certo fa-*
crificio, che fu ordinato la prima volta , che Hannibale pafsò in Italia .
Et legge fi apprtjjo di Tlinio, che in Topulonia fu vnaftatoa molto oìu
lica di Gioue , fatta dì vna vite fola . Et non è maraviglia ,fe però fu
vero , che fi trouaffero viti così grandi , & groffe , che ne f afferò fat"
t eie colonne al tempio di Giunone in tjttetaponto , come il mede fi-
mo 'Plinio fcriue . Et del Viticz ancbora > che volgarmente fi diman-
da <Agno caflo , fu fatta vna flatoa ad Efculapio , come fcriue Vaufa-
nia,in certa parte della Laconia , oueegli dalla materia delta flatus
fu detto lignite . De legno medefìmamente furono fatti i 'Dei daì\o-
man'hmentre che alla femplice pouertà furono amicìtPnde Tibiillo>par-
landoaDei domefiici chiamati Lari , dice parole , cbequejio fuonam
in noflra lingua^.
2$è vergogna vi prenda , fe-ben fete^
Fatti di ficco tronco : perche tali
Fotte puf anco ne i felici tempi
*ZV poueri nofiri aui , quando furo
La fede, lapktade, elagiuHitia
Meglio ojferuate affai , c'hoggi non fono.
E fur con grata pmertà adorati
Ts^ele pouerecafei 'Dei di legno.
EtTropertiofà dire in queHomodoa Vertunno della fuaflatoa\
Fatto fen^a arte fui d'vn feccotronco9
Et come pouerello Dio di legno "
frangiai tempo del buon J^uma fletti
"Sfe la città, che mi fa fempre grata,
^elle Ifole feoperte gl'anni paffatida Spagnoli > che bora fi addi-
mandano il Mondo TSJouo,percbe4gli antichi furono incognite, fi è tro-
uato che quei popoli,adorauano alcuni f doli fatti qual di creta , qual di
v] . • legno,& qual dipietra+Et Tlinio fcriue ,che benché tifare delle ftatoe
fofìe inftaliacofamo^mwtica,come fipuò conoferedal'Hercole , che
Euandro. fu confecratofino da Ettaedro nel foro'Boar io, qualfoleuanovefiire con
ornamenti trionfali fempre ne'tempì de' trionfi, non furono però dati a i
* 'Dei, né dternpu' loro ftmulacri di altro 3 che dilegno, prima che fojfe
da'Ro-
De gli Antichi. 15
da' Rimani foggìogat a V^fia'.fialla quale paffarotto in Italia leprecio-
fe flatoeypercbe non fi contentò fempre la Gì aia del legno folo per far-
ne glifuoi Dei , ma gli fece anco a,oro>& dì altri diuerfi metalli^ per
mostrar fi più fplendidaJ& magnifica verfo quelli, dice Taufania > che
ella fece fpeffo venire l'auoriofino d'Jndia, & da gli Ethiopi per farne
loro dette fiatoe : & che di ferro anebora ne fa fitta qualcb'vna , come
l'Hercole ebe combatte l'Hidra apprejfo de i Focefij ma che quefiofù cosi
difficile,cbe poche ne erano fatte delle fiatoe difrro . Onde in Terga-
mo città dell'infila andauano molti a vedere , tome cvfe marauigliofe,
due teflc di ferro confecrate a "Bacco, l'vnadi Lione ,1' 'altra di Cinghia-
le . Coridone cantando con Tir fi apprefjo di Vergilio promette a "Dia-
na farla tutta dipolito marmo; & quini Seruioauertìfce, cbefoleuano Serui0#
f pi fio gli antichi fare il capo folamente , & il petto di marmo alle fia-
toe . Oltre di ciò fecero quafifempre alcuni Ilei vili , e plebei , come
Triapo , & altri a luifimili , che flauanopcr lo più ne i campi , & atto
fcopcrtOydi legno folamente ,di terrai di altra fintile materia vile ; &
gli altri più nobili > come ì Dei del Cielo , di materia più degna . ( 7^è Dei in fi-
furono tutti i Dei de gli antichi fatti informa humanafempre , mafo~ roitu»di?
itente alla firn ìlitudine di diuerfi animali,^ di buomo,& di beslia in- "ea]^an
fteme giunti anco talbora 5 onde fé , come ferine Seneca, & lo riferifee
Santo K^tgoftìnojoffcro Hativìuì , nella forma > che erano fatti loroj
fimulacri , fare bbono fiati non come "Numi adoratila fuggiti comemo
firi . Et in Egitto pia che in altro paefe furono quefti mofiruofi fimu-
lacri , come fi vedrà in molte imagini, atte quali darò principio dalla
Eternità : per che fé bene non erano tutti i Dei de gli antichi eterni , &
immort alberano però tenuti tali i più degni ; & perciò fu creduto,che
la Eternità gli accompagnaffe femprelbtnche il "Boccaccio oue racconta R
h (genealogia de i Dei , dica, che la diedero gli antichi per compagna ciQ.
aTfemorgogone folamente , quale ei mette,che f offe il primo di tutti i
1)ei, & che babìtafìe nel me 70 della terra tutto pallido , e circondato
difcurijfima nebbia , coperto di certa humiditd tanuginofa, come fono
apunto quelle cofe > cheflanno in luoco bumido . Ma io non ho trouato
ancora mai , ne vi Ho fautore antico , che parli dì coftui . Terò dico,
chela Eternità iìaua fempre con quelli Dei , che erano creduti ìm- Etermta*
mortati ; laqnale chi ella fofse dimofira affai bene col nome folo , che
viene a dire cofa , che in sé contiene tutte le età , & tutti i fecoli > sì
chefpatio alcuno di tempo non la può r-Afurare : benché fi pofia dire a
certQ modOfcbe ella fa parimente tempo } ma che non ha mai fine . Et
perciò
. i6 Imagini de i Dei
fnmegi" percfò TrimegìfloJ Titagorici,& Tintone, che era il tempo la imagint
della Eternità , perche queflo in fefiefsoft riuolue , & pare che non fé
Perpetui- ne veggia mai il fine. Ma quefla fi può dire più toflo perpetuità, perche^
tà. ancbora che non habbia maifine,non possiede però interamente tutta in
vn mede fimo punto queslafua vita infinita , che è proprio della E-
oeuo" ternità , fecondo TSoetio ; ìlqualedicc , che , fé bene par uè alia-
tone che il mondo non babbi hauuto principio , né fia per hauere
mai fine fi ingannano però quelli , liquali feguitando quefla opinione lo
chiamano coeterno à Dio} pere he a dare ilfuo proprio nome alle co/eyhan
no da dire-lenendo anco la opinione di Tlaione, che 'Dìo è Eternoy& il
mondo perpetuo, Defcriue dunque Boetiola Eternità,chefia vnpofkffo
prefentaneo di tutti i tempi,& quefla è propria di DIO, perche à lui
ndpafsa,nè viene il tempo, come à tutte le cofecreate\anchora che qual-
che vnafofse per non hauere maifine.Ma non la cerchiamo per Ima tan
to à minuto,come forfè non la cercarono gli antichi, quando difiero eter-
ni li fitoi Dei, y olendo perciò intendere , chefofsero immortali , & per
non hauere mai fine , & che la Eternità fojse quefla infinità di tempo .
Claudia— Onde Claudiana, rhe largamente la deferiue nelle laudi di Stilicone,fà
no' che vnfer pente circonda ì'antrotoue ella flà, in modo che fi caccia la co-
da in bocca, che Viene a moflrare l'effetto del tempo , ìlquale in feflcfso
■ fi v<* girando fempre, hauendone tolto l'efsempio da quelli di Egitto, li-
deU'anno 1ua^ moflYatimo l'anno parimente col Jerpente , che fi mordeua fa
coda , perche fono i tempi giunti infume così , che il fine ddpafsa-
to è quaft principio di quel che ha da venire . Vedefi la Eternità in v~
Medaglia na medaglia di Fauflina fatta in quefla guifa. Sta vna donna veflita
da matrona in pie con vna palla nella deflra mano%(3 hàfopra'l capo vn
largo velo di(ìefo,che la cuopre dall'vno homero all'altro. Ma vediamo
tutto ti difegno , che ne fa Claudiano , da me ritratto in noflra lingua à
queflo moda;
fn parte sì da noi \unge,e fetreta. >
Ch'alcun mortai vefligio non v'appare i
Qua l'humana mente il gir fi vieta ,
7s[è vi ponnoanco i 'Dei forfè arriuare ,
Vna fpelonca giace d'anni lieta >
LMadre d'infiniti anni,e\d'età pare ,
Laqaal con modot[ch'vnqua non vien meno %
Manda , e richiama i tempi all' ampio feno .
Quefla
na
De gH Antichi* 17
j^Hcjla col fleJSuo/o corpG unge
Vn ferpe pien di verdeggienti fquame^
Qua! iìò , che trotta avidamente siringe
Come che Omorar ci tutto brame,
E la coda fi caccia in gofo , e finge
ZJok r mangiarla con auida fame.
Vattene in giro » e con l'vfate tempre »
oJ partì , cheto ritorna fempre,
<A la porta con faccia riuerenda,
Et d'anni piena sia l'alma Tritura,
Come cuHode, che fedele attenda
Chi vierì , (3 va con diligente cura 5
if intorno volan l'anime? e che penda
Ciafcuna par con debita figura
Da le membra , ch'à lei fondate in forti m
E slan con lei fino che piace à Morte»
^7e l'antro poi > ne la fpeloncaimmenfa
"" yn vecchio , c'bd di bianca neueafperfo
il mento , e'I crine flà , fcriue 3 edifpenfa
Le ferme leggi date a l'vmuerfo.
E mentre cb'a difporre il tutto penfa
(pn l 'animo al bell'ordine conuerfo ,
Certi numeri parte tra leflelle»
Onde nappaion poi fi vaghe e belle»
Con ordine immutabile preferme
*A ciafcuna quando habbia a gir' > 0 Hare9
'Da che quanto tra noi fi more , 0 viue »
Uà vita, e morte-, poi torna à guardare»
E riueder come al fuo feorfo arriue
Marte , qual , bench'aueT^o à cambiare
'Per via certa , <và pur' 4 certo fine 5
Che così voglion le leggi diuine.
Come con certo paffo giri intorno
Qiqm portando giouamento al mondo»
Come la Luna fi nafeonda ilgiorno}
C E tojt*
il Imagìni de i Dei
E toHo muti il bel lume fecondo ,
Come partendo fia tardo al ri torno
Saturno borrido , mefio , & infecondo 3
Quanto Venere bella , e dopo kì
"Errando vada il xìcffaggieY de i 'Dei,
S quando Febo a V antro t'auukìna
Subito ad incontrarlo la potente q
Telatura viene , e a gli alti rai s'inchina
il bianco Vecchio bumile. , e riuerents^ ,
^Allora da sé s'apre la diuina
Spelonca , aìlhor fi veggono potente^
L'adamantine porte > e a poco à poco
Tutti ijecreti appaion dì quel loco,
Quìuì i fecoli fono di dìuerft
LMet atti fatti in variati ajpetti,
E pare ciafcbedun di lor tener fi
rJS{el feggio fuo con fuoi compagni eletti,
Queflo è di ferro , onde fouente ferfì
1 mortali fra lor danni , e difpetti} 0
*Di rame quello , al cui gommo è slato
il mondo tutto vn poco men turbato .
Vno ve riè d'argento , che rijplende
In bel feggio eleuato d' 'ognintorno;
Ma di rado tra noi mortai difcende
%A far di s\ bel lume il mondo adorno .
Quello , che più de gli altri in alto afcende
E d'oro , e d'oro fon quei , ch'egli ha intorno,
Tutti pieni di fede , e- di prudenza ,
Di bontà t di giujiitia , di clcmenT^cLj,
E fon gli anni beati , ch'à mortali
<Apporteran felicitade immenfa ,
t^kit'hor , chaurà pietà de' noHri mali
Febo , che qucfii a modo fuo dìjpenfa ,
Et farà , che dal Ciel piegando l'ali
La bella xAslrea di nuouo amor 'accenfa
Di riueder il mondo à sìar fra noi
Verrà fenica più, mai partirne poi.
U
jpegli Antichi,;
Antro dc/f Eternità con lìmagine del tempo ò dei
fitto > dì Febo , della natura , & dellì quattro fecolt,
che figmficano da "Dìo venir il tutto y (gjr da quello
il tutto eftr compre/o , (jfr U reuolutìom delle co fi
fiumane-, .
C z U
so Tmàgìni de i Dei
**P??f*°" td defcrìttìoney& il difegno di quello antroj $elorica,cbe la foglia*
tro dell'io mo dire,cimos~lraì come l'cfpone il 'Boccaccio .che la Eternità va [opra a
ternità . tuttl l tempiy& perciò ella è di lunge, & incognita non fohmer.te à mor
tali{ma quafi ancora à T>ei celesH}cioè à quelle beate a?iime}cbe fono sj\
ne i Cieli. Et dal gran few manda à lafpelonca i tempis& quefìi richia-
ma purgamo al medefimo ; perche in lei hanno battuto già principio) &
riuolgendofiin [e sleffi paiono vfeire da quella,^ ritornare anco alla me
defima.Et faffi quefto tacitamente^ perche non ce ne auuedendo noi paffx
il tempo,co?ne di naJcoslo.Lstflla portarne sia la 7*{atura, vanno potan-
do molte anime intorno, per eh e feendono ne i corpi mortalità" onde vfeen-
dojioi vanno in grembo alla Eteraitàjlche tuttofi fa per opra della 7^a
tura,& perciò ellaftà quivi alla porta . fi Vecchio che parte per numero
le ftelle forfè è Dio,non perche ci fia veccbiojcbe in lui non fi può direbbe
fia termine alcuno di età>wa fórche fogliono pirlare cosigli buomimsche
chiamano di molta età quelli et iandioyche non potino morire \ilquale dati
do ordine al movimento delle lielle dislingue i tempi. UWa forfè
-che più proprio farebbe direbbe il vecchio fofie il FafoypeT-
che quello s'inchina à Febo , che fi potrebbe torre per
*I)ioìquandofi preferita allafpelonca.^dltro non
dice poi il/Boccacìo de i Secoli , che fono
quiui, come che fia co fa facile ad o-
gn'vno-.et io parimente non ne
diròpiùy per venire alla
imagine di Satur
no, perche
lo
toìfirogìì antichi pel tempo, & del tempo, bahhuam
... già cominciato à dire ragionando della Eterni-
ttt. La quale non ardifeogià didefiderare
è quejìa mia faticarla pregobuiie>
chi lo può fare, e he veglia
darle vita per
qualche tea
pò.
Svi*
D# °\i Amichi* ai
j
SATVRNO
Il primo fu Saturno , efo ^//fe/ò
Dall'alto Ciel fuggendo il figlio (jione,
Itàfor^a priuato de? fuoi regni ,
Venne à mostrar* àgli buomini , cb'allbora
Carne le fene andavano di] per fi
'Ter gli alti monti , /'/ modo di raccorfi
infieme , e £ Ubidire à certe leggi .
Ut il paefe ,.oue à principio ei flette
Latente, fu perciò chiamato Latio .
Sotto l governò di co/ini fi dice
Che fa il felice fecolo dei oro ;
Così reggetta ei giustamente ifìtoi
Topoli dando lor ripofo , e pace ,
In qttefio modo canta Vergilio di Saturno , mettendo la hiflorìa con le yn.aiyl0.
fattole , conciona che quella reciti che Saturno andò in Italia f cacciato di
Grecia dal figliuolo , & quesle babbino finto poi , che egli era prima Si-
gnore del Cielo , & che Gioue ne lofeacciò , & lo fece feendere al baffo ;
perche la (jrecia è più verfo l'Oriente^ perdo pia alta della Italia tcbe
tende verfo l Occidente. T^tiratofi adunque Saturno in Italia-fu da pia-
rlo 1{è di quel paefe>oue poi fu meffa I{oma>cbefe ne vincita confuoi po-
poli quella ro'^a vitande più antichi mortali , tolto à parte del regno ,
perche egli moftrò la coltiuatione dei campi y& il fare gii denari di me-
ta'doyche prima erano di cuoioXtfà perciò fatta sa quefii poi daltvno de
lati vna naue,perche Saturno mitigando andò in Italia , e dall'altro vna,
tefìa con due fatele chetale era la imagine di Giano>come vederemopoì,
'Edificarono quesli dueKè communemente terre , tStcafielli vicini \ che
Hai loro nome li chiamarono^ cerne Saturnia da Saturno, & Cunicolo d&
Cu,.o.Oni. tanto fi. firmato Saturno da quelle geni', che infante col 7^ù
lóro cominciarono annerirlo come Dio , perche erano all' bora slim*-
ti Dei quelli , liqualì fapeuano trottare , & la infegnaitano > qualche
*; ;: che fjf. vtile dia r:ta Inumana 5 & quejia di coltiuare il terreno,
4? fai lo con arte pia fecondo , che non è difua natura , è Vtltiffimo ; &
però Saturno ne mei ito gli fiacri honori , &fk chiamato Snrjdio drillo '
fiercorare i empi , ette dare loro il ktame}onde divengono poi più f érti- sterculio*
li.Ver
2»
Imagini de i Bd
ImAgine ai Sdamo o del tempo Hiuoyatòre eie firn
figlino li > cioè del tutto con/km atore > eccettuai Gtoue,
Giunone y £N£ttuno>ffi Plutone , hit e fi per ti quat-
tro elementi Fuoco 9 oArU , *Aqu<i s (jjf Terra 9 che noti
fi difirugono »
De gli Antichi * *i
lì i 'Pei quefìo hanno voluto alcuni , che la {ita fiatila baueffe la falce in
mano,per dare ad intendere , che la coltiuatione de ì campi fu, infegnata
ialai già da principio in Italiayconciofia che con la falce fi mieti il gra-
no prodotto da kn coltivati campi. Ts{e faenfieij Saturnali poi anco fi
cdopr aitano candele accef;: la miai cofadechiarandóCMacrokio dkèiChe™*^™0
crajcrcbc fotte il ngghnentodi Saturno gli huomini da vna incolta vi- pej lé'
ta,&pù ria di t rne-bre, pacarono alla lucida & bella feicntia delle buone •
arti . 0 Itre di ciò intefro gli antichi il tempo [otto il nome di Saturno ,
adattale di{f?-> o i latini molte ragioni tutte confacentifi al tempora non -(
già al proposto noftro . Et i Greci parimente lo chiamarono Cronache ^ gatut.
viene à dire temp0y& quello ^hefvmifica il nome fu moftrato nella ima n0 .
gine di quejìo Dio ; perche le fecero quali fempre di buomo vecchio , mal
Viftito , fen^a nulla in capo, con vna falce nell'vna mano , & nell'altra
hattetia certa cofa auiltippata in vn panno , quale pareua cacciarfi in go-
la y come che la volejfe diuoràre y e quattro piccoli fanciullini gli erano
quiui apprefio . Quelle cofe fono interpretate in quefìo modo : lltem-Efp°fai°-
pò è vecchio e malvestito perche ò fempre e flato , onero cominciò «rf"f Sa"
ejfere infiemc con il mondo , cioè quando fattala fepavatione del Cbaos
gli elementi furono diflinti , & fu dato principio alla generatane delle
cofe , cominciando allbora il Cielo ad aggirar fui intorno , dal mouimento
delquale cominciarono parimente gli huomini di mifurareil tempo : &
quindi fu , che le fauole apprejfo de i Greci difiero Saturno ejjere -lato
figliuolo di Vrano,cbe fignifica Cielo . Fu detto anco Saturno , Vitìfato-
ve,quafi cultor delle viti perche dìcono,che effendo paffato nell'Jtalia.co-
me s èd< tto y faccettato da' Latini y ne bebbe della figlia divnod\ffi
Enotria nominata,alcunì figliuoli >trà quali vieri connumerato Cjiano- a
tbi egli infegnò il modo di piantar^ coltiuar la vitCy& di fare il vino;
ilche hauendo cjfi operato , & guadagnatone perciò il nome di inuento-
reyiuenne che vn giorno alcuniy'i quali fr fé baueano beuuto più di quel-
hycbe loro fi conueniua,fi addormentarono, sfecero vn longhìffimofon-
tiOydal quale poifuegliati ?j accorti fi che qw (lo era accaduto per, il beuu-
to vinOyeredendo che foffe qualche coja venenataylapida^ono , & occifero
CianOyCome inuentor di quello, per ilche quattro figliuole di lui rimafle ,
per doglia con vna fune legataft al collo fi Iettarono la vita-.mà da Satur-
no furono pofle nel Cielo in loco di Stelle, & à noi fi dimoflrano poco auan
ti il tempo della vendemia . Effendo pofeia vn tempo i ~Roma niaggra-
uati dipeìtilentia , £? bauendo perciò confi! tato l'oracolo dì '^polirne ,
bebbero in rifpofla, che bifognaua placar prima l'ira di Saturno riceuuta
per la morti: di (jianofuofiglmoh , da che mojji i l\pmani gli edificar ona
va
34 t Imagìni de I Dei
vn temph [iti tMonhs ì*èrpeiot & vipo/cro Giano con quattro fante ; è
dal vumero delle figliuole, òdalle quattro (iagionì dell'anno. Soleuanogll
Hìlroria antichi porre su la cima del Tempio di Saturno vn Tritone con la buc-
inando co dna alla bocca , &fcpelir iui [otterrà la coda di quello, volendo con ciò
annuo . tnoflrare , come dice UWacrobio , che da Saturno cominciò la hifloria ci
farfipalefe,& ad effer conofcutta,percbe fen^a duhio , innanzi che [offe-
• ro di stinti è tempi,ella non patena efiere fé non muta, ££ incognita, il che
figniftcc.ua il nafconder la coda. Fu Saturno vestito così vilmente,pcrek:
in quel principio del mondo non cercauano le perfine pompe nelle refi:,
ma fi contcntauano di effere coperte. 0 che quefie moilrauano di effer &
tutte logore per confarfi meglio alla vecchietta di lui , ilquale baueua
i! capo nudo^perche in que primi tempi, quando egli fu creduto governa-
te tutto , & che correità la età dell'oro , la verità fu aperta , & mani-
fefia a tuiù,non nafeo Zia , come fu dapoifotto tante menzogne , & tanti
inganni, Et per que fio ancora gli antichi facrificanano a Saturno a ca-
po [coperto, (5 [t lo copriuam in [acrìficando a gli altri 'Dei . (Jftioftra la
falce in mano di Saturno > che'l tempo mitte,e taglia tutte le co[e_a . Et
quello , che ci fi mette alla bocca pei d'inorarlo, che le cofe tutte nate in
Fauola fa tempo fono anco dal tempo dinotate , [opra dì che fin] ero gli antichi
Saturno, vna così fatta fattola.-» . Temendo Saturno di effere [cacciato del re-
gno da vn [ho figliuolo , come iFati gli haueuano predetto , tornando
adOpe , laquale fu anco detta '~Rhe a , [uà moglie , che ogni volta ,
che partorirla , gli pre[entaf[e [abito quello, che haueffe fatto , perche non
voleua in modo che fofse^che fi alleuajse alcun figlio ma[chio,[e bene do-
uejse egli slefsodiuorarfegli tutti, TartoriOpe la primavolta Gioite,
& Giunone interne, ma prefentb Giunone fola al marito,fapendo che^per
efser [emina non le farebbe male,& nafeofe Gioue:di che efsendofi accor-
to Saturno cominciò à gridar per bauerto,- laonde Ope gli pre[entò certa
pietra auuolutain vn panno,diccndo quello effere il figliuolo ,che egli do-
mandaua * Et egli , fen %a guardare altr intente chef offe , [e la cacciò in
gola,e diuoroffela-.ma la rigittò poi,come faceua anco de i figliuoli , po-
feia che gli haueuadìuorati,cheglirigittaua . Onde fi legge appreffo dì
Pietra di- Taufiinia , che in Del[o nel tempio di ^Apollo era vna pietra non molto
uorara da grande guardata con grandiffimo rispetto , perche diceuano quelle genti%
Saturno . c}je era [a pietra,qual fu diuorata da Saturno in vece di Gioue, & ogr.i
dì, ma più lefesle vi fpar gettano su de l'oglio , poi le auuolgcuanno at-
torno lana non lauata . Et i Bimani la credettero effere quella , che nel
Campidoglio non volle cedere a Gioite , & fu adorata pel Dio Termino,
Fu [eruato parimente Vetturino dalla madre confimìle inganno >cbcfinfe
di
Degli Antichi. 15
4$ fìauere partorita v« pìccolo cauaUino^ &lo diede à dinotare al marito,
€ome dicenano quelli di arcadia, & Taufania hrife/ìfee. "Plutone me- paitfanj3 f
defimammte fi faluòpev efser mtoadvn parto infierite conia, favella
glauca, lattale fu fola prefentata al padre, che da quc'sìi in fuori dìuorà
tutti gli altri figUnol^rigittandoli puf anco dapQÌ,come he detta. Ma al-
cuni altri fliquali anco pare a mecche meglio dechurino la cagione del di-
fiorare i figliuoli, dicono, Che ejfendo Titano fratello di Saturno di mag*
gior età di lui,& volendo perciò regnare, Saturno a per (uafion della ma-
dre ,($ delle f or elle non gli voi fé altrimenti acconfemire , an^i che egli (i
fece I{è. 'Da quefio ejfendo per nafeere difeordia tràeffifrateìii,fi acque-
tarono finalmente con queHa conditìonc ; che doueffe Saturno continuar
nel Regno , ma che douefsefav morire tutti i figliuoli > che gli nafcefsero _
.mafcoli,acciò che fofse ficuro Tifano, che finalmente il %egm douefse ri-
cader in Iuì,q nefuoi figliuoli.Èfsequìpervn tempo Saturno la cenditio-
r,e,Cfper quefio vien dettosche egli dhwafìe ifiglÌHoli;ma effendoli na-
ti Gioue^ Giunone in vnparto,feguf di loro,&di T^ettunopoi, 0 cose
anco di Tlutone quanto fi diffe difopra : laqual cofa intefa da Titano af-
faltò sì d*improuifo il fratello di Saturno,chelòfece conia moglie prigio*
ne,& così li tenne fino a tantoché da (jioue fuperatOjfurono quelli f dol-
ci) & liberati . Lequali co fé vogliono mojirare , come cominciai a dire di
{opra , che le cofe tutte prodotte dal tempo fono anco dal tempo confuma-
te , ilqualele fa poi etiandiorinafeere , da gli elementi in fuori, che fona
i quattro figliuoli , Gioue, giunone {Plutone ,e Vettuno,cioè fuoco, aria ,
terra, & acqua,liquali non p affarono per la vorace gola,perche quejli du-
rano fempre. Fingenano quelli di Safìonia , volendo deferiuer Satur-
no , vn vecchioyche flaua ritto fopra ad vn pefee > <& teneuavn va/o, &
Vna ruota ; UWa che cofa volejfe ftgnificare è flato femprefecreto, &
perciò io ne anco qui lo dichiaro, LMartiano deferiuendo Saturno lo fa ima£,{ne
che porge con la de/Ira mano vnferpente, quale fi morde la coda, mo- di Satur-
firando in quefla guifa t che per lui s 'intende il tempo : £? dice, che ei vd no.
conpafio lento,e tardo\& ha il capo coperto di vn velo, che verdeggia ,
le chiome,^ la barba fono tutte canute , & benché eglifta così vecchio ,
pare nondimeno potere anco ritornare fanciullo, fiche fi può dire ef~ Efpofitio*
fere il rinouamento , che fa il tempo di anno in anno : & perciò il velo ne .
"perde fopra la bianca chioma moslra il principio dell'anno , quando nel-
la primauera tutta la terra verdeggia , kquale nell'inuerno poi fi
cuopre di bianchiffima neue>& così toflo fipaffa dall'vna flagione
dì altra, che paiono effere giunti infieme. La tardità del paffo fi può
riferire al tardo riuolgimento^he fa lafpera di Saturno,laquale delle fet-
a tede
*$
ImaginldciDel
Imagìne dì Satumo^del tempo^f del anno jhefìgni-
fica, li trtfii e ffet tinche vengono da quejìo pianeta, & la
renouatìone dell'anno conia fredezga, e tardità del
pianeta di Saturno .
Imagìne di Saturno^bejignifica ìltepo prefente^af-
Jato^ffi allenire ^et la mala natura di tal pianeta, et /ita
frcdez^a^J il tempo tutto confumare & diflrugger e.
De gli Antichi. ^ V?
te de ì Pianeti è la maggiore , perche è (op>a a 'atte k altre*, & però piò
delle altre che è in trenta annutarda à compir? il fuo gito. Et perche da,
qaefio pianeta vengono tri/i i effetti, per lo più-, h fecero vecchio, meslo,
fordiio; & col capo aucìtc,pigì&,&.lchto: pereffer , a nature fu a fredda,
fecca , e tutta meinmconia , come fi può federe appreffo di chi ferine di
qaefie cofe. Onde il vndefimo xJWartiano, quando nelle no%%é di CMer- Martjan0o
curh,e di Filologia fa,che ella afecnde di Cielo in Cielo .dice che giunta a
quello di Saturno treno h:ì,cbe quiuife ne fiaua in luoco freddo jutta ag-
ghiacciato, & coperto dì Orina , & dineue, & che haueua per adorna*
?;; e :to del expo talbofa vn ferpente,talhora vn capo di Leone, & talho-
ra di Cinghiale/^ ? mo&raua i terrìbili denti. Le quali tre t e fie potrebbe-
no forfè meflrare gli effetti dei tempofJcbe non affermO,perche non lo tro-
fie fritto da pintore deg-zo di fede.LPiia dirò benebbe a ciò fi confa affai *
quella imagine fignìficatrke de i tre tempi, paffuto, prefente, &auenire,
che haueua parimente tre capì di Leone ,di Cane-, & ài Lupo , poslada
quelli dì Egitto con il firnulacro di Serapide loro 'Dio principale, laquale
difegtiarò poi al luoco fuo . Ora vediamo quello che fi legge apprefìo di
Eufebio de gli effetti del tempo moftrati con la imagine di Saturno. Egli Eiifebio;
ferine , che <Ajìar te figliuola di Celo, & moglie, & forella di Saturno in- Imagine
fieme con molte altre, che ei ne haueua , fece al marito vn ornamento re- & Saturn°
galeghe haueua quattro occbi,due dimmi z & due di dietro, delti quali
due fi cbiudeuano , & dominano à vicenda , sì che due ne erano aperti
fempre,& àgli bomeri vi pò fé parimente quattro ali, delle quali due fia
nano diUefe , come che ei volaffe, & due rislrette, & raccolte, come che
ftefie fermo j volendo fignificare+ebe fc bene egli dorme,vi vede pur'an-
che, <& che mentre veggia,dorme parimente,^- che fermandofi vola, vo-
lando fi ferma; cofe tutte proprie del tempo . Etfoggiunge poi, che la me-
defima <A ftartepofe in capo à Saturno due ali, volendo per l*vna mofìra
re l'eccellenza della mente, & il f enfio per l'altra. Imperocbe dicono i natii
tali, che l'anima bumana. quando feende nel corpo mortale, por tafeco dal-
la sfera di Saturno la for^a d'intendere,^ il difcorfo,the ella mofìra poi
tanto nelle cofe,cbi comprende con la mente fola,quanto in quelle, che co-
nofee per gli [enfi. Totrei dire come i Tlatonìcì per Saturno intefero la
mente pura,cbe alla contemplatione sia tutta intenta qua fi fempre delle
cofe dìuinc, onde ne nacque occafione di dire, che al tempo fuo foffe la età
dell'oro, & il vìttcre quieto , & felice, effendo talea punto la vita di qua-
lunque ccrcu diporregià il pefo de gli affetti terreni, & di al^at fi quan-
to più può alla confideratione delle cofe del Ciclo. Direiancbora,c he Tla- Platone.
tonejpefio lo metta per quella fuptrna ìntclligen^a,laquale prouede allo
D z effere
2% ImaglnideiDei
^. efiere , al viuere , & all'ordine di tutte le cofe . KMa ciò niente fa alla
at ne* imagine dì queslo Tio , però lo lajcio , (f vengo a dire , che lo fecero gli
Saturno anthki,come ferine Macrobio, con i piedi legati confilo di lana , <&.lo te-
con i pie- nettano così tutto l' 'anno , fé non cheto feioglieuano poi dì dicembre in
di legati. certi dì,che erano confecrati a lui , volendo in quefto modo moftrare , che
la creatura nel ventre della madre ftà legata con nodi teneri , #* molli ,
li quali fi (ciogliono quando al decimo mefe è giunto già il tempo del ma-
turo parto . Et quindi dice UMacrobio effere nato quel prouerbio appref-
fo de i Lati)?;, che i Dei hanno li piedi di lana . Ma l'hanno interpreta-
to alcuni in queflo modoanchora , che la Duina bontà non corre in fret-
tale con rumore à caligare chi erra,ma va tarda,& lenta , & così taci'
tamente,che non prima fé ne auede il peccatore , chefenta la pena . 'Di-
ce fi anckova, che fiaua Saturno coni piedi legati, ò perche tutte le cofe
prodotte in quefto mondo paiono efiere infume annodate ( così vengom
Vvna dietro [altra) onero perche la natura con eerta , & ordinata legge
così tiene i tempi legati infieme , che non eeffano mai di andare fucce-
dendo l'vno all'altro . Et perche vehóffimamentefe ne corrono via^n-
fero forfè le Tauole, che Saturno fi cangiale in cauallo animale velocifji-
mo , quando hauendo goduto di fair a belliffima Tfinfa , della quale nac-
Chirone que poi Chir&ne Centauro dotti ffimo t fu fopragiunto fen^a auuederfe-
Cétauro *M f ^a\\a moglie , dalla quale fi sbrigò in quel modo fatto caual-
lo , & correndefene via * Onde Virgilio quando deferiue vn bel ca-
vallo dice, che
Tale fu già Saturno quando volfe 9
Cangiato in bel deSìrier , fuggir la moglk ?
Onde veloce andòpergli alti monti f
E fcuotendocol capo alto talhora
il duro trine , rifonar faceua
Col feroce anitrir l'altefpelonche,
Lffld quefle cofe toccherebbono pia à chi volefie efpmele fattole
èie Dei de gli antichi , chea chi voglia difegnarne le lmagini , come
faccio io 5 ptrò le lafcio > né mi reftando altro difegno da fare di
Saturno , dirò di Giano fuo compagno ; perche , come diffigià , le bi-
gione vogliono , che ambi regnafiero vn tempo infieme in Italia ,
Giano & t^Macrobio fcriuiti che Giano fu il primo , che quiui cominciale à
chiamato' ydr ^acri xempij in honor de iDei t & cheordinafieilmododifa-
crSj! * mficarc d quelli < Onde egli fu poi parimente come Pio adorato , C£
come
De gli Antichi. < 29
iomeàritYOUatoredeifacrifrcijvfauanoqueJia cirimonia , che non fa-
crificauano mai gli antichi 'Romani à qual fi voglia Dioiche non
cbiamaffero lui prima-» . E fu fatto queslo ancora , perche credette
ro che Ciano Beffe del continuo a le forte del Cielo /di modo che non
foteuano i preghi de' mortali poffare a gli altri Dei , s'egli non da-
uà loro la entratiti . Etforje btjognaua.cbe gli defk anco mano 3 & Preghiere
aiutafje à caminare , perche le preghiere , che Homero le fa femi- come iac-
ne , fono T^ppe , fecondo che il medefimo le deferiut-». Là ondeauuie- te.
ns che quando fi vuole pregare fi piegha le ginocchia > imperoche
con animo dubbìofofi va a pregare , non fapendo di ottenere quello >
perche fi prega . iLdnno poi la faccia mejìa > & gli occhi fiotti >
percioche pare , che non ftpofia guardare drittamente > né con alle-
gro vifo quelli , che già fi fono offefi , quando con preghi fi diman- ^or[e
da loro perdono. Le porte del Cielo fono due , l'vna dell'Oriente , ieo'
per la quale entra il Sole , quando viene à dare la luce al mondo : V al-
tra dell'Occidente , per la quale egli efee quando dà luocoalla notte .
Chi dunque intende il Sole per Giano, come fa LMacrobio , lo di-^P^nc
ce banerela guardia delle porte del Cielo perche , l'entrare ,& vfeir- l
ne a lui è libero. Et per que fio lo fecero con due f accie , mofìrandoy
che non bà bifogno il Sole di riuolgerfi indietro per vedere l'vna , &
V altra parte del mondo . Et gli pò fero in mano vna verga > & vna
chiane 5 accioebe per quella fi conofeefie , che il Sole gouerna , &
tempra il mondo , & per quefta , che ei l'apre quando viene il dì ad il-
luminarlo , & lo chiude quando partendo lafcia , che la notte l'adom-
bri . Haueua anco dodici altari fono à i piedi , che fignificauano dodici
colonie 5 che egli pofe 3 ò fecondo alcuni , che forfè è più yero ; i
dodici mefi dell'anno . *Da quefìo venne anco che Ciano fu credu-
to vn medefimo T^ume con Tortuno , il quale era filmato vn 'Dio p
guardiano , & cufiode delle porte : & perciò così metteuano gli anti-
chi in mano à coftui vna chiaue , come à (jiano . Da cui venne vn'altro
7<{ume de i Cardini fi gangherile vog li amo dirli , delle porte, fmpero-
che racconta Ouidio , che innamorato Cjiano di vna 7{mfa detta Cra- c
ne , tanto fece , che raccolfegli amorofi frutti, & in ncompenfa le donò ,
che ella f offe f opra à i ganghier i delle porte , & ne bauejjè lo intero do-
minio , sìehefiaprijjero , & Jerrafierfi come pìacefie à lei . Et ledo-
no anco vna verga difpinc bianco detta la verga Cianale , con la qua-
le cacciauan fi le Streghe da quelle e afe , oue erano i piccioli bambi-
ni in culla . Et fu quejta \infa chiamata dapoi la 'Dm Carna ,
mero Cardinea ; il cui potere oltre d gangheri fi etttndcua (melma Jj-JJ^ "
fopra
3° m ImnginidciDei
[opra il cuorejl fegato,& le altre interiora dell' buomo ■. Et era coflumt-
appreffo de' Romani di mangiar a C deride di giugno in bonore di quefla,
¥)eay lardo di porco, ò perche pcnfafìero , che col fattore di leigiouafie d
confermare l' intorno fano^ ò perche voleuavo in quel modo rinouare la me-
Ouidio movì/l ^e^a pMfimonia di que' buoni antichì,cbe fi contentauano di [em-
piici viuande,come dice Omdio..A cofiei trono benebbe fu fatto vn Tem
pio fui Monte Celio in 7$pma da quel Bmto,che fi finfe pa^Oyfin che gli
venne la occafione di [cacciare l'empio Pj Tarquinìo,come che per lei gli
fojfe fuccejjo felicemente il diffimulare quello , ch'egli baueua in cuore ;
ma che ne fia flato fatto fimulacro,& quale cifo[ìe,non ho trouato ambo
ca.Terò ho raccontato tutte quefle eofe di lei,accioche chi voleffe pigliar fi
Dio Forcu minorità di farne vnojmbbi di che comporlo. Rebbero anco il Dio Forcu-
*?-. . . lo,a cui erano raccomandate leporte,che voltandofifopra de i gangheri fi
tino H"a aPYGno7& faranotd(tte da' Latini Forcs: & Limammo 'Dio del limita-'
S. A^ofti- *'e, ò figlia, che uogliamo dir e,dellaporta.Onde Santo t^stfgoftino beffan-
do . àofi di loro dice, che vn portinaio folo buomofà tutto quello, che es[t fanno
fare à tre Dei infame, quali fono la Dea Cardinea,Forculo3& Limantino.
Ora ritorno à Giano^che è il Sole, ilquale non folamcnte apre la mattina^
& chiude la fera il dì , come diffi , ma fa il medefimo di tutto l'anno an-
ebora-, per che l'apre quando di primauera fa , che la terra comincia à pro-
durre herbe , & fiori, & tutta allegra dilata l 'ampio feno, & ferralo poi
d'inuerno allbora,che ella priuata di ogni fuo ornamento in fé fleff'afi ri-
Siringe, & flaffenz coperta di neue,& dighìaccio.UWofìrano anchora le
■p accie di duefaccie di (jiano il tempo,cbe tuttauia viene :<& perciò Cvna è gioita
Giano che ne,& è quello,cbe già è paffato,& l'altra è di maggiore età, & barbuta.
lignifica- <plinio fcriue, che T^uma pjde3 Promani fece vnaftatua di Cjiano con le
no* dita delle mani acconcie in modo-) che moflrauano trecento fejfa?itacinque3
accioche [t conofeeffe perciocché eglìera il 'Dio dell'anno: perche l'anno ha
tanti dì) quanti egli ne moflraua con le mani-.conciofta che gli antichi pie-
gando le dita,b fendendole in dìuerfi modi moiìr afiero tutti i numeri, che
Beda • voleuano , come fi può vedere appreffo del 'Beato 'Beda , che ne fa vn li-
bretto. Ft Snida parimente riferifce,cbe per moflrare Giano efiere il me-
de fimo,cbe l'anno, gli pof ero alcuni nella deflra mano trecento, efejfanta*
cinque nella finiftra, & che altri gli diedero la chiaue nella delira per far
' lo cono/cere principio del tempo, & portinaio de W anno. Quelli di Fenicia '?
10' come [criue Mano Tullio, & lo riferifee anco Macrobìo, penfarono, che
Giano f offe il mondo;, & perciò quando voleuano fare lafua imaginc,face-
uano il fer pente, che fi morde la coda, & fé la diuora j perche il mondo di
fefìejfojì nodrifce£3 va riuolgcndofi tuttauia in femedefimo,come il na-
fei- '
De gli Antichi. $r
fcìmeto delle cofc ci dimo(ìra,& la loro morte, & il rinouarft puf anco poi
le medesime . 'Delle due [accie di (jiano Vlurarco dice , che moHraua- Faccie di
no, ch'egli , ò [offe Genio del pae fé , onero Rj appreffo di quelle antì- pjiano* #
thìffime genti , cangiò il vìuere ro-^o , <& ferino in domefiico , (3
inule , tirando di vna in altra forma , & Cordine della vita humana .
tAltri vogliono, che le due f accie disiano mojìrino la prudenza dei
fat^iBj, & de gli accori Trincipi , li quali , oltre che fi fanno difporre
dcTprefcntc con ottimo configlio , hanno la faccia dauanti ancbora>per-
the veggono di lontano , & fanno conojeere le cofe prima che fiano ; &
l'hanno parimente di dietro , perche tengono a mente le paffute , sì che
tutto veggono . Et queflo fa così moftrato de i ^Principi 5 perche , come
dice Tlatarco , cfji fono appreffo de ì mortali le v'uie imaginì de i Dei.
Ut come adorammo gli antichi Etmani ^Anteuorta , e Vojtuorta compa- ima^inivi
gne della Divinità , quella perche Japeua l'auenire , queHa ilpaffa- ne de i Dei
to, intendendo perciò > che la Diurna fapìen^a sa tutto[: così nella i~ Anteuor-
rnagine di Giano con le due facete mojlr arano la prudenza del Bj , cui ca' oituor
non deue efiere occulta alcuna di quelle cofe , che fanno di bifogno al
buon gouerno de i popoli . Ranno anebora detto alcuni , che fa creduta
da gli antichi Giano effre fiato il Cbaos , che fu quella confusone di
tutte le cofe , innanzi che foffe fatto il mondo , &cbe perciò ha
quella faccia barbuta , horrida , & feura , & ha t altra gioitane , bel-
la , & allegra , che mosìra la bellezza venuta dalla dislintione delle
cofe , & dal mirabile ordine dato dall' vniuerfo , & che perciò fu adora-
to come Dìo dei principi] , à cui foffero confecrati i cominciamenti delle
cofe . Otta ferrando gli occhi dtl capo , & aprendo quelli deli' intelletto
confideriamo va poco la ìmagine di (jiano con le due [accie nell'anima Facce di
bimana , ben però più. breuemente, che [a poffibile , ma inmodo anco, Giano net
che lopoffa intendere ognvno . L'anima nofira, fecondo la opinione di l'anima .
^Platonici , fubito che dalle mani ài Dio è vfeìta , per certo fuo natu- I>làtonicl'
vale mouimento,a lui fi riuolge , quafi figliuola amoreuolc , che pure de-
fideri di riuedere il padre . Ss queflo defidcrio così è proprio,^ natura-
le à lei , come alla fiamma di afeenderefempre , tirandola la natura fu a
verfo là, donde viene il nafeimento, (3 il principio fuo t & perche il fuo-
co in terra è accefo per virtù dei corpi fupcriori, la fiamma , quanto
può , tende fempre verfo quelli : così l'anima , che fi fente creata da
Dio , aiuifi riuolge , C lo defidera . Ma quefio defiderio , ò lume , che
lo vogliamo d'ire 5 in lei mn dura fempre di vn mediftwo modo ,
perche quanto più fi vnifee con lei , tanto diventa meno rijplendcnte ,
& così fi [a eguale a [e medejima , onde non vede più fé non [e (iefjat
Sì ~':'V ìmagìnì dei Dei
<& le cofe dì qua già , né più riguarda "Dio , né le cofe diurne . tjfyfa da
quelle non fi allontana però in modiche pia non le pojfa vedere : an?J
quel primo de ftderio, che apparite in lei,Òfi nafeofe poìyfe glìfiprefenta
qualche poco di lume diurno , fi fcuopre fubito,& con queHo ritorna alla
Anima ha conftderatione dtlle cofe del CieloXanima dunque ha doì lumi,Cvno na-
due lumi, turale fuo proprio,^ nato con lei, or con queHo vede sèftejfa , & ceno»
fee le cofe del mondo; l'altro diuino, & infufo dalla bontà di Dio,con la,
feorta del quale ella fi inatta al Qelo , i£f quiui contempla le cofe diuine .
Quefti doi lumi fi conofeono nelle due f accie di Gianoùl diurno nella gio-
itane, & nella vecchia, & barbuta il naturale . Verche le cofe prodotte
qui dalla natura fi mutano,& inuecchiano, & la conftderatione loro fat-
ta col jolo lume naturale ha detfofco, & dell' ofeuro , pero l'anima le ve»
de, & mira con la faccia barbuta . E con l'altra poi , che è gioitane > &
polita,? anima noflra feorta dal Diurno lume tutto chiaro, & rifplenden
te vi a rimirare l'eterno T> io delle anime beate,& gliceleHi giri,le qua
li cofe non fi mutano mai)& f emano fempre la belle^a della lorogioui
ney^a.Votrebbonft dire delle altre cofe affai dell' anima,tìrandola a qua-
tta imagine dalle due f accie; ma perche hanno vn poco troppo dello feu-
tOyle lafcio per hora,& miriferbo a ragionarne in altro luoco, fé forfè mi
verrà fatto mai di mettere injìeme certa fauola dell'anima , che già ho
raccolta in più peig} . Fecero anco gli antichi la imagine di Cjiano con
quattro faccìe\perche ne fu già trouata vna così fatta slatua in certo tuo
go della Tofcana. Et mojlraua quefla molto benebbe chi lafecejtolfe (jia
no per Canno, ilquale ha quattro facete , perche quattro fono lefiagioni,
che egli fanno mutare vifo,& afpettO',cÌPrimaueraiEflate,xAuturtno,&
fnuerno. Lequali dipinfero parimente gli antichi non vi fu & b abiti di*
Ouidio . uerft,come le difegna breuemente Ouidio, quando deferiue ilfeggio rega-
le di FebOfdicendo die vi era*m
Coronata dì fior la Trimauera s
La nuda Efià cinta di /piche il crine*
Vx^Autunno tinto ipìè d'vua fpremuta »
E l'fauerno agghiacciato, borrido , e trifto*
Sonoanchora le slagioni dell'anno mojlrate alle volte in quefto modo*
UWefteftVenere per la Vrimauera,Cerere per la Efiate, per l'autunno
Tacco, e per l' Inuerno talhora folcano, che flà a Ila fucina ardente, &
talhora i venti con Eolo Bj loro , perche quesii fanno le tempesle,
che nel? Inuemo fono più frequenti , ebene gli altri tempi . Furono
anco
de gli Antichi.
33
Tempio di G?a?2orDio della pace ,& della guerra
qual ilaua ferrato in tempo di pace 3 & aperto nella,
guerra, intefoperd Qelo qual agirandof caufa > opta
tojlo inclina > bora alla pace bora alla guerra—- .
34 ImaginedeiDei
anco pojll [otto i piedi ài Giano dodici altari , per lì quali erano ìnteft t
dodici me fi dell'annovero i dodici fegni del Zodiaco trafeorfì dal Sole in
Tempiodi tutto l'anno.Et in 'Roma fu vn tempio di cosluiycbe haueua quattro por-
G iano . tey & quattro colonne Josleneuano il volto difopra, in ciafeheduna delle
quali erano nicchi con figure rapprefentatrici de i mecche fi partono neU
Pamlcio k quattro Stagioni dell'anno. Et due porte folamente bebbe da principio
Cltifìo. il fuo tempio , quando fu fatto da Isluma , dinanzi del quale egli
Vonedtl-fiauaaffifoin bel feggio regale , & era chiamato qui Tatulcio . &
la gu erra . clufwtda due voci Latine , che fignificauano l'vna aprir e J,' 'altra ferra
re , perche l'imo , 0- l'altro era creduto venire dalla fua mano, come
ho già àetto,& chiamauanfi quesle le porte della guerra^eUe quali Ve*
Virgilio ■- gii io così fcriffe \
te porte delaguerrasche chiamate
fisi fur da gli antichi,fono due 9
E per religione ye per ri/petto
'Del fero Marte già rfacre , e tremende j
le quali cento duri e grofji ferri
Tengon ferrate con mirabil for'zg ;
E dinanzi vi sia ? come cuftodeT
Giano che con due f accie ambe le guarda,
<A quefle , pofeia ch'era dal Senato
Deliberata alcuna guerra , cinto
K_A Vvfan^a del popolo Sabino
jlbtlregalpovporeornanto 3andaua
L'vn Confole , & aprendo fent ire
De i cardini facea ilgraue slridore,
Hauendo dunque il Senato fatto deliberatane di moueve la guerra 9
Tvno de i Confoli aprina le porte già dette , & finche durava , flauano
cosi femore , (3 finita , che era > le Jenauanno fubito. fiche fu ordi-
nato da %wMà'j&. ejfeniatopoifempre con certa legge ,come ferine Tifi
tarco. Onde fu detto bauerela pace K & la guerra in fua mano , come
Ouidio * Gnidio fa dire a lui medefmio.quando gli domanda la ragione delle fa
fefle3penbe il fuo sempio aperto moHraua quefla, & ferrato quella. Dì
che molte fono le ragionila per bora dichiamo quefta follmente , che
„. ciano da molti fa creduto ({[ere il Cielo (come anco vuole Mano Tullio)
il quale aggirandofi intorno è caufa de i congiungimenti de gli afpettij$
ielle altre pofttioni delle ftelle^onde fimo mainati à mdte delle opera*
tionk
Degli Antichi. 35
tionì > che facciamo , & perciò fi dice fruente > che molte mutano-
ni delle cofe bumane vengono dal Cielo j fra le quali fi può metterei*
pace , & la guerra. Et quefio fu forfè il miflerio appreffo de i Bimani
di aprire , & ferrare il tempio di Giano. Del quale fi legge ancora 9
che furono alcune jìatue in certo luoco della Città , oue fi tróuauana
di ordinario gli v furai a fare le fue facende , perche egli' 9 che era
credutoti Dio de i principivi , era ancoUimato il padrone delle fa»
lende y che fono i primi dì de i mefi , onde ei fa chiamato et latt-
àio Giunone , perche quefle erano parimente confecrate a
giunone, & a Calende foleuano glivfurairifcuotere
le loroyfure. Oltre di ciò erano anco chiamati
(jiani quelli arthi , che nelle pompe dei
trionfi erano drizzati per la fitta a)
quattro faccie , alla filmili-
tudine del tempo, ch'io
diffi dalle quat-
tro porte .
0»-
de Suetonio parlando della fuperhìa & va- Suetonfa
naglorìa di 'Dominano dìce;che e-
gli drifgò per la Città molti
Giani con gli ornarne^
ti trionfali.
9 Z i*/fp*UQ
35
Imagini de i Del
Imagine del Sole ò Febo, & di Gioueappo gli AfliriJ re
nuti per una medeflma cofa , inteii da loro per l'anima del
mondo, & il loro potere efiercongiontoinfiem e .
Imagini d'Apollo &: de gli animali, & uccelli à lai facra-
ti, che lignificano gli effetti del Sole, &: Apollo efler ftato
Dio dell'indouinare, &. ha legratie in mano che lignifica-
no il giouamento,che dal Sole habbiamo, & la utilità che
ànoiperuiene.
De gli Antichi. 37
APOLLO. FEBO
IL SOLE.
E BjCHE furono diuerfe le opinioni apprefjo de gli Dei degli
antichi del principio delle cofe, tanto di che , come da antichi^»
chi fìfliro fiate create , ò fatte ; i Voeti i quali furono me intro-'
i primi, come dice ^rifiotele , che fcriuejfero deiL° t "
'Beìr finfero diuerfe fattole diquesli , facendo credere
alla fciocm gente , che foffero.molti , con ciò fofie che
chiamando 'Dei li primi facitori delle cofe ,&le principali materie di
quelle,cfpnmeJTero i varij 'pareri delle dìuerfe fette . Et in quefio modo
fanale ggiando- feeeraDei gli Elementi, le Stelle, il Sole ,&la Luna .
Onde furono pojcia loro datitempij->altan & fìmulacri quafi in ogni luo-
co ,fe non apprefjo di alcuni de gli\Affirij , comejcriue Luciano > li quali Luciano ;
dicevano yche ben fi doueafare de i fìmulacri à quelli Dei, che non erano
veduti in altro modo, ma non già al Sole , ne alla Luna, perche fi vedono
ogni dì : & fé eff? sleffi ci fi mofìrano ogni volta , che leuiamo gli occhi
alQelo (diceua quella gente) a' che farne altre fiatue ì T^ondimeno
Macrohio riferifee >che in certa altra parte dell' A fìria,oue fu creduto il Macrobì©
Sole , & (fioue , che mofira l'anima del mondo 9 tfferevna medefima
cofa , era vn fimulacro dorato fen\a barba y ilquale fìando il braccio
alto teneua nella desìra manovna sferra in guifa di auriga,& portaua
nella finislra il fulmine , & alcune fpìehe > le quali cofe moftrauano il
potere del Sole,& di Cjioue effere infieme giunto . Et perche pare, che di
tutti i corpi celesli il Sole k abbia maggior for^a nelle cofe create , {$
in quelle moìlripiu manifefi amente de gli altri effetti fuoi, hanno vo~
luto alcuni , che per tutti gli altri cDei fempre s'intenda di lui fola-
mente ^fecondo che diuerfamente ei mofira le fue virtù. Et perciò in dì-
v.erfi modi ne f cero fiatile gli antichi , & fu chiamato con diuerfi nomi
non foto dalle diuerfi nationi per la diuerfitd delle lingue , ma da quelli •
Onchora, che erano di vna medefma gente ,come fi dirà di alcuni fecondo
che verrà in propofito, difegnando lafua imagine . f Greci lo nomarono
k_A pollo talhora , che vien detto da , at particola pnuatìua , che
fignificafen^a,& pollo che vuol dire molti tfiendo d'egli è folo: & ta-
lhora lo nominarono Febo , che tanto tra loro vuol dire , quanto luce,
(2 ulta,,
3 & ImaginideiDèi
<s vita , Ò? così l'hanno dimandato anco i Latini e non gli hauendo da»
to altro nome nella lingua loro , che Sole* come lo dimanderò io anebora .
Alciato . Quefio fecero gli antichi gioitine in Vifo fen\a barba, onde volendo ì'^Al'-
■ ciato ntfuoi Emblemi pone la giouinex7aydipìnfc *A pollo '>&*B accor-
rne che a quefli due picche à gli altri,fia-iocco dì efiere giovani fempr e »
Tibullo . onde Tibullo difie ,
Che "Bacco folo , e Febo eternamente ,
Gioitavi fono , & hanno il capo ornato
lAmbi di bella chioma rijpkndente.
Dìonifìo Da che prefe il Tiranno di SiracufaDionìfio occaftone di coprire con
Tirati no . fefieuole motto gli fuoi facrìlegi , quando dalla slatua d'oro di Efctdaph
ne leuò la bai ha, dicendo che panna cofa troppo di fdiceuole y che il pa-
dre fojjè ferina barba , & il figlinolo fhauefìe così lunga . Terchefì leg-
Apollo sz gè, eh e E [cui apio nacque di k^À "pollo , cui fanno vna bella chioma bion-
pre gioua- da , sì che pai cdoro/s questa montagli rifplendenti raggi del Sole. La
ne * cui giouine\^a ci dà ad intendere schel a virtàfua, & quel cahre, che dà
vita alle cofe create , èfempre il medeftmo , ne inuecchia mai, sì che di-
uenga debole . Il che pare ejfere proprio di tuffigli altri Dei anebora y
Kebe. che non inuecchino mai; onde Homero dijfe , che Bebé , (amale voce
appreflo de i Greci viene a dir e fior e della etày&fignifica la-prima lanu-
gine^che mettono i giouani,minifiraua il vinoso nettare che foffe,& da-
uà bere à tutti gli altri Dei, fi come Ganimede à Giouefolo . Terloche
Dea della quella fu la Dea della giouentà,adorata parimente dagli antichi , & lai
giouentu - facevano i Romani nel Tempio , chea lei fu dedicato nel Circo Majfimd
da Caio Licinio , votato fedici anni prima da Marco Liuio il dì , che rup-
pe l'efferato di ^A\drubale,come fcriue Liuio, informa di belliffimagio-
uinc,con vefli di diuerfi colori, & con ghirlande dì bei fiori incapo , po-
co differente dalla Dea Tomona, Ma che fojfe fatta da Greci nonfit-
prei dire : perche Taufaniafcriue , che nel tempo dedicatole nel paefe di
Corinto in certo bofehetto di cipreffi non hebbe quefta Dea ftatua al-
cuna, che fi mofirafie , & marno che fleffe occulta,pcr certa ragione mi-
fi eriofa , r la quale egli non ha pero voluto dire , né io l'ho faputa troua-
r e ferina da altri- . 7{ondimcno l'ador aitano quelle genti , & lo faceua-
no grandi honori , & il maggiore era , che chifuggiua colà humilmcnte
fupplicando la Dea , era liberato per rifpetto di lei da ogni caftigo , ££
lira ìmz- pena t cke hauefìe meritauaper qualfi voglia graue peccato , & quelli ,
d °no A" rteiefimd° cattiuiy & co' ferri all'i piedi , fi liberauano,fokuano portare
pc ì ceppi
De gli Antichi.
39
Tmagine ffi tempio di Hehe Dea della gtouentù^ ($f
pincernade gli *T> et > figliuola di Giunone few^a 'Pa-
dre , con njno che gli appende i <~voti 3 e t ceppi di fua
libertà^ e fendo il fio tempio franchici* de colpeuolì
nella Grecia^ .
4*3 Imagini de 1 Dei
i ceppi quitti, & gli appìccauano à gli alberi preffo al Tempio, llaiteux
poi ^Apollo in mano vna lìraptr mo/irare lafoauijfimo armonia:cbe fan-
fio i Cieli, mouendofi con quella proporzione, che più fi confà a ciafchedu-
no di loro, la quale viene dal Sole , perche qucfio {landò nel me^o di quel-
li\come riferisce CMacrobio,& fu opinione de' Platonici, à tutti dà leg-
ge^} che vanno lofio /J tardi, fecondo che da lui hanno pia, ò manco vi*
gore . Et perche ogni Cielo ha la fua (JMufa fecondo i medefimi Pla-
tonici , chiamata anco alle volte da loro Sirena, pecche foauìffimam en-
te canta ( che fi riferifee al dolce fuono degli Orbi Cele/li , li quali fono
Apollo ca noue , quante apunto fono le 'JMufef fu detto ; che {.apollo è capo-,&
j>o delle guida diqueHe , &ècon lorofempre ffi come dice Taufania , che fu nel
Jvlufe. tempio a loro comwmemente dedicato ,cio?. ad (^Apollo , & alle (Jfyfu-
fé. Le quali da principio non furono nominate più di tre, & con nomi
tali' nella Greca lingua , che nella noflra fignificauano LMeditatio-
ne , Memoria , (3 Cannone* Ma 7Jierio di Macedonia > da cui hebbe no-
me va monte di quel pae fé, ordinò poi ,, come Taufania ferine , cbefojfcrs
Jvluis °ua" noue le Muje, & diede loro i nomi , che hanno ritenuto pofeiafempre. Et
furono anco da quel monte cognominate tutte infieme Tier ideasi come da
diuerfi altri loro confecrati hebbero dìuerfi altri cognomi . furono det-
te figliuole dì Gioue,& della M emoria ;& propri Islumìdè Tocti,& del-
la CMuftca : perche chi ha buono intelletto , i$ gran memoria facilmen-
te diuenta dotto in quello à che applica l'animo , & facendone fpeffo di
. . belle, & vaghi cpofitioniè detto bauerefauoreuoli le Muje, fatte dagli
All^M Antichi giottani difacciai& molto belle,vesìite a guifa di Vaghe 2S(is-
fe# ■ fé, con diuer fi slr omenti in mano, fecondo le diuerfe inuentioni , che
Virgilio, dauano a ciafeheduna di loro , come fi legge bauere fatto Virgilio ,
ilquale in certi fuoi ve; fi fa , che la bisìoria jìa di Clio, di Melpomene la
Tragedia,^ la Comedia di T balia, -ad Euterpe ààgliflromenti da fiato ,
a Therpficore la cetra, &ad Erato la lira , fa che da Calliope vengono i
componimenti beroici^a i^d filologìa daVrania,& daTolinnia lal\e-
Corone urica-, & dice allaftne,che tutta la virtù loro viene da ^Apollo , & che
delle M-u-flando Febo in me?o di loro,abbvaccia tutto. Furono cofi nominate le Mu-
fe,& fono dì tanto numero anco, percioche noue proprietà a punto.deuono
effere in citfeuno, che defidera peruenire alla perfetta cognizione di alcu-
7iafcientia ; la prima, che è detta Clio fignifica Gloria , come che per la
Cjloriafi induca principalmente l'buomo a dar opera alle fcìentìe ; la fe-
conda che è Euterpe vuol dire Grazia di DIO, il cuifauore bifogna a
chi vuole perfettamente imparare ; la ter^a che è Melpomene , s'inter-
preta dilettatìom'ipcrcìocheje lafcientia non dilettale , mal fi affatiche-
rebbe
De gli Antichi. _ 41
febbe alcuno per acqu:fiarla;la quarta che è Tbalìa , lignifica capacità ,
effendo bìfogno a colui che vuol imparare,effer capace , & intelligente de
quello che leggera quinta,che è Volinnia, tanto è , quanto moti a memo-
ria , ejfndo la memoria vna delle cofe principalmente nectfjarie pet
Ì 'imparare ; lafefta che è Erato vuol dire inuentione di cofefimili , per*
che colui che impara, bi fogna che babbi difccrfo di ritrouar ancor egli co-
fé nnonefimili ; la fé tt ima , che è Therpftcore,fignificagiudiciofo , per-
che l'bnomo dotto deue bauer buon giudicio ne II' elegger le co fé buone,
& *eggittar le cattiue ,• la otuua che è Vrania , tanto è quanto cofa ce-
tejie, perche con l'è leggerla miglior parte (come s'è detto) fi vienad
acqui/lare il nome dicelesle , & dittino ; la nona<cbe è Calliope, tan-
te importa quanto perfezione di feientia , & è lafnperiore , & il ca-
po di tutte le altre , effendo che quando l'huomoè perfetto non ha pia bi-
jhgno delt altrui aiuto ,maè egli ilfupeùore a tutti . Le coronauand
poi di varij fiori, & di diuerfe f rondi, & alle volte auchoraton ghirlan-
de di palma , oner amente ebecingeuano loro il capo con penne di dìuerft
colori^ foffe per le Tieridie^che le sfidarono a cantare,^ vinte pofeia da
qudle,come dicono le fattole, furono mutate in Tiche, che fono le (ja7^e,le
quali hoggidì ancora fanno imitare la voce hurnana , oueroper le Sirene
fuperate da loro medefìmamente nel cantare . Et a' tempi nojlri anc bora
veggonfiin T^oma alcuni fìmulacri delle CMufe antichilfimì , che hanno
>na penna piantata sa la cima della te(la,& credefi, che foffe delle Sire-
ne . Et per mojlraregli antichi, die le arti liberali, & le fidente tutte [ì
vanno dietro Vvna aU'altra,&fono come annodate infteme,dipingeuano
le Mufe ritrouatrici di quelle,come diffi,che tenend&ftper mano l'vna con
l'altra,menauano bella dan^a ingiroy& ^Apollo, che ò le guidaua,effen~ Apollo p-
do egli quel iumefuperioreyilquale iUufiral'bumano intelletto, ouero che n^mc
Stana loro nel me^o. Et è dato il luoco di me^o ad Apollo nonfolameute
quiui,ma neWanchora, & perche egli diffonde per tutto la virtù fuajonde
fu chiamato cuore del Cielo:& per moftrare,cffegli haueua potere quiui,
& in terra anchora,& fino in inferno . Gli amichigli pofero in mano la
tir a, intendendo per quefta la ce lejie armonia, lo feudo à lato,che rappre-
fentaua il noflro hemifpero fatto in circolo , & rotondo comclofcudo;&
gli diedero gli Jiraliji quali,perche penetrano con granfor^a, quando fo-
no fcojfi dall'arco , mostrano , che ifuoir aggi penetrano con lafua virtù
fino nelle vi f cere della terra ,oueèla pia baffa parte del mondo , che per-
ciò è chiamata inferno . Tutto queslo riferifce Seruio togliendolo da.
certo libro di Vorfirio, chiamato Sole . Cd Lcuni dicono , che fi chia-
ma apollo Dio d'Inferno, & che gli furono fotte la faette in manQ^
F perche
4* Imagini de i Dei
perche Ipeflo nuocono gradem^nte a mortali i troppo vebenteti ardori del
Sole .facendo pefle,& altre infermità;ma perche cigimapoì anco iltem
peratofuo calore ,ei teneua le fratte nella defira mano, come fi dirà nella
ìmaginedi quelle, & l'arco,& gli Jlrali nella fini str a squafi che afciugan
do le humidità,che forgona dalla terra ai continuo,egii renda l* aria pur-*
guta, & fan* . 'Da the prefero octafione i Toeti di fingerebbe isfpollo
Vhhone. hattejfe vuifo confuoi Jlrali il gran fer pente Tithone , nato della terra
•veciio dd.fi:b:to the furono affate le acque del diluvio : perche Tithone altro non
Apollo . vml dire f c}?é putredine, la quale fruente nafte dalla terra per la troppa
humìdità , & farebbe di grandmimi mali ,fe non foffe confumata da i
ca Idi raggi del Sole, che fono glia cutijìrali di apollo. La quale cofafu
moslrata parimente da chi a principio confecrò il Lupo a quefto'DÌQ :
lupo per perche come^ il Lupo rapifce,& diuor ai greggi, così il Sole con fuoi rag-
che dato gi tira asèy& confuma le humide efalation i della Terra . Et perciò fu
ad &V°^° detto ancbora,cbe il Sole, la Luna, e tutte le altre Stelle fi pafeono, &no~
le di' c/ie fi ^fcono dette humiditàyths il mare, C la terra manda loro3 tome ferine
xìoànsc.Q—^^arcoTulliorif erendo la opinione di Oleate Filofofo , quando dijputa
no. della natura de i Deì.Et quefto medefimo vuole intendere Romero,quan-
do finge ,che Cjìoue con gli altri Dei,cioè il Sole con le altre Stelle, fia an-
dato dall'Oceano a conuito. <Dicefi anchora,che il Lupo ha così buon oc-
chio,che vi vede di notte, così come il Sole, quando appare vince le tene-
bre della notte, Onde in Delfo nel tempio di apollo venera vno fatto di
metatto-,perche Latona,come dicono lefauolejattagrauida da (jioue>&
mutata pofeia in qmfla beslia, temendo non forfè Giunone lofapefte, &
perciò tr ouatala le fece qualche male,così Lupascome era,partorì *A poi-
lupo di lo.Ouero perche fi legge,che vn Lupofcoperfe il furto fatto delle cofe fa-
Apollo . ere di quel tempio in queslo modo, che vetife il ladro trouatolo addormen
tato, & dapoi andò tante volte vr landò, & gridando, che moffe alcuni a
Seguitarlo , & ei gli condujfe, oue haueua vijìo riporre le cofe rubate , &
per quejìo fu fatto il Lupo di metallo , C dedicato quiuiad ^ApoHo nel
fuo tempio,così racconta Taufania : ilquale rendendo anco la ragione del
Apollo Li tempio dedicato in ^Argo ad ^Apollo cognominato quìuì Liceo , che viene
a dir e in nojlra lingua Lupino,dice,che Danao andato in JL rgofà à con-
te fa con Gelanore del principato della Città , & efiendo la caufa dinanzi
del popolo, ciaftheduno diffe così bene lefue ragioni, che reflarono fijpcfì
i giudici , & fu rimefia la cofa al dì feguente,nel quale di buon mattina
fu vìjlo vn Lupo afìalire vngrojfo armento ii buoi,& di vacche, che pa-
jceuano intorno alle mura,& che auuentdtofi alTorrocapo ddCarmen-
to,l'vccife.TJa che prefero gli jlrgiui argomento delgiudicio, che dou§-
uam
De gli Antichi $? <
nano farc,vaffimìgUando *Danao al Lupo; perche come quella beUia non
è punto domeslica,così egli venuto di fuori non baueuafinalibora bautta
ta domestichezza alcuna, con gli jirgiui : & al Toro Gelanore , perche
tra fiato in quel paefe fempre. Et perciò hauendo il Lupo ama^ato il
. Toro , fu giudicato Danao fuperiore,& gli fu dato l'imperio della Città;
doue egli,credendo,cbe apollo bauejfe mandato il lupo,gli edificò poi il
tempio,cb'io diffì,& cbiamollo Liccoycioè Lupino, come bò anco detto. Et
oltre alla flati* a del Dio » che era nel Tempio , di fuori vi fi vedeua vnaì
gran bafe>nella quale erano fcolpiti il Toro , C> il Lupo , chepugnauano
infieme, & vna verginella , che gettaua pietre cantra il Toro, & diceua-
r>o,cbe era Diana. 0 (tre al Lupo bebbe apollo anco il coruot & Marita-
no dicejhefu per lo indouinare,dicuì era creduto effere egli U T>io,con-
ciofia,cbe il Como di fua natura indouina la pioggia,^ la ferenità, & a
noi lapredice con voce bora chiara, & ifpedita,hora roca,C3 interrottalo
me fcriffe Virgilio , oue infegna dì conoscere quando babbi da mutar/i il
tempo. Et fu creduto il Como indouinare ancora altre cofe affai,& predir- ^. ,~
le parimente con diuerfe voci-.onde gli antichi l'ofteruarono grandemente Apollo .
negli augurij. Vero marauiglia non è,che foffe dato ad apollo, di cui le
fauole lo fecero anco minislro,& 'femidoi eccome racconta Ouidio,ilquale Ouidio.
dice par intente, che apollo fuggito con gli altri 7)ei in Egitto per ajjicu
rarft dalle mani di quel gran Tifone , che gli perfeguitaua tutti , fi mutò
quiui in Como. Con queflo hanno pojìo anco il Cigno per motivare , come
dicono alcuni,che il Sole fa il dì fimile alla bianchezza del C ignoran-
do viene a noi* spartendo da noi fa parimente la notte negra, come è il
Como. Et hanno voluto alcuni,cbe non foffe altro vccellopiù confacente-
fi ad apollo del Cigno , si per la candidezza fua, che può rapprefentare -.
laluce del Sole; & si perche canta foau emente , anco perche indouina la Apo"k>
morte fua, 2f allhora è,cbe più foauemente cantalo perche fi allegra del-
la morte per certo naturale injiinto , ouevo perche quando è per morire,
gran copia di fangue gli va al cuore, dalla quale tutto rifcaldato, pare
che di dolcezza fi disfaccia^ & per ciò canta cosi dolcemente, filtri han-
no detto , che il Cigno piagne,non canta, quando è per morire, perche gli
crefeono tanto adentro certe penne, eh 'egli ha nel capo, che gli trafiggono
il ceruello, donde & fé ne muore. Taujan iafcriue,che in Grecia riueriua-
no il Gallo come vccello di ^4pollo,percbe cantando annuncia la mattina G u i~
ilritornodel^ Sole :& forfè anco indignando Jfeffo gli antichi dalla fua AJóSo/
voce le cofe,ò buone, ò rie che doueuano venire , fecondo che egli cantaua
in tempo ò fuori di tempo. Come indignarono i 'Boetij quella nobile vit-
toria, che hebbero conira i Lacedemoni} , cantando quafi tutta la notte i BoetJJ'
f a ' Galli;
44 . ImaglnldeiDei
Calli : perche quello vccello , quando è rimo tace , & fi nafcondey &
fimoflra poi tutto lieto , quando è vincitore^, , & cantando publhaU
Sparuiere faa vittoria-» • Et Homero fa , che lo Sparuiere gli fta parimente con*
di Apollo fecrat o t(3 lo chiama veloce nuncio dì Coprilo s quando fcriue che Te-
lemaco ritornato a cafa in ftaca vide vn Sparuiere in aria fquarciare v-
va Colomba : onde egli prefe buono augurio dìdouere liberare la cafa
fua da gl'innamorati di fua madre . Et in Egitto fitto la imagine del-
lo Sparuiere intendeuam fpejfo Ofiri , cioè il Sole, si perche e di acu-
tiffimo vedere qutflo vccello , sì anco , perche nel volare è velocissimo.
Diodoro. Et lo adorauano gli Egittij , come fcriue 'Diodoro , raccontando delle bc-
fiie , che da quelli erano come Dei guardate , oltre alle altre cagioni per
quefta anchora , che già ne' primi tempi venendo vno Sparuiere ("^
fi feppe d'onde) portò in Thebe Città dello Egitto ai Sacerdoti vnTi-
bro ferino à lettere roffe , nel quale era , come , & con qualriueren^a fi
doueua adorare i Dei «. Da che nacque , che gli fcrittori delle facre co-
CapeIIoye ^Mjuj portarono poi fempre vn cappello roffo in capo con vna ala di
dato* Cm Sparuiere. Scriucndo'Torfirio della aììinew^ade gli antichiydice^che dì-
Porfirio. firibuendo quelli di Egitto diuer fi ammalia diuer fi Dei come loro prò-
prjj , diedero al Sole lo Sparuiere , lo Scarauaggio , il Montone , & il
Qocodilo. Et perciò t come riferifee Eufebio , iTbeologi dello Egitto
Naiie del metteuam \a imagine del Sole in vna naue , la quale faceuano portare
davn Crocodilo , volendo per la naue mojlrare il moto y che fi fa nello
humido alla generatone delle cofe , e per lo Crocodilo l'aqua dolce 5 dal-
la quale il Sole leua ogni trijìa qualità , &.la purga co' fuoi temperati
lamblia), raggi . Et famblico parlando de ì mijìerij dello Egitto dice , che quando
pongono "Dio su la naue , & algouerno di quella , vogliono intendere la
prima caufa , che gouerna l'vnìuerfo , & che quefìa dà di /opra 5 fendei
punto muouerfi lei^cosìfa , che le feconde caufe , & le altre di mano in
mano muouono tutto , come il nocchiero toccando lieuemente il temone
Marciano, muoue la naue a fuo piacere^* . UWartiano parimente , quando fa ,
che Filalogia entra nella sfera del Sole , dice , che ella quiuì vide V-
na naue , che da diuer fi voleri gouernata va fecondo , che fono
i corfi della natura-» , ella è piena dì viuaciffime fiamme , & por*
ta pretiojiffime meni , vi fianno al gouerno fette fratelli , nell'al-
bore è dipinto vn lione , & di fuori è vn Crocodilo pure dipìnto , & ha
di dentro poi vn fante di dìuìna luce , che per occulte vie fi fparge nel
•Scaraua^ w<>w^0 ' Dello Scarauaggio fi legge apprefio di Eufebio , che quelli di
gioflima- Egitto ne faceuano vn gran conto , & lo riueriuano molto , credendo-
lo affai, lo ejjcre la vera^ viua imagine del Sole $ perche gli Scarauaggi tutti,
come
De-gli Antichi.
V^aue del Sole portata da*vn Cocodrìllo, chefignU
fica la prima caufa che gouerna l*vniuerfo doppo iddio
effer la forza del Sole cengionta ne Ila generatane delle
co fé con tlmmìditì, & lui purgare k trifte qualità
di quella-» ,
45 ImaginideiDei
come ferine Elìano , &lo riferisce anco Suida}fono mafehi, & non hannè
[emine fra loro , Onde era comandato quitti agli huominj di guerra,che
gli porta/fero in mano del continuo fcolpiti ne gli aneliti per moflrare che
aquefli bifognaua bauere animo del tutto virile, & non punto effemi-
nato.Hi par ano poi gli Scarauaggi la loro progenie in queUo modo: Spar-
gono ilfeme nello fierco,qual rivolgono pofeia co piedi, & ne fanno pal-
lottole, che vanno aggirando tuttavia per ventiotto dì , sì che rifcaldate
quanto fa loro di bifogno pigliano animo, & ne nafcOno nuoui Scarauag-
gi', & perciò fità&fimili al Sole,perche egli parimente fparge fopra la ter-
ra la virtàfeminale,&lefi volge intorno di continuo,^ gìrandofi intor-
no al Cielo fa , che la Luna fi rinoua ogni me fé in quanto tempo lo Scara-
faggio rìnuoua Ufua prole . Et perche oltre a gli ammali confecrarono
Lauro di anco gli inimichi arborì%& piante a gli lDeiyfu dato il lauro ad Jl 'poi-
Apollo . i^&alìe ne faepiano ghirlande, ò per lafauola , che fi racconta di Daf-
ne da luiamatay& mutata in quefìo arbore a è perche fu credute il Lauro
battere non so che di dittino in sé, &cbe per ciò bruciandolo facci Jìrepi-
to moslrandolecofea venire , delle quali faceuanogiudicio gli antichi,
che douefìerofuccedère felicemente, fé il Lauro bruciando faceua gran ru-
more,\3 al 'contrario, fé non faceua firepito alcuno . Credeva anco quaU
ch'vno degli antichi,che chi fi legafìe hfoglie del Lauro al capo, quando
va a dormire , vedeffe infogno la verità di quello che defideraua fapere .
Oltre di ciò pare hauerejl Lauroinsè qualche virtù occulta di fuoco 5
perche ilfuo legno fregato con quello de la hedera fa fuoco, come fifa per-
cotendo la pietra vina con l'acciaio, & none chi meglio raprefenti il So-
ie del fucco.Ver che dunque il Lauro fu così proprio di apollo, ne furono
pofeia coronati i Toeti d lui tanto raccomandati,^ gli Imperadori pari-
mente lo portauano, forfè perche dicono^che quefio arbore non è tocco mai
Tiberio dalla faetta del Cielo, Onde legge fi di Tiberio Jmperadore, che ei fi cinge
Impera- m h^q di Lauro fempre che vdiua tonar e,per afftcurarfi dal fulmine*
Et à Colende di Gennaio dauano i Ternani à nuoui magifirati alcune fo-
glie di Lauro-, come che per quelle haueffero da conferuarfifani tutto l*an-
nOjperchefù creduto il Lauro giouare affai allafanita , della quale hebbe
Apollo pa pur'anco cura {apollo , an^i la medicina nacque da lui y come vedremo .
dre della ne^ imagint $ Efcula-pìo,conciofia t che la temperie dettarla con ferua-
' trice de* corpi Immani venghi dal Sole. Del qualfi legge, che innan^ial-
l'vfo delle lettere quelli di Egitto lo notauano in quefio modo : Faceuano
vnofeettro regale, & vi metteuano vn "occhio in cima onde lo cbiamaro-
_ , . , . no anchora alle volte occhio di Cjioue, come ch'ei vedeffe Vvniuerfo , & lo
Gioue . gouernaffe confomma giuflitia, perche lo [cerno moslra ilgouerno , Et
Uomero
De gU Antichi
Imagìne cttdpoUo o del Sole Jignìficante lui ejfer
*Dìo de Ila prudenza y & del potere , 0 che t/momofà-
uio debbia, afcoltare & operar affai , ma parlar pocho 9
è conjìgmfica ancor Ali Sole cioè Dio tutto fentìre<$f,
*vederc~> .
4$ Imaginì de i Dei
Vede tut- Hmm dìcefpeffo del Sole,che vede ;& 'ode ogni cofa.Onde appreflb fla-
to il Sole . cedemonifà vna slatua di xApollo con quattro orecchie,^ con altre tan-
Aj «olio co te mani>& dicono alcuni ,che lo fecero tale, perche fu vitto già vna vol-
quattro o- fa in quella forma combattere per loro.tJM.af or fesche voleuanomoHra->
recane . fe -m ta[ man'iera \a pruden<a,cbe viene da queilo Dio , la quale è tar-
da al parlare, ma bene sìa con le orecchie api rte fempre per udire . Et
per ciòydiceua vn prouerbio appnfib de Greci: 0 di qucllo^che bà quattro
orecchie ^volendo intendere di vnbuomofzuio,& accorto.^ puleio fa fe-
derile il Sole veda ogni cofa,quandodice,cbe in Tbefjaglia erano incan-
tatrici,& donne malefiche,le quali per inuolare , & rapire qualche cofiz
con le torofiregarie,entrauano ouefofie fiato alcun corpo morto così di na-
fcofio,cbe non far ebbono pure fiate vifie da gli occhi del Sole , quaft che
impojjibile fia,ò fuor 4i modo difficile fare cofa,che non veggia il Sole. Fa
Imagine ceuam cpielli di Fenicia , che ilfimulacro del Sole f offe vna pietra negra
rotonda^ larga nel fondo , mat che verfo la cima fi veniua afìoiiglian-
doja quale, comeferiue Herodoto,fi vantavano battere bauuta di Cielo ,
& diceuano perciò , che quella era il vero fimulacro del Sole fatto diui-
namente, non per arte humana . 7S[è da quefia doueua effere dijfimile di
forma,non so di color e( perche Vaufania, che loferiue, non ne fa melino-
ne) certa pietra fimile ad vna gran piramide , guardata da UMcgareft
fono il nome di^Apollo.Et in vn'altro luoco , fecondo che riferifee *A lef-
Alefsadro ^ar}^ro T^apolitano, metteuano certapietra (chiacciata , e tonda in capo
Napo ita- ^ vna imga V€ìrgà ,tS 'quella adoravano per la effigie , & ìmagine del
Laccando. $°h • Lattantio fopra Statiofcriue , che in Terfia il Sole era il maggio-
re DiOtche quiuifojfe adorato,& l'adorauano quelle genti in vno antro ,
cuero/pelonca,& baueua lafuafiatua il capo di Lione,& era veftita al-
la 'Terfiana con certo ornamento, che portauano in tefia le donne di Ter-
fta , & teneua con ambe le mani afor^a vn bue , ò vacca che fofieper le
corna . tJMos~ira il capo del Lione , che il Sole ha maggiore for^a nelfe-
gnodel Lione ;tbe in alcuno de gli altri del Zodiaco', ouero, che tale è fra
le ficlle il Sole,qual3è il Lione tra le fere . Eifià nell'antro, quando gli fi
mette dinanzi la Luna, sì che non è vi fio da noi al tempo della Ecclifìe .
Et per le ragioni , che fi diranno poi nella fua imagine , è finta la Luna
informa di vaccaia quale il Soleftringe nelle corna, perche fpeffo le le-
tta il lume, & la sforma, coslringendola à ciò anco la legge della natura ,
àfeguitarlo . ^Alcuni vogliono che quefio mofiraffe pia tofio certo mi-
iter io di quelle genti della Ter fia, per che non poteua alcuno efiere am-
mefioalle cefefacre diquel Trio loro ,fe prima in certa fpelonca non da-
uà mani fefi a prona della fortezza fua, & dellafuapatien^a. In Tietra
Città
De gli Antichi,
ìmagine dì apollo apo de Ternani lignificante la
for^a (§? effetti del Sole nella Luna gr m tutte le co fé ,
& ilSoleeferfra le Bel/e come ilLeonefia le fere , &
in talfegno qui da noi moftrar lafua maggior forza .
5? ImaginideiDel
Città dell'orbala , come ferme Taufania, fu apollo di metallo tutto
nudo y fé non che baueua i pedi vesliti , & ne teneua vno fui tefebio
di vn buefil che dicono era , perche piacquero i buoi ad ^Apolloycome can
Alceo. ta\Alceo in certo hinnoy che fa d ^Mercurio , il quale glieli rubò : &
Ah. ^i1' Pr*ma di lui lo dijfe Homero ancora y mettendo , che per certo premio
Homero.0 ^P°^° guardajfe gli ^Armenti dì Laomedonte > egli fa cofi dire da
Tettano .
Tocircondaua d'altere belle mura
La gran Città di Troia , e la fca tate ,»
Ch'afona humana inejpugnabil fojje ',-
Quando tUyVebo^à guifa di paHore ,
Cjuardaui a la campagna i vaghi armenti ,•
Et il bue era la più grata vittima sche fi dejfe ad \A pollo 3onde iCari<
slij , & certi altri popoli della ^recia gliene dedicarono vno tutto di
Paufania . (Jwetallo . <Jlfa Taufania crede , che volejfero moftrare quelle genti in
quel modoycht alihora hauendogià f cacciato i fBarbari,poteuano libera-
mente coltiuare la terra>& raccoglierne ifrutti'yChe il bue mofiraua que
Plutarco . fio fouente , Onde Tlutauo jeriuendoyche Tbefeofece mettere il bue su,
Bue per la gli denari delfuo fempOyne rende alcune ragioni,frà le quali è quejìayChe
"natio egli volle in quel modo ricordare a fuoi popoliy& eccitarli a coltiuare la
terra. In Egitto adorarono vn bue in vece di Ofiriyper cuiintefero il Sole,
perfuadendofi-) che ei fojje apparfo loro in tale forma , da poi che Tifone
fuo fratello l'hebbe vccijOyinmdiofo degli honoriy che gli faceuano quelli
genti ^adorandolo come T)ìo per le btlleyegwueuoli artiche haucua ma-
" ftrate loro;& lo chiamarono Ksipìy che vuole apunto dire bue in lingua
loro . Ulta alcuni hanno detto? che fu adorato il bue da gli Egittu, per-
che Ofiri cosi ordinò con Ifide fua moglie , parendogli che quella beiiia lo
meritafieper l'vtile grandeyche ne tranno i mortali alla coltiuatione del-
la terra. 7<(è fi contentauano della effigie folamente , mavokuano,
che la befiia fofie viua , alla quale non dauano però vita , fé non per
alcuni pochi anni , & pafiati queslì lafommergeuano in certo loco , sì
che vi moriua. cDi che faceua il popolo poi vn corrotto il maggiore del
mondo,piangendOy & firacciandofi le vejlis& i capelli; né fi teneua giù-
ftitia > fina che nefojfe trouata vn altra, perche tutti ì buoi > o vitelli
Herodoto. (che vitello lo chiama Hcrodoto) non erano buoni per e fiere il Dio L^fpì,
BuefoJéne ma bifognaua , che que fio fofie nato di vacca , la quale non hautfje più,
fatto, & la fingeuanoefjerjì impregnata di certo jfclendore , che le fojfe
ve-
De gli Antichi. $i
venuto fopra; che ci [offe tutto negro , baueffe vna macchia bianca., &
quadra in fronte, & sul doffo certo fegno di ^Aquila : baueffe su la Un-
gna}o nel pelato vn fegno negro, che era forfè come vn fcarauaggio , &
alla coda ipeli doppi. Trouata dunque quesla lorbesliagli Egitii tut-
ti fi rallegrauano , & ne faceuanograndiffima fetta, &ladauanoa
guardare a li Sacerdoti con molta riueren^a , & con tutù quelli honori,
che faceuano a'diuini l^umi 5 i quali prima la conduceuano nella città
del 7yjlo,oue la nodriuano per quaranta giorni,& dopò la introduceuano
in vna nane dorata>& coft laportauano a Mcnfi, dótte come T>io la collo-
cauano nel tempio di Vólcano. In quefii giorni folamente era lecito al-
le donne di "vederlo, perche ne gli altri tempi era loro vietato . ?)a que-
llo poi pigliauano certi refponfi come dall'Oracolo in quetto modo 5 Le
pergeuano con mano , ò fieno , ò biada , & fé. ella la pigliaua volentie-
ri , &mangiaua , le cofe haueuano da fuccedere felicemente , & doueua
.auenire il contrario fé non Vedetta mangiare . Et in Mcnfi Città princi-
pale-delio Egitto diceuano, che *Api appariua alle volte, onde per la fua
apparinone celebrauano alcuni di di fetta con folenniffima allegrezza . q^Hq, Rè
*Dicbe Cambife T^è , non bauendo mai più vitto fintile folennità ,Cfà
fdegnatovna volta , che rotto da gli*Ammonij ritornò a LMenfi,& pen
fando , che quelle genti fi rallegrafiero del fuo male , perche fapeua, che
i'amauano poco , fece vecidere alcuni de i principali , non volendo cre-
dere , come effi lo affermauano , che la fetta foffe fatta per l' apparino-
ne del Dio loro ^4 pi ; & diceua , chenonpoteua effere, che venìffe T>io
alcuno in Sgitto fetida fua faputa. Et perche gli Sacerdoti chiamati
perqucfto confermauano quello , che gli altri haueuano detto , comandò
loro , che gli facefiero vedere questo ^Dio,& effigli adduffero fubito con c -, ■ .f
molta folennità il riuerito bue . *De l quale Cambife fi diede a ridere^» , c ;fe A p. #
ty tratta la feimitarra lo [cannò , dicendo a quelli Sacerdoti ,&a gli
altri , che haueuano accompagnato la be/lia ; 0 huomini da niente che
voifete , adunque fono cosi fatti "Dei di carne , & di fangue ; & che
fentano le battiture , & le ferite ? Quefto apunto è Dio degno di voi
altri , ma non vi farete pero burlati di meya piacere. £t quello detto com-
mandò j che i Sacerdoti fojfero molto ben frullati , Ó foffe amma^j
^atoogn'vno , che per la Città fi trouaffe andare fefleggiando. Et co-
si fa finita la fefla , come racconta Herodoto.V arrone fcriue, & lorife- Varrone.
rifee Santo ^ìgoflino,che ^ipifu vn Uè di ^Argiui ; il quale andò in E-
gitto,&fu così caro a quelle genti, che dopò morte l'adorarcno,& lo ten-
nero per fuo T)io principale > chiamandolo Serapi, per innanzi, che
gli facefiero tempio alcuno , l'adorarono nell'arca, ouero fepoltura , oue
5 2 h
5 2 Imagini de i Dei
lo poferofubito,che fu mortojaquale da loro è detta fori, onctewiètìèniù
quefle due voci ìnficme,l'vna dell'arca, l'altra del morto, fu fatto ilnome
$orapi,cbe mutata poi la prima lettera fu detto Serapi.Et *Apifolamen
te fu detto il bue perche era viuo3& adorato fen^arca, (3 fuori della fé
poltura.Et hebbero gli Egitti] in tanta veneratane coflui, che non vole-
uano,che fi fapefie,ch'eif offe flato huomo, & era penala vita a chi l'ha-
ueffe detto .Onde in tutti ifuoi tempij era ilfimulacro di xArpocrate , per
auertire le perfine ,cbe taceffero, né ofajfero dire, che <Apì, ò Ser api f offe
vnqua fiato huomo.Oltre al bue adorarono anco in Egitto il rBecco,come
Giofeffò. fi legge apprcJf° di Giofeffo,oue fcriue contra tAppioneì& quella beflia,
che tffi cbiamauano Cinocefalo,della quale fi dirà nella imagine di Mer-
curio',& il Crocodilo anco, al quale fu quafi fatto vn fimile feberqo , che
~ como'"fece Cambije al bue *Api , da Cleomene vno de i principali Capitani di
tA leffandro Magno,allbora paffando per quella parte dello Egitto,oue il
(rocodilo è adorato come Itìo-, & hauendo intefo,che vnfuo ragàzgù era
fiato gua Ho da vna di qudle beslie > fi fece chiamare tutti gli Sacerdo-
ti^ lamentandofi del Dio loro, che eravenuto ad offenderlo , fen^a che
egli haueffe penfato mai di fave a lai male alcuno,diffe, che era delibera-
to di vendica» fi contragli Crocodili,& per queflo comandò,cbe fi appre-
ftaffe di farne vna gran caccia , la quale non fu però fatta poi, perche
Cleomene fi contentò di tirare vna graffa fomma di argento, che gli die-
dero que' Sacerdoti,acc'wche il Dio loro nonfoffe beffeggiato,^ diflrutto,
Arinotele come farebbe slato,fe la caccia fi faceua. Queflo mette ^Ariflotele,fcrì-
uendo nella Tohtica di quelli > li quali con numi modi fapeuano trottare
denari. Ma ritorniamo ad .Apollo ,il quale per le cofe già dette, & per le
f amie, che fi raccontano di lui (come che egli guardaffe già gli arm enti
di xAmmeto,& altre fimili) hebbe da gli antichi oltre a molti altri co-
.Apollo pa gnomì queflo ancoraché fu detto Taflorc, perche pafee, & dà nutrimen-
e* to a tutte le cofe la temperata virtù del Sole/Da che venne forfè la pa"%-
ffa fuper flit ione dagli Ethìopi habitanti l'africa di verfo il mare ^ìu-
firale.Conciofia che appveffo di coftoro erano certi praticelli quali fi tra
uauano qua fi fempre carni arroHite di ogni forte dì animali , & vi an-
dana ogni vno a mangiarne a fuo piacere , credendo ( benché, comeferi-
teerodoto ue Erodoto , ve le portaffero i magi/irati del paefe la notte con molta
diligenza , & fccnte^ja grande) che foffero prodotte quìui dalla,
terra così arroHite, & forfè per virtù del Sole, perche ouelluoco era di-
Menfa del man^ato la menfi del Sole , molto celebrata da gli antichi . 'Don-
de nacque il prouerbio , che fono dimandate menfe del Sole quelle cafe
de i ricchi, & potenti , oue i pouer i panno andare a mangiare a lo-
ro
Degli Antichi.
ìì
Imagined'Apolline ideila terra apo delti Affirijfigni-
ficante li effetti del Sole nella terra 8c in tutte le cofe, con
le imagini della natura & della materia onde fono forma-
te,& hanno origine le cole, ilferpentein che finifeono di-
nota il tortuofo giro del Sole .
Imagini di Adad , & d'AdargateDei de gli Aflìrij intefì
da loro per il Sole & per la Terra, dinotante che tutto ciò
che nafee in terra prouiene dalla uirtù del Sole, & da rag-
gi folari.
i4 XmaginideiDei.
ropiacere. Oltre di dòmo tirano gli A jjn jj il potere , che hàilSoleìn
Simulacro 1luft° ìmondo>& gli effettive egli vi fa ,con vn fimulacro di ^Apollo,
di A polio. che haueua la barba lunga,& agu^a^con certa cofaful capo fimilead
luciano. vna cella . Et [crine Luciano , che alcuni degli ^dfiirij folamenre fece-
ro iA pollo con la barbai riprendeuano gli altroché lofaceuanofen^a*
qua fi che l'etère tanto giouine mofiri qualche imperfettione, la quale non
deue cfi'cre nelle liatuc de i Dei; & perciò bifogna farle informa di km-
ino già perfetto) come è chi ha barba . Intorno al petto haueua poi vna
corata; con la de/ira mano tcncua vn balìa } mitra in cima vna bre-
uè figuretta della littoria , & con lafiniftra porgeuavn fiore ; agli bo-
men haueua vn panno con il capodi^JMedufa circondato di Serpenti .; st
canto gì ijìauano alcune .jl.quile\ihe pareuanóuolare's& dauantia i pie-
dì vna imagine dì fcmina3che dall' vn lato, & dall'altro haueua due al-
tre imaginì parimente di f emina , le quali con ftefiuofi giri annodaua vn
ftfacrobio gran Serpente . Così deferiue Uìdacrobio quello fimulacro , & cofi fin-
tirpreta ancora.La barbatile pende giù per lopztto, [igni fica, che di Cie-
£fpoiìtio- iQ Interra f par gè il Soleifuoi raggi; La cefi adorata, che forge in alto
moina il celejle fuoco, di the fi i rede s che fia fatto il Sole. L'hajia , &
la corata fi f.à per <JPTaì te,pcrcbe dicono , che per lui fi mofira ìlvehe-
mente ardore del Sole . Vuole dire la littoria , che tutto èfoggetto alla
virtù del Sole, il fiore fignifica la beitela delle cofe, le quali la occulta
virtù del Sole femina,& fomenta il fuo temperato calore fa nafeere » tio-
dtifce,e conferua.La donna cbeglìftà donanti a i piedi è laterra , la qua-
le il Sole iilu/ìra dal Ciclo con Juoi raggi . Il che moftrauano i medefimi
*AJfirÌj ancora>fecondo,che riferifee pur' anco CMacrobio, con la imagine
Adad. del loro maggior 1)io}cbe ejjìchiamauano Adad,cuifaceuano efieiefog-
Adargate. getta la Dea ^Adargate . +A quelli due diccuano quelle genti , che vb~
bidiuano tutte le cofe,&per quello intedeuanoil Sole, la terra per quefla .
Onde il fimulacro di<Adad haueua i raggi,che guardauano in giù,peuhe
il Solefparge i raggi fopra la terra, i$ quello di ^Adargate mandaua i
fuoiaWinsà,mofirado,che ciò,cbe nafte in ferrarvi nafeeper virtù de' fu
perni lumi,& accioche meglio s'intendefìe la terra per quella Dea,le po-
sero fiotto ì Lioni perche fin fero quelli di Frigia,che la madre de i D ei cre-
duta da loro cfferela terrajoffe menata da'Lioni, come fi vedrà poi nella
fua imagine.L'altre due donnesche a quella dimeno fono a lato, molìrano
la materia,ondc fono fatte le cofe, e la naturale lefafLe quali pare,che
in fiemef emano alla terra facendotanto per ornamento fuo.llferpente,che
le annoda ci dà ad intendere la torta vìa che fa il Sole. Le *A qui le perche
velociffimamete uolano,& in alto lignificano l'altera, e la velocità del
Sole,
Degli Antichi. $1
Sole. Fu poi aggiunto alle [palle il panno con il capo di Medufa ,cheè
infogna propria di Minerua .perche {come dice Porfirio) CMinerua non Porfirio -
è altro, che quella virtù del Sole , la quale rischiaragli Immani intellet-
ti, e manda la prudenza nelle menti de i mortali . Et che volejjero gli
antichi per Mai te anchora intendere alcune proprietà del Sole , oltre a.
qucllo,che ne ho detta, & ne dirò nella [ita imagine, fa affai intera fede
vnaflatua grande non meno di trenta cubiti, la quale, dice Tufania, che
era in certa parte della Laconia confecrara ad apollo , & pareua molto
antica , & fatta in quel tempo , che non fapeuano anchora gli huomini
troppo ben fa re leflatue\ che fu inna n tJ a T'eda lo; perche egli fu il pri-
Pìo,come riferifee Suida,che aprifie gli cechi alle Ftatue, & lefacefie co" Suicto
piedi dijìanti Iva dall'altro. Quefta,dalU faccia,dalle mani, e da i pie-
di in fiorirei re/io pareua vna colonna^ haucua vn'elmo in capo , &
nell'vna mano l'arco, &vn'bafiancli 'altra che fono infegne proprie di
Marte,bcncbe le porti LMinerua parimente,ma perdiuerfa ragione pe-
?ò,come*nelle imagini loro fi può vedere. Quelli di Egitto in diuerft modi
fecero fìztue al Sole,& vnatra l'altre era; cbeh.weuailcapo me^o ra-
fo , $i che dalla deftra parte fdamente reflauano i capelli , che voleua
dire {come l'interpreta Macrobio) che il Sole alla T^atura non Olà
occulto mai in modo che del continuo ella fente qualche giouamento da3
fuoi raggi , & i capelli tagliati panificano , che il Sole in quel tempo
ancora , che noi non lo vediamo , ha forila 3 & virtù di ritornare
a noi di nuouo , si come i capelli tagliati rinafeono , perche vi fono re-
fiate le radici. Vogliono ancora alcuni , che la mede ftma Statua figni-
fichi quella parte dell'anno , che bàpochiffima luce, quando ,come chefta
tagliato via tutto il crefeere di quella ì giorni fono più breui , li quali
ritornano lunghi , quando ella pare rinaf cere , grvn'altra volta ri-
torna a crefeere . Faceuano oltre di ciò in Sgittogli pmulacri del Sole
con penne, né tutti di vn colore, ma vn fojco, C$ vfcu o> l'altro chiaro , e
lucido,& queSlo chiamauano celefie^qucllo tnft rnale-.perche il Sole è det
toftare in Cielo quando vàperg'ifi fcgni del Zodiaco,cbe fanno il tem-
po della ESlà , \Sfono chiamati fìtpei ieri ,• & lo dicono Jccndere in In-
ferno, quando comincia a caminare per gli altri J,u dell' fnuerno , detti-
inferiori j £? 'le penne che dauano a qnejìi fimulacn , erano per mo-
strare la velocità del Sole ? che Macrobio così l'ejp mé.tegg '.fi amora, IvTacrobiov
che fotlo il nome di Ser api iute fero ddSoU m Egitto > benché lo mett f
fero pur' anco alle volte per Gioue. Onde faceuano lafua statua iti fu» Serapi.
ma di huomo , che purtaua incapo vn ntogg <> qua fi > voleremo-
flrare y che intutte le cofebifognavfurc Iaconi ■ . Et
56
Imagini de i Dei
Imagme dì $ 'erapi Dìo delti Hgitì] ìntefo da loro per
il Sole ($f per il Nilo 9<v *t fimulacro d'^vn corpo con tre
xapìjìgmficanti lì tre tempipajfato, preferite ($f auenU
re > ($f il Sole andar con ordine $ mtfura ne mai de^
uìarc^ »
De gli Antichi. 37
Snida rìferifce , che alcuni differo che egli cm il^lloy H quale con quel ,. .
tnoggioyche hmeua in capo,& con certo bilione , che fi achpera a mifu- °lUda'
rare %-voleua dire ? chebtfognauache le acque f^ fi fpargefferò concerta
tnifnra , per fare fecondo l'Egitto. *A cantò ti cofluifiaua, come ferine.
7tiacrob\oyvna figura con tre capi,cheft vninano in vn corpo foto, intomo
al quale era auolto vnferpente in mode,chelo nàfcondeua tutto^ porge-
va la tefia fatto la pia delira mano,come che egli {la padrone di tutto il te
pò mofirato per gli tre capirlo diffLDelli quali l' uno, quel-di mecche
era di Lione ;figniftcaua il tempo prefenteyperche queHoypoJìofrà ilpaf-
fato,& quello che dà venire^è infatti,^ ha forza maggiore^ che gli al-
tri. L'altro dalla parie defira , di piaceuole caneymoUraua , che il tempo a
venirecon nuoue fperanze ci lufingafcmpYe.Et ilterz^-dallafmislradì
lupo rapace,volena direbbe il tempo paffuto rapìfee tutte le cofe> &fe le
diuora in modo,che di molte non lafcu memoria alcuna.. Hebbe ancora
qttesloDio in i^fkffandria Città dello Egitto nel tempio alni dedicata
<z>n fimttlacrojatto di tutte le forti metalli3& legni ,così grande,chefien
dendo le mani toccata ambi gli lati del tempio , & erauivna picciolo,
fineslretta fatta con tale arte , che il Solefempre al primo fuo apparire
entrando per quella venuta ad illustrare la faccia del granfimulacro , il
€he vedendo il popolo cominciò a crederei direy che il Sole ogni matti-
na veni uà a j alutare Sciapi , & baciarlo. Et in Thebe Città parimen-
tedell' Egitto snel tempio pure di cosini^ come ferine TUnio)fu vnafìa- Plinio.
tua di certo morto dnro/J fofco,come il ferro, che fu creduta Mennone;la
quale ogni mattina tocca da'raggi del Sole al fuo primo apparire focena,
terto Hridore,& Itene mormorioycome volcfie parlare . Jk me pare che
Martiam meglio di cìafcun' altro dipinge il Sole , allhora che CMercu-
rìo , & la Virtù vanno a confultare feco fé doueua LMenurio prender
moglieyd'oude ma stracche tutte le varietà dJ tempi vengono da lui , fin-
gendolo che fede m vn grandetti' alto tribuna'eì& che ha donanti quat-
tro vafi coperti inetti quali guarda [coprendone vno jolamcnte alla vol-
ta . Qu£jiì erano tutti in ditte* fé forme , & di diuerji metalli fatti. Vno ^afi di Fc-
di duri/fimo ferro,dal quale fi vedeuano vfeire viuefiamme,& era cbia- '
moto capo di Volcano. L'altro di lucido argentoy& era pieno di ferenìtà , Capo di
& di aere temperato^ lo chiamauano ftjfe di Gioite. Il terzo di liuido Volcano .
piombo,^ il fuo nome era Morte di Satw no, pieno di pioggia, di freddo , Ri/° di
di brina,& di neue.flquarto,che ad effo Ecbo fiotta più vicino, era fatto Gioue •
di Incido vetro , & teneua in sé tutto ilfeme , che l aria fparge [opra la saturno. *
terra,& era nominato Toppa di Cjiunone . "Da qttefli vofi,mò daWvno, ,.
ino dall' altrot& quando da quesìo}& quando da quello fecondo che glie- Giunone!
H ne fa-
55
Imagini de i Dei
Imagrne dèi Scie a/ariatore @J produttore di tutti
lìtempìyfiagionìy & de tutte le co fé vita ($f morte, ffi
de quattro yafi oue fiatinola varietà, de beni & mali
nominati capo di Vulcano y rifodiGioue, morte di Sa-
turno & poppa di Giunone, da quali prouiene il tutu.
Degli Antichi. 59
ne faceua dìbifogno,pigliaua Febo qucllo,ond? baueuano poi vita imor-
tali,& talhora anco morte.. Tercbe quandovokua porgere al mondala
dolce aura dello [pinta vitale jnettena parte dell'aria temperataci ua-
jò di argento con parte dclfeme, che. fimi' Umbiufo nel vafo di vetro. Et
quando pc ; in mamma petìe/J mone, vi agg iungeia le ardenti fiamme
del vafo di ferro , ò veramente TJjomdo freddo nafcoflonel fofeo piom-
bo , Vedali qui mani fellamente, ebe^come altre 'voice ho detto, la diuer-
fità de i tempi viene dalla mano del Sole, & efre le quotiti dell'aria pa-
rimentefi cangiano per lui , dalle quali nafeono , poi diuerfi accidenti,
quando buoni,& quando tri/li fra mortali , & per queflo finfero i Toeti ,
che apollo vccidcjje i Ciclopiche fono le nebbie } & le altre tri fi e quali- . ..
tà dell'aria, & che fojfe padre di Efculapio ,del quale nacque poi Higia, ade j q^
che vuole dire Saniti . Conciofìa che , come fcriue Taufania , di hauere dopi .
vditogìà da vno di Fenicia , Efculapio non è altro che l'aria , la quale è Apollo pa
purgata dal Sole in modo, che porge lafalute a i manali , come fono ere- £ie, . E"
duti di fare etiandio i medici » ò conftruandq i corpi fani , ò rifanando gli
ammalati* Et per ciò differo gli antichi) che Efculapio fu il cDio della Efculapio
medicina >y & era principalmente. adorato in Epidauro Città della fre-
tta , la quale pel tempio di cofluifu molto (limata ( come fcriue Solino ) - ,-
perche chi cercaua rimedio a qualche infirmila andaua a dormire in ino'
quello/^ intendeua in fogno ciòycbegli bifognauafareper guarirei era
quiui ilfimulacro di queflo 'Dio fatto di oro , & di attor io affifo in vn bel
feggio, come lo difegna Taufania cheneltvna mano haueua vn baBo- taufania <,
ne , & teneua l'altra fui capo di vnfer pente 3 & a piedi gli giaceua vn
cane* \
Ditutto quefto par erendere la ragione FefloTompeo quando dice ; Fefto Pó-
<2)anno il fervente ad Efculapio, perche egli è animale vigilanti/fimo , Peo-
come bifogna , chefia il buon medico ; gli danno il cane, per che fu no-
drito fanciullino di latte di cane, &ilbafloneicbeè tutto nodofo ^igni-
fica la difficultà della medicina. E ui aggiunge effoFeflo (che non
è nel fimulacro polio da Taufania) che gli fecero gli antichi gfjirlan-
dedi lauro , perche gioua queflo arborea molte infermità. Fu fatto
Efculapio per lo più con barba lunga , come moflra quello , ch'io dijfi di
1)ionifio nel principio di quefla imagine-, ma trouafifen^a anco alle mi-
te, come lo mette Tietro appiano nel libro delle anticaglie da lui rac-
colte , & ha indofio certa uefte in foggia di camifeia con un'altra neftìc-
ciuoladìfoprafuccinta , nella quale tenendone il lembo con la ftniflr a
mano pare hauere certi frutti; & con la deflra tiene due Galli, perche il
Callo era confecrato a lui, per la uigilan^a , che ha da effere nel buon me-
li 2 dico,
€0
Ima&ìni de i Du
ìnidgint dì Efculapìò*T>ìo della Medicina con lìanì~
tmali a lui/aerati fignificanti la difficoltà della Medi-
àna^ t officio del buon ^Medico 3ìntefo ancora pei 'l'a-
ria purgata apportatrice difanità.
Imagìne dt Efculapìo 'Dio della ^Medicina con lì
galli eccelli à lui /aerati yfìgnificanti la <-uìgilawzg ne-
€ejfaria alti ZMedici*
De gli Antichi. 61
dicOyOnde anco gl'ilo facrìficauano gli antichi . Et per quejìo Socrate ap-
preso di Tlatone \quando è per morirei lafcìa nelfno tejtamento vn Gal-
lo ad Efculapio , volendo in quel modo mostrare il faggio Fìlofofoycbe Gallo di
renàeua alla diurna bontà curatrice di tutti i mali ( intefa per EJcula- Efculapio
fio ) & perciò figlia della diuina prouìden^a ( moflrata per *Apollo,dal-
la quale l'haueuapur anco hauuta ) la luce del dì , della quale il (jallo è
jiuncio , cioè il lume della prej "ente vita . Et i Thliasij ancora nelpaefe
di Corinto l hebbcrofen^a barba : & apprejjo de i Sicionij parimente era
tale, come ferine pur' anco Taufanh, fatto tutto d'oro , & di auorio , che
teneua nella de/ira mano vnofctttro, & nell'altra vna Tigna 3 che è il
frutto del Tino. Et diceuano quelle genti di bauerlo battuto inquefla
guifa che lo portò loro da Epidaurofopra vn carro tirato da due muli una,
donna detta J^icagora ; non però fatto come era lafua ftatua , ma
mutato in Serpente > comel'hebbero i Romani anebora , quando per Serpere dì
rimediare aduna graue pefiilen^a ( fecondo che ri ferìfee Valerio Cfrtaf- Efculapio
fimo ) mandarono medefimamente in Spìdauroatorre Efculapio per l' a-<
uifo de i libri Sibillini : perocché bebbero una grande ,e bella bifeia ado ■
rata quiui pel 1s(ume di Efculapio , la quale ufeita del tempio , fé ne an- Efculapio
dò tre dì per la città 4 piacere con grande ,& religiofa marauiglìa dì comepor-
ogriunOy& entrata poi nella naue dei rRomanii& pofìafi nelpìùbono- ratoaRo-
rato luoco,ritorta ìv bei giri , con fomma quiete fi lafciò portare a %o- ma*
mafiue entrata nel tempio , che è nella ifola , che fu dedicata ad Efcula-
f io , /// adorata fecondo il rito , che portarono i Bimani infteme col Ser-
pente da Epidauro . Sì che a ragione era con il fimulacro dì Efculapio
fempre il Serpente. Fu fatto anco tal bora auolto intorno albafìone ,
che ei teneua in mano ; diche fi può raccogliere molte ragioni da F ilo- p;]0ftratoi
ftratOyda Iginoyda Eufcbio,da Tlinio,da Macrobìoyeda altri , delle qua- laico.
li non dirò io però più di vna , non già, perche quefla fia più nera delle
altre (che ha della, fauola) ma perche mi pare più piaceuole da legge-
re . Era venuto in tanta (lima Efculapio per le miracolofe opere ,cbe fa- rcoiieIJadi
ceua nella medicina , che fu creduto non folamente faper guarire ogni Efculapio
mah; ma potere anco ritonare gli morti a vita. Onde CMinos I\è di Cre- Minos Rè
tacendogli morto il figliuolo Glauco , cui egli amaua fopra modo , lo fé ^ Creta.
chiamare , & pregalo , i he ritornale l'amato fig 'iuolo in vita , ma poi
the vide, che nèpreg hi, né promejje gli valeuano , perche FJadapio, fa-
fendo che ciò era impoffibile a lui ,ricufaua laiwprefa, voltatoci alla
for^a lo fece rinchiudere in certo limo con buonìljìma guardia ,
minacciandogli di non lafciarnelo tifare mai fin che bautfc re fa la
Vita al morto figliuolo . rDì queflo LJculapio rimajt molto addolorato ,
&fi :
^a IroaginideiDei
& fi vedeua amai partito ; onde fi diede a penfare, non come ritornare
vino il mortoyma come potè jfe fuggir di là; & mentre andana così di/cor
rendo varie cofe,gli venne veduto paffarfi donanti vna bifeia , la quale
hauendo egli vecifo col baffone, cui flaua appoggiato, indi a poco, né vi-
de vn' altra venire , che con certa berba che portauain bocca , bauendo
toccata la tejìa della morta Ja ritornò fubìto vka. Efculapio,che quella
yide , pigliò fubito quell' berba , & fattone il medefimo intorno al corpo
morto di glauco, ritornò lui in vita, & sé in libertà. Et per queflo volle,
che' l fer pente fofie dapoifempre auolto al baflone^h'eì portaua in mano,
Serpenti come fi vede per lo più nelle fiatue , che fono fatte per luL Mao per que-
familiari j}0^ perche altro f offe ,c he, come ho detto, le ragioni di ciò fono molte, fu-
f^0 ll a" fono i fer penti tanto famig Ilari ad Efculapìo, che non folo in Epidauro ,
ihe fu Jua fede propria, & principale , gli erano confecratì tutti, & più
degli altri certi,li quali fono domeftici)& piacevoli a gli huomini,ma a
Corinto ancora erano nodritii fer penti nel fuo tempio, alli quali non ofa*
uà però alcuno. di accoflarfi, ma metteuano quello, {he voleuano dare loro
sii la porta del tempio^ fé ne andauanopoi fen^a hauernealtra cura .
Etin vn' altra citta quindi poco lontana frale altre imagini , che erano
nel te mpio dì Efculapìo vna ve ne fa , che fedeltà fopra vn fer pente, la
quale dìceuaw efiere fiata la madre di K^drato^he fu figliuolo di Efcu-
lapìo,come recita Taufania. fi quale fcriue parimente, che in certa fife-
lonca della 'Boetia , donde najce il fiume Ercinio,trano certi fmulacri in
pie con bacchette come feettri in mano, intorno alle quéi erano auolti dei
fer penti: Onde dijfero alcuni , che erano di Ifculapio, &diHigeia fua
figlia; & altri gli credettero efiere di Trofonio , perche il bofeo , che era
quiui all' intorno , fu cognominato da lui,& da Ercinagià compagna di
*Proferpina,daUa quale hebbe parimente nome il fiume , ch'io diffi; con-
cìofia che non meno che ad Efculapìo confecraffero gli antichi Serpenti a,
Trofonio, credendo forfè che quefti foffero certirelatorh dell'Oracolo ce-
Antro di leyato nella cauerna , che fa detta dentro di Trofonio , perche egli
ro omo. jfteft0jiette vn tempo quiui rinchiufo a predire le cofe+ Vi morì dì fa-
me , onde ne fu da poi fempre più /limato , &rìuerìto .: &mag*>.
gior mente perche [l'oracolo non ce fio periamone di lui , ma òche il
Genio firn vi reflaffe ., come diceuano alcuni , ò che altro demonio juo
amico vi fuccedefie , feguitò tuttauia lo hauere i rejponfi nel medefimo
Oracolo antro . Et per ciò chiunque andaua a queflo Oracolo foleua placare pu-
tì Trofo- ma con certi facrificij l'ombra dì Trofonio , e dopò alcune eerimonie
nl° • lauatofi prima nel fiume Eremo , andaua à bere de i due fonti : l'v-
naera della obi iu ione, di queHobeeua prima per feordarfi tutto ilpaf*
fato:
De gli Antichi. £?
fato:L 'altro della memoria , e ne beeua da poi per meglio ricordar fi di ciò
che riportale dall'oracolo, e dopò poslofi tutto in camifcia con le [carpe
in pie,e cinto il capo con alcune bende , all'una delle bocche deW^dntro,
era tirato colà dentro da certo fiato nella guifa , che farebbono le acque
di un rapidìffimo torrente ? e gli ueniuano incontra certi ferpentì, & al"
tri [piriti , & fantafmi , all'i quali ei daua alcune fchiacciate fatte col
mele, & portate da lui per qucfìo, dapoi ranicchiatofi tutto col capo fra
le ginocchia , fé ne slauaquiui finchehauefìe vdito, ò vi fio quello ,
perche era andato : imperoche questo Oracolo alcuna volta diceua , &
alcun' altra moflraua le cofe a venire . Et allhora nel medefimo modo y
che fu tirato dmtro , erari fpinto fuori, ma per vrì altra bocca pero del-
la medefimafpelonca,& tanto imbalordito, & attonito, che non fi ricor-
daua più difefleffo, né di altri . Ma gli Sacerdoti, che erano quiui per
<iueslo,lo rimeiteuano in vnfeggiot che fi d 'ini andana la fede della me-
moria,& 'gli rifoueniua allhora tutto quello,che haueua vifìo , & vdito,
& raccontauaio a quei Sacerdoti , che ne teneuano conto. Da poi a pòco
a poco andana ritornando in sé , & fi può credere, che vi hauefie buona
ftretta , perche pochi furono quelli che ridefìero mai più, pofeia che era-
no fiati nell'antro di Trofonio . Racconta molte altre cofe Taufania , che
fi faceuano per andare a queslo Oracolo , & dice dì efjerui fiato egli
sleffo : ma io ne ho detto così breuemente per mofirare folo chi foffe co»
fìui y cui erano non meno che ad Efculapio confecrati ì ferpentì. Cicerone
parlando della natura de i T>eì dice , che vi furono molti (JW&curif ;
<¥ che di quefii vno fiaua fotterra , & era il medefimo eh Trofonio .
Furono i Serpenti appreffo de gli antichi fegno di fallita , perche co- Segno di
me il fer pente pofia già la vecchia fpoglia fi rinuoua , così paiono Sanità .
gli huomini rifanandofi efìer r inoliati . Et perciò fu da quesii fatta la
imagine della, Salute in ijuefto modo . Stana vna donna à federe in al- imapj-ne
to feggìoconyna taffia in mano, & hauea ^ella Salu
yn'altareappreffo,fopra del quale era vnfer- te.
pente tutto in fé riuolto ,fe non che pure alza-
na il capo.Faffi anco ilfcgno della Salute in for"c^ j-j
ma diTentagono, come fi vede nelle medaglie ^f^ime.
antiche di ^dntìocho-y del quale fi legge che fa-
cendo guerra già contra i Galati70 tiouandofi
a mal partito, vide (0 che per fare animo a fot
datifinfe di hanere vifìo) ^ilefjaiidro Magno,
che gli porgeua qucfìo fegno, dicendogli, che lo douefjè dare a' Soldati,^
fare che loportaffm adofso > che refìerrebbe vincitore , cerne fu poi , di
quella
^4 ImagìnideiDei
quella guerra, te lettere che fono intorno alfegno,le Latine dicono Saluf,
e le Greche lignificano il medefimo ,dicendo Higeia, Lo qual nome fu no-
me della figlinola di £fculapio,come ho detto, adorata da gli antichi infit
me con il padre , con il quale pofero fpejfo la Statua di coslei , come dice
Taufania,chefù in certo luoco delpaefe di Corinto,oue lafìatua di Efcu-
lapìo era veflita di una tonica di lana con vn mantofopra, che lo coprino,
Higeia. tutto,nè gli fi uedea altroché la facciale mani^ i pieJL £t Uigciapa*.
rimente tutta coperta, parte con capelli, che fi hauemno tagliati le dori"
ne \& offerti alla T)ea,parte con alcuni fottiliffimi ueli tutti fragaglia*
tìMà ritorniamoal Sole,i cui raggi purgando l'aria fanno, che lajcrra
ancora produce largamente,come uolero forfè mofirare quelli,U quali neh
Apollo paefe Troiano fecero la Statua di ^A pollo Sminthio, così detto da Topi,
Stììin dùd. perche ne ca Icaua uno col piede, e fono detti Sminthi i topi in oselle par
ti. Et mi pare,che lo confermila nouella,che fi racconta del Sacerdote di
.Apollo fpre^atore delle cofe facre-,cui perciò guaflauano i topi la rkol
ta ognianno,i quali furono poi uccifi da quefio Dìo,ritomato chef; colui
a far conto della religione . Ter che i topi, e g li altri animaletti, che for-
gono della ter ra,naf cono per l'aria male temperata, onde quella nonpuò
•produrre le cofe vtili <£ mortali, fé non quando che i raggi del Sole leuando
ogni mala qualità uccidono quelli, & alla terra danno for-^a di produrre
quefle.Di vri 'altra fìatua fi legge appreffo di Tlinio fatta da Vraffiiele
per <^pollo,la quale fi potrebbe dire, che da quefìay ch'io difji pur mò de*
topi j non f offe molto difftmile di figmficato,perchefiaua con lo Strale sa
l'arco, come in aguato per ammazzare vna Lucertola , che gli era poca
da lunge.Trouafi ancora un'altra ragione, per che ^Apollo foffe chiamata
Sminthio,& haueffe la ilatua col topo , & è, che uolendo quelli di Creta
mandare fuori una colonia^ hebbero per configlio dall'Oracolo di^ìpoUoy
ài mettere la Città,oue i figliuoli della terra deffero loro maggiore fasli-
dio.Et mandati quelli della colonia ne i campi Troiani,in una notte i topi
rofero loro tutte le correggie deglifcudi,di che auedutifi la mattinante
fero che quiui doueuano fermar fi pel coniglio del? Oracolo , perche erano
nati que' topi della terra , & pofìa la città, fecero un tempio ad apollo
chiamandolo Sminthìo.St quellagente hebbe dapoi fempre gli Sminthi)
Topi hauu cioè i topi, in molta venerutioney & ne haueuano alcuni domefiici nodri*
ti j n vene- ti del puhlico,che ftauano in certe cauernette a canto all'altare maggiore,
catione, e perciò ne fa anco poHo uno,come ho detto,con la slauta di Apollo.On-
de fi può uedere, che le fiat uè de i T>ei, & le altre parimente^che erano de-
dicate loro, mofìrauano finente, come diffi già,le cofe ottenute da quelli ,
& le anioni , che per loro configlio , or fauore erano fuccedu te felice-
mente,
Degli Antichi. £•?
mente yCome fi vede anco apprcffo di Vaufania dì tante, e tante , che fura-
no in Dclfnidelle quali baflerà per bora porne due . L'vna fa di vn Ca- capro of-
pro di metallo offerto ad ^Apollo da Cleoneì gente della Grecia , perche ferto ad
vna volta che erano maltrattati dalla pette Joebbero per consìglio da Apollo.
quefio 'Dio , di facrifìcare vn Capro all'apparire del Sole , come fecero j e
cefsòlapefle , ££ per domandarono poi ad offerire il Capro di metal-
lo; L'altra fu di vno*A fino per quefla cagione. Guerreggiauano infie- Afino o£-
megli^mbracioti y&iSicionif tutti popoli della Grecia ,& hauendofeno ad
qui (ti fatto vna imbofcata à quell'oche erano per vfeire della terra , vna AP°^° •
notte attenne , che vn\^d fino cacciato dal [amaro con qualche carica ad-
dojfo verfo la Città , fentì per forte andar fi innanzi vna afina , & la co-
minciò èfeguitare ragghiando il più forte del mondo , & caminando pia
affai7cbe non haurebbe voluto ilfomaro , il quale fi diede perciò a grida-
re parimente,* come che la bejìiafua lo douefjemeglio intendere , alba-
na la voce ogni volta più afinefeam etite, sì che il rumore fu grande ,dal . . .,
quale fpauentati ì Sicionijycome che i nemici gli baueffero feoperti, vfei- *a ?"**
ti dalle infidiefi diedero à fuggire ,e gli Ambracioti auertìtì di ciò anda- cjotj ,
row loro addofio,& gli ruppero , & fatto dapoì un bello vAfino di metal-
lo lo mandarono ad offerir e in Delfo nel tempio dì ^Apollo , per memo-
ria del beneficio ycbe pareua loro bauere hauuto da quella befiia , & per-
che voleuano pur' anco riconofeere quella vittoria da quel 'Dio . Riferì-
f ce parimente <A le ffandro Napolitano , che fu già fatta à Klapoli vna
flatua di <A 'pollo , laquale oltre altre injegne , & ornamenti , che à que-
llo Ti io fi danno communemente , haueua vna colomba su lajpolia , <&
vi slauavna donna dauànti, che laguardaua , & pareua adorarla , &
che quefla era Vartenope^he adoraua la colomba su lajpa Ila di ^Apollo, Colóba fu
per Che quefio buono vcceUo i dal qual ella pigliò buono augurio , le fu Iafpalla di
f corta, quando di Cjrecia andò ne i campi J^apolìt ani . Concìofia che non AP°^° •
foleuano mai i (jreci , pafiare di vno in vn" altro luoco , fé prima non ne
pigliau ano augurio , e non ne dìmandauano configlio all'i ^Dei . Ran-
no poi dato ì Toeti à Ftbo^ual'e ilmedefimo che ^A pollo, come dìfjtgìà,
oltre alle altre co fé , vn carro tirato da quattro velocitimi dcslrieri , co- r ... .
me dice Outdio-, ancor che Martuno di due folamente faccia mentione ; ^ro di
Quefii furon nominati ,Tiroo il primo , che dinota rojfeggiante ,e/fcn- Febo.
do che la mattina , quando fi leua il Sole , pare a noi roffo di colore ,• il fe-
condo Eoo .che vuol direrifplendente , efjèndó cheti Sole aliato fi per
alquanto fopra il nofl.ro Hemifperofi vede da noi rifplendtre chiaramen-
te ; il ttr^o Eton : che ardente fignifica , poi che nel mcT^o giorno
fembrano i raggi folari ardere douunque percuotono ; il quarto Flegon,
1 che
Imagini de i Dei
ì
jfmagine del Sole detto anco Febo , & zApottine D'10
del giorno figntfic ante lì effetti fuoi nelle B agio ni' ($f ne
fegnì cele Sii , & nella Luna s & che la Luna nelfegno
d' Ariete ^e humidijfima efendo congwnta con il S oleiche
tutto illumina 3 & dà njita^^ .
De gli Antichi. 6y
che è vn colore tra il gìallo,& il nero , & vai quanto , amator della ter-
ra , poi che a punto fewbra il Sole , quando la fera fé ne va per tramon-
tare di vn tal colore , & parche quaft amante fé ne corra veloci/fimo per
ripofare nel grembo deli ampia terra;per quefle proprietà dunque,& per
ejfere animali di molta viuacità,s vtlocifjìmi > furono pofli alfuo carro ,
quale Ouidio dice , che era tutto d'oro ,je non che i raggi delle ruote era- Carro di
no di argento , & che vi erano con belliffimo ordine affiffiper tutto Crifo- tebo *
liti,& altre U cidifji me gemme , le quai tocche dal lume di Febo rendeva-
no mirabile fplen dorè . Tutto quesjo, che Ouidio mette nel carro di Fe-
bo, & altro di più anchpra pofe (Jlfartiano intorno al corpo slejfo di luì ,
quando così ne fa ritratto. Hi Febo vna Corona in capo di dodici lini- Corona di
dijfime gemme,ddk quali tre gli adornano la ponte , & tanto riplendo- c ° *
ìtOyche abbagliano qualunque dr itigli occhi verfo lui; &fono quefle ,
Lichine , x^ìfirite^e Cerctuno', fei gliene fianno da ambi i lati delle tem-
piere per lato,cbefono Smeraldo , Scythi,(Diafpro , Giacinto , Dendri-
te , & Helitropia , le qualità certi tempi così dipingono la terra co ' fuoi
colori, che tutta la fanno verdeggiare -, & credeJìchelaVrimauera^e
l' '(autunno glie le habbino date, per eh3 ei ritornando à fuoi tempi, fé ne
ferua.V altre tre ychiamate Hydatide, Diamante, e Criflallo,generate dal-
lo agghiacciato inuernofono nella parte di dietro della corona.La chioma
cofi è bionda,che par d'oro.La faccia alfuo primo apparire fi moflra di te-
nero fancìulloypoi di feroce giouane,& aWvltimo di freddo vecchio0Tare
il rejto del corpo ejfere tutto difiamma:& ha le penne à piedi ornati di ar
dentiffimi carbonchi . fntorno ha vn manto teffuto d'oro,& di porpora •
Con lafìniilra mano tiene vn lucidiffimo fcudo,& con la de/Ira porge una
acce fa face.Ts[on mi fermo a dire altro di quefla imagìne, perche è tale ,
che ogniuno da sé là può molto bene intendere.'JMà vengo à porne unal-
tra,la quale fcriue Eufebioyche erain Elefantinopoli Città dello Egitto, Eufebio '
fatta in forma di huomo,che haueua il capo di '^Montone con le corna, &
era tutta di color ceruleo,che per ejfere il colore del mare, qualrapprefen-
ta nello vniuerfo la humidità , fignifica (come la interpreta ilmedejìmo
Eufebio ) che la Luna, congiunta el Sole nelfcgno dello .Ariete è pia bu-
rnita afiaiyche negli altri tempi. Ma non voglio entrare in quefle co fé de
gli K^djlrologi, perche le imagini da loro posle poco fanno à mio propos-
to . xA dunque porrò fine homai a quanto io haueua che dire del Sole , ma
non prima però,che io habbia poflo vnfuo ritratto anchora , che difegna
Claudiano nella vette di Vroferpina , oue età d/fegnata anco la Lunafua
forella,la imagine della quale farà meffa perciò Jubito dopò quefla. (osi c , , .
dice dunque Claudiano in nojlra lingua. n#au .
1 2 Quiui
^8 % n fmaglnidciDcì
Quitti ad un pano il Solere la [or dia
Finto ella fìeffa hauea,mà non conformi
(jià ài fembianti,che diuerfo affai
Del volto era il color , i qual dal Cielo
,A l giornot& alla notte foffer duci ,
*J)olce cantando poi Tbetidc in culla
1 piccioli bambini lusingando
«Acqueta , e raddormenta , ò ver nel grembo
Grata gli tiene,e fé le paion tritìi,
l'iena d'amor lipafce,& li confola.
Titan col braccio defìro ellafofliene,
Et al feno l'appoggia^he difor^e
Deboli, & ancbor tenere il camino
E poco fermo ,e malficuro tenta.
Tale era finto il Sol negli armi primi,
Quando de raggi le fiamelleanc bora
T^on tenea al capone la corona ardente^
Ut fa tepido calorfol dalla bocca
(jli vfciua fwr,& alfuù picchi grido
Siuedeadi fplendor qualche fcintilla.
La fua forzila dalla póppa molle
7<(el lato manco fuor il latte fugge ^
E de l'almo liquor non ben fatolla,
+/L Thetidepietofa afciuga il petto].
Si leuan gonfie à lei le tempie alquanto^
E da la fronte di color £ argento
Fuorfpuntan già le giouanette e orna.
Ter che Tbetide hauefìt il Solessi braccio deftroye la Luna fulfini-
flrOjdice Seueriano autore Gì econome riferifee lano Tarrbafw, che l'eter
no Dio facitore dello vniuerfo fece prima il Sole , e dopo la Luna , epofe
tìuefla a i confini dell'Occidente^ quello allo incontro nell'Oriente ; e fe-
condo Bigino dimanda fi in Cielo l'Oriente parte deUra , efmiflra l'Oca-
dente,benche gli indiuini della Tofcana, comeriferijce il mede fimo Bigi
m y partiuano l' vniuerfo in quello modo , che faceuano effere la defìra
parte da Settentrione^ da LMeriggie lafmifìra\ Totrebbefi dire anc ba-
racche metteffe Claudiano il Sole nel braccio defìrote la Luna nelfimfìro,
Aurora * Pcrc^e <ìue^Q ^a pMfor'K.ai& è di maggior vigore afìai di queéa, della
quale dirò fubitotcbe hauerò difegnata t*/Lworasla eguale fé ben in Cie-
lo va
De gli Antichi. 69
lo Va innanzi al Sole, non credo però, che di bba bauerfi à male di cffèrli
fiata pojla dietro tra qnejle mie imagini, perche ad ogni modo ella nafee
da lui, conciona, eh e l'aurora non è altroché il primo roffeggiare,cbe[an
no i raggi del Sole in Oriente^quando cominciano a [puntare [opra il no-
firo Hemifpbero.Onde ne hanno finte i "Poeti poi molte [auole , e l'hanno
deferìtta in diuerfì modi,quali [anno più affai per chi [crine, che per chi
voglia farne imagine:& perciò non dirò di tutti,ma di alcuni pochi [ola,
mente^be mi paiono più com modi a [ar ne dipintura. Io non trono, che,[e
bene po[erogli ^Antichi l'aurora tra li Dei del Cielo , le [aceffero pero
mai /tatua alcnna:[e non,che come[criue Tau[aniayne fit vna di terra in p - .
xÀthene, che rapina Ce[alo,ma non dice pi rò come [ofie [atta . .a dunque
ne [arò ritratto da quello;cbe ne difiero i Toeti. Homero la [a con chiome
bionde,& dorate,& chehahbia vnftggio parimente dorato,^ la veHe
pur del medefìmo colore. Virgilio dice ch'ella viene con ternani colorite a
cacciare via le Stelle. Et Ouidio,che apre le rcjfegianti porte piene tutte
di belliffime ro[e,quando Febo vuole v[cire dall'Oriente, alcuni oltre di Cauallo
ciò le mettono in mano vna acce[a [acella , & [anno eh' ella habbiavn dell'Auro
Carro tirato dal caualloTega[o,che haueua Vali;& dicono, che ella l'im ra*
penò da Gioue,poiche ne[u caduto già 'JBellerofìjnte. La qual co[a ci da
[or[ead intenderebbe quella bora del mattino fia la più commoda, & la
migliore a chi poetando [crine di tutte laltre,perche quel cauallo [à,che
percotendo co'l pie [e ce [picciare [uori l'acqua del [onteyper ciò nomina-
toanco caballino , tanto frequentato dalle Mu[e . Tslondimeno Homero M
non queflo , ma due altri cattai lì le dà , ambi lucidi e r splendenti.
Fingono ancora alcunì,che venga l'aurora al primo [uo ap-
parire tutta colorita , [pargendo per l'aria canestri di
fiori,& di ro[egiallc,& vermiglie. Et in[omma
la de[criue ogn'vno come più gli piace >
mostrando pure [empre quel colore
tra giallo , & rojjò , che [para-
gono per l'aria i primi
raggi del Sole.
DIANA.
Imagini dei Dei
• Imagìne di Intana Uea delle felue s &* della caccia >
quale s'intende per la Luna:queflafù anco tenuta la
*Dea della pudicizia ($f caflità^ pulitrice delti ^vìola-
tori di quella-, .
Degli Antichi. yi
d i A n A
0 mandarono gli antichi Diana la Dea della caccia > e
differo che le erano raccom mandate le felue,et i bofebi,
perche ella quìuifi ejfercitauafouente nelle cacete tfug->-
gendo la couerfatione de gli buomini,per meglio guar*
dare la virginità. Et perciò fu fatta in habito di Ts[in- Jmag<'ne
fa tutta fuccinta con l'arco in mano, & con la faretra di Piana,
piena di quadrella al francofoni e la de/crine ClandìanOiUquale^difegna- n0 ^u lg""
to che ha Talladetcos} dice di lei,
L^fen fera affai , ma più leggiadra , e bella
Diana era , ch'in lei gli occhi, e le guancia
'Parean di Febo , lo splendore , e'ifeffo
Sol chi f offe di lor (coperto haurebbe .
Le ignude braccia di candor celeHe
Splendeanle , e fparft dalle fpalle al few
Scheryindo fé ne giano i capei fciolti.
Varco allentato , e le quadrella al tergo
<Pendeano , e da due cinti ben rifìretta
La fottìi "vefìe con minute falde
fin fotto le ginocchia di f correa.
Et le dauano in compagnia alcune poche verginejleje quali fono pari^épagne
mente deferitte da Claudhno in quefla guifa. di; ®\a.TiZ ,
Lt braccia han nude , e gli homeri , da i quali
Tendon faretre di faette piene :
Le man di lieui dardi fono armate,
Ei non hanno ornamento alcuno intorno
Fatto con arte , ne però men belle
{^Appaiono , mentre che van feguitandù
Le faticojè caccie , e difudore
'Bagnan talhor le colorite guancie ,
Da le quali a fatica fi cono f ce.
S'eliefian Verginelle ardite , e vaghet
0 pur feroci ^iouani , le chiome
Sono
yi ImaglnideiDei
Sono annodate fen^a ordine , e [ciotte ,
Fjtengon di fottìi vesli duo cinti ,
Sì , che vanfol fin fattole ginocchia ,
Et il medeftmo Claudiano dice , che Varco di Diana è di corno,contY<t
quello ,cbe ne fcriffe Ouidio,il quale lo fa dorato, & di corno quello delle
TS[infe,d!ccndo di Siringatile tanto era bella , che poteua e fiere creduta,
Diana , fé slato non fofìe , chequefta ha l'arco d'oro , & ella l'hauea di
corno . Così hanno finto le fauole , perche come fott o il nome di ^Apollo
fa adorato il Sole, così fa adorata la Luna fatto il nome di coslei chiama-'
ta 'Diana , qua fi Deuiana;perche la Luna deuia nel Cielo dal dritto fen-
tiero della Eclittica,che tiene fempre il Sole, non altrimenti, che vada-
no i cacciatori finente per deuie strade feguitando le fere j delle quali
altra non fu più grata a quella Dea dei Cerni , come fi vide, quando
per hauere \^4game nonne ammainato vn Ceruo,ella fi fdegnb sì fat-
tamente cantra i Greci , & fece loro tanto di male in K^4ulide j che fu
deliberato di placarla col fangue di colui , che l'haueua offe fa , facrifi-
candale Ifigenia fua figliuola ; w era il facrificio in punto,quando 'Via-
ria mojfa a pietà della gìouane , la fece Jubito fparire rimettendo una
cerua in fuo luogo , con la quale fecero i Greci l'ordinato facrificio , &
placarono la Dea . Et Ifigenia portata nella Taurica regione fa fatta
Sacrifici] quiki Sacerdotefia di 'Diana , oue erano facrificati iforefiieri , & maffi-
di fangue inamente Greci , che vi capitanano, dando loro di vnafcurefu'l capo do-
Jaumano . ^Q fattiaicmi preghi , & il corpo eragittato da vnalta rupe.ouefu il
tempio della Dea in mare, & il capo re slatta qui attaccato ad vnpalo.
Hauendo dunque Ifigenia la cura di queflotriflo facrificio, auenne che
Orette fuo fratellami qusie era andato in Coleo a purgar fi del peccato di
hauere ammalato la madre , vi capitò , &fu rìconofeiuto da lei > né
"Polle perciò , che foffe Jacrificato , come gli altri; ma perche lagente del
paefepareua non volerlo fopportare,fe ne fuggì via con lui portando fe-
co ilfimulacro della cDea auolto in certi f afidi bacchette,dalli quali eU
la fu poi cognominata Diana Fafcellina,& andò a porlo ad cincia lun-
gi da ''Roma da dieci miglia continuando quiui medefimamente l'empio
facrificio delle vittime humane, quale parue poi troppo crudele a' "Roma
ni, benché foflero facrificati ìferui folamente, & perciò lafciarono pafia-
S,jUrrf re quesla Dea co' fuoì facrificij a' Lacedcmonij,li quali fi conucrtirono al
moni j di ^vf° ^ ta^€ CtYe™onia in quefta maniera.Scieglieuano a forte alcuni gio
battere i uà netti della Città & pofiili su l'altare della Dea gli batteuano in mo-
gicuani . dofc he i mìferelli fpargeuano largamente il fangue dalle tenere , & de~
licate
De gli Antichi. 75
lìcat e membra; hi che non folamcnte non fi dolevano, ma leggefi, cbejo-
uente contendevano inftemet chi di loro foHeneffe pia virilmente le agre
b ttitture.In queflo meigo la Sacerdoteffaandaua col ftmulacro della Dea
in braccio intorno all'altare^ ferine Taufania,cbefe estui, cui era dato
l'officio di battere i giouani,bauefie forfè battuto più rifpettoall'vno, che
all'altro^ perche foffe flato più belloùpiù nobile, il ftmulacro della "Dea,
che era affai picciolo , & leggiero, diuentaua così grane, &pefante,che
la Sacerdotefìa non lo poteuafoftenere a penala per ciò, quando queflo a*
ueniua, ellagridaua , che per colpa del battitore fi fentiua opprimere dal
graue pefo del fimulacro,che doueua pur'bauere tuttauia quelle bacchette
intorno, con le quali eifù portato -via . Et benché paia , che così crudele
facrificio male fi confacele ad vna Dea vergine , & piacevole , qual'era
'Diana ; nondimeno alcuni de gli antichi credettero , che ella fi dilettaf-
fé di vedere fpargere su gli fuoi altari di fangue bumano, come fu fat-
to , fecondo che fi legge appreffo del mede fimo Taufania , ancho in Tatra Paufania .
Città dell' *Acaia,facrificandole ogni anno vn giou inetto ,& vna verginei
la , i pia belli della Città , per placare l'ira fua conceputa per la poca
reueren^a battuta ad vna fua Sacerdotefìa, la quale amorofamente slet-
te pia volte con vn giouane fuo innamorato nel tempio fleffo della Dea,
onde di là a poco morirono ambiane mifer amente , & ne fegnitò vna ca-
restia , & vna peflilen^a grandiffima alla Città , alla quale fu rime-
diato con il crudele facrificio, eh* io dilfi . CAta forfè , che la colpa di co-
sì nefandi facrificij fu delle nationì , alle quali piaceua di esercitare in
quel modo la fua crudeltà j come fi può vedere da quello , che fu facto à
molti altri T>ei, all'i quali furono- date parimente le vittime humane ;
perche Diana moftrò affai bene , che quefle non le erano grate , quando in
luogo di Ifigenia rimeffe la cerna , donde vogliono alcuni , che fofìe
introdotto di facrificare la Ceruaà Diana, che fùofferuato poi da [Ro-
mania certi tempi, & erano perciòappefe le corna de ì Cernì in tutti i
tempij di 'Diana , da vno in fuori , che era fui monte K^f ventino > otte
in quella vece attaccauano le corna de i Bujì. Et fi legge efferne fiata la VediLiuio
cagione , che appnffo de i Sabini nacque già vno belli/fimo bue , ò
vacca che f offe , ad vno nomato .Armonio , & fu detto da gli mdoui-
ni,cbe ibi prima lo facrifieaffe a Diana fu'l monte A uentino, guadagne-
rebbe alla patria fua l'imperio dell' Italia, ^intronio allegro di ciòtandof-
fene à %oma col bue per fame il gran facrificio, ma auertito di nafeoflo il
Sacerdote di Diana da vn feruo di colei, fece andare Antronio à lauarft
nel T ebro, dicendo, eh e altamente ei poteuafare facrificio, che fvffe gra-
to alla Dea , & così egli in queflo me^o facrificò il bue, £f ne appicg
X. le corna
Imagine di Diana Dea della caccia & de bofehi & amarri-
ce de cerui à lei facrati, che dinotano il preftofuocorfo in
29.giorni,& effer la illuminatrice della notte efsendo tolta
perlaLuna,&; feorta demandanti nella notte.
Statua di Lucina Dea de parti tolta per la Luna efsendo
la Luna pianeta humido atto &c facilitante la preftezza del
parto>& la uergogna della donna partoriente.
Imagine di Diana Cinthia ò Luna Dea Cacciatrice co un
Pardo nella deftra , & u n Leone nella finiftra , cofi fcolpita
inChorinto nel tempio di Giunone nell'arca diCipfello
tiranno .
Degli Antichi. 75
le eorna alle porte del tempio-.onde perche egli era 1^oma?io,fu acqui/iato
à Roma l'Imperio della Italia; (3 fu puf eia introdotta (a v farina di met-
tere le corna de i buoi à questo tempio foto di T)iana% che era,cume dijfi,
fu l' ^i uentino. Et potrebbe anco forfè efìere^ebe ciò foffe flato fatto ,per-
che queflo animale fi confà affai à Diana, mentre che per ki intendiamo
la Luna,come dirò poi; che bora ritorno a dire de i Cerni, li quali furono
creduti tanto grati a 'Diana , che vestirono talbora gli antichi i fuoi.fi-
mulacri delle pelli di quelli come fi legge apprefio di Vaufanu.TS^W^ir
cadia ne eravnovejìito divnapellediCcruo , da gli bomeri del quale
pendeua vna faretra piena diftrali,& baueua neU'vna delle mani una
faccllaaccefa, & nell'altra duo fer penti 5 & alato gli flaua vn cane da
caccia. Et in certa parte delPk_s*cbaiaycome riferifee il medefimoTaufa
niafoue faceuanofolenniffimofacrificio à ùianajl cuifimulacroera d'o~ Simulacro
roy&diauorio informa di cacciati- ice) Udì innan%i,cbe fi facrificaffe an "l Dlan*.
daua in volta^come diremmo noi,vna gran procejfione con bellìffima pom
px,& dietro à tutti era la tergine facerdoteffa della Dea su vn bel car-
ro tirato da duo Cerni . Et i Toeti danno a Diana il carro tirato parimsn- Carro di
te da bianchitimi Cemi,comefà Claudian o,quando dice . Diana.
Scende la Dea,che de la caccia ha cura ,
Da gli alti montile co'l veloce carro
Tratto da Manchi Cerni pafia il Mare»
Et dicef^che pofero Diana fai carro tirato da veloci/fimi animaci per
moftrare lafua velocità^ conciofta, che la Luna fa in pochi/fimo tempo,
che fon vintinoue giorni, <££ dodici bore in circa , ilfuogìro, come quella,
che bà torbe minore degli altri. Sta gli altri Dei parimente furono dati
l camper fegno del rotare , che fanno le Cele sii sfere yalle quali ejfi jono
fopra;& fecondo le qualità loro così hanno gli animali,che gli tirano. Et i,j a ,
per ciò Tropertio fi,, che il carro della Luna fia tirato da Caualli, quan- Vropertio
io dice „
3.
Tencbc gli occhi cadenti non calca/Se
Il pigro fonno , e conglifuoi (faualli .
La Luna a me^o il Cielo rojjeggiafje.
Di quefli Fvno era negro , e l'altro bianco , dice il Toccacelo ; perche Boccacio.
«0» folamente appare di notte la Luna,mafi Vide anco il dì .FefloTom- Mul° ^
peio ferme , che vn Utfulo tirati* il carro della Luna , & che la ragione i^dlii
K 2 di ciò
76 Imagìnidei Dei
di ciò eruche ella da sé è Herileper effer fredda dì fua natttfa,& il \ftt*
lo parimente non genera . Onero, che voìeuano mofirare gli antichi con
queflo animalesche non ha la Luna luce da sè,ma rifylende con l'altrui Iti
me, quafi che il Sole la prefti 5 sì come il UHulo non nafee di animali dì
Paufama > fua rat$a,ma dall' altruiyche fono sA\ini->e Caualle cPaufania, oue rac-
conta le gran cofe , che erano nel tempio di (jhue Olimpio appreffo~cteg[i
Elei in <jrecia,dia;chc vi era vna Dianaja quale pareua à lui,che cac-
ciale vn Cavallo ; benché foggiunge poi, haucr detto alcuni, che quefla
. fia tirata non da cauallì,ma da muli per certa vana fauola,che fi raccon-
prudenuo fa ^ mu\0^ ai(ro non ne ^c6m yr^dentio cantra Simmaco fcriue , che
gli antichi Promani facrificauano vna vacca Jterile alla Luna > & che
due vaccherie quali doueuano ef) ere parimente slerilijirauano ilfuo car
G ioti echi ro. Oltre di ciò fono ui slati di quelli , che hanno pojìo al carro della
al carro £WW<| igi0Uenchi% come Claudiano, quando finfe, Cerere ; per cercare
la perduta figlia 3 accendi/fé in U^fongibeUo gli tagliati pini ,
dicendo :
liccio tengano in sé virtù maggiore
1)i quel liquor,che Febo i deslrier fuole,
E ifuoi Giouenchila bicorne Luna
In quant'vopo lorfia gli ajperge,e bagna.
A uforu© £f ^ujon'to Callo fece il mede fimo quando fcrìuendo à TaolinOydijJè,
Ciàfea veder la Luna i bei Cjiouencbi.
1)ì quejìifi legge la medefma ragione, che ho de i kJMuIì, cioè , e he
tnoftrano la flerilità < Imperoche , come fcriue Xenofonte , & fi vede
fare etiandio tutto dì, fi cajìrano i tori,per farli più manfueti,& più com
modi a coltiuare il terreno, donde è che non ponnopoi più generare . Que-
ramentefu dato queslo anirmle alla Luna,per lafimiglian^a,che è fra
loro delle corna;conciofia,che alfimulacro di quella,che era dì vaga T^in
fa,come ho detto, metteuano due piccole cornette in capo.Et in Egitto era
con/ecrato alla Luna quel bue , che quiui haueuano in tanta riueren^a,
il quale bifognauayche hauejje vna macchia biancha nel deftro fianco,&
le corna picciole, come fono quelle della Luna,quando comincia à crefeere,
fecondo che fi legge appreffo di ^Plinio . Et glie ne facrifìcauano vno
luna aiu" anchora dì fei mefi,dicono alcuni,il f turno dì, & alcuni altri il decimo
r?rc„ part0 dopò il parto 7 che era quando con le loro cerimonie mettevano il nome a'
figliuoli
Degli Antichi. yy
figliuoli nàti . Et ficeuano gli antichi queflo alibora alla Luna forfè rin-
gratiandela, quaft che per lei il m aturo par tof offe venuto in luce, perche
dicono,che la Luna per efiere pianeta humido affretta il tempo talhora con
ilfuo ttiftuffo y onde ne nafcono alle volte i figliuoli nelftttimo meje , che
è à leifottopojlo , & fa quafi fempre il parto più facile . Et per queflo
la chiamavano alibora , & la pregauano nominandola Lucina , quafi che
toslo y & fin\a pericolo della madre facejje vfcire il parto già maturo
in luce . Ma le fauole hanno detto , che Diana era chiamata dalle don-
ne ne i parti fotto il nome di Lucina , perche vfeita che ella fu del ven-
tre di Latona fina madre , le fi voltò fub'to , & tutta fndla , e deslra
l'aiutò a partorire il fratello ^Apollo , come che la pregafìero , che vfcìjfe
colTslumefuoadare loro l'aiuto , che ella diede già alla madre con le
proprie mani . 7^è fu ìntefa Diana folamente fotto il nome di Lucina ,
ma Giunone ancora , come fi vede nella fua imagine . Et alcuni hanno
detto , che non fu quella, né quefia , ma che fu certa f emina , laquale
venne fin dagli Hiperboreì monti in Dcloper aiutare Latona a partorì.
re ; & che quindi fi fparfe poi il nome fuo in modo , che fu adorata qua-
ft per tutto j & hebbe tempi) , altari , & fimulacri , come gli altri D ei ;
innanzi all'i quali bì fognò > chetila fojfe, pofeia che gli aiutaua a naf ce-
re . Et così pare , che l'intendeffe vn Lido poeta , ilquale , come riferi-
fee Tau\ania > in certi hinnì , che ei fece a quefia , le diffe efiere (lata fi-
no innanzi a Saturno , & le diede cèrti nomi, per lì quali fi potrebbe an-
co facilmente credere , che ella fuffe fiata vna delle Tarche; perche que-
lle baueuano parimente che fare ajjai nel naf cimento humano, come ve-
leremo , quando fi ragionerà lai loro . UWa lafciando cercare ad altri ,
chi ella fojfe, ò donde veniffe quesla Dea Lucina , dichiame de* fuoifi- Simulacri
mulacriy li quali erano tenuti fempre tutti coperti da gli ^ittheniefi di Lucina.
però folamente , come fcrìue Taufania. Onde appreffo di cofloro la
fiatua di Lucina poteua così e/fere vn pe^o di legno , ò di altra ma-
ria fen^a figura alcuna , come formato indonnalo inaltracofa, poi
the filma fempre coperta , né fi vedeua mei . In certa parte dell' id-
tbaia fu vn tempio di quefia Dea molto antico , con vn fimulacro tutto
di legno j fuori che la faccia , la quale era tale , che poteua rapprejen-
tare cDiana ; le mani , C i piedi erano di murmo , & lo copriua tutto vn
velo fonile di lino , da quelle parti infuori, che erano di marmoji quali
fiauano fccperte, L'rna delle mani era difiefa,fen%a alcuna cofa 3 & vi
baurebbono ben potuto rrn ttere vna chìaue , perche Fefiufi riue,cht la fio- Fe^0 %
leuano donare gli antichi alle donne, mofir andò con quefia (che è slromen
to da aprire) che defidervuano loro vn parto facile , & piaccuole , perche
aprcn-
78 Indagini de i'Dei
aprendo fi bene la via al bambino , quando bà da nafcere , egli fette efce
Facella infenK_a ^aVe tormento alla madre: maforje, che vollero mofìrare il mede-
mano di fimo con quella mano di Lucina dislefa)& aperta . L'altra portauavnct
Diana, facella ardente, la quale mofìraua , ouero che le donne al partorire fento-
no grauiffimi dolorile leflringono così , come il fuoco Mùnge tutto ciò ,
a che fi appiglia ; ouero che quejìa "Dea era l'apportatrice della luce
a'na [centi fanciulli , perche porgeua loro aiuto advfciredel ventre del-
la madre. Ter la qual cofa i (jreci le mctteuanoin capo ghirlande di Dit-
ta no,herba,cbe posìa fiotto alle donne, quando flanno per figliare , gioita
Diari a , loro affai . Legge fi anchora, che, facendo gli antichi 'Diana con l'arco in
mano, voleuano mofìrare le acute punture de i dolori , che hannoledon-
M.Tuilio. m a£ part0Yìre f & m\ [a filettano qaafìjempre . Onde CMarco Tullio
frinendo contr a Vene difegna vnfhnulacro di Diana da lui rapito nel-
la Siciliajn queflàfoggia-y era alto , & grande, con vesle, che lo copriti*
tunofingik a piedi ,giouane di faccia , & di virginale af petto » che nel-
la de/ira mano portaua vna facella ardente , eteneua vn'arco nella fini-
£ìray& le faette gli pendeuano da gli homcri . Tuo L'accefafacein ma-
fio di Diana (comeferiue pur' anco Taufanìa, che ne fu vnfimulacro di
metallo nclf ^Arcadia alto forfè fei piedi oltre a quello 3che bà detto) mo-
fìrare ancor a ,cl/ ella lucendo di notte fa lafcorta ^viandanti , & perciò
era chiamata quiui Diana feorta , & duci ; sì come in Scorna nel tempio ,
che ella hebbe fui monte T alatino > fu detta ls{ottiluca . Et hi bbe altri
C f Ilo diuerfi nomi ancoratili quali fi dirà poi.Taufania9quandodefcriue l'ar-
Tipàno di ca di Cip/elio Tiranno di Corinto pofìa quiui nel tempio di Giunone , dì-
Corinto. ce;che vi erano fcolpite,& intagliate molte figure ctoro^ di auorio, &
che fra quesle vi era Diana con le ali a gli homeri, la quale porgeua con
la deslra mano vn Tardo,& vn Lione con lafmìlìra, & che non sa ren-
derne alcuna ragione tonde io non mi vergognerò di dire il me de fimo t non
bauendo trouatofin qui, chi ne babbi ferino , Lafcio dunqueyche la inter-
preti ogni vno a modofuot& vengo a direbbe Virgilio ba poslo trtfac-
Dianatri- eie alla Vergine Diana , & che ella fu perciò chiamata Triforme, Tri-
forme, geminale Triuia: né Diana folamente , ma Recate ancora fu così detta ,
Ouidio . oftfh Ouidiofcrijfe .
Fedi , che con tre f accie Hecate guarda
Tre vie » che poi riefeon tutte in vna»
Benché foffero poi tutte vna medefima cofa , &ì nomi folamente
erano diuerfiyper mofìrare con quefti , come tante volte bò già detto le
» dìuerfe
Degli Antichi. 79
dìuerfe potente, & qualità diutrfe , che dauano gli antichi a' fuoi cDeit
e5" i Vara effètti, che da quelli erano creduti "venire . Et perciò differo le
fauole , che Recate nata di yioue hebbe da lui autorità , e potere [opra. Hecatc.
tutti gli elementi , & che fu così nominata,perche apprejfo de' Greci vna
fintile voce viene a dire cento, che appo loro fpejjè volte è tolto per nume-
ro infinito .come ch'ella fofìe di pofian.{a infimta;perche pare , che da lei ,
qual'è,come ho dettola Luna,fiauo gouer nati gli Elementi , & quafii tut-
te le cofe compofie di quelli , & chef; mutino fecondo , che ella fi mu-
ta. 0 fu pure così detta , perche , come dicono alcuni, le facrificauano
con cento altari fatti di verdi cefpugli , & vccideuanle cento vittime ,
come porcino pecore ;ma,fe ilfacrificio, il quale , perciò fu dimandato He-
camtombe , era fatto in nome dello Imperatore, le vittime erano cento Hecar©m-
Lioni,cuero cento ^Aquile . 2\(è credo io però, che hauefìerofempre que- be*
Jìi animali veri , ma più tojìo , che nefingcfjero tal bora ; perche vfarono
fouentc gli antichi ne' facrificij loro , di fingere di p <asì a , ò di qual-
che altra materia , quello animale che fi doueafacrificare , né fi tro-
uaua , fé non con grandiffima difficultà ; & i poueri, che nonpotcuano
[are lafpe[a de i veri animali, conte rìferifee Snida, Jpeffo faccuano que-
jtOyche ne facrificauano de ifimulati , e finti, come fi vede apprefjo di He- vittime
rodoto anchora,ilquale dice,che quelli di Egitto non facrificauano il por- finte.
co ad altro T>io,che alla Luna , & a r£acco , & in quelle fe/ie ancora fo-
lamente , che faceuano a tempo di piena Luna , guardandofi in tutte le
altre di toccare qutfla btjìia, della quale mangiauano quel di filo , che fi
[acrificaua,e non più mai in tutto il reffo dell'anno;& quelli, che per po-
vertà non poteuano facrificare vn Torco vero, nefingeuano vno, Ò" quel-
lo facrificauano . Et {appiano fcriue , che i Ci^iceni popoli della (fi e- APPxa-noi
eia, la Città de i quali diceuano , che fu data da Giouc in dote a Trofcr-
pina,& la adorauano perciò Jopra tutti gli altri 7\{umi , facrificando-
le vna vacca tutta negra,eJ3endogià afìediati dalV armate di ^Mitrida-
tc,nè potendo trouare la vacca,che era mcefjaria alfolennefacrificio del-
la Dea loro,ne fecero vna di pafi 'a per fiacri ficarla-.ma in tanto,che appre-
fìauano ilfacrificio , ne venne vna di me%o il mare tutta negra, come
baueua da effere , la quale nuotando per di fiotto le naui di ^Mitridate
pafsò nella Città,& andata fi a porre dinanzi all'altare della Deajufa-
crificata da quel popolo , che prefe per ciò buona fiptvan^a di douer effere
liberato datiaffedio , come fu;per che molto dapoi UMandatt per molti
incommodiychs gli auennero,fu sfondato di andatane . 'Didone appref. Didonc .
fo di Virgilio nell' viti mo facrificio, che ella fa alla partita di Enea,fpar-
ge lefimulate acque d'*d uano ; ty quiui nota Scruto , che ne i facrificij
finge-
io Imaglni de i Dei
fingevano fpeffo gli antichi le cofetcbe non potevano,òfe non con dtffìcuU
tà grande,havere . Et in altro luogo ancora dice, che per queflo t'acqua,
chefpargeuano nel tempio di ifide >fe bene non era , la dicevano però ef-
fere delibi lo . Et non folo le finte vittime feufauano quelli , che non
poteuanojacrificare le vere , ma l'andare bumilmente a baciare Umano
Baciar la del Dio,cvifi haueva dafacrificare , fvfouente in vece difacrifeio a chi
mano . non poteua fare altro . Solevano anco gli antichi baciare per divotiont
gli confecrati fimulacri, come fi raccoglie da Cicerone quando parla con-*
tra Vene , ove dice; che in Agrigento Città della Sicilia era vn belliffì-
mofimulacro di metallo di Rer cole > che haueua la bocca, & il men-
to quafi logori , co fi fpefjo era baciato da chi l 'andava ad adorare . Et
Pruderlo ^fprudentio fcriuendo , come foffe adorato il Sole creduto apollo , met-
te allafine,cbe baciavano anip i piedi a cavalli , che tiraup.no ilfvo car-
ro . <JMa ritornando ad Recate , ella fu adorata fui crocicchi delle vie ,
& quiui Ufacr /fidavano il cane , pregandola con parole ìncompofle , &
con gridari per imitare quello , che già fece Cerere, quando andaua cer-
cando la figliuola di Troferpina , che era la medefima , che Recate ; alla
quale foleuano i ricchi appreffo de gli antichi facrificareogni me/e ne i
crocicchi delle vie , la/ci arido quiui del pane , &. delle altre coje necefia-
rie al viuere , le quali erano pofcia levate via da poverelli , £> dimanda-
uafi qvefla la cena di ficcate ,come riferi/ce Svida, il quale dice anco, che
la medefimafi mofiraua talhora informa bombile , & fpauenteuole ,
che era di hvomo molto grande col capo di fer pente . Ella fu detta , &
fatta triforme per gvardare meglio qvelleflrade , che a lei erano confe-
ttatele quali venendofi d congivngere infieme facevano crocicchio , co-
me hanno detto alcuni 5 ma altri hanno voluto, & forfè meglio, che
i l fare a coflei tre facete fofìero fintìoni di Orfeo , volendo lui in queslo
modo moSìrare i variati afpetti,che di sé tifa vedere la Luna ; C che la
yirtvfua hafor^a nonfolamente in Cielo , oue la chiamano Luna, ma in
terra anehora , ove la dicono diaria , & fin già nell'fnferno , ove Reca-
te la dimandano , & Troferpina, perch'olla è credvta feendere nel' In-
ferno tvttoqvel tempo, chea noi fi a nafiofta. Le quali co fé da Ev/e-
Kecate tri biofurno così ejpofie . E chiamata Lvna Recate e Triforme per le uarie
forme . figure , ch'ella mofira nel corpo fvo , fecondo chepiv , ameno fi trova ef-
fere difeoflo dal Sole ; onde fono parimente tre le virtù fue . L'vnaè ,
quando comincia a moSìrare il lume a' mortali , porgendo con quello a,c-
cr e j cimento alle co fé , & qvc fio primo , & nuovo af petto era dagli anti-
chi mofirato con uefii bianchi , & dorate , che mettevano intorno al fvo
fimvlacro,& con la face accefa, che il medefimo batteva in mano . L'al-
tra
Degli Antichi.
Imagine di Hecate Dea triforme detta anco Proferpina
moglie di Plutone reina dell'Inferno lignificante li tre a-
fpetti della Luna, & la potenza lunare nelle cole elemétali.
Simulacro della Luna lignificante la Luna riceuer il fuo
lume dal Sole &: non hauerin fé luce alcuna.ancieffer cor-
po olcuro & ottenebrato fatto rifpiendente dal Sole ligni-
ficato dal capo di fparamerc .
$2 x Imngini de i Dei
tra è, quando ha già la metà di tutto il lume , & fu quefla mofìrata con
la cefia,nella quale portati ano le [uè cofe facr e :per che, mentre che va ne-
fando il lume della Luna , ogni di più fi maturano i frutti > quali fi rac-
cogliono pei con le cefte . Laterza escilo inttrolume mosìrato con ve-
lauro alla &**&*. ^anno delfofco . K_sé coftei dauano il lauro anchora , il quale è
luna cóle Pyopri°di~4pollo\ perei/ ella riceue il lume da' Sole, & quel colore
crato . ìnfocatOjcbe mofira talhora in vifo . Ut le die tona il papauero parimen-
te per la moltitudine delle anime , le quali errino cri dute habitare nel
fuo orbe, quafi che quel 'foffew.a gran Città-tutta piena di numero/o pò-
Papauero P0^ CQnci°flc^ > che il Tapaucro mojh ì , (5 ' fignifìchi le Cut «.perche ha i
cófecrato tapi così intagliati in cima > come fono le mura di quelle , & tiene in sé
alla Luna, raccolto vn mi vero grande di-minuti granelli ^com e gran numero di per-
sone fta infume unito nelle Città. Et fu opinione di alcuni Filofof , che
cosìfojje hahitato colà fu Poi be della Luna , come è qua giù la terra , (3
dicenano , the le Cittàjefelue ,.£f J monti, che quitti fono .; fanno quelle
macchie , che ci par divedere 'nella fàccia di quella, marTlinio vuole
che pano fatte per ì'humidità , ch'ella tira' dàlia Una. Scriue Tauja-
Paufà'-ia ìlla->{'^e in Fgina &ttà de i Corimbi , Huate era adorata più di tutti gli
altri D ei: & che quitti ella hi bbc vnfmrulacro di legno fatto da LMiro-
ne con vna faccia fola , & il ufo del corpo traaguifa di tronco; come
che non fofje fìtta jtwpre con pe faccit ' y ma crede/i, che *,4 Icamene in-
nanzi a tutti gli altri la facefie tale agli ^ìtbenieft . "Delle tre tejle
dunque \che htbbe il fimulaito di Recate , l'v na la deflra era di cauallo,
l'altra di cane, & la ter^a che era nel me\o di huomo ruslico , & w^o\,
come dicono alcuni,o come altri voglianoci cinghiale, che forfè meglio fi
confà a quello,ebefi dice della Luna , percioche confiderata quando fpar-
ge Ultime fopra di noi, i/ieri chiamata Diana ,■& calciatrice fd che fi può
intendere per lo Cinghiale,perche fià quesla beflia nelle ft lue fempre , e
ne i bofchi.sì come la tefia del Cauallo animale veloce ci fa veder e ,ch 'el-
la circonda velocijjìmamente il Cielo; <& quella del cane ci dinota , che la
rnedefima . quando a noi fi nafeonde , fu creduta la Dea dillo Inferno ,
■& chiamata Vrofrpina , perche fi da il Cane al Dio dell'Inferno come
Cerbero,dalle fauole tanto celebrato, ne fa fede . Et Trudentio'jfcriuen»
,, . dola vanità de (fentili in difefa di Simmaco > dice in quefio modo del-
' la Luna :
Hor fui bel caro da due vacche tratto
Candida va pel Cieli hor ne l'Inferno
L'empie fare Ile con viperea sferra
Cajììga,
Degli Antichi. 83
Casligdte falle vfcrt confa, mondi :
Hor y per le felue le veloci dame
Fere , e traffige con gli acu*i dardi .
E quindi vien > che in triforme diuerfe
Con tre diuerfi nomi ella fi mofìva :
Ter cloche Luna è detta quando appare
Di bel lucido velo à noives~iita,
Quando fuccinta ffiega le quadrella ,
E la vergine figlia di Laiona j
E quando in alto fcggio affìfa , legge
*Dona à Megera,e come lor regina
Gridale comanda a l'anime perdute,
E Troferpina moglie di Tlutone .
Seguita poiché la verità è, che quefloèvn trillo <D emonio ; ilqua-
l e ingannai mortali , perfuadendo loro , che in tre diuerfi luoghi fìano
molti,& diuerfi T>eijn Cielotin terra,è nell'Inferno . Torfirio,come rì-
ferifce Theodorito Vefcouo Cirenfe yfcriuendo de'trifti Demonij quello , Theodorì
che fé ne dirà nella imagine di Tlutoue , mette , che Recate fa padrona, t0,
di quclliy& che gli tenga in tre elementi , nell'aere , nell'acqua , & nel-
la terra . Oltre di ciò differo anchogli antichi , che Recate faceua fruen-
te vedere à chi fi trouaua in qualche calamità grande >& in qualche gran
miferia^erta ombrayouerofantafmaychefi mutaua tuttauia, Cf quafifu-
bito di vna in vn 'altra figur a,come dritto fané dice ,& lo ri ferifce Sui- . .„ e
da,&fi moflraua hor a buethora mula , talhora pareua effcre vna belli f ne _
fimafemina^e tale altra vn cane , & fu detta quesla così fatta cofa Em-
pufa,percbe pareua,che andaffe convn pie falò; & alcuni hanno voluto ,
che ella fofie Recate fieffa , la quale fi moslraffe in quesla foggia di bel
me^o dì , quando con certe cerimonie fi placauano le ombre de i morti .
Et per gli varij , G? diuerfi afpetti , che di sé faceua altrui vedere quefia
beslia, fu tirato in prouerbio da gli antichi, & diceuano cangiar fi più ,
che non faceua Empufa, chi moflraua di volere bora una cofa , & tanto-
fio un'altra>& chi non fi Ufciaua mai conofccre quale eiji foffe . Et Lu-
ciano parlando de' balli ydifje che fanno mutare la perfona in tanti tuo*
d'oche fi può direbbe rapprefenti Empufa , che fi cangia ih nfdle forme .
Era oltre di ciò,come fcriue Eu/cbio , in tAppolinopuli Città dello Egitto
una fìat uà di cojìei, la quale moflraua pur anco , che la Luna non ha lu-
ce da sé ,ma la riceue dal Sole, percioche era fatta in forma di Into-
rno tutto bianco , che baueua il capo di Sparuiere . Significa la bian-
L 2 ebe^a,
84 ImaginideiDet
theT^afhela luna da sé non bà lucemmo, da altri la nceue^doè dal Sole ,
the le dàfpiritoaticbcrai& fiotta : & ciofignifica la tefla dello Sparuie-
re , perche queflo ucccIIg tra confettato al Sole , urne ho detto nella fina
Ifide» imagine . Legge fi anchor 'a , che in Egitto j "attuano ì fide Peslita dine-
gro,pcr thofit are ,ch' 'ella da se è cotpofofco , £5 (fiuto : & era quefia pur'
ancola Luna ,ccme fi ioncfi(uadaìlafua fiatua fatta in forma ài donna
con due (emette di bue in tefla, come ferine Hercdoto , onde non poteuano
gli Sgitij facrificare le uacche , come che foffero tutte di quejìa ttà , ben-
ché fiacri ficafiero buoi ,& ulte Hi . O forfè era anco , perche le fauole di-
cono , che ella fu mutata già in quefla befiia da (jioue ; pofeia , cheheb-
be goduto di lei ,accioche Giunone non fé ne auedtjje , & chehaueua
nome allhora lo , & cofi la chiamano i Greci , & li di fegnano parimen-
te con le corna in capo,ma paffuta poi in Egitto fu chiamata quitti ffide,
& teneua il fuo fimulacro certo ciembalo nella deslra mano,& nella fiini-
ftra haueua un uafo . Onde y come dice Seruio , credettero alcuni > ch'el-
la fojje ilCjt ni o dell'Egitto ,quafic he pe r le i fi uedeffe la Telatura di quel
paefe,mojtrando il ciembalo quel rumore,chefà il Issilo, quando crefee ,
sicché affonda tutti i campi,& il uafo i laghi,che quitti fono. *Altri han-
Semìo Ma no dettogli ella è la terra, come riférifee il medefimo Seruio , & Macro-
cs©bio . bio anchor a , ò uer amente la l<([atura delle cofe , che al Sole ila fogetta ,
& quindi uiene , chefaceuano il corpo di quefla Dea tutto pieno , & ca-
rico di poppe, come, e he tuniuetfo pigli nutrimento dalla terra, onero
dalla uirtà occulta della l^atura , perche fu rapprtfentata etiandio la
Natura .- datura con quefla imagine da gli antichi . Et intendo, che un così fat-
to fimulacrofu già trottato in T$pma al tempo di Tapa Lione decimo y
& uedefi quefla medefima figura con tarde poppe in una medaglia a>iti-
Medaglia ca di ^Adriano . In Egitto quando uoleuano difegnar la J^atura nelle
d'Adria- lorofacrefigurc,faceuanol'~4uoltoio , ■& era la ragione di ciò, dice Mar-
"° ' I • celino,perche tra gli Auoltoi nanfe ne troua alcuno di mafehio j ma tut-
della Na- ti fono f emine ,come fcriue Eliana anchor a \ &fu creduto, che Euro utn-
tura . to di Leuante cosìferuifie à quelli uccelli in uece di mafem , come par e ,
Eliano. che Zefiro impregni la terra, & gli alberi di Trimauera . Sono poi slati
di quelli , liquali hanno pofìo in capo al fiimulacro di ì fide una ghirlanda
dì jì brotano>& le hanno dato nella fmifìra mano la meàcfima herba, &
Lattando, riella de/Ira una "hlauicella , con la quale uoleuano far fi mofirare, che ella
pafisoin Egitto yConciofia » che quiuifoffe celebrata una fejìa come fcri-
ue Lattantio, dedicata alla Islaue di ifide , perche fé bene le fauole finfie-
70 , ch'ella mutata in uacca nuotando pafiafje il matc,nondimeno la Infilo-
ria ha ferino ^cha leipafsb nauigandojÙ per quejlo^li Egitti la credette-
ro effe-
Degli Antichi
/ / .. . \ . . N.
,■■■ - '..in. 1,»^ ^-iri7TiiirCTi'.'HiiH^"qiww|l"W"''"'^^
Imagine d'Ifide Dea Egittiache è la Luna tenuta la Dea
de nauiganti,& fu Io appo i Greci qual transformata in vac
ca daGioue efiendo ftata ftuprata,&: ritornata nella fui pro-
pria forma fuggì per mare in Fgitto , &. quiui fàda quelli
popoli adorata per benefici j riceuuti .
Imagine d'Ifide Dea delli Egitti; che è la Luna,con cofc
in mano denotanti la natura del Nilo&. dell'Egitto lTclif-
fìlunari,&: altri effetti iuoi fi nelle acque» come nelle cofe
dementali .
S6 Imaginide iDei
ro e/fere [opra alle nauigationi , & che poteffè dare col K(ume fuo felice
Luciano .corfo a nauiganti.Onde Luciano falche Gioue comanda a ^Mercurio, che
-paài a condurre fo per mare in Egitto , & quiui la facci domandare poi
lfide,& la facci adorare,come TsLumejl quale babbi potere difpargere il
Apuleio. 'Hll-o>difare foffiare i venti,& di confemare li nauiganti. Et K^ìpuleio
fà,cbe IjìdeJìeJJa così parla della fua fefia. La mia religione comincierà
dimane per durar e poi eternamente , & effendogià mitigate le tempefla
dell'fnuerno,^ fatto il mare di turbatole tempeflofo quieto & nauigabi-
le,i miei facerdoti mi facrificberanno vna picciolo, nauicella a dimoHra-
tione del mio paffaggio. *Alla quale cofa htbbero anco forfè mente alcuni
popoli della (jermania , li quali , come riferifee ^ìlefiandra K{apolitanot
ador aitano vna Liburna, che è certa forte di nauepicciola , & veloce, &
potremo forfe dire, eh fofic,come hoggi fono i ber gattini fiuero le fregate',
credcndOyche fojjè quella la vera imagine di 1 fidenti cui fimulacro,dke £-
liano , che in Lgitto baueua il capo cinto , & coronato di vn ferpente ,
Valerio & il mede fimo fi Ugge apprejjo di Valerio Fiacco , che le dà parimen-
Vhcco . ££ il citmbcào in mano . Ouidio , quando la fi apparire in fogno a The-
Ouidio. ietu£a 9 cosi ia dipinge, mettendo con lei alcuni altri anebora de i Dei
dello Egitto .
*4 Theletufaame^a notte apparite {
D'fnaco la figliuola accompagnata
*Da bz'mitterij con non finte larue,
*Da due corna la fronte bauea fegnata.
La qual di biancbe,e di mature [piche
Con vagherà mirabile era ornata,
%4nubi,che con voci a buoni amiche.
Caninamente latraci feettro potta,
Che gli pofero in man le genti amiche*
'Bubafic fanta , & *Api,e chi conforta,
Leperfonealftlentioeraconleì
cdl bel tacer con man facendo feorta,
E quei,che van con dolorofi bomei
Cercando fempre,Qfiri, che fu poflo
Toida la moglie fra gli eterni Dei,
E le fono i Serpentine i Sijiri accofto.
impulcio medefimamente finge di hauerla vìila in fogno già quando
pu e!0 * egli era ^ifmo^ cosi la defaiue che molto bene fi può "vedere, creila era
la Luna ,
Degli Antichi. 87
la Lunaja quale quelli di Egitto con adombrati miflerif adorai! ano. Onde
tMefftia.no , fa che filologia entrata nell'orbe della Luna vede qiàui i Marnano-
ciemb.ili , che tante volte bògià nominati , le facelle di Cerere l'arco di
Dianaj timpani di Cibelef& quella figura triforme* della quale ho detto
giacche haueua puf anco le corna in capo, & vna Cerna ; qua fi che tutte
q;te He 1 ofe injìeme,& ciafeheduna da per sé lignificale la Luna . Ulta
ritornando ad Jipuleio,ei dice,che dormendo li panie vedere quefia Deay
la quale con riuerenda faccia vfciua del Mare (perche finfro i Tottìycbe
il Solerla Luna, e tutte l'altre s'Itile tramontando fi andassero a tuffar nel
marc,& che quindi vfcifsero al primo loro apparire) & a poco a poco mo
ftròpoi tutto lucido corpo . Ella haueua il capo ornato di lunga, & folta
chioma lieuetn ente crefpa , & (he per lo collo fi fpar gena , cinta da bella
ghirlandi di diuer fi fiori, & nel me?Ko della fronte portaua certa cofa ro-
tonda Schiacciata , &lifcia, che rifplendeua come fpeccbio,& dati' vna
partc,& dall'altra lejìauano alcuni J'erpentijopra de' quali erano alcune
poche fpiche digrano.La ve/tedi diuer fi colori era di fottilifjìmo -pelo, &
bora biancajoor giallatGr dorata* bora infiammata, & rofsa pareua effe-
re. Et vn' altra ne haueua anco poi tutta negra^ma ben però chiara,& lu-
cida^ coperta quafi tutta di risplendenti slelle,nel meT^o delle quali era
vna Luna tutta nfplendente > & erano intorno al h mbo attaccati con bel-
lifj.'mo ordine fiorì,®- frutti di ogni forte. Tortaua poi la Dea nella defìra
mano ceìta cofa di rame fatta inguifi di ciembalo, che fcuotendo il hrac>
ciofaceua affai gran fuono , & le pendeua dalla fmislra vn dorato vafo^
cuifaceua manico vn ferpente , che di veneno pareua tutto gonfio , &à
piedi haueua certo ornamento fatto di foglie di palma. Cosi fa {Apuleio
ritratto di Jfide, alla quale per certa ragion naturale dà la vesle bianca ,
gìalla,e rofsa, per che la Lunafpcjfofi muta di colorerà che indiuinauano
molti la qualità del tempo ,che poi ha dafeguitarc, perche la rojc.eT^a iti
lei fignifica3che faranno v enti, il color ff co pioggie^ il lucido,?? chiarì
dimofira che debba ej sere l aere fereno . come anco cantò Virgilio , Virgilio.
dicendo :
Quando la Luna à racquiilar comincia
La già perduta luce , (e non fofche
Corna vieti? abbracciando Caer negro,
f. Gli agricoltori , & i nocchieri huuranno
V (jran pioggie;ma fé di rofsorehonefto
Sparge le bi Ile guaiule , farà Vento ;
Che mostra vento fempre che rojseggia
La
%8 ImagìnìdeiDei
la Lma;efe nel quarto apparir (cb'vnqva.
Queflo non falle) andrà bella,e ferena
Ccn le lucide corna per lo Cielo,
Quel giorno, e gli altroché verrano a dietro
Ter tutto il meJe,fianoafciutti,e queti.
L'altra vefte tutta negra moJìra,che la Luna>come ho già detto più
i)oltcynon ha lume da sè,ma da altri lo riceue.Hanno poi detto alcuni,che
spulcio mette quel ciembalo in mano à queHa T>ea , per moflrare la v-
fan^a de gli antichi, li quali vfeiti allo /coperto faceuano certo sìrepito,
& rumore con vafi di rame,& di ferro, penfando digiouare in quel modo
alla Luna, allhora ch'e la perde il lume per wraporfi la terra fra lei, <&
il Sole>cbe è nel tempo della Ecclij (se, della quale nonfapendo la caufaÀi-
ceuano,cbe la Luna era tirata in terra perfora d' incanì ^perche al Inorai
alcuni Incantatori haucuano dato ad intendere al mondo di potere fare
queslo,e più anebora. Onde Virgilio diffe inperfona di certa maga , che
gli incantati verf hanno for^a di ritirare la Luna già dal Cielo : & di
tjifedeafi leggefpejro,cbe ella faci uà difeendere la Luna a fuo difpetto :
& Lucano pattando degl'incantatori della Tbefsaglia dice ,c he effi furono
iprimi,cbe facefsno for\a alle fldle,& che faceuano diuentar la Luna
negra,& ofeura cJlhora.che ella doueua efserepih chiara,e più lucida. 0
la teneuano tale fin che cllafofse "venuta in terra à far eque llo,cbe voleua
no. Et appnffo di ^Apuleio vna di quefte incantatricifi vanta di potere fa
re ogni gran male alti T)ei:& di potere ofeurare à fuo piacere la luce del-
le fielle, perche la for^a di que' diabolici incanti valeua non folamente
contra la Lunata contra il Sole ancora ,e tutte le slelle,e contra tutti gli
altri Dei così del Cielo, come dell'inferno ,• alti quali oltre a tutte le altre
Porfirio, rnaladctte cerimonie foleuano minacciare (come fcriue Porfirio a certo
gran Sacerdote dell' Egitto,& lo riferifee Theodorìto)di rompere,efpe%-
%are il Cielo {forfè perche cadefsero tutti à baffo ) di riue lare gli occulti
mislerij di lf?de,& dipublicare tutte le cofefue piàfecrete, di fare che la,
barca di Caronte non pafferà più anime, di dare le membra di Ofiri à Ti-
fone,cbe le fquarci,& fparga per tutto, & altre fimili pa'^ie, mettendo
fempre innanzi quello,che penfauano,che pia difpiacefse à quel Dio,cui
volcuano fare for^a^per che venifee ad vbbidire loro. Et forfè che a que-
fio fu firn ile quello , che fi legge appreffo di Ouidio di Fauno , & di Vico
7^umi,ouerocDemoniibabitatori del monte sAuentino, chetirafsero per
arte magica,& a for^a d'incanti Gioue di Cielo a Venire arifpondere lo-
tOfbencbe dannajfero poi i Bimani quesla diabolica arte, né la volefsero
in
De gli Antichi. %9
in modo alcuno , tome fi vede per U puteh , che ne fu accufato : er
m furono riputati maeflri quelli di iheffaglia ; perche, come riferifee
Suida,<Jltedea pacando per la su versò la cefta de fuoi veleni, & delle
fue malie. Et perciò quando i poeti fanno qualche preghi alla Luna fotta
quale nome eie fifia,òdi 'Diana, òdi Recate , ò ài altra , per renderla
fiu facile ad efaudirlije defideranodie cllapofja battere ilfuo lumepu-
ro,& chiaro ,e che gl'incanti di Thefaglia ma ppfsano mai trarla di Cie
lo , come fa la nutrice di Fedra ne Ila Tragedia di Hippolito apprejfo di
Seueca^dicendoi Seneca.
0 regina de i bofcbi,babitatrice
Degli alti montinone adorata fei,
Ogran 'Dea de le felue,o chiaro lumi
Del Cieh,ò de la feu ra humida notte
Vero ornamentOyla cui face dona
.Alterna luce al mondojò Dea triforme
Hecatefanta, porgi il tuofauore
tA l'opra oominciata.
E poco dapoi foggiunge%
Così lucida,^ pura appaia fempre
La tua facciale pofsa alcuna nube
Klafconder vnqua a noi le belle corna ,
Così non babbin gì' incantati ver fi
1)i Thefsaglia in sé for^a alcuna, mentre
Che del notturno lume i freni reggi-,
7^J paHor fia mai piaghe gloria alcuna
'JPofsa bauer del tuo amor ,e girne altero*
Quejio dice , perche lefauole finferOjcbe la Luna s*innamorafse di
Endìmione paslore, & l'addormentafse fopra certo monte , filo per ba Endimio»
ciarlo a fuo piacere . Ma,come riferifee Taufania , altro vi fu che baci ne.
fra loro, perche dicono alcuni, che ei ne bebbe cip quanta figliuole . Et
legge fi anchora , che non per amore folamente fece la Luna copia dì sé
ad Endimionefiuero a Tan,fDio dell' <^sircadia,come canta Virgilio jma
per bauer e da lui vn gregge di belle pecore bianche . Et tutte fono fa~
iiole , ma che hanno però qualche fentimento di verità , perche Tlinio
Jcriuetcbe Endimione fu ilprimotcbe intendefse la natura della Luna,et
M che
9° ImaginideiDei
Alefsadro che perciò fu finto,che foffero innamorati infame. Et JLlefianàvo jlfro-
Afrodifco difeo dice ne' fuoi problemi, che Endimionefu huomo molto fludìofo del-
le cofe del Cielo , & che cercò con diligenza grande d'intendere il corjo
della Luna , & le cagioni de i dìutrfi ajpettì^be ella ci moflra ; & per-
the dormiua il dì,& veggbiaua la notte, fu detto , chela Luna pigliaua
piacere di lui. Et così fi potrt bbe aire di quelli di Tbeffaglia anchora>cbe
per battere Voluto inuefligare il corfo, & la natura della Luna,foffe fia-
to finto poi di loro , che la tir ahuno di cielo in terra , all' bora che' l volgo
credeua , che ellapatiffe affai , & foppcrtaffe grauiffima fatica , & che
quel fuono, rap presentato per lo Ciembalo pofio in mano ai ifide , alleg-
gerire molto la pena dilla vioL n^a , che le era fatta , come cantano fi-
nente i T?oetìì& ne ferine anco Tlìnio,quafiche quel rumore non lafciaf-
fe paffare il mormorio degl'incanti alle orecchie della Luna , 0" perciò
non haueffero poi for^a contra di lei . Onde Tropertio dice , che gl'in-
canti tirerebbono la Luna giù del carro, fé i rifonanti metalli non vi ri-
Giuuenale medìaffero.£t Giuuenale parlando di certa f emina loquaciffima dice , che
non accade pia fare romore con vafi di rame,nè con altri metalli, perche
ella fola col cicalare fa tanto strepito , che può difendere la Luna da
gl'incanti. Scriuefi di alcuni popoli che adormano il Sole,& la Luna,cre-
dendoche fodero mar ito, & moglie , & che digiunauano nell'Eccliffi
fpectalmente le donne ; & le maritate fi fcapigliauano , & graffauano ,
& le donzelle fi falaffauano con fpine dìpefee , & cauauano il fangue ,
penfandofi effe ebe la Luna allhora fofje ferita dal Sole per qualche di-
fpiacere , che gli hauefìe fatto . filtri hanno voluto , che il Ciembaloy
Siftro. chiamato da gli antichi Si/lro , in mano di iftde , moHri il fuono , che
fa la Luna nel girare degli Orbi cclefli . 7^é di rame folamcnte lo fa-
ceuano , ma di argento amberà , & d'oro , come dice ^Apuleio , quan-
Celìo Cai do ragiona de imìiìeriJj dì Ifide , & (come riferifee Celio Calcagnino)
cagnmo • vi erano quattro f accie , che fi moueuano pel circuito di fopra , le quali
fignificauano , che la parte del mondo , che fi genera , £5" fi corrompe ,
è fotto il globo della Luna , oue le cafe tutte fi mutano fecondo il moui-
rnento de gli Elementi mojlrati per le quattro f accie . Di dentro , nel-
la parte pure di fopra , vi intaglliauano vn Coatto con faccia di huomo,
& vi erano due altre tefle, che fi moueuano fotto alle quattro , ch'io
diffi : l'vna era di ifide , l'altra di 1S(epbtbia , & fignificauano quefìe il
nafeimento , G? la morte delle cofi , che vengono dalle mutatìoni de gli
Elementi . il Gatto fignificauu la Luna , onde le fauole fingendo , to-
me racconta Ouidio , che ì Dei fuggì fiero dalla furia di Tifone fino in
Egitto , né quiui fi teneffero fimi , fé non fi cangiauano in diuerfi ani"
mali,
Degli Antichi. 91
fnali, dì/s'ero , che Viaria fi mutò in (jatto , perche è mimale molto va
rio , & che vi vede la notte , & cui fi mutano gli occhi crefcendo1 ò di-
minuendofi la luce fecondo che cala , ò crejce il lume della Luna j & lo
faceuano con faccia humana, per dìmofirare, che i mouimenti della Lu-
na non fono fenica fuperiore intelligenza. Quefli erano ì miflerij conte-
nuti nel Sijìro tanto celebrato nelle cerimonie di Ifide , & pofto fruente
in mano alla fua imagine , come ho già detto , che Apuleio glie lo pofe
nella deflra . Et dal vafo , che le pendeua dalla finiflra , oltre a quello ,
che ne ho già detto , fi legge ancora , che può fortificare il mouimento
delle acque gonfiate dalla humida natura della Luna . Onàe è , che han-
uo voluto alcuni , che il crefeimento , t$ decrefeimento di quefla fia ca-
gione del flufio , & rìftujjò , che fanno le acque del mare . Et accìoche
quefla imagine della Luna , oltre alle coje naturali , che in effa fono
moflrate , ce ne infegni qualche altra ancora più vtìle alla vita fiuma-
na , rìf guardiamo a quello , che dice il "Beato ^sfmbrogio , il quale con S.Ambro*
l'efempìo di quefla , il cui lume fi può chiamare ragioneuolmente incer- gi°«
to , perche mutandofi tuttauia hor crefee , & bora feema , ci ammoni"
fee , che fra le cofe humane non è ferme\ %a alcuna , & che tutte col
tempo fi disfanno . Et per queflo dictuano alcuni , che gli antichi Im-
mani di famiglia nobile portauano ne ì piedi certe Lunette \per e {fe-
re con quelle fpeffo ammoniti della inHabìlità delle cofe Immane taccio-
che non infuperbiffero , ancora che fojfero di molti beni copio fi , & abon-
danti , perche le richei^e , & altre cofe tanto slimate da' mortali fan-
no apunto , come la Luna , la quale bora è tutta lumìnofa , e rif penden-
te > bora affottiglia in modo, il lume , che di sé moHra più poco , & al-
l'vltimo così diuenta ofeura , che più non vi pare c(fere_j . Terò non di-
chiamo più di lei , ma sì di quella vfan%a de i Ternani di poetare le
Lunette nelle fcarpe , perche alcuni altri la tirano da gli jì rcadi , di-
cendo , che quefìi fra tutti i popoli della (jreiia fi tenero di efjcre i più
antichi , & perciò pia nobili , perche voleuano efiere flati fino innan-
zi ,ibe nafeefie , ò fofse fatta la Luncu» . Et a credere queflo fi erano
indotti y perche l'L^frcadia è nel me^o per lo lungo del Teloponnefo ,
alta più di tutti gli altri patfi della (jrecia > <& montuc fa , onde fu
detto , che nel tempo del diluititi gli arcadi foli fi fxluarono , ritiratifi
alle fommità de i monti , fin che le acque furono abbafsate . Onde al-
Ihora vfeendo delle cauerne7& vedendo la Lira , come che quella , che
era innanzi al 'Diluuio, fofse perita infume con le altre cofe , & fofie
quefla vn'altra> la credettero e f sere fiata fatta , ò nata ad bora fola-
mente , & così dopo loro j che erano nati gran tempo innanzi; &' quindi
A4 2 pi-
92 Imsgini de ì Dei
pigliauano argomento dì efje re ì più antichi , & i più, nobili di tutti gH
altn (jreci , poi che erano flati prima della Luna. Et da qmflo prefero i
Romani l'v/an^a di portare le Lanette nelle /carpe per [egnodiantU
chità , & nobilita della famiglia , come che fofse pari a quella de
gli ^Arcadi nati innanzi alla Luna , Et gli ^Athenìeft parimente vo-
lendo moflrare , che innanzi a loro non erano flati altri huomini y ma
the effi erano nati della terra , portavano alcune cicale d'oro
in capo acconcie in diutrfe foggiefra glicapcU
, - liycome ri ferifee Snida. Et^Atbe-
neoferiuendo delle deli-
tie de gli
todtheniefiymettejhe faaffero queflo per
lafciuia i giovani , che più delicata-
mente fi volevano adornare 9
dì metterft alcune cica,"
lette d'oro intorno
alla fronte.
giove
Degli Antichi. $$
G I O V E.
<Anta riputazione acquislò Gioue apprefio de "gli anti-
chi , cacciato che egli hebbe Saturno Juo padre dalre-
gno de! cielo , come raccontano le fauole , che da tut-
ti fu in grandìffima riueren\a hauuto , & credu-
to il maggiore di tutti gli altri 'Dei . Ter la qual co-
fa gli pò fero molti tempij; & ne fecero diuerfifimula-
cri , chiamandolo \R^ , & Signore dell' vniutrfo , come che tutto foffe in
fuo potere . Et lo dijjero amora Ottimo , e OHajffimo , con ciòfojje che a
tutti per lafuabontà voleffe giouare , (5 far bene , e lo poteffe anco fa-
re per la maggioranza fua, che andaua fopra tutti gli altri. Et dal gio-
uare dicefi 7 che ti fu, chiamato Gioue da' Latini , sì come apprefio de' q[oì1q ,
Greci hebbe un nome > qual molìraua , che da lui venìfìe la vita a
tutte le cofe . Et perciò lo pofero i platonici per V anima del CMondo ,
& lo credettero alcuni quella diuina mente y che ha prodotto , &
gouerna l'vniuerfo , (3 che communemente è chiamato Dìo. 1)i que-
llo , famblìco parlando dell/ mifìerij dello Egitto , così dice : Te r- Iamblico.
che Dio va fopra tutte le cofe > rifpleude come feparato da quelle ,
& folo tutto in sèfleffo camina per di fu l'vniuerfo . Quelli di Egit- . -
to lo pofero afed ere fopra il Loto arbore acquatico , volendo perciò ^- cie fopra il
re ad intenderete la materia del mondo èfogetta à lui , il quale la reg Loco .
gè , & gouerna fen^a toccarla , perche ilgouernofuo è tutto intellettua-
le , come lignifica il Loto , nel quale le foglie , & i frutti fono rotondi ,
perche la mente diuina fi riuolge in sé Jiefia, & advn mede fimo modo
intendendo fempre gouerna , Donde viene quel fommo principa-
to , che regge il tutto ■, & fi parato da tutte le cofe del mondo fa , che
fi muouono tutte , Hando lui in sé jìefio quieto fempre , r ipofato ,
& immobile $ il che moHrauano gli Egittij mettendolo à federe > co-
me ho detto . Et questo inteferogli antichi per quel gran Gioue Uè del Q\out è
Cieto y chehabitaua nella pia fublime pai te dell' vniuafo , il qua- tutto.
le confiderato poi fecóndo le cofe , chetutte procedono da lui, difende pia
bafto, <& fouente presla il nome fuo alle caufe inferiori , & alle coje me-
defime.Onde Seneca nelle quefì ioni naturali fcrifie, che non hanno credu-
to gli antichi più faggi , che (fioue foffe , quale fi vede nel Campidoglio^
€5" ne gli altri tempij, eoi fulmine in manotma che per lui intefiro vn ani
mo}& vnofpirito cuJlode)& rettore ddi'umwjojbc babbi fatto quefia
gra»
9*
Imagini de i Dei
Jmagine dì Tan Dio de Pnfiori^fgnificante il cor*
fi del mondo Bando in piedi ffl in moto .
Degli Antichi. 95
gran machina del mori io , & la gouemì à modo fuo , & che perciò glifi
r.onfaceua ogni nome, sì chefipoteua dimandare Fato,come che da lui di- q\ovc £
pende/fero tutte le cofe , & l'ordine delle caufe , che fono l'vnajopra l'ai- F^ro.
traviato venrffe da lui. Sipoteua chiamare Trouiden^a , perciuche prò- Frouiden.
uè deua^he il 'JMondoandaffe del continuo al fuo ordinato corfoy Lo pò- *a *
tettano dire T^atura , perche da lui nafceuano tutte le cofe , per lui viue- j^atura p
ita ciò , che ha vita. Et mondo parimente potcuano chiamarlo > per- Mondo .
che ciò che li vede tutto è lui , che di fua virtù propria fi fosliene , &
così era creduto cjfere in tutti i luoghi , & empire di sé ogni cofa , come
dice Virgilio, Virgilio.
Delfommo Gioue l' vniuerfo e pieno .
Et Orfeo diceria parimente, che Gioite è primo , & vltìmo di tutte le
cofe, fu innanzi à tutti i tempi, che vnquafono flati , & farà dopo tutti
qucUi,cbe ver anno , & che tiene la più alta parte del 'Sfiondo , & toc-
ca la più bafìa anchora , & è tutto in tutti i luoghi . sfacendone vna
imaginepoi, perche ha detto già , che in lui fono tutte le cofe , la Terra ,
£ lAcquaf ^£ria,& il Tuoco,ilgiorno,& la notte, lo dipinge informa di
tutto il Mondo,facendo,che'l capo con la dorata chioma fia il lucido Cielo,
ornato di rifplendenti slelle , dal quale fi veggono due corna vfeire pari-
mente dorate yche fìgnìfi canoni' vno l'Oriente, e l'altro l' Occidentc}gli oc-
chi fono il Sole>& la Luna-, l'aria il largo petto >($ gli home-ri fpatiofi > li
quali hanno due grandi ali per la velocità de i venti , & perche fddiofi
fa preftiffimoatutte le cofe ; l'ampio ventre è la gran Terra cìnta dalle
acque del tjMare;^ i piedi fono la più bafia pai te del CMondo , la quale
fanno cfjere nel centro della Terra. Quesla imagine di Gioue fatta da Or-
feo informa dell' vniuerfo mi tira a porre quella di Pan, per ìafmàìitu»
dineghi hanno tra laro , & perche rnofìrarono pure anchogli antichi (ot-
to la forma diqutfìo T>io l' vniuerfo . Oltre che Gioue Liceo ap puf-
fo quelli fu il mede fimo , che era Tan , come lo mostra il fuo fimulacro ,
il quale ira tutto nudo , fé non che haueua intorno vna pi Uc di Capra :
(3 hthhe queslo , come ferine (jiuslino vn tempio in t{oma alle radi-
ci del monte 'Palatino. Leggefi dunque di cofiui ,cbe fu vnodique*
'Dei, che habitauanoi monti , le felue,& i bof hi, perche non potcua-
no flar e tutti i Dei de gli antichi incielo , mabijogn.ma che ne (lese-
ro moki in terra-) Cf l'adoravano più degli altri i Tajtori , come ch'eiff-
fe lor T)ìq particolare, CS hautjieput de gli altri la guardia de i greggi ♦ .
comedifleFergiliu: Virgilio.
la
9(5 ImaginideiDel
La cura ha Vati de i greggi j de ìpaflofì.
Et perche talhora pare , che nelle feluefi fpauentino i greggi , né fi
pofia vedere donde la ragione proceda dì tale fpauento , dì/fero gli anti-
Panico ter c(}^cfje vcniua da Tan, & dimandanano Tanico terrore ogni paura , che
venire d'im proni fo , né fapeffero dirne la cag ione , o per queflo , che bb
dettOyOuero penbe Tan fu creduto il primo > che trouaffe di fonare quel-
la gran cochiglia,che portano i Trìtoni,con la quale ei fece n gran rumo-
re nella guerra i Titani , che gli mife tutti in fuga fpauentati di modo ,
che nonfapeuano douefi andajfero : come fi legge appreffo di Taufania f
che intrattenne anco a Francefi nella guerra , che hebbcro guidati da
*Brenno contraGrcù . frnpereche >hauendo hauuta Udì vnagranrot-
ta>la notte feguente furono affatiti da queflo Tanico terrore , &parfe da
prima ad alcuni pochi , dapoiA tutto il campo dì vdire vngran calpefth
di caualli , & di vedere , che inem ici veniffero loro contra con impeto
grandi/fimo , onde prefero tutti le armi , né fi comfeendo punto l'vn l'al-
tro ( così g li banca tratti di fmno quel pax %p fpauento ) e parendo ai
ogni vno,cbe ruttigli altri dì babito ? & di lingua foffero Greci, comin-
ciarono a combattere fra loro, & fuggire chi qua , ch'ila -, diche allerti-
ti i Greci furono loro adofjo, & ne anima ^arono quanti vollero . Que-
fia forte donane di paura pa^a; che par 'eQere fenica cagione,era credu-
ta venire da Tanjl quale fu adorato principalmente nell'^ircadia,& te-
nuto padre à tutti gli altri più potenti Dei;ondefn guardato il fuoco per-
petuo nelfuo tempieyOue diceuanojbefu anticamente urìQracolo,che ri-
fpondeuaper bocca dìuna7<{infa nomata Erato.Gli *Athenie fi parimente
cominciarono ad baiarlo in nfpetto grande, dapoi ch'egli apparue ad uno
mandato da loro à dimandare aiuto a 'Lacedemoni} contra gli Ter fi ,&
difìegli^ch'ei fi trouerehbe in loro aiuto ne'canipi MaratonijMa comepo-
feia lofacefje non fi legge, fé non che in quella battaglia fu viflo un'huo-
mo di uifo,& di babito contadino ,ilquale , dopo battere ammainato con
vn aratro gran numero de'Terfi,fparue uia,ne fu poi più ueduto ; Et oue
Tan incontrò colui prima ,ch 'io diffi,chc fu nella fèlua Tartenia^ìfufat
tonn tempio : nella qnalfelua legga fi , che fono tefluggini buoniffime da
farne lire,ma che quelli delpacfc non ofano pigliarle,^ meno le lafciano
pigliare àflrmìerì,percbe tengono, che fiano tutte confettate a Tan . Et
per queflo fé ne porrà unaà pie detta fua imagine , & ni fi porrà anco la
„... T cochiglìa per fegno del Tanica terrore.Viene quefìi deferìtto da Silio Ita-
lico. " ^c0 QQn ^ corna»con h orecchie di capra; & con la coda m quefìa guifa •
Lieto
De gli Antichi. . 97
lieto de le [uè fcfle Tari dimena
La picchi coda , £2 ha a' acuto pino
Le tempie e inte,e da la rubiconda
Fronte e [cono due breui corna , e fono
L'orecchie qualdi Capra lunghe , & hirts
L'bijpida barba feende [opra II petto
*Jjd duro mento , e porta que(la Dio
Sempre vna verga paflorale in mano ,
Sui cinge i fianchi di timida Dama
La maculofa pdlejl pettO) e'I defio .
Et feguita poi,cbyei camina per l'erte rupi > i3 ftano quanto vogliono
ruinofe , & che nel correre è velociffìmo , fi come il CMondo parimente
con fomma velocità fi gira,moflrato nella imagine di queslo <T)io,ilcui
nome è greto ,& tirato in nofìra lingua lignifica l'vniuerfo . Et per-
ciò dice Seruio , che gli fecero le corna , volendo moslrare in lui per quel-
le gli ^Antichi i raggi del Sole >&le corna della Luna . Et il Boccac- Boccacci*
ciò vuole,che quefle,le quali efeono dalla fronte, & tendono verfo il Cie-
lo,mofir ino ì corpi celefii , de' quali habbiamo cognitione in due modi:
l'vno coniarte , la quale con gli iHromenti agronomici mi fura il cor-
fo delle flelle,& le difìan^e loro;l'altro con gli effetti , quali uediamo da
quelli produrfi nello cofe di qua già . La facci a por porca , roffa , & in-
focata, (che la dipingono tale d Tan) lignifica quel fuoco puro , che
fopra à tutti gli altri elementi Uà in confine delle celefii sfere . La bar-
ba lunga,che vàgiùper lo petto , moslra chei due Elementi fuperiori,
cioè l'iAria,& il Fuoco,fno di natura , & for\a iJMafchile , e mandano
le loro impreffioni ne gli altri due di natura F eminile. Ci rapprefenta la
tnaculofa pelle , che gli cuopre il petto , e le [palle , ÌOttaua Sfera tutta
dipinta di fulgenti Stellerà quale parimente cuopre tutto quello }che ap-.
far tiene alla natura del1 e cofe . La verga paflorale ,cbe ha nell'una ma-
no, fi gnifica fecondo il "Boccaccio il gouerno , che ha la natura delle cofe
tutteja quale così le regge, che preferiue loro etiandio il fine determina-
to delle loro operationi , laf dandone però fiorigli animali ragioncuoli :
& Seruio dice,cbe,pcrcbe quesla verga era ritorta, moslraua l'anno, che
fintone in sé Jicffo . T^ell 'altra mano ha poi la fiftula delle fette can-
ne , perche fu Tan il primo , che trouaffe il modo di compor pia canne
infieme con cera , e'I primo ancor , che le fonaffe , come dice Virgilio :
& qutfia cidimofira l'armonia celejìe, la quale bà fette pioni, & fette
7s^ voci
S>8 ImagmideiDei
voci dlff ' venti, così come fono jctte i Cieli, che le fanno . Et quefta vuole
Macrohio ^^acro^° &e s* intenda ancboraper Ecbo , la quale finfero gli antichi
efiat data molto amati dal Dio Van . Di che rende la ragione \^4lef-
J andrò K^éfrodifeo , dicendo , che fa errore del volgo di crederebbe Ecbo
£cho . jr0jj"e pea ^ 0. amata f(a rpan : perche quella non fu altro mai , che quel
rimbombo, che fanno le voci fparfe per luoghi alti , e concaui; & quesli
fu vnhuomo dotto , che cercò con grandi/fimo Jìudio d'intendere > perche
rìfonauano le veci in quel modo : & non potendo i albera trottarlo , ne
pìghaua quel difpiacere , che jpeffò fi piglia chi non può godere , Cama-
Ouidio . tafua . Raccontano pei le fattole-i come riferifee Ouidio.chefu Ecbo vmt
Isljnfa innamorata di T^arcifu belliffimo giouane , la quale non poten-
do godere dell'amor [uo^ji cacciò di vergogna negli ^yditri , & nelle ca-
ve fpehnche y zy quitti fi con fumò di affanno , (5 di dolor e in modo ,
che il corpo diuentò jajjo , névi rimafe di lei altro , che la voce , la
quale Lmretio ferine dì battere vdito replicare in certi luoghi fei , &
Jette volte . Et -Taufania recita , che fu in Grecia apprefjo de gli Elei
vn portico jms fi vdiuano le voci replicate da Ecbo fina fette , t più an-
. cora . Leggtjìpoi anco di coftei, che ella fa Dea t figliuola dell'aria , &
^ufonio della lìngua, e perciò màftbìle. Onde \^éufonìo Gallo fa , ch'ella ri-
Gallo . prende chi cercha di dipingerla sfacendone vno Epigramma , che quejìa
vuol dire ,
'^fchs cerchi tu pur f ciocco Tittore
1)1 far di me Tittura ? che Jan tale
Che non mi vide mai occhio mortale >
E non ho forma , corpo , né colore .
*De l'aria, e de la lingua a tutte l'hore
T^afco , e fon madre poi d' co fa , quale
Trulla vuol dir , però che nulla vale
La voce > che gridando i mandofure .
Quando fon per perir , gli v Itimi accenti
%inouo , e con le mie l'altrui parole
Seguo , che van per Varia poi co i venti .
Sto ne le voilre or cecine, e comefuole
Chi quel , che far non può , purfempre tenti,
Dipinga il fuori chi me dipinger vuole .
il chea me non dà già l'animo difare.ma porrò bene la imaginc che
ne fece già CMonjignor Barbaro , eletto di *4 quileggia , in due Sìan'^c
Ecbo
f)c gli Antichi, 99
Ecbo figlia de i bofcbite de le valli ,
Ignudo fpirto , e voce erratitele f ciotta,
Eterno effempio a' 'amoro fi falli ,
Che tanto altrui ridice , quanto afcolta ;
S'iAmor ti tome àfuoi più lieti balli*
E che ti renda la tua forma tolta .
Fuor d'efle valli abbandonatele fole ,
Sciogli i miei dubbi in /empiici parole •
Ecbo, che cofa è il fin d'amore v3 %Amo?t.
Cbifafua fìrada men fuura ? cura .
Viue ellafempre , ò purfen more ? more .
*Debbo fuggir la forte dura ■• dura .
Chi darà fine al gran de lore ? l'bore •
Com'hò da vincer chi è [per giura * giura.
Dunque l'inganno ad amor piace} piace.
Che fin' è d'cfjo , guerra ,òpacei pace .
lnqueflo loco mi pare , cbeTionftafuardipropofito , ma antiche
debba recare a' leggenti diletto grandifjimo , il pomi quello di Ecbo ,
che leggiadramente fcriue vn noflro moderno poeta , cattandone dal-
la fua voce rifpofle corrifpondenti à quanto egli va da lei richiedendo .
'Dice adunque
Valli y Saffi , tJMontagne , *Antri, Herbe , & Piagge ,
(olii , Selue , Fontane , ^Augelli , & Fere ,
Satiri , Fauni , Ò voi T^nfe leggiadre
Oditeper pietà la pena m la .
Vdite come ^.dmor mi mena à UMortc
Legato in duro , e indiffolubil nodo ? odo .
Voce odo ;cDcb chifel tu , che rifpondi
*A l'amaroy& dolente pianger mio £ : io
Tijnfa fei forfè <* dì [e lyjnfa fei
Tu , che di quella voce formi il juono ? fono .
T^infajci dunque ? deh dimmi anco il nome ,
Ch'iofappia chi fi moue à pianger meco * \ Ecbo.
Hora poi eh' Ecbo fei sporgimi orecchio ,
Odim i , fé l'vdir non ti dif piace .
ioo ImaginideiDei
Tu vedi compio piango amaramente ,
rDcbmouati pietà del mio cordoglio} "■« doglio $
Se di me duolti , vuoi porger conftglio ,
xA l profondo pender ., in cui m'inuoglio Ì voglio .
bla che premio fiat tuo>feH mio tormento
fn qualche parte almen per te fi annulla ? nulla,
Ttì ringratio . Hor dùnque mi conjiglia ,
Toicbe più altro premio non richiedi £ chiedi ,
Tu vedi ì^infa com'*Amor miflrugge ,
Ch'io corro à mortele apena me naueggio t veggio
Che mi configli t che farò perch'io
Troui pietà la dou'^imor mi chiamai ama»
Porrei faper che cofa è que$ì'*Amore9
Quefio , che tutto m'arde , e che m'infiamma ì fiamma ,
Che fiamma è quefla , come nonfìnifee
'Di con fumar , fé mai non mi rallenta ì Unta ,
In che loco s'annida ? ouc foggiorna £
Che parte è quella ,ou\ arde a mio difpetto £ petto,
Com 'entra dimmi ? oue troua la via ,
"Ver ch'ella dentro al petto fi trahocchi £ occhi,
Entra per gli occhi s* par mi bauer intefo y
Che molti per vdir s' innamorato * \ raro ,
Dimmiycbe cibo è Ifuo , douefi pafcey
Che par che di continuo ella m'accore f core «
Se m'arde l cor , debbo durare ancora
xAl giogo y Gk'io mia libertà perdei £ dei .
adunque vuoi , ch'io s~tia nel mio penjìero
Cofiante ancor ^benché fia affitto , e fianco £ anco ,
Tante lagrime Jpargo , e nulla gioua £
Dimmi farebbe forft il pianto in vano £ Vano ,
Che farò dunque acciò al mio caflo ardire ,
Che m'arde , bone/io premio fi riferui £ ferui,
(redi, che l'amor mio le fard grato >
Et e h'ella fia del m io feruìr contenta £ tenta •
Ogni via tentare ,fe credi , ch'io
Tojja alcun premio riportarne poi, poi,
Hor qual tjfir deurò , fé pur talhora
il dolor mi farà tremante ih fermo £ firmo.
Ma che farò , s'egli cofi miflrugge j
Ch'in
De gli Antichi.
Ch* in pianto la mia vita fi difìempra i
Com'io la temprerò > s Amor non ceffo,
1)ìjaettarmi da la ter ^a /pera *
Dunque ^jin fa gentil lo [per auar gioita,
E la mortale paffìon raffrena i
Qualfia la vita mia,fejen?a fpeme
Terrammi prefo^imor con man accorta ?
Sefiano corti i giorni di mia vita
Tslonfaran lietialmcn benc'bor m'attrifli*
Cbefpererò i mi lice fpcrar fvrfe
Che far mi debba vn giorno iunior felice*?
Vorrei faper chi mi darà /per an ^a,
Voi cb'àfperar la tua ragion m'inuita.
Vita baurò dunque * hauròpoi altro s'io
ISZon mi tafeio giamai mancar di fpene ;
"Pene $ /perorò adunque^ebe mi gioita*
Ùlda chi fa caufa , che di pene i tema?
Tema la caufa fa * Deb dimmi il vero
'Dunque tema potrà farmi mendico*
JLhi lajjo ,abi difeortef esempio timore ,
Hor quefto dunque il mio piacer conturbai
Tuommi fc.r peggio * dimmi fé può peggio
Seguir a queile membra afflittele f morte*
{JMorte * fé dunque il timor paffa'lfegno >
Tal'borfi more per fouer ch'io dimore*
Come lofeaccierò * l'alma fi firugge.
Che non lo vuole , piange^ fi dif perai
Tu pur dici ch'io fperi/peme forfè
Credi , che fola jìa^h' altri confola*
teuerà tutto , ò parte del tormento
Laffo , che mi confuma,e'l cor mi parte*
^dunque la fperan^a per fé fola
"Beato non potrà farmi giamai}
Ma oltre ^Amoreftruitute1 efpemey
Che ci vuol*ìHmmi'l tutto a parte a parte*.
Chi mi darà quell'arte for fi dimore ;
filtri cbifiaffe non è *A mor isleffo*
fnfegna dunque ^A mor , dunque a gli amanti
K^fmor del vero .Amor l'arte dimojlra*
tempra .
fpera.
frena .
corta,
trijìi.
lice .
vita .
pene,
tema,
dico*
turba,
morte .
more,
fpera.
fola.
parte.
mai.
arte.
effo.
moslra.
Dimmi
1^2 Imagini de i Dei
'Dimmi di grafìa, [coprirò la fiamma,
0 mi configlielo non la difcopri?
+£ cui debbo [coprirla ? ad ognvn forfè ?
0 baflcràycbe fol l' intenda alcuno Ì
Vuoi eh: ad vnfol amico fa palefe ,
Celato àgli altri fia'l corpo mortale $
Sapremo [oli tre dunque il mio ardore;
Se vuoi, e he con vnfolo mi confoli £
Ma dimmi quale deuc effer colui ,
\^4cuì Vardor [ecreto mio confido '
Troucrans in ~4mor fedeli amici,
Cbabbin riguardo poi d'amico al grado ?
Come dunque furò, perche lo troni.
Che fia [.del > sì come fi ricerca £
Ss* io lo ir quo , che potrà giouarmì '
Forf tal ber la piffion rileua_> ì
Hor quefio , che mi detti dimmi' l modo
Fero d'amor , dimmi di grafìa l vero ?
Se quesloè il vero modo , i fon felice
Homai non timo ,ch'l dolor m'atterri ì
Ter ih' erro ? forjì ancor altro ci vuole *
. Terche fendale il miopenfiernon voleì
filtro ci vuol ancor 'non baila queflo '
Deh dimmi'l ver non mi lafciar incertoì
Che ci vuol dunque dì per cortefia,
Ter che di gioia fa l'alma conforte ?
Sorte : hor altro ci vuol accioche infine
foglia , ejpemein van né s~ia.ro in forte?
Infommu difopra tutto chegioua,
Ter che nonfia'ldefir indarno,e forte £
Hor refta in pace TSljnfa} io ti ringratio,
Che co'ltuo ragionar par cbemiauuiuì*
feopri.
une.
tale,
foli,
fido,
rado .
cerca.
lena,
'vere,
erri.
■vóle.
urto,
forte .
forte .
forte,
fiui.
... Bora ritomo à Tan , le cui parti dì [otto fono pelo fé, & afpre,con ipie-
ri ori di Pà ^l ^ Capra»percbe ci rappreftntano la terra, la quale è dura , & afpra ,
e tutta difuguale}copetta di arbori, di infinite piante , e di molta herba.
pel ^A IcuniyVolendo per queslo Dio intender fi il Sole, Tadre , e Signore di
tutte le cofe [fra li quali è U~facrcbìi) dì conobbe le corna in lui moflra-
ne la effigie della nuoua luna : k faida rubiconda , il roffove , che nel-
l'aria
Tan
Sole.
Degli Antichi. ^ i°3
Varia ft vnde all'apparire, & al tramontare del Sole,i cui raggi, che scen-
dono fin giù in ter -a, fono intefi per la prolifia barba : la pelle maculofa
raofira le. sìetle,cbe appaiono al dipartire del Sole , la verga la potenza ,
ch'egli bàfopra le cofe;e lafifiola l'armonia de i C idi , la quale voglio-
no, che dal mouimt nto del Sole fia fiata conosciuta . CMa ò qucfio,o al-
tro , cbcftgnifìcifk il Dio Taa (pi rche l'iatone vuole, che per lui s' in-
tendail ragionare , e fui biforme, cioè hi-.omo, e Capra, perche fi ragiona
ilvero talbora ^e talbora il fi fo : e perdo la parte di fopra mo/ira il
vero, ilquale è accompagnato dalla ragione , & come leggiero , e cofa
diuina tende Jetnpre in alto,e quella di fotta il falfo , che è tutto bcflialey
duro, & ajpero, he altrouc habita , che qua già tra mortali') wafgnifi-
chìjchefi voglia , come diffi , quejlo 'Dio egli fu così dipinto da gli ariti*
cbi;hnomo dal me^o insù con due corna in capo, con faccia fgrignuta,tut
ta rubiconda,^ con vna pelle di Vanterai di Tardo, che gli cinge ilpet-
to,& le fpalle, con l vna mano tiene vna verga pafìoralc, & con l'altra
vna Rampogna di fette canne, Dalme\oing iù poi è Capra , con cofeie ,
gambe, e piedi di Capra, furono nel medefimo modo ancora fatti di Fan- -1 . cIue^
nobilitano, & i Satiri, li quali pi r ciò paiono cjjcre di vna mtdefima na- ja pnma
tura,tutti hanno certa picciola, e breue coda , e? a tutti diedero gli ariti- fì^.a car.4
chi ghirlande di gigli,Cf di canni j & leggef,che talbora furono corona-
ti ancora di pioppa,e difinoci hi . Onde Virgilio nella vltima Egloga fa Virgilio.
Siluano ornato rottamente il capo di ferole fiorite, & di gra n gigli. Et
in altro luogo gli dà a portare iti mano vna tenera pianta di Cipreffo,pcr-
che,comc quiuidcfhiara Seruw,fu mutato in queìi 'arbore Ciparijju bel-
bjjimo giouane amato da lui grandemente . Fu slimato Siluano da gli Siluano .
antichi Dio non Jolamente delle felue>ma de i campi ancora , c^ che la
curakaueffe della coltiuatione di quejti , alla quale lo prouotauano con
certa cerimonia , quando le donne erano in Uno di parto , aciioche
occupato in quella non andaffe la notte a dar noia a quefie . Imperochc
egli tra creduto effere quella certa cofa grane >epcfante , qual pare , che
ftfenta talbora venire addoffo chi dorme . Tcrche dunque Siluano non
andaffe a mole/fare le donne di parto , vfzuano g li antichi , come ferine - .
Vairone,® lo riferifee Santo \^4gos~lino nella Città di Dio , di mandare ' ^° in*
tré giouani intorno alla cafay li quali aniuati alla porta percoteuano
quiui la terra ; l*vno con vna feure chiamando Inter cidone 'Dio -del ta- Infercido-
gliare gli alberi ; l'altro con vn pestello, perche fen^a queslo non fi pò- ne Dio.
teua ben mondare il farro , e cbiamaua il Dio Tilunno^cbc la cura haue p"unno '
uà delpefiare'y & il ter^o vi feopaua , perche fcopandoji raccoglieno le
biade infume, e cbiamaua Dcuei ra Dea dello feopare , accioche Siluano Deuerfa.
fé ne
lof Imagini de i Dei
fé ne andajje con quelli tré T>eì,e non entra/se nella cafa, ou'era la donna
Satiri . di parto . De' Satiri Luciano ferine , che hanno le orecchie acute , com e
quelle delle Capre , e fono colui , con due cornette in capo \ <& aggiunge
Filotrato ^^°ftYat0 > c^e hanno la faccia rofsa di effigie humana con piedi di Ca-
pra . Onde fono velociffimi,come riferifee Vlinio% e trouaftne ne* monti
della Jndia-.ma per la loro velocità non èpeffibile pigliarli fé non vecchi
Plutarco, outro infermi j come racconta Vlutarco , che ne fu menato vno a Siila ,
Paulania . qUando ritornati* dalla guerra fatta contra UìfitridatcTaufania fcriue
eperg li stato riferito da vno che fu già fpinto dal vento a certe f fole
deferte nel mare Oceano , chiamate Satiride, che quiui habitauano buo-
mini fduatici , roffuci tutti con la coda poco minore di quella di va ca-
uallo, li quali corredano allito , f abito che vedeuano qualche naue , e fé
vi erano f emine , ft auentau ano loro addo f so con la maggior e furia del
mondOy vfandone à tutte le vie : il che fi confà molto bene a quello , e he
S. Girola-jj Ugge della natura de i Satiri. Et il "Beato Gieronimo recita nella vita
Satiro vi- ^ Sant0 vintomotcbe negli herenù dello Egitto quello fanto buomovi-
fio. de vn'bomkci'iolo , che haurua le corna fu la fronte , & il nafo fgrignu-
to,& era dui mento in già nelle cefeie yenei piedi fimile alle capre j e
' fattofi ilfegno della croce gli dimandò chi ei foJ]e;& egli rifpofe,che era
mortale , h abitatore delle Sclue ,& vno di quelli,cuila Gentilità in-
gannata rendeua diuini bonari dimandando Fauni , e Satiri. E que-
sti non andauano in (fielo mai,mafìJ£uano fempre in terra iufieme con le
2^infe, & altri bofeherecci Dei,come dice apunto Gioue , che vuole, che
Sìiano, quando apprefso di Ouidio dichiara al (pncilio de i Dei di volere
vouìnare il mondo con il diluuio . Et erano chiamati Semidei, perche fé
ben erano creduti potere giouare , e nuocere , e fapere anco molte
Herodoto delle co fé a venire , moàuano pero , UMa ritornando a Tan , Hsrodo-
to fcriue, che egli era vno de gli otto Dei principali dello Egitto : perche „
come difjigià , credettero gli Egitti) , che i primi 1)ei fofj'ero dodici; ma
difjero poi , che n'erano Siati altri otto innanzi a quelli , e di quefìi Vm
fuuno,come ho dettoci cuifimulacro era fimile à quello,che nefaceuano i
Cjreci , non perche non lo crede fiero fimile à gli altri 'Dei , ma perche lo
faceffero tale Raggiunge Herodoto , che vuole più tofto tacere , che dirlo ,
donde fi vede quanto fi guardaffero allhorà di riuelaregli mijlerij della
Mifteri j te loro religione. Sfeguita poi , che hebbero quelle genti in molta venera-'
nuti occul tjone [e capre,& i Becchile che i Caprari erano hauuti in grandi/fimo ri-
11 C2T>xix\&tt0ìmavno Pvmc*Pa^mmte &P^
molto m.fefaceua grandifjimo corrotto,»; quefìo tutto era perla riuercn^a, che por
maci. tauano al Dio Tan . OUa in Grecia per altra cagione era fatto honore
alla
De gli Antichi. s e ics
nlla Capra , tme netta 'Paufania dicendo, che ali* apparire della Capra Capra ri*
celefle,(bc fono alcune fielleje quali come dice Vuidio, cominciano amo- ueriu.
Sìrarft a (alcnde di ^Maggio era [olito di venire qua fi fempre qualche
gran male addogo alle vigne , e che perciò prefero partito certe genti di
Corinto di fare vna bella Capra di metallo^ metterla in pia^i^&à que
fta faceuano poi molti honori,& tadorauano à certi tempi quafì tutta,
accioebe quella del Cielo non facefie danno alcuno alle vigne . Scriuen-
do Eujebiq de gli animali; li quali erano adorati in Egitto , poi che EUfeu;0^
hd detto de* membri genitali quiui adorati parimente , perche fi con-
feruaper quefti la generatane human* > foggiunge , che perciò i Va-
ni y & ì Satiri erano hauuti in molta rhieren ^a , qua/i che elfi ancha-
ra gióyaflero afiai all'accrefeimento dell' human' genere , come appare
per g li loro fimulacri pofli ne tempii informa di Becco , con il membro
dritto fempre , perche dicono , che quefto animale è apparecchiato fem-
ore ai coito;& effi erano creduti libidinofi fuor di modo; ónde furono da-
ti compagni à7?acco,percbe il vino rifcalda la virtù naturale, & accen- Sa^n.con?
de Ihuomo alla libidne . Vero volendo giàFiloffene Eretrio dipingere \^0m l
ia Lafciuia, comejcriue Tlinio, fece tre Satiri > li quali con vafi in mano Lafciuia.
beeuano largamente^ pareuano inuitarfi à bere l'y ni' altro, jt che mi pa- Filoflene
re cha ftafimile quello , che fcriue Vaujaniadi Sileno , il quale era pari- Eretrio.
mente del numero dell'i Dei Silueflri, & è, che nel tempio di coflui in Gre- l eno °
ciaapprefiode gli Elei era il fuojìmulacro , al quale la vbbriachec^t
porgeua vn vafo con vino . Vorfirio vuole,che i Greci imitandogli Bgit-
tijhabb ino non addorato le besìie,come effi faceuano, ma compojio gli ft-
mulacri de i Dei di beflia,e di huomo, e che per ciò haueffe Gioue talho-
ra le corna di Montone, e 'Bacco di Toro;e di buomo,e di capra fojfe fat-
to Tan : al quale hanno gli antichi dato il Tino , mettendoglielo in ma- Pino dato
notalhora , e talhora facendogliene ghirlande . La cagione è ,diconole*Pzn..
fauole , che in que fio arbore fu mutata vna giouane detta Viti , da lui
amata grandemente . Come dicono di Siringa ancora , la quale di-
uentò canna > & egli che l'haueua amata prima , fé ne fece poi la.
Zampogna , e per amore di lei la portò fempre . Bora ritomo à Gioue
riputato , comedifft , il maggiore di tutti fDei da gli antichi , &
che per ciòhauefie il gouerno deltvniuerfo : & fecondo che l'hanno
defcrittaVorfirio , Eufebio , Snida, e de gli altri anchora , la ima- Porfirio".
ginefua fu pofìa à (edere per moflrare , che quella virtù , la quale regge S uida«
il mondo,&lo cor>fema,èflabile,& fermarne fi muta mai. Le parti di fa-
fra erano nude, & aperte, per darci ad intendere ; che Iddio fi munififia
alle diuine intelligence : & e rano coperte , e veflite quelle di fatto , per-
0 che
Imagini de i Dei
Xfnagini del "Dio creoToW de~gtrEgittq & tuuioue
Dìo de III Dei degli Antichi Etnici y che dinotano la na~
tura di 'Dìo, (gjr lafuafrouìden^ajbontà^omunicatìo"
nej& gouerno dì tutte le co fé •
De gli Antichi. 107
che lo potiamo vedere noi , mentre che babitìamo quefto baffo (Jliondo .
Tcnctta vno ficettro nella fmijìra mano * parche dicono , che da quesla
parte del corpo è il membro principale, che è il cuore , dal quale vengo-
no gli [piriti , che poi fi fpargono per tutto il corpo . Et così il tjWon-
do ha la vita da Dio, il quale come I{ela difpenfa , e governa a modo
fuo . Torgeua poi con la deHra hora vrì^A qmia s & (tona vna breue
imagine della Vittoria , mostrando in quel modo , che Gioue così è fu-
pcriore d tutta la gente del Cielo , com e £ aquila à tutti gli vcceìli , e
che egli così ha foggette tutte le co fé , come fé per ragione di vittori x fé
le batte/fé acquisiate , egouemate à modo fuo . ^Doride viene,che per lo
più non fanno intendere gli huomini la caufa delle mutationi di qnesle ,
né del bene, e del maleyche fra mortali fi cangia sì fouente. Ter la quale
cofa Homerofinfe , che Cjioue h.iuejfe tuttauia dinanzi duo vafi grandi Fornero.
come botti,pieni Cvno di bene, l'altro di malesi quali egli voltaua , &
riuoltaua a fuo piacere, & dapoi tiraua hor dell' vno,hor dell'altro quello,
che pareua à luiyche merìtaffe il UHondOyche gli foffe mandato. Et un al
tro Toeta molto antico difft, che Cjioue fa difcenderela bilancia borà'v~
na,hor d 'altra parte fecondo che a quelito a quejìigli piace di far bene;
Che fu puf anco fittione di Uomero,percìoche egli fa, che Cjioue tenendo
bilancia d'ora in mano , pefa i fatti de* Greci, & de' Troiani per vedere
a quali doueua dare la vittoria . Egli fu parimente ì n Vireo porto de
gli ylthenìefi , comeferiue Taufania , vnfimulacro conficcato a Gioue, Paufanfa ;
che tencua in mano lofcetro,& la Vittoria . Et quelli di Egitto , haue-
uano le loro fiacre cofe tutte piene dì marauigliofi mijìcrij, 2? quelle tene-
uano occulte il pia che poteuano,con alcune cerimonie^ con diuerfeflatue
& pofiro parimente lojcettro in mano a quel 'Dio , ch'effi chiamarono
Creatore , ilquale perciò mi pare chea/Sai fi confacela con il Gioue de
i Giudei . Onde non è marauìglia , che io metta infieme gli lorofimu-
lacri j perche je ben furono di nome dmerfi , & non fa tei in vn me~
defimo modo, nientedimeno credo, (he fi p<-fia dire, chi figmficajjcro vna
cofa medefimà,ò poco differente fona dall'altra . Era dunque ti Crea-
tore de gli Egitij fitto in firma di buomo 5 di color ceruleo , chete-
neua vn circolo nell'vna mano', & nell'altra vna verga r gale , &
in cima al capo haueua vna penna, la quale moflraua , che òifiìcilmente
fi può trouart il Creatore delle cofe , che è I{e , come lo mostra lo feettro,
perche flà infua mano dare vita all' vniutr fio, il che fa egli , mentre che
intendendo in sé fleffo fi raggira , & queslo fignifica il cinologi), tiene
in mano . \JMandapoi fuori della bocca vn'vouo , dal quali nafte quel
Dio , che chiamano folcano . V vouo fignifica il biondo , <& Voltano .
0 z quel
io8
ImaginideiDci
ImagìnediGioueDiode gli Antichi fignificantc la po-
tenza & prouidenzadi Dio & luieflere il fattore & man-
tenitore del tutto, & da lui prouenire l'armonia delliorbi
celeftì .
Imaginedi Gioue folgorante contro li fpergiuri nomi-
nato Gioue horcio cuftode del giuramento & feuero ca-
ftigatore & diftrugitore di quelli giurano il fallò , & da
quelli erano facili al giurare»
Degli Antichi. 109
quel calor naturale^che in effo dà vita alle cofe . 'Benché moìlrauano in
Egitto il mondo con vn'ahro ftmulacro ancbora , qual'era di buomo con
-piedi infierite ritorti>& annodati; baueua intorno vna vefìe, che lo copri-*
uà giù infino d piedi, tutta varia , & di colori diuerfi; & fofieneua con
il capo vna gran pa Ila dorataci . Le quali cofe fignificauanoyche 7 Mon- V i}foerfo
do è rotondoynè muta luogo mai>& che varia è la natura delle jielle.T ut- 1Pmt0 '
to quefto dice Vor fino, fecondo che rifaifce Eufebio, il quale fcriue puran
co che fu l'fniuerfo dipinto da quelli di Egitto in quesìa giù fa . Faceua-
iw due circoli i'vnofopra V altro , & quelli attrauerfauano con vn ferpen-
Uycbe baueua il capo di Spandere . Mofirauano i cìrcoli la grande'^a ,
€£" la forma del Mondo ? & ilferpente il b'ion Demone conferuatore di
tutto , (3 che l'vniuerfo comprende con la virtù fua , cioè quello fpi-
rito,cbe lo vìuifica>& noàrifce;pcrche tennero i Fenici; & gli Egitijycbe
fofiero di natura diuina i ftrpentiyvcdendo che quesìi,non con l'aiuto del- SerP^c! ftl
le membra esteriori, come fanno gli altri animali) ma Jolo dallo fpirito, tu'ra hjujpp
& viuacità loro moffiy vanno velociffimamente, & con prefieT^a mira- na. '
bile torcono , & ritorcono il corpo in diuerfe maniere j oltre che viuo-
no lunghiffimo tempo , perche depongono la vecchiaia infieme con la
jpogliayche mutano; & così fatti giouani di nuouo paiono non potere mai
morire da lorofleffi , Je fo>fe non fono vccifi . Et vi aggiunfero il capo Marciano.
dello Spamiere perimente per la fua prefìeTj^a , & agilità grande . Imagine
LMartiafio , quando nelle no'^e di Mercurio > & di Filologia finge , che <" Gioue •
(jioue chiami a concilio tutti gli altri Dei , così lo de fcriue . Egli ha in
capo vna corona regale tutta rifplendente , & fiammeggiante , gli
iuopre la nuca vn lucido velo teffuto già per mano di T'allade; tutto è
-vefiito di bianco, fé non che difopra ha vn manto, qualpare di vetroni-
finto àfcintillanti Stelle; nella dejira mano tiene due rotonde palle, l'vna
è ct'oroìl'altraìd,oro}& di argento; 0 nella finifìra vna Lira con noue cor
de;lejcarpe fono di verde Smeraldo , & fiedefjpra panno fatto, e tefìuto
ài penne di Tauone; e co' piedi calca vn tridente . Furono ancora fatte
ftatue à (jioue in modo tale , che non folamente fignificauano chi ei
foffey(3 quel che pnttjfe>ma dauano etiandio à conofeere quel}chegli huo-
mini danno da fare tra loro, & maffimamente i l{e , & i "Principi ver/o
gli judditi : perche quesìi [com e mi ricordo di battere detto altra vol-
ta) fono in terra quafì imagine di Dio , & perciò debbono , quan-
to fi può più per luro , rapprefentar parimente la Trouidcn^a , la giu~ Plutarco' .
Sìitia , & la bontà diuina__, . Scritte dunque Plutarco , che in Creta fu di'oue Tea
già vn ftmulacro di (jioue }ilquale non baueua orecchie, per mofìrare, che z l orechie
ibi è fopra àgli altri , & bada gommargli , nondeueafcoltarcciò^
che
HO Imagini de i Dei
cbeglivien detto,nàpiu quefto,cbe quello>nè quello, che quello, mafla^
re così fermo , (Sfaldo , che dal dritto non parta mai per l'altrui paro*
le. Et all'incontro lo fecero i Lacedemoni] con quattro orecchie , co-
Gìoue co me clye cioue oda tutto& tutto intenda , o pure che due orecchie debbi
^uattf°°- bauet e da giudicar per intender vna parte & due per l'altra; ilche pa-
rimente ji riferìfee alla prudenza del l\è , & del 'Principe , i l quale ha
da Vdire , ($ intendere tutti , & tutto quello , ebefuoi popoli fanno . Et
Gìoue co f0rfe che il medejìmo volle moflrare chi già f ce Gioue con tre occhi quaft
tre occhi . c]?etì reggia ogni cofa , e niente a lui jia occulto : come anco non ha
da effere à chi ha la cura, & il gouerno delle Città . *Da che venne, che
dijjèro gli antichi ,cbe lagiuflitia vede ogni cofa , come appare nella f ut
Paufania . ìmagine . Ma Taufania ne rende altra ragione , frinendo , che apprej-
fu de gli ^Argini nel tempio di (J^f inerita fu vn fimulacro di Gioue , che
haueua due occhiycome fivede, che hanno gli h uomini; & vn altro poi
ne haueua nel me?so della fronte 5 & dice poterft penfare, che quefìoft-
gnific afìi r, che Cjiouc ha tre regvi da guardarci' vno del Cielo3percbe com
munemente lo riputa uà ciafeuno Pj del Cielo: l'altro dello Jnfemo , cioè
della Tcna,pirche la Terra,hanutori\pettoal Cielo, è Jnfemo, & chia-
malo Homcro perciò (jioue infernale-, il ter^o è del mare , perche lo
Efchilo . chiama Efchilo T\è del CMare ; & Martiano ( come ho detto difopra )
gli mette il tridente fatto i piedi ;& Orfeo in certo hinno prega la giubil-
ila , che voglia bauere cura di tutti i viuenti , che fono nodriti dalla ma-
dre rena , & da Gioue Marino . Moilrano dunque, fecondo Taufania ,
i tre occhi in Gioue > che à lui fono fogetti quelli tre regni deh'vniuerfo ,
qualidicono lefiuole , che partirono con lui gli altri due fratelli, toccan-
done quel del fJlfare à 7>{ettuno , & à Timone quel dell'Inferno . Che
nelle slatue de Ili 'Dei mo^ìr afiero gli L^fntichi per l'occhio qual'era
l' officio dd Signore, fi vede, dice pur' anco Vlutarcbo, da quello, chefa-
ceuano g li Egitti] , li quali tra le facre loro dipinture quando voleuano
rapprefentare il l\è , faceuano vno feettro con vn occhio ih cima , come
ho già detto , che dipingeuano il Sole anchora , & faceuano Gioue pari-
mente con la medefìma figura , volendo perciò intendere, che come il ìfè
può ajfai,percbe lo feettro èfegno della maggioranza , & della potenza,
che fi ha [opra gli altri > così egli ha da ejjere vigilante al gouerno de* .
popoli , moslrandofi giufìofempre in ogni juo affare . Et fi legge ancho-
ra,che alato alla sìatua di yioue joleuano già porr e quella della Giufti-
mtia , come che' l I{ènon faceffe mai , ò non doueffe mai fare cofa , che dal-
la Giuflitia nonfofìe accompagnata . Onde foleuano anebo gli antichi 9
comeriferifceSuida , fare àgli feettrì vna Cicogna nella cima , &
nel
Degli Antichi . m
nel calce l' Hippopotamo ; volendo à queflo modo motlrare , che il Kè ha
da efiere pio , C giufio , vr deue opprimere quelli , che con violenta, & Arinotele
ìn^iuHamente fu» no male altrui . fmperocbefi legge , & ^Ariflotele lo
conferma , che la (ficogna nodrifee il padre, & la madre pofeia che fono
diuentati vecchi, nel mede (imo modo, che ella da quelli e fiata già no-
drita>& alleuata,opera puffi ma , <& giuHiffima-,e l' Hippopotamo è tan-
to empio,& ingius~lo,comc fcriue Plutarco , che fa violenta al padre y
0 l'ammala , & vfa dapoicon la madre. Oltre di ciò fi legge ap-
preso del mcdeftmo Tlutarcojn Thebe erano alcune statue fen\amani , Plutarco .
te quali mo si r aitano i giudici ,& glia m m in i/ha tori della g iuflitia, per-
che quefii hanno da efiere [ev\a maniycivè, che non debbono in alcun mo-
do accettare premio , né doni , per li quali habbino poi da far torto ad al-
cimo, dando ragione à chi non l'bà . Et tra quefle vn 'altra ve n'era fen-
ati occhila quale rapprefentaua il Signore , che à giudici è /opra, perche
egli ha da efiere libero da ognipaffione,& di odio, & di amore ;con fidera-
dofolamente in sé quello , che fa giufio, fen^a hauere rifguardo pia a
quefio,che a quello , nel fare amminiflrare lagiufiitia , come fono tenu-
ti tanto iBj ,& i Trincipi , quanto gli officiali , ££ i magi flrati, non fo-
lamente per legge di natura , ma per loro proprio giuramento anchora »
Et facendo altrimenti > & gli vni> & gli altri hanno da afpi ttare di do-
tte) ne ejfr puniti da Gioite cafìigatore dello [pergiuro-, come ndlt fuc
fìatue moftrarono pur anco gli artichi-.perchefi legge, che appr<fjò de gli
Elci,gente della Grecia , ne fu vna , le quale t ra molto fpauenteuoìeì&
temuta grandemente dagli buomini perfidi, efpergiuri . Quefta tencua
il fulmine con ambi le mani , quafi theflejje prtfia a punire lo fp^rgimo .
(omedi cert acqua ancorar acconta ^Ari/iotele, famndo . Cerne delle
miracoloje de l mondo , che era in Cappadocia appreso a Tiana Me tropo-
li di quelpaefe, la quale nelf'O fonte era feda JJima , ma quiui partita
bollire^ fé à qutfta era menato alcuno, del quale fi dubitajk,chc hauef-
fe giurato ilfalfo , hauendo colui detta la verità , ella fi mofiraua quie-
ta , &fe ne andana con vn cor fa lento, & piaceuole : ma , fé giurato ha-
neffe quel tale la bugia , così mofiraua di adirarfi eontra di lui , ebegon- ^ .•
fiatafiglifi lancìaua all'i piedi, alle mani , & alla faciia ancora , qitajì lo Giouefber
volejje punire dillo fpergir.ro, ne lo lafciaua mai infino a tanto, ch'egli : g-uro.
bauefjt conftffato apertamente il fw peccato > & piangendo dimandato-
ne perdono , o cbf (fé puritana ojtinato) quiui diutntafje hidoprico ,
& rigittaffe per bxcagran copia difangue tutto con otto, & guaito ; on-
de i Greci chiamauano questa t'acqua di Gioue /pergiuro . tt apprejfo
de' Corimbi jeriue Taujaniai che fu nel tempio dt ì^ettuno vna feercta
cella
in ImaginideiDei
cella con vn* adito > che andaua jcterra , otte diceuano chefiaua Tovtttno ,
& chi quitti bauefie giurato ilfalfo , qualunque ei foffi, non poteua fug-
gire di ejferne fubito punito . Et gli Elei parimente andauano a giura-
re all'altare di Sofìpoli loro T>io con riueren^a grande . 7S(on racconta
Cerìmo— effo Vaufania la cerimonia \che quiui vfauano ; ma aice bene in vn'altro
nla di giù luogo quella , cbefaceuano ne' tanto celebrati giuochi Olimpici, oue con-
rare ' ueniuano perfine da ogni banda > chi a correre a picchi a fere correre ca-
ualliychi alla lotta,&cbi ad altre cofe ; perche chi ne riportaua la vitto-
ria era (limato afiai} onde bifognaua hauer ben mente , che nonvifi fa-
cete inganno alcuno . Et perciò nonfolament e quelli > che andauano per
interuenirein alcuno de effì giucchi, ma i padri loro ancora , i fratelli ,
& i maeHri,che gli haueuano entratati , li quali tutti andauano ad ac-
compagnarli , giurauano con certe parole folenni fopragli tefiicoli di vn
porco > che perqueflo erano quiui tagliati allhora folennemente , che ■■■
non farebbono fraude alcuna . Et i giuocatori giurauano di più di ef-
jerfi efier citati dieci me fi continui in quella forte di giuoco , a che erano
venuti . Et quelliji quali haueuano da giudicare della vittoria , giura-
tuano parimente di non torre dono a1 cuna da' giuocatori , né da'fuoi ,& di
nonfauorire più vuo . che vn altro in modo alcuno , & di non palefare ,
perche apprcuaffero ,ò riprouaffero più quefto , che quello. Et perche
quefio era quaft informa di f acri fido, & nefacrificij era coflume di man-
giare le facrificate carni (foggiunfeTaufania) che non sa, chefifacef-
fero di quefio porco ,fopra li tefiicoli del quale haueuano fatto il folcirne
giuramento,ma che ben fa, chela religione antica vietaua il mangiare
le carni di quella vittima fopra la quale era flato giurato folennemen-
te ; come fi vedeappreffo di Homero , quando dice , che il Sacerdote git-
tò nel mar e quel porco , fopra gli tefiicoli del quale Jlrgamennone giu-
rò di non hauer tocco 'Brifeida . Et era quaft fimile la cerimonia , che
vfauano i Immani nel fare le tregue, perche giurauano , (3 'faceuano cer-
te impr ecationi fopra vn porco , che quiui haueuano , prefenti i Sacerdo-
Gioue ti a ciò deputati. tìMalafciando le cerimonie , ritorniamo al 7)iocu~
Horcio . &°de del giuramento, chiamato da* Greci Gioue Horcio , & rapprefenta-
to nella flatua, che teneua il fulmine a due mani. Queili dà Romani fi*
fatto iri altro modo , & altrimenti nomaro ancora , benché il T<Jumefof-
Dio Fidio fe * Wedefimo > c0^ne hanno detto alcuni di Cjioue Horcio , & del T)io Fi-
dio deyl\omani , perche come quello guardaua il giuramento chefoffe ve-
ro , & giuflo , così quefio era fopra alfcruar la fede , & per queslo era
adorato, e tencuafifra le cofe antiche di ~R$mii fatte in quefla guifa. Egli
è vnpe'tfo di marmo intagliato a modo difenefira , om fono J 'colpite tre
figure
De gli Antichi.
Imagine delDioFìdìo cuftode della fede ($f fedeltà
dì Gioue detto Veioue cioè noceuole (efr caHioatore dì
Gioue con tbaùito dì Bacco a cui e attribuito il fuo nu-
me (efr della capra tAmalthea che diede il latte à Gioue
d'f-vno decorni delia quale fu fatto il corno di diuìtìa o
cornu copia-* .
M4 Iroaginide.iDei.
figure dal mc^o in sa , delle quali t' vna i che è dalla banda deflra , è dì
buomo in habìto pacifico, & ha lettere a canto , the dicono H 0 A^O i^«
l'altra dalla fini tira parte è di donna net mede/imo habìto , ccn ma CO-
tona di Lauro in capo , & con lettere, che dicono V U\lT jl S\ Oue-
Jìe due figure fi danno la mano deflra Ivna con taltra,tra L quali è la ter
%a di fanciullo xh e ha la faccia bella, & boheJìa}cuìfono intagliate j "opra
il capo quefie due parole DIV S F 1DIV S . Et per punire Clone lo
fpagiuo,come ho detto,mì viene a mente , ch'ci non fu fempre adorato ,
perche gkuaffe ; ma perche non nocefie amora alle volte , & lo chiama'
Veioue. rono V eioue allhora-.come ebepoteffe mcerefolawente\ fi che mofirarono
pur anco nella, fu a fiatila , perche la fecero , fecondo che fi legge appref-
Gellio . f° ^ 9ettiQ j & c'y£ riferìfee \Aleff andrò K(apolitano ; in forma di fan-
ciullo con le corna in capo,\S con le fatue in mano in guifa di ferire , <&
haueua à canto vna Capra . Ter che differo le fauole , che hauendolo già
la madre , per camparlo dalla uorace gola di Saturno , dato in guardia à
due J^infe in Creta^nomate tvna jlmalthea , & V altra Meli/fa , ouero
Bega, & Relice , quefie lo nudr irono di mele , -0 del latte di vna loro ca-
pra,cbe amaùano affai . y£éìla quale e (fendo .attenuto vn giorno 3 che
per dìfgratia fi ruppe vn conio ad un'arbore con " grandiffimo difpiacere
Corno di ^€^e rH}nfe^e ne furono dolenti oltra modo ; elle non potendo farne al-
Douitia. tro s lo empirono di dìuer fi fiorì , & frutti ,& adornatolo tutto di belle
frondi , lo prefentarono à (jioue 3 il quale l'hebbe molto caro , & volle ,
che per hanore della fua nutrice eì foffe fompre fegno di abondan^a \ on-
de lo ehiamiamo anchora corno di diuìtìa 3 & dì iJ.malthea ancotal-
bora, del quale difie Ferecide,come ri f eri f ce *A dollodcro, la uirtu effere ta-
le 3 che dà copio f amente tutto quello, che l' buomo sa defiderare per cibo ,
& per bere . Si legge anchora ,cbe quefio corno non fu di capra , ma di
bue>& di quel bne,nel quale fi muto *Atheloo , quando già combattè con
Her cole per cJ)eianira , che era fìat a promeffa dal padre ad ambidoi; per-
che Her cole , come dicono le fauole , glielo ruppe , & lo gittòvia :
ma le 7S[aiade ninfe de* fiumi lo ramifero , & empiutolo di varij fiori,
& frutti , & adornatolo di verdi /rondilo confecrarono alla Copia, che
Corno co- s'intende per la 'Dea dclln abondan^a , & per do fu chiamato il (orno
p*a Jfe fua della CopìayCS di doniiia , La quale cofa (inficiando da parte le bifiorie ,
e pò mo— cfój^fotfoqwfiafctuola ) dicono alcim:(h£ mofira lafor^a nella for-
\e , O" gli beni temporali . La copia dunque de i fiorì t&dci frutti $~ìà
nel
Degli Antichi. 115
nel corno ài dìuhia,di capraio di bue che eifofie , perche le riccbe%xe,&
gli altri beni mondani paiono efier in potere della fortuna , & che vadi-
no,& venghino come à quella piace . Totrebbcfi anco dire , che il corno
di douitia veniffe dalla Capra , che diede il latte à Cfwue , perche da lui
erano creduti -venire tutti i beni,come ho già detto-.Onde gli fu dato il me
defimo potere anchora,che ha il Sole ;& perciò voleuano , eh' eglihauefic
lefaette in mano nella (tatua, ch'io difegnai poco fa . Et alcuni gli die-
dero parimente il nume di 'Bacco , facendone jimulacro con gli ornamen» Giouc co
ti di Bacco,come recita Taufania , che Tolicleto ne fece vno in arcadia, oraaméu
che haueua gli coturni in pie, & con l'vv.a mano tencua vn vafo da bere , Bacco •
& con l'altra vn Thirfo, al quale era vn aquila in cima . Etdoueua
ejfere giouane qucjìo parimente \come fi fa Bacco : & come fu il Gioue
adorato àTerracina,cui diedero vn cognome, che fi gràfica fenTarafo-
io perche erafen^a barba , né haueuano bifogno difimile coltello . To-
ebefono poi quelle ftatue di Gioue , alle quali non fia aggiunta l'equi- aquila di
la in qualche modo > come vccello proprio di lui. Et perciò dalle aquile Gioue .
è tirato fempre il carro di (jioue,òfia perche ,fec ondo che riferifee Lattan
tìo,ei pigliò buono augurio di vittoria dall' ^4quila,che gli apparue già,
mentre che andaua a certa guerra (& dicono alcuni, che fu cantra Satur-
no) da Ila quale ritornò vincitore, onde fu dapoi fin to,c he nella guerra con
tra i Giganti, C\^quila miniftraua le arme a. Cjioue,& 'perciò la dipin-
gonofouente con lui 5 che porta il fulmine con gli artigli , onero perche fi
legge , che di buttigli vccelli l'aquila, fola è ficura dalla faetta del Cie- . .,
lo, & che ella fola parimente affifa gli occhi al Sole; sì che àr agirne ella gjna fea]i
è detta la Regina degli vccelli,& data à (jioue ^parimente de i Dei. vccelli .
Trouaft ancora Gioue ( come lo fece Fidia a gli Slei , & lo deferiue
taufania) d'oro , &diauorio , che fiede in bel feggio regale con 5^°ue 'n
vna corona in capo fatta à foglie di V Ilo , ha nella destra manoym ùo
vittoria coronata parimente , & nella finì/Ira vno fccttro fitto di di-
uer fi metalli , che nella cima ha vn' aquila 5 il manto, che egli ha
intorno , è d'oro fatto a diuerfi animali, & a fiori di tutte le forti , ma
-per lo più di gigli,& lefcarpe parimente fono dorate . Tsff/ 'feggio p.i ,
tutto rilucente d'oro,& di pretio Ce gemme, fatto di aucrio, & di ebano ,
fono intagliati molti animali, oltre le tre Grafie , che fono dall' vna ban-
da fopra la tefìa del fimulacro, cr tre Uorc daljfaltra, & quattro imagi-
ni della littoria in vece di piedi lo fostengono . Siede parimente Ci-
ne fopra m'aito feggio in vna medaglia antica di Ts[eronc , & ha nella
de/ira il fulmine,^ vna basla nella finifira con lettere , che dicono Gio- ,, ,<?ne cu~
uè cuftode . Et Luciano [criuendo della Dea Siria,mette, che nel tempio £uciaJj0i
Ti di
Ii6 Imagini de i Dei
di cofleìfoffe ìlfimulacro dì Girne pofto à federe sa due Tori . UWa al-
l'incontro poi in alarne medaglie pvve antiche di 'intonino Tio , & di
Gordiano sia Gioue nudo,& tn piedi, & bài' ha fi a nella des~ìra,& ilful-
G icue (la mine nella fini/tra , con lettere , che dicono; Gioue Statore : che ei fu cofi
tore , chiamato in certo Tempio a hi fatto da Òpfriulo,peY£be a fuoi preghi fer-
mò ifoldati VyOmani , & fattigli voltai fronte gli feceflar [aldi già vna
Gioue co- volta, che combattendo con gli Sabini fi erano mcjjì in fuga . 1)aque-
ieruatore. slo non è molto dijfimile (jioue confcruatore,che fi vede nelle antiche me-
daglie di T>iocletiano , il quale ftà parimente dritto , & ha nella deftra
duefaette in guifa,che fi ponno pigliare anco per due fulmini, & vna ha-
fia nella fmiftra. Et in vn: 'altra medaglia del mede fimo rDiocletiano è
chiamato Gioue conferuatore delio vninerfo, Cf tiene la ha fi a con la fìni-
slra , & con la defìra porge vna breue imagine della vittoria. . TslJ al-
t . tra infogna pare , che fia propria a (jioue del fulmine , benché lo dejfero
j" clvl2L \ i'EomaniyComefcriue T-lin'Oy al Dio Sumano ancora , il quale era il me-
flo . defmo,che Tlùtone,ma quello pero follmente , che vtnìua la notte , per-
Falmifie che il fulmine del dì era di Gioue . Gli Etrufci , antìchiffimiofferuato-
à?m a più yì di quefie cofe, y dicroiche cncoVolcano^ Ulfiuerua parimente fpie-
rf.1 * gafìe il fulmine ,col quale fi le^ge,che ella abbruciò già l'armata de i Gre
fpieea il ti-Onde Virgilio fa così dire a Giunone fdegnata fra sé medefima per non
fulmine . potere fare Ù male, che voleua ad Enea,& a gli altri Troiani ..quando do-
Virgilio. pò U rouina di Troia andavano in Italia .
Uà Taìlade potuto Vendicarfi
De' Greci, & abbruccìar le nani loro ,
Spiegando fopra quelle di fu a mano
Da l'alte nubi iì fulmine di Cjioue ',
Et io , &ct
pi • « ,. Et dìcetianòycbei fulmini fgiegati da gli altri T)eiy che così interpre-
te coiori , faremo pei bora qucllo,che e/Ji dimandauano CManubìe , erano bianchì ,
ò negr'uma rofio era quello, che veniua dalla mano di Gioue , come riferi
Acrone . fce t^daoncj oue Horatio dice , che' Ifommo padre con l'ardente de/ira ha)
p I • toc io le facre torri, Da che vengono afar fi le tre forti dei fulmini posle
di tre forti da ^Ariflotele, delle quali ì'vna è cofi chiara, & penetrante, che fagli mi
Miracoli racoli,che\i leggono troppo grandi , come che pajfando fi bee il vìnotutto
del fulmi- di vna bottc{jin^a lafciare jegno di hauer tocco la botte ; che fonde l'or-
jj " . gento , C ogni altro metalio,cbe troua nelle- caffè ,ftn^a punto offendere
* ama' quesle , che a Martia fontina Promana cftinfe il parto, che baueua an-
cora
Degli Antichi. 117
Cora nel ventre , & a tei non fece alcun male 5 che ammala le per-
fine , ne fi-vede , che babbi tocco le velli , che hanno intorno, zsr
alni jimili:& qucfla forte di fulmine viene da <JUinerua,ch2 nacque del
capo di Gioite, cj è perciò la più purgata , & più fottìi parte delfyoco ,
<& farà la bianca^* . L'altra abbrucia ciò che troua , & queftafia l# rof-
fa,mandata dalla mano di (fìoue.Later^a,che ha più dell' 'httmido,& del
groffo non abbruciala tigne folamente^ Z? perciò la difiero negra > 01 la
diedero a Vulcano mìnifìro di queHo noflro fuoco tutto fitmofo . Ver le
quali coje hanno i Toeti chiamato il fulmine trìfulco , come che ferì fca
in tre modì^J dipingevi parimente coltre puntet& tre furono i Ciclopi ,
che lo fabrìc-3uano,come fi dice nella ìmagìne dì Folcano; in cui non trono
perocché foffe daiomai,ne in slatua^nè in pittura il fulmine , & manco
a CMinerua ; benché fen e legga quejlo^he ne hòfcritto,per dimostra-
re la naturai gii dluer fi effetti di quello, ma a Cj bue folamente l'hanno
pofto , 0- tal volta in. ma/ki , & tal altra a piedi ,hora H,\^$quila glielo
porta appreffo col becco, ima con g li artigli,& in altri varij modi è fiato
f colpito, ^3 dipìnto. Seneca dìce,che il dare a Gioite il fulminee,col qua- beneca*
le egli fpaitenta fouente iUjìfondo , fu finto da gli antichi per frena-
re la temerità de' fuperbi ignoranti , lì quali fi fare bbono datilicen-
tiofamènte Od ógni forte di maluagità , fé non bautffero temuto alcu-
no , che ecce'defse ogni humana forbir. Ver impaurire dunque quelli ,
li quali nenfapeuano far bene fé non per timore , fu detto , che (f io-
ne fuprenìo giudice delle attigni humanetlaùahro fopra conia destra
armata del fulmine . l^J Ip faettana egli pei ò fempre di fuo volere
folamente : ma , come diffj già , fpefso col configlio de gli altri
'Dei , & era grauiffimo alihora ■> . & apportatore di molti mali , fi
come era leggiero ; &mos}raua , che l'ira di Gioite 'fi potma placare
facilmente , quando non v'intrauenìua il configlio celefìe , 'Daquesìo'Documcn
Seneca forma va documentò morale molto fallo, dicendo, che, come Gioite t0 morale
fupremo Bj de i Dei gioua>& manda del bene a 'mortali fen^a dimandar
ne l'altrui configlio degli altri T>eì\così fra noi i I{è, & gli altri Signori
dourebbono prima , che far male altrui ,ò per cafligo, ò per quale altra fi
"voglia cagione, penfarui molto fopra,Z5 hauerne buon configlio /i cor dan-
àofì , che Gioue non fi fida delfnogiudicio folo , quando ha da mandare
qualche grane male al mondo , & che non per altro fu detto , (he de
fulmeni mandati da (jioue altuni erano graui , & perniciosi , &
ìalcuni lieui , & di poco male , fé non per dare ad intendere cui tacca di
cafligare gli hurnani errori , che non ha da fdminarc centra tutti ad
vn medefimo modo , né moSìrarfi egualmente terribile da ogni
vno.
US
Imagini de i Dei
Imdgme dì Gioite folgorante apportator dìpìoggiejt
nembi, che ferine le attioni de mortali & quelle caftiga,
ffl premia. & lìmagine di Gioue labradeo de lidipgnì-
ficante efer iddio appare ch'iato à cafiigare lì malfattori)
<y laprouiden^a diurna—* »
Degli Antichi. n<>
vno . legge fi ancora , che Gioite , portava Ju'lfiniflro braccio la pelle
della Capra , che lo nutrì , quando egli era anco bambino , detta Egida , E£W3 P™
& che con quella , fcuotevdola,faceua le pioggie , sì come con la deftra q-*- c X
fpiegaua il fulmine, fecondo che nota Scruto apprefio di Virgilio-, otte ci Virgilio .
dice , che g li arcadi credettero di hauere vitto già da principio intorno
al Oliente Turpe io lo Ueffo Gioue.
Quando l'Egida negra fpeffo fittotela ,
E mouc con la delira ofeuri nembi ,
Et che nella medefima pelle chiamata anco T>iphthera ei fcriueua Dfphtera
tutto anello , che fi faceua per lvnìuerfo,per non fi [cordare cofa alcuna, "bro di
quando voleua riuedere il conto del le attioui bumanì . Onde diceuano 10ue*
gli a ntichi per prouerbìo , che (jioue haueua pure guardato una volta
nella Diphthera,quando vedeuano qualche maluagio buomo, dopò l'effe-
re flato va tempofelìce,efJere caftigato alla fine, & punito de Ile J uè mal-
lugieopcrationi.
Oltre di ciò Gioue fu fatto fenica fulmine ancor a,come fi legge, che ne
fu vnfimulacro nella (aria regione dell'afta minore, il quale non ha-
ueua fulmine, né feettro, né altra cofa di quelle, che fin qui fono fiate det-.
te,ma vnafeure fclamente> & ne rende la ragione Tlutarco raccontando., Plutarco .
che Htrcole,ammax$ato che eglihcbbe Hip polita Bigina delle \Ama7-
•zonì , tolfe la [cure , ch'ella portaua, tra l'altre fut arme , <& la dono ad
Onfale fuaja quale fu di Lìdìa,& perciò i P\è della Lidie, vfa- onopoi di
portarla , & come cofa facra la guardauano . Quefla per mano di molti
J\è venne a Candauleychepoi non fi degnò di portarla, ma la faceua por- Candaiue
tare ad vno, che fempre era con lui^il quale ìnfieme con Candaule fu yc-
cifoda (jige vincitore dello. < guerra, eh e già gli haueua moffa, & trad'al-
tre fpoglie,che ei ne riportò in Caria, fi lajcure anchora , la quale popkìn
mano poi ad vn fimulacro di Gioue quìui perciò fatto , che fu chiamato r. T
Labradeo , perche dicono quelli di Lidia labra lafcu.re . Ma Lattantio j Q>
tiene,che fojfe co fi detto da vno , il quale nominato Labradeo por fé a Gio-
ue foccorfo j & aiuto! lo in vna guerra grand iffhr/d_j , \Ja quello fi-
mulacro, dice Eliano, che flaua appefovn coltello anchira chiamato Ca-
rio , & fu riuerito aj]ai,pcrche di conobbe quelli di Caria furono i primi, T •
che face/fero quelle cofe, le quali feruono alla guerra , che combattefero ,-;e ajj arne
per premio , che acconciaffero gli feudi in modo, che fi poteffrro imbrac- fidi guer-
ciare ; & che mette faro i cimieri sii gli elmi . Et perche fpt'jjo mofira- ra- -
no i dipintori le fattole dipìngendUe così bene, coniar iuendo le babbiar-
no
1:0 Imagini dei Dei
no finte ÌToeti, bauendovndijcepolo di *A pelle vditc già dive > è letti
Gioue par forfè , che Gioue partorì 'Bacco , lo dipinfe, fecondo che ferine Tlinio3 con
tonente . uìtl ornamenti che portavano in capo le donne dì Lidiay in me^o di alcu-
ne femine^cbe lo aiutauano a partorire , & egli a gai fa di donna , che nel
parto fen^a gran dolore , partita lamentarfti& erano quitti molte 'Dee t
h quali facevano il maggiore bisbiglio del mondo . lS[on raccont di
'Bacco , come Cjioue lo portaffe un tempo attaccato al fianco , infitta tan-
to 5 che venne l'hora del maturo parto , perche quefie fanale per le trans-
format ioni di Gnidio fono già così volgari , do e le fa ogni uno homai .
Hanno gli fcultori antichi parimente tolto molte volte £ efìempio delle
Paufania . flatue , che hanno fatte , da' Tocti . Cnde Taufania ferine , che alcu-
ni Leontini , gente della (frecia , fecero à loro priuatefpefe vn Gioue alto
fette cubiti , il quale bau euavn\A qui la nella fmijìra mano , & con
la delira portaua vn dardo , perche l' battevano già veduto coft de fritto
S trabone . da alcuni Toeti . Strabene oue redenta del tempio di Gioue Olimpio , il-
quale per l' oracolare era quiui^fi* già un tempo celebrato in modoyche
da ogni parte della Grecia vi concorreuano perfone à portare di molti-)&
ricebi doniycome fece Cip fé Ilo tiranno di Corinto , che viojferfe vn fimu-
iacro di Gioue tutto d'oro mtjfìccio^dice, che in ejfo fu vna [tatua pure di
Gioite >f atta di auorio da Fidia ^Atheniefe tanto grande , che benché fojfe
il tempio grandifftmo , era piccolo nondimeno alla grandetta della fia-
tua , & per ciò parue l'artefice di batter male offernato la proportione del
luogo , perche fece quella , che fedendo toccaua col capo lo alto tet*
to , onde , fé fi fojfe dri^ato bifognaua romperlo , conciofia clf el-
la veniua ad efìer più alta affai del tempio : ma neper quefio fa ella
men lodata , che merita/se la beitela fua , imperoche Quintiam
ferine , che quefla parue aggiungere non so the alla religione , à
quella riueren^a , ch'era portata d Gioue , tanto rapprefentaua be-
ne la maeslà ^Diurna , della quale tolfe Fidia (come ei diffe à Tan-
Homero , demo fuo nipote , che gliene dimandò) hffempioda Homero , oue
cofi dice :
Moslrò col graue , e r inerendo cenno
il figlio di Saturno ilfuo volere ,
Movendo il capo , che d'ambrofìa fparfo
Fece moiicrji infìeme l'vniturfo.
Et hanno finto i dipintivi alle volte anebora alcuna cofa da loro Heffì^
tome fece \A pelle , quando fìt accufato della congiura*» , fecondo che
fipuà
DcgK Antichi
121
tmagìne dell 'oracolo dì Gloue Hammonìo de Troglo-
diti fignifit ante tofcuritk ffi njìlta delle co fé monda-
ne >& che bifogna riguardare & inalzar fi con l'aceti-
tez^a dell'intelletto alt altera delle Diuìn^ .
C
122 ImaginìdeiDci
fi può vedere nella imagint della calumnìa. Et Tlìnìo fcrìue^che T^ea-
tace dipintore di grande ingegno hàueua dipinto vm guerra T^auale de
gli Egittif, (3 de i Terf,nè potendo con la fola dipintura de i luoghi mo-
fìrare,cbe quella foffe fiata fatta fu l T^ilo, come egli voleua, che s'inten-
dcjje ìmaginefji di moslrare ciò in quello modo;Ei dipinfe vritAfmo> che
beata su la ripa , & vn Crocodilo ììaua in agguato per fargli male , per-
ocché il Crocodilo è animale proprio dello Egitto , & in Terfiaè copia
grande di ^4 fini . Ter le qual cofe voglio dire , che fu ritrouamento for-
fè de' Pittori ancbora,ouero de' Scultori il fare le imaginide i TJeifenra
forma alcuna d'huomoyò di altro animale,come dì tenere fi legge, che el-
la ne btbbe vna in Tafo; il Sole parimente fu così fatto apprefjò de i Fe-
Sicionij . Yiicì'. & i Sicionij gente de la Morea hebbero Gioue fatto in guifa di Ti-
ramìde,come fcriue Taufania . fi eie crederò che voglia fìgnificare quel
mede fimo, che fignìfea la (latuapur di Cjioue ( della quale ho già detto)
nuda dal me\o in fu, & vefiita nel re fio. Ter che la bafe di quefle ìma-
gini ci rapprefenta lofeuro delle tenerne , per le quali caminiamo in que-
llo mondo,s} che tenendo l'animo applicato alle cofe Immane non potiamo
hauer e alcuna cogmtione delle diuine , nelle quali bìfogna guardare con
VacuteT^a della mente , moslrata per l'acuta cima della Viramide . Et^
lo può fare V animo nofiro , quando taglia via tutti gli affetti de l corpo ,
&ft affottiglìa sì che penetragli Cieli ; onero quando mette giù la cor-
porea mole , & tutto f carico , & leggiero fé ne riuola à godere la beata
vifìa delle cofe eterne . Et perciò, ò queflo, od altro che ne foffe la cagio-
QXurtio ne,fcriue Quinto Curdo,' che appreffj de i Trogloditi in Egitto , ouefu un
,ioueHa bofeo confecrato al Dìo Hammonìo , che era Gioue* nel me^o del quale
Fonte 'feifw&Mavn fonte dimandato l>aceluadel Sole (che, come riferi f ce anco
Sole. Tomponio UWela, al cominciare del giorno era tiepida , al me^o gior-
no fredda, verfo la fera fi rifcaldaua vn poco,& alla mex^a notte tanto
era calda , che bolliua£5 andando verfo il giorno veniua intiepidendofi)
fu adorata certa cofa,che non era , come fi fogliono fare ifimulacri degli
Ima«ine i Deiì ma H foìma di ombelico compoflo di fmer aldi , & di altre gem-
forma di mejargo difotto , & rotondo, che fi va a fiottigli andò verfo la cima , &
Ombilico che quando da qucfto rolcuano intendere alcuna cofa , lo portauano i Sa-
cerdoti involta [opra vna naùcclla dorata , alla quale erano attaccate
intorno molte ta7^e di argento , '& vi andauano dentro donne , & don-
zelle cantando certi incompofli ver fi, per li quali penfauano di fare , che
Cjioue defie poi loro certi refponfi di ciò che defiderauano fapere. Sotto
Gioue in immagine divn UUontonefu adorato ancora qurfto Gioue Hammonìo,
Mótone ' & dicono alcuni efierne Hata la cagione > perche camminando già'Bacco
per
Degli Antichi.
1-3
Imagìne dì Gìoue Hammonio degli ^Arcadi, & dell'i
Egittìj^ della quercia , & del montone à luìfacratì,
Jìgnìficantì iddio effer autore della njìta e> mantenì-
tore del<~uìuere > <$f delle rijpotfe dubie del detto orà~
colo Hammonio.
JL 2
124 r Irtìàgìnì de i Dei
per i deferti della Libia, era per perìrfene di fete con tutto il fuo effe tei'
to,fe dopo l'bauere fatto diuotc orationi al Tadre , non veniua vn (JA ten-
tone, il quale andandogli femper dauantì lo conduffe, oue troub à'abbeue-
rare tutto l'efferato:^ credendo , che in quello animale j vffe venuto (fio-
ue à moslrargli le deftderate acque r glipofe quiui vn altare , & fece il
fuofimulacro informa di CMontonc . Ouidio,feguitando le fauole, vuo-
le,che ciò fofle , perche , quando i Dei del cielo fuggirono dalla furia d£
Cjiganti in Egitto , (f ione per maggiore [uà ficure\^afi cangiò quiui in
Herodoto Montone . Et Herodoto prendendo la ragione , per la quale era vietato à
T ebani in Egitto di facrifìcare le pecore , ferine , che non volendo (fio-
ue efìer veduto da Her cole ,che lodefideraua grandemente , <& nelcpre-
gaua tutto dì > ne potendo più r e fnlcr e àcofi affettilo fi preghi , glifi
Montone wofirò Ve fi ito di vna pelle di ^Montone : & che da queflo poi tolferogli
uiueruo. Egittij il fimulacro di (fioueìn forma dìtJMontone . E quesìabeslia
appo loro riuerìta molto, & non l'ammalano mai per farne facrificio,
[e non il dì della fefla di Cjioue , nel quale ogni anno tagliano il capo ad
vn (JAlontone , & lo feorticano , vejìendo di quella pelle il fimulacro di
Cioue,al quale portano poi quello di Herode, perche lo veggia , & final'
mente tutti quelli, che fono quinti vanno à battere lofeorticato Montone ,
& pofloloin una urnafacrata lofepelifcono con grandiffimariucn^ar1slè
fu in Egitto folammte queflo Gìoue Hammonio , ma in Grecia ancho-
ra , & apprefìo de gli (arcadi ( come recita Taufania ) era fatto
informa quadrata atta foggia de gli HcrmLfidtue dì Mercurio ,. & ha-
. netta in capo le corna di Ukontone ? & alcuni anco gli faceuano tutto il
capo di Mzntone , & ciò > perche erano così dubbie le fu e rìfpofle , come è
il capo del CMontone muolto in quella f uà pelle . Oltre di ciòtrouafì ,
Alefsadro comeriferifee iAlejfandroK(apolìtano , che i Celti^rnte della Francia,
Napolita- metteuano per la imaginc, & flatua di Cjìoue vna altiffìma Quercia , &
no . p^ lui l adornllano, forfè perche fapeuano , che tra gli arbori la Quercia
era confi crat ad (jione , come quella , del frutto della quale vìjjtro gli
huomìni già nt 'pimi tempi, CF à lui liana dipafeer , & nodrir quelli,
li quali egli era creduto di hxuere prodotti al mondo , ££ di hauerne l'v-
niUerfal gou erno . Ter la qùal co/a gli antichi coronauano di Quercia
qua fi tutte le flatue di Gioite , come che quefla foffe fegno di vita , la
quale era creduta efiere data da luì a' mortali . Onde foleuano i Romani
dare la corona della Quercia à chi haueffe in guerra difefo da morte v\i
Cittadino Romano , volendo à colui dare la infegna della vita ,- che
fu cagione altrui di viuere . Ma di Vliuo anchora fecero ghirlande al-
le volte à GivM-ipcrcbe queflo èjcmprc verde}di ìnolto-vtile ammortali ,
&paio-
De gli Antichi'. 125
& paiono lefue foglie efiere qua.fi del colore del Cielo , benché fi tcngbi
più toflo ejjt re arbore di TalUde , ò ài Minerua , ci/ è la medefima , come
nella J ita imagine fi può vedere . Et TaufaniafcriuCy che in cqjrta parte Paufania .
della Grecia fu vnfimulacro di Giouc,che teneua zinvccello con fyna del
le mani,& con l ahr a il fulmine, & haueua in capo ima bella ghirlanda
dì primaucra . Hebbe anco Gioite fouente la corona di T^è , fecondo che Martian0„
difpra lo deferiue Martiano ; perche , come la dipinfe Vallade conten-
dendo con i^fragne apprtffo di Ouidio , è Regale la imagine di Gioue >
concio fjjje che egli era creduto I{è de i 'Deiydegli buomini>& dell' vnì-
tterfo . £t Scruto fopra la decima Ègloga di Ptrgììio dice , che le prò- «, .
prie infegne di Gioue , le quali [alenano portare quclliy che trionfauano ,
erano lo feettro y & la toga palmata , cb$ era ima vette di porpora
grande,& ampia {nella quale hanno detto alcuni , che era teffutala pal-
ma per dentro ; 0? altri che era dipinta a gran bolle d'oro . Lo battere
dipinta la fauia di roffo , fu percioebe, come ferine ancho Tlinio goletta- p]inf0.
noi Bimani ogni fetta tingere la faccia a Gioue di minio ,& era vna
delle principali cofe , che faceuano i Cenfori,dare a miniar Gioue , Et
quelli,che trionfauane,parimcnte fi faceuano tutti roffi col minio ,• 'Don-
de tolfero le donne la vfan \a , che poi è pacata fin a i tempi noflri , di
far fi colorite^ roffe, parendo dì diuentarne pia belle, oue molte fi fanno
fouente fpauenteuoli da. vedere . Et nella Ethiopia vfauano parimente
i grandi huemini di dipingerfi non folo la faccia , ma tutto il corpo col
minio ,& dauano il mede fimo colore à tutti i fimulacri de i loro Dei .
furono poi vitti me di (jiouefacr ideategli da' Bimani per diuerfe cagio- vittime dì
ni in diuerfi t 'empi \& fatto diuerfi cognomi, la capra, l'agnella di due an- Gioue.
ni , & vn toro bianco con le corna dorate , anchor che facrificafiero an-
cho alle volte fen^a vittoria con farro, fale , & incenfo . Treffo gli j£-
tbeniefi gli faenficaua vn bue,con cerimonia forte ridi colo fa-, & era ta-
le, come racconta Taufania . rJMetteuaw un poco di fina , £$ difru*
mento mcfcoUto infume fu C altare di Gioite ,& il bue defiinato al fa-
crificioaccofìandouift l'andana a mangiar e\allhora mniua uno dei Sa- .
cerdoti , chiamato da' Greci per l'officio , che haueua Bufino ,cb e uiene à ■ Da2JL
dire in no/tra lingua percufore del bue , & dato di una ftureful capo à
quella bettia , fé nefuggiua uia di f libito , hfeiata iui feure , la qua-*
le era chiamata pofcia in g iudicio da quelli > che erano quiui all'intórno ,
come che non haueffero vifìo chi altri bauejfe ferito il bue , che la [cure .
Oueftaufan^a , come ferine Suida , venne da quello , che ficee f se
già in certa fe/ìa da (jioue, nella quale un bue mangio lefchiaiciatcy che
erano prette al fagificio-y di che /degnato uno , che quiui era prefente 3
pareri-
H(> . ImaginideiDei
parendogli , che quella beHiafojse Hata troppo profontuofa , diede dipi*
Scure chia jr/# flrf vnafcurt,& Cvccife,&fe ne fuggì via . 14 /tura cta rettòjà
Sudicio3" c^amata ingiudicioì& hauendo i giudici vdite le ragioni delle parti , /a
afìolfero.; & fudapoioficruatodi fare ogni anno il mede fimo. Et non è
gran marauiglia^che foffe vnafeure chiamata in giudìcio appo gli ±dtbe
niefiiperciochefìà le prime leggi ,cbe furono loro date da Dracone,fu<>cbe
binda. ie Cofe ancora inanimate \come t iftrìfcono Taufania>& Suida}qmndo non
fi trouafie la per [ma , che hauejfe fatto il male,foffero condannate in giu-
cticio .banditele gittate fuori della città, fecondo gli demeriti loro . Onde
fi legge apprejjo de' mede fimi vna mede/ima nouella>bencbe i nomifiano
diuerjìyperche Vaufania ferine di Tbeagene,& Suida di Tyjcone. Quegli
(^qualunque nome che egli hauejfe) fu huomo tanto valorofó , che dalle
vittorie hauute in diuerfi luoghi haueua riportato più di quattrocento co-
rone , & gli fu anco perciò drizzata vna bella ftatua, alla quale , pofeia
che egli fu mortotvnOyche era flato fempre inuidiojc de'fuoi honori}atida
uà la notte,& con vna sferra la batteua ben bene ;& tanto fé ne conten-
taua^comefe haueffe offcfifTheagene , ò 'Hicone ancora viuo. K^éuenncy
che la ftatua cadde aWimprouifo aidoffo à colui,che la baiteuay & l' ve-
ci fé , onde i figliuoli la chiamarono in giudicio, & tanto difftro contra di
leiyche la fecero condannar eccome colpeuole della morte del padre loro,&
fu perciò gittata in mare.Ter la qual co fa indi a poco venne vna sterili-
tà grande, cheguaftò tutto ilpaefe ; a che fu rimediato per configlio del-
l'' oracolo j mettendo al luogo fuo la ftatua gittata in mare, & poi ritrcua
ta da alcuni pefeatori 5 & le furono ancho pofeia dati i diuini honori , &
Varietras- come %umef alutar e fu adorata. Iranno le molte fauole anchora,che fi
*°r d a(T ~ ^eZZom di Gioue argomento di farlo in molti modi; pereioche raccontano,
ue m che elfi cangiaua fouente in diuerfe forme per godere de fimi amori: come
quando fi mutòin toro bianco per portarfene via Europa , in ^Aquila per
rapir Ganìmede,& per hauere ancho jìfteriafin pioggia d'oro per paca-
re à Danae; in Cigno per flarfi con Leda fin fuoco per ingannare Sgina j
in ^Anfitrione per giacer fi con jilemena ; in Diana per godere di Cali-
ftoy & in altre figure afiai , tanto beftiali, quanto Immane ; delle quali io
non dirò altro,perche non trouo,che gli antichi habbino tolto esempio da
quefte mai per fare alcuna imagine di Gioue .
dfVNONE
De gli Antichi.
127
G I V NONE.
FELLI , lì quali difftro , che gli antichi [otto il no- Sorella di
medidiucrfi'Dei adorarono gli Elementi ,pofero Cjiu- Gioue.
none per l'aria , & la fecero p< r ciò le fauolepoi foreìla
di Gioue ;per cui intesero lo Elemento del fuoco. Et come
lui Ttàì così chiamarono lei 'Regina del Cielo , perche il
fuoco, & l'aria fono i due Elementi di fopra, che hanno
maggior for^a affai nelle cofe create degli altri due. Et tal' bora ancho la
dff. ro e(ìe*,(a Tora,& perciò moglie di Gioue; perche vogliono, che da i Moglie di
corpi fuperiori cada in terra certa virtù feminalc , che le dà forila di prò- Gloue •
durre tutto quello,che produce-,come fpargendo il marito ilfeme nel ven
tre della moglie la fa concipere quello^ he par tori fee poi al tempo fuo.Ter
UqualcofaVirgiliodiffe: Virgilio.
Difcefe con feconde pioggie
il gran Gioue a la lieta moglie infeno.
Et alcuni volendo porre quefìa Dea più in alto,l'hanno fatta effère v-
na medefima con la Luna,& le hanno dati alcuni de i cognomi di quella ,
come che la chiamarono Lucina ,quafi che ellafojje, che aiutando le donne
nel parto , d effe la luce a i naf centi figli . Da che venne ,clje partendo gli
antichi il corpo humano , & dandone à cìafcun rDio la parte fua , della
quale hauefie cura , pofero le ciglia fotto la cuflodia di Giunone , perche _ '? jf
quejle flanno fopra à gli occhi , per li quali godiamo la luce , che da lei ci daGiuno-
i>iendata,& paiono difendergli da ciòcche cadendo potrebbe venite à no- ne.
iargli. 'Benché fi legge anchora,che le braccia parimente a lei furono con-
fettate. Onde HomerOyil quale à ciafeun T>io dà va membro più bello de
gli altri ,f a che Giunone habbia le braccia belle , & bianche . Et quindi
i/enne,cbe la fecero alcuni degli antichi di corpo monde, & puro yhauendo
forfè riguardo al corpo della Luna. Scrìue Luciano che, fé bene la Dea Si- Luciaao,
ria tanto riuerita in Hieropol? città delia ^4 ffìria foffe Giunone, nientedi-
meno lafuafiatua, che quiui era nelfuo tempio, la mofìraua effere non v-
nafola,ma molte,con ciò foffe che fi vedeffe in quella alcuna cofa diTal-
laic , alcuna di V enei e -y alcuna di 'Diana , di T-^cmefì ^delle Tar-
€he,& di altre Dee; pei cloche ella fi aua fedendo fopra due Limi,?S nel-
tvva mano teneua vnofeettro , & vn fufo nell'altra, & in capo haueua
* alcuni
iì8 _ ImagìnidciDei
ai curii raggi , & alcune altre cofe , cbeàdiuerfe imagini fono protriate*
Bea Siria. Onde viene a moslrare Luciano}cbe la Dea Siria,cioè Giunone* jfu vn 7S{«
me diuerfamente adorato [otto diuerfì nomi. Et perciò non è ni grani-
glia fé ella fu creduta Lucina anebora, & la cbiamauano le donne al par-
torire in loro aiuto,comefa appreffo di Tercntio diceria quando gridaci
Giunone Lucina aiutami,^ guardami ti prego da motte . Et volendone
fare (latue^ò vero dipingerla, la fecero gli antichi , come fi vede nelle me-
daglie antiche di Faujìina, in forma di donna di età già perfetta, vefiitx
kguifa di matrona ;che nella dt/lra mano tiene vna taT^a, & vna hafta
nella Jìnijìra . Et poche fono quelle imagini delti Dei , alle quali non
babbiano date le hasle gli antich'hcome fi vede nelle già dette, & fi ve-
drà anchora in quclle,che reflano da dire, & però più non mi pare da dif-
ferire di dirne la ragione . La quale, benché in altro luogo forfè farebbe
fiato meglio;pure né qui anco farà male il dirla, oue facilmente fi potreb-
be marauigliare alcuno, cbefia data l'hajìa à Giunone 'Dea pacifica , &
quieta . <JAia non fu però fempre tale^an^i alle volte fi è mojlrata mol-
to tenibile, & fetocetcome quando à tutte fuefor\e voleua aiutare i Gre
ti contra i Troiani , & hebbe ardire di andare in battaglia infieme con
Hortiero. tJHineruay.ome conta Homero,il quale così dipinge ilfuo carro, perche a
què tempi ì Capitani , & le più fegnalate perfone combatteuano in car-
ro. Era di ferro quel kgno,che a trauerfo lo Jofteneua j le mote eranè di
rame,& haueuano otto raggi fimili,ma i cerchi,che Icr vanno d'intorno,
erano d'oro cinti di [opra di rame, & era circondato di argento quel cor-
po,onde vfeiuano effi raggi , eDifoprapoiìouefiaua la Dea,era vna fede
fatta con correggie d'oro, & di argento;, il temone era di argento, il giogo
d'oro,& parimente di oro erano gli ornamenti de i caualli,perchefe bene
altre volte (ìfaceua tirare Giunone da gli vccellitailhora le faceuano di-
bifogno i caualli . Et Virgilio medefimamente à coflei dà il carro , ($
Parme , quando dice , ch'ella così voleua bene à Carthagine , che
quiuiteneua il Juo carro , & l'armi. ^Adunque non ha da parer ma-
le ad alcuno , che à Giunone anebora dejjero gli antichi l' baila , né
che io ragionando di lei dica perche fofiero datelehafle alle Jìatue de i
*Dei , fecondo che Giusiino ne rende la ragione > il quale dice ; che
già ne' primi tempi i Bj portavano vna Butta in vece del Diadema ,
& della infogna regale 5 & 'che allhora nel principio del mondo , gli
buomini , non haueuano altre flatue de i Dei , che le bade , <jr per-
ciò àquejìe fi incbinauano , &leadorauanorìuerentemente . Ma poi
che in forma bimana cominciarono a fare gli Dei , non più le hasle ,
ma le ftatue adorarono ; nondimeno , per feruare pur'ancho la me-
moria
©e gli Antichi. . fip-
worìa della religione antica ; aggiunsero poi le hafìe all'i diurni fimula-
cri. Oliando lAnchifeappreffo di Virgilio moflra ad Enea la [ita pro-
genie , che ha da venire > comincia da vn giouane , che sia ap-
poggiato ad vnahafla,& quiui Seruionota , che l'bajìa appo gli an-
tichi fu honorato premio a que giouani , li quali vincendoli nemico
in battaglia , haueuano cominciato a mofìrare il fuo valore . Et pa-
rimente dice , che l'hall a da gli antichi fu (limata più di tutte le al-
tre arme 3 & che fu fegno di maggior an\a ,& d'impero, onde per ciò
era donata a gli huomini valoroft ; che le co fé vendute in publico erano
vendute ali* balìa , & che i Cartbaginefi volendo la guerra con i Romani
mandarono loro vua hasla. Bjferifce Snida efsere Hata vna vfanya in Suida»
*dthene,che quando era portato alla fé pohm a vno, che fofse slato am-
malato , i parenti , che l' accompagna nano , ficeuano portar con lui
vn'baHa,ò che ve la piantauano à capo della fepoltura , facendo a queflo,
modo certo colitiche l'haueua ammalato , chenon la pafs crebbe fen^a
vendetta. Sì che l'hafla fu /limata dagli antichi afsai, & appo quelli fu
infegna molto notabile.Onde non è marauiglia,che la defsero fouente al-
le facrateflatue. Totrebbeft dire del carro di giunone deferitto da Ho-
merOycbefignificbi gli varij colori , che nell'aria fi veggono talhora ; ma
vuole il Boccaccio altrimente,& dice,cbe quello è fatto tanto ricamente , Boccacfo
perche ella era creduta la Dea delle ricchezze , & che l'arme à lei date Pea delle
lignificano, che per le riccheT^e combattono infieme gli huomini per lo r'cc'le2—
pia . Et perciò la dip infero con lofeettro in mano , come che in fuo pan-
tere fofse di dare le ricchezze , & i regni , sì come ella promife di fare à
l'aride , quando voleua da lui efsere giudicata la più bella di qu elle due
altre Dee . il che dicono degli altri anchora efsere pur troppo vero ,fe
per lei intendiamo la terr adorne fcriue Fulgentio , il quale dipinge Giu-
none con il capo auolto invn panno , & che tiene lofeettro in mano , mo-
ftrandoper queflo che il dominare altro nottue, che pofftdere paeft; & per
quello,che le riccheT^eflanno copcrte,& naf colie nella terra , perche el-
la ha in sé le vene di tutti i metalli, & in efsafttrouano le pretiofe gem-
me'. Fu dato il pauone a quefla Tj ea, come vece Ilo fuo proprio, & confe-
crato à Li . Onde Tonfatila dtferiuendo le cofe, che erano nel tempio di
Giunone in certa parte della Grecia, dice, che vi fu vn Tauone fatto tut- t ,
toct'oro,& di lucidiffime gemme ^offerto,^ t dedicato alla' Dea da ^A ria- to a Gm_
no Imperadore ,comevcceUoà lei cenfecrato , di che, oltre alla fauo- none.
la che fi racconta di *Argo, dicono efferc la caufa , perche le ricche ^e ti-
rano così à loro gli animi noftri , come il Tauone per la beitela fua ti-
ra à sé gli occhi de' riguardanti. Et il 2 accado , oue racconta la pro-
li, genie
ijo ^ ImaginìdeiDei
genìe de ì Dei,fà vna lunga d'iter ia, volendo mofirare,che i ricchi, & po-
tenti quafi in ogni loro affare raffomiglino il Tauone , come che parlino
fuperbamenie,fiano arroganti,^ veglino few pr e filare fopra àgli altri,
piacendo loro ài cfjere laudati , benché falbamente ',& altri fimili cofe3 le
quali come al tempo del "Boccaccio , cosi boggi potrebbe efiere , che fi tro-
Vccelli da vafftro in molti. I^cfà dato à Giunone il Taucuefùlamentey ma degli
ti a Gmno ^yj recti li anchora le con [ter areno gli antichi, tra li quali fu certa for-
te di Sparuiere , & Vauoltoio ant ho , come dh e aliano, fecondo quelli di
Egitto , li quali per ciò coronavano la Jìatua di ìfide con le penne di que-
llo vecello ; perche 1 fide appo loro era la medefima;& le met tettano an-
chora intorno all'entrare delle cafì\& riferifee *Aleff andrò Napolitano ,
che in Egitto facevano questo ptrfegno di nobiltà , ,& di antichità del
Servio di caftf° • L'oca parimente fu confccrata a (jiunone , & ne tenevano i Ig-
nobiltà » mani alcune nelfuo tempio , che furono buonifjima gvardia del Campi-
doglia 5 quando i Francefì l' affiatavano , & vi farebbono entrati den-
tro vna, notte di nafcoHo ,fe quejìe non gridavano; onde furono dapoi no-
drite quivi del publico , & i Ceri fori prineipalmente ne haueuano la cu-
ra,?? ne fu fatta vna di argentò nel medejimo. tempio di Giunone . Et
per mefirarfi ben grati i Immani a qutfìo beflia , che haueua fatto lo-
ro tanto fermtio _,- ordinarono, che ogni anno a certo tempo foffe portata in
volta vna Oca con molta cerimonia fopra va bello,& bene adornato let-
ticcivolo,(s che nel me de (imo tempo foffe meffo in palo Vn cane , efjendo
il palo di Sambucoyptr punirlo della mala guardia, che eifece di Campi*
Inde . doglio diftfo dalla Oca, come ho detto . Oltre di ciò di fiero i 'Poeti , che
Iride, che fignifica l'arco fikfte , fu rmneia > & mefiaggiera di Giuno-
ne^ che fu figliuola di Thaumante , che fign: fica ammiratane ,per-
che nello apparire pare maravigliofa per i colorì, che mofirafì come le rie
cbeige fanno maravigliare i [ciocchi, le qvali usi tvflofe ne vanno poi ,
cometofio vediamo f par ire l'Inde , Quifta da gli antichi fu parimen-
te detta 'Dcat& fatta in habito di donna con vette di colori diverfi , &
talhora gialla,tvttafnccinta , ptr t fifa e allo andare più pretìa ogni vol-
ta,cì?elefofit commandato dalla Jva Dea, G ■■ con l'ali medefiimamente
ài diverfi colori , come dice Virgilo , ove fa che Givnone la manda à ta~
Ninfe digl{are il crin fatale à Didone. Haueua poi quattordici K(infe anchora
Giunone . (jiunone a'Juoi (eruigij , come Virgilio , la fa dire ad Eolo promettendo-
gli rDeiopta la pia bilia moglie, fé fi toglieva i ventile' quali era credu-
to f{è,& gli mandaua à turbare il mare , fi che non poteffe Enea giunge-
re in Italia . Queile dia fi , che mostrarono le mutationi del tana iute fé
per Giunone,^ gli vari} accidenti }cbe appaiono in quella^ome ferenità ,
impeto
Degli Antichi.
131
Tmagine dì Giunone Regina de glì^Deì, moglie dì Ciò
ueìntefaper tana, & l'imagine dell'Inde fua mcffag-
gterawtefaper l'arco QèUftè\ e> tìmagìne di Giunone
forintbiaca^ delQucco ocello nel quale [ì muti Gio-
ite quando da prima gìaque con la detta lyea Giunone
fua foretto-* .
R
i3i Imagini dei Ì5ei
impeto de Venti ,TÌoggie , T^eui , Lampi , Tuoni , ${ehbìe l
Marciano. f$ altri fimili . Le quali cofe moflra parimente CMartiano quando finge,
Imagine C\K Giunone flia a federe [otto di Gioue , & in questa guìfa la definite .
Ella ha il capo coperto con vn certo velo lucido , & bianco , cui è [opra
vna corona ornata di pretiofe gemme , come è il ver de Scythide, l'affo-
cato Ceranno, & il biancheggiante Giacinto, poslaui da Iride ; lafac-
eia quafifcmpre riluce , & ajjai fìajfimiglia al fratello , fé non ch'egli è
allegro jempre né fi turba mai * ma Giunone fi muta in vifo , & moflra
alle volte la faccia nubilofa. La vefie, che ella ha di fatto, pare di vetro
chiara,^ lucidatila il manto difopra è ofeuro & caliginoso, ben però in
77ìodo}chefe da qualche lume è tocco rifplendcì& le cinge Ir ginocchia p-
naftjcia di colori diuerfi, che t albera rifplcndercon vagherà mirabile,
& tal bora cai fi afìottigl'ia la varietà de i coleriche più non appare . So
no lefcarpe pur' anco di colore ofeuro, & batwo lefucle così negre ,che rap
Hefìodo. pYC fatano le tenebre della notte '.benché Hefiodo finge effere dorate ,& co-
t sì fanno gli altri Toeti ancor a. Tiene poi quefla cDea nella dejìra mano
Statua di ^ f^lj^jne ,Q? vn ri fonante Timpano nella fini/ira. Et moflra quefia ima-
, ' gine le qualità dell'aria così apertamente-, & quello che da lei viene,cht
non fa di bi fogno dirne altro , & perciò vengc>a porre vna granslatua
di (jiunoneja quale ferine Taufania,chefu nelpaefe di Corimbo fatta, dì
oro,& di auorio da Toltele to con vna corona in capo,nella quale con mira
bile artificio erano intagliate le Horey& le Gratie; & nelCvna mano te-
neua vn pomogranato,^ nell'altra vnofcettrOi cui slauafopra vn Cuc-
co-.perebe dicono lefauole,che Gioue innamorato già di giunone fi cangiò
in quefto vccellcyty ella dafeher^o, come fanno le giouinette , lo pigliò,
onde egli hebbe commodilà poi digiacerfi con lei. £t a questo foggiunge
Taufania,che,benche egli non creda celai cofe, né delle altre fimili,che fi
raccontano de i Dei, non penfa però che fiano da fprc^-re , quafi voglia
dir e;che fono mifleriofe, & altro mo/irano, che quello, chejuonano le pa-
role ; ma che fignificato habbino nonio dice , onde io parimente non lo
dico,perche già più volte ho detto di non voler porre cofa,della quale non
h abbiano fcritto gli antichi; & benché poffa efìere , che di quefio habbia
fcritto già forfè qualche vno,io nientedimeno non fbò trouato ancor a:ma
Apuleio. p0ì Apuleio, quando fa rapprefentare infeena ilgiudicio di Taridedice,
che vfei fuori vna giouinc , che fimigliaita Giunone , di faccia hone-
$latcon il capo cimo di bianco diadema,^ con lojcettro in mano, accom-
Caflore e pagnata da Ca'slorc,& da "Polluce, li quali haueuano in capo vrìelmo con
Polluce, cimiero di vna Stella : & così fatti fi veggono qucfli in alcune meda-
glie antiche . Si leggere furono figliuoli 3 di (jiouc,cqsì inficmc arnore-
uolì
De gli Antichi. 133
voli tvn alt altro ,ch e ycome fin fero le fauole partendo la vita tra, loro,vi-
ueuano, & mcrìuano a vicenda,per il che meritarono di efferc posti in Cie
lo,om fa uno il fogno de i Gemelli, li quali hoggidì ancora da gli disegna-
tori delle cofe del Cielo fono figurati nel modo,che i Lacedemoni] già fece-
ro loro vn ftmulacro,& fu in questa guifa^be pofcro due legni egualmen
te difcofii l'vno da l' altro,attrauerfati parimente da due altri legni,come
the queHafofie imagine,fi confacefie al pari amore delli due fratelli,dt
quali l'imo fu gagliardi/fimo alla lotia,& l' altro à cauallo \ onde furono
alle volte ancora fatti sa due bianchi cavalli , & erano quelli forfè , li
quali dicono che giunone donò loro , & ella gli haueua prima hauuti da
J<[ettuno,nomati vno Xanto , l'altro dilavo . Et così à cauallo erano ap-
prejfo degli ^Atheniefi in certo loro tempio molto antico . In queflo mo- ■
do ancora apparuero à Vitinio , come ferine Tullio, quando da Elicti tor-
naua a [{orna , & gli difiero , che quel dì il Rj Terfeo era fiato fat-
to prigione. Leggili anco , & lo ferine Giufiino , che in certa batta- Giurino
g Uà , nella quale quindicimila Locrefi furono vincitori cantra centouen- Locrefi .
tintila Crotoniati , apparuero duo giouani grandi , & belli fu due ca- ^J0 onl "
nalli bianchi , armati diuerfamerde da tutti gli altri, con panni porporei
intornOjli quali combatterono valorofamcnte dinanzi a tutti gli altri per
gli Locrefi , & difparuerofubito dopò la vittoria . Quefii furono creduti
efferc Cafiore , eTolluce , perche non battendo i Locrefi potuto hauer io
da' Lacedemoni] ; haneuano dimandato loro aiuto. Et come f e fiero fat-
ti Castore , & Tolluce , mostrarono ancora due giouani M e fferij, fecondo
che racconta Taufiznia,quando con afiuta fìntione vollero ingannare i La
cedemonij vn dì , che nel campo cekbrauano folcnnemente lafefia loro.
Jmperoche veflitifi due toniche bianche con mantelli porporei di fopra ,
& con haUe in mano su due belliffimi caualli , fi fecero vedere d'im*
frouifo. Tea f aromi Lacedemoni] t che fffero Cafiore , <& Tolluce,
Tenuti aUafcjìa celebrata per loro, & gli andarono in contra tuttti difar-
mati,aàorandoglif$ pregandoli, che voleffiro fermar fi fra laro con fino-
reuole nume, quando i due giouani cacciati fi tra loro , ferendo conte balìe
bor quefli,bor quell'iene ammaccarono molti,& fatta non picchia Stra-
ge de' nimici fé ne ritornarono jen^a effer punto ojfefi da loro . Oltre di
ciò haueuano Cafiore , & Tolluce gli capelli in capo , come dice Feflo
Tompeo , perche furono di Laconia 3 oue (attuano andare in battaglia
coi capelli in tefla-». Et perciò Catullo in certo fuo epigramma gli
chiama fratelli Tileati , perche Tileo , che è voce Latina , figni-
fica cappello in volgare . Taufania parimente ferine, che in certo luogo Paulania.
della Laconia erano alcune figur ette Tileate > le quali ei non sa troppo
bene
i 34 ImaginideiDei
bene fé foffero fatte per gli Ca/tori (che /òtto il nome àelfvno ìntefcrB
gli a etichi ambi {fratelli) ma ben lo penfa . TSfè lafcierb bora dì dire ,
chel Vìleo appreffo i Romani fu la infegna della libertà , perciò che
fu loro vfan\a , che quando roleuano dare la libertà ad Vn ferito ,
Segno di gij fAC£UanQ radere il capo , egli dauano à portare vn cappello. La
(fiale cer emonia era fatta nel tempio di Feronia , perche quefìa fa la
Dea di quelli , ali: quali era donata la libertà , & erano detti Libertini.
flauto. Onde V lauto fi cesi dire vn ferito dcfiderofo della libertà. Ti eh voglia
Dio,ch 'i'j pojjayhoggi col capo rafo pigliare il cappello . Et leggefi che in
T\Qma,amma^ato che fu Giulio fi far e, furono piantate in su le pialle
hafie con il 'Tilco in cima , volendo in quel modo chiamare il popolo , &
tutta la città alla libertà di pri ma . Quando i %omani haueuauo bifogno
di JolJatiyò pure che voluta allhora quale vno leu are tumulto ,& feditio
ne,chiamau.\HG gli feriti alVileo , intendendoli per ciò <, che à tutti dauano
la libertà,accioihepcr quella hauejfero da combattere. "Da che viene an-
coraché su certe medaglie antiche di Bruto fi vide vn cappello poslo fo~
pra due pugnali tmofìraudo perciò ,ch'egìivccije il Tiranno^ refe la li-
bertà alla patria. Morto che fu l^rone>la plebe in 1(oma7come ferine Sue
tonio, & per le Vrouincie ancor ayandaua fileggiando con cappelli in ca-
po , volendo in quel modo moUrarc , che era liberata da grane , & crmhi
feruità . Et fi legge appreffo di Vlutarco , che Lucio Terentio nubili/fimo
filmano andò dietro al trionfo di Scipione con il cappello in tefla7come fé
foffe fiato fuo liberto7& quello perche era slato per lui liberato da i Car-
thaginefi 7 che l'haueano già fatto prigione : & il mede fimo fecero
molti Bimani nel trionfo di Tito Quintio rifeattati da lui, pofc'w c'hebbe
"pinta la Macedonia7come-,oltre à Vlutar conferme anco Liuìo. Oltre di ciò
il cappello fu fegno di virtù , & di granfapere , & per quefìo lo danno
hoggidi ancora infieme col titolo del "Dottore,^ del xJMaeHro » Et mtt-
teuano anco talhora gli antichi i ferui in vendita col cappello in te£ìa7co-
mt riferifee (fellio^maperò quelli folament e che non haueano difetto al-
cnno;onde volea dire il cappellone non poteua il compratore ingannarfì,
& che perciò il venditore veniua ad effer libero , & non era tenuto poi à
cefa alcunatcome quello fofie certo fegnu della integrità^ bontà del fer-
ito venduto . Cftia ritornando all'i (afiori, perche come diffì) fiotto questo
nome fi intende di 'Polluce anebora 5 onde rBibulo7chefiù Confole infieme
con Ce farete fece il motto,quando vide,che iljuo collega fi haueua così
vfurpata tutta la auttorità del Ccnfolatoì& che ciò checjji tutti doi fia-
ceuano}era detto fatto da Cefare fiolamcnte, dicendo, che à sé era intraue-
ìiuto come à Tallisce , il quale mi tempio dedicato à luì, & al fiat elio non
banca
Degli Antichi
hnagini di Ca fiore è Polluce detti i duoi gemelli Del
de Divulganti ^lignificanti ai 'lor apparire bori accia, qua-
li fono anco protettori decauaUi^ ejfendo Stelle Tjelocif-
Jìme ìielcorfo loro>& ^vno de do deci fegni del Zodiaco,
detti i duoi gemelli figliuoli di Gioue & di Leda ,
1^6 Imagini dei Dei
havea nome , perche era dimandato tempio di Cattare folamente , òde i
Fliano . Cafìori . Quesli dunque fi facevano, come dice Elìano,& lo riferifcc Sui
da,giov ani grandi fenica barba:trà loro fimili.con velie milk ari, intorno
con lefpade al lato,con le bafle in mano,& in vece delle /ielle %cl fio diffi,
faceuano loro in capo a! cune fiammate ancbora a Ile volte. "Perche legge-
fi , che e/fendo già gli argonauti flranamente travagliati da vna grane
fortuna di mare, sì cbr. temevano tutti di perirei & hauendo Orfeo fatto
voti per la fallite di tutti apparvero due Stelle, onero fiamme fopra il Ca
pò dell'i Cafcoriyche loro dieronofegno di filue^a, & quimi venne poi,
Caftori|>- chefjjjero chiamatigli Cafìori da i nocchieri nclli loropericali.Onde Tati
che chia^ fania fcriuendo di certafiatua di 7^rttuno,qval'era npprcjjò dei Corinti,
man da dice,ihe nella bafe di quella erano /colpitigli Caflm, come quelli, che era
no creduti lutimi falvtari alle navit& a' nocchieri. Furono anco creduti
ejfere certe fi elle, onero lumiji quali.come ferine Seneca,& Tlinio, foglio
no apparire in mare nelle gran fortune , & danno fegno di bonaccia . Et
perche fi moflrano quefliin avia,& è l'aria moflrataper Giunone, furono
The ragionevolmente i due fratelli Caflore, & Tolluce me/fi in compagnia
pò. di quejla Dea ; L^flla qvale fingono le favole, come recita Tbeopompo,
Hellanico & Hellanico^he 'Giove, legategli piedi gii vna volta con catene di oro,
aggiungendovi grauiffimi pefi dì ferro, onde ella fé ne flava pendolonè in
aria ; dolendo con ciò fignificare , che qvella parte di fono dell'aria , che
più è lontana dallo elemento del. fuoco , & perciò è più denfa , ove fi
fanno i nuvoli , le nebbie , & le altre fintili cofe , facilmente fi vnifee
all'acqua , & alla terra , lequalifono elementi gravi > & che fendono
fempre . Leggefi appreffo di Tavfania , che in certa parte della Heotia
fu vn tempio con/ecrato à (jivnone, nel quale era vn fuo fimvlacro
molto grande , che flava in pie , & ella quivi era chiamata fpofa •
<JTf<* pare a me , che piv di ragione ella haueffe qveslo nome nella
Varrone. ifola di Samo ; perche ferine Varrone , & lo riferì/ce Lattantio , che
queflafu chiamata prima \Parthenia da giunone, che qniui flette, men-
tre che era fanciulla, & vergine, & vi fi maritò ancbora à Giove; onde
nel fuo tempio fu vn bel fimvlacro fatto in forma dijpofa , che dotte uà
haucrc quel velo colorito,col quale le nuoue/po/e fi coprivano la faccia;&>
Flammeo era dimandato Flammeo,dal colore forfè della fiamma , perche era roffo ,
velo delle -v <-, , a> ■ J • / ; /j ' •
fbofe • ™ mostraua,che arrojjiua a: vergogna la giovane, che fi doveva congum
gerc alihuomo : che così hanno detto alcuni di ques~ìo velo \ benché al-
cuni alo i vogliano , che fi intenda altrimenti, come dirò poi difegnan-
doHimeneo. Et perciò /crine Varrone , che fv o/feruato da gli anti-
chi di non accompagnar/i infieme i novelli fpo/i fé non di notte , corno
che
Degli Antichi . 1,7
che le honeflc giouanì hauejfero da vergognarfimanco al buio dell ^not-
te . Et andavano le fpofe al marito di notte portate in lettica da muli , ò
da buoi , comefcriue Snida : & era la lettica fatta in modo , che la fpofa
fedeua nel me\o,lofpofo dall' vn de'lati; & dall'altro il più honorato, &
più caro amico}o parentele bauejjeyda cui forfè hoggidì è venuto l' vfo
trànoi di trouarfi il fpofovno de fuoi più cari amici > che ajfi/tendo feco
alle no^e vien poi chiamato compare dall'anello . Et portauano loro
dauanti , fecondo che fi raccoglie da ^Plutarco ne i fuoi problemi , cin- Plutarco .'
que fanciulli altr etante facelle acce fé di teda , ouero di [pino bianco ; le Facelle i-
quali oltre alferuitio , che faceuano , fcaccìando il buio della notte , "an(?1 a"e
dauano anco con la luce loro fogno , & buono augurio della generation "
m , che fi afpettaua di quel maritaggio , concio fia , che il generare
altro non è che produrre in luce . 7yè potevano ejjere pia di cinque , per-
che fecondo alcuni fu creduto , che la donna ad vn parto potefìe far
fin' a cinque figliuoli , e non più . <JMa confiderando alcuni altri la cofct
più fottilmente, hanno detto , che vfauanogli antichi nelle, noT^e il nu-
mero difparey come dimoflratoredipace, & di vnicèntf perche non fi può Numero
. diuidere in due parti eguali,che non vi re/ìifempre vno di me^o , che le Pare e <&•
puo raggiunger e anco poi infieme y comecommune ad ambedue j onde 1Pare*
fu creduto il numero non pare effere grato all'i Dei del Cielo auttori di
pacey& di quiete,& il pare à quelli dell'inferno}dalli quali viene difcor
dia , & difunione,fi come il numero pare fi può difunire facendone due
parti eguali , feniche ne refli alcuna cofa dimeno , che le babbi da
riunire . Et tolfero il cinque., perche queflo è il primo numerose nafchi
dalla vnione de i doi primi numeri pare , & difpare , che fono tre , &
dot ; perche l' vno non è numerosa principio, dal quale fi comincia di nu-
merare.Et cbiamauano cinque ?)ei parimente , cjr con dinoti pricghi gli
adorauano.Quefli erano Cjioue,& Giunone adulti \cìoè non più fanciulli.
Venere, Suadela, & 'Diana . Oltre di ciò metteuano gli antichi dauanti Fuoco, &
alla nuouafpofa il fuoco , & l'acqua , ouero per moflrarle , che co- f^^ialla
me il fuoco da sé non può produrre cofa alcuna , né nodrirla , per non ha- fp0fa ,
ucre punto di bumidità,& meno l'acquayper effere tutta freddayper il che
bifogna che alla generatione de gli animali & di tutte le altre cofe pro-
dotte dalla natura il caldo , & l'humidofi congiungano infieme ; così fa
dimefliere , che per conferuare la generatione humana , fi giuncano
infieme l'huomo , & la donna: ouero per darle ad intendere col fuoco,
che purga,& parte il puro dal non puro,& con l'acqua, che lana le mac-
chie,& leua via le lordure-.che ella ha daconferuarfi pudica ypur a, & net-
tale guardarfi da tutto quello,che può macchiare kleggi del matrimonio.
$ le
138 ImaginideiDei
Le fhceuano anco portare il fujo, & la ccnou bia, & paffarefopra vna pel
le di pecora con tutta la lana la prima volt a, che entraua in cafa del ma*
rito, & vfauano delle altre cer emonie afiai 5 ma bafli per bora di queHe
Giunone poche per dare à vedere comcji babbi da far giunone in forma di fpofa,
fpofa . p0i c/ye fanone non lo difie quando diffe,cht fu vn fio fimulacro così fat
to nell'Jfola di Samo.U^fa ritornando a quello che dia mmoper relatione
di Taufania,cbe giunone in 'Bvttia fu chiamata la fpoja , vediamone la
cagione fecondo che ei la mette,ilquale così neferiue . giunone adiratafi
con Giove già vna volta partì da lui,& Je n'andò in Eubea,che è "Negro
ponte ,(3 egli che pure la volea placare, & farla ritornare, ma non fe.pez
in che modo, ne dimandò cor> figlio a Citherone allhora quiui Signore , il
qualgli ricordò > che fac effe fare vna slatua di quercia], & la portajfe in
volta coperta sì che non f offe vi/ìa,fingendola vna giouane, che di nitouo
egli fi bauejje fatta fpofa-» . Così fece (Jioue , &già fi conduceua d'in-
torno la nuoua fpofa , quando Giunone, che ciò hauea intefo ,&lene era
molto rincrefciuto,vfcita di fuori C£ accofiataft al carro, oue credeua, che
foffe nafeofla la nuoua fpofa,tutta piena di gelofia , & difdegno fquarciò
gli panni , che la copriuano,e trouandolavna Hatua di legno fé ne allegrò
affai, & rappacificojfi con Gioue,& con lui flette come nuoua fpefa. On-
de furono poi celebrati da gli antichi alcuni dì di fefla per memoria dì
queilafauola , la quale , come riferì [ce Eufebio interpreta Tlutarco in
queflo modo . La difeordìa nata tra Giunone , e Gioue altro non t,che lo
fiemper amento de gli elementi tdal quale viene la dejlruttione delle cofe;
sì come per la temperie,ò\yer certa proportione, chefia tra quelli, nafeono
le meiefime->& fi confcruano . Se Giunone adunque, cioè la natura humi-
da , & vento fa dffioue , che è la virtù calda & fecca, & lofpre^a,
tante faranno le pioggie ; che allagar anno la terra , quante furono già
vna volta nelpaefc della rBoetia , che andò tutto fotto alle acque , onde
quando furono poi quefle date giù , & rìmafe la terra feoperta , /infero le
fattole, chcfofjcro rappacificati infieme Gioite, & Giunone, & cofichefi
fquarc'iaffcro i veli,e fi vede fé laflatua della Quercia-.perche dicono,cbe
Quercia il primo arbore, che fpuntafje fuori della terra , fu la Quercia, la qua*
molto vti- le , come dice Hejiodo > fu a' mortali di doppio giouamento , conciofia
*c* che da i rami ne raccolfero le ghirlande, onde viueuanopìima, & del tran
co fé ne fecero tetti . t_><f Giunone fecero gli antichi ghirlande di bianchi
Ro fé d 1 gigli j H quali chiamauano le rofe dì Giunone, perche tutti del fuo latte
Giunone, diutntarono bianchi , come raccontano le fanale , dicendo ; che G 10-
ue,mentrt che ella dormiva, le attaccò Hercolc ancor famitdtàno alle mam
valle , accioche nodnndvlo del fuo Lite non bautjje in odio poi ,
OMa
Degli Antichi.
159
Imagini di Giunone tArgiua > di Giunone falua.tr ice
in lauiniofé) di Giunone regina, degli Deiydell'ariapa-
trona,matrigna & odiatrice di lìnceo , & di Hercole,
furgatrice (^ fondatrice delle co/e proprio effetto del-
Urna-* .
Ì4° , TmaginidciDci
Ma quell'i poppando troppo auidamente fece sì , che la Dea fi desiò ; &
rkonofciutoloda sé lo ributtò fubito in modo , che il latte , the ancora
vfciua , per lo più fi fparfe per il Cielo , & quiuìfece quella certa lisla
Via lattea. bianca,che vi (ì vede ancora, laqualc chiamano gli ^firologi la via lat-
TertulJi a- tea,& \\ rejlante cadde già in terra fopra ì gigli, onde rimafero così tinti
di biancone poi nati fono fempre bianchì .Tertulliano fcriue,che in Av~
go Città delia Grecia fu yn fimulacro di giunone cinto con rami di vite,
& che haueua [otto i piedi vna pù Ile di Lione , qua fi ch'ella volefìe haue"
re quelli perdi/pregio di 'Bacco , & q'àfia parimente a dishonore di Her-
cole,che ì'vno,C3 l'altro da lei fu odiato grandemente comedi quetta,cbe
ad ambi fu madregna , fecondo le fattole . In Lxnuuio città dì Latio era
adorata Giunone Sofpita^ la qttale noi potiamo chiamare faluatrice , come
Tiro Li- principal T^ume di quclluocQ , fecondo che recita Tito Lìuìo $ & haue-
ino.
. uà quitti lafuà s~ìatua;come ferine CMarco Tullio {una pelle di Capra in
lio[C° U torno' & m yna man l'hafia-y & vn breue feudo nell'altra . Et Feèìo par-
Giunone landò di Cjiunone Februale , perchè ella hauefìe queflo nome, dice,
Febmale . che le facrificauano i Romani il mefe di Febraio,& che lefesle Luperca-
Fello . 11 celebrate in queslo mefe , erano confecrate à lei , nelle quali andauano i
Luper ti f correndo perla Città, 0, purgauano le donne,che per queflo por-
gettano loro la mano,& cjjì le batteuano con quello , di che fi fa ilfarfetto
di (jiunonei che fono le pelli delie capre. , Oltre di ciò fi troua 5 che fecero
gli antichi la fiatua di Qiunone,alle uolte anchora con vna forbice in ma-
nOyCome riferifee Snida , & ne rende la ragione, dicendo.che 'Caria ìntefa
per Giunone spurga C3 mondifica.come la forbice tagliando i peli fa i cor-
pi politi , & mondi . Et in vna medaglia, antica dì Trenta Imperadore
fi vede vna matrona coronata di raggi,che fìede in altofeggio,e tiene con
lafiniHra mano vnofeettro, '& con la deflra vna forbice . Quefta giu-
dicarono molti efiere Giunone , nientedimeno le lettere, che in e fifa meda-
glia fono7 la dicono la Fortuna del popolo Romano, l^è mi ricordo di ba-
ttere veduto, ò letto di altra imaginej fiatua di giunone, fé nonché alcu-
ni,perchefanno,che la diffirogli anticipila ritrouatrice delmatrimonio ,
V _-i-0 e^ che haueua la cura delle no^e ; onde 'Didone apprefio di Virgilio ,
.qptando ha difegnato di far fi marito Enca,facrifica ad alcun i Tìei, ma in~
an%i à tutti à Giunone .
the tien del nodo maritai la cuU*
l? hanno fatta in pie veflita con capi dipapauero in mano , & con vn
giogo a' piedi , volendo per queflo mojlrare come hanno da filare
ìlma-
Degli Antichi. 141
ilmarho>& la mogììe congiunti infame, & per quelli la mtmerofa pro-
le , che poi viene fuccedendo . 'Piche non trono pero fatta meni io-
ne da alcuno de gli antichi , ma!} bene che in F^omafti chiamato cer-
to luoco Vico giù gir io , perche Giunone è detta Giugale , quafi che Vico giu-
colfauore deUfuo "Nume fi giungcficro infame l'huomo , & la donna ; ga."° •
hebbe quiui vrì altare , onde aniauano i nonetti f pò fi y (3 erano dalfacer- J1^^
dot e legati infame con certi nodi ,dando pere io loro ad intendere , che così spoìì lega
doueuano effere gli animi loro legati poi fempre in vn medefimo volere 3 ti .
come erano 1 corpi allhora da quelli nodi . Onde è venuto , che toglien-
do alcuni poi forfè l'effempio da quefìo,& quello , che fi pub vedere nel-
la imagine di Venere fatta in ceppi , hanno dipinto il matrimonio Matrim0.
con il giogo in collo , & con gli ceppi a i piedi . QueHo hanno voluto ni0 .
alcuni, che fofie introdotto prima da Giunone) come ho detto, alcuni da
Venere , & alcuni altri da Himeneo , il quale fu perciò adorato come Himeneo.
Dio delle no"^e,nelle quali lo chiamauano con certi folcnni prieghi , ac-
cioche a quello f offe fauoreuole , & deffe col ì^ume fio felice fuccefo .
<Jfyta leggeri anchora , che mofìrando gli antichi con molte cerimo-
nie la puce, & vnione, che doueud ejfere fra maritoy& moglie > & de fa
aerando à quelli ogni bene-.Ù confolatione,non nominauano in celebran-
do le no^e , je non quelle cofe , le quali poteuano dare buono augurio y
&fegno di felicità . Onde chiamauano anco fouente la Cornacchia, > co-
me (i vede nella imagine della Concordia ; & facrificando a Giunone Felegttta-
(jiugale , cauauanu il fele alla vittima , & lo gittauano dietro all' al-10 wu'
tare, per mostrare , che fra marito , (S moglie non deuc e fere amarc\-
%a di odiose di fdegno alcuno . Et per questo vogliono alcuni , che Hi-
meneo parimente foffe chiamato , nonperche hauefìe ordinato il matri-
monio,ma perche dopò molti franagli,^ grandi pericoli egli ottenne le
defiderate nor^e c;,n felicifjimo fucctffo ; & la nouella è tale . Himeneo jsq-oue]]acjj
fu vn giouanctto in ^ithene figliuolo di ^polline , & di Calliope vna Himeneo.
dette nuoue Mufe, tanto bello , & di faccia così delicata , che da molti
era /limato" fé mina , il quale fi innamorò ar dcnt< [finamente di vntt
bella, & nobilifjima giouane , e ferina f per are di poter mai godere del-
l'amor fuo, perche egli era di famiglia à quella della giouane troppo in-
feriore difangue,& di ricebc^e, audaua come poteua il meglio nodren-
dofi dell'amala vifla , 0 quella feguitaua fempre, & ouunqueà lui foffe
lecito , & conceffo di andare , & trouauaft fpeffo ( aiutandolo in ciò mol-
to la pulita guancia) frale altre giouani acconciò in modo , che vna di
quelle tra creduto facilmente. Or mentre che il miferello in queflaguifa
inganna altrui} ma piùfeftefj'o^uenne^he et fu turbato con l' amata fuay
&con
142 Imagini de i Dei
& con molte altre nobilijjìme gioitavi di *A the ne , andate dì compagnia
fuori della città per ifacrificij di Cerere Eleufina , da' Cor far i ar rina-
ti quitti all' improuifa . Li quali , pofcia che furono lungi da K^dthent
per 'molte migliateti dell a preda fi riduffero in terra , e ritiratift in certo
luogo oue fi tenenanoficuriflancbi già per il continuo , & lungo nani-
gare, fi addormentarono . K^illhora Himeneo , per fa la occafione di libe-
rare sé , & le rapite giouani , gli vecife tutti prima che alcun di loro fi
fuegliaJJ'e ,<& baiando rimefie qmlie in luoco ficuro, fé ne ritornò alla cit-
tà', & premi fé à g li ^itheniefi di rejìituìr loro le già perdute figliuole , fé
Voleuano dare à lui per moglie quella,che egli amaua cotanto . fi che gli
fu accordato volontieri^parendo adogniuno > che egli l'haueffe molto be-
ne meritata . Et così bebbe Himeneo la tanto da lui defidcrata giouane .
Fatte le fohnni , & liete no^e, vìffe poi con quella felicemente tutta la
fila vita . Cerche dunque dacoflui furono ricuperate quelli Vergini,
& il matrimonio , che fi de fiderò tanto , bebbe felice fuccejfo , replica*
uano fouente gli antichi il nome fuo nelle no'^e per buono augurio , co-
me che defider afferò a quelli , chef maritauanoyla felicità d* Himeneo .
Et questa fu cofa de i Cjreci , sì come fu de i Bimani di chiamare Talaf-
fione per buono augurio parimente nelle noTge . Ter che, come ferme Li-
mo , quando furono rapite dai Rimanile donne Sabine > venne alle
mani di vn pouerofoldato , vna belliffima gioitane j la quale ei dìfìe ,
à chi gliene dimandaua, di condurre à Talaffione , perche haueua già vi-
ftoyche qualcb'vno le haueua gittato l'occhio addoffo per leuar gliela .
Era Talaffione allbora vn Capitano di gran valore , & hauutoper ciò in
molto rifpetto , onde vdito il nome fuo non fa chi ofaffepur di toccare la
giouane ; an^i che facendo fedele compagnia à colui, che l' haueua , an-
Talaflìone darono gridando tutti infieme à Talaffione , à Talaffione, il qual heb-
chuimato ye moito cafa [a bella gioitane „& con liete nox^efe la fece moglie,& uij-
ze. ' fero dapoi felicemente fempr e infume. Chiamauano dunque Talaffio-
ne,defideravdo a'nuouifpofi la buona ventura , che pel nome di lui hebbe
quella rapita giouane . Onero che quefto era , perche Talaffione lignifica
certa cefla,nella quale teneuano le donne la lana, & le altre cofedafila-
Varrone. re, & voleuano gli antichi, fecondo Fanone, replicando fpejfo quefta vo-
ce nelle no^e, ricordare alla fpofa;quale hauea da effere l'officio fuo, poi
che era mar itatr.il che Tlutarco ancora conferma ne i fuoi problemi , ri-
ferendo pur anco quello, che ho detto poco di fopra , che la fpofa entran-
do in cafa del manto la prima volta ,portauafeco la conocchia , & ilfit-
foy & pafiaua fopra la pelle di vna pecora, ò che vijedeua su , come feri-
ne Fé fio 5 perche da quella fi trahea la Una, chef acconcia poi ad vfo di
fila-
De gli Antichi. I4J
filare, & dkèlia quesle parole; Due tu fei Catodo fono Caia,cbe veniua-
nOafHojbàÉ,chù tutto haueua da ejfere communefrà il marito, & la mo
gliet& che in caja doueuano efìcre egualmente padroni . Et hanno vo-
luto alcuni , che in tale cerimonia foffe vfatoquesìo nome di Caia per ri-
[petto di Caia Cecilia, che fi* Tanaquille moglie di TarquìnoVnfco %e
de' Ternani, donna foggia ,& vìrtuofa,che gommò beniffimo la cafafua .
Onde Fanone fcrìue,0* lo riferì/ce Tllaio, che in certo tempio fu guar-
dato come cofz degna di riueren^a il [ufo , ~ & la conocchia di coslei j
& vi giungono alcuni anco le pìanelle-}quindì dicono , che venne l*vfan-
é& dì portar feco lafpofa la conocchia con la lana, & ìlfi4fosper ricordar fi
dì imitare la, virtù di quella gran donna, la quale filò > & fece difua ma-
no vna bella veftè regale ,& Scruto Tullio fuo genero , chefucceffe al
marito netregrìo, lacuale fu pofla poi nel tempio della Fortuna. ^An-
dana ancolanuoùafpofa tìnta di certa fafeia di lana flrctta su la camifa
col nodo étìercóié:, quatta fciolto dallo fpofoia prima notte , che slaua j^ocj0 <j».
con lei, pigliandole augurio di douere effere con felice irìbauere figliuo- Hercole ,
li , comefu tììrcoléi ch'eie lafciò fettunta. Et àque.Uo fare 'chiama- Virginéfe
itainjiioaiutolaDeàFirginenfe ^ pacatila era creduta hauer ciì-^Q*'
ra che lafafcìa virgina le portata dalle giouani tutto il temùp> che flauti-
no vergìnìyfojfe fciolta felicemente fubito, che erano maritate. Et vfaro-
nogVantchì,come rìferìfee Santo ^igoftìno da Fanone, di -portar quejìa
'Dea infieme con alcuni altri nella càmera -, oue doueMano fkare la prima
notte infieme i nouellifpofi, accioche con lo aiuto di quefii lo fpofo più fa-
cilmente raccogliere il de fiderato fiore; & manco foffe dìfefo dalla fpo-
fa , pofeia che fi vedeUa tanti 'Dei attorno , che tutti la confortauano a
ciò, & ciafeheduno fecondo ilfuo officio , perche erano partitigli offici fra
loro in quejìo ncgocio.nel quale pxreuano efiere i generali pr e fidenti Ve-
nere> & Triapo, cui fu pur anco dato particolare officio : & lo chiamaro-
no allbora Dio UWutmo , perche defife for\a allo fpefo di trauagliar e Mutino.
gagliardamente , & di metter e in core al lafpofa di non fare alcuna re-
ffien^a . Vi. erano poi il Dìo Giugatinp per giungere infieme marito , Giugatu-
Cf moglie : il Dio Subigo , che procuraua , che l'vno fottomcttefie , & SubifflB.
l'altra fi lafciafie fottomcttere facilmente : & la Dea 'Trema , che indù-
teua lafpofa à hfeiarfi ben premere: & U Dea Tartunda,cbe non lafeia- Prema .
uà punto temere di parto , che haueffe da venire. Et credo che ve nefof Panunda.
fero ancho de gli altri perche, come diffì da principio > diedero gli antichi
particolari Dei à tutto quello, che fxceuano,ò che con diuerfi cognomi da-
vano ad vnfolo la cura di diuerfe cofe , come à qucflo preposto parlan-
do CHartiano à giunone efprime quegli quattro cognomi , Iterduca,
Domi-
i4<
Imagini dei Dei
Imagine d'Himeneo Dìo del matrimonio & delle
nozj^icon Immagini d 'alcuni fanciulli ^che raccolgono no
cìjparfe y lignificante la ' 'perpetuità & ìndiffolubilìtà.
delmatrimonìo , Uro fi or ^virginale, ($f che bifogna à
chi ha carico di cafa lafciar le co fé fanciulle fchz_j .
Degli Antichi. tj$
Domiduca, Vnxia , e Cinthia,che nelle cerimonie de' maritaggi le furono
dati ; dice: Lxf ragione hanno da chiamarti di core le giouinette fpo-
[e perche tu Imbbi cui a di loro in andando ; perche tu le meni ficure nel-
le desiderate cafe de i lorofpofi , perche tufacei , che l'vngere le porte fia
con buono augurio ,& perche tu non le abbandoni) quando pongono già il
cinto Virginale. Et quefìofà,cbe Giunone f offe anco la SDea Virgìmenfe.
Ma lafciando tanti cDei,delli quali non ho trouato mai gli ftmulacri , ri-
torno à qualcuna di quelle cerimonie , che ponno feruire alla imagine di
Himeneo. Vfarono dunque gli antichi di cingere anco le porte della ca-
fa con certe bende , o fila di lana , vngendo gli ganghicri di quelle
confungia di por co, con graffo di becco , pt r rimedio di tutti gli incanU fi-
mi , chefouente erano fatti a* nouelli fpefi , fé lo slridore de i gangheri
era vdito , aprendo//, ò ferrandvfi le porte . Spargala anchoper quefÌQy
come hanno detto alcuni, lo fpofo delle noci, aiàocbenon fofie vdito
altro che il rumore , che quelle faceuano cadendo in terra , & lo fire-
pito de ì fanciulli , che le raccoglieuano , quando gridaua lafpofa , &
doleuafi nello feioglier lafafcia,ch'io di f si .perche alcu na ve ne era , che
fi fortemente gridaua , che faceua alle volte grandìffima compaffione a)
chi l'vdiua . filtri hanno detto che lo spargere delle noci moHraua ,
che l' huomo maritandoft lafciaua tutte le cofe fanciulle J "che, perche fo-
gliono i fanciulli giuocarefouente con le noci. Fanone bà voluto , che
cìòftfacejfeper tirare buono augurio da Gioue , cui le noci erano conje-
crate.Et Tlinio parimente l'interpreta ad vn 'altro modo . CMa di que- pj; ni-0#
SÌ0i& delle altre cerimonie ufate nelle no^e baila quella, che io ne ho
dettOyper venire a difegnare il'Vìo di quelle, che fu come diffi.Himeneo.
Quesìi dagli antichi fu fatto in forma di bel giouane coronato di diuerfi Imagine
fiorì , & di uerde perfa ) che teneua una facella accefa nella deftra ma- ' xmc~
nO)& nella fmijìra hauetia quel uelo roffo , ò giallo che fofie, col quale fi
copriuano il capo,& la faccia le nucuefpofe la prima uo\ta,che andauano
a marito. Et la ragione, che poco di foprapromifi dire di ciò, è takahe le
moglìere de i Sacerdoti appreffo de gli antichi Romani ufauano di portare
quafi fempr e un ftmile uelo , & pirckeàqueftinonera concefto , co-
me a gli altri , di fare unqua diuortio , coprendo la fpofa con quel
velo, fi veniua d moHrare di defidcrare, con quel matrimonio non hauef- Pudore
fé da fciolgerfimai. CMa quejìonon vieta però , che il mede fimo non
moflraffe anco la honefla vergogna della fpofa, come ho dettola quali po-
tiamo dire , che foffe una cofa fleffa con il Tudore>bauuto in tanto ri-
f petto da gli antichi, che fu come Dio adorato . Onde gli \^thenìefi gli
confecraronc vn altare t& appreffo de'Lacedcnioniffcli fu fatto vn ftma-
T - Ulyq
1^6 ImaginideiDei
Icaro. lacro per quella cagione raccontata da Taufunia. Manetta Icaro marita'
Tenelope. to la figliuola Venelope ad V liffe , con animo , chea non gliela leuajjedi
Vii/Te . cafa y mai ma douejjcro habitare fempre tutti infteme , come ne lo pregò
molte volte da poi- ma nulla giouandogli,perche V liffe baueua deliberato
di ritirar fi con la moglie à cafa fua , fi voltò il buon vecchio à pregare la
figlinoUjcbe non lo lafciafft; 3* benché ella/offe già in camino per andar-,
jene col txarito,n<jn lafciaua egli però accompagnandola di pregarla > che
veftafiefeco . Vtijje alfvltimo vinto dall'i mp/> tunità del fuocerofi vol-
tò alla tnoglicy & le diede Ubera licenza di fare ciò, che vohua , ò andare
fccOjò refiare col padre ; \^4 queHo ella altro non rìfpofeje non che tira-
toftvn velo in capo , fi copa :t coti quello la faccia ; 'Da che pai kc al pa-
dre d'intender bctiiffmo , che Cammo della figlinola era di andare col
marito ; però fen\a più dire altro la lafciò andare , ^Squìui , otte ella fi
coperfe il vifo , pofe vn fimnlacro al Tudore , cioè a quella honesla ver-
gogna y che moflròTeìttlope , di contradire al padre per non lafciare il
marito ; & doueuaefjcre fatto in fimile foggia con la faccia coperta .
Sì che mo'flrandoji la vergogna in quefìo modo , fi può ben dire, che per-
ciò fi ccpriuala nuoua Jpoja col velo,qual dijffitche por tana Himeneo nel-
la finifira mano . Et, r nomando à mettere quello, che reHa di luì , egli
baueua due f cechi gialli à piedi , quefìi erano certa forte di f carpe , che
vfsuano alle comedie , & le donne parimente gli portauam. Et
tutto il difegno , che bò fatto di costui è dcjbitto da patullo in quefìo
modo :
0 de l'alto Helicone
Habitator felice ,
Od'Vrania celesley
Lieto , e giocondo figlio ,
Che ne le forti braccia
'Del difwfo amante
Con legitimo nodo
Ottetti la delicata verginella*
Cinge Himeneo le tempie
1>i belli , e vaghi fiori
Ile l'odorata per fa ,
£ tenendo con mano
Il colorito vittK
xJMone lieto per noi
Catullo.
s
Degli Antichi. 14/
Il bianco pie ve Mito
/ Et adorno del bel dorato ficco» m
In quefio dì giocondo
Vien confoaue voce
Cantando a'nouifpofi
K^éUegre canzonette .
Con pie profpero mena
Cjli fefteuoli balli,
E con felice de Ura
La rivendente face porta innanzi.
Seneca parimente così ne dice.
Tuyche la notte con felice aujpitio
Scacci portando ne la deHra mano
La lieta , e fanta face , hor vierìà noi
Tutto languidoy& ebbro,ma pria cingi
*Di be' fiori , e di rofe ambe le tempie .
Claudiano in certo Epitalamio defcrijfe Himeneo in queflo modo .
Bagli occhi vn foauiffimo fplendore
Efce,cl?à rimirarlo altrui contenta .
Ei caldi rai del Sole , e quel rojjore ,
Cb'ogn animo pudico tocca , e tenta,
Spargon di belporporeo colore
Le bianche gote^a lei quais'apprefenta
La lanugine prima accompagnata
1>a bella chioma crefpa,& indorata.
T 2 LA
148
ImagìnideiDei
Terra per-
che detta
madre.
T.euana
Dea.
Ctinifia.
Vagitano*
Pauentia'
Potina.
Edufa.
Opc
LA GRAN MADRE.
\^/[ Terra fu creduta dagli antichi ejfere fiata lapri-
maditutt'iicDei , (3 pò ciò hi chiamarono la gì an
<-Madre,e CMaàre ài qrefii . E t fecondo che di quella
riderò la natura cjjcre diutrfa , C> mohx le proprietà ,
così molti nomi ledieronoy& àiuerji, ££ invarijmodi
l'adorarono, Cf ne fecero Halite . Onde hauendo io già
ditto, cerne di lei intende/Tuo per Giunone alle volte, & nefacejjeroima-
gìneJìèra dirò delle altrc,chc apprtffo de gli antichi furane tutte Dee fi-
gn ifìiatricì della Terra. *Ldlla quale folamente ài tutte le pani dell'vni-
ucrfo ferine Tlinio , che mcrìteuolmente fu dato cognome di materna ri-
uirtnza'jm per oche nati che fono i mortali,ella gli riceue fecondo l'vfan-
\ade gli antichi, quale era di porre il fanciullo , fuhito vfeito del ventre
della madre, in terra, come nelle braccia della generate madre di tutti, &
lettamelo anco poi fuhito , & he bbero perciò "vna Dea chiamata Leuana ,
la quale crea.eua.no che à queflo fnjje /opra , di fare col fu» 7-^ume , che
qutl fanciullino allhora 'fiato fojfe felicemente leuato di terra : sì come
ne hchbero ancho Vìa , che haueua la guardia delle Culle de i mcdefimì
fanciullìnì, chiamata da loro la rDca tutti aia , & Vagliano fu il Dio del
piangere de i fanciulli > che da Latini è detto Vagire. La Dea Vaucntia
era jvpra al pauore , cioè timore de i mcàefimi, & %umina fopra il lat-
tare , perche l\i.ma diceuanoglì antichi alla mammella . Totina fu la,
'Dea della por ione , ckè del loro bere ; (3 Edufa dell' efea , cioè del
mangiare . hauendo dunque la Terra riceuuto gli mortali , fuhito che
fono nati, come umor euole madre, gli nodrifee anco poi , & foììenta , &
quando alla fine fono datutti abbandonati , ella gli raccoglie nell'am-
pio fuo fem,& in sé mcdtfima gli far a : Et non gli huomini folamen-
te,egli altri animali \ma tutte le altre cofe anchora paiono hauer vita qui
fra noi dalla terra,& effe re da lei foì~lenu:e.nodrite3& conferuate . Ter
le quali cofe à ragione ella fu detta gran (JMadre , (2 ì_Madre de i Dei
parimente \ptnht erano fiati i Dei degli antichi mortali) & erano viuu-
ti in tempo di qu ello,che la terra produce, come ne viuono tutti gli altri
mortali. 6t fu qa-Mala medefima)tbeOpc)Cibele,rR£ea,Feslai& Cere-
re>& altre anchora dtrnoftratrìci delle àiuerfe viltà della Terra. Delle
quali efporrò gli nomi in disegnando le imagini loro,fecoridothe mi tome
ìà btriVii? ne racconterò hfai.de, od altro chejìa}fe varano à propofito .
Impero*
Degli Antichi. 149
Imperoche copie i dipintori adornano 'le loro tauole con tutti quelli orna-
mentitile fanno migliori, acciocbc a' riguardanti paiano più vaghe, cosi
bò cercato io di fare mentre che di fgno quefìe imaginiconlapenna_t.
Tcrcioche efpcngo tal bora alcuni nomi, tulbcra interpreto qualche fauo- H^
la , & di alluni ne racconto alle volte femplicemente , & alle volte an- »
ebora tocco qualche bifìoria , fecondo che mi pare più confarci a quello ,
di che baurògià dt tto,ò mi refli da dir e sparendomi di douere effere à que-
fio modo, fé non diletteuole à chi legge, almeno non troppo noiofo, concio-
fia cht la varietà delle afe foglia Iettare gran parte di noia a i lettori. Ve
nendo dunque à dire della gran Madre , élla fu chiamata Ope da gli
antichi perche quesla voce fignifici aiuto , & non è chi più aiuti la -^ •
vita de i mortali della Urrà : onde tìomerola chiama donatrice della vi- Homeror*
ta , perche ella ci dà oue commodaminte potiamo babitart , & ci porge
inde babbiamo da nodrirci,& in molti altri modi ci gioua a guifa di pie-
fifa madre. Et perciò Martiatio de frinendola, dice, ch'ella è di molta età Martiano.
& ha vngran corpo , a che fi confo quello , che fcriue Taufania , che in
certa parte della Grecia apprejfo il fiume Grafie fu vntempietto della
Terra oue ella fu chiamata la "Dea dal largo petto :& fé benpartorifee
fpeffo, & babbi intorno molti fig liuoli, nondimeno ha pur anco una ve/le
tutta dipinta à fori di color diuerfi , & un ma nto tefiu to di aerai herbe,
nel quale paiono effere tutte quelle cofe , che più fono predate da' ntor-
tali,come le pi etiofe gemme , & i metalli tutti , & vi fi veieua anebo-
la copia grande di tutti i frutti , £f una abundari %a mirabile di tutte le
tofe . Ora chi è , che in queflo ritratto non riconofea la Terra s1 La qua-
le Varrone,fccondo che rifenfee Santo Sgottinomi libro della fitta di
*Dio , vuole , che fa chiamata Ope, per che per l'opera humana diuenta
migliore , & quanto è più colti uata , tanto è- più fertile , & che fa
ramata Vroftìpina , perche ùfeendo da lei uunno come fr pendo le
biade , che ne n afono, & che fa ditta Vsjìasperthe di uerdi herbe fi ue-
i te . Oltì e di ciò la dipinge ahehoyS inficine ejpone tutta la pittura > il
'Boecaeió , quando ferme de Ila progenie dt i Dei , (3 dice , che ella ha
in capo una corona fatta a torri , per 1 \ il circuito della terra a guifa di
corona e tutto pii.no di Città, di Cafieìla, di Villaggi, è di altri edifici} .
La vefle tcjfuta di uerdi Lc.be ,& circondata da fronzuti rami , mofira Efpofitfo-
vli arbori, le piante , & le herbe, che cuoprono la terra . Ha lo feettro in ne della j:
tnano,chc figaijtta,cbt in terra fono i regni tutti,& tutte le richc^e bit- Qp|#
rnanc,£S rxefira la potenza anehora de 1 Signori terreni . Ver gli timpa-
ni , che ella parimente ha , fi intende la rotondità della terra partita in
tua mete sfere,delle quali l'vna è chiamata FRi mijpero/uperiore , (2 è
quella
l$s
lmaginideiD^i
ìmagine della Dea Ope detta anco TSerec'mthìa ma-
dre degli Dei interpretataper la terra ^0/ lì animali &
alberi a lei /aerati fignìficantilafruttuofa coltìuatìone
del terreno 3Qj ogni uno ejjerjottopofto alla natura ben
che grandette anco Immagine de fùoì Sacerdoti detti
Qiorìbantì , che dimostrano che ogn '-uno debba eserci-
tar Ji njirtuofamente^è non Stare otìojo .
De gli Antichi." i$i
quella chebabìtiamo noì;& i l'altra inferiore ,om fono gli '^Antipodi. Uà
poi vn carro con quattro ruote, perche fé beni; ella Ha ferma, (3 è immo-
bile J? opere nondimenoycbe in quella fi fanno ,fono con certo ordine va-
riate per le quattro fìagioni dell'anno , & fé ne vanno fuccedendo l'vna
all'altra . Lo tirano i Lionì,onero per moftrare quello-) che fanno i Conta-
dini feminando il granoni quali fubito lo cuoprono > ateioche gli auiiivc-
celli non ne facciano preda, come fanno i L'ioni , quando caminano per lo-
chi poluerofi , che, come fcriue Solino , huano -via con la coda le fue pe-
date,accioche per quelle non h abbiano da (piare i Cacciatori doue vanno ,
onero perche non è terra alcuna , fta quanto vuole ajbera , & dura , che
coltiuandola non diuenti molle > & facile al produrre > ò pur' è , per mo-
strare,mettendo fitto al giogo della Dea Ope il Lione l\è degli altri ani- Naturade*
mali} che i Signori del mondo parimente fino [oggetti alle leggi del- Lioni.
la natura , & che così hanno effi bifogno dell'aiuto della terra , come
gli altri . l.efauole dicono , che f de guata la Chiarire i 'Dei cantra Hip-
pomene, nr .Atlanta, perche fm^a rifpetto delfuo Tsfume giacquero in-
ficine in vnafelua à lei confecrata , gli fece dìucntar Lioni , er volle che
dapoi tiraffiro fempre ilfuo carro . C?tf offrano le fedi, che a quesla 'Dea
fianno di intorno, che, fé ben le altre co fé tutte fi muouono, ella fìà ferma
però fempre, o veramente perche fono vote, ci danno ad intendere , che
non filo le cafe,ma le Città anchora,& per pesìilen^a , & per guerre, &
' per altri difagi fi votano fpcfjo , ouero tbefopra la terra fono molti luochi
dishabitati. Cj li Sacerdoti dimandati Coribanti , li quali qui nifi anno
dritti,& armati, vogliono moflrare, che non folamente ì coltivatori del-
la tena,ma i Sacerdoti ancoy& quelli che alle città, & a' Regni jonofo-
pra , non doueriano federe , nèftarfi in otio , ma che deue ciajt bedano pi-
gliare 4e fue or mi, chi per coltutare la terra, chi per pregar i T)ci , <y chi
per difendere la patria . La imagine, che fa Varrone della Dea Ope è di
tal maniera . Metteftfopra vn carro tirato da Lioni una dorma, che ha il
capo cinto di torri à guifa di coroua , tiene lofeettro in mano , (3 è veflita
di vn manto tutto carico di rami , di herbe , & di fiorì , interne le Hanno
alcuni feggi vohti,& vi fono anco iri fonanti timpani , ''3 l' accompagna^
no certi jacerSti con gli elmi in tefla, con gli feudi al braccio ,&con le
haflein mano. Scriue lfìdoro , che fu data altre volte alVimagine del- Jffi°W>'j
la gran (JAiadre vna chiaue , per moflrare che la terra al tempo dell'in- ta JjJJ „r|
hernoftferra,&infenafcondeilfemefopralcifpar[o,qnalgermoglian- Madre?
dovièn fuori poi al tempo della 'Primauera , & allhora è detta ta terra
aprìrfi ,sì corner iferifce ancho ^ilcffundro Klapolituno . Taceuano an-
tboragli antichi ghirlande à ^uejta 'Dea talhora di quercia , perche cosj,
yiue-
I$2 Imagini de i Dei
•pìueuanò già i mortali delle ghiande prodotte da lei-, come viuono boggi-
dì del grano, & de gli altri frutti , che la medesima produce . Et di Ti-
T) v'o' no ta^ora , che quefto arbore a lei era confecrato > ò /offe per la gran ce-
a pia dc'Tiniycbe era nella Frigia, oue ella fu prima adorata > & fu perciò
detta ancora la Dea Frigia,come che quelpaefe fofjèfua propria patria ,
oue furono prima celebrate le /ite facre cerimonie , onde da 'Berecinto
Berecin- monte di quii paefe ella fu parimente chiamata Berecinthia 5 & coft la
Virgilio, noma Virgilio, quando a lei rùffimigliaB^ma , & la difegna anco in
gran parte;dicendo .
Qua! Berecinthia madre degli Del
Coronata di Toni fopra il carro
Sen va per le città di Frigia altera
1>e la diuìna fua prole , onde cento
lyjpoti tutti babitator del Cielo
Si vede inumo , e queifouente abbruccia .
Pino dato Ouerofu il Tino dato à quefìa T)ea, perche i^sfti belliffimo Giouane ,"
alla gran & amato già grandemente da lei morendo fu cangiato in quefto arbore .
Madre. gt \a fauQ[a y che fé ne legge è , che innamorata la Dea di puro , & caslo
nouèlla. amore di quefto giouane, fé lo tolfe,& diedegli la cura delle fue facre cofey
Sacerdoti con patto,che egli doueffe conferuarfi vergine , & pudico fempre , come
caftrati. egli promife di fare,& con giuramento fé neobligò. Ma non l'ofkruò poi
il mifero, percioche innamorato fi di vna bella ninfa figliuola di S angario
fiume di quelpaefe ^fifcordò la promeffa fatta alla Dea , & godè fouente
dell' amore fuo. 'Diche quella fu sì forte fdegnata,che fece fubito morire
la 7^infa,& fcacciò il giouane da sé, & dalfuoferuitio. llquale tauedu-
tofi del peccato commeffo, venne in tanto furore , che andaua comepa^o
correndo per gli alti monti gridando , & vlulandofempre, & comefor*
fennato batteua il capo di qua, & di là,e con acutiffime pietre slracciauz
fpeffo il delicato corpo,& tagliatoft anco con quefle il membro, che tanto,
haueua offèfo la Dea, lo gittò lontano da sé, & era per uccider fi affatto , fé
non che quella all'vltimo mofja à pietà di lui lo fece diuentare vn Vino ,
& per moftrare , che ritcneua pur anco memoria dell* amato giouane ,
-polle e far coronata poi de ì rami di quefto arbore, & ordinò che ali* ane-
lare ifuoi Sacerdoti fojfero caftrati con l'acuta pietra nel modo, che il mi-
fero giouane fi cafìn da sè,& andaffero nelle fue feste così aggirando, &
dibattendo il capo ,& fcrcvdcfi le braccia , & lefpalle, & Jpargcndoil
proprio fangue, come il medefimo fece egli correndo già forfennato per gli
alti
Degli Antichi. 15?
alti monti. Et furono oltre à gli alni nomi che bebbero , detti anco Galli
quefii Saccrdotiyda vn fiume della Frigia di quefio nome >de Ile acque del
quale chi beeua impagina fubito , & era buono all'bora da ferirne alla
Dea t perche arditamente faceua tutte le palaie ;che ho dette. Taufania
fcriue, che in certa parte della Grecia fu un tempio dedicato alle 'Dea ,
& ad ^iti infieme , che alcuni dìffero,che ei fu ammalato da un Cin-
giate mandato per quello da Gioue , che fi hebbe a male , che egli fofje
tanto domelìico della Deay & ian to amato da lei ; & racconta poi urial- Fauole dì
trafauela del medefimo,laquale è tanto fattola apunto , che mi pare , che Au.
meriti di efìer riferita,& è> the delfcme Jparfo in terra da Gioue , ( che
fognauadi effere forfè con qualche bella giouane ) nacque un Genio ,
ò 'Demone , che uogliamo dirlofin forma di huomo j ma che bauea però
l'vno,& l'altro ft ffo, (3 fu chiamato ~4gdifl e. cDi che Jpauentati gli altri Agdifte.
Dei,come di cofamoflruo fargli furono fubito attorno , & gli tagliarono la
parte mafehile , ($ la gettarono via . *Di quei! a da indi a poco nacque
uri 'arbore di pomo granato , de' frutti del quale la figliuola di Sangario
fiume paffando di là fé ri empiè il grembo per mangiar f eli :ma quefii fpar
aero quafi fubito , Gf ella refiò grauida , & al fuo tempo .partorì vn bel
bambino , qual per vergogna nafeofe in certa felua , oue vna capra andò
fempre à dargli il latte, fi che non perì ; ma fatto già grande fu nomato
jlti,& era tanto bello,cbepiù tojlo cofa diuina , che humanapareua ef-
fere : onde il Genio ^Agdifte ne fu ardentìffimamente innamorato . Jt-
uenne,che il bel giouane mandato da ifuoiandb à Vejjinunte città primi
pale della Frigia,oue il Bj delpaefefe lo fecero genero; dandogli per mo-
glie la figliuola\& già era tutto inpunto per celebrarfile no^e , quan-
do xAgdìfie-iChe andana dietro ali 'amato giouaneyarriuò quiui-, è tutto pie
no d'irai dirabbia,vcdendo che altrui era per godere la cofa da lui tan-
to amata , cacciò fubito con fuoi incanti , ò come fi facefle,vna così fat-
ta pa^ia nel capo di K^éù, & del I{èfuofuocero , che furiofamente fi
tagliarono ambi con le proprie mani il membro genitale . Ma pentito da
poi ^Agdisle di ciò,', he hancua fatto, perche l'amore cheportanaad ^4 ti
non fé ne era anco del tutto andato,pregò Gioue, & Cottene, che le altri par
ti del corpo dell'amato giouane non potefiero corromper/i , né infracìdirfi A ti che fi-
più mai. Et altro non ho letto di queflo ^4 ti , fé non che per lui vo-%a™ctu'
leuano gli antichi intender quei fiori , a Ili quali non fucceda mai frut-
to alcuno , né producono feme, come ri fi rifee Eufcbìo , & per ciò {ìnfe-
ro le fauole,che eifi cafiraffe,comehò detto . (JMa ritorniamo alla gran
madre, la quale confolenm cerimonie fu portata di Frigia à Roma da huo
mini mandati colà à pofta , fecondo ebehaueuano intefoi Promani da
V i ver fi
Claudia
154 ImaginideiDei
i ver fi delia Sibilla clou cr fi fare, & che bi fognava, che fofle ricevuta da
cafla mano.Ondefi fermò la nauetcbe la portaua^alìa foce del Tebrot ove
era andata quafi tutta '7^o?na ad incontrarla ; né era poffibile moucrla
quindi , benché molti, & molti fi sforma/fero di tirarla super l'acque del
fiume. iA lllma Claudia vergine Vesl ale, della pudicilia deUa quale mol-
Veftale? ** dubitavano , perche andana più vagamente ornata , & converfava, &
parlaua più libtramtritt',che non le farebbe forfè convenuto, inginocchia-
tafi su la riva del finniche [tendendo le mani giunte verfo la Dea: Tu fai,
dijje, alma Dea, che io fono [limata poco casla-, fé ics} htip* ego, fanne
fogno -, che condannata da te mi confffaò meritevole delia morte; ma fé
anco è alti mente, tu, che enfia fei, & pura , facendo fede della integrità
mia,fguita la mia pudica mano. Et questo detto,diede di piglio ad vna
pkciola fune ,e tirò la nane a fuo piacer ejraoslranio la Dea di feguìtar-
la volentieri con non pocojìupore di chi vide. Et non fu dapaipiù chi 0-
faffe penfare male di Claudiaydella quale ho ciò raccontato, per che qveslo
fatto potrebbe feguire a chi voleffe dipingere la Tudicitiaibenchc [i pof-
fa fare in molti altri modi ancora}come potrà chi ne vorrà la faticayr ac-
coglier e da molte im agirà già difegnate,e che rc/iano a dijegnare.il fimu
lacro di quefia Dea portato ali Bora dalla Frigia , fu vna grafi pietra ne-
granché era adorata da quelle genti fatto il nome della Of ladre de i Dei.
La quale arrivata oue Csilmone piccolo fiume entra nel Tebro , fu quiui
lavata da vno de 1 fuoi Sacerdoti; & po/ìa poi fopra vn carro , tirato da
due v acche, fu portata nella Città con grande allegrerà del popolo; on-
de fu o/fervato di portarla pofeia ogni anno con folenne pompa nel mede-
fimo modo,& al mede fimo Ivocoafarla lavare da i Juoi Sacerdoti,li qua-
Ouidio . 1* ^t{aliari0 sè Beffi ancora ,& lefue co'tella^omefi vede appreffo di Oui-
dio,ouedice .
ZJn Itioco èdoue ilfiumicello ^Aimone
Entra nel T ebro ,e lafcia il proprio nome;
Quiui l'antico Sacerdote ornato
Di porpora con molta riverenza
lava ne l'acque di quel picchi fiume.
L 'alm a fu a Dea con le fve fa ere cofe .
Ut a quefia cerimonia andauano innanzi al carro molti coi piedi
Prudétfo. fcalzj,ccme dice 1>rvdentioì& cantavano le più dishoneflecofe, che fape
S.Agoit. mm $fa fa omlja Dta} f digiti fuo innamorato. Onde Santo ^Agofiino
dannando qui He diaboliche fejìe dice > che n<m fi vergognavano quelle
De gli Amichi
155
Simulacro della Dea Cibelejhe è la terra > & il car-
ro dotte era condotto proceffionatmente tirato da due
Vacche dinotanti la fertilità della terra >0*la rutiliti,
che da quella ne eviene à mortali •
i*6 ^ ImaginidciDei
pa^e genti di gridare dinanzi alla Madre de i 'Bei , cofe , chele madri
loro fi [aliano vergognate dì afcoltare.Et Ber odiano ferine , che andana-
nò gridando allhora in quel modo non folamenteperfone vili , & pie*
beie,ma molti nobili ancora, & huomini di conto, li quali fi mutauano di
habito per non efiere conpfciuii,& andaUano poi dicendo,& facendo tut-
te le più disbonefte cofe, che japeuano . furono anpo ojferuate molte fe-
fte , fatti molti giuochi , e celebrate molte cerimonie. in konor e di quella
1)ea: ma,pcrche di nulla feruirebbono al propòsito nòfiro, meglio è il la-
f ciarle, p aire più to/lo, che benebe habbino voluto alcuni, che lo fpar-*
geredel fungus proprio , qual fateuano ifitoi Sacerdoti , come dijfi, a lei
fofie in vece di furìficiojì trotta nondimeno , chele fu facrificata anco la
Torca , confacenduft molto quefla besìia perla numerofa prole, che di lei
V\ crime nafce,con la fertilità della terra. 'Et Ouidio dice,che quan io ella arriuò a
della gran ^omajléfu facx^Qatavna gioUenca indomita, battendo forfè imparato i
Ouidio. Bimani da.quelìi di Egitto,che queflo animale fofie conformatila terra,
poiché quelli,comeriferifìèijKacrobh,tiolendo con lor orni fi tr loft fegni
mofìrare U terrai faceuam'vn bue, ò vacca chcfojféy iMppnffo di Cor-
Cornelio m \ìQ Tacito fi 'leggfjchè 'alcuni 'popoli della (jermghia fodoràuano la Ma-
Terraado ^re Tcrra,come^que%tafclìcèffi penfauano, cìie interuenifie in tutte le cofe
rata da i ^i mortali ; riaver che qui sii 'non bàmuano , come di/fi già) tem-
Germani . pif , .Mè.fimul'acru,] facevano lefacre cerimonie di co/lei in vn bofeo con
vn farro c^piòiuttoldì panni , il quale non poteua toccare altri, che il
Sacèrdoie^cpme ibe egli filo fapefìe, che la Dea era quitti : 6" perciò gli an
daua'appréjfó con molta riueren^a , facendola tirare da due vacche per
condurre quella cornea fpajj'o pel paefe . ^ì liberavano i giórni tutù
allegri , & giocondi , non fi poteua guerreggiare in modo alcuno, fia-
tano tutti ì ferri ferrati^ t<cdpcrti,& il paefe era-ali' bora tutto pieno di
pace,& di quiete,^ in ogni lmco^ednia^al<^'Dea,era guardato con
rifpetto grande Ma fatia,che ella era poi di andare attorno, cr quando el-
la non Voleua più conuerfare fra i mortali,andauano alauare in certo la-
co il carro, che laportauaje vefii,cbela copr'mano, &leifiejfa anchora,
come credeuano alcuni * Et iferui,che queflo facéuano-, erano inghiottiti
dal mede fimo laco , nèfivedeuano mai più ; il che accrefceua la r sligio-,
ne , & faceua che la 'Deaera fempt e più temuta. La qùale,come fcriue
U mede fimo Tacito , ador aitano parimente alcuni altri popoli' della Ger-
mania,pure fen^a hauerne fimulacro alcuno ima la infegna della lor reli-
gione era portare la imagine di vn cinghiale, & queHaàloro era in ve-
ce di arma, & penfauano di douere efiere , moftrandofi in queflo modo a-
doratori della Dea,ficuri da tutti i pericoli,^ da i mmìtiancbor accor-
dami
Degli Antichi. 157
àomì dì bauer vìflo in vna medag Ha antica di Fauflìna, la ìmagine del- , , .
la gran Madre^chefi confà affai a quella,che io difegnai,et efpoji dianzi: j- paljft£
penioche è vna donna cht ha il capo cinto di torri ; fìede , & sia con il na.
braccio deliro appoggiato alla fede , & con lafmijlra mano fofl iene vno
feudo fermato fopr a il ginocchio,^ da ciafeheduno de 1 lati ha vn Lione .
Fu poi chiamata quejia 'Dea Cibele da certo monte , nella Frigia , di che rfbele.
dice Diodoro Ciciliano. Che fu vn 'antico 2^ in Frigia nominato UMe.Q-
ne, quale hebbe in moglie vna chiamata Dindimcne 5 Dicheejfendo
nata vna fanciulla, & non volendo la madre allenarla , la pofe nel mon-
te Cibele > doue fu nodrita del late delle fiere filue/ire . Cfrta effendo ca-
pitata quiui vnagiouane,cbe iuid' intorno ft andana pxfcendo la gregge,
& veduta la fanciulla , tutta Jlupc fatta , la prefe , (3 portò feco
nominandola col nome del monte , & cofi la alleuh fin che fatta gran-
de riuf ì di fingolar belle^a } & d'ingegno mirabile : fmperoche
non pur trouò ella prima la Fi flola fitta di cannelle , infieme giunte ,
& ilCiembalo , ma anco diuerfi rimedi alle malatie de" greggi , & à
quelle de' fanciulli , per il che meritamente fi guadagnò ella il nome di
Madre , cofi dice Diodoro , ma noi con FeftoTompeo diremo > ^ P1? I0- *
ella così fofie detta da certa figura geometrica fatta apunto , comeèvn #
dado chiamata Cubo , la quale dagli antichi fu pur anche a lei confecra- Cubo.
ta,per moflrare la fermerà della r erra, per che gettifi vn dado,ei fi fer-
ma fempre,& cafehi in che la toft voglia. Ft è la imagine di Cibele vna
medefima con quella della gran madre^perche ha parimente il capo cinto
di torri; come Lucretio parlando di lei,dice. Lacreiio.
L'alta tejìa le cinfero , & ornaro Di corona murale^ per moflrare,
Cb'ellafojiien fitta, V illese (aflella.
La qual forte di corona era data anticamente dall Imporatore à chi
prima f offe montato per for^a su le mura de i nimici. Ha il carro mede fi*
inamente tirato da i L'ioniche moflr a, fecondo akuni^che la terra sia nel-
l'aria pendolonè^ èfojìenuta dalle ruote,perche le fi aggirano intorno le Corona
celesli sfere del continuo,come mostrano i Leoni animali feroci, & impe- |?"ra^ecul
juofc perche tale è la natura del Cielo,cbe circonda l'aere jofienitore della* l ua*
ima-,onde appreffo di Lucretio puf anche così fi legge,
Quesla fecer feder gli antichi Greci;
Che poetando fcrifkro di lei,
Sopra un carro , al cui giogo uanno infieme
Due feroci Leoni,che dimojtra
Che ne l'aereo campo la gran terra
'Fendendo fé neftàpsr sé medefma.
Dicefi
15$ ImaginideiDei
Dicefi anebcra che i Leoni lignificano non ejftre fiere^a alcuna tan-
Ouidio . t0 crudele, che non la vinca la pietà materna , & perciò così dice OuidÌQ
dì quefta Dea .
Ter lei fi creda , cbefia lafiere^a
Vinta , e fatta piac ernie , & burnite.
Onde vicn}che fi giungono bumilmente
Ifuperbi Leoni alfuo bel carro .
Arinotele' *^a c^e non ^ mo^° diffimile quello , che fcriue i^driftotele , il quale
' raccontando delle cofe miracolofe del mondo , mette che in Spilo monte
della Frigia nafceua certa pietra piccola lunga , 0? rotonda , la quale chi
hauefe trottato , & portata nel tempio di Cibele, diuentaua amoreuolìf-
fimo al padre, & alla madre 0 vbìdiua loro con ogni riueren7a,etiandìo
che flato f off e prima nimico à quelli , & con empie mani gli haueffe per-
coli . Ttrfarono anchora alcuni , fecondo che riferisce Diodoro che à Ci-
belefojjsro dati i Leoni , perche ella da queili fofft nodrita , & allenata
già nel monte Cibelo, come fi è detto , dal quale vogliono , che ella hauef-
fe pò feia il nome : perche raccontano gli antichi anco di molti altri >
che furono nodìiti da beslie, come fu Efculapio , & Ciro da cani , Rama-
lo col fratello da Lupi , Telefo da Cerui , dagli vccelti Cernir ami , £?
dalle pecchie Gioue, con l'aiuto di vna capra-Jl che fé ben pare hauere del
fauolo/o, nondimeno per bidona è Hato ferino . Quelli , li quali ferirono
delle cofe naturali , vogliono, che gli Elementi habbino fra loro vna tale
communan^yche fecalmente l'vnofi muti nell'altro , fecondo che più. ra-
Platonc . ro diuenta, oueropiù denfo . Onde Tlatone difse,chefrà quefli era la de-
cupla proportione . Terò ehi mette mente a quejio , non fi marauiglierà
di vedere gli 'Dei degli antichi tanto intricati infteme, Ù che vn mede-
fimo Dio moslrifouente , diuerfe cofe , & che diuerft nomi ftgnifichino
talhora vna medesima cofa ; come Gioue s fé ben moìlrapet lo più l'Ele-
mento del fuoco , moflraperò quello dell' aria anchò alle volte : & Giuno*
ne parimente è tolta per l'aria , ma nou sì però , che non moslri la ter-
ra anco talhora-.il Sole è vnjolo,& la Luna parimente ; & pure ciafche-
duno di loro ha diuerft nomi ; txJUcqua ancor ella hebbe molti Dei , &
la Terra ancor a,dalla quale,per l'httmido, che fugge del continuo J urgo-
no efalationi , che ìngroffatefi nella più baffa parte dell' aria fanno le nu-
uole , ondefeendono poi le pioggie . Et per queflo vuole Fornutó , che la
R hea. Terra fi dimandi Bjjeat quaft che ella fia cagione , chela pioggia feenda ;
onero che non la Terra}majìa chef voglia, chiama eglil\hea la cagione
delle
De gli Antichi. 159
delle pioggie,& dice, che a quella Dea furono dati i tìmpani , ìcìcmba-
li , lefacelle , & le lampadì , perche i tuoni , i folgori , & i baleni fo-
gliono andare innanzi alle pioggie,& accompagnarle anco fouente.
^Alcuni vogliono che i timpani lignifichino , che la Terra contiene in sé
gli venti, & così l'intende ^leffandro ; il quale dice , che ft danno a Ve- Verta.
fta anchora , che fu dipinta donna di virginale afpstto , perche ella è la
teriache (tede ; comejcriue Vlinio , che la fece Scopa fautore eccellente,
& fu lodata affai ne i giardini Seruilianì , & che tiene vn tìmpano con
mano . T>ice Furnuto, che lafoleuano anco fare gli antichi quajì rotonda
tutta , cos} le facevano le fpalle flrette , & raccolte , & la.coronauano di
bianchi fiori ; pzrche la Una è par imeni e rotonda , & circondata tutta
cai pia bianco elemento ,cb 'C fia , che è l'aria . tJMa egli è da atterrite ,
che due fresie furono apprejfo de gli antichi &per l'vna > che fu madre
di Saturno, iute fero la terra ideila qua le difj'i pur mò ,per l'altra, che fu fi-
gliuola del mede fimo il fuoco cioè quel vinifico calore,che fparfo per leni'
feere della terra dà vita alle cofe tutte, che di lei nafeono . Et di quesìa
non fecero gli antichi alcuna imagi ne, perche credevano, che , come dice
OitidiofUejìa nonfofie altroché la pura fiamma ; & difiero per ciò , che
ella fu vergine fempre tutta pur a,<& intatta^ sì come la fiamma, non ge-
nera alcuna cofa di sè,nè ricette bruttura^ macchia alcuna: & per quefio
le cofe fue fiacre non erano cuflodite , né maneggiate fé non da purìffìme
verginelle chiamate per ciò le vergini Ve/ìali; ££ furono , come ft racco- . .
glie da Livio, introdotte, & ordinate da 'Ts(uma . (jcllio riferifee^he la g1Um°'
prima , che entrò al feruitio di Ve/la , he bbe nome Limata , <& site Amàtapri
perciò tutte le altre dapoi furono dette parimente ornate , & erano aia vergi-
■prefedd Sommo Sacerdote non minori di feianni, né maggiori di dieci, ne V'ertale
& bifognaua che non batte jfero difetto alcuno di Ungua , ne di occhi né
dì orecchie , né di altra parte del corpo , & che riè il padre , nèU
madre foffero mai fiati ferui , né bauefiero fatto officio , ò mefiiero
fordido , & vile . T>a principio furono quattro folamente , & da- Vertali.
pei furono fci,perche in fei parti era prima diuifa la città, & era prohi-
bito à gli hitomìni di andare oue elle pof aitano je non di notte . Quesle
fìauano trenta anni oblìgate al feruitio in queflo modo,che ne i primi die-
ci imparauauo le fiacre cerimonie ;& 'tutto quello, che apparteneva alloro
officio , qttal'cra principalmente di guardare , che non fi eftingueffe
mai Vaccefa fiamma , perche quando queflo aueniua era di maliffimo
augurio a* I\prnani,&la vergine,che ne haueua la colpa, ne era gajiiga-
ta dal pontefice con agre battiture , & raccenieuafi poi quel facto
fuoco non da altro fuoco materiale 7 ma da i rag^i del Sole 9 come fi
fi
rfi>
i£o ImaginidciDei
fa con certi cani fps cchi,ò che storne ferine Feflo , tanto batteuanoy e Hrò-
picciauano certa tauola , che gittaua fuoco , qual raccoglieuano in certi
vafi dì metallo , & lo rimetteuano al fuoco del già e Plinto ; negli altri
diecianni faceuano elle l'officio, & nell'i dieci v Itimi ìnfegnauano alle
giouaniscbe veniuo.no di nouo . T'affato quefìo tempo poi t vano in liber-
tà di maùtarfi'.mapQchiffime furono quelle, che fi marìtaffero mai', per-
che pxrrtta,cbe maritando^ amuaffero poìfempre à mifer abile , & hu
felke fine . 7%e Ili trenta anni , chefiauano alferuitio , bifognaua , che
fofiero catte interamente, & pudiche, per che la vergine V e fiale trouata
impudica era pofìa vìuaful cataletto , & portata nella guìfa , che fona
■portati ì morti alla fepoltur a > &la feguìtauano i parenti, & gli amici
piangendo fina appreffo le mura della Città , oue era vna gran caua in
guìfa dì camer a fatto terra,con vn letto,& vna lucerna acccfa,& con ccr
topoco pam, acqua , è latte che vi metteuano , accioche nonparefie , che
vna vergine confecrata foffi fatta morire di fame . Toì fatti quiuì al-
cuni f egreti ' preghi tìl Tonti fice mandano- la infelice giouanegià per una,
[cala nella fotterranea cauajriwAgendo la faccia adietro, & quelli, chea,
ciò erano deputati , vi gittauanofubitola terra fopra , (3 la fotterauano
quìui , oue la pouerella [e ne moriua mifer abilmente per hauere violata;
lapromefìa cafiità:& il dì , che quefìo fi focena era meflo , & funebre à
tutta la Città. Ogni anno fìfoleua in vn giorno determinato di nuouo
appicciar dalle medefime V efiali il fuoco su l'altare , come anco hoggìdì
fi vfa tra noi né'cer'npafchali . Trouajipoi , che fi confonde fpeffo quefìa
'Dea con l'altra Veìia , che fu la Terra , appreso degli antichi , quando
fcrìuono della naturandoci tempijtde ifacrificij, & delle altre fne cerimo-
nie . Vero nonfta marauiglia ,fe io parimente ragionando dell' vna , di*
rè talhora delle co fé > che panano proprie deW altra , concio fia che di ra-
do fi ragioni , ò ferina delle nature , & virtù della terra , che fono come
anima di quella, fen^a intendere di lei ancora , cioè di tutto il corpo. Dif*
fé dunque Ouidio,che il tempio diVefla in l{oma,che fu prima cafa rega-
Tempiodi ledi J^uma , era tutto tondo , per rapprefentare il globo della terra, den-
Velia. tro del quale così fi confcruaua il fuoco , come era conferuato in quel
tempio inefìinguibilmente . Et Fesìo ferine , che TS{uma confecrò ai
Vefìa vn tempio rotondo , perche la credette effere la terra , chefofientai
la vita de gli buominì: & perche ella è fatta come vna palla > volle the
il tempio fuo baueffe la medefima figura . Et il tempio folo fu feuen-
te la imagine di quella : onde ^4lefìandro volle , che per lei fi intendere
l animo diuino , al quale non potiamo arriuare con gli occhi del cor-
po,ma bene vediamo quelle cofe,cbe gli fono d'intorno;(3 fu fatto in que-
De gli Antichi
161
Tempio in Roma della ^Dea Vefia madre degli Deìy
e!?* di VeFlarDeadeJfuoco3& della Virginità fignifican
te quely'tuìfico calore ^che da ^vita allecofc> onero l'ani-
mo diuino ìnuifibtle^con le due <ue fiali cufioditrici^chel
fuoco perpetuo non fi eftwguejfe .
X
id Imagini de i Dei
Landino .fio modo , come lo difegna il Landino Jopra Virgilio , quando egli fa che
Umore in fogno raccomanda ad Enea Vefta^C? le altre fiere cofe. Era
grande^ largo, & jpatiofo, & nei mc^Q baueua vn' altare col fuoco accefo
dall'Una banda , e dall' abradila guardia del quale era ima t'ergine per
lato, & su la cima del tempio era parimente vna t'ergine, che tencua vn
' pie dolo bambino in braccio perche differo gli antichi, che Fifta mofirata
per la Vergine nodr) (jioue,che è il bambino. Oltre di ciò confecrarvno gli
antichi à V:^a quelluocbo nel primo entrare delle cafe , oue faceuano
Veftibulo. fuoco , quale) vr perciò, come ha creduto Ouidio , dimandato Pefiibulo .
Qumi mangiavano ittico fouente multando gli Dei alle menfe loro , le
quali cai f a- ìì'V.iq poi , & vfauanoìn vece di altari in adorando gli
coniatati 'Dei . Ver che dunque non fi faceua facrificic qua fi mai fenica
fuoco,& qurftofu mofrato per V e ji a, meritamente erano con [cerati à lei
quei luochi,oue era più fouente accefo il fuoco, li quali erano chiamati La
Lari . yj propriamente j perche quiui erano adorati parimente i Lari, che era-
no certi Dei domeìiici di cafa . Onde pare che fa venuto fin' a i tempi
Focolare . nofiri anchora di dire Focolare , quafi che Lare 5 & Fòco , che è il
luotosltjfo , oue ft accende il fuoco fta vn medefimo , benché ne facef-
f ero gli antichi l'vno il T)io , & Paino la cofa a l Ilio confecrata. 7{è
fi ha da crederebbe Vefìa fofJe tolta pel fuoco generalmente, & per ogni
forte di fuoco', pei che fecondo che fono diuerft le cofe, che di quello fi conft-
derano, così fé ne fecero gli antichi diuer fi cDei : machefipigliaffeper
quello che sia rinchiufo nelle vifeere della terra , il quale è per ciò per pe-
Veita in tu0 n$ n eftinnte mai. & dà vita a tutte le cofe quiui create . Et in tut-
crifieff tl £ facrlPcij di qualunque Dioiche fojje , era chiamata Vefta mnan\i
à tutti gli altri , come dijjì anco di Cjiario. 'Di che la ragione fu {oltre a
que fiacche dice Ouiiio, che le prime entrate delle cafe , oue da principio fi
facrificaua fouente 5 erano ccnjccrateà lei , & oltre alla fauola an-
chora , la quale dice, che ella ottenne da (fioue, dopò la vittoria centra i
Tiranni , la virginità perpetua , & le primitie di tutti i facrificij)
perche tutte le cofe create,ccr. li quali gli antichi adorauano gli 'Dei, han
no tjjere,($ vita dal calerebbe le produce ,e fa nafcere,che viene dal fuo
cu già détto . J^è pareua,chefvjje cofa, la qualejneglio rapprefentajse la
purità,^ il non morire mai dcgliTti, della pura, & "Anace fiamma} e
perciò non era fatto mai facrificiofen^' fuoco, & che nonfofse chiama-
ta VeUa nei principio. Oltre alla quali furono poi altri ì^umi particola-
ri adorati da g li antichi per le particola) i virtù > che mvftra la terra in
diuer fé parti; perche-,iome ha cantato Virgilio,^ che fcriuonogliaut-
tori della Coltiuatione,in quejìa viene meglio Ugrano,in quella gli arbo-
ri fio-
Degli Antichi.
163
Imagine di Cerere Siciliana inuentrice,&: Dea delle bia-
de, & del fno carro tirato da Draghi lignificante la terra
fruttifera,^ la fua coltura , effendo che le'biade non molto
s'inalcino è parino quafi ferpire,& dinota ancora li torti fol
chi della terra arata.
Statua di Cerere negra in Arcadia Dea delle biade con-
uertitaincaualla , &: in tal forma fatta già uida da Nettuno
Dio del Mare transformato in cauallo, della quale ne nac-
que poi il ca uallo Anone .
x 2
i64 ImaginideiDei
riproducono meglio -jn <vna fono più allegri i fioriti prafì}& in Vn altra
fono più abondanti di berboji pafcbi : onde bebbero nome le Dee Cerere ,
&Troferpina,C5la "Dea rBcnaìFlora,(Paley & altreydelle quali fi dirà
Cerere, poi. Hora dichiamo di Cerere , che fu sì ima ta la prima , che mo-
ftraffe diftmìnare il grano , raccoglierlo , macinarlo , & farne pane a*
mortali che per lo innanzi viueano di herbe , & di ghiande ; Onde
Virgilio. Virgilio dice .
Cerere fu la prima9che moftraffe
*4 mortali di rompere il terreno
Col duro ferrose che lo feminafse,
Ouìdio. jn Ouidio parimente così ne canta ;
la prima>cbe JpeTgaffe con l'aratro
Le dure glebe ,e che f par gè f se il grano
Sopra quelle,onde bauejser da nodrirft
1 mortali-yfu Cererebbe infame
CMoftrò con quefio ancor le fante leggi .
Et perciò tanto fu rìucrìta , & come Dea adorata , & fu creduta di
hauere dato le leggi innanzi a tutti gli altri , perche poi che fu trouato
l'vfo del grano Jafciarono gli huomini inficine con le ghiande quellapri-
ma vita tutta ro^ay & quaft ferina , & ragunatifi infteme fecero le
Città,& vifsero pofeia ciuilmente. Et per queslo fu anco detto,cbe il 7v(a
Leggi da nìe fò Cerere mojtraua la virtù di quella terraglie fi può coltiuare,& che
produce largamente il grano . Onde fu la fua Hatua fatta in forma dì
matrona con ghirlande di fpiihe in capo , & tcneuavn maometto dì
papauerì in mano , perche questo è fegno dì fertilità ; & due fieri
Claudia-- Draghi tir a uano il fuo carro , come fcrifse Orfeo. Onde Claudiano ,
quando la fa ritornare di Sicilia , oue ella haueua ripofia la figliuola
cosi dice .
tA fronde il canone a le materne ca[e
cJ)ri^\a de* 'Draghi il volo,a cui le membra
Spcjjo percuote,® citi per le nubi
Ondcggian torti fnffolando^l freno
Tlacidameute leccano ,t he molle
*JDe l'amico velen lajchiuma rende,
Quefìi
no.
De gli Antichi. 16$
Ouesli coperta la fuperba fronte
Tengon d'altere crcHe>& hanno il tergo
Di nodi tuttoye di rotelle afperfo.
E le lorfquamme lunghe rifplendendo
Taion d'oro gettar f amitele fuoco.
0 perche non fi ergono troppo in alto le biadey ma pare che radino fer- Serpenti
pendoptr terra youero perche ifìefsuofi corpi de i Jerpenti moflrano l torti P.erche da
folchiyche fanno i buoi ymentr e arano la terra : ò veramente fu cosìfintoy "* Cerc"
perche ', come dice Hefwdoy nella ffola S alamina era vn ferpentegià dif-
jmifurata grande^ajl quale difertaua tutto quel paefc>& /cacciato pò-
feia quindi da Euricolo,fe nepajsò in Eleufi (G? quafi che per fua falue^
7^a foffe fuggito à (erere) qniui dopo fé ne flette fempre nel fuo tempio
come fuo miniflroy& feruente. Et che Ctrcrefìgnifichi la terra pianai
larga produttrice di granoso moflraydice Torfirioycome riferifee Eufebio,
la imagine fua > effondo coronata di J piche , & hauendo intorno alcune
piante di papauero,cbe mofìra lafertilità.Ter la quale cofa legge fi ancho ^cl/1.a <"
vacche la Sicilia le fu molto grata;percbeèpaefc tnolto fertile , C5f ne fu
à lite con Voìcanoyqual di loro ne douefie hauere ilpofsef$oyma lafenten- . :-.
•%a fu data à fuo fattore . (Da che Venne forfè, che vna ìlatua, qua? era
quiui molto grande, come dice Cicerone parlando contra Verre,tmiua sa
la defira mano vna piccola figura della Vittoriaì& quefìo mofìra la fer-
tilità di quella Ifola.donde finfero le fauole,che Tlutone rapì Troferpina Proferpì--
intcfafpefio per la fertilità, perche attenne forfè vn tempoyche i campi Si na rapirà
ciliani dauanopoca ricolta Ouero perche Troferpina è tolta anco alle voi- da Plmo-'
te per quella occulta virtù > che ha ilfeme di germogliare y fu fìnto che ne '
Tlutone, iuitndendo per lui il Sole, la rapìy& portofsela in Inferno ; per-
che il calore del Sole nodrifee, cor fer fono tara tutto il tempo dell' inuerno
ilfeminato grano , & Cerere la va cercando poi con le ardenti facelle in
wano,pcrche al tempo della efiate y quando più ardono i raggi del Sole , i
Contadini vanno ccrcado le mature bìzde,& le raccogliono. Et quindi fu
che^omefcriueTaufaniaJafìatuc. di Cerere fatta da Tra(fìtelexlecodoche
tnoslrauano alcune lettere quiui intagliate,in certo fuo tepìo nell'attica
regione hauea le acce fé facelle in mano. Et i Sacerdoti di quefia Deaanda
uam parimente con le facelle acctfe correndo, quando celebrauano leffìe ■
E leu fine , cosi dette da Eleufi Città non molto lontana da^ithene , oue
furono prima ordinate , nelle quali alcune giouinette con/arate al-
la Dea portauano cane/Ir etti di fiori per la primauera,& dijpìche per la
eftate»
Marca
Tullio.
Theodo
rito.
ié6 ImaginideiDei
efiate . Et di tpìe He fece mentwne ancbo OPfarco Tullio parlando cotu-
tra Vene. Et erano parimente portate nelle medefime cerimonie le ima"
gini dì quefli 'Dei > come riferì [ce Eufcbio > del Creatore , la quale porta-
uà il Hitrofante, che era il Sacerdote principale del Sole , portata da co-
lui , che portauaanco L fj.ee acci fa : chìferuiua all' altare portaua quella
della Luna,& quella di (JMtrcuno il banditore, ò trombetta de ifacrifi-
cij:& T keodorito fcriueycbe à quefìa pompa folenne portauano anche per
afe degna di grua riueren^a ilfe/io f eminile , fi come portauano Urna-
febile nelle ca emonie dì 'Bacco . Cftta all'incontro Sefofiri9 antìcbìffi-
ti;o Bg deli* Egitto .come fi legge apprejfo dì HerodotOyl'vsò per cofa vi-
le , & degna di dij pregio . Imperocbe ne ipaefi > che ei foggiogaua con
gran fatica , per difender fii popoli gagliardamente , drÌT^aua alte , &
he Ile colonne col nomejuo , & della patria > & come eg li haueffe vinto
o^ul paefe : ma oue non trouaua alcuno }òfenon poco contratto, dri^ja-
ua pur anco le medefime colonne con le mcdeftme lettere , ma vi aggiun-
gala di pia la natura feminile ^volendo in tal modo mofirare la viltà , &
dappocagine di quelle genti . Erano poi le cer emonie, & le fiacre cofe
di Ctrere con tanta religione guardate & così tenute [ecrete , ebefempre
che erano celebrate , il Sacerdote gridaua prima ; Vadìno vìa tutti gli
biìomhd profaniyfcoflinfi quinci tutte le maluagie perfone;perche nonvi
poteua entrare fé non chi era , come diremo noi , ordinato à quelle , &
bìfognaua , che eifoffe ben purgato da ogni maluagità . Onde fi legge di
ls[erone , che ei non osò mai di trouar fi à quefie cerimonie > fentendofi
forfè di efiere troppo maluagio , & empio . Et t^dfntonio per teflimo-
nio della bontà fua volle efiere fatto vno di quelli , che intraueniuano à
glimifferij Eleufini. J^è tacerò già que fi a fiocca v fianca anebora,
che cbieraammefioàquesli mifierijfi veHiuail dì , che pìgliaua l'or-
dineyvna bella carni [eia nuoua^ tutta monda} né fé lafpogliaua poi mai
pià,fin che non era tutta logora , & Stracciata ; dicono alcuni, cheguar-
dauano ancbo que'cencida farne delle fafeie per i fanciulli > mentre che
fiauano in culla . Oltre di ciò non fi poteua fapere , che fojfero quelle
mificriofe cofe, che iuififaceuano , & fi feruano ; tante erano tenute
occulte , che fé bene erano portate in volta à certi tempi da puriffime
■verginelle ,ciò faceuano in certe picciole cefie , ò canefirelti, & molto ben
ferrato ,& beniffimo coperte } (3 pareua > che fofib peccato grande cerca-
Microbio re di intenderne la ragione s & di fapere che fojfero . Onde <JI4acrobio
recita di \nmenio filofofo , il quale come troppo curiofo inuejìigatore de
ifacri metter ij , bauendo diuolgato quefle cofe , vide infogno le Dee di
Elenfiflarfi come meretrici in luogo publico , efposle à qualunque di
loro
Mifterij
Eleufini
Nerone.
De gli Antichi. 167
loro baueffe voluto pigliarfi piacere : diche egli ([Tendone mar Miglia-
to grandemente , & battendo dimandato la cagione di tanta impudi-
citia>glifu da quelle Dee tutte adirate rifpo fio , che ciò era venuto per
lui ; il quale le banca tolte per for^a da gli occulti, j'ccrctìluocbi,&
mejje in publico , in marnai volgo . Et Tauf mia ferine, che battendo
deliberato di pai l ne largamente de ifacri miji t m del tempio di Eleufi , Pauiania*
vide certa imagine infogno , che ne lo fp utt rito . Et per ciò non ne di-
ce altro , fi non che dinanzi dal tempi j fa vna /fatua di Tritohmo ,
& vna vacca di biondo inghirlandala di fieri, con le corna indorate ,
come erano le viti me quando fi dovevi nofkvrifkate . Et Trittolemo do-
veva tffere vn giouanefopra vn carro tirato da dim fer penti, che era il
carro di Cerere : perche fi legge , che ei fa mandato da lei colfuo carro
pel mondo à moflrare come fi banca da coltivare la tcrra,feminare il gra-
no , raccogliere le biade , & 1 farle poi . Et per le Dee Ekufinefi intcn-
de fetnpre di Cerere , & di Trofei pina h: quali furono etiandio chiama- /-5f eu"
te le gran Dee appreffo de i (freci; & quelli d' \^4rcadia le adoravano fo-
pra tutte le altre , tenendo in certo loro tempio il fuoco fempre accefo con
grandifjma religione , <& fecero loro due ftatue , come recita Tau-
fania-.quella di Cerere era tutta di marmore , & dell'altra di Trofei pi-
na quel difopra , che faceua la vefle , era di legno , & erano quindeci
piedi di grandc%£a_f. Dinanzi di quefìe {lattano due verginelle con
le vefli lunghe fin a i piedi,cbe portavano fu'l capo canefiri di fiori , & a
i piedi di Cerere era Hercole non più grande di vn cubito . Eramù anco
due Hore , & eraui Tan , ebefonaua la fìflola , & ^Apollo la cetra, com2
quelli che erano due de i principali Dei dell'arcadia , fecondo che V'i era
fcritto,& vi erano poi alcune T^infe , delle quali vna iliade battete» in
braccio Giove picciolo fanciullino ; le altre erano ninfe dell'arcadia, &
tra effe vna portava innanzi unafacellaja quale ho già detto perché f of-
fe data à (erere,vn altra teneva duo dìuerfi vafi d'acqua,vno per mano , Nozze di
<& due altre portavano parimente due hiirie,che ver fauano: acqua il che Cerere.
mojlravano forfè, che in alcuni facrificij chiamati le no^\e di Cerere non
yfavano il vino , come facevano in quelli di tvtti gli altri Dei -.donde
quella vecchia ne fece il motto appreffo di Tlavto , quando vide , che an-
davano à cafa fua per apprejiare vn conuito da no^^e ,<& non portava-
no vino . Volete voi forfè , diffe ella ,fare quefìe no^e à Cerere? per-
che non veggio , che portiate vino . Si può mettere con Cerere il porco 9
perche lo facrificauanoà lei gli antichi , come vittima fua propria. Et Vittime
la ragione delle vittime appreffo de gli antichi, cioè, perche fi facrificaj- Perche di
fé à qucjio , £? à quel Dio più vn animale > che vn altro ,fu , come feri- Gloue'
uè Ser-
16$ ImaginìdeiDei
ne Sentiojanto la contrarietàyche la conformità, la quale era creduta fa-
Porco da- uere ^a befììa e<*n quel Dio > cui era facrificata . Et per ciò dicono , che
to a Cere- fi* dato il porco a Cerere ■> come che à que/ìa piace ffe di veder fi morire ti*
f? • narici ilfuo nimico , il quale non foUmente guafia le già nafeiute biade ,
ma rimltando anchora col grifo g li [eminati campi va à trouare fin fot-
terra il grano ,&■ lo diuora . Et per la medefima ragione dijfero , che
fu fieri ficaio il Caproà rB.zcco , come animale grandemente noceuole
alleviti. Hanno valuto anchora alcuni , che f offe grato il j acri fi ciò del
porco à Cerere per la conformità , Cffimiglian^a , che è fra loro . Int-
ptr oche ella à Ts{ume terre/ire , pofeia che per lei fi intende la terra,
& il por co fià pia d'ogni altro animale inuoluto nella terra : & è per lo
più negro , come la terra difua natura è parimente negra y & tenehrofa .
Oltre di ciò moflra quefln besìia la fertilità della terra , onde erafacrifì-
cata ambo talhoraà Cerere la porca pregna; perchefi legge, che fa alle
volte ad un parto folo fin à venti porcelli^ trenta ne haueua fatto quel-
la porca , che apparue ad Enea su la ripa del Tebro , come canta Virgi-
lio. Vrì 'altro fimulacro di Cerere fu ancho nell 'arcadia , il quale te-
neua con la dejìra mane vnafacella , & accoflaua lafinislra ad vrì al-
tro fimulacro di eevta Dea adoratapiu che da tutti gli altriyda gli ^Arca-
Hera. dì,& da loto detta Herafiglìuola,come hanno voluto alcuniydi l^ettuno,
& di Cerere,bencbe quefio nome Her adorne dice Taufania, fu parimen-
te dato à Cerere in ^Arcadia , & Giunone anchora appreffo de i Greci fu
chiamata Hera . Teneua la slatu a di coftei fedendo vno feettro sii le gi-
nocchia^ & vna cefla . Et in ^Arcadia pur anco , comeferiue il medefi-
Cerere mo Taufania , (ererefu chiamata Erinne , che viene à dire Furia}& la
Erinne. cagione di ciò fu quefta . ^Mentre che Cerere andaua cercando la figli-
c . uola rapita da Tlutone, l^ttunno innamoratofi di leifaceua ogni sformo
Caual Ja. di goder la,& ella per leuarfelo d'a nomo , penfando di poterlo inganna*
re, mutatafi in Caualla fi cacciò fra certi armenti di caualle: ma troppo è
difficile ingannare chi amache dell'inganno almeno non fi aueggia .'blft-
Netruno iimm dunque, che di ciò fi accorfe , diuentò anch' egli fubito vn Cauallo%
l0# " & in quel modo godè dell' amor fuo , onde ne nacque il cauallo orio-
ne . La quale cofa tanto fi hebbe a male Cerere , che tirata quafi fuori dì
se dalla ira fu per diventarne pa^a , & perciò le dierono allhoragli
^Arcadi nome di Furia . Et banche fi placaffe pur poi , C$ che lauataft
in certo fiume lafciafìc quiui tutta lafua ira , nondimeno ne reslò me-
£la an ihora per afìai lungo tempo . 'Da che venne , che ella fu chiama-
c ta Cerere T^gra appreffo di certo antro à lei confecrato pure nell'^Ar-
gra. C n° cadia ; percioebe quiui era uejìita di negro, parte dicono per dolore della
rapita
De gli Antichi. i£9
rapita figlinola , parte per lo /degno , che ella hcbbe della for^a fatta-
le da 'ìs^cttitno, onde nafcoflafi neW 'antro , che io dijjì come più non vo-
leff'e vedere la luce del Cielo , vi flette affai buon tempo , il perche non
produccua più la tara frutto alcuno, & ne nacque vna pefl Ilenia gran*
de , che moffe à pietà tutti gli Dei , li quali nonpoteuano però prouedere
alla mi feria humana , non fapendo oue foffe Cerere . CMa auenne , che
il Dio Tan errando , come era fuo co fiume , & andando qua , & là per
quei monti cacciando , capitò là doue ella Jìaua tutta metta : e trouatala
fubito ne diede auifo à Cioue , onde ejfo follecito al bene de i mortali ,fen-
^a punto indugiare , mandò le Tarche a pregarla in modo , che ella de-
poti a ogni meftitia , & tutta placata vfcì finalmente dell'antro y & co-
minciò allhora la terra à produrre gli v fati frutti, ceffando infieme la pe-
flilcn^a . Della qual cofa , perche ne reftaffe memoria , le genti di quel
paefe confecrarono l'antro à Cerere , con vna slatua di legno , cheflaua à ^tarua ài
federe fopra vn faffo , & era donna in tutto il re/lo , fé non che haueua erere"
ca-po , & collo con crini di cauallo , intorno al quale andau ano J chetan-
do alcuni fer penti , & altre fere -, la copriua tutta vna vefle lunga fino
£terra} & neW vna mano teneuavn Delfino, & vna Colomba nell'al-
tra-». Trouafi anchora , che in certa altra parte del mede fimo paefe
deli '{arcadia erano dinanzi al tempio della Eleufma duo gran pietre
acconcie in modo , che l'vna fopra l'altra fi congiungeuano benijfimo in-
fìeme , & quando veniua il tempo di fare gli folenni facrificij leuauano
l'vna di su l'altra , porche quitti trouauano certo fritto , che dichiara-
uà tutto quello , chef doueuafare circa lefacre cerimonie . Queflo face-
vano leggere diligentemente à i facerdoti , & ripopolo poi al luoco fuo ,
rimetteuano quelle pietre infieme. Et quando haueuano da giurare quel-
le genti di qualche gran cofa, andauano à fare il giuramento fu la con-
giuntura di quelle due pietre : doue sa la cima di quella era certo coper-
chio rotondo, che copriua quiui nella pietra la effìgie di Cerere . Quefla
fi metteua il Sacerdote come mafehera al volto il dì folenne della fejìa ,
C$ à queflo modo con certe poche verghe , che portarla in mano per
vna cotale vfan^a , batteria gli popolani . Quiui dicono che flette
gii Cerere , mentre che andana cercando la figliuola , <& che a
quelli , li quali la alloggiarono gratiofamente , disìribu} tuVe le
forti de i legumi , dalle faue infuori , come legume impuro : «e Legumi di
ha voluto Taufania , che racconta tutto queflo , dire perche le ^ rete.
faue foffero legume impuro , effendo ciò forfè delle cofe mislerio-
fé , le quali non era lecito diuolgare . OKa fi potrebbe forfè di-
re , che le faue erano giudicate tali , perche le adoprauano alle
T ceri-
• 170 ImaginideiDei
. cerimonie de ì mortì,parendo a chi prima introduffe quefìo,cbe à ciò niu-
me impu- no ahrogranofi confacele meglio , perche sii le foglie de i fuoi fiori pa-
r©4 iono effere certe lettere , che rapprefentano pianto , & fonofegno di do-
lore , & di mejlitia, & per queslo fu detto , che le anime de' morti an-
davano fouente acacciarfi nelle fatte. Onde il Sacerdote di Qiouenon
poteua non folamente non mangiarne , ma né anco toccarle , & né
Pitagora, p^e nominarle , Et Vit agora comandava ad ognuno , che fi aflenef-
fe dalle faue , forfè perche fi andana a pericolo dì mangiare con quelle t'a-
nima di qualchuno 5 la quale ei pensò forfè , che fojfe in quel piccolo
animaletto- , che ria fce delle faue 5 pcrcioche fua opinione fu , che
le anime and afferò come in circolo di vno in vn'a'tro corpo i& paff affe-
rò fpeffa di huomo in beslia , come dirò poi vn altra volta più diffufa-
mente. 0 pure vietauaVitagora il mangiare le faue , volendo perciò
intendere , chebifognalafciaredabandalecofe me ile & lugubri , le
quali fuiano la mente dalla confideratione delle virtù , & delle cofe
diuine : ouero per ricordare a gli huomìni , che fi guardino da efier fi-
mili a' morti mentre che fono anco in vita , opache altro fé lofaceffe ,
basla, eh' egli parimente slimò le faue legume da guardar fene , come fe-
cero anco Cerere , quando non volle dijh ih uirle infieme con g li altri le-
gami . CMa perche , come già ho detto , le dinerfe virtù della terra fu-
rono moslrare da gli antichi con diueìfì issimi , quella che produce i lie-
tipafehi , fuintefa fottoilnomediTate -, che fu perciò "Dea par ti-
de paftori. co^are &e pasloriappreffò ì Romani . "Di co/lei non ho trouatofìatua ,
riè imagine alcuna : onde in vece di dipingerla dirò quelle poche ceri-
monie , che furono fatte in celebrando lefuefefie , le quali dal nomefuo
erano dette Vallila, ò come alcuni vog liono Tarilia , perche i fuoi facri-
a ! u' ficij fi facevano per il parto delle pecore , & erano fatte il dì mede fimo del
l<loma,the fu il dì 20. d'aprile , né fi ammalava in quefìe vittima .
alcuna, come chefofjè male dare la morte a chi fi fui nel dì del nafeimen-
to della Città ; ma fi purgavano prima gli huomìni con fuffumigi fatti di
fangue di cauallo : del cenere del vitello tratto del ventre della vacca già
offerta in certi altri facnficijy& di quelle della (ìoppia della fava, & da-
poi purgavano i greggi col fumo del "^olfo , mettendoui anco Ivtiuo , la
teda,Ufauina,il lauro , & il rofmarino: poi f aitando paffauano per me-
^0 la fiamma acce fa con certo poco fieno , & indi off amano alla 'Dea lat-
te,formagio,fapa,alcuni vafetti pieni di miglio, cy certe fchiacciate pur
anco di miglioy cibi tutti vfaù da Vaflori , & con folenni preghi finiua-
no ilfacrificio . 1)al quale non era differente quello , che fu fatto à Vo-
mona T>ea de i pomi , & de gli altri frutti, de i quali facrificandole le of-
feriva-
Degli Antichi. 171 •
fermano . Oh tifo la fa battere la cura de gii berti , & cbefojfe moglie di
ZSertttno , cui erano parimente raccomandati gli boni , & le dà in mano
vna piccola falce da tagliare i rami fuptrfiui de gli alberi fruttiferi , &
da 1 nneflare . Onde chi volefìe ancor meglio ornare la fu a imagine , po-
trebbe farla con tutti quelli slromenti , che vfano i giardinieri intor-
no àgli alberi , eli; quali ella era creduta dare virtù di produrre gli
maturi fruttici come Flora gli faceua prima fiorire, & era perno !* nea picr:».-
de i fiori , & non de gli arbori folamente , ma di tutte le piante , & de
i "verdi prati ancora , della imagine di cofiei dirò poi , quando verrà
à difegnare Zefiro, cbefufuo marito , fecondo le fauole ; perche lehislo-
rie dicono , che ella fu vna meretrice , 0 quella , che diede il latte à no-
malo, & à ^emòjò pure vn' altra , la quale lafciò vnagroffa heredità al
popolo 'Romano . Et legge fi di cofiei vna cofi fatta nouella . Trouandofi Nouella
vn dì vn Sacerdote di Hcrcoleà f paleggiare nel fuo tempio tutto ocio-di Flora.
fo , <3? fpenfierato riuoltoft al fuo Dio lo inuitò à giuocare feco à dadi con
quejla ccnditione , che reslando il Dio perditore gli hauefie à dar qual-
che fegnale di douerefar per lei cofa degna della grandezza di Herco-
le ; ma fé vincaia , ch'egli far ebbe apprefiar à lui vna belliffima ce-
na , &farebbsgli anco venire vna delle più bzlle donne , che potejfe
trouare , la qualfi starebbe vna notte con lui . Dapoi cominiciò à gi-
uocare tirandogli dadi con l'vna mano per sé , & con l'altra per Herco-
le , &auenne , che il D io refìò vincitore ,onde il Sacerdote fecondo il
patto , che egli flejfo hauea proporlo, apparecchiò la cena douutat
con vn letto beni/fimo ornato , e fatto venire vna bellijfima donna det-
ta per nome Larentia, la quale fegretamente faceua volontieri piace-
Y&altrui, la ferrò nel tempio con Hercole , & la lafciò quitti tutta fo-
la quella notte , come che hauefie da cenare con quel 'Dio , & giacer fi
. anco poi con lui . 'Dicono cheHercole moslrò di hauerla battuta cara,
& che perciò le apparite, & lediffe, che doucjfe moslrarfi facile , &pia-
ceuole al primo , che trouafiela mattina andando in pianta sa la o/tf-
rora , come ellafece-.onde venne ad innamorar fi di lei vn Tartarutio rie- xartanmo
chiffimo huomijlquak l'amò tanto ; che venendo à morte la lafciò here-
de,della maggior parte delle f uè facoltà , sì che ella in poco tempo diuen-
ne molto ricca j & morendo poi fece fuo herede il popolo Temano; il
quale, come dice Tlutarco , che racconta tutto qucslo , la bebbe perciò in
grandiffima veneratane fempre-, ma perche fi vergognò forfè di fare tan-
to honore ad vna meretrice, le cangiò il nome , & chiamolla Floria , &
furonle ordinate le fiacre cerimonie, & certi giuochi,li quali con grandif-
fima lajciuia erano celebrati dalle meretrici , & faceueno anco gli
T 2 antichi
iyz Imagini de i-Dei
antichi nelle fesle di coHei caccie di timide lepri , & dì fugaci capri , .
perche queHifono animali guardati fouente ne i giardini, che erano fotta
la cura di quesla Dea , come ellafiefja dice apprejfo di Ouidio . Quesle
cofefi oper auano a' 28. cfi^Aprile , & il primo giorno di ^Maggio , on-
de poi è venuto l'v fianca fino al dì d'hoggi ofjeruata tra noi, che il primo
giorno di Utf aggio fi fogliono adornare per le Città molti luoghi con fio-
peaEcr.a. --*~ - c^fmai ai dìuerje forti . Oltre alle già dette "Dee vi fu la T>ea
Porfirio . Bona ancora , lS[ume parimente della terra ; perche Porfirio vuole , co-
meriferifceEujibio , che quella virtù della terra , la quale ab-
braccia lo fparfofeme y & in sé lo tiene , & nodrifce , fofìeintefa
da gii antichi per la 'Dea Bona : &" dice , che di ciò fi fegno lafuafla-
tua , la quale porge con mano alcune verdi piante , quafì pur mò ger-
mogliate. Et la vittima ancora , che le f acri fi cau ano , qual'cravna
porca pregna , tnoHraua ^ che gli antichi intendeuano della terra
per queUa "Dea 5 la quale fu chiamata Bona , come ho già detto ,
tanna, perche dalla terra ci vengono infiniti beni; & fu detta ancora Fauna >
perche è fauoreucle à tutti ìbìfognì de i viuenti : oltre a molti altri no-
Piutarco . wi.cbe le dà Thdarco,oue racconta ciò che av.enncs quando Clodio , inna-
morato della moglie di Cerere, entrò vejì ito da donna alle cerimonie di
- toHei . Si legge , che ella fu già donna di caflità, che non vide mai >
ne vdì pure nominare altro hkomo , chefuo marito, & non fu vedu-
ta mai vfeire della fua ttan^a^da che venne, che nonpeteua huomo alcu-
no entrare nelfuo tempiojiè trottar fi à i fuoì fiacri fiàj , né allefue cerìmo-
Cérimo- nie > ma erano fate fouente in cafa del Tontefice UlfajfimOj ò dell' vno
;i ie dèlia de i Confoli , ò di qualche Tretore 5 ££ allhora partiuano tutti gli huomi-
£>ea Bona ni di quella cafa , e ui fi congregavano le donne , le quali con canti e fuor
ni trappafìauano tutta la notte: che di notte fi faceuano quefìe fefie .
Et moslraua la Dea Bona hauere tanto à (chifo ilfefio mafehile , che nel-
le fue cerimonie copriua);o tutto quello , che foffe flato nella cafa di-
finto di maf ch'io . T^el tempio di cofiei erano herbe dì quaft tutte le
forti, delle quali dauajpefo , chine haucua la cura y d molti per me-
dicina di diuerfe infermità 5 & per quesìe hanno voluto dire alcuni ,
che ella fu OHedea , la quale non volev.a vedere gli huomirii , per la
ingratitudine vfatale da Giafone. UMa le fauole narrano , cheque-
fa 'Dea "Banano Fauna,così anco detta , perche fauorifee all' vfo commu-
ni dì ciaf curio, fu figliuola di Fauno ; il quale innamorato fene cercò pia
volte con parole di trarla alle fue voglie , ma fempre in vano , ftando
quella tuttauia ferma nelfuo caflo penfìero. Il perche egli fi voltò a far-
lefor^CS ella difendmdofi , lo ferì f iti capo con ma verga di mirto y&
ribut-
Degli Antichi.
m
Imaglne della, TVrf Projerpina figliuola di Cerere in-
tefaper le biade ^ imagine della Dea buona mtefaper
la terra, ffi per quella <-virtìi che conferua li SJ>arJì Je~
mi&J del fervente @Jr oeba à /or /aerati .
174 Ini agini de i Dei
ributtollo da sé : onde fu off er nato dapoi di non portare il mirto nel fuo
tempio i, & chi ve l'hauefie portato peccava grandemente . xJMa né per
quello l'innamorato padre fi ritirò dall'amore fuo,ma con inganno cercò di
imbriacare l'amata jjglia,per,findo di potere dapoi fare di lei il fuo piace
re ; che non gli venne però fatto . Et per memoria, di ciò vna vite fpan-
deua i rami fopva il capo di questa Dea ; né dimandavano il vino , che
adopr aliano nelle fue cerimonie , vino , ma latte . Fedendo dunque
Tanno di non battere potuto in tanti modi da lui tentati godere della fi'
glia , & de federandolo pure ogni volta pia, fi cangiò alla fine in fer pen-
te , & in quel modo giacque con lei , & perciò nel fuo tempo appannano
f ouente delle bifcie,le quali né temeuano di altri, né porgeuano effe altrui
Imagine alcuna tema . "Ter le quali cofe laflatua della 'Dea ?3ona , alla quale fu
della Dea pofto ancotalhora vno feettro nella ftnifìra mano,per chela credettero al-
cuni di auttorità eguale a Giunoneyhebbe fopra il capo vn ramo di vite ;
& a lato vn ferpente , con vna bacchetta di mirto . *A questa Dea fu
Proferpi.- molto fimile di potere Trcferpina , hauendo intefo parimente gli anti-
n* • chi per lei quella Virtù della terra , che conferva il f eminato grano , &
fé ne legge anco vna fauola ? che è quafi la raedefima con quella , che ho
detta pur bora , riferita da Euftbio , quando fcriue delle facre cirimonie
di Cerere , celebrate in Egitto . La fauola è , che Cerere hauendo parto-
rito di Gioue Vroferpina , la quale fu anco detta da alcuni Terefate , &
effendo ella crefc'mta , di lei s'innamorò il padre , che l'hauea generata ,
& fi cangiò in ferpente , per goder/eia a maggiore commodità , come
fece; & quindi fu , che iSauatij popolo di Egitto volevano , che ce-
rne cofa mifleriofa fofìe prefente fempr e allibro facrifìcij vn gran fer-
pente tutto in sé rivolto, é? raggirato . Vere fate fatta grauida dal padre
partorì vn figliuolo in forma di toro , onde cantano fouente i 'Poetile
Proferpi— laudi del ferpente padre del toro . Leggefi amhora,che Vroferpina figni-
na per lefjca [e fcfafe f \e qUafò nafcom jena fena y cfje $ Cerere , ma non fen"^a il
temprato calore , che in quella infonde il Cielo , moflrato per Gioue , &
fono rapite da "Plutone , onero perche talhor a f eminate non rinafcono,on*
de la terra pare attriflarfi-s& slarm mesta, perche non fi vede adorna di
quelle, bora verdi, & bora tutte biancheggianti, quando fono mature ;
ovcro perche il calor natvrale rapifee ilfeminato grano , l'abbraccia , &
lo fomenta fino al maturirc delle nuoue biade . Significa parimente la
Luna alle volte, & perciò (e ne può fare imagine in tutti quei modi , che
gli antichi fecero la Luna , come credo di bau ere detto già , quando la di-
Proierpi— jcgmj , fajjì anchora alle volte Troferpina con vna Oca in man , come
Vaufanìa ferivendo della 'Scotta racconta, che in certa parte di qvelpae-
Jfenel
Degli Antichi. 175
fé nel bofco di Trofonìogiuocando vna gioitane detta Ercina con la figlino
la di Caere Troferfina , fi lafciò vfcire di mano à difpetto fiso vna ocaja
quale andò à nafconderft in vna cauernetta quindi poco lontana f otto al-
cuni faffi . Trojerpina correndole fubìto appreso la trouò>& prefelay Ie-
ttando la pietra , fatto laquale ftaua uajcojia l'oca d'onde fpicciarono fu*
bito acque viue>che fecero poi il fiume chiamato Ercmojun-
go la ripa del quale era vn picco lo tempio con la
Statua di vna giouane , ebeteneua
vna oca con la mano, &
era quefla
Tro-
ferpina , figliuola
ài (Ir ere .
O
Ij6
ImaginideiDei
N E T T V N O.
Starlo.
Vs T^ettuno de i tre fratelli quello, al quale toccò per
\É3 WJ$zkr forte M regno dette Cheque , & perciò fu detto 'Dio
\~'M La àF^ <N mare > & ^° àipinfero gli antichi in diuerfì modi,
jfeV1'^^ facendolo bora tranquillo, quieto, & pacifico, 0
WM)^*I> ^or<* ^?<9 turbato , come fi vede apprefìo di Homevo,
Pjllwi^? & di Vergilio, perche tale fi mofira pa rimente il ma
re fecondo la varietà de' tempi . Et l'hanno meffo alle volte gli anti-
chi con il tridente in mano,& dritto in pie invnagran conca marina, la
quale a lui fia in vece di carro , tirato dacaualli , che dal me^o indietro
erano pefei ,- come fono deferirti da Statio, quando così dice ;
Varcando il mar' Egeo Tettano in porto
Catena gli affaticati fitoi dejlrieri. ._
Che'l capo,il collo jl petto ,e l'vgne prime
Han di caualla, eh' vbbidifee al freno}
E fon nel reslo poi guidanti pefei .
Et alle volte l'hanno vefiito anchora , mettendogli intorno vn panno
di colore c'deftre , come dice Fornuto , che rapprefenta il color del mare .
Et Luciano ne i fuoifacrificij lo finge battere i capegli parimente cileftri >
& negri anchora \ benché Seruio dica , che apprefio de gli antichi tutti è-
Dei del mare erano fatti con capegli canuti,e bianchi, & per lo più vec-
fòi,conciofia che i capi loro biancheggino per la fpuma del mare. Onde
Filoitrato. Filo/irato dipingendo Glauco, che fu parimente 'Dio marino, dice, che
auco* egli ha la barba bianca tutta bagnata , e molle, & le chiome medefima-
mente bagnate fi f par gono fopra gli homeri , le ciglia fono fpeffe , folte,
e raggiunte infieme,& le braccia àguifa di chi volendo nuotare con quel-
le taglia l'onde,& al nuotare le fa facili, il petto è tutto carico di verde la
nugine,e di alga marina, & il ventre a poco a poco fi vien mutando in mo
do , che il re ilo del corpo , le co f eie , & le gambe diuentano pefee ,
Ouidio, qualfi moslra con la coda albata fuor dell'acqua . Et Ouidio , quando
lo fa raccontare à Scilla fot innamorata , come di pefeatore diuentafie
'Dio marinorfoi che vide ilpefce da lui prefo non fi tofio me fio su l'herba,
che tornò àgittarfi in mare,onde lui hauendo parimente gufìato di quella
bcrba,fufpinto a gittarfi dietro à quello/a che ei difegna infieme lafigti
va [uà in quefla guifa.
Luciano.
Degli Antichi. 177
lAllhoY fublto vidi quejìa barba ,
E quella chioma tutta verdeggiante
Covrirmi il petto , e l'ampie terga , & vidi
Verdeggiar quefle braccia parimente,
E le cojcie , e le gambe far fi pefce .
Il mede fimo Filo/irato dice poi di T^ettuno , ò che ei va pei lo mate
tranquillo , & quieto (opra vna gran conca tirata da Baìenet e Caualli c^e fa*:c
marini,hauendo in mano il tridente , qual dicono alcuni, chefignifica gli cni. °
tre golfi del mare MediterraneOjcbe vengono dall'Oceano , & fecondo al-
ti i dimofira le tre nature delle acque ; perche quelle de i fonti , & de fiu-
mi fono dolciyle marine fono falfe, & amare, & quelle de i laghi non fa*
no amare , ma ne anco grate al gatto . Se lì da parimente la 'Buccina ,
che è quella conchiglia /onorarla quale portano fempre i Tritoni, li qua- Tritone.
li ancbora da gli antichi furono pofli tra i Dei del mar e >& accompagnano
Iremmo quaft/empre. Onde Statiofa, che gliene vadino due a' freni scatj0%
de'cauallitdicendo ,
Vienfeneil I{è del mar altoye fublime .
Tratto da feroci/fimi dejirìeri ,
tA gli fpumofifren de i quali vanno
I Tritoni nuotando , e fanno fegno
*A l'onde che fi debbano quetare .
Et dicono lefauole , che i Tritoni fono i trombetti , e gli .Araldi del
mare , perche portano in mano quella conchiglia in sé ritorta , conia
quale fanno terribile fuono . Onde fcriue Bigino , che quando combat-
teuano i Giganti con gli Dei del Cielo ; venne vn Tritone con la 'Buc-
cina , che pur dianzi haueua trouata , & con quella fece vn fuono tan-
to terribile , e fpauenteuole> che non lo potendo fopportare i Giganti , fé
riandarono in fuga tutti . Et erano quefli animali , che mi pare do-
uerfi così più ragioneuolmente chiamare Tritoni , che 'Dei , ouero huo-
mini , la metà dìfopra di forma humana , & di pefce quella difottojo-
me dice Virgilio , Virgilio.
Che'l primo affetto è d'huomo, e pefce il re fio .
La quale doppia forma , come dicono alcuni , fignificauala doppia marini .
Z virtù
178 ImaginideiDci
■pina dell' acqua->pevcbe glena talhora e tal bora nuoce . J^è fa però cofa
in tutto finta da' Tcetiquesla de' Tritoni j imptrotbe r accentano le hi-
ftorìe 3 che Vivamente fi trouanc buomini marini , li quali fono la metà
Plinio, ptfee . Ltf rute Tlinio , ibi al tempo di Tiberio Imperatore vennero à
ì\owa ambafeiaiori aporia di Lisbona , terra principale di Tortogallo,
pt r dire, e he ne itero liti era. flato vdito vn Tritone fonare la- buccina, &
AJefsàdro ytàuto anebora da molti . Et t^sflefjandro Istapolitano racconta di vn
isapo a- geniilhuomo di fu a terra , il quale diceua di bauere vijìo vn'huomo ma-
uno, condito nel mele , mandato in Hifpagna fin dalle vltìme parti del-
l'Lsdfrica 5 come cofa moHrucfa , & lo dipingeua in queslo modo .
Egli baueua la faccia di huemo vecibìo,i captglì}& la barba hcrridi,&
ajpri , il colore ciltfire , & era di fìatitra grande > & maggiore di buo-
mo ,houeua alcune aliy come hanno ipefei, &era coperto di un cuoio
tutto lucido,& qua fi trafparente.Et foggiunge il medi fimo i^Altffandro,
Theodoro che Tbeodoro Ga\a aff rmaua di bauere veduto , cjjendonel Ttloppo-
Gaza. mffo , vnaJslereide , gittata fui lito del mai e per fortuna grande , di
e ' faccia bumana , & affai bella , coperta del celltrin già tutta di dure Ica-
glie mfin'allè cofeie , le quali raggiunte infìeme diuentauapefee . Onde
nonèmarauiglia, ebe i Toeti fingefftro poi , leT^ereide effere belliffime
Tfjnfe , le quali accompagnauanogli loro T>eiycome l'Oceano, J^creo lor
padre, lS[ettuno, Tetide, D crida, & a Uri molti-, li quali mofiranc le diuer-
fe qualità..& i varij effetti delie acque : & furono adorati da gli antichi,
come che loro potefìer gicuare,& nuocere affai . Et benché fiano fiate le
Intercide molte , che Hcfiodo le conta cinquantl$f& le nomina tutte; non*
Galatea dimeno dirò di %?na folamente che è Galatea , la quale fu cofi chiamata
dalla bianchezza : cherappr e ferita in Iti forfè fpuma dell'acqua , òper
meglio dire dal nome (]alat che latte fignifica ; onde Uefwdo k fa baue-
re le chiome bianche , & la faccia fimile al latte. Tolifcino innamo-
rato di lei , volt ndola laudare appreffo di Onidio 5 la chiama parimente
Filofìrato pjù yìarìca de i bianchi/fimi Ligufiri . Et Fihfirato in vna tauola , clfei
fa del Ciclope , mette yalatea andar fene per lo quieto tùarefopra vn car-
ro tirato da Delfini , tiquali fono gouernati , e retti da alcune figliuole di
Tritone , ebefianno intortto alla bella TSlhìfa , presle fempre a feruìrU,
& ella , alando le belle braccia fìende alla dolce aura di Zefiro vn por-
porco panno , per far e coperta al carro, & àsè ombra, &balccbÌ6me
fue non fparfe al vento , ma che bagnate ftanno file fé parte per la can~
dida faccia , & parte per i bianchi buwerì . 2\7e« lafcierò di dire que-
llo ancora , che per cofa vera riferifee il mede fimo jLleflandro accadu-
ta già nell'Albania ; ebevn Tritone, ò dubitimelo Intorno marino ,
fé così
De gli Antichi.- 17 =>
Je così ne pare , da certa camma , nel ino del mare battendo vìslo vnx
donna andare ptr atqua ìndi non molto lontano, tanto flette in aggua-
to , che d'impronto le fu alle [palle , che ella non [e ne auide , & piglia-
tala^ fattale for^a fecola trafìe nelle onde . Ter lo che tanto lo f pia-
rono le genti di quel paefe , che lo prefero : ma tratto che i fu fuor delle f .
acque , non campò guari . Vaufania fcriuendo della Beotia così dipinge Tritoni
i Tritoni. Hanno le chiome fimili all'apio paluflre di colore, come che
non fi difcemc l'vn capei dall'altro , ma fono contefìi infieme a guifa del-
le foglie del petrufello 5 & il corpo tutto è coperto di minuta fcaglia a-
fpera , & dura-» . Hanno le branche folto le orecchie , il nafo di huomo
la bocca più larga affai della humana , gli denti come quelli delle Tan-
there , e gli occhi di colore verdeggiante , le dita delle mani , elevgne
fono come il gufcio dì fopra delle gongole , 0 hanno nel petto , £? nel
ventre , come i Delfini , alcune alette in vece di pudì . 'Da quefìi , & - .
dalle TSlereide non fono diffimili molto le Sirene , perche di loro raccon-
tano le fattole , che hanno parimente il vifo di donna, & il re fio del cor-
po anchora , fé non che dal me'to in giù dìuentano pefee , & le f anno al-
cuni con le ali,e vi aggiungono gli piedi di gallo . Et dicono , che furono
tre figliuole dì %./ìchelooì& di Calliope CMufa : delle quali l'vna canta-
ua ; l'altra fonaua dìpìua , ò di flauto , come vogliam dire : la ter^a dì
lira , etutteinfteme faceuano vn così joaue concento , che facilmente tì-
rauano imi feri nauiganti à rompere in certi fogli della Sicilia , ouc elle
habitauano. Ma,che vedendoft fprc^are da Vlifie,ìl quale p-xffando per
là,fece legare sé all'albero della naue ,& ài compagni Juoi fece chiude-
re le orecchie con cera , accioche non le vdìffero , figittarono in mare di-
fperate , &fù aWhora forfè , che diuentarono pefee dal me^o ingiù . Si
dice , che loro era conceffo vìuere fino a tanto , che veniffe , chi non oflan-
tc il lor canto , con che conduceuano ciaf cimo alla morte , fi par riffe libero
da loro ; & che perciò alla partenza d'yliffe fi moriffero , come s'è det-
to . Seruio non pefee , ma vece Ho le fa in quella parte , che non è di don- Seruio .
na , come fa Ouidio pur anche , quando racconta , che quefle erano com-
pagne di Troferpina , le quali , dopo ch'ella fu rapita da Vlutone , fi
mutarono in così fatti animali , che haueuano il vìfo\, & il petto dì don-
na y& era vccello poi il rimanente . Suida parimente riferifee , che le
fauole greche fin fero , le Sirene efiere vccellì con bella faccia di donna >
che cantauanofoauiffimamente . Ma , che in vero furono certifcogli,tra
gli quali le onde del mare faceuano vn così foaue mormorio , che i na-
uiganti tratti dalla dolce^a del fuono volontieri paffauano per là , 0-
uemiferamente periuanopoi. E Tlinio , parlando de gli vccellì fa- Vlìnio,
Z 2 UOlofl,
iSd
ImaginideiDci
bnagini diPartenofe^Leucofia^ Lìgia Sirene Dee
del mar e figlino le di Acheleo fiume (ejf di Caliope mufit>
ìmagini ancora delle Sirene n> } celli , tutte quali imagini
lignificano le meretrici & loro blanditie^ allei t amen
t'hdinotano anco alcuni/cogli > & li eloquenti lodatori *
& gli adulatori .
De gli Antichi. 1 8 r
itolofi, dice , che furono creduti cffere in india gli v celli Sirene , //' quali
con la foauitì del canto addormtntauano altrui ,& poi lo diuorauano. Ma
pefei j come dijji, ò vcelli che fojjèro le Sirene, bajìa, che fono cofa in tutto
finta : onde vogliono alcuni , che per loro fa iute fa la belletta, lala-
fciuia,e gli allettamenti delle meretrici, an^i eòe foffero le ijlcjfe me-
retrici , &* che f offe finto, che cantando addoxment afferò inauiganti , &
che cccosìatefi alle naui, gli vccidejfero poi : perche così intrattiene a
quelli mlfcri , // quali vinti dalle piaceuole-^c delle rapaci donne,chiu~
dono gli occhi dell' intelletto sì,che elle poine fanno ricca preda, & quaft
fé gli dittar ano . 'Per la qual cofa riferifee il Boccaccio , che gli antichi
dipingono le Sirene in verdi prati fparft tutti di offa di morti : come
che voleffero perciò mofirare la rouina , & la morte , che accompagna ,
vucro vìen dietro a i lafciui penfieri . Et appreffo ài Virgilio gli fcogli Virgilio.
delle Sirene fono parimente deferitti coperti quaft tutti diofji di morti,&
grandemente difficili ,- & molto peri colo fi . UWa Xenofonte al cantra- xenofon—
rio ha voluto , chele Sirene ftano cofa piaceuole , &virtitofa ; per- te.
cioche , narrando gli detti & fatti di Socrate > ferine , che elle can"
tauano folo le vere lodi di coloro , che erano degni , effaltando in quelle le
■virtù, , (3 che perciò appreffo di Homero cantarono di Vliffe , che egli era
degno di efiere lodato fommament e , perche era ornamento grande à tut-
ti i (jreci, & che queììi erano gli incanti , & ijoaui accenti , con li quali
tirauano à sé gli huomini virtuofi^perche quefii,vdendo lodare la virtù,
che arnauano tanto,cercano di accoflarji ogni volta più a quella, & facil-
mente , & volontieri vanno dietro al dolce canto del lodatore . Et per
qu$slo forfè fu, che, come ferine KsfriHotde nelle cofe marauìgliofe Arinotele
' del mondo , in certe 1 fole , chiamate delle Sirene, poflefrà i termini defi-
la Italia-telle hebbero tempij, (3 altari . Furono da quelle genti adorate
con molta fbttennita,& erano i nomi loro Tartenope, Leucoftay & Ligia.
Hora ritorniamo à Dfettuno , perche , fé ben nel mare fono de gli altri
tnoslri afiai , & veri, & finti anchora dà' Trotti , come finge Homero di
Scilla, la quale slatta in vno antro ofettro, & fpauenteuole , G5" con terri- Scilla.
bile latrato faceua rifonrre.il mare , & che haueua quello mosìro dodici
■piedi, & fei colli, con altrettanti capi , & ciafeheduna bocca haueua tre
ordini di denti , dalli quali parata che fliliaffe del continuo mortifero ve-
lano , (5 fuori della fpelonca horrcnda porgeua Jpefo in mare lejpauente-
v.oli teste , guardando fé natte alcuna pajjàffe di là , per fare miferabile
preda de' nauiganti , come già fece de i compagni di VlijféL che tanto ne
rapì,& crudelmente fé gli dumo, quante erano le voraci bocchi. ;& quan
do Virgilio fa,che Heleno moflra ad Enea il corjo} che ha da tenere , per
rianimare
i32 Imagini de i Dei
naui gare ficuro in Italia ,gtifa dire, che fi guardi da duo mojìri crudeli ,
Car'ddi & fpàuenteuoli à chi pafja lo Stretto della Sicilia ; de'quali l'vno è Ca-
riddi, qualforbe,& ing biottifce mifer abilmente le naui , & le tira quafi
nel pwn fondo >& le regina anco poifpinte da furiofe onde che leleua-
no quafi fino ai Cielo . Di età le fattole contano, che fu vna f emina rapa-
cijjima,che rubbò gli buoi di tì enoie, onde fu fulminata da Gioue,& git-
tata nel mare diuentò lo foglio , che bàferuata dapoi jempre la rapace
fua natura di prima . L'altro Scilla ; che flà nafcoila in ma bombile
fpelonca>& mette Jpejfo fuori il capo,per vedere fé naue paffa da poterne
fare preda crudele . Ha quefto moflro afpetto di bella giouane fin fattola
cintura,oue fono poi le altre membra lupi , ££ cani giunti infteme con co-
de di delfini , che fanno rifonare quiui per tutto dì horribil latrati . Et
diuentò tale la mifera Scilla , che fu già belliffima ninfa , per la gelofia
di Circe innamorata di Glauco , il quale amauanon lei , ma Scilla -, on-
de la terribile incantatrice fparfe juoi incantati fucchi , otte la bel-
la ninfa andauafouente a laiiarfi , & la fece diuentare quale l bò dise-
gnata ; sì che non potendo la infelice Scilla fopportare lofpauento degli
animali^ che le era no nati d' intarmando a gittarfi in mare, 0 reflò qui-
tti l' borrendo mo/ìro , che io diffi fecondo le fauole , le quali à que/lo mo-
do hanno voluto con qualche vagherà efprimere la natura di quefli pe-
ricolofi fcogli . Se ben dunque , come ho detto ,fono nel mare de gli altri
p mojìri anchora sàme non tocca però dire di tutti , ma di quakh'vno fo-
lamente , che da gli antichi foffe poslo fra gli Dei , ouero aggiunto à
quelli per compagnia , come furono le TSLinfe marine,& i Tritoni , del-
., liqualihogiddetto,perchequesliaccompagnauano Tslettuno . Etdel-
' le T^ereide fcriue "Piatone , che gliene erano cento , che fedeuano su al-
trettanti'Delfini, quando difegna quel gran tempio , & miracolo fo ,il-
quale era appreffo degli atlantici confecrato à queflo *Dio , che quiui
ftauafopra vn carro,tenen4o con mano le briglie de i caualli alati, & era
così grande , che toccaua con il capo il tetto dell'alto tempio. Vedeuaft
anco buona parte della compagnia di 1\[ettuno in vnfuo tempio nelpae-
fe di Corimbo , come recita Taufania 5 percioche egli con \.Jdnfitrite fua
moglie fìaua su vn carro, oue era anco Talemone fanciullo appoggiato
ad vn 'Delfino : erano tirati da quatro caualli , & haueuano alato
duo Tritoni T^el me\o della bife , che fofleneua il carro , era inta-
gliato il mare, & Venere, che ne vfciua fuori accompagnata da bellifjì-
Palemone me T^ereide . Fu Talemone apprefio de i Greci quello, che chiamarono
i Latini Tortuno, Dìo de i porti , al quale facrificauano i nauiganti ritor-
nati àfaluamento in porto : perciò va con T^ettuno Dio vniuerfale del
mare.
De gli Antichi
18*
Jmagini di Nettuno Dio del mare y (efr dì tAnfitrìte
fua moglie, & dì Tortunoò Talemo ne fanciullo Dìo de
fon ^dinotanti la Jpumma del mar e, ($f le tre qualità
dell'acqua ?nar ma ,de fiumi ,& de laghi, falatay dolce, et
neutrale ^con il veloce & frequente moto delle acqui.
i§4 Imagini de i Dei
r mare . T^el tempio del quale in Egitto fu amo adorato Canopo nocchie*
anaF°' io già di ^Menelao, & ripofio poi fra le /ielle . La imagine di co/lui era
quitti grofia , corta , & quafi tutta rotonda^ con collo torto-.& con breuiffì-
me gambe . La cagione ditale figura fu , che i Terfiani andauano in
volta col 'Dio Fuoco da loro principalmente adorato , & disfaceuano tut-
ti gli altri 'Dei di qualunque materia che f'Jfero , olii quali l'accoflaua-
notper vedere chi di loro haueffe maggiore fior ^a , & il Sacerdote di Ca •
no pò per non la f dare difìruggere il (ho Dio , tolfe quella. bidria , con la
quale purgauano l'acqua del Issilo >& bruendo turato ben bene con cera:
tutti i fori , che vi erano d'intorno, la empiè d'acqua y& pqfìouifopra il
capo di Canopo i & la dipinfe s & acconciò in modo,che pareua efiere il
fimulacro di qu&'pio,& cosilo pofeialla proua col Dio Fuoco,nella qua-
le battendo il fuoco disfattela cerargli fori fi aperfero > & ne vfcì l'acqua,
cofi in abbondanza ,icheefiinfe il fuoco , & per ciò il Dio Canopo re fio
vincitore del D'io dei Terftani , come riferifce Suida , & fu poi fempre
per quefto fatto iljuofirìiulacro nella forma, che io di/fi, & come può ve-
Delfini ca dere in vna medaglia antica di ^Antonino 'Tify-Leggefì anchoyéhe furono
ri à Ncttu- caYì i Delfini più di tutti gli altri pefci à Tettano : onde Higinofaiue >
n0 * che à tutte le.fuéfiàtue ne mètteuano vno in m%no , ouerojottò furi piede ,
comeamli&fpè$eàmeilapo^^ *uà nel pala-
Eliano . gio à Venètih'Mpgr dh£[uelladiiMart^ylòifecperche fecondo Eliano s
così fono i ^D'^nìf^^ipefciy aimefon^M-imiì delle- fere , Ì3 aquile de
Mmi*no'glivccéllìrFà&fóari^fi , chevifta pur:3S(et-
tuno,& lo defcriue nudo, tutto Verdeggiante cornea acqua del mare ycon
vna corona bianca in capOyche rapprefenta lafpumayla qual fanno le agi-
tate onde m^mey Et quando Talladetefiend^0ntejide\ con ^Aracbne ap-
Ouidio . puffo di Ouidiót& mette in t eia la Ute^he bebbecon'Nettuno della Cit-
tà di tdtbene dauanti a dodici Dei .
Fa j che T^ettuno nelfembìante altero
Col tridente percuote vn duro faJlot
Onde vn deUrier vienfuor fuperbo,e fiero .
Virgilio . Virgilio parimente nel principio della fitta agricoltura dice,che J^ettn
no pcrcotendo U. terra col tridente ne fece vfcire vn feroce Cauallo . fi
che Vuole Seruio , che fa siato 'fìnto , per mofirare con qucjlo animale
il veloce , & frequente moto delle acque del mare . Onde furono det-
ti i caualli effere et iandio fiotto la guardia di Caflore , & Tolluce , per-
che le lorofielle fono velocijfime . ^Altri hanno detto , che fu dato al
T^ettuno
Degli Antichi . 185
^ittMtto il rìtYOUamentQ del camallo, perche è animale 5 che vuole hauere
luocbì pi ani, aperti, &fpatioft, che fono benifjìmo rapprefentati dal ma-
re . Et il medefimo Seruio , oue Virgilio fa , che Turno mette fuori gli
ftendardi della guerra cantra Enea , dice , che i \Romani parimente
ne metteuano fuori duo à certi tempi , & cbePvnoera vermiglio della
gente da pie , l'altro ceruleo di quella da cauallo, perche quefioè il colore
del mare ,&che il T>io del mare fu il ritrouatore del cauallo . Diodoro
fcriue, che ì^ttunofu il primo , che domaffe caualli , (3 infegnafìe l'arte
del caualcare , & che perciò fu cognominato Equeftre , come fcriue anco
Taufania, & dice , che perciò tlomero deferiuendo il giuoco del correre de Paufama .
i caualli introduce cMenelao , che fa giurar pel T^ume di K(ettuno ,
che non vi fi vferà fraude alcuno . Et foggiunge , che il cognome di E-
quesire in quefto 'Dio è pia notabile di tutti gli altri , perche è commune
à tutte le nationi . 'Donde fu anco forfè, che appreffo de' Romani i giuo-
chi Circenft,oue correuano i cauaUi,fojJero celebrati in honore di l^ettuno,
& la feftafì chiamaua Confuale , nel cui giorno ceffauano ì caualli dalle
fatiche , & i muli fi vedeuano inghirlandati i l capo di varie fot ti di fio-
riyche fu quella, come fcriue Liuìo-,che fece celebrare Ktmiulo,quando ra-
pì le donne Sabine ; perche , fecondo che riferifee Tlutarco , egli haueua
già trouato quiuifotto terra vn' altare , oue fu vn *D io chiamato Confo j 0 Qófo Dio.
perche f offe creduto dare conftglio altrui ,ouero perche bifogna^ch'el coni-
glio de i grandi affari fta fecreto \ & occulto, & perciò non fi apriua mai
quello altare , fé non alla fe/ìa , cheiodiffi , dei giuochi Circenft y
il che fece credere , che il'Dio Confo f offe ìslettuno , del quale bacerà
di hauere fatto questo poco fobico, perche non ne ho trouato anchora
fimulacro alcuno 0 *JMa, che i caualli apparteneffero dTs[ettuno , lomo-
fira anchora quello ,che fcriue Taufania, che in Grecia in certo luoco , oue
correuano i caualli , era dall' vna delle bande del corfo vno altare tutto
rotondo , oue adoravano Tarafippo y così detto dal mettere paura a i
caualli , perche quefti arriuati à quello altare fubito fi fpauentauano
così forte , che faceuano le maggiori ftrane%%e del mondo , con gra-
uiffimo danno di chi gli guidaucu» . rD a eh e ne nacque , cheandauano
fempre,prima che fi metteffero al corfo a detto altare ,& pregauano quel
Dio con certe cerimonie , e voti , che voleffe effer a loro , & à loro caualli
benigno, & piaceuolt^ . Seguita poi Taufania, e recita molte opinioni
di coftui, che ei foffe : ma di tutte fi rifolue à credere, che la più, verafia,
che quel Tarafippo fofie cognome dì 'i^ettuno Equestre » perche la ori-
gine prima de i caualli venne da lui ; dal quale fi legge ancho , che
Giunone hebbe duo caualli in dono > donati pofeia da lei parimente a Ca-
i^sfa fiore9
186
Imagini de i Dei
Imagine dì Nettuno *Dìo del mare appo Tìloflratoy
con t imagine di Tarajìppo ^attentatore de Caualli tolto
per Vattimo x la prima imagine dinota per dmare con-
durci tutte le co fé ne cesarie al<~vitto, e£* ogni fòrte di
mercantìa alTyfo humano destinata .
De gli Antichi. 187
fiore, & 'Polluce . Et a tutto ciò accorda, che Ope mofìrafjt à Saturno di
bai-ter e fatto vn cauaUinoyquando partorì T^ettuno ; il che Feslo mette
fra le ragioni , che ei rende , per che 'Nettuno f offe detto Equeflre:&
dice , che per qucflo nella flliria di noue in noue anni gittauano quattro
caualli in mare à Nettuno . Et hanno anchora voluto alcuni , che il ca-
ualloft confaccia à coslui,percbe così ci porta il mare da ogni parte le co- '., „
fé neceffarie^ome fanno i caualli . Onde Fìloslrato dipingendo due Ifo-
Ictteje quali baueuano vna pianga fola tra loro commune,oue l' una por-
tata quello , che cagliata da' coltiuati campi , l'altra quello ; che andana
depr edando per il maretdice , che quitti fu drÌT^ata vna slatua di Tet-
tano con l'aratro,& col carro , come di coltiuatore di terra ; volendo mo-
slnve chi la fece , che da luì riconofceua.no le genti di quelle J fole etian-
dia ciò , che dalla terra viene jma perche non par effe poi , che terre/ire lo
baueffe fatto folamente,aggiunfe all'aratro vna prora dinaue, sì ebepa-
reua,che T^ettuno nauigando araffe la terra . Et apprefjo de gli Elei iti
Grecia fu certa Jlatua , come/criue Taufania , di giouanefen^a bar ha ,
che fi teneual'vn piede [opra l'altro, efiaua con ambe le mani appoggia-
te ad vna hasla,queftafi vejìiua poi a certi tempi bora con ve/te di lino,
& bora di lana ; Et fu ella creduta efiere di Kletttmo , che portato quitti
di certo altro luoco della Grecia }fu poi hauuto in grandiffima riueren'^a
da tutti delpaefe > benché non 1s{ettuno,ma Satrapefoffe nominato.Veg-
gonfi anchora due medaglie antiche > l'vna di Vefpefiano , & l altra di
Adriano, nelle quali è laìmaginedi 7S{ettunQ fatta dguifa dihuomo%
cheflà in pie tutto nudoyfe non che dal fini/ho homerogli pende vn pan-
no , £f ha nella deslra mano vna sferra di tre correggie , tenendo il tri'
dente in alto con lafinìfira. Et in certa altra medaglia pure antica. T^et-
tuno è benfatto nudo , & dritto in pie, ma che ha la finiflra alta appog-
giata al tridente 5 porge vn Delfino con la deftra , e tiene Ivno de i piedi
fopra vna prora di nane. Oltre di ciò volcuanogli antichi , che delle Cit- ,
tà le porte fofjero dateà Giunone }kroccbe9& lefortei^eàCMinerua,& d^Necfu*
Nettuno le mura,& i fondamenti, come nota Seruio,oue Virgilio fa, che no .
Venere mo/ira ad Enea la rouina di Troia non effere reparabile , perche Virgilio.
quefii Dei vifiaffaticauano d metterla in terra , rouinando ciafebeduno
quello tche erafuo, & così gli dice ;
Qu) , doue vedi , che gli alti edifici
J{otti , e disfatti in terra vanno, e'ifumo
Conpolue mifto cndeggkfin'al Cielo»
Tfettun col gran tridente faiot e , e abbatte
*t* 2 Le
1S8 Im agini de iDd
te mura , e da' profondi fondamenti
Le futile , è la Città tutta roina .
Ennofìgeo Et per queflo egli fu chiamato dateci SnnofigeO , che viene adire
Terremo- concufìote della terra, -volendojche lo fpauenteuole Terremoto veniffe da
Nettuno!? '*' ' & f°ffe fatt0 ^ moumento ^e ac1ue * "Per l* 1ua^e cofa quelli
di Tejfaglia diJfero,cbe T^ettuno haueua dato eftto all' acquette allaga-
vano prima tutto quel paefe circondato da ahi monti , perche fcuotendo
la terra aperfefrà quelli vna affai larga via al fiume Teneo , come reci-
ta Herodoto , & dice,che à lui pare^che la feparatione di quei monti non
fia venuta da altroché dal terremoto^ che diranno fempre , che Vhab-
-y . bì fatta T^ettuno tutti quelliji quali vogliono^che da lui venghi lo fcuo-
quefti Dei cimento della terra, & le rouine , che nefeguono . Queflo ho detto , non
vedi nella perche ferua molto alla imagine di Ts[ettimo}ma perche moftra j che egli
prima figu fcriue affai àdifegnar e il terremoto. *Da coftui non fu molto diffimile
ra a carte /^ ìmagine dell' 'Oceano : qual difiero gli 4 uichi padre di tutti i 'Dei,
Oceano ^ intejo per lui oltre al mare difuori,che circonda tutta la terra , l'vnì-
uerfal potere ancho dell'acquarla qual voleua Thalete UWilefio , chefof-
fc fiata principio di tutte le co fé j da che prefero le fauole occafione di
chiamare l'Oceano padre de'Dei ; & gli diedero perciò moglie , che fu
Thetide. xhetide Dea parimente , la quale partorì vn numero grande di Dei mag-
rini y di Fiumi) di Fonti, & di T^ijife . Era vecchia , tutta canuta , G?
bianca , onde i Toeti la chiamano Jouente madre , & veneranda,^ di tal
afpettoft può mettere col marito, che fu , come rifeiifce il'Boccaccioy di-
pinto Jopra vn carro tirato da "Balene per l'ampio mare, & gliandauano
i Tritoni dauanti con le buccine in mano 5 i quali haueuano la parte difo-
pra humana,& quelli di [otto di Delfino,o di Tìalena,come vuole Fornu-
to,& d'intorno l'accompagnauano molte 1^infe,Gr lo feguitauapoivn
Proteo, numerofo gregge di beftie marine fatto la cujìodia di Troteo,cbe ne era il
paftore * & fu parimente vno de i 'Dei del mare , che prediceua fouente
altrui le co fé à venirejma non lofaceua però fé non sforato , &ccrcaua
ancho di ingannare chi voleua fargli for^a , mutando fi in diuerfe forme
per v fargli di mano j perthe bifognaua legarlo, & tenerlo tiretto ,
D'odoro t fin (he foffe ritornato alla fua prima figura , cheallhora poi rijpondeua
di ciò, che era dimandato . Di cofiuifcriue 'Diodoro , che egli fu già elet-
Proteo p- to J{e in Egitto , come ilpiufauio , che fi troUaffe allhora in quelpae-
che in é\-fe,èr perito in tutte le arti,con le quali e'ifi cangìaua à fuo piacere in di-
uerie tot- ^rfe forme ; che Venìua forfè à dire apprejfo di quelle genti, che egli fa-
peuaconlamcltafuaprtiden^aaccQmmodarftà tutte le cofe. Eti Gre-
ci voi-
Degli Antichi.
li.
Imagtnì dì Eurìnome > gx7 di ^Decreto Dee marine
Piena figliuola dì TProteo l'altra madre dì Semìramì>fi-
gnificantì Improprietà dell'acqui, & li effetti > $ acci-
denti che fi reggono di quelita .
i$o ImaginideiDei
civolltro, che cìofojfe detto di proteo per la vjan^a 5 che haueuano ì l{e
in Egitto dì portare, quando fi mojìrauano in publico^ fu l capo come per
infegna di B^è, quando il dinanzi di vn Lione,quando di vn toro, ò difer-
pente,& alle volte vno arborea qualche pianta,& altre vna fiamma di
fuoco,come che in quel modofojfero più rifguardeuoli. Finfero dunque i
Cjreci,che Vrotheo così fi cangia/le in diuerfe forme,come effi cangiavano
la infegna reale . Legge fi anchora3 che egli fu Signore in Carpato Ifola,
dalla quale è cognominato il mare Carpatio,di verfo l'Egitto : &, perche
quejìo mare bà gran numero di Foche-, chiamate altrimente citelli mari-
ni, perche hanno le parti dinan \i con cuoio, & pelo di vitello, & di a krè
Paftore difim$* beslìe,fi: finto che Trotheo foJfe,come diffi,paslore,& cuslode de i
greggi ma greggi dell'Oceano. Del quale fu anco detta figliuola Eurinome-,penhe
rmi. Homerofd,che ella accompagnaTetide, quando va a trouare Folcano, fé
fiunnome ysne quaichuno ha vo'uto crederla pia tojìo Tfiana^ome dice 7}anfania ;
che non fi confà però punto al fuo fimulacro, quale era in forma di f emi-
na ìldìfopra-)& Udì fotto dipefee legato attrauerfo con catene d'oro. Que
ftafu certo Tsfume adorato nelC<^s£r cadia da Figatefi in vn tempio a i lo-
ro fantijfimo,qual non apriuano,fuor che vn certo dì dell'anno, & allhcra
celebravano folenne fefla , & facevano molti facrificij inpublico , & in
priuato . E mi riduce a mente certa altra Dea fauolofa , come la chiama
Decreto. Tlinio, nomata Decreto dagli antichi, che fu parimente tutta pefee , dal
Diodoro ^apo in fuori, che era di donna . *Di cosici fcriueT>iodoro , che ella fu
prima l^infai& che fatta grauida fenica faperfimai da cui, partorì Se-
mirami con grauiffimo fdegno di hauere perduta la virginità , perii-
che gittatafì incerto luco della Siria > fu poi come Dea adorata nella
forma . , che io dìffi , da quelle genti , le quali non hauerebbono po-
feia mangiato più percofa del mondo pefee alcuno di quel laco ; perche
Jlimarono , che tutti fofiero confecrati a lei . (JUà ritornando all'Ocea-
no , per dichiarare il refio della fua imagine ; il carro mofira > che
egli va intorno alla terra > la rotondità de Uà quale è mofirata per le ruo-
te , & lo tirano le "Balene 5 perche quesle così feorrono tutto il mare »
come le acque del mare circondano tutta la terra , & fparfeui per den-
tro anchor a s ne occupano la maggior parie. Le T^infe poi vogliono fi-
gnificare le proprietà delle acque , & gli diuerfi accidenti , che fpefto
fi veggono di quelle : le quali da gli antichi furono intefe non folamente
(otto il nome dell' Oceano , diTS^ettuno , diTetìde > dilforiday di
i^fmpbitrite > & di altri Dei del mar e , ma di o^ che ho ancora .
"Benché vogliono alcuni,che quelli fignificaffero la natura delle acque J a-
late , # per cojìuifi intendere delle dolci , come fono quelle de i Fiumi > li
quali
Degli Antichi. 191
quali da gli antichi furono parimente adorati,^ fatti in forma huma- »
na . <JWa prima che io dica di loro , difegnerò i venti , perche hauendo Venti .
detto del mare , oue efji mojirano meglio forfè , che in altro luoco lefor^e
lorOjparmi che fta ragionevole mettergli qui. Et benché né ambo fa-
tebbono flati male con.Giunone dimoslratrìce dell' 'ar imperché vogliono i
naturali , che non fia altro il vento , che aria mojfa con impeto ; onde Eolo
EJ de i venti così rifpofeà Giunone quando ella lo pregò appreffo di Fir- Virgilio.
gilio , che turbeffe il mare con grandijfima tempejta à danno de' Troiani,
che nauigauano in Italia .
Tut qualunque il mìo regno fta , mi fai
. I{è ,tù mi rendi ilfommo Gioue amico ,
E da te vien , che fono in mio potere
I fieri venti , i nembi e le tempefle.
Ityndimenonèbora farà fuori di propofito dirne quel poco , che ne ho
trouato ferino ,hauendo gli antichi adorati quesli anchoracome Dei , <3f
fatto loro facrificw,ò perche fbjfero già flati , ò perché haueff ero ade ffere
fauoreuoli alUauenire; &gli dipinfero con le ali, con il capo tutto rabbuf-
fato, & con le guancie gonfie in guifia di chi foffia con gran fior^a , &
fecondo poi che diusrfi fono gli cjfiuitcbe ejfi operano colfoffiar loro; per-
che alcuni raccogliono le nuuole inficme , & fanno lepioggie , alcuni le
- fcacciano , & in molti altri modi moflrano il poter loro , così furono da'
Toeti deferitti-ditterf amente . E ben che dì molti ò legga, quattro però ^en" Prm
folarnente fono i principali , che foffiano dalle quattro parti del mondo, C1P
ciafeheduno dalla fua , come fono disegnati da Ouidio nel partimento Ouidio.
primo deWvniuerjo . t_Ma vi fono flati anchor a fecondo Strabone alcu-
ni, che hanno voluto,cbe non foffero più di due . L'vno detto *A quilone,
& chiamato 'Borea ancora , & da' marinari de' noflri tempi Tramonta- Borea.
na,cbe foffia da Settentrione,& queflofaiue Taufania , che era [colpito
da vn lato dell'arca di Cipfello nel tempio di Giunone appvtffo degli Elei
in Grecia,cbe rapiua Or ithia, come fingono le fauole,nè diceycome eifojfe
fatto, fé non che in vece di piedi haueua code diferpenti; ma perche ei fa
col fuo foffiar e freddo grande-, porta le neui , & indurifee il ghiaccio ,gli
fifa la barba, i capegli,& l'ali tutte coperte di nette . L'altro è l'<Auftro
detto etiandio TS(oio,& Oslro da' marinari, che viene dalle parti di me%-
%p dì:di doue perche queflo con il fuo foffiare adduce per lo più pioggie, oto "
così lo deferiue Ouidio, Ouidio •
Spiega
192
Imagini dei Dei
Jmagini dì eBorea,<*Auftro)Euro>&' Zefiro quattri
hj enti principali , (gjr di Orìthia & Flora l'vna moglie
di Tlorea > l'altra di Zefiro > che dimostrano li effetti de
detti <~ventì mentre foffiano>& dominano nelle fi agionì
& ptefijò ttop ofli al lor Jojfiare .
De gli Antichi. 191
Spiega l'ali gua^pfe T^oto , e viene
Con vifo ofcuYO > e carco difpauento ,
Le bianche chiome fon di pioggia piene ,
E di nembi il barbuto borrido mento ,
La fronte cinge denfa nebbia , e tiene
Il ciglio graue al tempeftofo vevto,
(iti bagnan l'acque ogni bor le pi ume,eH petto,
7^è mai ferena al nubilofo af petto.
Et de ì quattro che io diffi, il ter^o è detto Furo , ò Léuante da no ftrì, ^ut0t
che fojfia dalle parti dell'Oriente, & fifa tutto negro per gli Etiopi , che
fono nel Leuante 5 d'onde egli viene ; & fi dipinge con vn fole infocato
fu l capo , però che , fé il Sole , quando tramonta > è roffo , moHra , che
queflo vento ha da /off are il dì , che vien dietro , come fcrifìe Virgilio .
1 L quarto,il cui lieue fpirarefì fente con vna aura tempratale foaue dal-
li Occidente , è Zefiro^ Tonente fecondo i moderni , il quale perciò dipri- Zefiro.
mauera vejìe la terra di verdi herbe , & fa fiorire i verdeggianti prati.
Onde venne,che lefauole lo /infero marito di Flora, che già'dicemmo ado- Flora .
rata da gli antichi come Dea de i fiori, la imagine della quale fa di bella
l^infa-.onde ellaflcfìa^quando racconta adOuidio le ragioni delle fue fe-
fienosi gli dice della bi llc^a fua.
E per modeHia non ti dico , s'io
Foffi bella : ma bafta , che fui tale ,
Che vn 1)io non ifdegnò , fol per hauermiy
Venire à farft genero à mia madre .
Tortaua ghirlanda in capo didiuerfi fiori , & vefìe parimente tutta
dipinta a fiori di colori diuerfi; perche dicono^ebe pochi fono i colori , de i
quali non fi adorni la lena, quando fiorifee .' Et di Zefiro fa Filo/irato
vn difegno tale . E gli è giouane di faccia molle ,& delicata , ha le a-
lì à gli homeri , & in capo vna ghirlanda di belli,e vaghi fiori . 7^è pia
dico de i uenti,ma ritorno a i fiumi,li quali dagli antichi furono parimen
te (limati cDei,ò TSlumi}come fi voglia dire,& gli pregauano con folenni
votile faceuano loro facrificio non meno che à gli altri, & foleuano offerir-
gli de i capegli tagliatifi perciò con certa cerimonia, & lo faceuano tutti ì Paufanfa .
Greci per antico coflume, come dice Vaufania , che fi può raccogliere da F^0^rat0*
Bomero, quando mette , che Teleofa voto al fiume Sperchio di tagliarft
£ b i cape-
Imagini de i Dei
ìmaginì dì Ce fi fio > ffi del l?o fiumi quello dì Grecia,
quefio d'Italia ., & d'vngìouanetto che tagliatìfilì ca-
pelli a quello li offerifcejg) dinotano la natura & tmpe
to de fiumi con il lor mormorio^ tortuvfi -cor/o .
t)c gli Antichi. W
i caperti-, & darli a luì, fé achille ritorna /ano , & faluo dalla guerra
di Troia . Et nel paefe di jltbene a Cefifo fiume era certa slatua di vn
gioumetto , che fi tagliaua i capegli per dargli a quello . frano i fiumi ■
fatti in forma di buono con barba , e con capelli lunghi , che fiia già-
cencio, & appoggiato fopral'vn braccio, come dice Filosìrato , quando
dipinge la Thefjaglia , perche non fi lieueno i fumi mai dritti in alto-3 C5*
alle volte arie bora , & per lo più , fi appogia fopra vna grande vr-
na , che verfa acqua , & però Statio così dice dì Inaco fiume , c^inacho.
pajfa per la yrecia . \ Statio.
Inacho ornato il capo di due corna
Sedendo appoggia lafmiHra alTvrna,
Che prona largamente l'acque verfa.
Et fan fi con le corna ì fiumi dice Seruio,ouero perche il mormorio del-
l'onde rapprefenta il muggiare de i buoi, ouero perche reggiamo fpejfo
le ripe de i fiumi incuruate aguifa di corna. Onde yirgilio,Que chiama il Virgilio .
Tebro I{e de i fiumi della ?talia,lo chiama cornuto ancora, & così lo di- Tebro .
pinge quando falche ad Enea.
Tra le populee frondi par mojlrarfi
(jiàveccbioyrìnto gli bomeri,& il petta
Di verdeggiante veloce ombrofa canna
Cuopre,e circonda le bagnate chiome.
Et del Tò chiamato Eridano anchora dice in vn altro luoco , che ha la Pò fiume «
faccia di Toro con ambe le corna dorate . Oue Trobo efpone finger fi il Tò Probo .
con faccia di Toro,perche ilfuono7che fa il corfo fuo è fimile al muggito
dei Toriy& le ripe fue few torte come corna,& Eliano parimente faiue, Eliano.
che lefiatue de' fiumi Je quali da prima erano fatte fionda alcuna forma,
furono pof eia fatte in forma di Bue. Come fi legge ancho apprefìo di Fe-
fio Tompeoyóue dice>cbe i fimulacri de i fiumi erano fatti in forma di To
rijcioè con le corna,ptrchc fonofierì£3 atroci come i Tori. Oltre di ciò co-
ronauano gli antichi i fiumi di canne,perche la canna nafce/J crefee me-
glio ne i luochi acquofi,cbe altroue>& quindi venne che Virgilio fece,co-
me diffi purmòjl Tebro bauere il capo coperto di canna. Et Ouitiio raccon
tando la fauola di K^yicigià mutato in fiume ^quando Tolifemo gli htbbe A ci fiume.
gittato quel fajfo addofio , che lo febiacciò tutto , fa così dire à Cjala Ouidio .
tea di lui.
Bb z Subito
ip6 ImaginideiDeì
Subito fopya l'acque tutto apparite
Jlgiouinetto fin alla cintura.
Et in altro mutato non miparue,
Se nonych'era d'affai maggior flaturd.
Et il color di prima anco difparue,
Onde la faccia già, lucidale pura
Verdeggia^ ornatoèd'vno, e d'altro corno
Il capoycui va verde canna intorno,
Vedefiperò à I{oma in Vaticano vna flatua del Tcbro , che non ha le
cornarne il capo cinto di cannerà di diuerfe foglie 9& di frutti polendo
forfè in quel modo moflr are chi la focena fertilità, &l'abondan^a, che
fa quefto fiume in quel paefe}nè lafcio però cofiui in tutto la fintone de i
Toeti , perche gli pofe vna canna in mano . Quando appreffo di Ouidio
Achtìoo. lAcheloo racconta à Thefeo il rumore , che ei fece con Hercole per Dcia-
nira , dice , chefià appoggiato fopra l'vno delle braccia, & ha cin-
to il capo di verde canna & è con vn manto pur verde intorno>& non ha
due corna come gli altiijna vro fidamente , perche l' alti o gli fu rotto da
. Hercole, fecondo lefauoleyil quale pieno di diueì fi fiori ,<& frutti fu poi do-
Cor.no nato à quelli di Etolia , che lo- chiamarono corna di douìtìa . Et fu così
finto , come recita Diodcro , perche Hercole con non poca fatica torfe
vn ramo di quel fiume dalfuo primo corfo , & lo riuoltò in altra parte ,
la quale ?oue era da prima arida,& non fruitaua,diueme per l'acque,che
vifpargcua fopra alle volte quefto fiume con riucltato ramo , fruttifera
Jopra modo . Et perciò fono i fiumi deferitti diuerfamente da' Voeti , ri-
f guardando cffitalbora alla qualità delle acque , & al corfo loro , &
talìhora alla natura delpacfe,per lo quale pafìano . Onde è , ebeferiuen-
do Taufania dell'arcadia dice ? che in certa parte del paefe fono alcune
jìatue de ipiu nobili fiumi £$ celebrati da gli antichi,tutte di bìanchiffi-
Kiicfiumc mo marmo > eccetto pero quella del "tylo , che la ha di pietra negra . Et
foggìonge poiché ragioneuolmente fu fatta la slatua del K(ilo di pietra
negra , perche ei correndo al mare, paffa per gli Ethiopi gente tutta ne-
gra . Luciano ferine, che dipingendo quelli di Egitto il K{ilo , lo mette-
vano a federe fopra vn Crccodilo , onero fu vn cauallo Fluuia tile, qua-
l'è certa bestia da quattro piedi , come la deferiue Herodoto, della gran-
dei^a di vn gran Toro , & ha la tefla come i buoi , il nafo fchiacciato ,
come le capre , le crine come di cauallo, & la voce; gli denti infuori, &
imertigla coda fplendida>& il cuoio così groffofó àuro,che quando è fé:*
co ,
De gli Antichi,
ìmagine del Dìo Zlertuno Dio de pen fieri humanì,
de 'Il 'annone gli borii, mutatore dì dmerfe faccie , ìntefo
anco per il fiume Tebro, et imagine del fiume Nilofèden
te /òpra <~un'H ippopotamo ^Animale proprio diquelfiu,
ine con molti fanciulli > che dinotano li gradi delcrefcere
del detto fiume > ffl che fono fino fé deci cubiti per ordi-
nario .
io# I nug in idei Dei
co,nefano dardi; & fu detto quejio animate da' Greci HlppopotamO >&
glifaceuano intorno alcuni fanciullini, li quali tutti lieti fcher^auano ,
come fi legge anco apprefto di Tlinio y il quale fcriumdo di certa forte di
marmo duro , e ro'^o come il ferro, dice , che Vefpafiano poje nel gran
Tempio ddla '•Tace vnaflatua del 7S(j7o la maggiorcyche ffje mai vi/ìay
con fedeci figliuolini , che gli feber^auano intorno , & fignificauano 9
che le r.cqut dì quel fi urne al maggior crescere , cbefacefjero , arriuauano
fino alTalteT^a di fidici cubiti . Legge fi anchora , che la (ìatua di Vtr-
titno pò fi a ndfoYc fumano rapprefentaua il Te ho , ede prima pafiaua
quindijnafu poi riuoltato in altra parte , & era adornata di fiori y & dì
frutti per mostrare , come aiffi pur dianzi tla fertilità de i campi a lui
"vicini . 'Benché fu Vertano anchora creduto vn Dio , che fvffe fopra à
gli Immani pmftért] & chef mut affé in diuerfe 'fórme , perche fpeffi»
mutano gli huomini pen fiero. Et alcuni lo differc il ^Dio dell' anno >il qua-
le fecondo le ftagwni piglia diuerfe faccie , & agli huomìni porge occa-
. fwne di fare quando vna , ££ quando altra coja , come dice Tropertio , il
Propertio. ^ Ym^e \a ragione del nome fio , & infieme lo deferiue così bene, che
non dando à me V animo di dirne piàynè meglio, porrò foto quello che ti ne
dice f tirando al volgare alcuni Cuoi ver fi in quejio modo .
V E II T V 2^ 0 .
Lstfcbe ti marauigli di vedere .
Tante forme in vn corpo }fe mafcolù
Che fta Vertuno tu potrai fapere .
Qua venni di Tofcana , oue da molti
Vifitato non fon , né mi dìer mai
Tempi y con auhi, b confoperbi volti .
Di ehe punto non curo , perche affai
Mi baUa di veder il %oman foro ,
Et vnquad altri honor non mi curai
"Pajfaua di qua via col corfo loro
L'acque del Tebrb già , come fi dice ,
Che in altra parte poi voltate foro .
Ter che' l bel Tebro con lieto , e felice
Succefìo alpopolfh-o volfe dar loco ,
E di ciò fu del mio nome radice .
0 che da l'anno , quala poco a poco
Si va volgendoci Vertuno detto,
E cori'
De gli Antichi. ipp
E confecrato anchora in quello loco .
Qnafi che per me [otto l' burnii tetto
Rjponga il contadino la ricolta ,
Che pofciagode , e per cotal rifpetto
Vedi che circondato fon di molta
Vua y che porporeggia , e la mia tejia
£ tutta di mature f piche aiwlta .
Et par che 7 tempo ogni anno miriuesla
Secondo laflagion di dolci frutti ,
Che mi porge la mano al mio bonorprejìa .
Terò qui vedii pomi già produtti
1)alperoafuo di/petto , che l'accorto
Inferitor m'cjferfe , né di tutti
€li altri ti vò dir bora , perche f corto
*Da la mendace fama altra ragione
Di nono del mio nome anco Rapporto .
Ma tu , non quel, che dicon le perfone
*Di me , ma quel ch'io slejfo dico credi,
Ch'ai ver non fon tutte le lingue buone*
La mia natura è atta , come vedi ,
K_sf trasformar fi in tutte le figure ,
Tommi in carrotà cauallo, ò fammi à piedi*
Io mi confaccio a tutto , e fé tu cure
Vedermi giouinett a delicata.
'Dammi feminil vefìi monde , e pure *
Huom farò yfe la toga mi fa data ,
E faro con la falce vn metìtore ,
S'haurò difien la fronte coronata..
Veslito d'arme già non poco honore
Ver quelle ho meritato , sì pareua
*A tutti dìiofoffi huom di gran valore 9
Et chi l'arme d'intorno poi mi leua ,
E mi vcfie da grane litigante ,
Taio nato a le liti , e fé t'aggreua
Vedermi sì feiiero , conuiuante
Quaft ebbro mi vedvaiyfel capo m'orni
Di rofe , e che gioconde , e lieto cante .
Tarroti 'Bacco poi , fé tu mi adomi
'Itela mitra , eh 'ei porta , e giurerai
Che
200 ImaginideiDci
Che veduto non hai vnqua a tuoi giorni
Che pia Febo adornigli, fé mi dai
L'arco , e la cetra , & vngran cacciatore
S'haurò le reti tu mi crederai .
tJMi dirà ognvno vago vccellatorg
Simile a Fauno^he mi Veggia in mano
La lieue canna;e che ? non mi dà il core
*Dì mo\ìr armiti ancor à mano à mano
Vn dotto auriga , e fimile a chi regge
f correnti deHrier con forte mano i
Infomma non ha termino , né legge
jllcunail mio cangiar mi in varie forme ,
Qualfò sì benychsalcun mai noi correge .
S'io vorrò jfaròfìmile a chi l'orme
(guarda de i vaghi gre ggi,e degli armenti,
Ouerfarommi a vn pefcator conforme .
E quel y che fa più forfè che mifen ti
"Nominar fpeffo , è che de i ben colti botti
I bei frutti mifonfempre prefenti .
Come la Zucca , e'I cauol con ritorti
giunchi legato tene notano ancora
1 cocomeri , quali mi fon porti .
Et ti concludo che quanto orna , e infiora
\ f lieti prati ? tutto m i vien dato ,
Et perche mi rìuolto adhora adhora
Informe aflai, Veruno fui chiamato»
TLP-
.De gli Antichi. 201
P L V T O N E.
Eriche nella partigione , che fecero fra loro dell'v-
niutrfoi figliuoli di Saturno , toccaffe alCvna il re-
gno del Cielo , all'altro , quello delle tacque , &
al ter%o quello deli f riferito, fecondo lefauole , che vie-
ne a dire, come lo raccontano le hiflorie,che (fioue heb-
be le parti dell Oriente fiutone dell'Occidente, e 7<(et-
tnno le l/ole del mare : nondimeno pare, che ciafeheduno di loro babbi
che fare per tutto , onde Tatuino appreffo di Virgilio minaccia i Venti ,
perche fen^a intendere il Juo volere hanno hauuto ardire di turbare il
Ciclo,& la terra-, & Giouefouente mette ordine alle cofe dell'inferno; &
Tintone parimente al^a il fio potere fino in Cielo : da che vien detto che
Gioue ha il fulmine con trepuntefbjettuno iltridente ; la imaginc di co-
sini, lo porremo talhora di potere pare al Sole,& talhora ftmile alla ter-
ra , ma farà egli però il T^dell'InfernOy come che quiuipiu,cbe in altre
parte valeffe il fuo potere , ouegouernaua le anime vfeite già de' corpi
de' mortali . Et,accioche a ciafeheduna foffe dato luoco , & pena fecon-
do i meriti Jiauauatr e giuUijf mi giudici a aio deputati, Eaco l'vnOyl' al-
tro %adamante , & il ter^o Minos,che,come fi è altroue detto, furono fi- Giudici
gliuoli di Gioue , & di Europa l'vno, & li due di <Afia . 'Delti quali di- dell'Infer-
rò prima quello , che fé ne legge apprefìo di Tlatone, & dapoi verrò alla n° •
imagine di Tlutone , perche mi pare , ciò debba efiere cofa affai bella , e aton
àiletteuole , £2 dalla quale fi può vedere come quefìi tre fi habbiano a di-
pingere poltre che vi fi impara anco quali debbano ejfere i (jiudici.
(osi dunque dice Tlutone . Fu già al tempo di Saturno vna legge tale ,
la quale faggi ancora è apprefìo de i Dei,Ù vi fu fempre, che tutti quel-
li huomini , li quali viuendo er ano fiati gius~liy& buoni, morendo poi ne
andafìero alle Ijole de i beati, & all'incontro chi batic fie operato male in
vita , doppo morte in luoco a ciò deputato foffe mtriteuolmente punito .
Et al tempio di Saturno , & quando cominciò Cjioue a regnarerfarimen-
te erano giudicatigli huomini viui ancora,& da giudici pur anche viui
nel dì medefimoyche doueuano morire ;onde auueniua,che motti erano in-
giuftamentc giudicati .La quale cofa intendendo Gioue da Tlutone,& dai
quelli,cbe algoucrno flauano delle Ifole rBeate , perche molti fen^a me- . .
ritarlo andauano à loro,dijJe; rBen prouederò io a quefto difordine, poiché 5?U,fvjr^"
conofco,che di effo la cagione è, che gli huomini bora fono giudicati prima
Ce rhe
2oì ImaginideiDei
che moìcmoì& ejfendoanco vejìiti del corpo mortale >fioue hanno chi di-
ce bene,& chi male di loro ; & perciò molte anime empie , & mahtagie
hanno ardire di prefentarfi ai Giudici tome buone , perche cuoprom
la malti a gita loro conia bellezza del corpo , con la nobiltà delcafa-
to , & conia fplcndidezj^a delle ricchezze : né mancano loro tesli-
monif quali dkano,che in tutta la loro vita furono fimpr e buoni ' , & giu-
sìi . Onde i <f ludici veftiti parimente delle membra terrene Je quali fo-
no quali ofcurovelo intorno all'anima 3 non ponno fé non marauigliarfi
della bontà di quelli 3-& giudicarli perciò degni di ogni bene . Ui fogna
dunque fare prima, che gli huomini nonfappiano , quando hanno da mo-
rir e, come bora fanno ( Et così fifa comandato à Trcmetheo , che dov.efie
fare) T)apoi che fagliati di tutte le cofe terrene, & già morti vadino di-
nanzi àgli Giudici , li quali ftano parimente nudi , & morti , sì che
reggiano con l'animo folo gli animi folamente nudi,& aperti , & coft
riufciì à facilmente , che fia giuslo il giudicio,che fi farà di loro . 'Perla
qual co fa voglio , come già tra me medefmo ho deliberato , che i miei fi*
gliucU,duè nati in ^Afia,cicè tJMinos, e J\adarnanto 5 C vno di Europa ,
il quale è Eaco , pò f eia che faranno morti. Piando in certo prato ( quello
era chiamato il campo della verità ) ouelafiradu in due parti fi diuide,
Ord ine ^^na delle qualità all'Inferno, l'altra alle Ifole de i "Beati , ftano Giudi-
buono per ci delle anime de i mortali,-& 'giudicherà l&damanto tutti gli \^Afiati-
gìudica're ci30 Eaco quelli ych e v enano di Europa, &fe qualche dubio vi farà tai-
•2Xìimc' hora,toccheràaxJ^IinGs di conofcerlo , aaio<he fenza inganno alcuno
ftano mandate le anime a i meritati luochi . Queflo fu lordine pofio da
Gioue , perche le anime fojferogwjì amente giudicate . Il perche si anno
Radaroan l{adamanto,& Eaco,quandogiudUano,ciafcheduno diloro con vna ver-
xo' ga in mano-& CMinosfeparato da quelli fiedefolo,& confiderà, tenen-
Minos do anche egli in mam vno feetro dorato s che così dice Vlifle apprejfo di
Homcrodi hauerlo veduto in inferno rendere ragione à i morti : le anime
dei quali portano fapra di sé fegnati, & imprejfi tutti gli affetti , che
hebbero , & ciò , che operarono mentre , che furono congiunte à i corpi ..
1>i modo che igiufii Giudici quando fé le veggono dauanti , non diman-
dano,ttè vogliono fap ere chi furono, ma guardano quel, che fecero mentre ,
the fletterò al CMondo , & fecondo quello le giudicano ,& manda-
no al meritato luoco , o delle pene ., ò dei piaceri, QuifeguitaVla-
tone dicendo qual fiano le anime > che per lo più vanno al luoco de i dan-
nati,& quali à quello de i Beati-.ma non lo riferirò già io, che mi bafla di
mqueflo che ho detto, per far vn poco di difegno de i tre (j indici dell' Infer-
Dan te . moJe ' V*a^ '-Dantepare bavere. figurato xJMinos informa di bejlia,per-
cioche
De zìi Antichi. 20 {
cloche nelfuo Inferno « lo mette con la coda}& loft rìnghi are, come fan-
no a punto i cambiando dice ;
Stanti: tjlfinos borribilmente e ringhia ,
Ef amina le colpe ne l'entrata
Giudicale manda fecondo , efrauingbia»
Dico > che quando l'anima mal nata
Gli vien dinanzi , tutta fi confejfa ,
E quel conofcitor dille peccata , :■..'"
Vede (mal luoco d'Inferno è daeffa /
Cignefi con la coda tante volte ,
Quantunque gradì.vuol , che già fa meffa .
Et per cojlui vogliono alcuni intendere iUimor dimenio, chehì ciafche Minos che
duno nell'animo de i propri] errori,ilquale del continuo lo trauagliajo ac- lignifichi .
cufa,fe non ad altrì,alla confeien^a propria f & li mofira ilfupplicio, &
le pene , di che lo fan meriteuole i commeffi peccati . Et quindi viene ,
che fonOyCome diffi , tre giudici in infèrno , per lo quale è fiato intefo que-
Ho nofiro mondo , oue regnóTlutoné , che dalle ricche ^^e fa così nomi-
natoappreffo de i Greci , con ciò f offe che per lui intendejfero la terra, dal- Plutonep-
la quale traggono ì mortali tutto quello, che hoggipiù fi appresa . Et ■ R.e dc
l'hanno dimandato Dite i Latini per la medefima ragione, cioè perche da
lui venghino le ricchezze , lequdli latinamente Jono dette con voce à
quella molto fimile , ò come vuole Quintiliano ,fà così detto per contra-
rio fenfo , quafi che egli nonpofja effer ricco , effendo che i morti fono ere-
dati priui di ogni ricche^a . uka lafcìamo quefle fpofitioni da parte ,
iT quello anchora,che ne dice,chc Tintone fu T>io,b ^ de i morti,perche
trouo le pompe funerali^ tutto quello,che intorno a i morti fifa, Sfac-
ciamo ritratto di lui fecondo lefauole , le quali lo fanno flore in ìnferm
fedendo come Refopra vn alto feggio;& così lo deferiue Claudiano,quan- quuj-
do racconta , che egli manda t^Mer curio à Gioue à dimandargli moglie , no .
come 1$ battemmo pregato àfare le Turche .
Sopra de V infermi borrendo feggìo ,
Con mae/là Dite fedeafi , tutto
Horrido , e d'atra nebbia il capo cinto ,
lo Scettro rugginofo in man tenea .
CWartiano parimente gli dà la corona , come à I{e , quando lo deferì*
Ce a neh-
'%" ^TT^
204
Invagini dèi Dei
5 * Magmi dì ^Plutone Dìo delt Infervori Trojerpina
fua moglie >di Eurìmone dìuoratore delle carni de mor-
ti > di Cerbero cane trifauce cuftode dell * Inferno s tolto
per il Sole nel tempo del sverno, nel quale la virtù della
terra fta in fé rìftretta> et Proferpìna e intefaper la ter
rajl cane per le tre co fé nece(farìealfeme9ilnafcere^crt^
fcere>& perfetionarfì*
De gli Antichi. 20?
ite ìnftcme con lì fratello j^€ttuno,dicendo.che egli èdi colore fofco, & hd , ..
in capo vna corona di negro bebeno tinta della fcure^a della ombrofa pjutone.
notte . Lofcettro, che tiene in mano , medefiman ente lo moflra I{e , & è
piccolo , perche moflra il "Regno di queflo baffo mondo , che così l'efpone
Porfirio ^ corner ì ferifee Euftbio , 0 intende [otto nome di Tintone il C°ronadi
Sole , detto I{e ddCinfcrno , perche poco fi moslra a noi nel tempo del- utone*
l'inuerno : maflafene per lo più con quelle genti , le quali fono nel-
la parte di [otto del mondo , fé pur è vero , chenoijìamo in quella dì
fopra , perche ejfi l'hanno intefa altramente , come riftrifee Seruio , che Scettro di
Tiberiano fcriffe ejferegìà venuta vna lettera da gli antipodi portata Plutone.
dal vcnto,laquale incominciaua così . Tsjoi che fumo di fopra , /aiutia-
mo voi, che cifete difotto , Et ^Arijìotcle parimente mostra con ragio- P'utonep
ne, che ftamo noi quelli di fótta . Ma queslo niente ferue al propofito no- llbole°
Jiro; baila;, che Plutone ^intendendo il Sole per lui, è credoto flarefotter-
ra tutto il tempo, che non appare fopra il no/he oriente , & tiene foco la
tapitaProferpina,che moslrala virtù del feme , perche queflo allhoraflà Proferpi—
ferrato nel ventre della terra , Egli ha vn'elmo,come dìffe Homero,Tlu- na *
tone,& Hogino , perche lafommità del Sole a noi è occu Ita . E fecondo le
fauole l'elmo di Vlutone , ò di Orco , che Plutone fu detto anchora Orco ,
rendeua inuifibile chiunque lo portaua in moio,cbe vedendo lui gli altri ,
ei non era punto veduto . Et dicono^he Perfeo l'hauea, quando tagliò il
capo à L7lledufa,& che con queflo fi nafeofe dalle for elle di lei, che gli fu-
rono fubito dietro , & lo bauerebbono trattato male, fé non era lo elmo di
Onoratogli da LMinerua , la quale apprejfo di Homerofe ne feriti pari-
mente per non effere villa da CMarte a combattere contra Troiani, il ,
cane Cerbero con tre capi,che glifià a'piedÌHomefcriue etiandìo Fulgen- Fu °en0 *„
tio , ilqual chiama Plutone prefide, & cuflode della terra, & lo fa cir-
condato di ofeure tenebre cop, vnofctttro in mano ,fignifca la inuidia ne i
mortali,nafcere di tre maniere , cioè , ò per natura, ò per cafo , è per acci-
dente-fiuero ancho,come vogliono altri, che tre cofe fanno dibi fogno al fe-
me , fé debbe produrre il frutto: prima,-che fia f par fa in terra, poi che qui-
vifia ccperto,& vlt imamente the germogli . Pindaro finge , che Plu-
tone habbia in mano vna verga , <& dice , che egli con quefìa conduce le
anime in inferno . Et alcuni gli pofero vna chiaue , come che egli così,
tenga ferrato il regno delio inferno 5 che le anime colà già difeefe vna vol-
ta non poffano vfeirne più mai . Onde legge fi apprejfo di Paufaniat Vauhnte*
che nel tempio di Giunone in certa parte della Grecia fu pò fia vna tauo-
la y nella quale erano intagliate molte cofe, & crani tra le altre Plutone ,
(& Troferpina co due Tiinfe ideile quali teneua l'ima co mano vna palla\
Ultra,
i\
. io6 ImagmideiDei
Chiaue in i'a{tra vna chiane ,perche, (foggiunge efSo Taufania) la chiaueè infe-
Plutone. &na ^l ^uioììe ì conciona che et tenga ferrata la cafa infernale in modo ,
che quindi ninno può vfcire . llcbe diede occafwne alle fattole di fingere,
che Cerbero fi ia alla porta dello inferno ,nè latri fé non a chi tenta di par-
Seneca* tire/pauentando quiui le anime perdute, come dice Seneca defluendola
in quejìo modo»
fi terribile cane , che à la guardia
Sta del perduto Regno , e con tre bocebe
Lo fa d bombii voce rifonare,
Porgendo graue tema a le trifle ombre,
Il capo , e'I collo ha cinto di ferpenti ,
Et è la coda vn fero 'Drago , ilqualc
Tifchia , s'aggira , e tuttofi dibatte «
Apollodó Così l0 deferiue anco ^Apollodoro ,• (e non che dice dipiù^ che ipeli del
£5 ce d°lf0 fom tutti ferpentelli. Et Dante così dice del mede fimo .
Cerbero fera crudele , e diuerfa
Con tre gole caninamente latra
,Soura la gente , che quiui e fomerfa*
(jli occhi ha vermigli , la barba unta , & atra ,
li ventre largo , & onghiate le mani ,
fy affagli fpirtì , gì' ingoia , & ifquatra,
tìefiodo. Hefiodo lo fece con cento te/le , & diffe , che era il portinaio di
fiutone, & che faceua carene à tutti quelli , che entrauano in infer-
no, ma a chi voleua vfeirne fi auuentaua fubito , & lo diuoraua . Il
che fi confà molto bene al fuo nome > perche tirandolo dal Greco , Cerbe-
ro viene a dire , che diuora la carne . Et per queflo hanno detto alcuni ,
che per lui fi intende la terra , la quale diuora gli corpi morti . Et vn
fìmile fu fra gli 'Dei dell'inferno in Delfo , chiamato da quelle genti
Eurinomo Eurinomo , ilquale era creduto mangiare la carne de* morti in modo,
che nelafciaua l'offa tutte nudejome recita Taufania,che lo deferiue tut-
to ne griccio , & del colore delle mofche Jlar à federe su vna pelle di a-
uoltoio y & mostrare gli denti. Hanno anco voluto alcuni , che per
Cerbero fi intenda queflo\ nostro corpo , il quale fi mostra gìaceuole a)
chi entra in inferno , cioè fi dona à i vitij , & a" lafciui piaceri ,
& grida poi a chi ne vuole vfcire , cioè lafciare quefli , & darfi
alla
Degli Antichi. 207
alla virtù . Et così l'intejc forfè Virgilio,quando fccesche quella bcjiict
fi leu affé centra Enea andante in inferno, il che fé ben pare effer contrario
a quello, che di leiferifiero HeJiodo,& gli altri, dicendo che ella fi moHrì
piaceuole all'entrata a chi vàtnon è però; perche hi fogna auuertire , che
tutti quelli , liliali fono andati in inferno, non vi fono andati per vna
mtdefima cagione , né ad vn medefimo fine , perciò ne fono anco auenutì
diuerfi fucceffi.lmp croche chi va in inferno (che altro non vuole bora di- Defcéders
re,chc difeendere fra la perduta turba de vitij) per slarfenefempre fra all'inferno
vitiofi piaceri , troua all'entrata Cerbero piaceuole , perche quesito corpo che figrùtì
tace ,2? gode contentando gli fuoi lafiui , e di for dinati appetiti, magri- clu*
da poi quando vede , chel'huomo vuole tornarfi indietro , & partire da
quefìi per feguitar la ragione. Onde chi fa queflo viaggio per andare al-
la confideratione de i vitij , accioebe fappi , come egli ha da fuggire , £5"
farfi perciò più fpedito alle operationi virtuofe,come fece Enea,troua Cer
bero,che gli fi kua conira,chevìen adire , che l'appetito fenfuale grida,
perche vede di non potere godere quelli piacer i,che più de fiderà . Et per
quesìo ancora fu finto , che Hercole aniaffe in inferno , & quindi ne tra-
luffe Cerbero legato > come figura dell' buomo prudente, il quale lega , &
flringe quefli fenfi del corpo in modo , che facilmente fé gli tira dietro
fuori dell'inferno de i vitij gli guida per la luce delia virtù y & che Ti-
ritoo all' incontro andato a leuarela moglie a Tintone , per contentare
l'appetito lafciitOyVi re fi afte. mono da Cerbero perche chi tutto fi immer-
ge ne' brutti piaceri , &viticfì , non toma poi più ad operare yirtuofz-
7ficnte,ma fa quelli fé ne muore . Hecateo fcriffe , come rifeiifee Tau- Hecatea,
fania,che non vi fu cane alcuno di inferno, ma che ciò fa finto , perche in
certa cauerna, per laquale fu creduto poter fi difendere in inferno ,flaua
vn terribile fer pente , che f acena [libito morir e chi vi fi accofiaua,(&
the queiìa fu la befiia3che t rafie Hercole ad Euri/ìeo d'inferno, alla qua-
le Homero diede nome dicane folamente, ma altri doppohtilo chiama-
rono Cerbero,^ lo finfero hauere tre tefle-.di chc,& di molte altre cofe,che
reflano di quefìa beflia^non dico più per bora , perche farà più a propofito
metterle poi in certa frittura, che ho g'àrìifegnata dell' animaimari-
iorno a 7Jhitone,del quale Seneca faritr atto in quesìaguifa dicendonella Seneca*
tragedia di Hercole furiofo.
Con maeftà terribile , e crudèle
Siede Tluto feuero , e trisìo in fronte^
tJAla non tamo però , che non fimoflri
Tur anco in parte fimilc a fratelli.
20S ImaginideiDel
lì. nato del celeile feme . Il volto
Tar effere di Gioue allbora , eh' egli
Spiega l ardente fulmine ,eVofcuro
J{cgno cofa non ha , ehe più tremenda
Sia ci'efìo, poich'ai fuo tremendo af petto
l'attenta ciò , che altrui [pavento porge .
Carro di *A cojìui dettero gli antichi vn carro tirato da quattro ferorifjìmi cg-
Plutone mfli negriyche fpìrau ano fuoco, nominato Orfneo} Tone-fh{itteoy 0? \jjf~
laftore, che tanti ne mette Claudiana y benché dica il 'Boccacio, che erano
tre folamente , & che'l carro parimente non haueua più ài tre ruote 9
volendo moftrau in queslo modochi lo fece^quale fia la fatica ? & il pe-
ricolo di coloro,che cercano arricchire , & la incertitudine delle cofe ven-
Dio delle thY€ . percfyt fa toljero anco per lo Dio dellericchc^e, 'Ben che ne ha-
' uefferovn altro ancorai Cjreci dei Dei delle ricchezze Jl quale beve htb
^ L}f? " he qmfi vn msdefimu nome con quefio , perche lo chiamarono Vluto ; fu
iane però diuerfo da lui , almeno di imagine ; perche udriflofime le deferiue
huomo cieco 5 & dice , che Gioue gli cauò gli occhi , accioche ei non po-
tejje cono/cere gli huomini da fane,dotti>& modesli, perche moflraua fin
da fanciullo di amargli tanto, che andaua dicendo per tutto di volere
uciano. ftayt fempre CQn quelli. Luciano parimente lo fa non folo cieco , ma
anco \oppo , <& che v adi con lettica talhora,etalhora che fia tutto fpedi-
to , & veloce nel carminar e . Tercioche dicefi , che nel dare le ricche 7^e
a' maluagi , egli è prefto, & veloce, ma che quando le porta a' buoni Va
a paffi tardi , & lenti , che è proprio anco della Fortuna-* . Et perà
ferme Taufania , che fu vn accorto configlio di colui, che appreso dei
Thebani pofe il Dio Viuto in mano della Fortuna,come che ellafia di lui
madre,& nutrice . Et foggiunge poi , che non meno accortamente fece
Cefifoto,fcultore eccellente, il quale fece àgli i^dftheniefi vnafiatua del-
la pace , & le pofe in grembo il Dio Tinto , perche la pace è conferua-
Stobeo . trice delle ricchezze , & le. guerre le diljipano . Stobeo nella compara-
tion , che fanno di sé medefime inficme quefio Tluto^& la Virtù, fa che
egli fi gloria di condur al defiato fine i defiderij degli huomini,e delnafce
te fuo dice Hefiodo; che tfjendo vn certo Iafw amato dalla Dea Cerere,del
loro congiungimento ne nacque Tluto , che fu poi totalmente felice
in ogni fuo affare . che ad al tri anco foleua applicar quefìa fua felici-
tà . Quefio interpretando alcuni , dicono della terra intefa per Ce-
rere , congiunta con fafio , che fignifica lo agricoltore , ne nafee que-
fio TlutOyche vien interpretato ricchezza , Efjendo che veramente dal'
la
Degli Antichi. 20?
la fertilità del terrenoja quale fi fa col ben coltìuarlo, Vhitomo fi acqui-
la ricebe^e > & beni . Tlutar co fatue , che appreffo de ì Lacedemoni}
era il Ilio Tluto cieco,& chefiaua giacendo fempre. Et quelli di \Rbodo
Ihaucuano chevedeua}& era con l'albe dorato, come fi raccoglie da Fi- Filoflrato
loflratOy il quale dice , che Tluto Haua alla guardia della rocca dì quella ■
Qittà , dipinto con le ali, come quello, the dalle nuuole era difeefo dorato-,
percheoro fu la materia , in che egli apparite prima ■> & con gli occhi,
perche venne dalla diurna prouiden^a. Conciofia che dica,che nel nafei-
mento di Mincrua piouue orofopragli l{hodu' , & ciò fi legge appreffa di
Clauiiano ancora, cue egli lauda S ti! icone. La quulcofa , fu fecondo il l0 f10'
mede fimo FiloHrato,perche ben conobbero quelli di Bjjodo C4/£ineruai&
la adorarono , ancora, ma non come fi doncva fare , percioebe fen^a foco
le fiacri ficauano, & però conce fic kro^ioucìa pioggia dell'oro. Oifaa
quelli di \^4tbenefu data la Dea come a piti faggi , & che ne' fuoi fa-
crificij vfarono il fuoco. Fu poi dato al Dio dell' inferno Tintone il Ci-
prefìo , (3 de ir ami, & delle foglie gliene fecero ghirlande gli antichi,
come di arbore trifia,& meHa,^ che ne i funerali era adoperata, ò fof-
fé, per che come vna volta è tagliato, più non rigermoglia > oucro perche,
come dice Varrone->circondauano de' fuoi rami il foco , che abbrucciaua i Varrone .
corpi morti , accioche il graue odore degli abbruciati corpi non offende ffe
quelli , che quiui ftauano d'intorno . effendo vfan^a de gli antichi , che i
parenti , egli amici andauano ad accompagnare il morto fin al luoco ap-
prefiatoper abbruciarlo) oueglifi metteuanopoi tutti all'intorno , & con
alcune lamenteuoli voci rifpondeuano a certa f emina, la quale con dotta a
prc^go per quefto piangendo gridaua , & fi lamentaua quanto poteva,
& diceua anco talbora qualche bene del morto 5 né partìuanofincbe
foflero raccolte le ceneri , &ripofie , bauendoallhorala feminala-
feiato di piangere, & detto le vltime parole, che Unto valeuano, quanto
farebbe a dire : Hora potete aniaruene . Et di rìdiamo herba; che vol-
garmente fi chiama Cape!uenere,fu inghirlandato anco alle volte Tluto-
ne . Et vi fono fiati di quelli etiandio, che g lì hanno poiìo intorno al ca-
po di TS(arcifo , facendogliene pure ghirlanda , perche quefio fiore era Narcifofio
creduto e ff ere grato d i morti, forfè per lo infelice fine delgiouanegià mu- re*
tato in effo-findene faceuano ghirlande parimente ,come dice F ornuto, al-
le Furie infunali . Quefle erano feruentì s & minifir e di Tintone ,
& ueniuano fpeffo a punire i mortali delle loro empie, & maluagie opere,
b che a farne delle altre gli uraliano, & erano tre, i nomi delle quali fo-
no eletto , TififoneieCTlfegera-t . Furono da gli antichi adorate pia
perche non facejjero male, che perche hauefiero da fare alcun bene, come
1> d furono
2T0 ImagihìdeiDei
furono ancho adorati i Dei Jtuerrunci^perche rìm,oueffero,& difcaccìafìe-
ro ogni male , &per queflo [riamente dice Vaufania , che facriHcauano
loro anco i Greci . Et il nome flejjo mofir a apunto la for^a del 1)ìo *A-
uemtncOypenbe auerruncare già appreffo de i Latini era ilmedefimo, che
rimouere , & discacciare . Rebbero dunque le Varie tempi] , & ai-
lari \come gli altri T>ei,& appreso de i Greci gli ^Athcniefi le dimanda-
vano le Dee Seucre,& i Sicionij le chiamarono Eumenide,cJ facrificaua-
no loro ogni anno nel dì a ciò dtftinato,alcune pecore pregne, & oltre alle
altre cerimonie le offerivano anco certe ghirlandate di fiori. K(eWiAcha-
ia ancora h ebbero le Furie un tempio con fimulacri di legno affai piccoli ,
Tiel quale fé alcuno macchiato di qualche graue fceler aggine foffe an-
dato , ancor che per ueder follmente , tome fi fa , diuentaita fu-
bito forsennato , & pareua , che gli entraffe in cuore tutto lo fpauento del
mondo ,& per ciò non vi Ufciauano andare per fona, come nota Taufania:
il quale deferiuendo l'arcadia racconta anco , the in certa parte di quel
paefe fu vn tempio , & un campo confccrato alle 1)ee Manie , le
quali eipenfa che fojfero le Furie , perche diceua fi , che quiui Orette
perde il fenno, & nùicntò furiofo hauendo ammalato la madre , &
che indi non molto lungi fu certo paggetto chiamato il Dito , perche iui fi
uedeuaungran Dito tagliato in pietra per memoria,che Orefieforfcnna-
tofi mangiò in quel limo vn dito della mano . D'onde pafiò poi su certo
altro piccolo colle poco lontano , otte trono rimedio al fuo furore , & in v-
rì altro tempio delle Furie , le quali , come ti le haucua viHe tutte ne-
ve già}quando incominciò ad impa^ire,ccsì le vide allibra bianche^ on~
de ritornò f ubilo in fuo fenno. Et fu perciò ojjciuato poi da gli habitatori
del paefe di fare facrificio alle Dee bianche, & alle (fratie infiememen-
te. Cicerone ferine, che i l\oma ni parimente ht bbero certo bojc betto con-
fecratoalla Dea Furino+oue con folenni cerimonie ador aitano le Furie fi ft-
mulacri delle quali haueuanofer pentì Jul capo in vece di capegli,che co-
sì le finfe Efchilo innanzi à tutti gli altroché C hanno feguitato poi, come
Seneca . riferifee Taufania. Onde Seneca finge ,che Giunone cesi dica, quando vud
falche Hercole diuenti far fermato.
Boy cominciate voi ferue diTluto^
Venite via con adirata mano
Scotendo l'empie faci , su , LMegera
(apo j e guida di voi , chorrendi Serpi
fn vece di capegli hauete , leni
La mesla face dal funereo rogo „
Ecm
■Alti-
De gli Antichi.
2H
Imagini di *Aletto, Tepfone, è ^Megera tre furie in-
fernali punitrici del male, & di quello anco apportatri-
ci, w te/è per trepajfioni de IT animo. Ira, zAuaritta, ftj
Libidine scon la pecora nera a loro facrata>& con le tor-
tore fegno di meslitia-.* .
Dd
ai* Imaginìdeipcì
E con quella ne venga apportatrice
1)i lagrimojì affanni , e di dolore*
Dante 'Dante dìce^che trouandofi egli nel profondo infernale drì^p gli oc-
chi a certa torre .
Oue in vn punto vide dritte ratto
Tre furie infernal di f angue tinte ,
Che membra fermimi haueano £5 attOé
E con Hidre verdìffime eran cinte,
Serpentelli , e eerfle haucan per crine,
Onde le fiere tempie erano attinte .
Ma quali elle foffero pofeia nel refìofì può raccoglier da S trabone , il
quale fcriuendo delle ffole Cr-affitéride dice, chcvna di quelle è babitata
da huominl tutti di color fofco^veft iti contonkhé, che vanno lor infin'a i
piedi ,e cinti atirauerfo ilpettì>ycon baflonì in mariò,fjmili apunto a quel-
le Furie^che moslrano fpejfolc. Tragedie.sù lefce-ue . Ei Snida riferen-
do di tfrtenippo £inic<f(cM Cja entrato in capovna tale palaia di farft
credere officiale d[fnfi.rno}^'ch'ei'T)ei di làvgiii':ì;haiicfkrò mandato per
yeder il maje^ebe facmawgli bitomirii>& riferirlo poi loro) the egli vfa
uà l' b abito delle Furie- y,& lo deferiue, à.queslo n)odo dicendo , con vesle
negra , lunga firìà terragne molto larga > & cinto attrauerfo ben sìretro '
con vna graffa fafciahaueudvn cappello in capocci 'quale erano difegna
te le dodici figure del Zodiaco ,- (3 le [uè fcarpe eru)io , quali vfauano i
recitatori delle Tragedieyporiando vn groffo baffone difraffino in mano;
& hauendo la barba {che era fra propria) come di'Fihffo , anchor che
quefta haueffe niente da fare con le Furie,come ancfodfi pub dire del cap-
pello-.onde la vefle negrafolamente lungaJ3 cinta attrauerfo,& il baffo
ne che baueua in mano faranno in rJMcnippo , fecondò Suida , la imagi-
Strabone. ne del habito furiale , cornalo deferiffe anco Str abone . Quando fa
lafciata ^yfriadna fui lito del mare da Thefeo,cbe fé n'andò via con Fe-
dra , oue doppo l'cjjerft lamentata la mifera affai, voltatafi a] pregar ven-
detta di chi I'bauea tradita , chiamò le Furie così dicendo apprtffo di
Catullo. Catullo.
Voi Furie , cb'à mortai de le male opre
Solete dar le meritate pene,
<Lsfle quale il vipereo crine cuopre
La trìfìa fronte , che fegnato tiene
In sé
9*
H
e&
Begli Antichi. »i|
In si l'empio furor, & apre, e ftuopre
L'ira arrabbiata , che dal petto viene ;
Qua , qua "venite à vdir le mie querele
Cantra questo maluagio , empio > e crudeltà*
Quafi che altri non fofìe , che meglio lopoteffe punire della fua im-
pietà . Conciofia che gli affetti sleffi dell'animo fìano quelli,che più ci tra
uagliano di qual' 'altra fi vogtia cofa, quando torcono dal dritto, & diuen-
tano difo) 'dinati ; né altro fono in noi le Furie infernali : che di quelli in-
teferoiToetì fotto il nome à\ quelle . Onde Lattantio così dice : Fin- J-^tantio
fero i Toeti, che tre fojfero le Furie> le quali venifiero à turbare le menti che tire^
Immane , perche tre fono gli affetti , che tirano gli huorninià fare
ogni male , fen^apure hauer alcun minimo rifletto , ne alla propria
fama,nè alla famigliala che fi fcende>nè alla propria vita ; La Ira,che
cerca vendetta;la Cupidigia, che brama ricche^e, & la Libidine, eh e ft
dà in preda à dishonefìi piaceri . 'Benché ci furono quefli affetti dati da
1)io,perche a ben viuere ci aiutaffero,& perciò pofe loro la diurna proui-
àem^ certi termini , oltre alti quali non pia cigiouano , ma ci nuocono ;
perche mutano la natura loro,& di virtu,che erano prima,diuentano vi-
tij 'fmperoche il defiderar di hauer fu aggiunto all'animo noflro , accioche
fi procacciale ciafeheduno di confeguir quello^ che alla vita è necefìario .
Fitgli dato l'appetito lafciuo , perche follmente à generar figliuoli l'ado-
pr affé, & così per la continua fucceffione fojjeconferuatalab/tm.mapyo-
le,& ordinato fu, che quando voleua, fi pottffe adirare, accioche meglio ca
flìgaffegli altrui errori, e mette fte freno à quelli , lì quali fono in fuo po-
tere,^ fi pigliano ogni libertà di far male. Quefli affetti dunque, & p af-
fiori dell'animo noflro, mentre cheflanno nella natura loro , ne più oltre,
paffxnodì qmlìo,à che furono ordinatici danno vita quieta, & tranquil-
larmafe altrimente fanno , tutta ce la turbano , <& ci trauagliano à guifa
dì Furie infernali . .Alle quali dauano gli antichi accefe faccllc in mano,
per moftrare gli ar doriche nel petto ci pongono gli affetti, che io di/fi, co-
me fi vedrà meglio anchora nella imagine di Ti fifone, de II a quale^ quan-
do ella va per feminare odio, & difeordia tra gli empi fratelli Etheocle ,
C3 Tolinice,Statio mofìrando la letitia, che ella fentìua per lo andare ad Statio.
operare cojafimile,fa ritratto in quefla guifa .
T^on va più lieta altroue , b più veloce,
ISlè sa meglio di questa alcuna via-» j
2s(c la' ve à l'alme peccatrici noce ,
V'è
214 Im agini de 1 Dei
y*è bolgia tal , cb'd lei più grata fia .
Mille Cerajie da la fronte atroce .
Fanno ombra al volto fpauentofa j & ria ,
Scotto duo cigli in fuor pendenti > e cani
Torti, & nel capo fbìntì bàgli occhi proni.
Tinta ha la faccia di color fanguigno 3
Qual tra le nebbie è l'incantata Luna;
U rimanente è pallido, & ferrigno,
Sparfo di fanie congelata , & bruna .
Di bocca efee vn vapor grojjò , & maligno
Che non pur l'herba attofea , & l'aria imbruna;
Ma fparge tra mortai con fiera forte
Fame ,ftte > impietadi , borrori , & mortt^ ,
7{è da ti Brano & fpauentofa afpetto
E l'b abito , che porta , differente .
Sdrufcito à tergo fé i allaccia al petto
Con le fi bbie ; ogni fibbia è d*vn ferpente,
atropo , & Troferpina per diletto
La fogliono adornar sì vagamente,
1)'Hidre la deflra man ruota vna sferra ,
L' altra col foco honibilmentefcher^a .
Et quando giunone la manda alenare il fenno ad ^tbamante , Oui-
dio la deferiue di turbata visla,con chiome canute, mi/ie di fer penti, che
lefcendenogiuper la faccia, veslita di gonna tutta fparfa dìfangue , &
la fa cìnta a trauerfo con ferpenti infìeme ritorti , & che babbi in mano
vnafacella tinta parimente di f angue, (3 che leifen vadi la tema, & lo
fpauentQ . T^onfemiuano dunque à Tintone folamente le Furie , benché
fofìero di fua famiglia , ma à Giunone ancora , & à (j ione parimente : lì
quali puruero haner che fare anco in inferno , onde fu chiamato finente
Stigia Pa- l'vno,& l'altro infernale, & Stigio dalla Stigia Valude,che cinge l'in-
lucìe. ferno intorno intorno , come cantano i Toetìi dicendo anco, che ginrauano
fempre i Dei per le acque di quefla con pena a qualunque di loro kauef-
fe giurato il falfo di effere fubito prinato della dignità per vn'anno, di
non bere nettare , & non mangiare amarofea. Et fu dato quel priui-
legio alla Talude Stigia , che i Dei gì ur afferò per lei , in confìderatione
della Vittoria ^ua figliuola, che fu con Gione nella guerra con tra Giganti,
Ma
De gli Antichi. 215:
%3M& leggefi anco, che ciò fu finto , perche Stige fignifica merore > e tri-
£ìe7tfa,iialla quale fono /empì e lontani il) \kì , che godono perpetua al-
legrerà; & gioia-, come che gim afferò per quello , da che fono in tut-
to alieni . Circonda quella Talude l'inferno , perche dtroue non fi troua
rnefìitia maggiore, & per ciò vi fu anco il fi urne Lete , ^Acheronte , Flc-
getonte, Cocito? & altri fiumi, che fignificano pianto,dolo.re,tniìe,^a->ya-
marico , & altri fiwili pajfwni , che fentono del contìnuo i dannati. Le
quali i Platonici vogliono intendere , che fiano in queslu modo , di- Platonici.
;cen.io,che l'anima allhora va in Inferno > quando difeende nel corpo w.a-
tale ,oue troua il fiume Lete , che induce obliuione -, 4a quello paffa ai- Lete
l'Acheronte? che vuoi dire priuatione di allegrerà, perché fcordaìafi ^ciieróte»
l'anima le cofe del Cielo <, perde tutta la gioìa,che fentiua dalie cognitio-
ne di quelle , ondeftà tutta trilla , e mefla , & è perciò cirondata dalla
Talude Stigia,&feneramaricafouente,& ne piange? che viene a fare
il fiume Oocito , le cui acque fono tutte di lagrime, & di pianto; fi come Cocjto ,
Flegetonteleha di fuoco3(3 di fiamme ;che mofir ano l'ardore deli 'ii :a,e de pieqecóxe»
■fili altri ajfettiyche ci tormentano , mentre chefiano nell'inferno di que-
fio corpo, come habbiamo detto > chefaceuano ambo le Furie ; alle quali
Virgilio aggiunge leali , & dice , che elle fono preUe fempre dinanzi à
Cioue , qualunque volta egli vuole madare a mortali qualche Ipaucnto
grande di morte, di guerra, di pefie,o di altro grauiffimo male.. Et Elia- Eliana
no ferme, che le Tortor elle furono confecrate da gli antichi alle Furie ; né
Vomiche altro animale f offe proprio laro, fé noti che Virgilio ne fa can-
giare vna in ciuctta,ò gufo che f offe t quando (jioue. la manda àfpauen-
tare Turno , mentre che combatte con Enea . Sono Siati di quelli poi , lì
quali alle tre Furie già dette aggiungono la quarta ., che chiamano Lìf Liflìu
fa . Quefla lignifica appo noi rabbia,'!? perciò vogliono, che e'lafia,che
faccia arr abiure i mortali , e perdere ilftnno. Onde Euripide finge , che
Iride comandata da Giunone mena cofiei ad Hcrcole, perche lo faccia di-
ventar furiofo, & arrabbiato . Ella bà il capo cinto di fer penti , & por-
ta vno fiimolo, cuero vnafer^a in mano . ^AHe Furie potiamo. aggiun-
ger e le Jlrpie,perche credcucwoglì antichi, che mandafjcro i "Dei quefle Arpie*
parimente talbora à punire i mortali del loro maluagio operare; lequali
fiauano pure in inferno , quantunque Virgilio le faceffe vna volta habi-
tare lei fole Strofade nel mare Ionio : ma quiuiyod altroue che fteffero , '
mon importa à me nel dipingerle , ££ meno a chi vorrà fapere comefojje-
ro fatte . Haueuano quefte adunque la faccia di donna afìai bella,ma ma
gra,& il refio del corpo era di'Vccello,con ali grandi,^ con adunchi arti-
gliiChecQsì le deferiue Vir^ilio^qual dall' ^Anofìo è fiato molto bene imi-
tatoà
2l6
ImaginideiDci
Imagini dell' tArpìe >Streghe,$ Lamie ,pumtrìc'h&
apportatrici di male >& monttri ancora fyauenteuoli di
Libia^figmficanti la finta ftj artificio fa ùelle^jt^f al-
lettamenti delle meretrici^ le adulationi de maltaggi
adulatori^che aPportanprtma ddetto3poi danno all'ani-
ma,(efr alcorpo 2 all'honore, & alla <vita-> .
De gli Antichi. 217
t&to,& quafi tradotto in qtiejia parte; il che fatthe io lafcìo ì vetfi di Vir- '
5*7/0, e pongo quelli foUmente dell' Ariofto^hecofi dicono deW Arpie, ^riofto <
Brano fette in vna fcbicra e tutte
Folto di donna bauean , pallide , efmorte,
Ter lunga fame attenuate , e afciutte,
Horribili a veder pia , che la morte ,
Valacce grandi bauean deformi e brutte ,
Le man rapaci , e l'vgne incurue , e torte»
Grande , e fetido il ventre , e lunga coda.
Come di Serpe , che s'aggira , e fnodaL* .
Et Dante parimente, tollendone pur' il ritratto da Virgilio,ne fece V- d antc .
410 jcbi^o , dicendo nelfuo inferno,
Quiui le brutte Arpie lor nidi fanno > >
Che cacciar de le Strofade i Troiani ,* ;
Con trifto annuncio dì futuro danno .
Ali hanno late , colli e vìfi bumani .
Tiè con artigli , e pennuto il gran ventre .
Fanno lamenti in sugli alberi firani .
Dalle Arpie dice Ouidio che nacquero le Streghe, le quali erano certi Streghe.
vccellacci grandi7fpauenteuoli,& auidiffimi del J angue humanot & così Ouidio .
le deferiue .
Han grande il capo , e gli occhi fino fuore
^Delcommun vfogrojfi , & eminenti.
Tieni di brutto , e di crudele horror e.
Gli artigli incurui , ££ à la preda intenti,
K^sfdunco il roslro , e di color canuto
Le penne , e par che ognun di lor pauentu
t^tfndauano quesle volando la notte,& cacciatefi nelle cafe,oue foffe-
ro teneri fanciulli fucchiauano lor il dolce fangue.onde ne moriuano i mi
fere Ili. Statio le fa nate in inferno,& con faccia,collo,e petto di donna,& Statio .
che habbino alcuni [erpentelli,che feendono dal capo sa la fronte, & fui
vifo ; dice parimente , che ranno la notte nelle cafe à pafeerfi del fatt-
gue de i piccoli fanciulli . Et per rimediare a quefto male adorauana
E e gli
2i3 Im agirli dei Del
Plinio* g?i etichi quella Dea Cama , onero Cardìnea , della quale dìffì nella U
magìne di Giano . Tenfa Tlinio^hefìa fattola ciò che fi dice delle Stre-
ghe, & che gli antichi vfaftero quesla voce foto in far e onta, & dire vil-
lania altrui:come hoggianchor noi chiamiamo Streghe le malefiche vee
chicle tutte le donne incantataci, le quali fonoprese fempre a fare male
Lamie, altrui. Hanno poi voluto alcuni , che k Lamie fofjero il medefimoap-
Filolìrato pyejf0 de i Greci, che le Streghe apprejfo de i Latini. Cfrfa Filo/irato nella
vita di Apollonio dice ,c he le Lamie fono J piritico vogliam dire demonu
maluagi , & crudeli , libìdinoft oltra modo , & auidi delle Immane carni.
Scriue Suida, & Fattorino anchòra, che Lamia fu vna bella donna , della
quale s'innamorò Gioite, & ne hebbe vn figliuolo , che la gelofa Giunone
fece poi malamente perire , onde la mifera madre tanto pianfs ,che tutta
fi disfece, & a vendetta del fuo è andata fempre facendo male a gli al-
trui figliuoli . filtri dicono , che furono le Lamie animali, che haueuano
Dione . afpetto di donna* e piedi di cauallo . tJMa (Dìone hislorico le deferiue in
altro modo ,& perche ne bà detto pia di tutti gli altri, voglio riferire
tutto quello , che figli ne fcriue. Leggefi dunque appreffo di coslui ,
che in certi luocbi deferti della Libia fono alcune crudeliffime fere , le
qualihannoil vifo , & il petto di donna bello in modo , che meglio non fi
potrebbe dipingere , e fi vede loro nell 'afpetto,e negli occhi tanta grafia,
& vna vagheiga tale,che chi le mirarle giudica tutte manfuete, & pia-
ceuolì, il re fio del corpo poi è coperto di ditriffime faglie , & va diven-
tando fer pente > siche finifeein capo di fa pente tenibile , & f ponente-
itole . T^on hanno quefle beilie ali, né parlano; & non hanno altra vo-
tele non fif chiana, &fono tanto veloci, che non è animale alcuno,che da
loro poffa fuggire, C£ fanno caccia degli huomini in quefìo modo. <JMo-
«Gieremì». firano il bel petto , come diffe <fier ernia, Profeta ancora ; benché voleffe
intendere d'a ltro,che di quefle beftie , cue fcriffe . Et haueuano le Lamie
f coperti i bianchi petti . CD e quali chi gli vede così diuenta vago , che
defidera di efferecon quelle,^ da cotal deftderio sformato, a loro ne va ,
come a belliffime donne , le quali non fi muouono punto , ma quafi vergo-
gnofe chinano gli cechi fpejjò a terra , né wofìrano però mai gli adunchi
Artigli, fé non quando chi andò a loro e ben appreffo, perche lo pigliano aU
Ihora con qitelli,ne lo lafciano prima che il Serpente , che è di loro fine 3 &
quaficoda 3 con wenenaxi morfi t'babbia vecifo ? che all' bora poi fé
lo diuorano . Et più non dicodelle Lamie, ima vengo a difegnarele Sfin-
Sfinge-, ge,le quali fono mòftri nonmolto di ffimili da quelle, fauolofi inparte, cjr
in parte neri. "Per cloche ferine "Plinio, che fono quefle befìie nella Ethio-
pia dipelo fofeo , con due poppe al petto, di faccia moftruofa . Et ^AU
ibeuo
Degli Antichi. 2:9
berlo Magno fcrìucndo degli animali le mette tra le Simie, & per quel- Alberto
lo > che ci ne diceìfsnoquafi^queUi ,'che noi dichiamo Gatti UHammoni. Magno.
UKa ne fcr tuono iToeti in altro modo , dalli quali ne hanno tolto Uri-
tratto poi gli Scoltori tutti, & i Dipintori ; perche quejìi , come dice E-
liano, fanno la Sfinge la metà donna,e la metà Lione , che così la deferiue Eluno.
la fattola , qualft racconta di Thtbe , omelia slaua su certa rupe propo-
nendo dubbiofi detti à qualunche pajjaua dita, & chi non fapeua feio-
glicrli , da lei reslaua mifer amente vecifo , e diuorato . Il dubbio era,
qualfojfe quell' animale tcke prima di quattro , pofeia dì due, & infine fi
far u ina di tre piedi : ££ dicono, che battendolo dichiarato Edipo dicendo,
che era i'buomojl quale nell'infamia adopra caminado le mani,& i pie-
di, <& coftfe ne va in quattro, fatto poi grande, va con due folamente, &
in fine quando è da gli anni armato va òn tre, adoprandovn battone
pei fuofoftegno,elladi dolor fìpienà4a fé ftpfcgfi 'precipitò già della det-
ta rupe j C3 cosìrimafe priua di vita. Laveràimagine di qttesla,
fecondo le fauole, è chehabbia la-tàccia, .& il jiètffdi dònna con grandi
ali , & il reHofta di Lione , coinè fi raccòglie pur anche da certi verfi di
*Aufonio Gallo . LeggeftappreffodìTlinio , Sein Egitto jOjte erano
quelle grandifftmeTiramidi ,fuvna Sfinge, la quale riueriuano le genti
del paefk,come Tslume faluatico, fatta di pietra viua,& così grande , che
il capo hiUeuàdi circuito cento due piedi 3 & cento quarantatre di lun-
ghe"^a,&dal ventre fin alla cima della tejfà, erano cento feffanta duo
piedi . T^on tacerò la Chimera anchora Okojìroin tutto fauolofo , & chimera .
finto da i Toeti,ilquale,fecondo che lo deferiue Homero,& dopò lui Lucre-
tio,haueua il capo di Lioneftl ventre di Capra, & la coda di fiero Drago ,
CSgittaua ardenti fiamme dalla bocca,come dice Virgilio anchora,chc la
mette nella prima entrata dell'inferno con alcuni altri tenibili moflri .
tJKa la verità falche la Chimera non vna beslia, ma era vn monte nel
la LicÌ4>che dalla ftta più alta cima àguifa di Uvtongibelloj par gena vi-
ue fiamme, Z3 quitti d'intorno fiauano Lioni affai ,al me^p poi baueua de
gli arbori, (3 affai l'itti paf chi con diuer fé piante, <& alle radici era da 0-
gn intorno pieno di St r penti, in modo che non ar ditta alcuno di habitarui.
tAdie trouò rimedio rBelltrofonte,manàatoui da (jiobate^perche vi rima
neffe morto in vendetta dell'oltraggio fatto (come ei credeua) à Steno-
beafua figliuola, moglie di Tleto, il quale fece sì , che fu pofeia tutto il
monte habitatoficuramente.7Jer la qualcofa differo le fauole, che la Chi-
mera fu vecifa da "Belleronfonte . Csfndarebbono con quefli mofìri i di-
fegni di molti mali , che tutti fono della famiglia infernale : ma perche
tornerà più commodo dirne in qualche altro luoco , come ho già deh*
E e 2 berato
129
ImaginidciDd
Imagìnìdì Cloto >Lache ft \et Atropo > dette le tre par-
che ideile quali dicevano lì antichi effer nelle mani la rut-
ta 0* morte dì tutti, fignìficanti le alterazioni della vi*
ta3dalle quali nafee la lunghezza fé? breuìtàfka^ in te-
fé anco per il Tato & Deflìno „
Degli Antichi. 221
berato dì fare, &nonè cofa,che qui riletti molto , gli lajcìo , & vengo a
defcrìutre leTarcbe , che furono parimente poflc dagli antichi fra il mi- parche,
mero de i Dei,& come gli altrijbebbero tempvj<>& altari confecrati.Que-
fle furono tante3quante erano le Furie,&feruìuano parimente a Tintone,
come vna di loro dice appreffo di Claudiana quando lo pregale non vo- Claudia--
glia muouer e guerra à (jioue, & lefue parole fono tali , no .
T)e l'ombre 3 e de la notte , b eterno , e grande
Fiero rettore , e giudice onde fempre
Gli flami noi volgendo infieme tanto
Ci ajfatkbiamper te aggradir del tutto
'Da cuìdipinde il fin vltimo, e ìlfeme .
Che il viuer , e'I morir reggi > che ferbi
Gli immani corpi eternamente vguali
Et non e mar miglia, che le T arche feruanoa Tintone , perche elle
furono credute filare la vita humana , la quale ò poco dura , ò molto , fe-
condo che il corpo fé alt è di natura fua atto à viuer e pia , ò meno , & è
quello nell'huomo la materia rapprefentata da Tlutone . cDalle muta-
tioni dunqueyche ricette in sé la materia,viene la morte,& la vita, quale
alla mifura di quella fanno le Taube lunga>& breue . Et perciò finfero
gli antichiyche fojjero tre,& l'vna haueffe la cura del nafcere, V altra del
viuer e, la ter\a del morire . Onde è,cheflando tutte tre infteme à filare
le vite dei mortalijeneua vna , Cloto la più giouane, la conocchia ,eti-
ratta il filo,l altra Lachefi di maggior età l'auolgeua intorno al f ufo , e la
ter%a \^.<itropo già vecchia lo tagliaua . T'ero Virgilio così parla di
*Dante à chi fi marauigliaua di vederlo tanto oltre in Turgatorio^volen- Dante •
do direych' ei non era anco morto.
Ma perche lei , che dì } e notte fila ,
2V(o» gli hauea tratta ancora la conocchia ,
Che Cloto impone à ciafcuno , e compila .
Fulgentìo dice , che fono le Tarche prefle a iferuìtvf di Tlutone, per-
che la forila loro èfolamentefopra le cofe terrene , & habbiamo già det-
to , che anco per Tlutone fi intende la terra . La più parte de' feritori con-
cludere le Tarche tcofìfiano dette da T'arco voce latina,che volgarmen-
te fignifica perdonare per quella figura che loro addimandano ^Antifrafi,
cioè che ci dinota il contrario di quello, che la parolafignifica}quafi uogli-
no dire,
IH
Xmagini de i Dei
ìmagine de Vallea Dieceflita&) delfufo adamanti"
fio ir auer fante il mondo >& imagini delle tre Parche fi-
gliuole della D^ecejfità nominate Cloto,Atropo>e Lache-
fi ^denotanti li tre tempi & tre flati della <-vita>pafia-
to,prefente , e venturo, dinotano ancor 'a il 'defiino fe-
condo gli antichi*
De gli Antichi 225
no dire , che per ciò hanno elle queslonome , perche non perdonano gia-
mmai ad alcuno , Ma fanone vuole , come rifcrifce Gelilo, chefianqjia- yarrone
te dette dal partorirei come à quelle ne toccale la cura : donde venne , di-
se egli, chei Latini ne chiamarono vna Decima gl'altra ?-{ona, perche Decima»
il tempo del maturo parto è quafifempre a l'vno tìiqucftì duo mefi , no- Nona •
no , e decimo, C^fa perche chi ci nafee ha pur anco da morire", fHMon^.
detta la tcr^a delle Tarche morta dalia morte , con la quale era credu-
ta mettere fine al viucn humano . Et quefta è difegnata da Taufania,
quando racconta le cofe [colpite nell'arca di.Qpfello in quefeo modo, Qui'- Paufania,
ni cra,dice egli , Tolinice caduto in ginocchione ,fopra del quale andaua
il [fattilo Etluocleper vccidcrlo , <? vi era a tèrgo vna [emina con den-
ti, & vgne adunche , & che parcua in viflapià crudele di qua! [ivo-
glia cru delijjima [era ; & era quefta , come le lettere quiui intagliate
tnoftraitanoy Morta vna delle Tante, e voleuafignifieare , che Tolinice
morìua per defiino , ma Etheocle per [uà colpa ,& per merito fuo , Et
perche molti deiFilo[ofi antichi, vollero, chela diurna prouiden^a bab-
bi difposlo vna volta tutte le cofe , di modo che non [1 poffano pia muta-
re j come che le cau[e di quelle fiano così ordinate infieme , che da loro
sìefìe venghino a produrle , d'onde nafee la[or^a del Fato.; akuni hanno Fato,
detto che iToetiint efero il mede[imo [otto la fiitione delle Tarche,&
che le [ecero tre perche ogni co[a comincia da vn principio , (Scaminan-
do pel [uo appropriato me^p arriua al defi inaio fine , e nacquero del
Chaos , perche nella prima feparatione , che fu [atta , [urono atutte le
co[e afj'egnat e le proprie caufe . 1^2 litòti hanno [atto le V arche nate del-
l Hcrebo, che fu il prof ondo y& of curo luoco della Terra, & della T^otte ,
volendo conia] eureka del padre,& della madre moHrare , quanto [m-.
no occulte le caufe delle cofe . lutatone le fa figliuole della T)ea WeMfy- Neceflìtà
tàyfi'à le ginocchia della quale et mette quel gran fufo di diamante '% che Dea-
tiene dali'vn polo all' altro, e? che le Turche, chejiannoafedere.a canto
alla madre, egualmente difeofle l 'vna dall'altra , in alto & elevato feg-
gio, cantano infieme con le Sirene , che fono fopra gli orbi cele/li, Lachefì
delpajjato , doto dclprtfente , & K^dtropo di quello, che ha da uenirc;
e mettono parimente mano al f ufo infieme, con la 'Dea 2{ecc{Jità loro ma
dre in qucj'io modo: doto vi mette la deslraìXA tropo lafinisìra, e Lachefi
con ambi le mani lo tocca di qua ,edi là; & fono vejiitedi panni bian-
chi 3 & hanno il capo cinto di corona. Seguita poi Tlatone, dicendo,
come le [orti dilla vita humana vengono da Lacbe[i,& alcune altre
eofe,le quali contengono alti fenfi,e mislerij grandi , come dichiarerò.,
quando fermerò dell'anima , fecondo che altre volte ho promejjo di [are ?
icke
124 tmaginideiDei
che bora non viene àpropofito; ma bajìafapere , che le barche erano ve-
leVarche"/^^' bianco , & coronate a guìfa di regine {lattano fedendole porgeua-
no chi ìl vna mano, chi tutte due al f ufo , che era frale ginocchia della
l^eceffita loro madre ; la quale fu parimente detta 'Dea , & fu dedicati
vn tempio alei,& alla 'Dea Violenta , comefcriue Taufania apprefio
de i Corinthi^oue diceuanotche non era lecito ad alcuno di entrare . Han-
no alcuni fatto ghirlande alle Tarche di bianchi Tslar affi ,& altri hanno
Catullo . cinto loro il capo di bianca fafeia , come Catullo , il quale facendole vec-
chie di facciamosi le de ferine .
Hanno le Tarche intorno bianca veHe ,
Che le tremanti membra cuopre , e cinge ,
Circondata di porpora , e àie tejfie
Han bianca benda , che l'annode,e siringe,
E benché vocchie fian, fon però pre ile
Con la man jempre , che lo fìame finge
fn varij modi, onde l'h umana vita
Piene } e vajjene all' vltima partita ,
Hotnero-. Homero nelle laudi>che ei canta à CMer curio dice , che le V arche fono
tre far elle vergini , che hanno le ali , 0 il capojparfo di biancb.ffimxfj-
Venere fra rincl • Et appYeft° & Taufania fi legge , che Venere fu pofla da i Greci
le Prrche . per vna delle Tarche >& maffime da quelli di ^Athene , li quali haueuano
in certo tempio dedicato a quesìa Dea vn fìmulacro fatto informa qua-
dì adorne gli Hermi, che fi faceuano per Mercurio t con vno epigramma
che lo nomaua Venere celejle vna delle Tarche , & la pia vecchia di lo-
ro >nè vi era per fona , che nefapeffe dire altro . Il che mi riduce à mente
quellOyChe faceuano i Bimani; che teneuano nel tempio dihibitima quel-
lecofe , che feruiuanoà portare i morti alla fepoltura. Di che renden-
do la ragione Tlutarco , dice che Libitima era Venere, che nel fuo tem-
pio erano guardati gli ornamenti de i morti , per ammonirci del-
la fragilità della vita humana , il principio , & fine della quale era
in potere di vna medefima Dea . Ter che, come vn altra volta habbia-
rno detto , Venere fu la Dea della generatione , & il farla la più
vecchia delle Tarche voleua à punto dire , che ella era,che metteuafine
al viuere humano * OHa potremmo forfè ancho dire , che queftomo-
Jiraua , che le Tarche erano credute cofa dal cielo , benché foffero det-
te feruireàTlutone , & io le babbi mefìe con lui per le ragioni > che
ne ho detto . Onde fi troua , che in certa parte delia Grecia fu
vnal-
Degli Antichi.
225
Imagini delle tre 1? arche trottate fecondo Pietro Af-
flano in S ùria del 1 joo. interpretate Qoto euocatioj
ne cioè principio di <-uita,Lachefi fòrte cioè njfo^e cami-
no jò corfb di rvita s a/ltropofen^a ordine 3ctoe neceffita,
et varietà della morte à tutte le co fé del modo comune.
*f
226 Indagini dei Dei
??»' <r?£are dedicato al "Dio Meragete , c/;e viene a dire Capo , & duce
Dio .° ^e Tanhe , $" dice Paufania , che fi bà da tener per eerto , che quello
fojje cognome di Ciout \percbe eglifolo bà le "Parche in fuo potere , &fa
egli foto quello , che ordinano i Fati . Da che venne anco forfè, che alcu-
Ca cellieri nile chiamarono cancellieri de i Dei , come chefofe loro officio intendere
l ' il volere di Giouc, &. le deliberatimi di tutto il Senato celefte. , e metter*
Tulgécio . h m ifritto,accioche fi poteffero poi Rendere al tempo di mandarle ad ef-
fecutione . Fulgentio interpretando il nome di quesle dice}che doto, che
è nome greco , nella no/Ira lingua ftgnìfica euocatione , Lacfefi voi dire
forte , & atropo dinota fen\a ordine3quafi che la prima fa' ebène chia-
mi alla vitata feconda ne • dimostri il modo, che dobbiamo ufarè, mentre
z>iuiam0)& la ter\a l£eònditione della morte , cbefuol uenirefen^a or-
dineròlegge di forte aìcpha^ "Ricordami bauer già vijio nei libro dalle
Pietro Ap anticaglie raccoltela Pietro i^d'ppiano le "Parche difegnate in quesla
piano . guifaycóme egli dice,che erano in certa lama di piombose fu trouata già
nella Suria neWannò] 1 5 éo >■ Egli è tirato vn fegno in circolo, & dentro
di quello fede fopravnlpiccolo paggetto yn'giàrine niMo , ebecon ambe
le mani fi cuopre la facciale gii òcc.hii/& bàjcrittofopra il capo doto, à
ì fuoi piedi giace tmfanciiùlo'ctìntalLx niidopure , che tiene la mano de-
lira fui desìroginoabio, e. ftà CfEfMHf sbracciò appoggiato fepì 'a vn te-
fchio humanoi che i 'tne in bMcc%^bìiiìfì:inco per lo trautrfo%& al fanciul-
lo era fritto [opra La the fi >& ' aftcfchig L^ktoppo . '^P arcua poi che dal-
la deflra del fanciullo, poco lòfitafioma lui fojfe vna ardente fiamma , &
di dietro quafi verfo il giouiriefchejìàèua, umcefpugliettodihérba con al
curii fiori,& era tutto il rcfloandó terreno con alcumfaffi fparfi quiui di-
fordinatamente.Oraper mettere fne alla famiglia dtftp inferno vegghia
mo come f offe fatto il nocchiero , che alla ripa del fiume ^Acheronte fta-
ua,per pafiar l'anime , che di tutto il mondo vfeendo da mortali corpi co-
Dante . là fi trabeuano,quando però moriuano in ira di Dio , come fa Dante dire
a sé da Virgilio in que/laguifa .
Figlino! mio difìe il maejlro corte fé , )
Quelli , che muoiono ne l'ira di Dio ,
Tutti conuegon qua d'ogni pae fé .
Ma quejìa difiintione non faceuanogli antichi , imperochc volevano »
che Vanirne tutte vi andajfero dopò morte, benché non foffero tutte paf-
fate ad vn modo,comefi raccoglie da Virgilio, quando fa andare Enea in
inferno,cbe in arrivando pajjauano quelle folamente,i corpi de i quali era-
no
Degli Antichi. 227
no già fiatì'fepoltì; ma quelle , che non baueuano anchor bauufofepoltu»
ra al corpo , andauano tirando cento anni, prima che potè fero entrare
nella piccola barca di Cbaronte2cbe le portaua all'altra ripa, Cbaron Di- Charófc'
monio con gli occhi di bragia. llqualeda Seneca è descritto in quesla Seneca.
gui[a,quando nella Tragedie di Hercole furiofo , fa, che Tbefeo racconta
ai^fnfitrione cio,che eglibà vift&già in inferno .
Guarda quel fiume vn vecchio borrido , e triUa
l^e l'ajpetto ,ene i' habito , e da l'ima
jL l'altra ripa porta le me/le ombre
Con la piccola barca , al cuigouerno
i^Adopra jolamente vn lungo palo ,
Leguancie ha caue , e ài brutto fqualore
Tutte piene , e dal vecchio mento pende
La rabbuffata barba , e il negro panno >
Che cuopre in parte pur le foT^e membra ,
Raccoglie vn nodo fenica ordine , odane ..
Et baffi da crederebbe ei ne togliere il ritratto da Virgilio, quale buon yi^niQ
tempo prima di In i con lo dipinfe . fc
Quiui è la flrada , che per l'aria nera
Diritto ad ^Acheronte ci conduce,
E la Valude , ch'ogn'horpiu s'annera ,
E calda arena entro Cocito adduce .
iA Centrar de l' bombile riuiera
Staffi Caron per traghetterò , e duce .
\jli occhi ha di foco , e pallido è in af petto ',
"Bianca la barba, e lunga in fino al petto .
La vetta già da gli homeri gli pende ,
Legata à vn nodo, di lordezza carca ,
Ejjo algouerno di continuo attende
Con remo, evelad'vnalieue barca.
La qual de l'alme , onde gran copia feende
(jiù ne l'Inferno > ogn'hor , non d'altro carca ,
Già vecchio ,epien d'orgoglio, epien d'afpreTtfa,
Mdd'vna cruda, e verde m lui vecchiezza.
Vi 9 &
22§ TmaginidéiDe!
Et così rhaueua dipìnto anco Tolignoto incerte taucle, che eì ne fece
nel tempio di o^ pollo apprejjo de i Foce fi Vanendone tolto il difegno da i
Paufania . 'Poeti antichi,come riferifce Vaufania,il quale dice,che vi era anco certa
acqua, laquale fì può credere, che fojje il panie ^Acheronte pel nocchiero-,
che lapaflaua,& vi era per dentro molta canne paluflre , & alcuni, che
Boccaccio par eu ano più tofto ombre diperfci,chepefcì veri. Polendo il Boccaccio e-
■ fporre quefta imagìne,dice che per C baronie s'intende il tempotcome l'in-
teje Seruio anchora,il quale è figliuolo di Ri rebo,cbefi piglia perdio fe-
Spofitione CYet0 eonfìglìo della Diurna mente^dal quale il tempo , e tutte l'altre fo-
di Charon no create ; & la madre fu la notte , imperoche prima che foffe il tempo,
lc* nonfivedeua anchora alcuna luce,& perciò fu egli fatto nelle tenebre^
dalie tenebre parue nafcere.Fu pofto in Inferno poi, per che quelli ,che fono
in Cielo,non hanvo di tempo bifogno, come noi mortali, che habitiamo la
più baffa parte del mondo ;onde, fé riguardiamo à loro, fi può dire a ragio-
ne, che noi fìamo in inferno . Torta Charonte i mortali dall'vna ripa al-
l'altra,perche nati che fiamo,il tempo ne porta alla morte,& ci fa paffare
il fumé Acheronte, che vuole direfen^a allegrerà, come appunto ne a-
uiene tr a f correndo quefta vita frale, caduca,c tutta piena di miferie. Egli
è vecchiotta peròrobufto',& feroce, onde per il Tempo non perde con gli
anni le (uè forile-, <& ha d'intorno vn panno negro,e fordido,perche,men-
tre noi fìamo foggetti altempc,poco curiamo altro, che le cofe terrene > le
quali proueremo vili , C> fordide , fé vogliamo paragonarle a quelle del
Cielo,alle quali noi doneremo slare fempre con ogni noslro difìo intenti .
(JMa quefta frale fpoglia del corpo mortale^che habbiamo intorno, così ci
cuopre il lume della ragione , che quafì ciechi ne andiamo per l'inferno di
queHo mondojcorti dal fenfo folamente, & da mille difordinatì appeti-
ti . Onde non è da ma rauigliarft ,fe da infiniti mali fìamo poi circondati
femprejiquali ci fìrapprefentano fubito,che l'anime feendono nell'infer-
no di queslo noslro mondo, & fi cacciano ne i corpi mortali, che così fi può
Virgilio elPorre Virgilio, quando dice de i maliche Hanno alle porte dell'inferno,
i cui verfì tirati in noftra lingua fono tali*
1)el cieco Bggno fiero , e horribil quanto
Sa l'alma , che la giù dannata feende >
Su la primiera entrata ha feggio il piantò)
E'I rio penfier , eh' a la vendetta intende*
(pn faccia fmorta , e con lugubre manto
Quivi Cmferm ìtade il pie fofpende ,
. E giace di dolor ripiena il petto,
Con la vecchie^a in vn medefmo tetto,
V'ba-
D e gli Antichi. 22,9
Vhabìtaàlei da pr e fio la paura ,
E languida la Fame al furto amica ,
La Touertà , che d'bonorpoco cura
La CMorte (lyorribil forme) e la fatica .
E quel che l'buotno à sé mede fmo fura,
E jpejfo lo rifiora , e lo nutrica ,
lì forino , che parente è de la fJMorte}
E itrifti Gaudij de le menti torteci»
Vhauea luogo ài 'incontro l'empia guerra
Colpetto , e con le man tinte di f angue; t,
Sì come quella , che 'volge la terra ,.,.
Speffo foffopra , ond'ella plora , e langùe.
'Poi di ferrigne mura vn tetto ferra
Le tré Furie , ch'ai crine hanpìà d'vrì 'lingue;
jlw^i in vece di crin , di rahbi&avdenti
Cingon le tempie lor mille Jerpentì*
Sta f eco^ nègiamai da quelle bande
La reapa^a rDifcordia arretra il piede ;
*J)i cui pender sul collo copia grande
D'auelenate bifcie anco fi vede,
T^el me^o ancor l'antiche braccia fpande
Vngrand'Olmo , sul qualtengonlor fede
^Accolti tra le foglie i folli fogni.
Che fan > che fpeffòl huom vegliando agogni.
MERCVRIO
3 o
Imagine di Mercurio meflaggiero de Dei Dio della Eloquèn-
za^ de mercanti, quello dinoca la fauella eirer mellaggiera &
difcopritrice della mente 8c del core, il caduceo poi è fegno di
concordia, vnione,&: pace,con alcuni animali à lui facrati,dino
tanti la induftria de vigilanza nel contrattare,c ne'negotij.
Imagine della Pace , & de Hieroglifici ò fegni che quella di
moftrano,cioè il fanciullo Pluto che ha in mano Dio delle ric-
chezze moltiplicanti nella pace, fpiche di grano,che dinotano
la coltiuatione de campi nella pace,&: lor fertilità , coronata di
lauro hauédo fotto-ii piedi l'vliuo fegni di trionfo,6c di quiete.
DegH Antichi. 231 ^
M E R C V R I O. ■
lAueuano i fauolofi Dei de gli antichi così partiti gli
effici fra loro , che a duo fdamente fu dato carico di
portare le din ine imbafeiate . L'vnoera ^Mercurio Meflaggie
lancio di Cjioue, & l'altra Iride, che [emina a Giù- n ^e * Dei
FMSJ
none;ma né però sì eoe Game non le comandaffe ancora
alle volte. 'Bene è vero, che di quefìa egli non fi ferui-
uayfe non quando voleua,chefojfe annunciata a i mortali guerra , pefle ,
fame,ò qualche altro gran maley&pcr le cofe più pìaceuoli poi mandaua
<J\tcvc!irio,cbe parola fignlficajl quale parimente nonfolo di (jioue , ma
di altri Dà anebora fu nuncio , e mefa^giero,fecondo le fauole , le quali
[otto lafittione di cofìui intefero l'interprete de i Dei,effendoche la fami-
la fra noi cfpone quello, che l'animo, ilquale è di noi la parte diuina , ha
già conceputo.Malafciando quelle jpofttioni per hora,veggiamo come la
vana credenza degli antichi lo fece, haucndoloper lo 'Dio nonfolamen- Mercurio
te de i'Huncìj, ma che al guadagno anebora foflej "opra, fecondo che egli ikoofficio
di sé medefimo dice apprejfo di Tlauto.
Hanno à me gli altri Dei , conceffa , e data
La cura de i meffkggi, e del guadagno.
"K^el libro delle anticaglie raccolte da Vietro appiano fi vede , che fu
già fatto per M er curio, vn giouane fen^a barba,con due alette fopra le 0-
recebie, tutto nudo , fé non che dagli homeri gli pendeua dietro vn panno
non troppo grande, e tentua con la deslra mano vna borfa appoggiata fo-
pra il capo di vn capro , che gligiaceua à i piedi injieme con vn Cjallo , e
nella fvniflra haueua il Caduceo . Queilotra infegna propria di Menu*
rio,come l'bauere anco l'ali in capo , & à piedi ; onde iTocti quafi tutti lo
difegnam in quefìo modo,facendo,che egli babbi le penne a i piedi, li qua-
li chiamano T'alar i,& in mano il Caduceo da loro detto uerga , perche da Caduceo .
principio fu /empii ce uerga , quando ei l'heb be da apollo in ifeambio
delia Lira , che donò a lui , come raccontano le fauole ,allhora che dopò, le
rubbate vacche fi rappacificarono infieme.Ondc Homero nell'inno, che cari
ta di LMercurio , narrando quafi tutta la fauolagli fa cefi dire ad jL-
jpollo .
E poi
e
aj2 ImaginfdeiDci
E poi dar otti la dorata verga
"Della felìcità^elle ricche^je i
Serpéti _p. tA quefla furono dapoi aggiunti i ferpenti , ouero perche fi legge , che
che colCa baucndone giàCMercurio trottato duo combattere infieme,!igittò fra
duceo . quelli ,& fubito furono rappacificai i,ouero perche,come dice Iamblicojja
uendo LMer curio infegnato a noi la 'Dialettica , li fu però dato per infe-
gna quella verga, poi che tanto a punto ftgnific ano i due ferpi , che fi n-
fguaràano l'vno con l' 'altro,ouer amente pure per quello, che mette Tlinioy
il quale pofcia,che bà detto,comefi annodano infieme ì ferpenti la e fiat e ,
foggiunge:& quefio,che moflra concordia tra crudeli ffimi ferpi par cffcre%
la cagione,per la quale è (iato fatto il Caduceo con i ferpenti intorno ; per-
che fi legge , che gli Sgittij ,che furono forfè i primi a farlo , lo fecero m
quefla guifa . Staua vna verga driria,ò bacchetta) che vogliamo dirla ,
con duo ferpi intorno,l'vno maf ch'io, V altro f emina, annodati infieme nel
me%o,& faceuano quafi vrìarco della parte di fopra del corposi che ve-
niuano ad aggiungere le fere bocche alla cima della bacchetta, & le code
fi auuolgeuano intorno alla medefima di fono , onde vfeiuano fuori due
piccole ali. Et lo chiamarono i Latini Caduceo, perche al fuo apparire fa-
ceua cadere tutte le difeordie, & fu perciò la infegna della pace . Onde lo
Tmbafcia- portauano gli ambafciadorì,che andauanoper quella, li quali furono anco
tori pacifi poi chiamati Caduceatori.rBenche trouafi,che portauano l'vliuo parimert
££ / te appreffo dugli antichi gli iAmbafciadori , che andauano come amici,
ono ^j "fecondo che Virgilio dice, quando fa, che Enea ne manda cento al %h La-
ce. tino tutti coronati di verde oliuo, ££ che quando egli va ad Euandro,mo-
§ìra à Vallante , il quale prima gli viene incontra , che va come amico,
S tatio . fiendendo la mano con vn ramo di pacifico vliuo . Statio medefimamente,
quando fa andar T ideo à chieder per nome di Tolinice il regno di T bebé
ad Etbeocle,glimette in mano vnramo divliuo,per mofìrare,che andaua
come ambafeiatore pac ì fico }e glielo fa gittare via poi, quando non può ot-
tenere quello,che dimanda-, onde bebbe principiala federata guerra . Et
appiano recita, che vedt ndo Hafdrubale di non poter pia tenere la rocca
di Cartagine ef pugnata già, & prefa quafi che in tutto da i Immani , la-
f ciati quiui i figliuoli, & la moglie nel tempio di Efculapio con molti al-
trijiquali fi abbruciarono poi tutti infume di commun volere, fé ne fug-
gì di nafeofto à Scipione, portando in mano alcuni rami di vliuo,con li qua
li mojlraua di andare folamente per hauere pace. Ilche haueuano fatto pa
rimente molti de'fuoi innanzi à lui,che erano fuggiti a Scipione per ot~
tenere^
Degli Antichi. 235
t e ne re , come fecero , che , chi voleua , potefie vfeire fatuo della rocca, &
andarcene , baiando portata però quefii in mano non l'vliuo, ma la Ver-
bena,cbc volgarmente è detta Vermiuaca: benché fi pofia anco intendere Vernlina-
per le parole di *A ppiano non di quella herba fidamente > ma di tutte le ca.
altre herbe , & foglie , delle quali era adornato l'aliare , & il tempio di
EfculapiOjChe fu in quella rocca molto bettole ricco ; conciofia che [otto il
nome della Verbena fodero anticamente intefe le herbe , & fondi , delle Porgere
quali erano adornati gli altari il dì della fefia. Etera anco il porgere herba che
altrui herba con manofegno appreffo de gli antichi di confejìarfimnto da mostri-
colui , cui fi porgeua , & di offerir fi à luiycome foggetto . La quale cofa
fcriue Fejioychefu introdotta ne i primi tempi da'pajìori , perche quando
quefti faceuano à correre infieme , ò contendeuano in qualche altre modo
fra brocchi era vintoci chinaua à terra , & pigliando herba con mano la
porgeua aluincitore . Nondimeno fu pur anco la vera Verbena fegno di
pace ,come fcriue Tlinio, & di queflafi coronauanoglifmbafciadori , che
andauano per tregua,ò per pace,maffmamente de' 'Etmani , perche altre
genti ufarono forfo qualche altra cofa , come fi legge appreffo di appia-
no di alcuni popoli della Spagna , li quali mandarono ambafeìadori à
Marcello per ottenere da lui perdono^ pace, & quefii fi portauano innm-
!(i una pelle di Lupo in vece del Caduceo^ de 1 rami dell' vliuo , & della
Verbena, chefuronoperò quafi vniuerfalmente ipiu adoprati negli affa-
ri della pace >& foleuano anco gli antichi auuolger e alcune piccole bende ,
ò fafeie di lana , chcfignificauano la debolezza , & h umiltà di chi lo
portaua , perche la lana fi trahe della pecora animai debole , &bu~
mile, come dichiara Seruiofopra il primo ragionamento } che fa Enea <.
ad Euandro appreso di Virgilio, Et perciò il Caduceo tal bora fola-
mente ;talhora il ramo dell' Vliuo fola è flato fatto per la Tace . La qua- Pace Dea.
le fu Dea parimente appreffo de gli natichi, & hebbe in l{oma vngran
tempio tanto bello , & così ricco , che molti andauano à Roma folamente
per vederlo . Queflo fu fatto da Vefpaftano , effendo però già principia ■
to da (flaudio, & dopo la vittoria hauuta della Cjiudea ui portò tutti
gli ornamenti del tempio Hierofolimitano t & fi può credere , che vi f effe
anco qualche bel firn ulacro della Tace , ma non ho trouato però fin qui
fattane mentione da alcuno Vediamo dunque come altroueellafia fia-
ta fattalo difegnata . K^AriHof anela de fcriue tutta bella nell'afpetto, Difegno *
& è fecondo lui compagna di Venereye delle (jratie.Taufania fcriue,che dellapace.
la fita fiatila in ^ithene era didonna,che teneua in mano^comc altra vol-
ta ho detto y il fanciullo Tluto Dio delle ricebe^e, perche quefìe meglio
fi acquìftano, e fi conferuano nella pace}che al tempo della guerra} concio-
G$ fia
. 2?4 Imagini de i Dei
Pace ami- fiA c/j€ aHhcra nonfipojja attendere à coltìuàre i campi . Et però àijjerù
re. gli antichi, che la 'Pace fu amica grande di Cerere,&àlei molto cara-3&
Tibullo • Tibullo così dice .
La Tace fu > che prima giunfe i buoi
Sotto l'incuruo giogo , onde il terreno
Tu coltiuato , e 7 gran produce poi .
E il bel frutto di dolce fucco pieno
Ter la pace fi coglie dalla vite ,
Ch'ella à la terra già ripofe infeno.
Claudia- Et le guerre fono cagione del contrario . Onde Claudiano fìnge , che
no . Cerere non volle maritar la figliuola Tro/erpina à LMarte , né à Febo ,
che ambi la dimandauam , perche i vehementi ardori del Sole yfe trop-
po durano , così nuocono alle biade , come le guerre . Jl perche fece-
ro gli antichi alle volte per la pace , come fi vede in alcune medaglie
antiche \vnadonn a , qual teneua con mano vnafpica di formento. E Ti-
bullo perciò diffe .
Vieni alma pace con la fpica in mano ,
Et di bei frutti pienoìl bianco few <
Et la coronauano talhora di vlìuo 9 ££ otte volte di Lamo . E vedeft
ancora in alcune medaglie antiche la'pace con ghirlanda di rofe . (J7/4
benché ftano inomì diuerft , & ne fofkro ancora fatte diuerfe imagini ,
'Cócordia, nondimeno mi pare , che la Tace , & la Concordia ftano vna medefima
cofa,& furono Cvna,e l'altra adorate da gli antichi) accioche deffero lo-
ro vita quieta,& ripofata . Sarà dunque bene s che hauendo àìfegnata ,
quella io difegni quefta ancora, la quale era fatta informa di donna, che
teneua con la deslra mano vna ta^ra , & nella fmiflra batieuail corto
della copia ,onde così diffe Seneca diìei •
Seneca.
Et à colei , che può del fiero CWarte
Stringer le fanguinofe man porgendo
Tregua , e ripofo à le noiofe guerre 9
Efeco porta il corno della copia
faccifi facrificio tutto mite .
Et alle volte ancora fu poSfo vno feettro in mime alla Concordia ,dal
quale
Degli Antichi. 23$
fiale p ar mano naf cere alcuni frutti . ^yfriHide in certa fuaoratione
de ferine la Concordiate fìa di af petto bello, & grane, compresa di cor-
pOye benfatta , di buoniffìmo colore,e tutta vaga->& non habbia in sé co-
fa,che punto difeordi dalia beitela f uà . Et dice , che ella fcefegiàper
bontà de i T)ei di Cielo in terra , accioebe le cofe de i mortali andajfero
con certo ordine ; impcroche per cortei fono coltiuatii campi , & cia-
febeduno ficur amente poffiede quel s che èfuo ; da coftei fono gouernate le
Cittd}fono fatte , e confemate le liete no^e , $" nodriti erano , & am-
maeflrati i figliuoli poi . Fu moflrata la Concordia qualche volta anco-
ra con due mani infieme giunte -, il che fi vede in certa medaglia anti-
ca di Tslerone: come facevano etiandio della Fede gli antichi, la <F<*- Fede Dea
le hebbtro parimente per T>ea , &lafa Silio Italico habitare nella silio Ita-
pìù f ecreta parte del Cielo , fra gli altri Dei , quando finge , che Her- lieo .
cole la va a trottare per la di fé fa di Sagunto , & le comincia à parlare in
quejlo modo .
0 fanta Fé , che innanzi alfommo Gioite
Fofti creata , e adorni huomini , e Dei;
'Ter te tutte lo cofe han pace , & oue
Talhora per difetto human nonfei ,
*Di rado è , che GiuHitia vi fi troue ,
Ter che tu fempre vai a par con lei ,
Et habiti ne i cafti , e giufli petti ,
Oue i fanti penfierfono riftretti .
Tercìochela Fede ha da filare fecr età, cioè le cofe, che altrui fono ere- Colore $-
duteinfede,& ha da effert pura,& monda da ogni inganno. Ter la qua- Pfi° della
le co fa fu ordinato da ISfuma fecondo %h de i Bimani , che il Sacerdote '
facrificando alla Fede hauejfe la mano coperta di vn bianco , come recita
liuio,per dare ad intendere, che fi ha da guardare la fede con ogni finceri-
tà , & che ella era confecrata nella de/Ira mano , perche la dobbiamo di-
fendere con ogni pronte^%a,\3 for^a. Virgilio parimente chiamò la Fe-
de bianca,& canuta,il che Seruio interpreta detto anchora,perche pare >
che fi trouipiù fede ne gli huomini già canuti , & vecchi . Et Horatio Horatio .
dolendofi de ifuoi tempi dice , che la Fede vejlita di bianco è poco adora-
tale Nerone nota , che in facrificando alla Fede il facerdotefi copriua
nonfolo la deflra mano con bianco velo,ma il capo ancora , & quafi tutta
la per fona a dimoflratione della candiderà dell'animo , che ha da ac-
€9mpagnare fempre la Fede, Ter la quale cofa dijfe l' ^Irioflo . Ario/lo .
Gg z T^on
2}6
XmaginideiDci
Irnagine della Concordia^ & hiereglifici denotanti la
Jède & la concordia^con la imagjne della Fedefìgnifica-
ti laf cretesi della fede 3 Or5 lafua purità > & che per
la concordia multiplica tabondanzjt delle cofèJegete>&
C agric ottura >con gli ocelli Cigogna> 0f Cornice alla con
cor di a facr attiche dinotano l'ifleff effetti»
De gli Antichi. 217
"typnpar che dagli antichi fi dipinga
La fanta Fé veflita in altro modo ,
Che d'vn mi bianco , che la cuopre tutta,
Qhe vnfol punto , vnfol neo la può far brutta .
Et per effer creduto > che la fede propria della Fedefofìe nella deflra Mano con
manoy& che quella perciò le /offe con] "cerata , come diffi , ella fu ancofo- fecrata al-
uente moflrata con due de/ire infieme giunte , & alle volte ancora erano ^ te(^e *
fatte due fgur ette , che fi dauano la mano l'vna all'altra . Onde gli an-
tichi hebbero la defìra mano in gran rifletto , come cofa facra . Da r.he
è venuto , come dicono alcuni , che quando vogliamo 1 acquetare vn
rumore fubito nato , mojiriamo quefla , leuandola in alto >& porgendo-
la aperta lignifichiamo di apportare pace . Et perciò fi vede , che molte
flatue di 73rincipi,& di Capitani illuflri furono già fatte a cauallo, & a
pie , che fendono la mano deflra : Et Giofeffo fcriuendo le antichità de Giofeffo.
i Giudei , mette che fra i 'Barbari era fegno certi/fimo di hauerfi a fida-
re l'vno dell'altro, quando fi porgeuano la deftra mano j & che , fatto
queflo,nonfipoteua più né l'vno ingannare, né l'altro non fidar fi . Et Baciare la
quindi forfè anco venne l'v fianca di baciare la mano a i Signori ,&ad Inari0 »
altri Superiori , che fu così beneappreffò degli antichi , come hoggifrà
noi, come fi vede appufio di Tlutarco,oue Topilio Lena jpofeia che heb- piutarco .
he parlato affai à (tfara, andante in Senato il dì medefimo,chc fu vecifo ,
gli baccio la mano , <&fe ne andò . Et Macrobio facendo parlare Trete-
fìatoà fauore de i feriti, dice, che molti di loro fono , che per grande1^
\a di animo f predano le ricchezze, (3 che allo incontro fi uedejpefso ,
che molti liberi, & padroni per la ingordigia del guadagno vanno vil-
mente a baciar le mani agli altri ferui;& queftoatto moflraua, che chi
lofaceuafi raccomandaua alla fede di coìui,cui baciaua la mano, & per-
ciò lo riconofceuaperfuofupeiiore , ££ Signore . Et è venuta pari nen-
ie fin a tempi noHri l'vfan^a di dare la deflra mano in figno di fede,
la quale fu moHrata anco alle volte con vn cane tutto bianco , perche fi
leggono i miracoli della fedeltà de i cani . Ma ritornando alla Concor-
dìa,iaìla quale mi ha fatato ildifegno delle due mania lei communi con
la Fede, le confi crarono gii antichi la Cicogna; onde erano perciò nel fuo cicogna,
tempio molte Cicogne; benché vuole il Volitiano , che non la Cfflkfacra alla
gna , ma la Cornice foffe data alla Concordia , & di ciò chiama in t"[ìi- Cócordia.
monto alcune medaglie antiche , & Eliam , il quale dice , eh? falciano
gì f antichi dopo f battere inuocato Hìmerieo nelle ta^ze chiamare U
Cornac-'
13 * ImaginicfeiDci
Cornacchia ancora per augurio di concordiate douefìe ejjerepoi tra quel-
Cornice v- //, U quali per generare figliuoli fi congìungeuano infieme . XMà quello
celle della era etiandio per la Fede,cheft deono feruare infame marito, & moglie,
come dice il mede fimo Elianotraccontando7che fono le Cornacchie tra loro
p fede li di modo,che di due fi fiano accompagnate vna volta .morendone ir-
suti per la na * ^tra fe ne ^ vsdoua fempre . Erano oltre di ciò i pomi granati
Cócordia anebora fegno di Concordia appreffo degli antichi j come dicono gli feri-
tori degli Hrbrei , & peiciò gli metteuano intorno alle vefii de i loro fa-
cendoti . LMa già è tempo , che ritorniamo à Lfóercurio difegnato con
Vali a i piedi ,%r con la verga in mano da Homero}quando Gioue lo man-
da à Calipfo , perche ella lafci partire da se Vliffe , & a condurre Tt ta-
nto nel campo de' Greci per dimandare il corpo di Rettore , qual fu così
Virgilio, bene imitato da Virgilio poi , che pare quaft tradotto da luiinquesla
parte , quando egli fa parimente , che UMer curio comandato da
Gioue va ad Enea , mentre che fitrouaua apprcjfodi "Bidone , così
dicendo :
OHer curio ad obedìr il Tadre intentò
3\j? i dorati Talari i piedi afeonde,
1 quai con aliprefle a d ogni vento
tAlto il portan da terra , e fopra fonde .
"prende la verga,con cui in vn momento
L'anime trahe da le Tartaree fponde ,
Et altre vi ripone,e donale toglie
f fonni, e molti ancor di vita feioglìe
'Potrei pone degli altri Toeti anebora, li quali nelmedeftmo modo
thannodeferitto imaparmiyche quesli due ftano di tanta auttorià, che
quando effi fanno fede di vna a fa , nonfe ne debba cercan altro poi, fe
forfè non f offe per dare meglio ad intendere quelio,che da loro fu detto, il
Pen ne per che non fa bora di bifogno . Furono poi date le penne a LMer curio, come
che date a ho ùetto,pcrche nelparlateydi che egli era il Dio (ò che ftgnificaua forfè
Mercurio . meo la co/a sleffa) le parole fe ne volano per l'aria non altrimenti, che fe
haut "fleto l'ali.Onde Homero chiama quafi fempre le parole veloci>alatr9
& che hanno penne . Che Mercurio haueffe fempre le penne in capo fi ve-
Plauto, de appreffo di Tlauto , quando per poco di bora , ch'e i fi traueiiì , non ne
volle effere fen^benche dkeffe di farlo ;per che gli fpettatori conofeeffe-
ro lui dalferuofuo di LsfnfitriQne^el quale fi era mutato, & quefie fon»
fue parole .
E per-
Degli Antichi
fmagìns dì SMercurio ìnuentore delle lettere > de!!*
Mujìcajielld geometrìa^ delle buone arti >$ ìmagme
di TalefiraftiafigliuoL Dea de Lottale tiene mgrem
ho <vn ramo dì rulìuo ejfendo nsfo de lottatori di *vn~
gerfi con otto .
2 4° ImaginideiDci
E perche riconofcere mi pojjbno ,
Quejie penne haurò fempre nel cappello,
'Perche baueuaC^tercurio il cappello ancbora ,'& à qucHo eran$
A leio. ancho attaccate l'ali quantunque ^yipuleiolo moHri fen\a,quanio rac-
conta ilgìudicio di Taride rapprefcntato in fcena-facendo che pi r Merat
rio compari fce vn giouane tutto bello,e vago neli'afpetto , con biondi, £5
crespi criniera li quali erano alcune dorate penne poco da quelle drfferen*
ti,che in forma dali fpuntauano fuori,& baueua intorno vn panno fola
mente, che annodato al collogli pendeua giù dall'omero finiJtroi& il Qi
Marnano, duceoin manosjl/lartiano lo defcriue gìouine di bel*orpo,grande,e fodot
cui comincino à fpuntare alcuni pelw^i dalle pulitewiancie, come due
ancho Luciano, &me%o nudo, perche vna breue veflimiola gli copre gli
homeri folamente ; £5> non fa egli mentione d' aliane dijfedaceo , ma ben
dice,che mojira di ejfere fpedìto , & esercitato affai ne^Wrrere , & nella
Lotta . La quale bor mi riduce à mente quello , che già bò letto apprcp'o
Filoftrato. fa Filq/ìrato,& è che Taleslra, la quale potiamo chiamare Lotta , fu ft~
Pale gliuola di CMercurio , & era tal , che malageuolemente fi poteua cono*
fcere,fefoJse mafebio, òf emina, conciofia che al vifo tutto polito , & i?«--
go par eua ef sere non meno fanciullo , che fanciulla , le bionde chio-
me erano ben lunghe , ma non sì però , chepotefsero annodar fi , il petto
era di pura virginella ; né più rileuauano le belle poppe in làiche rileui-
no in vn delicato gionine-,nè erano le braccia bianche folamente, ma colo*
rite anchora,& fedendo ella teneua infeno vn ramo di verde Vliuo, im-
perocb* ella amaua quesl a pianta affai ,for fé perche fi ungeuano prima con
olio quelli, U quali lottauano . Così dipinge Filo/irato la Talejìra , & U
u • dice figliuola di Mercurio, perche egli fu il titrouatore di quesla forte di
Mercurio efsercitioycome cantò anco Horatio in certo h inno, ch'ei fece a coilui . Et
rkrouato- non ritrouò OWercurio,& moslrò a' mortali il modo di efsercitare il cor*.
re di tutte pò folamente, ma l'animo anchora,e lamblico dice, che a lui dettero quel-
le arti|. ij fa £gittQ n ritrouamento di tutte le buoni arti , & che perciò gli de-
dicauano fempre tutto quello , che fcriueuano . Cicerone , fcriue , che
Thoir. Mercurio moslrò in Egitto le lettere, ($ le Leggi, & che ei fu nomato da
T heu t. quelle genti Thoit , ouero T'oeut, come fi legge apprejfo di Vlatone . Et
altri hanno detto che , oltre alle lettere, fu ritrouata anco da Mercurio la
Figuraqua mufica, la geometria ,ela pale/Ira, perle quali quattro cofefoleuana
eira di Mer ^are anticamente la fua imagine di figura quadrata,^ porla nellefcuole%
cme era in certa parte dell Arcadia , fecondo che recita Vaufania , il-
quale
De gli Antichi
241
Statoe dì Mercurio dette Hermì per efter lui flato
tinuentore di tutte le buone arti } quali non temono ne
colf idi tempoì) di fortuna, ($f li vìrtuofi non temono
ninna, loro ingiuria , fìgntficano ancora la faldella del
parlar veridico .
Hb
242 ImaginideiDei
quale lo de fcriue fatto in guifa,che pareua veflirfi vn manto, & non ba_
uè adi patto gambe sic piedi , ma era come vna piccola colonetta quadra .
G aleno . Galeno quando t [sorta i giouanì alle buone ani , dice , che elle furono tut-
te ritrovate da Oifer curio t(3 lo difegna gioitine , belìo, non per arte, ma
per propria natura ? allegro in visla , con occhi lucidile rifpl end enti , &
che iiii /'opra rna quadrata bafe : perche chi feguita la virtù fi lena di
mano alla Fortuna , e col flar fermo , & faldo non teme di alcuna fu a in-
Suida £M0*Ì . E Snida ferine, che la figura quadra è data à Mercurio per riflet-
to del parlare veriteuole , ilqual così fià fermo fempre, e faldo contra
chififia,come il bugiardo }& mendace toHofi muta , ZS ' fouentefi volge
hor quà,hor là.iJMa ò per quesìofo peraltro chefoffcyriferifce anco^Jlcf-
J andrò "Napolitano , che i Greci faceuano fpefjolajiatuadi Mercurio in
forma quadra col capo folo fen\a alcun* altro membro ; & concimili Jia-
tue honor auano fpcjfo igrandi,& valoroft Capitani mettendole in publi-
€0,& ne metteuano anco molte dinanzi alle putiate cafe, come riferifee
, .,-, Suida . Et Thucidide ancora fcriue , & lo replica Tlutarco , che in
lAibene era gran numcrodi quejìe fiatue, le quali una notte furono quafi
tutte guasìe,allhor fubito, che gli Atheniefi hebhero deliberato diman-
dare vnagrofja armata addojjo a Siracufa, di che ^Alcibiade ,ch e era vno
de i capi dell'armata , &iie baucua egligua $ te alcune , fu travagliato
grandemente , tome che hauefìe datoftgrìo di mutationc dijìatodella re-
Hermi » pubhca,alterando quelle flatue,le quali pano dette Hermi, perche Mer-
curio fu parimente detto Berme da'£jreci}& erano poftt,come diffifopra ,
Cicerone, per ornamento nelle fcuole & nelle Jicaiemie. Onde Cicerone rifponden-
do ad Lattico chiama Herme ornamento commune à tutte le Csfcade-
mie. Et un altra volta rifponde al medefimo,che già gli piaccianole be-
ne non gli ha anco uednti,gli Bermi di marmo con le tefte di meta Ilo, ch'ei
fcriue di bauerglìcompratì;& lo prega à raccoglierne quante più né può
bauere , & lofollecita à mandar le pre/ìo per adornarne la fua ^yìcadc-
m ia-)b libraria, che la vogliamo dire . Leggcft^che gli ^ithenie fi furono
i primi, ebefaceffero firnili fìatue . Et nonfolamente in quesle di Mer-
Hermida curio, ma in quelle anco di molti altri 'Pei vfarono parimente gli altri
cui prima grecj tale figura quadra ; &più di tutti forfè gli .Arcadi ,come fcriue
^Paufania 5 perche appo loro era vn' altare dedicato à Gioue con vna sla-
tua fatta infimìleforma.Et benché molti fcriuano che Mercurio fu chia-
Cillenio * maio Cillenio da n>n monte dell' (arcadia di questo nome+ouc einacque-,
nondimeno vi fono siati anco di quelli , che hanno voluto , ch'eifofìe così
r j i cognominato da quefìe imagini quadrerie quali fi poteuano dire,tronche*
parlare. c nto^e , non bautndo altro membro , che il capo , perche i Greci chia-
mano
• De gli Antichi. 24^
mano Cilli quelli , all'i quali fio, mo^o alcuno membro : & mojìrauario
lafor^a del parlare , ilquale non bà bifogno dell'aiuto delle mani , come
ferine Fefto, per fare ciò clx vuole, ma quando è bene ordinato 3& fifa
vàireà conueneuoli tempi , tanto pubiche facilmente piega gli animi
immani , come gli piace , & fouente fa for^a altrui àfuo piacere. On- Horario.
de Horatio canta di CMercnriOyCbe egli da principio perfuafe a' mortali di
laciare lefdue , e i monti .per liquali andauano in que' primi tempi di-
fperft,come lefere,& vnirfì à viuere ìnfieme àuilfnénte. ìlebe tolfe egli
forfè da certa fauola de i Greci , la quale racconta , che Vrometbeo andò)
imbafeiadore à (jioue a pregarlo, ch'ei volejfe prouedere , che lafciaffero
homai gli huomini quella vita roi^a, & beftiale,che mmauano già dal
cominciamento del mondo . Onde egli mandò con lui Mercurio concorri'
tnijfione diinfegnarea quelli , ebe più riputaffe degni', il modo di ben
parlare , col quale effi poteffero perfuadere àgh altri qùello,che era necef-
fario à fare per viuere vnayita dQmettica,honefta,& ciuile.Et per que- Ljn<TUa có
fio confecrarono gli antichi la lìngua a ^Mercurio, & oltre a tutti gli aU fecrata à
tri facrificij,quefio era 4 lui proprio,& particolare, di facrifcargli,beendo Mercurio.
certo poco vino , le lingue delle vittime . Fu anco creduto 'JWcr curio il
primo, ebeynofir affé il modo ài guadagnar e, & perciò era T>io de'mer- . , ,
cattanti, yjìn^i dicono, chef offe detto \JMer curio dalla cura > che egli Mercanti .
ha delle merci; onde Snida fcriue,cbe per queHo metteuano vna borfa in
mano al fuofimulacro . Fulgentio vuole , che l'ali a pie di Mercurio fì-
gnificbinoilvehée>& quafi continuo mouimcnto ài quelli, che traffica-
no , li qualli follimi ne'loro affari vanno qua fi fempre bor qua, bor là .
Onde ferine Cejarè , ebe iFrancefi adwauano Mercurio più di tutti gli al- Cefare.
tri Dci,& ne haueuano molti fimulacri ; perche , oltre che lo diceffero ef-
fere fiato ritrouatore di quafi tutte le arti,credeuano, che particolarmen-
te ci potefi e afi ai giouar e altrui ne guadagni ,& nelle mercantie-, T^lle
quali quanto babbino da tffere vigihnti gli huomini moftra il Gallo pò- Gallo a ci
ftoà canto à quefìo'Dìo ,come difji già , benché vogliano alcuni , che fi- to à Mer-
gnifichipiù tojtola vigilanza, che deono vfare gli huomini faggi,e dot- curio.
ti,perche à quegli è brutto fuor di modo dormendo confumar tutta la not-
te . Conciofia che mettendo CMer curio per la ragione , &prr quella lu-
ce,chc ci forge alla cognizione delle cofe , ei non vuole che fiiamo lunga-
mentefepolti nelfonno,ma pofeia che fono rinfrancati gli jj>irti,che ritor-
niamo alle v fate opere . Terchenon ponnogli huomini ftare in conti'
nua attione né del corpo, né della mente , onde è loro necejfario quel breue
ripofo,che apporta il fanno, come, mojìrano i Fihfofi. Et Tanfaniafcri- Paufania.
uendo delpaefe di Corinto mette, che quini era vii altare , ouefifaceua
li h 1 Jacri-
94<
ImaginideiDd
Imagìne della V^otte nutrice della morte 1&J del fon-
fio s& imagìne del Sonno fratello & compagno della
morte^qmete ftj dolce ri fioro de mortali > con molti ne*
gri fogni che accompagnano la Notte ,& il Sonno > & il
corno dinota il ripoffo^ la varietà de' fogni.
Degli Antichi. 245-
facrìfìcìo alle Mufe , & al Sonno inftcme , come che foffcro ben grandi a Sonno cu
mici tra loro . fmperò che tennero gli antichi il Sonno parimente Dio,& le Mufe
gli ne fi cero fìat ne, come de gli altri fDci, credendolo , come dice Hefwdo, Hefiodo
C Homero , fratello delia morte . il che mojìrauano etiandio le imagi- omero '
ni Jcolpìte nell'arca di Cipfclo , oue era vna f emina , che teneuafuH fi-
ni(tro braccio vn fanciullo bianco, che dormiua , £? un negro fu l dcjìro,
che medtfimamente dormiua,& haueua gli piedi flortì,pcr quefìo forti-
ficando la Ottone , & per quello il Sonno, & la f emina era la T^otte nu- ^ote
trice di amendui . Fu quefia da gli antichi fatta in forma di donna con a
due grandi ali alle fpalle negre,\3 dijiefe in guifa, che pareua volare, &
abbracciare con efie la Terra , come dif} e Virgilio. Ouidio le dà vna Ouidio.
ghirlanda dipapauero,che le cinge la fronte, & manda con lei vna gran
compagnia di negri fogni . Gli altri Toetipoi la fingono hauere vn carro
da quattro ruote,che fignificano ; come dice il boccaccio > le quattro parti
della notte , così diuife da' foldati , & da' nocchieri nelle guardie loro.
Ella è tutta di colore fofeo , ma la veìle , che ha intomo rifplende qualche
poco , & è così dipinta , che rapprefenta l'ornamento del Cielo. Ti- -u n
bullo fa , che con co/lei vanno le Stelle fue figliuole, il Sonno, & ' i Jogni
quando così dice;
*Dateui pur piacer , chomai la notte
ffttoi deflriefhà giunti infieme , e viene
Correndo à noi dalle Cimmerie grotte,
E le /ielle di vaga luce piene
Seguono il carro de la madre , quali
Il eie l'in bel drappello accolte tiene .
Et il fonno {piegando le negri ali
Va lor dietro , e vi van gl'incerti fogni
Con pie non fermo ,epaffi difuguali .
'Dalle quali parole fi conofce,cheH Sonno parimente haueua l3 ali, il che Sonno co
diffe Statio anchora,quando fi duole,cbe già fono tati dì,cffei non può dor ' .
mire/3 loprega,che à sé voglU venire homaue fcuoterglifopra il capok
lieuipenne,Q? il medeftmo diffe Silio Italico .Oltre dì ciò il Sonno è gioiti- Silio Itali
ne,che il medefimo Statio lo fa taleychiamalo piaceuolijfimo di tutti 1 Dei, co.
comcchenÒfiacofapiàgrata,riè che piaccia più a' mortali dopò le fatiche
del ripofo , che ci apporta il piaceuole formo , onde Seneca difje così di lui, en
■ '■ QSonuQ-
246 Imàgfni dei Dei
0 forino almorijìoro ale fatiche
'De' mortali , de l'animo quiete ,
E del viuer' human la miglior parte ,
O de la bella „4jìrea veloce figlio ,
E de la LMorte languido fratello ,
Ch' ìnfteme mefei il vero , & la bugia ,
E quel y che dee venir chiaro ci mofìri
Con certo, e fpeffo {ohimè) con tritio nuncio;
Tadre di tutto porta de la vita ,
Bjpofo de la luce , e de la Sfotte
Fido compagno , tu non pia ri/guardi
K^il I{è y ch'alferuo , ma vieni egualmente
i^jfl'vno y è à l'altro , ne le /lanche membra ,
placido entrando la fiancherà fcacci ,
Et à quel y che tanto te mono i mortali
Gli auuei^i & > ch'imparano il morire .
Fibrato. Filoflrato nella tauola,ch* ei fa di ^ìnfiarao,nell' antro del quale di»
ce , che era la porta de i fogni,perche dormendo quiuift vedetta, &• vii'
Vefti del Haji infogno quello , che fi cercaua di intendere , dipinge il Sonno tutto
onn0r languido con due vesli,l'vna difopra bianca/ altra di fitto negrajnten-
dendo per quella il dì>e per quella la notte,egli mette in mano vn Corno,
come fanno anco quafi tutti i Voeti,dal quale parche jparga il ripofo fo-
pra de' mortali. Il che dicono efiere flato finto, per che il corno afiottigliato
bogni. trafpare, & così ci moftra le coj eccome le veggiamo in Sogno, quando pe-
rò fono i fogni veri , ma quando fono falft , il Sonno non porta il cor-
no , ma vn dente dì Elefante, perche afiottiglift l'auorio quanto fi vuo-
le y non trafpare mai sì , che per quello paffi la visla humana . Vera
j Virgilio finfe 5 che due fojfero le porte , per le quali ci vengono i fogni,
foo n i. C ^ 'vaa dì COYno 9 l'ahra di auorioy Ò che per quella paffano i veri , & per
Porfirio, queslai fatfi . Sopra di che "Porfirio così difeorre, come riferifee CMa-
crobioydìcendo che l'anima ritirataci, quando l'huomo dorme in buona par
te da gli officij,del corpo, fé bene dùcagli occhi alla veritd,non la può
vedere però mai drittamente, perla feure^a dell' humana natura ; ma.
[e pure quefla fi affottiglia in modo , che l'occhio dell'animo ci paffì per
dentro,vede fogni ueriper la porta del corno^mafefìà denfa sì, che l'ani
mo non la poffa penetrare con la visla , vengono per la porta dell' auorio i
falfi fogni . Et il mede fimo Virgilio ha finto anebora > che almeno
della
De gli Antichi. 247
della entrata dell'inferno fia vn grande olmo,cbc fparga gli fronzuti ra-
mi^ che fotto le foglie di questi fiiamo attaccati i fogni vani & faìji . $Q„a{ „*
La quale coja vuole dire, come l'efpone Seruioycbe alla Hagione, che ca- Uu
dono lo foglie àgli alberi , i fogni fono fempre vani. Et altri hanno dei- Semio .
to,che l'olmo arbore fìerile, & che non fa frutto, e f prime da sé la uanità
de' fogni, quali furono detti ciechi da gli antichi , come fcriue Snida , ò
pere he fono fallaci ,ouero perche parlano fempre con chi bà gli occhi fer-
rati. Oltre di ciò porta il Sonno anco talhora vna verga in mano, con la- Verga del
quale tocca i mortali,& gli fa dormire . Onde Statio vna volta, che non Sonno .
poteua dormiremo pregaua,che v. niffe à toccarlo con qudla,Ouidìo,pófcia
che ha dtferitto il luoco, oue habita il Sonno , qual fa, chefia appreffo de
Cimmerij popoli, che hanno quaft fempre notte, anchor che in Ltnno lo mn
te HomeìOy ifola nel mare Egeo , & Statio appreffo de gli Et Inopi , &
i ' ^driovto vltimamentel'hapofio neUt ^Arabia: Ouidio, dico, dejcritta
ch'egli ha la cafa del Senno ; mette lui à dormire fopra vn letto di hebe-
no, coperto tutto di panni negri, intorno acquale Jìanno innumerabili fo-
gni in diuerfe forme figuratile' quali tre fono i miniUri più degni', l'v-
no, che rapprefentafolo la forma humana , fi. dimanda Morfeo l'altre ; è . .„ .
detto Fobetore,che moslra ogni forte di befìia; & il ter^o ,che fa vedere ~j_ §^LS
terraiacqua^faffi^rbori^monte piano^ ogni altra cofa inanimate, ha no-
me Fantafo . j^è pia dico di loro, mar itorno alla imagins di Mercurio Mercurio
fatta pure informa quadr adorne fi legge appnffo di Taufania , quando ci Pcne ^w
d': 'fcriue l'^A ebaia , che era in certa parte di quel paefe fu la via , con la *t0'
barba, Z? con il cappello in capo . ÌS(è mi ricordo di hauere luto di altra
fiatila di Mercurio,che di quefta , laquale haueffe ìa barba , efìendo
che 1 Toeti tutti lo d.fcriuono fenica , il che, dicono , voler moHrar cbfl
parlar, quando è bello,uago,e puro,non inuccebia mai . iJMa fanno ben
però molti, che gli comincia dare fauori la prima lanugine , come già ho
detto di Martiano9& come di Luciano pofìo dire il medi fimo , poi che ne*
juoi facrifeij deferiue Mercurio con alcuni pochi pelu^J della prima
barba^he gli cominciauano ad apparire fui vifo . Homero parimente
fa, che Vhjfe lo vede tale, quando à lui va , egli porta quella herba , con
laquale eifi difefe poi dagli incanti di Circe . Leggefi oltre di ciò,cbe al-
legatile di Mercurio , lt*quaii erano su lepubliche vie, gittaua pi^reo-^- ^
gnuno,che paffaua di làjecondo le trouaua a cafo, in modo che vi fé ne ve tate allatta
deuanoi monti raccolti intorno, ò foff'e per moftrare , che fi debbe far'bo- tua di M&
non alti 'Dei con offerire qucllo,c he primo fé ne apprefenta ,0 fi ha alla curio..
mano , onero perche purejfero in quel modo purgare le publiche Jìrade j
sì che non trouafjero poi gli altri } che pajjauano di là , C? i corrieri
raccomman-
148 Imagihi dei Dei
raccomandati a quejìo Dio^ofa^he gli pote/je offenderemo veramente ciò
era per da re ad intendere, che cos ìè tutto il rag tonare compofio dì picco*
Suina; le particelle , come quei monti di piccolepìttre raccolte ìnfieme , Suida
ferine, che qut/ìi cumuli , b montici Ili di pietre,erano cenfecratì a Mer-
curio.ntlle vie incerte, forfè perche non deuiajfe dal buon camino^ chi paf-
fauaper là . Et che fu anco vfan^a degli antichi di porre su lefirade
public he dìnan \i al le fìat uè di Mercurio le primitie de i frutti a feruìtio
de'pafsaggkri,li quali fecondo il hifogno ne mangiauano. Leggefi ambo
Mercurio ranche Mercurio alle volte fu fatto con tre capì ; ò per mofirare la gran
co tre capi fa^ cfye bfr l'ornato parlare '; ò perche a coftui f corta de paffaggieri non.
ba/ìana vn capo per mofirare altrui le diuerfe/ìrade,& fpecialmente ne*
triuij,cioè doue erano tre vie, & perciò in ciascheduno de' tre era fognato >
otte quefla,ò qudla,ò quell'altra via andafse .
Volevano poi gli antichi anchora , che Mercurio hauefse cura de' Ta-
Homero . ^0Y'l:<T^'i c^e fa Fornero fede } quando dice, che in fraTroianiThorba fu
ricchiffimo di armenti , <& di greggi , perche Mercurio, cui egli fu grato
più di tutti gli atiri,così l'hauena arricchito, forfè perche ne' primi tempi
non conof ceuano gli huomìni altro guadagno, che quello, che trabeano da
Paufania • i &*£§?$& da gli armenti . Et perciò ferine Taufania, che nel paefe di
Corinto su certa ina era vna slatua di Mercurio fatta di bronco , che fé*
deua,& haueua vn' agnello a latoSDi che ei tace la ragione d posi a,come
cofa mijìcrìofa,& che non fi pofsaynèfi debba dire.Et vn' altra ne era ap*
prefso de' Tanagrei gente della Beotia, cheportaua vn montone in collo ,
perche dicefi che Mercurio andando già in quel modo intorno alle mura
della Città, fece cejfare vna grauiffima pefiilen'^a.Onde fu ofseruatopoi,
che quando fi celebraua quiui la fuafejìa , andana vn bellijfimo giouanc
intorno alla città con vn' agnello in collo . Vn "altra flatua fu pur anche
di Mercurio portata dell' ^trcadìa,come recita il mede fimo Paufania, &
efferta al tempio di <j ione Olimpio , armata con vn elmo in capo , &
veììita di vna tonica , con vna breue vejlicciuola difopra da foldato ,
Macrobio & portaua vn montone f otto libraccio. Macrobio , il qual vuole y
che per tutti gli altri 'Dei jìano intefe le molte virtù del Sole , à que-
Mercurio §\e tira parimente la imagine di Mercurio , dicendo , che l* alimo*
pel iole flran0 ia velocità del Sole , &, che il finger le fauole,che vecideffe *Argo
guardiano della figlia di Jnaco mutata in vacca , onde pofero alle volte-
ancora vnafcìmitarrain mano allafua slatua,fu, perche *Argo con tan-
ti occhi è il Cielo pieno di /ielle , che guarda la terra , la quale facevano
quelli di Egitto nelle loro facre lettere in forma di vacca ; ma lo veci*
de Mercurio , cioè il Sole ? come quello , che fa /par ire le /ielle , quando
Udì
De gli Antichi.
2 4P
Imagine dì Mercurio ^Dìo della eloquenza >fiorta de
paJsaggteri.Dio de P a fiori , intefo amo per la for%a del
Sole>& imaginedelDioAnuùi T> io della fagac ita appo
gli Egittìjjheervnifìefiocon Mercurio^ il caduceo
quifignìfica il Sole e> la Luna il demone lafortunaja-
rnorc>et la necejfità che njanno codina/cimento bumano*
li
250 Imaginidei Dei
il dì comincia à moslrarfì . Oltre di ciò le figure quadrate di CMetcurio,
che haueuano il capò folo,& il membro virile,mofiìano cbe*l Sole è capo
del mondo , & f emina* or e di tutte le cof e , & quattro lati lignificano
quello , ebefignifica la cetra dalle quattro corde data medefimamante à
CMercurio , cioè le quattro farti del t^Mondo , ouero le quattro
fi agioni dell'anno , òche due equinottij , <& due folflitij vengono à
fare quattro parti di tutto il Zodiaco. Et fu ritròùamento proprio de i Gre
ci,come fcriue Herodoto,& gli K^itheniefi furono i primi, che facefiero,
& moflrafiero à gli altri di fare "parimente , le statue di ^Mercurio col
membro genitale dritto,& quefio fecero effi forfè , perche differo le fauo-
le, & lori} "eri f le CM 'arco Tullio , chea lui fi gonfiò > & dri^cffi in
quel modo per la voglia, che gli venne di Troferpina la prima volta, che
la vidimi come fi può vedere il difegno nella noflra tauola j6.à car.^o*.
Caduceo t~sfccomr»odafì poi il (aduceoal naf cimento dell' huomo,come dice il me
fecondo in defimo Macrobio , in quella guifa fecondo quelli di Egitto . Sono con
rz'°™f-n- Ibitomo , quando ci nafte quefli quattro Dei , il Demone , la For-
mo! U° tma ' ly^more > & k 'Hs^ffità . De quali i due primi fignificano il
Sole,& la Luna,così detto quello, perche da lui, vengono & fono conftr-
uati lo fpiritOyil calore, & il lume della bumana vita, & perciò è egli ere
àuto Demone,cioè Dio di chi ci nafte . Et quejia èdetia la Fortuna, per-
che tutta la forxa fua fi fiende fopra i cor pi, li quali fono foggetti à mol-
ti, & diuerfi accidenti . V amore è moslrato da i due capi de ifer penti,
li quali fi giungono infieme, come che fi baftino; & la jyeceffità è intefa
Martiano. per quel nodo , che quefti fanno di sé ntl me^o. Martiano fcriue , che
Tbitologla entrata nel fecondo Cielo uideuenir fi incontra vna uergine
con una tauola in mano , nella quale erano intagliate quesle coft tutte di-
moftràtrici di Mercurio.TSlelme'Q era quello uccello dell' Egitto firnile al
la Cicogna , che cbiammo ibis , &vn capo di bellìffima faccia , co.
peno di vn càppello,che hauea d'intorno due fer penti . Sotto ui era vna
bella uerga dorata nella cima,nelme^o verdeggiaua,& diuentaua negra
nel calce. Dalla defira vi era vna teftugine,& uno feor pione, & dalla fì-
nislra un capro con certo vcceUofimile allo fparuiere . Queile cofe quafi
tutte fono tolte da i mifierij de gli Egitti] , apprefio de i quali fi crede ,
che fofje adorato ^Mercurio fiotto il nome di quel Dio,chz da loro fu chia
malo yAnubi . Cerche lo faceuano con il (aduceo in manoycome lo deferi-
uè *Apuleio,il quale raccontando di quelli, li quali andavano con ifide dice
Anubi. così. Eraui jlnubi,qual differo effer CMercurio, con la faccia hor negra ,
& hor dorata , al\aua il collo di cane , & nella finislra portaua il Cadu-
ceo , oue con la defira fcuoteua vn ramo di verde palma . Fu fatto que~
ilo
De gli Amichi.
251
Imagine di He ri ole appo Trance jì da loro tenuto Dìo
della e lo a uè n za >& de II' e fiere it io, qualfu da alcuni te-
nuto anco per Mercurio (jjff queHa imagìne dinota la
fer%A della eloquenza, & di/cip lina militare , majjitne
ne ^vecchi Capitani^ conjumatt oratori.
li
m t . Imaginidei Dei
fio 1)ìo in Egitto con capo di cane , per moslr&teia fagacità , che da
UPiercurio ci viene, conciona che altro animale non fi troni qua fi più fa-
Siculo!0 £ace ^ cane-0Purc lo facevano cos},perche, come recita 'Diodoro Siculo,
fu Jì nubi figlinolo di Ofiride , & feguitando il padre in tutte le guerre
rnofirofi valor ofo fempr e , onde come Dio fu rhtrìto doppo morte , &
perche vivendo ci portò per cimiero vn cane fopra l'armi , fu poi fatta
la fua ìniagìne con capo di cane ^volendo pur' anco per queflo intenderebbe
egli fu fempre fugace cu/lode } & fedele del padre, difendendolo tutta-
uia da qualunque kaucjje tentato di fargli male . Oltre dì ciò , fé non fu
Hercole- Bcrcole il medefm d-ebe iJMt renrio,bcn fu da lui poco difftrente^come ne
fa fede la imagine fua. fatta da Franceji > che l'adoravano per lo Dio
della prudenza,®- della cloqucn^a^n questa guifay:ome racconta Lucia
Luciano . no • %ra vn vecchio quafi all'ultima vecchiaia , tutto caluo , fé non che
haueua alcuni pochi capegli in capo, dì colóre fofeo in v.fo, e tutto crefpo,
& rugofo, vestito di vna pelle di Lione, & che nella destra teneua una
ìna^a , & vn'arco nella fmislra ,• gli pendeva vna faretra da gli ho-
meri , & haueua allo efiremo delia lingua attaccate molte catene di
oro , & di argento fottiùffitpe , con le quali ci fi traheua dietro per le
orecchie una moltitudine grande di gente > che lo feguìtaua però uvlvti-
tieri . Tacile co fa è da vedere , che qvejìa imagine fignifica la for^a
Éloqu éza ^a el°ellienXa > la 1Hah davano quelle genti ad Hercole ', come dice il
€Ìuàt'orzl^£defimo Luciano , fu Hercole creduto più forte affai , & più gagliar-
do di CMer curio ; & lo facevano vecchio , perche nei vecchi la elo-
quenza è più perfetta affai , che ne' giouani , come Hornero ci mojìra
per T^eslore . s dalla cui bocca , quando parlatici , pareva che filila ffe
dolci/Jimo mele . Et per quesito hebbero anco forfè qvefìi duo Dei vn
tempio folo fra loro commune nell'iddi cadmigli .Athcnisfi, che haueva-
no nella loro ^sdeademìa altari delle Mufe , di Mimma , & di Mercurio ,
uollero haueme vno parimente dì Hercole ? come che il Intime di co-
fini non meno , che de gli altri poteffe giouare a chi quìuì fi effer citava ;
. . - & Taufania ferine , che non folamentc i (jreci , ma moke barbare
rìationi ancora credettero, che (JAier curio, ù~ Hercole fojfero fopra allo ef-
fercitarft , & che. erano principalmente adoratine' Ivochi , che fifa*
ccua questo . Onde apprefio de ì Lacedemoni^ nel "Dromo y luoco oue fi
esercitavano ì giouani nelle correrie , fuvn'anticbijfimo fimulairo di
Dei dello Hercole, al quale andavano a facrificare quelli, che erano già di maggio-
cfsercito . re età . Et in certa parte delpaeje di Corinto dicevano quelle genti , che
Hercole già quìui offerto , & dedicato (JMer curio la fua mai^a , che
a a di vliuo faluatUo , la quale fu creduta bavere dapoi fatto le ra-
dici,
Degli Antichi. 25$
dicifé cjjere ere/cìnta ,& diuentata vn grande arbore . Ttyti dicojejìa
fiato vn Hcr cole job , ò molti ; bench'io /appi , che Vamne ne mette
quarantaquattro , & dice, che già tutti gli huomini di grande , &mi-
rabfl valore , &. quelli , che hauefferofupirato qualche feroce CAtofl.ro ,
erotta detti Hercoli : «è de i molti->qual fofsc ripoflo nel numero de i Dei ,
perche queflo non tocca a chi vuole folamcnte far ritratto de ifimulacrì ,
& delle fi atue, eh e ne fecero gli antichi ; Li quali adorarono cerne 'Dio
vn Hercolc>& à lui fecero di quelli bonari yehe faccuano à gli altri 'Dei ;
& quelli di Egitto lo pò fero nel numero dei dodici ( come fedite He-
rodoto) che furono prima da loro adorati. CMa fé ben le molte cofe , Simulacro
chef leggono dì Hcr cole, fìano fiate fatte da diuerfe perfine di queflo no- c ^CtCOie*
tne,fono attribuite nondimeno tutte ad vnfolo , che fu fitto 'Dio . //
cuijìmulacro eragrande per lo più Ci che mofìrauafor'fa , & robufie1^-
%a , pei la quale viuendo fu cognominato (JHelampigo , che viene à di-
re , dal negro culo ; perche cofi chiamarono i Greci gli huominifor-
.ti , erobusìi : & all'incontro diceuano Leucopìgo , cioè , che ha
bianco culo, a chi era molle , & effeminato . Et à queflo propofito leg- Nocella
gefi vna cotal nouelletta ; Furono duefeatelli maluagi , e trifli quanto fi piaceuole.
pofia dire,nominati l'vno Zaffalo , & l'altro ^lemone , ma erano detti
Cercopi , & furono figliuoli di CMennone : qucftipiù volte furono ripreft .
dalla madre , & pregati à mutar vna cofi pejfima loro natura, ma po-
feia che vide di non poterli ritirare dalle loro opere maluagie , li pregò
ihefiguardajfcro almeno di non dare fra piedi a Melampigo . Hor'a-
uennc,che effendoft vn di Hercole pofeo à ripofar fotto vn arbore , al qua-
le hauena appoggiato l'arco , i'S la rìia\\a , quefiiglifopragiunfcro , (3
vedendolo dormir e,dì fi gnarono di farli qualche Jlrano Jìbcr?o , & erano
già in punto , quando Hercole fi de fio ; il quale leuato fi non fece loro
alno male ,fe non che gli preje , & legatigli ìnfiemeper'i piedi, , come
f^Jero flati duo lepri , attaccatigli alla ma^a fé gli pjfc alle J palle ,
C audoffenc via . I Cercopi, mentre ftauano pendolonè à quel modo, vi-
dero che Hcr col e hauena il culo,& le natiche ncgre,& pelofe , comincia-
rono à ragionare pian pian fa toro di qurllo , che tante v.olte baue-
ua loro ditto la madre ,& diceuano, che certo quegli era II M elampi-
go . 'Di che Hercole,hauendo intefo il tutto , preft il maggiore piacere
diligendo t per ciò ridendo gii jciolfe , (5 la f ciotti andare , mu furo-
no poi trasformati in (fatti Mammoni , come ferine Suida , perche
"vollero ingannare Cioae . Onde per gli Cercopi furono fou ente intefi 2'
fraudolenti^ adulatori , come fi vedeappreffo di Vlutarco,il quale par - ^
landò della differì n\a , che è da ve ri amici àgli adulatori dice, che cofi fi
diltt-
254 Imagini de i Dei
dilettano iVrincipi di quelli , come Hercole fi dilettaua de Cercopi.
'De* quali fcceancbo mentione Herodoto, defcriuendo il camino , che fece
Xerfe a pajpu e coni1 'efferato i monti della (frecia , & dice; che andò et
paffare il fiume K^fopoper certa via , che fu dimandata la fede de i Cer-
copi,cìoède'malitiofiy oue era anco vnfafìo, che fu detto UWelampigOt
cioè negro fonte , che quefìa voce tanto può lignificare qucHo , quan-
to quello y ch'io diffi di H previe x^sìlfimulacro del quale ritorno , che fu
di buomo forte , & robujìo , e fu parimente tutto nudo ,fs non che haue-
ua vna pelle di Lione intorno , il cui capo con la bocca aperta gli faceua
celata , e teneua la malga nell'vna mano , e l'arco nell'altra, & la fare-
tra gli pendeua dalle (palle , come ho già detto . Vn ftmile tutto di me-
tallo alto diece cubiti fu dedicato in Olimpia città della (frecia da alcu-
ni andati col figliuolo di i^sfgenor e a cer care -Europa , come fi legge ap-
preso di Taufania , il quale fcriue ancora , che i Lacedemoni hebbero vn
fimulacro di Hercole > con pelle del Lione intorno , & tutto armato ; la
Hercole ar ragione -dì 'che auenne j perche (fi cndo già andato Hercole per certi fuoi
mato . affari a Sparta città principale de' Lacedemoni , haueua menato feto vn
giou inetto J uo cugino nomato Eono , ouero Licinuio ( come dice ^Apolxo-
Apoliodo foto raccontando il medeftmo fatto ) il quale andando tutte folo a firn pia
cere per veder e la città ,arriub dinanzi alla cafa di Hippocoonte , che
era allhora quiui Signore ,& c2^èìouefufubito ajfalito da vn terribile ca-
ne,cui egli ferì di vna pietra, & lo fece ritornare in cafa; ma i figliuo-
li di Hippocoonte,cbe queflo intefero , vj liti fi auuentarono addofjò di Eo-
no con bafloni , & l'vccifero . Hercole , rìfaputa la cofa,trarro dallo fde-
gno , e dal dolore del morto cugino fé n'andò tuttofalo fen^a alcun indu-
gio contea gli homicidiy & con quelli fu vn pe\%p alle mani : alTvltimo
Hercole ferito in vna cofeiafi ritirò,e tolfefi difottojp&e allhora non poten-
do refi fiere alla gran moltitudine delle perfine f che gli veniuano addof-
fo:rnapocodapoi meffme egli parimente infieme molti , tanto fece , che
ammalò non folamentei figliuoli, ma il padre Hippocoonte ancora,
& roino tutta quella cafa . Et per queflo lo fecero armato i Lacedemoni .
E gli ^Arcadi f acero dapoi alfuo fimulacro vna cicatrice nella tofeia per
memoria della ferità) eh* io dijji-, per la quale, guarito che egli fu , dedicò
Efcnlapio vn tempio ad Ef cui apio f otto cognome diCotileo, perche Cotile appreffo
Cotileo . de Greci è il medefimo , che appo noi cofeia , come che per lui fujjegua-
. rito della ferita , che htbbe nella cofeia K^épollodoro fcriue , che Hercole
Hercole ! $ Parimmte armato, quando per la di f e fa di Thebe combattè contragli
Minei,& che UWincrua gli diede le armi , & aggiunge , che hauendo
Hercole imparato di tirar l'arco Eurito , hebbe dapoi li jir ali da apollo ,
da
De gli Antichi. 2??
da Mercurio lafpada,da folcano la corata , & da Minerua il manto ;
& che la ma^tafe h tagliò & fece eglida sèflefio nella felua Tornea.
Tlinio , riferendo alcune delle più degne slatue di metallo , chefoffero Plinio .
appreso de gli antìchi,dice , che in 'Roma ne fu vna diHercole terribile
neWafpetto,& veslìtadivna tonica alla Greca. Che foffe terribile da
veder e,lo moslra quello , che fi legge di vno,ilquale ne hebbe tanta pan-
ra,che dìuentò tutto faffo,vedendolopaff are per là ,oue eift era nafcoslo
in certa [pelonca , & era quei jafio , come riferifee Suida>in forma di
ìmomo che mette fuori il capo per vedere. Hanno poi dettole fauole ,
che il Sole donò vn gran vafo da bere ad Hercole , col quale eg li pafsb il
mire^come riferifee ^ìtheoneo . UMarobio l'interpreta , che foffe Zina Ateneo.
forte di naue detta Scifo,che tale era anco il nome del vafo , &fi potreb- Scifo vafo
be accommodare a quello , che noi dichiamo Schifo , ouero Battello ,on-di Herco-
de non vfarono poi altro vajo mai ne' fuoi facrificij : ££ Virgilio parlando e'
delle cerimonie di Hercole celebrate ad Euandro,quando Enea andò a lui j Heroolebe
diceilfacro Scifo ingombraua le mani ad effo Euandro , che mofirala uitore,
grandezza di queHo vajo , col quale in mano fu fatto Hercole alle voi-
te,ò per la fauola,cb'io diffi, ouero per moflrare , che Hercole fu gran be-
uitore , come recita ^Atheneo; il che vollero forfè anco moflrare quelli,
che nelpaefe di Corinto in certa fua cappella fecero vn giouinetto , che
gli porgeua bere : benché Taufanìa ferme , che Hercole cenando quiui
apprejso di vnfuofuocero diede vn sì fatto circo su la te/la a Ciato gioui- Ciato vc-
netto,che li dauajbere,che l'vccife , pare ndogli , che non faceffe qnellvf- cifo da
fido garbatamente, & che per memoria di quefìo furono poi fatte quel- Hercole.
le slatue . Legge fi ancora apprefjo di ^i pollodoro,di jltheneo , & di ai-
truche Hercole fu gran mangiatore, & vorace fuor di modo, sì che man- Hercole
gìauafpvffo egli Job vn bue tutto intiero, & che per que ilo gli fu con- mangiato
Jecrato dagli antichi quell'vcctllo , che da'ijrreci edotto Laro , £jf re.
danojìrifolica 5 perche, come fcriue anco Snida, egli è di fua natura^ ct,
grandemente vorace,& ingordo , Da quejla voracità di Hercole nac- erc
que rò alcuni fuoifacrificij , ne'quali non era lecito dire pur vna buona pa-
rola; perche come riferifee Lattantio, ($ fi legge appreffo di jtpollodoro , Lattantio.
vn dì,ch'eipaj}aua per l'ifola di Hjjodo>& haueua vnagranfame , lolfe Apollodo
perforai ad vn contadino,che non volle vendergliene vno,ambi li buoi ,r0*
con li quali arauaallhora il terreno,& fé gli mangiò con alcuni fuoi com-
pagni. 1 1 pouero buomo difperato per la perdita de' buoi , non poten-
do farne altra vendetta, fi volrò à bestemmiare ;& maledire Hercole, &
à dire tutti i mali del mondo di lui , €T di tutei ì fuoi , di che egli rife
fempre,& dice , che non mangiò maìfibe più gli dilettale > che vedendo
colui
*$6
ImaginìdeiDei
Imagìni d'Hercole armato >cfHercole mangiatore 0/
beuìtore 3 & dell'njcelloVolicak lui /aerato per la fua
Voracità^ dell'altare facratogli detto ilgiogo del bue,
Jegno della fua grata natura ($f benignità , coronato
poi dell' albero piopa, e /fendo tolto anco per il tempo 3 che
tutto diuora & confuma .
Degli Antichi. 257
colui dirgli tanto mah . Onde pofeia che fu fatto Dìo, le genti delpaefe
gli confecrarono m'aitare detto il (jiogo del bue , & quiui gli facrifica-
uatw à certo tempo vn paio di buoi col giogo fui collo ; fi fentiuano in
qucHo mentre il Sacerdote contattigli altri , che vi fi trouauano a be-
stemmiar, & dir tutti i mali poffibili , perche credeuano in quel modo di
rinouare ad Bercole il piacere , eh* egli hebbe di fentirft besìemmiare , &
maledire dal contadino,cui mangiò gli buoi. Et a quefio propofito non ta-
cerò vn 'altro facrificio non meno pa^o, &fciocco , ebefifoffe tritìo , &
nefando quelloyche ho detto,nato parimente dal piacere, che prefe Herco-
le di veder ,che alcuni Contadini, come riferifee Snida , per non ritardare - .,
il facrificio appreflato,efiendoJene fuggito il bue, che fi doueuafacrificare, 3 '
ne fecero unofubito di vn pomo , ficcandoui quattro bacchette in ucce , di
piedi; e due al luoco delle corna. Ouero fu la cofa , come (fiulìo Tolluce la
raccontale non hauendo potuto pafiare il fiume ^ifopo, quelli, che por- Giulio
tauano la uittima^quaV era un Mòtone)a certa fefìa di Hercole, & efìendo olluce '
già l'boradefiinata al facrificio,alcuni fanciulli7ch 'erano quiui,piantaro-
no quattro fijìuche in loco de'piediyet due per le corna in unpomo,lo quale
fingendo il montoncchefi doueafacrificar e, fecero come per giuoco tutte le
cerimonìe,che vi andauano . La quale cofa fu di fi gran piacere , e tanto
cara ad Hercole , che re fio l'vfan^a poi apprefìo déThebani di facrifìcar-
gli de' pomi nella maniera, che gli fu facrificato quel pomo per difetto di
vittima . UWa perche non fu m inore il valor di Hercole in altri più de-
gni^ più gloriofifatti,chefoJJe in mangiare,& in ber e, furono anco per
ciò fattegli molte fiatue,& dipinture, <& quelle dedicategli cofi ne'fuoi,
come nelli Tempij degli altri Dei . Tra quefìe fi vedetta che piccolo
bambino flw^affe con le mani duo fer penti andatigli alla culla\& fat-
to poi grande,tagliafse le teHe,che rinafceuano all'Hidra}e le abbrufeiaf Fatiche di
fe,cheprendeffe correndola cerua,qual haueua gli pedi di mettallo,&le Hercole.
corna d'oro , Ò> fquarciafie le mafeeliead vn terribile Lione , ouero l'affo-
gaffe'.che fìcffe a vedere alcuni cauallijbe mangìauanovn Rcpofìoloro
dinanti;che fé ne portaffe in collo vn ferro cinghiale; chef eriffe con lefaet
te in aria certi vccellaui tanto grandi,cbe /tendendo l'ali toglieuano la lu
ce del Sole al Mondo;che menafìe legato vno fpauenteuole toro,cbe fpira-
ua fuoco;che fiflringeffe fopra il petto vn gigante lofaceffe morir e, che
amma^affe vn fero drago,e leuafìe di certi hortigli pomi d'oro,che da
quello erano guardatile mettere lejpalledfosìenere il tielo;cbe ammar
V^affe vn Ej , che haueua tre corpi , & ne menafje vn groffo armento di
buoi;che occideffe dinanzi ad vna fpelonca vn terribil ladrone che fpira-
uà fumo ,& fiamma dalla bocca j e he fi tirajjè dietro Cerbero con tre teHe
KK da
25* ImaginideiDei
da lui incatenatogli tirando l'arco amma^affe l'aquila, che dìuoraua il
fegato à Trometheo legato ad m'aito monte ; & che amma^affe pari-
mente molti ladroni,& molti tiranniche troppo lungo farebbe à dire tut-
ti i gloriofi fatti ,che fi raccontano di cofluì,<& danno materia di farne di-.
ucrfe imagini , per li quali fu chiamato domatore de' moflri $ ma perche
non fono più bruttile pia fpauenteuoli mo£ìri,nè tiranni più crudeli fra
mortali de i vitij dell' aniw.o, hanno voluto dire alcuni, che la forteto, di
Hercole Hercolefu dell 'animo ,non del corporati la quale ei fuperò tutti quelli ap-
forre di a- petiti di fot dittati, li quali ribelli alla ragione, come f muffimi mefiri tur-
iamo. yan0 l'buomo del continuo,*?? lo trauagliano. Età queflo propofito Suida
Spofitione fcriue , che per dimojìrare gli antichi , che Hercole fu grande amatore di
di Hercole prudenza, & di virtày lo dipinjero vefiito di vnapiUe di Lione , che fi «
gnifica la grande"^a,<& generofttà dell'animo, gli pof ero la maffia nella
de(ìra,cbe moflra defiderio di pruden7^a,& dì fapere,& con efafinfero le
fauole,che egli amma'^affe il fero drago*& portaffe vìa tre pomi d'oro,
ch'ei teneua nellafinìtlra mano,& erano prima guardati da quello, per-
che fuperò C 'appalto fenfuale,& da quello liberò le tre potente dell' ani-
Macrobio ma ornandole di vir:ù,& di opere giufle,& honefte . Macrobio,il quale
Hercole . C0W€ ho già detto,più volte dà vna intelligenza à gli altri Dei,vuole al-
pe ole. ten(ier 41 Hercole,clSeìfìa il Sole,&che i gloriofi fuoi fatti, che fono do-
diciipià celebrati ,fiano ìdodìcì fegnì del Zodìaco fuperatidal Sole, per-
Hercole the feorre per quelli in tutto l'anno . *A Uri hanno voluto,che Hercole fta
pel tempo U tempo,ilquale vìnce,& doma ogni cofa,& perciò gli metteuano in ca-
bo^d ' «ar fàSfate&de de i rami della pioppa 5 che queflo è l'arbore , che à lui die-
cole» dero gli antichi-onde Vìrgilìoffà,che Euandro facrificandogli fé ne cinge
il capo , & la chiama Herculea fronde , perche quefla con due colori , che
hà,mofìra le due parti del tempoj'vno bianco,che moflra il d},& l'altro
fofeo , chefignifica la notte , delli quali dicono le fattole effere fiata la ca-
gionc,che quando Hercole andò in Inferno,per trarne quindi Ccrbero.fi a-
uolfe intorno al capo alcuni rami di pioppa , •& che le foglie di quefti di-
uentarono bianche dì f otto dalla parte,che toccaua le carni tutte bagnate,
e molli dì f udore, ^3 difopra ver fot aere infernale fof che , & affumicate,
(3 che perciò egli volle dapoi , che tutte foffero fempr etali , lamelle
fofciajempre, pèrche gli di f efero il capo dal noiofofumo della taf a infer-
nale. EtdqueJìo,che Hercole f off e tolto peltempo, fi con facemno alcune
cerimonie de'fuoifacrificij, le quali, oltre all'vfo offeruato in quelle de gli
altri T>ù,erano celebrate a capo f coperto, come fcriue Macrobio ,& fene
può rendere la ifleffa ragione, che fu dettanella ìmagme di Saturno , cui
facrificauano parimente a capo f coperto . Leggcfi anchra apprefio di
Tlinio,
De gli Antichi. . 259
(Plinio,cbc non andaiuno cariane mofcbe nei tempio di Hercole, ch'era à Cerìmo-
]{oma mi foro rBoario:qutlliyò perche fentiuano d nafo la ma^a,che (ia~ nie di Her
uà appoggiata quitti dì fuori, onero perche furono da co/hi odiati per co^c*
le caufe, che ferine Plutarco , oue rende la ragione .perche non andaffero i
cani nclfuo tempio. Quefle ,pev che faci ificando vna volta Hercole à Gio-
ue,?? hauendolo p> egato, che ei gli leuajfe d'attorno le mofcbe, che lo no-
iauano fuor di modo,e per quefìo ammalatogli una uittima di piagnei
le fé ne volarono via fubito tutte inficme , ne vennero poi mai pia a fuoi
facrificij . Et perciò in quella parte della (jrecia, oue quefìo auenne,fù da
to cognome à Gioue di /cacciatore di mofcbe. "Benché alcuni hanno detto, Giouefcac
che non fu Gioue , che difeacciaffe le mofcbe allbora , ma rJl4iagro rDio ciatore di
proprio delle mofcbe ,il quale è nomato ancora da alcuni altri CMiode; Et '"° '
quando faceuano facrificio a coilui in certa parte della Grecia , tutte le uetxf M10-
mofchevolauanofuor delpaefe. ^Adorauano parimente i Cirenei gente de.Dio del
della Libia il Dio delle mofcbe da loro detto \j4cboroy e gli facrificauano, le mofchc
per fare ceffare la pejie caufata talhora dalla gran moltitudine di quelle . Ac^oro •
E gli sAccaronì nella Giudea hebbero medefimamente l'fdolo delle mo-
fcbe Bel^ebu,che così l'interpreta il Beato Gieronirno . Et come le mo- Belzebù.
febe andauano all'i facrificij di Her colerosi le donne ne erano f cacciate, ne Dorme
gli poteuano pure vedere, il che dicono fu ordinato da lui mede fimo per lo fcacciate
fdegno,che egli hebbegià vna volta, che vna donna non volle dargli be- dalle.cer' :
re,fcufandoft, che all' bora era la fesla della Dea Bona , tempo , nel quale Hercole •
non poteuano le donne appreslare,nè dare cofa alcuna agli huomini.Onde
fu ojfcruato dapoi , che come gli buomini erano [cacciati da quelli della
1)ea Bona,cos} le donne non poteuano vedere gli facrificij , né entrare né'
tempi] di Her colere non alcune appo gli Eritreiyli quali hebbero vnfimu,
lacro di Hercole, fecondo che recita 'Taufanìa,in tr al ciato, & come inteffu-
tofrà certi legni attaccati infieme informa di Zattera , la quale portata
dal mare Ionio dicono che prefe terra ad vna l folcita , che è nel me^ofrà
gli Eritrei,^ Ch'io-, & che gli vnì, & gli altri cercarono di hauerla, ha-
uendo già viflo ilfimnlacro, ma per quanta for^a vi mcttefìero , non fu
mai pofjibile leuarla quindi , fin che vnpouero huomo Eritreo , qual'era
già flato pefeator e, quando vi vedeua>cbe allbora era cieco,diJJe,parcndo-
gli di effere fiato auuertìto infogno,chs con vna fune de i capelli delle
donne fi potrebbe tirare la Zettera colfimulacro ouunquefi volejfe . Ma
non hauendo mai voluto le donne della Città dare gli fuoi capelli per fare *
' queflotalcune femine di Traciaje quali,bencbe foffero nate libere, nondi- Dóne pri-
meno,perche non haueuano allbora altro argomento di viuere, quiuifer- "agiate..
statano altmi^fferferofpontancamente, & diedero gli loro, onde fa fatta
KK 2 U
z6o ImaginideiDeì
lafune,Con la quale gli Eritrei tirarono la Zattera, & berbero il fimula-
cro,& perdo vollero,& ne fecero editto publico,che alle donne di Tracia,
Hercole et folamente foffe lecito appo loro di entrare nel tempio di Hercole , Scritte
Apollo al- ancbora il mede fimo Taufania,che deffe molte flatue,che erano in 'Delfo,
le mani. ye ne furono due l'vna di Hercole,& l'altra d\^f pollo, che teneuano am-
be il Tripode , come che fé lo voleffero tore l'vn l'altro , perche furono già
per venirne alle mani Hranament eccome fi legge appreffo di Cicerone,ma
che Latona,& Diana,che erano quitti parimente, par euano mitigare l'i-
ra di .Apollo , & Minerua quella di Hercole . Fu queflo così finto , per-
che adirato Hercole già vna volta , ch'ei non puote battere certa rifposla
dall'Oracolojolfe il Tripode,^ fé lo portò via; ma tornato in buona poi lo
refe , & hebbe perciò dall'Oracolo quello , che dimandaua . Chiamarono
Tripode gli antichi Tripodi certi vafi di metallo da tre piedi, che erano a loro,co-
ine fìa. me }JOggl fono a noi i paiuoli, & altri vafi da cucina, li quali Homerofà
ebefiano di dueforti,& ne chiama vna come diremo noi da fuoco, l'altra
fen^a fuoco, perche quesli erano tenuti nelle cafe> e ne' tempi) folo per or-
namento^ erano perciò offerti all'i eVei,come dono di moltoftima,& al-
le perfine degne,& di valore erano parimente donati. Onde Virgiliogli
» mette fra gli honorati doni,& prem ij, che Enea apparecchia ne" giuochi
da lui fatti in honore del padre ^Anchife , & furono quelli forfè , che gli
haueuagià donati Heleno infteme con altri prefenti di gran valore,quan-
Icbeci . d0 parti fa fa j ; benché Virgilio gli chiami quiui Lebeti con voce (freca ,
& Seruio voglia, che quefti foffero come bacini da dare acqua alle mani,
dicendo, che non pareua conueniente donare à tale per fonaggio , quale era
Enea,vafi ad emina. Ma '^rftbeneo, riferendo la difiintione de i Tripodi
fatta da Homero,come ho detto, dice,l'vfo ha ottenuto, ebefiano chiamati
Lebeti gli vni,egli altri, QT vuole che quelli da fuoco foffero perfcaldare
acquargli altri come ta^e,& altri vafi da vino . CMafofìero come fi
voleffe,cbe ciò non ferue molto al propano no[iro,maft bene che il Tripo-
de era certa tauola confecrata,perche vi fedefle sa quella giouane,che da-
uà glifacri rìfponfi,pofcia che era ripiena dello fpirito di ^sìpollo,il qua-
le fé le andana à cacciare il corpo per di fono ; & perciò vollero alcuni
che'l Tripode fuffevno fcanno pertugiato nel me\%o accìoche lo fpirito
haueffe per doue entrare in corpo a Ila f emina , che vifedeuafopra . E lo
Verità, potremmo porre per fegno di Verità\perche l'Oracolo,chc veniua da quel-
' lo,era creduto direfempre il vero » Onde riferifee ^£theneo,che diceuano
Tripode gli antichi parlare dal Tripode ogni vno,che diceffe cofe vere . E che per
di Bacco. quefi0 Bacco parimente hebbe il Tripode,cbe era come vna ta%%a,o altro
vafo da vino,conciofia che il vìnofeuopra fouwtc la verità delle cofe non
meno,
no
De gli Antichi. 261
mertOycbe gli Oracoli de i TDei , perche quafi tutti i T)ei bebbero Oracoli ,
ciafcheduno il [ito . E ben che potefie eflere> ch'iojcriuejfi vn dì di tutti ,
nondimeno bora non lafcierb di dire di vno,chefu di LMer curio, per fini-
re con que fio la fuaimagine. ScriueTaufania, che in certa parte del-
l'aiebaia nel mc^p di vnagranpia^afu vn fimulacro di ^Mer curio Oracolo
tutto di Marmo , con la barba leuato fopra vna quadrata bafe non molto dl
grande, dinanzi del quale ne era vn altro della Dea Vefìa parimente di
marmo,& che à canto a quefto erano alcune lucernette dimetalloyle qua
li accendeua chi andaua per coniglio a Mercurìo,hauendo prima abbru-
ciato certo poco incenfo , indi offeriua su l'altare dalla deslra parte certo
denaro, che haueuaallbor a quella gente in communevfo,e dimandato poi
quello,che voleua,accoftaua le orecchia al fimulacro di Mercurio^ e
ftaua ad vdìreper vn poco,poi leuatofi quindi fi metteuafubì
to ambe le mani alle orecchie , tenendole fi ben cbiufe
fin , che fofle fuori della piatta , che allhord ;
le apriua ; eia prima voce , ch*v-
dina gli era in vece della ri-
fpofia dell'Ora-
colo.
262
Imajini de i Dei
f magmi di Mercurio <& di Mìnerua , quello Dìo
della eloquen^quetta della prudenza,® delle art ih
ne ìnuentrìce , dinotante effernecejfarw la eloquenza
& la prudenza efier cvngionte infìemefì deuono gioita-
re le parole alle operationì bumane.
Degli Antichi. 463
M I N E R V A.
Iceft , che frale marauigliofe coje date daT> IO alU
Tsjaturabumana , doue fono grandemente mirabili ,
l'vna è il parlare, {"altra tvfo delle mani . Imperocbe
quello e fprimenào gli concetti dell'animo con maraui-
gliofafor^a perfua.de altrui ciò , che vuole, queflo con
molta indù Uria mette in opera tutto quelloycbe può eoa
feruare la vita de gli buomim,& difenderla , come fono tutte le arti già
ritrouatey che fi troueranno all'auuenire . Et perche non il bel parlare
gioua,mapiu toflo nmce,& fa male qual volta non fra accompagnato da
buon volere, & da prudenza, né la prudenza può effer e di vtilealmon-
do,quando non fappi perfuadere altrui a fuggire il male? & feguitare il
bene->& àfare quelle cofe,cbe a Ila vita dulie fanno di meftiere, gli anti-
chi lo moflrarono accoppiando infume xJfy[ercurio,del quale bò detto già ,
e Minerua,della quale dirò bora,slimata Dea della prudenza, & inuen-
trice di tutte le arti . Et perciò delle ftatue di ambi quelli 'Dei , giun-
gendole infume, ne fecero vna , e la chiamarono con voce Greca Herma-
tbena-ipeuhe chiamano i (jreci Mercurio Rame , e Minerua ^thena, e
la tennero nelle ^yìtademie , per. moHrareà chi quiuifi effer citaua , che
la eloqutn\a,& la prudenza hanno da effere infume giunte^come quejla
da sé poco gioui , e quella da sé parimente nuocafpefio , e forfè fempre,
fecondo che a/] ai lungamente ne difeorre Marco Tullio nel principio del-
la innentionc , il quale fcriue ambo ad dittico fuo della flatus *> ch'io difft
in queflo modo . la tua Rermathena mi piace affai t& è così ben po/ta
nella ^icademia,che la pare tener tutta. Polendo dunque fare Miner- Heunatne
uà ò foia,ouero accompagnata con Mercurio, facci fi di faccia quafi virile , Minerua
& afìaifeueramWaf petto, con occhi di color cileflre , che qmfio leda come jai-
fempre Homero , come fuo proprio . Et Tauftnia doppo batter ferino di ta«
certo fimulacro di Minerua , che era in ^thene nel tempio di folcano,
Soggiunge di hauer trouato certa fauola , che la fa figliuola di Tritono , q ., • . -
& che ella h aueua gli occhi cilcslr imperché tali erano anco quelli delpa- Minerua!
dre . Ma Cicerone , vue parla della natura dei cDeitdicey che gli occhi di
Mini ma erano cefii,& cerulei quelli di Kiettuno^che potrebbe dimoflra-
re qualche differenza fra loro , ma non credo io però ebefoffe molta ,per-
ebe l'vna , e l'altra voce appreso de Latini fignifica vn colore verdiccio
ben cbiaro3quale fi vede negli occhi de i gatti > O delle emette; fé non
vorranno
2^4
ImaginideiDci
Imagine dì Vulcaniche con vna fccnre dì Diamante apre il ca-
po à Gioue,dal quale ne nafce Minerua Dea della fapientia>che di
nota ogni fapere venir da Dio,et ftar nel ceruello la virtù intellet-
tiua, lignifica ancora nelle donne non efler ne configlio ne fapere.
Imagi ni d'Apollineset d'Hercole contendono infieme del tri poi
de,etdi Latona, et Diana pacifica Apollo, et de Minerua che pacifi
ca Hercole , fignificanti Tira di Hercole con l'oracolo d'Apolline
per non hauerne hauuta ri fpofta,mi rigata poi hauendola hauuta,
et il tripoide è fegno d'honore^di ftima,e virtù heroica}e di verità.
Degli Antichi. 265
vorranno forf e direbbe in qnesli di Minerua foffe vnofplendorepiu info-
cato a fimiglian'^a di quello , che moflrano gli occhi de i Lioni . Faccifi M/neraa
parimente armata con vna lunga hafta in mano, e con lo feudo di enfiai- armata.
lo al braccio , come Ouidio fa ? che ella medefiw amente fi difegna da sé Gnidio
fteffa, quando lauora di ricamo à prona con K^dragne , e dkefeguitando
queldifegno.
Fa sé con l'haslà , e conio feudo, e s'arma
Il capo d'elmo ,odì corrala il petto ,
Le quali cofe moslrano la natura dell'buomo prudente, come dirò poi .
Claudiano anchora , & altri hanno defitto ^Minerua nel medefìmo mo- Elmo di
do togliendone fo) fe,come hanno fatto fouente di molte altre, co/e il ri- Minerua .
tratto da llomero , ilquale , quando la fa andare perfuafa da (jiuno- audu*~
ne ad aiutare i Cjreei centra Marte , che combatteva allhora per gli Tro-
iani , la deferiue in forma di valorofa guerriera , eledàvnelmoin
capo tutto dorato , perche l'ingegno dell'buomo accorto armato di fag-
gi configli facilmente fi difende da ciò , chefia per fargli male , e tutto
rifplende nelle belle,& degne opere, che fa . E l'oro su l'elmo di Miner-
ua anco vuol dire, che ella fouente è tolta per lo diuinofplendore , che ri-
fchiaragli Immani intelletti , & d'onde viene ogni prudenza , & ogni
fapere . Fùancbo finto, che Minerua nafeeffe del capo di Gioue , co-Nafcimeft
me [criucTaufania , che ne fu vn fmulacro nella rocca dì ^4thene;l° Ml~
hauendoglielo aperto Volcano con vna tagliarne feure di diamante , fen-
%a ilferuitio della moglie , perche la virtù intellettìua dell'anima sia
nel cerueìXo, & difende ella, e tutta lafua cognitione dalfupremo intel-
letto,cbe è Gioueiconciofia che ogni fapien^a venghi da Dio,e nafea dal-
la bocca dello <Altìffimo , non da quefle cofebajfe , eterrene-, moflrateper
Giunone . Et quejta è miglior difpofitione di queUa,che ha fatto Marna-
no à d'i f pregio ideile donne , il quale perche non fu forfè troppo loro ami-
co dice, finger fi CfrUnerua efjere nata fen^a madre, perche le donne no» lontra le
hanno configlio,nè prudenza alcuna\o forfè, che diffe così per andare die- ne '
tro ad lAìiftotcle , il quale firme nelle fine morali , che le donne non han-
no punto buon configlio . Cui non ardifeogià di oppormi , ma dico bene ,
che molte donne à tempi noflri fi moslrano così prudenti , & accorti, che
lo fanno mentire . Etfc non che il valor loro , le fa affai nono al mon-
do , mettendo gli nomi porrei anco infiniti effempìdelfcnno,^della^onntl\:
prudenza loro,mofirando qnello,che altri forfè non ha voluto vedere \ & fei"e.
é,chefe bene CMincrua nacque fen-^a ilferuitio detta femina,nacque ella
\ Li però
2ó5 Imaginidei Dei
peròfemina , e vuole perciò il douere , che fi confacci più alle donne , che
a gli buomini . Oltre di ciò coperfero a cosici il capo di elmo , per dar-
ci ad intendere che Chttomo prudente non ifcuopre fempre tutto quello ,
the sa, non manifcjìaad ogniuno il fuo configlio , né parla fempre in mo-
do , che fia intefo da ognuno , ma da chi folamente è fimile à lui , fecondo
che gli affari lo ricercano $ fi che lefue parole à g li altri pn paiono fimi-
li agl'intricati detti delia Sfinge . CD onde fu forfè , che in certa parte
dello Egitto pofero innanzi al tempio di CMineruayche fu adorata quitti,
e creduta ìffdeja Sfinge., benché fi legga anco che ciò fu fatto per mofìra-
re s che le cofe della r eli gì me hanno da ftar nafcofìe fiotto fiacri mijìerif
in modo , che non filano intefe dal volgo > pia cbefojfero ime fi gli enim-
-c „e - mi della Sfinge . Taufania ferine, che in y^Athene fuvn fimulacrodi
Mìnima . t-Minerua , qual'baueua sii l'elmo nel me^o, come fi direbbe per cimiero
Grifi . la Sfinge , e di qua , & di là erano due Grifi , li quali non fono beslie , né
vccellì , ma participano di quelle , e di quefii , perche hanno il capo di
^iquila,e le ali,& fono Lioni nel reslo . Trouanfi quefii animali fieri, e
terrìbili (fé pur e fé ne fròtta, perche Tlinio gli crede fauolofi) nella
Scithia, cue guardano le minere dell'oro > come ferine cDionifio jlfro , sì
Arimafpi. che gli i^rimafpi gente di quelpaefe , che hanno vn'occbiofolo in fron-
te , non lo panno raccogliere fé n^a gran pericolo , & è perciò guerra quafi
continua fra loro e Onde fi può conofeere quale guardia debba hauere cia-
fcheduno del proprio ingegno , accioche non venghino gli jLrimafpi ad
inalargliele . Volevo anco il Gallagli antichi alle volte fu l*elmo a Mi-
nerua-, come mojiraua certa fua jìatua fatta da Fidia àgli Elei , d'oro e
di auorio , il che Taufaniapar credere , che foffe perche il Gallo è ardi-
to , e feroce , come bifogna efiere nelle gu-erre : ma aggiungiamo noi
ancho , che ciò moslraua la vigilanza ? che ha da effere m faggi > &
yahrofi Capitani . fmperuche credettero , che LMinerua haueffe la cu-
ra non meno delle orti della guerra 5 che della pace ,& però la fece-
ro armata , come diffi . Et le f amie finfero , che ella vecideffe di fua
mano Vallante, gigante ferociffìmo; dal quale vollero alcuni , che ella fof-
fe detta poi Vallade . Et alcuni altri dicono , eh" ella fu così chiamata da
Pallade . certa voce Greca7che ftgnifica mouere, ò croUareypcrche lafuaflatua era
fatta in guifit , che pareua crollar Fbasla, che teneua in mano , alla
Palhd" finitudine del TaUadio fimulacro di legno di quefia 1>ea , il quale ve-
' ramente lacroìlaua da sè3& moueuagli occhia fu creduto effere difee-
fo di Cielo y come dijfi nella imagine di yefla, nel tempio della quale egli
era guardato cosìfecretamente , che non toccale, ma né anco patena ve-
derlo altri, che quella Mie Vergini Vtftigdi , alla quale era data quefta
cura*
Degli Antichi. ' 267
cura . E fu cognominata Mimma da principio Tritania; òfuffe da ter- '. .
la "Palude della Libia di queflo nome , della quale alcun: l'hanno poifat-
t a figlia, forfe perche ella fu prima veduta quwi;ouero perche fono le par-
ti della fapien\atconofccre le cofe prefentì , precedere quelle > che hanno
da venire , & ricordar fi delle paffate : (Meramente perche tre cofe ha
da fare i'Imomo faggio principalmente > configliale bene , giudicare drit-
tamente^ operare con giufli tia . Lafcio le altre ragioni , che fi leggono
di queilo nome , perche di nulla feruono a quello > che ho da dire , sì co-
me poco ferua anche riferire , che CMinerua fojfe detta , ò dallo ammo- Minerua .
n'ir fi , perche la fapien^a moflrata per lei ci dà fempre buone ammoni- ^elare*
tioniyò dal minuirey& feemare le forile di color o^che all'i continui ftudij fo
no fempre intenti , onero dal minacciare } perche come Dea della guerra ,
& armata , fempre par eua terribile ,<& minaccieuole . Kjondimeno
queflo vltimo viene anchora affai à mio propofito , perche alcuni hanno
voluto , che CMinenia fafie la medeftma , che rBcllonaJla quale fu pari-
mente adorata come Dea delle guerre . Et Cefarefcriue,cbe in Cappado-
cia la hebbero in riueren^a sì grande, che volfero quelle genti , che il fuo
Sacerdote fojfe il primo dopò il %è di autorità , & di potere , parendo lo-
ro yche la maeflà della Dea lo meritale. Ma per quello , che ne moflrano
le imagini fi può dire che fra Minerua, & 'Bellona fojfe tale differenza , Bellona.
che quella mojlrajje l'accorto prouedimento,il buongouerno , & il faggio
con figlio , che vfano i prudenti , & valor ofi Capitani nel guerreggiare ,
0 queslalevccifwniyilfuroreja sìraget& la roina, che nei fatti d'ar-
me fi veggono , perche la fingono iToeti auriga di Marte , come Sta- sano.
tia , quando dice :
Cno fanguinofa man Bellona regge
I feroci desìriz ri , e batte , e sferra .
Et (par fa per lo più di f angue finde Silio Italico la fa andare feorrendo Silio Itali
per le armate f quadre , & così la deferiue . co ■
Scuote l'accefa face , e'I biondo crine
Sparfo d'. molto f angue , & va feorrendo
La gran Bellona per l'armate Jquadre .
J^ientedimeno Statio dà pur* anco la medefima fona à Minerua , & StatI-
lafa non punto meno ìmpetuofa , (3 violenta di Bellona , quando mette
che T'ideo pregandola^*} dice ;
Li 2 0 Dea
268 Imagini de i Dei
0 'Dea feroce del gran padre honorc,
De le guerre terrìbile padrona,
Cui orna il capo con vn vago borrore
Il forte elmo,® il petto la (jorgona
Di fangue fparfa , e de la qual maggiore
For^a non haue LMarte , né Bellona
J<le le battaglie , accetta bar il mio voto,
Ch'io porgo bumile al tuo TSturne dinoto.
Tu dunque Bellona appreffo de gli antichi una Dea tutta piena d'ira ,
& di furor e,(3 alla quale credettero yche dilettafse afiaidi uederfparge-
Sague fpar re il fangue humano,onde fu; che ne' fuoif artifici) in uece di uittima ì Sa
io a Bello- cerdotifteffifi pungeuano con le coltella le braccia, e lefpalle, & laplaca-
nano col proprio fangue . Quefla fu fatta alcuna uolta con una sferra in
mano,con la quale attaccaua le fere battagliele t albera la faceuano anco
con una trombatila boccù^come che defse il fegno del fatto d'arme, e alle
uolte la fecero con una ardente face in mano'yTerciocheft legge apprefso
licoirone. $ Licofrone , che f alenano gli antichi , prima che fofsero trouate le trom-
be , quando eran per fare battaglia , mandare dauanti a gli efserciti
alcuni con acce fé faci in mano , le quali fi gittauano contra dall'una
parte,& dall'altee cominciauano poi la fanguinofa battaglia. *Di chz
intefe Statio,quando difse, che al cominciare di un fatto di arme ^Bellona
CI d'a fu la prima,che mojìrafse t'ardente facella. Et Claudiana parimente par-
lò fecondo quefla ufan^a de gli antichi dicendo,
Tijìfone l'accefo pinofeuote
Con mano , che miferia fempre apporta,
Et à le trijìe infegne fa r accorre
Le pallide ombre à la battaglia prefle»
teggefi anchora,che dauanti al tempio di bellona fu certa colonna
Colonna non molto grande Ja quale i Komani chiamauano la colonna Bellica,per-
bellica . cheydelibcrato che haueuàno di fare alcuna guerra, a quella andaua l'v-
no de i Confoli , pojcìa che haueua aperto il tempio di Giano , & quindi
lanciaua un'hafla uerfo la parte, oue era il popolo nimico , £? intendeuafi,
cheallhorafofse , come diremmo noi , gridata la guerra. Ma innan-
zi , chehauejseroi Romani tanto dilatato i confini , cosi dichiara-
uemo la guerra * Mandauano àque sii un Sacerdote a ciò deputato , il
quale
De gli Antichi
269
Imagine di Mincrua inuentrìce del filare jeffere pu-
tire > &* altri donefebi efiercitij 3 ìnuentrìce delT<"vlìuo
(Imbolo del lungo & necejjarw ftudio > con gli njcelli à
lei /aerati, & emetta figmfica ìlconjìglio del f rudente^
il gallo la vigilanza del faggio >& [ardire defoldathVÌ
e anco l'imagine della verità .
*7° ImagFni dei Dei
quale quitti narraua le giuste cagioni , chccffi baucuam dimouere 1$
guerra , da poijpiegaua vn'hasla ne' campi de' nimìcì . Fu anco in altre
maniere gridata,& dichiarata la guerra appreso de gli antichi, cerne ha
già detto nella imagine di Giano}& dirò in quella di dMarte, fé verrà à
propofito. Et concludendo di Bellona , dico , ch'ella fu deferente almeno
di imagine da Minerua,aUa quale, per ritornare alfito difegno, impulcio
mette- (òpra l'elmo vna ghirlanda di vliuo, che queflo arbore fu dato co-
meproprio a lei da gli antichi, perei/ella ne fu ritrouatrice, come la chia-
ma anco Virgilio, & come racconta la fauola della conte falche fu tra lei ,
Viiuo da- ^ rHetiunofopra ilpojfefio di ^?tbene-,oue Herodoto fcriue,cbefu il me-
ta a Mìner de fimo vliuo , che Mineruafece nafeere all'bora, & che abbruciò infteme
uà » con la Città abbruciata già da'Terft^ma che lo (ìejfo dì anco rigermogliò,
& crebbe all'altera di due cubiti . Et dicono alcuni, che fu così finto >
perche Minerua fu la prima , che moslr afte il modo di fpr emere foglio
dalle vliue,& anco perche non fi può acqui (lare le Jcien^e fen^a frequen
te fiudìo,& lunghe vigilie. Onde fi legge, e he pur anco in ^dtbenefu de-
lucerna dicala a quesla 'Dea vna lucerna d'orojla quale ardeua di continuo,nè vi
di Miner- mttteuano però olio più df vna volta l'anno, & queslo era,dkc Taufa-
nia, perche il lucìgnolo era di certa forte Uno, che non fi Ufcìa confumare
dal fuoco. Ep il medefimo racconta , che apprejfo de' Corimbi bauendo
Epopea per certa vittoria fatto vn tempio a Minerua , la pregò , che mo-
Arti di Mi Graffe qualche fegno dibauerlo càro/J chefubitò quiui dinan^àl dedì-
nerua. catQ tempio /piccò fuori dellattrra vn rampollo di oglio . 'D'onde fi può
vedere , che ^ragione fu dato àcojìeit 'vliuo, neper lo ìludio fidamente
àdfapere,ma per l'ejfecitio ànchora delle ani da lei trouate, come filare,
cucir e,leffer e, & fare delle altre cofe^che fono proprie alle donne . Ter le
quali i (freci. hebbero vna grande flatua di legno,di quejìa 'Dea, chefe-
Minerua deuafopra vn'altofeggio,e teneua vna conocchia con ambe le mani : Et i
con la co- Ternani in certo dì delle fesle celebrate di Mar 7^0 à Mineruafaceuano ,
nocchia. _ che le padrone conuìtauano le fanti , &leferuiuano di loro mano , quaft
Ciuettaco cjye ^ qj0le£ero moflrare di riconofeere da quella l'vtile , che traheuano
inerua. r^^ fe,fyè col filare 3 tejjère s cucire , & fare l'altre cofe , delle quali ella
era fiata la inuentrice;& chele ferue parimente per leibauejfcro queflo
premio delle fatiche tolerate tutto l'anno nelle arti trouate da lei. La
Cìuetta anchorafupofla alle volte sa l'elr,io a Minerua, come vccellofuo
proprìo,e da lei amuto di modo,che ò fiale fui capo,ouero à piedi,ella l'ha
qua fi fempr e fecondi che vogliono alcuni e fiere la ragione, che in ^itbene
città cara à quefla rDeafopra tutte l'altre , come moftra il nome, che cita
hcbbexommunc con quesla , ($ lo ftudio delle fetente , e delle buone
arti,
Degli Antichi. 271
érti , che quitti fiorii ono tutte già gran tempo , fu copia grande di quegli
vccelli.Onde nacque il prouerbìo di portare ciuette ad^Athene^per quel-
li , li quali vogliono dare altrui quello , di che egli ha grande abon-
dan^a. Ma le fattole dicono , cIk Cfrfineruaamaua prima la Cornac-
chia , battendola fatta diuentarc uccello di bella giouane , che fu prima,
per difenderla dalla forila di ls{ettu no , che innamorato di lei le correua
dietro fui laodel mare,& la tenne al fuoferuitio finche accusò le figlino
le di Cecrope ; perche [degnata allhora la Dea del tri fio vjjìcio fatto da
cojieijla fece fuhito di bianca ,cbe fu prima>dìuentare negra, come è ho-
ra,& difcacciolla da sé, & in fio fuoco tolfe la (fiuetta, onde fu poi fem-
pre , & dura tuttauia grauijjma nimifìà fra quesli duo vccelli . Et li-
gnifica la Ciuett" -'l faggio, e buon configlio deWbuomo prudente, come
fi legge appreffo di Giuflino , che effendo volata vna Ciuettasùl'baslad Gj'ufHno,
Hierone la prima volta , che egli ancora giouinetto andò alla guerra , fu Ciuetta
interpretato, ch'eij "irebbe diconfiglio molto accorto 5 &fu vero , perche ^ Iot11
diuentò %e di Siracuja,benche fofìe nato dì baffo Imco . Et perche gli oc- yierone.
chi di Minerua fono di vn mede fimo colore con quelli della Ciuetta , la
quale vi vede beniffimo lanette , intende fi che thuomo faggio vedey
& conofee le cofe quantunque ftano difficili, & occulte, e che leuutofi dal-
? animo il velo delie menzogne penetra alla ferità , con la vifia dell'in-
telletto;perche quejia sia occultaceli lafcia vedere ad ognuno-, onde De- Demoeri-
mocriio la pofe nel profondo dì va po'2^0 , dicendo eh' ella quindi non to-
vfcìua mai , fé il tempo, ouero Saturno fito padre {come dice Plu-
tarco ) non ne la traheua fuori alle Volte. Et Hippotrate faiuendo ad Hippoera-
vnfuo amico difegna la Verità in forma dì donna belìa^grande, bonefla- te-
mente ornata , e tutta lucida , & rifplendeute , ma ne gli occhi più affai, ema*
perche quelli paiono due lucidiffìmejielie . Et foggiunge poi della Opi-
nione , ch'ella medefimaments è donna, ma con cosi bella > né brutta Opiniotìe
però ^ ma che fimo/tra tutta audace, e pretta ad appigliarfìà ciò , che
teftapprefenta. i^rfpprefjo di Epifanio fi legge , che dipìngeuano la .- .
Verità alcuni Hcretìci con lettere greche in questo modo. CMetteuano " ani •
che t et , Z3 la co fuffe il capo , tf fi , e la 4 H collo , e cosi
venendo gin fornuuanj tutta il corpo , mettendo femprc quelle due Iet-
terebbe di mano in mano fono più vicine alla prima , & all'vltima . E
Filosìrato/iice «do che la Verità era dipinta nel /acro antro di enfiar ao9
lafttvejì ita di biancbifjirni panni, ,& in altro :n»go la chiama poi madre
della Virtù . La quale fu da gli antic hi parimente creduta "Dea,??? adora* . A
ta^&aLi come àglialtri'JJti poferoi \\omanì vn tempio dauanti à Virtu*
quello dell' Honore^he di vno votato à quejìi da UHarcellOiComeriferifce hoikme.
Va-
271 Imagini dei Dei-
y I . Valerio ^Maffimo^bi fognò fa me due perche i Pontefici differc, che la re-
Maflìnio H&one nm comportaua,che vn tempio [do fufie dedicato à duo 2fjtmi :
conciofta che auuenendo in quello qualche prodigio , non fi poteua fapere
cui di loro fi haueffe da facrificare.Si che alla Virtù,& ali'honore fu dato
iljuo a parte, ££ à questo non poteua entrare fé non chi paffauaper quel-
lo, 'volendo perciò moftrare, che non vi è altra via da acquiflatfi honore ,
che quella della virtù ,come che qutllofia il vero premio di quefìa, che fu
perciò fatta con due ali,conciofia che l'bonore,& la gloria quafi legger if-
fime ali folleuino da terra le perfine virtuofe , & le portino àvolo con
non poca merauiglia diogniuno.il che non era nel tempio di Luciano for-
fè , come ne gli altri tempi anchora non è flato , per non dire di quello di
hoggidì, che pur troppo fé lo vede ogni vno comefia ; imperoche egli de-
ferire in certo fuo dialogo la virtù tutta mefta,addolorata,veftita con et?
ti pochi Jìr acci intorno,e molto malamete trattata dalla Fortuna,in modo,
che le era tolto di andare etiandio a far fi vedere a (fioue . Et dirò quetto
poco puf anche de" nottri tempi ,che alcuni hanno dipinta la Vhtù infor-
ma di TellegrinOyCmie ch'ella non troui qui fìan^a^3 perciò fé ne cami-
ni via. Introita fi ancoraché gli antichi la fecero aguifa di matrona , che
fiedefopra vnfafjò quadro j & in certa medaglia antica fi vede la virtù
fatta in modo , che fi vede vna T>onna appoggiata col fini ftro braccio ai
V" ri! ma- Vlta c°l°ma>& c^e con l* àettra mano tiene vnfer pente. Fu poi la Vir-
fchile- tu mafcbilejome è vna medaglia di gordiano Imperatore, formata come
Medaglia huomo vecchio , barbuto, tutto nudo, appoggiato ad vna ma^a,& che
diGordia- ha la pelle del Lione inuolta all'vno delle braccia , cui fono lettere intor-
m'À oV no> c dicono : K^dUa virtù di t^duguflo . Et ha vna medaglia ancora
di Nume- ^l 'Humeriano la medefima figura^ . (JKa in vna di Vitellio è la vir-
riano. tu in forma di Giovane vettito fuccintamente con elmo in tetta , &ci-
Medaglia mierodi alcune penne > titn là finiflra alta appoggiata ad vn batta
diVitelJio. fritta jn terra > &la defìra con lo feettro appoggia al defi.ro ginocchio
più eleuato dati' altro , perche ha fotto il piede vna tefìuggine , & ha
gli ftiual etti in gamba ; e fi à dritto , e guarda fi fo ad vna gioitene ,
che gli è dirimpetto fatta per l' Honore , la quale aliando il dettro-
braccio tiene l'bafìa , come l'altro , & da quefìa parte è nuda fin fotto la
mammella-, nella finittra il corno di douitia,& vn' elmo fotto il piede , &
il capo adorno di belle treccie bionde , che con vago modo gli fono auolte
d'intorno, Trcdko Filofofo come fi legge apprcjjò di Xeno fonte, & lo
riferì/ce Cfóarco Tnllio7finfe7 che Renoie, mentre ch'egli era gioitine,
andò non so come in certo luoco diferto , oue trono due vie ? che andava-
no in diuerfe parti t & non f apendo a qualtfi doueffe appigìiare , men-
tre
Degli Antichi.
273
Imagine della Virtù & dell'Honore, che Ci riguardano coli
(colpiti in vna medaglia di Vitcllio,dinorante dalla virtù & at-
tioni virtuole prouenir l'honorc , & con l'honore l'abondonza
del mttO,& ogni h umana felicità.
Imagine di Bellona Dea della guerra & carettiera di Marte,
& de Tuoi Sacerdoti,che da fé freffi lì ferifcono , Se del pino à lei
facrato.quefta vien in tela per l'apportatrice delle vccifìoni3rui-
ne,ftrage, effetti proprij della guerra .
Mm
274- ImaginideiDci
tre cb'eiflauafofpefoj tutto penfofofopra di ciò, gli apparsero duefemU
ne,l'vna delle quali era la Voluttà bella in vijìa,tutta lafàua,& t'aga>
per gli artificìofi ornamenti, che h aueua dintorno . la quale lo perfuadeua
a caminareper la via de i piaceri larga al principio , piana , £9 facile,
piena di verdi berbe,&. di coloriti fiori,ma {ìrettapoialfine,faJJofay &
piena di acutiffiméfpine.U altra pia feuet -anello appetto, femplicemente
yejlita^ra la Virtà>cbe la fua via gli mofiraua prima Sìretta , & erta,
C? difficile, ma the dopòrhenaua in fioriti prati, ££ in ameniffimi campi
pieni di foauiffimi frutti . Et perche a queflafi accoflò Hercote , bebbe
così glorio/o norie. 'Dante fingendo nel fuo Turgatorio di hauer uijio in
fogno la %) olititi ,- tadejbiue vna f emina balba , con gli occhi guer-
ci , & co ì pie {torti , 0 man monche > & di colore fcialba , la
quale cominciali* 'pòi a parlare ^editamente , fi driT^aua tutta , e lo
fmarrito volto,éome amor uuUe,coft lo color auay & baurebbe tratto lui à
sé con fue dol(£parole}fe nonché apparue una donna fanta , & fané sia,
Dante, la quale dice egli. ■
L altra prendeua , & dinanzi Fapr ina,
fendendo i drappi , e moHrauami il uentre%
■'-■ Qa€l mi faglia colputgo , che rìufciua.
Le quali cofeficonfanm molto bene alle uie de* piaceri uitiofìì& della
uirtu. (JWa chiuplefìe in altr^modoanchora per mo/irare que/tedue uie
Virgilio . potrebbe far la lettera diTitbagorafopra della quale friffe Virgilio que
pochi uerfi,moftr andò ch'ella cifiguraua la ulta bumanatli quali vengo-
no à dire que ilo m riojira lingua.
La lettera àTitbagora già data
t^Moftra la forma deli'bumana vita,
fon le due corna jn che ella è feparata*
Terctià la deftra uà l 'erta j alita
De la uirtude con angufto calle,
Difficile d principio , e malgradita,
iMapoi facile à chi la ut a nonfaUe,
Tenti afeendendo giugne , oue s'oblia
le fatiche lafciatefiàlefpalle,
2)ak
De gli Antichi. 475
Da lafiniflra va più larga via
Facile , e piana , ma che pi l'huom mena
Ouefol pianto, e pentimento fia.
Tcrò qualunque ilfuo defir affiena ,
^ lo lafciafeguire il van piacere.
Cb'à principio par gioia , al fin è pena, '
E virtù fegue con fermo volere
'Di patir i difagi , che fortuna
Cui meno ella douria yfàfofiemre .
S'acquifia tanto bonor ,€he poi pia d* vna ,
Età netien memoria , e illuflre , e chiara
Sua fama fa , che j aria fiata bruna.
Lftfa chìfol 1*ocìg , e la lafcìuia ha cara ,
Con bìafrno viuey e quella vita alfine ,
Che fi gli parue dolc e fente amara ,
E tfanfigoli il cor pungenti f pine-.
Ver che nondanno i mondani piaceri all'vltimo altroché pentimento,
e vergogna : male virtù oltret che in noifieffi ci acquetano l'animo , ap-
preso de g li a Uri anco poi ci acquifiano gloria , & bonor e . La imagine Sonore
del quale faceuano gli antichi , come la deferiue Iridato , di fanciullo
vestito di vn panno por por eo , con ghirlanda di lauro in capo , cuidaua
mano il 'Dio Cupido , & lo pareua menare alla 'Dea Virtù , che
andaua innanzi . indorarono gli antichi vna 'Dea anchoradei pia-
ceri y la quale chiamarono Volupia , come fcriue fanone , ££ era la Volupia.
fua fìatua vna donna pallida in faccia , la quale a guifa di "Re-
gina fé ne fìaua in alto feggio , & pareua tener fi la Virtù lot-
to i piedi .
7Ìel tempio di cofiei erapofiafopra vn'altare K^fngerona creduta pa Aneeror.a
rimente Dea del piacere , ouero (come riferisce S. *Agofiino da Varrone)
del Farebbe i Latini dicono agere.Onde ella hebbe il nome, pei che pare-
uatche ella moueffegli huomini alle attioniycome la Dea Stimulaglifii- < .
mulaua, & Hortagli effortaua . Et , come Tlutarco fcriue, il tempio di uJJJ?"
Hm 1 cofiei
176
Imaginidci'Dd
Imagine della Dea Anger otta, da alcuni tenuta Dea
del piacere ($f delle humane operatwni, ($f anco fo fra d
male della gola^delplentìo^ del fop portare^ intagli
ne delirio fìlentio detto Harpocrateo (ìgtllatore , &
*pna imagìne dinotante detto Dìo deljìlentìo.
De gli Antichi. 277
t oftèi ftaua femprc aperto , accìocbe quella , che effortaua tnttauìa gli
huomini a qualche degna opera foff'e viHafempre da ogni vno. Di >An-
gerona hanno anco detto alcuni,che ella fumosi nomata dallo angore, ciò
è affanno,& tratta glio,ch' ella leuò viafubito, che a lei non meno > che a
gli altri Dei furono ordinate lejacre cer emonie, facendone ceffare il male
della fquìlantia chiamata angina da' Latini , che ammaTgaua gran
numero di perfone in J\oma . Et per queslo foyfe il fuofimulacro haueuà-
qualche panno intorno al collo , che gli le? au a anco la bocca . MaMa-
crobio vuole , che cinger ma con la bocca legata, &fuggellata mofìraf--3^^ ne
Je , che chi sa patire , e tacere diffimulando gli affanni, vince quelli alfi-
ne, & fé ne gode poi vita lieta & piaceuok. Tlinio & Solino feri uo~
no,che quefìa Dea fu cosi fatta per dar d vedere, che non bifognaparla-
re de' fecreti mijìerij della religione per diuulgarlì : come volle anco
T^uma far conofeere j quando introduce di adorare certa Dea da lui no- Tacjta>
mata Tacita , fecondo che Tlutarcofcriue , chebifognatacere lecofede
i Dei . Ter la quale cofa adorarono parimente quelli di Egitto il Dio del
filentio , 0 lo tennero in compagia de i Loro Dei principali . il nome di
cofìuiappò loro fu Harpocrate , e Sigalcone appreffo dei Greci , & HaiPocra
la fua fiatua, fecondo Apuleio , & Martiano , era digiouinetto , che fi
tencua il dito aita boreca , come fi fa quando fi mofira altrui ion etnno che
taccia . Egli fu ancho talhora fatto pel 'Dio delfilcntio vna figura fen- /
[a faccia con yn piccolo cappelletto in capo, & con vna pelle di Lupo in- £~c e A*.'
torno^^ela quafi tutta coperta di occhi, W ài orecchie, perche bifogna
yedere > & vdhe affai , ma parlar poco. Et può ogniuno Jcmprz che gli
piace tacere , ma non puòjempre di ciò , che vuole : il chemoiìra il cap-
pello , che è fegno di libertà , come alf/oue è {lato detto . Et del Lupo fi JmUP°-
legge , chi fa diu'.ntare reco qualunque ti veggja prima, chefia veduto ,
C^ che quando ha rapito alcuna cofa fc ne fugge via così tacitamente,
che non ard/fee à pena di fiatare . *A d Harpocrate fu dedicato il per fico , Perfìco dì
perche queflo arbore ha le foglie fimili alla lingua bumana , & i fuoi HarPocra
frutti raffimigliano il core , come che la lingua mani fefii quello 9 che
è nel core , ma non lo debba però fare ; fc vi confiderà ben foprcLj . Et
perciò il tacere a' fuoi tempi è virtù , come moflrò Minerua cacciando da Corse-
sela Cornacchia vccello garrulo , & loquace ; perche non dee l'/momo^13, c3?~
prudente perdere tempo in molte parole , & uane ; ma t acendo ha da Minerua*
confiderai e le cofe molto bene prima, che ne ragioni, & dime poi quello , Cornac-
ele bifogna [diamente . 1 1 che voleua forfè moHrare la fiatua di que chia in ma
fia'Dea , che fu appreffo de' ' Meffenij , la quale fecondo che Taufania"0 dl Ml~
la deferiue , tencua una Cornacchia con mano , come che'l parlare bah- nerua '
bi
Statio.
Terrore i
27S ImaginidciDeì
bi da effe* così in mano dell,buomofaggio,cb'ei lopoffa allentare^ flrin-
gere,fecondo che fiprefenta la occafione, & che ricerca il bifogno . Ueb-
bepoi Minerua vna lunga ha/la in mano , come diffi , che te danno tuttii
Toeti;& {Apuleio parimente la defcriue,cbe crolli quejìa con mano, (3
che leuando il braccio alzilo feudo , & fa che vanno con lei duo fimili
a' fanciulli, i quali con le nude coltella in mano paiono andare minacciane
do:de quali vno è lo Spauentot l'altro il Timore, perche non fono le guer-
re maifen^a quefti . Terb fingendo Statio 5 che CMarte comandato da
Gioue rada à metter guerra fra gli ^ìrgiuite i Theban'hdice cb'ei tolfc la
Spauento,el Terrore^ &fe lo fece andare aitanti, & lo difegna in parte ,.
& in parte ,de ferine gli affetti > che da lui vengono in quefto modo .
De la plebe crttdel , e ha intorno , elegge
il Terror , e à deftrier lo manda innanzi ,
*4l cui poter non èchi ilfuo paregge.
In far temer altrui , non chel'auan^i .
Ter coftui par , che l'buomo il ver difpregge >
Se nel timido petto auien che flan'^i
fi mojlro borrendo, e ha voci infinite*
E mani fempre al mal prefte , & ardite .
Vna fola none fempre la faccia ,
Ma molte , e tutte in variati afpetti ,
Che fi cangiano ogni hor ,pur eh' a lui piaccia
'D'accordar quei co i pauentoft detti
Quali ne i cori human sì forte caccia ,
Cb'à dar loro ogni fede fono aslretti ,
E con tanto fpauento Jpejfo affale
Le città , che poi credono ogni male .
Creder an , che non più fiafol vn Sole ,
E parrà lor quel, che non è vedere y
Se i mi feri mortali a le parole
*Del tremendo Terror di rado vere,
cpongon l'orecchie, e che le flette inuole
Vn nembo , oncL'habbiam poi tutti a cadere »
Che la terra pauenti , e tutta trieme ;
E fi fcuotan con lei lefelue infieme .
Tanja*
De gli Antichi- 279
fPaufania mette il terrore fatto in due modi dagli antichi : Vvno è '
con capo di Lione , che tale era intagliato , come ei dice , appreffo de gli au ama *
Elei nello feudo di i^sfgamennone: L'altro con faccia , & babito difemi- Scudo d'A
na , ma fpauenteuole più che fi pofiadire. Et yna così fatta imagine gamenno-
delle Spavento dcdicato/toi Cor ira hi alti figliuoli di Medea , da loro v e- ne*
tifi già per gli perniciofi doni , cb' effì portarone alia figliuola di Creonte ,
onde ella ne perì con tutta la cafa regaie. cMa non fu però creduto fem-
pre il Timore noceuole , perche "Plutarco fcriue , cte quello fu adorato Timore a-
tta'Lacedemonij , non perche baueffero paura di lui ,comc di alcuni altri dorato .
^Demoni , li quali,voleuano , ebefoffero lontani dalla città , ma perche
penfarono , che la ì\epublica .fi conferitaci per lui , quando le leggi , & $
^Magifirati erano temuti . T> 'onde fu , che gli Efori, che erano ilfom-
mo magistrato ,entrati in vjfich ,fubito ( come dice ^irijìotcle ) coman-
davano , e£" lo faceuano gridare per la città , che ognvnofi taglia ffe la
bar ba,& foffe ubidiente alle legge ; accioche effi non foffero sformati da
far male à perfona,& faceuano quefio per vfare igiouani ad vbidire an-
co nelle cofe leggiere . Oltre dì ciò non credettero gli antichi 5 che foffe Fortezza
vera fortezza il non temere di cofa alcuna , ma fi l'hauere paura di pa- vera*
tire cofa indegna : & /limarono , che haueffe da effere fempre più ardito
centra gli nìmìci chitemeua di offendere le leggi , che chi non nefaceua
conto a!cuno:& che la tema di acquietare trijio nome , face ffe gli huomi-
tri più gagliardi à fopportare ogni fatica, (Sogni pericolo. Etquejìa
è la paura , che debbono hauere i popoli ; & per quefio pofero i Lace*
demoni} il tempio dei Timore a canto alla caja de gli Efori . Et di qus-
fio intefe forje ancho Tullio Hofìilio , l{è de' Rimani , quando or dinòj^10^0
( come riferifee Lattanzio) che fi adoraffe il Timore , £2 la Tallidc^a l ** '
infume, per che di rado avutene , che non impallidifca chi teme . Et me-
ritava bene egli che trouato gli haueua coji belli , come dice efìo Lattar** ,
t'iOydi hauere i fvoi fempre j eco, & che non C abbandonaffero mai . cJW<*
tornando à UMinerua , ella moffra , mentre che crolla l'hafl* , & al-
fa lo Jcudo con la compagnia , che le dà .Apuleio , le minacele della Sctrrio dì
guerra;& fé la conferiamo in pacejo feudo, ch'era di lucidi/fimo criflaU Mineru-V
lo,e copriva il corpo da ciò, che foffe venuto per offenderlo , mofiraua9
chetammo deli'buorno prudente} coperto dalle membra terrene, fo-
io per guardar lo, e custodirlo , & non perche da quelle griffa of cura-
ta la vijìa m modo,che non pofia più vedere la verità dellt co/e. Et per-
che gli feudi communemente fimo di forma orbicular e , benché quello di
^Minerva fi veggia talhora fatto altrimenti. UMartianofcriffc, che *
h fendo nel braccio di UMinerua fi^mfiQaua^ che il Mondo , quale pari-
mente
ito ImaginideiDei
H 0 d " mente ài forma rotondai governato con fomma , t$ infinita, prudenza ,
Mi nerua .&nma cafo,come vollero "Democrito , #" l'Epicuro . £ /7;<7/?<* v«o/ rf#-
reìchel,huomo prudente può far male altrui etiandio di lontano', oue-
ro che lafor^a della prudenza è tanta, che penetra ogni durerà di tut-
te le più difficili co fé , e Jouente fi Ima tanto alto , che va fin'al Cie-
lo . On de Claudicano fece l'hafla di Minerua tanto lunga<0 altaiche paf-
C Iaudia-- fava le n uuole . Et Homero , forfè per esprimere ancor meglio questo ,
n0 '■' finge i che Minerua , volendo andare a Tehmaco , per mettergli in ani-
co Talari. m0 * c^e vadi a cercafseVlìfle fuopadre , fi mette appiedigli dorati ta-
lari , di quella forte che nella imagine di Mercurio habbiamo detto che
fìano , né porta feco altroché l'hafla . Trouafi ancora apprejfo di Mar-
co Tullio,oue ei fcriue della natura de iT)ei , che vi fu vna ^Minerva
(conciofia che egli racconti di cinque ) la quale era finta hauerele
paufanja# <j/i a* jpierfi. Taufania parimente ferme , che fu vna lunga hafla in
mano a quel fìmulacro di Mincrua , il quale kaueua su l'elmo , come
ho già detto , la Sfinge , e gli Grifi, ; & feguita defcriuendolo , che
Jiaua dritto con certa tonica , che lo copriva tutto firìa terra , C?* erafotto
la corata ( chele gìaceua a' piedi) lo feudo, & vi aggiungono anco
la Ciuetta,eche al calce deWhafla era vn fer pente . "Da che prefe ar-
"ùemoRhe gomentorDemoflhene , quando fu forcato andarfene in bando , didire ,
nc • che Minerva Ja quale era proprio nume di >Atbene,fi dilettaua troppo di
treftrane beftie,che erano tla Civetta , il Serpente > & il Topolò : perche
nella republica di \Athene haueua che fare affai il popolo , & pigliaua
egli le cofe al peggio all' bora , chefifentiuaoffefo. Ma,come ho già det-
Serpéte di t0 falla Ciuetta^così dico del Serpente , che fu dato a Minerua per fegno
Minerua . ^ accorte:^a j ££ di prudenza . Onde in P^oma dinanzi al gran fimula-
cro di Minerua giù a' piedi slava il Serpente tutto in sé riuolto,fe non che
al^aua la te/la sa dietro allo feudo , ch'ella teneva al braccio , come dice
Sem io. Semio,oue Virgilio le falche i due fer penti, quali vecifero Laocoonte , e i
figliuolìyfe ne andarono dritto al tempio dì Minerua , & quiui fi pofero a
i piedi della Dea , & fotto lo feudo . Della tonica, che cosici porta con
■ la corata foprajcriue Herodotoyche i Cjreci tolfero quefto mododivefli-
Habito di re dalledonne di ^Africa, che habitano intomoalla Tritonide palude ,nè
Minert a . vje a[tra differenza, fé non che la tonica di fotto di quesle è di pelli , &
le fimbrie, òfrangie , che l 'figliamo dire , del farfetto difopra non fono di
ferpentelli , ma di cuoio tagliato a minute li He , ilquale farfetto vf avana
fare quelle donne di ^Africa parimente di cuoio di Capra , & perciò lo
Egida. chiamarono i (freci Egida , perche Ega appo loro fignifica Capra , & è
queHo,che noi habbiamo detta cora7ga,cke hebbe forfè le fimbrie all'in-
torno
De gli Antichi. 28 1
torno di minuti fer penti , come pare voteffe intendere Uerodoto , quando
pofe la differen\a,come ho detto,che è fra il ve/ìire delle donne d'i^dfri-
ca,<& l'habito di iJMinerua.<Alla quale fecero di più gì' antichi nel pet-
to la Gorgone ,che fu il capo di tJMcdnfa crinito di fer penti , che ccicaaua Gorgone .
fuori la linguale gliele pifero anco alle volte nello fcudoycbe fa parimen-
te chiamato Egida da alcuni, perche Diodoro fcriue , che Gkue lo coperfe Dioc*oro •
della pelle della capra ./l malthea,e lo donò poi à Minerua. Ma più fruen-
te per la Egida fi intende dall'armatura delpttto, la quale fcriue Higino,
che fu così detta n m da Ega, tolta per la Capra j ma da vna figliuola del Ega figli-.
Sole di quello nome , che fu , come raccontano le fattole , di marauigliofa "°[a dei
bianchezza con vnofplendore flupendo, ma non bella pero, an^i tanto jjjS"no
horribile a vedere,che fubito che fi mofiraua à i Titani nimkidi Giouejre * %
ftaua no tutti fpauentati,e (lorditi. Onde la terra^pregata da quelli di Ie-
ttarla loro dinanzi da gli occhi , la nafeofe in Creta in certa fpelonca , oue
flette fin che Gioue ne la leuò, quando volle hauere anco il capo di Medu-
•fayperche l'Oracolo haueua detto,che fen\a queflo egli non poteua vince-
re i TitaniyComc gli vinfepoi,e doppo la vittoria donò la Egida, fatta del
la pelle di Ega iol capo di UWedufa a UHinerua,che la portò poifemprc.
Firgilioyquando fa, che Volcano va a mettere in opera i Qclopi per fare Virgilio.
le armi ad Enea , come l' haueua pregato V enere , e racconta i lauoriy che
quelli haueuanoallhorafra le maniche erano i fulmini di Gioue, il carro
di <JMarte}e l'armatura di UMinema,clK è la medefìma^be Tallade) co
sì dice di queflo. .
Et à dorate fcaglie di Serpente
Componean con mduTtria la tremenda
Egida , de la qual 'Pallade irata
Souente s arma , e gli attrecàati ferpì ,
£la (jorgonea teìla , ch'anche tronca
Vol^eua gli occhi in vi fi a few afferà
iddattauano il petto de la Dina.
E pero la Gorgone s'intende fempre il capo di xJMedufa , che vijìo Gorgone .
folamente vecideua altrui , ancora che fcriue Csitbeneo , che appreffo de'
Nomadi nella Libia fu certa beflia di queflo nome , fìntile alle pecore , o
come altri vogliono , a' Vitelli , di così pernitiofo fiato , che amma x^a*
uaconqueslo folamente tutte l'altre befiie , chele fi accoftauano , e
con la vifla parimente vecideua altrui, qual volta fcuotendo il capo fi le-
tta dinanzi certo crine , che difeendendo già per la fronte , le copri-
uà gli occhi , come prouarono alcuni faldati di Mario , quando egli
2{ri andò
282 ImaginideiDei
andò cantra Giugura} li quali cacciando questa befìia caddero morti, fa.
bito che da lei furono vifìi . E quelli del paefe ne contarono poi la na-
tura ad effo Lotario , e glie la fecero anco bauere morta , perche effifape-
Uano,come,fìando in agguato ,fipoteua ammalarla di lontano. La pel-
le era di così mirabile varietà di colore , che mandata a ]\oma,non vi fu
deuno, che fapeffe di che beslia foffe , e cotne-cofa marauigliofafu poha
nel tempio di Hcrcole . "Proclo Cartaginese fcrijfe, come riferifee Taufa-
nia , che fra le mo!te,e diuerfe beflie,che erano ne i deferti dell'affrica,
yi furono anco buomini , e f emine fduaggie e be filali , e cb'ei ne vide
Medufa . &*^ vno portato a P\oma,e veletta credere , che Medufa foffe Hata vna di
quelle femine , la quale andata alla Tritonide palude haueffe fatto quiui
t di molto male a gli habitatori del paefe , fin che fu vecifa da Terfeo
^. con l'aiuto di ^Minerua^peub'eUafu proprio 7<(ume di quel luoco, cDio-
' doro fcriue^che le Gorgone furono femine bellicofe neW <^dfrica , le qua-
li furono fu perate da ^Perfeo , che vecife anco Medufa loro regina , e que-
flo potrebbe effere bisloria . Ma lefauole dicono , come $ legge appref-
Gor»one.y0 fò ^Apollodoro,cbe le Gorgone furono tre far elle, delle quale Medufifo-
lamente poteua morire : le altre due nomate Burlale, e Steno , erano im-
mortali , £? haueuam) tutte il capo inuolto di fcagliofi ferpi , haueua-
no i denti grandi come di porco , le mani di rame , l'ale d'oro , con le qua-
li volauano a laro piacere, e mutauano in f affo qualunque era vifìa da lo-
Y0,c che Ter fio , hauendole trouate , che dormiuano , tagliò il capo a Me-
dufajo portò via , e domilo poi a Uifinerua , dalla quale fu aiutato afìai
a queflofare , perche da lei hebbe lo feudo , fi come da Mercurio hebbe la
fcimitarrate i Talari , l'elmo di Orco , ebefaccua altrui inuifibile, e cer-
ta bif accia , nella quale portò il terribile capo , da alcune ninfe , che gli
furono infegnate da tre altre for elle delie Gorgone , per ribattere l'occhio >
Cìr il dente rubato loìoda lui ;per cloche di quelle fi legge 5 ch'elle nacque-
ro vecchie, & hebbero vn* occhio folament e , & vn dente folo fra loro , e
fé ne feruiuanoa vicenda mài' vna, mò l'altra . E fu perciò in certa
forte della (frecia , come ferine Taujania , nel tempio di Minerua vna
ftatuadiTerfcalla quale,come cb'ei foffe per andare all' bora in .Afri-
ca contra Medufa,alcune l^infe dauano vn' elmo , & attaccauano i Ta-
lari a'piedi . Dicono ancorai quefla è lafauola più communc, che di tre
M , f belliffime forche , chiamate le Gorgone da certe Ifòle di fimil nome , oue
C elle habitauano ,. Medufa fu la più bella , baueua i capelli d'oro. On-
de innamorato fene Nettuno giacque con lei nel tempio diUWinewa9
-la quale perciò fdegnata > & adirata grandemente fece diuentare Me-
dufa di bella , e piaiemle , e fretta età prima da vedere, tutta terribile , €
fi*'
Degli Antichi. 28;
fpauenteuoleycangianiole i dorati crini in brutti fer pentite volle,che /of-
fe mutato fubito in fafìo chiunque più laguardafie ; ma , non potendo il
mondo fop portar e così jir ano moslrofPerfeol'vccifecon l'aiuto , ch'io dif-
fide ne diede il capoaMineruatche lo portò poi fempre nello feudo , ò nel
petto della corata . La qual Homero , quando fa, che quefla 'Dea s'ar-
ma per andare contra gli Troiani dice , che è circondata di bombile fpa- ^ Minerà
uento,e che,oltre al capo di Medufa , vi è dentro anchora l'animofo ardi- Ui .
re ,& la ficura fortezza , & le fpauanteuoli minacele , cofe tutte proprie
alla cDea delle guerre , sì cornee la Vittoria anchora . Onde Taufania Paufania.
dice , che gli lAtheniefi glielo pofero nel petto infieme col capo difWe-
dufay& che appreso degli Ehi liana à canto fen^a ali. Lequalicofe
moflrano lafor^a delfapere , e della prudenza : perche queflacon l'ope-
re marauigliofe , e co' faggi configli fa flupire altrui , e re slare quafifaffo
immobile di maraviglia , sì che facilmente ottiene poi , ciò , che vuole ,
pure che lo fappi acconciamente efporre , che per questo bombile capo
moflrala lingua. Et era coperto talhora dal bel manto , che metteua-^Q^ ve.
no intorno alla Dea , chiamato da gli antichi Te pio , & era vna forte di ite di Mi*
vefte,vfata intorno a ifimulacri de i Deiìfen\a maniche \come dice Lat- "erua .
tantiofopra Statio , biancaye macchiata tutta di bolle dorate, la quale***111*110 '
faceuano le matrone di fua mano, e la offerivano poi ogni terTg anno.
Ma perche quefla fu inuentione de gli '^dtheniefi, de' quali UWinerua
fu Ìntime principale , era tolto pia finente il Veplo per quella gran ve-
Jìe , 0 manto che foffe , qual' offerto , è confecrato à quefta 'Dea di cinque
in cinque anni con [olennijfima cerimonia , ancora che Snida dica , che era
non vesle/ma la vela di certa naue ,che à quel tempo > che ho detto , era
apprettata con belhffimi ornamenti in honore di Minerua a certe fuefe-
ftet($ vfarono anco gli antichi di offerire il Veplo, quando in qualche gra
uè pericolo voleuano impetrare il fauore della 'Dea . Onde Homero fa , rr
che Recuba per configlio di HelenoJ ito figliuolo , & indiuine, quando ve-
de i Troiani efier cacciati da Greci fin dentro le mura, mette in ordine con
lefuepiu belle>& più prctiofe velli vn grande , & ricco Veplo , & ric-
compagnata da tutte le pia nobili matrone lo porta al tempio diValU-
de , (3 mani lo fa offerire da Tbcana moglie di ^Antenore , f emina al-
l'bora fra le Troiane di grand ifjì ma venera t ione , e tutte infieme pregano
la cDea)che voglia effere loro fattorcuolc. La cofa fu imitata da V ir gi- Virgilio,
Ho , quando dipi?ige la guerra di Troia à Cartagine nel tempio di Giu-
none , dicendo:
7{n 2 Gwm
284 ImaginidciDci
Cjiuanoin tanto con le chiome fpar fé
Le donne d'flio al tempio dell' ingìusJé
Tallade , & humilmente tutte il "Peplo
Tcrtauano alla Dea femprecon mano
CU addolorati petti percotendo.
Et ip queflo folenne manto vfaronogli '^Athenieft di tejjere , ricama-
Giganti. re,òdipingere Encelado>ò qual altro fi [offe gigantesche fu vecifo da Mi-
nema,oltre che alle volte vi fecero ancho quelli , li quali erano fiati più
valorofì in battaglia > e meritauano per ciò gloria maggiore . Era quel
gigante huomo dal me%p in su , & ferpe nel refto , che così fono deferit-
ti da'poeti tuttrque giganti , li quali hehhero ardire di andare ad afìa-
Cómodo lire il cielo. Onde Suìdariferifce di Commodo Jmperadore infoiente ,e
crudeJe,& crudele fuor di modo> ch'egli per effere chiamato Hercole, & figliuolo di
in o ente Q'l0uept yefiiua fouente la pelle del Lione , e portaua la ma^a in mano ,
conia quale ammaigaua per fuo piacere molti huomini, (3 come eh' ei
volejje parere di combattere allhora per gliDeiyfaceua loro prima ac-
conciare le cofeie , & le gambe informa di bifeia , ò di fer pente , accio-
A ollodo C^e raPPrefentaJfer0 i giganti. Quali *Apollodoro ferine, che erano di
ro . faccia horribile,e fpauenteuole con capelli lunghi,e di/le fi fino su lefpal-
Spofìtio— le ,& con barba prolijja difendenti [opragli horr idi petti . Et int en-
ne de'Gi- de fi per lo difotto di cosloro , che gli huomini empi) , e fprc^atori di
gaau . pfo non fauno cofa mai , che fia drittate giufla , né honesla , ma tutto il
contrario , & perciò raffimigliano il Serpente , chenonpuòal^arfì
da terragne caminare per lo dritto, ma bifogna che andando, tutto fi tor-
ta. Età quesli UWinerua dà la morte , perche si anno fempre nelle te-
nebre della ignorane humana , né vnqua leuanogli occhi à quel diui-
no lume, che feorge altrui àgloriofa,& eterna vita, (3 è l'aiuto,& il fa-
vore,che dà Minerua à chi va à lei, come fi legge di 'Pcrfeo , & ne ho già
dettO',E di rBellerofonte,che vecifero la Chimcra,hauendo hauuto da lei il
Minerua cauallo Tegafo domo,& cemmodo a caualcare . Onde quelli di (orinto ,
frenatnee. comefCY'lU€ tpaufania , hebbtro vn fimulacro tutto di legno (eccetto che
la facciale mani, (3 i piedi , ch'erano di bianco marmo ) di Mine ma , da
loro chiamata Frenatrice , perche ducano , che ella fu la prima, e b< fre-
naffe il Cauallo Tegafo,& lo dtfie a 'BeUerofontc . Vrometheo parimen-
te con l'aiuto di cosici andò in Cielo, & inuolò il fuoco del carro del Sole ,
gol quale diede pei le arti al mondo , che fono perciò dette efier venute da
%JMmeruaì perche l ingegno humano ha trouato ciò, che iranoififa,
etro-
Degli Antichi. 28 j
e trova ttn.co.tHtlo di [..,- &Jalio con.. il me?p del fuoco > concìofia . che in tut-
te le arti due cofe faccino dibifognu $ L'vna è lyinduflriat& l'inuentione,
V altra il porre in opera, &far quello, che l'ingegno ha difegnato. Quella
s'intènde per LMmerua,& quello per Volcano , cioè pel fuoco . "Perche Volcano.
fattóri nome di Volcano è intefo il fuoco, il quale ci è inHrumentaafare
tutte le cofe, perche il fuoco fcaldi e rifplende,£$ mancando la luce], & il
calors,nullafi può fare . Sgli è ben vero , che non puòfcmpre l'arte por-
re in effetto tutto quello, che l'ingegno troua , perche quella Ha legata al
corpo. , e non può da lui partire , ite fare più di quanto egli può, ma que-
flo là lancia fouente , e dif corre afuo piacere considerando l'opere della na-
tura jj ór quello che fa Dio , & imagina talhora di fare anch' egli cofe fi-
milijdi che non fi vede però mai effetto alcuno , perche fono imagikationì
vane. Onde fu finto dalle fauole, che non potè ffe mai Volcano cdngiun-
gere\a Minerua , benché nefaceffe ogni fuo sformo , basendogliele con-
ceffo\Gioue. Ma non perciò lafciarono gli antichi di mettere fpeffo i Si-
mulacri di amendui in vn mede fimo tempio . Et Tlatone pariménte gli piatone.
inette infteme , dicendo nelfuo (atlantico > che àmbi fono egualmente
7{j*mì di xAthene;percioche quiui non meno erano efìercitate a qiig'tem-
pi tutte le arti , che vi fiorile lo sludio delle faenze . Come fi le^ge an-
che di '2<lettuno,e di Minerua che per ordine di Gioue hebbero ambì infìe- Nettuno
me il gouerno di *Athene . Ter la quale cofa Jìampauano gli jltheniefi co Miner"
su le loro monete il capo di Minerua dall' vn lato,& dall'altro il Triden-
te infegna di 7^ettuno,qualchiamauanoetiandio ^è , 0 a Minerua da-
vano nome di ciuile,& di vrbana, come che bifogni gouernar le città pa-
cificamente , e con prudenza . il che non meno fa di bifegno nelle priva-
te cafe, & perciò così su le porte di quesle , come su quelle della Città fo-
leuano gli antichi dipingere ^Minerva , & dipingevano UWarte fuori Minerua
alle faille , mojìrando in total guifa , che fi ha da tenere la guerra lontana fu le porte
fempre più che fi può, & perche fi guardavano i Romani di tenere nel-
la città que 'T^umìrfuali per/fauano , che baueffero cura di cofe nòceuoli ,
hebbero di fuori il tempio di "Bellona , & quel di Marte anchora . Ma
di cojiui ne fu pur' anche vno nella Città , oue fu come pacifico adorato , e
chiamato Quirino , come già fcrilfi nel flauio, <& refi la ragione dell'uno ,
& dell'altro . Et di lui dirò comefujjè fatto , pofeia che haurò detto di
Volcano , del quale così fi legge appreffo di Eufebio . Dicono Volcano v0icano .
effere la virtùy& il potere del fuoco, e gli fanno vna slatua informa di
huomo con vn cappello in capo di color cileftre per fegno del riuolgimeh-
to de'cleli,& appreffo de' quali fi troua il vero fuoco , puro , e fincero-.cofa
f he non fi può dir e di quefio, che h abbiamo noi } perche non fi mantie-
ne da
Ite
ImaginideiDci
Imagine di Vulcano Dio del fuoco , ò di Sitone Rè dell'Egitto
Sacerdote di Vulcano liberato dalli topi delli Arabi fuoi nemici,
che erano venuti ad afTalirlo , hauendo li topi rafo li archi Se tutti
liarnefi dicuoiovna notteallafprouifta, lignificante che chi in
Dio fi fida da Dio vien aiutato , Sz che in Dio fi ponghino le fpe-
ranze noftre .
• Imagine di Vulcano Dio del fuoco con la fu a fucina & li Ciclo-
pi , che fabricauano li ftrali à Gioue , & Tarmi alli Dei 8c à gli he-
roi,& del leone à lui facrato,come animaTignco. E tolto Vulcano
ancora per k calore naturale 8c generariuo. 4
Degli Antichi . 1S7
ne da se > ma dì contìnuo ha bifugno di nuoua materia^ che lo nudrifca , e
foflenti . Et fu fìnto Folcano "%oppo,perche le pare effere la fiamma ycon- VoJcan*
ciofta,cbc ardendo non va su per lo drittoyma fi torce,& fi dibatte di qua, Z0PP° •
edili , perche none pura , & 'leggiera , come le farebbe di bifogno
per afeendere dritta al luoco fuo . Bjfcrifce ^ì IcJTaudro 'Napolìtapo ,
& credo , che ihabbì toito da Herodoto , benché l>fvna dica di Volcano ,
l'altro dì Setone Pye , che in Egitto fu vnaflatua, cheteneua con le mani
vn topo,& che la fecero tale quelle genti, perche credettero, che Volcano yQ]cin9
hauejje già mandati) vna copia grande di topi cantra gli .Arabi in tem- co> t0p[ .
po,che erano in groffiffimo numero pir occupare il lor paefey perdo furono
sformati ritornar fene . Herodoto narra la co fa, in quejìo modo: Setone Setone Rè
Sacerdote di Volcano , & infieme I{e di Egitto , ritrouandoft abban-
donatala tutti gli huomini da guerra , perche non fi eramai fatto
conto di loro , & effendog li andato addojfo Senecarib Rj de gli Arabi con
groffijfimo efferato , non fapeua in così flr ano partito , che fi ramar i-
caua •, & dolcuafi della fuamiferia^». In tanto auenne , che addor-
mentatofi à lato al fimulacro di Volcano , gli parue veder in fogno quel
^Dìo , che lo confortale à ilare di buona foglia , & dicefi egli , che
aniaffe pure arditamente contragli nimicane àubìtaffe dì non cacciargli
iiia con l' aiuto3cti egli gli mmdarebbe . Hauendo dunque Setone perciò Topi maa
pigliato ardire , vfcì fuori con la poca gente , che haueua, & andò ad ac- rf1!
campar fi poco lontano dagli Arabi, nel campo de" quali la notte figlien-
te apparue sì gran moltitudine di Topi , eberofro loro gli archi , gli
feudi , e tutti gli arnefi dicuoio , & gli sformarono a fuggirfi nello
Egitto. Et perciò nel tempio di Folcano liana effo Ej Setone fatto di
pietra con vn topo in manose convn mottoyche diceua : 'Da me fi impari
di efiere pio, t$ religioso . Et forje pofero allhora g li Arabi tanto odio a Topi odia
Topi, che vollero poi lorofmpre male,ptrche "Plutarco fcriue3che uccide- u '
uano tutti quelli , cìk poteuano hautre , come faceuano gli Ethiopi
anchora,& i CAfagi della Terfia, dicendo che'l rodere 3che faceuano que-
fti animaletti era troppo noìofo , (3 molesto aài Dei . 7^è mi ricordo di
battere letto per quale ragione credefjero gli antichi in Egitto , che Fol-
cano bauejft mandato i Topi; ma potrebbe fi forfè intendere per lui la ftc-
città della Stagione , & del paefe , conciofia che Tlìnio fcriuendo
della fecondità de' Topi dica , che questi moltiplicano grandemente ni
campi, quando i tempi uanno afiutti,e fecchi^onde è che IHnuerno non ap
paiono poi più,nè fi può fapere,che diuenga di loroy perche non fi trouano y°^can?
uiui , né morti, né /opra , né folto terra.» . Lcfauclepoi, che fi leggono S1"?10 dl
di Folcano, fono molte, e tutte panno darci argomento di farne dipin-
- ture
288 Imagini de i Dei
ture in dìuerfi modi,comìnciando dal nafcimentofuo;perchefì legge, che
ei nacque di Giunone, & che quesla , vedendolo co fi brutto , lo /degnò , e
gittolovia , onde Umifero andò scadere in Unno I fola nel mare E-
geo , e dalla caduta reslò fciancato , sì che fu poifempre Troppo . il che
viene adiret come l'ejpongono i naturali, che il fulmine , quale non è
altro yche vapore iofocato,difcende dalla parte di jotto dell'aere, che è la
pia groffa, più denfa, & caliginofa . Folcano fatto grande, e rìcordcuo-
le della ingiuria fattagli dalla madre, per vindicarfene, oucro per impe-
dirla , che nonfaceffe , come fi apprestata di fare , male ad Hercole , fe-
condo Snida nferifee da Tindaro , e da Epicarmo , le mandò a donare vn
belfeggio dorato fatto con tale arte,che poftauifi ella su a federavi re/là
legata in modo , che poffibile non era , ne anco a tutti gli Dei del Cielo,
dì fciogliernela , onde ejfi cercarono di tirare lui colà sa di Jopra per li-
Jplimoutberare (jiunone , cui rincrefereua troppo di ilare così legata , ma
' eglì > che di niuno di loro fi fidaua , non volle mai andana . Ture
all'vltimo fi fidò di 'Bacco folo , che gli diede forfè ben da bere , <2
con lui andò in Cielo a liberare (Jiunone dalC artificiofo feggio . Così ri-
ferifee Taufania delle fauole de ì Greci , & dice , che fra l' altre pitture ,
ch'erano apprefìo de gli \^4tberì\efi,vi fu quefla di Hacco,cbe rimenaua
folcano in Cielo àfeiogliere Giunone , & che apprejfo de i Lacedemoni
Volcano »e/ tempio di tJltinerua era Volcano parimente , che slegaua la madre .
allafucina e affi anco coflui in vnajfelonca grande , come (là con gli Qclopìalla
fucina afabricare quando vna cofay& quando l'altra, perche ogni volta
che i T>ei haueuano bi fogno dì qualfi foffe forte a' arme ò per forofleffi, ò
per altri ,andauano à lui-, quafi alfabro loro , come vi andò Thetideper le
arme di achille fuo figliuolo , & così fu fatto sa l'arcadi Cipfelo ,
fecondo che racconta Vaufania , il quale non dà altro fé gno , che co-
lui j che daua le arme a Thetide foffe Folcano , fé non ch'egli era %op-
po , & baucua dietro vn de' fuoi con vna gran tenaglia in mano : &
V enere parimente hebbe da lui le arme , ch'ella diede pofeia ad Enea.
Et quando vogliono i Toetidefcrìuere qualche gran cofa fatta con molta
(irte , & con induslria grande, la dicono fatta ò da Folcano , ò da Ciclopi
alla fucina di Folcano . Lequali cofefi ponno accommodare a ciò > che
Volcano come hifioria racconta Suìda di coflui , ch'egli fu Uè in Egitto , &
Rè. fu /limato "DiOjperche fapeua tutti gli fecreti della religione, fu bellico*
fo molto, onde ferito in battaglia rimafe fciancato, e Troppo , & fu ilpri-
Ferro damo, che adoprafìc il ferro à farne le arme da guerra, e gli ìlromenti da
cui Pamz collinare i campi . Oltre di ciò finferole fauoley che Volcano legafie con
a oprato. rete Jouilijfima dì acciaio # Venere ., e Marte , mentre che amorq-
famente
Degli Antichi. 189
famentefollai^uano infieme, che cere ifiè di fare for^a a Mhicnìa , &r
altre fimili cofe , le quali bora non fa bifog no di raccontare , perche non
fervono alla imaginefua,ibe era di huomu toppo , negro nel vijo, brut-
to,& affumicato, come a punto fono iEabri . rb{udolQ fanno alcuni ,& ■ Tmagine
alcuni altri né nudo, né vefìito, ma. con certi pochi cenci folamenteat-^ Voica- -
torno , e con cap pillo in capo, come difft , Et appreso di Herodotofi leg-
ge, che in CMenfi Città dello Egitto , il fìmulacro dì Volcano erafi-
mile à certi 'Vendetti Tataici da quelli di Fenicia , che gli portauano su
le prore delle K[aui , & erano alla forma de Vigmei , delii quali Cam-
bife Kè entrato nelfuo tempio fi fece beffe grandemente . *A coHuifu- ti?"1 datl
rono confecrati dagli Egittij , come fcriue Eliano , i Lioni, perche fono di
natura molto calda , & focofa,onde &rt^pa l'ardore , che hanno di den-
tro temono affai quando veggono %\ fuoco , e fuggono . K^dlefìandro
"Napolitano fcriue, che in Roma slauano i Cani al tempio di Volcano co- fF3?-1^1"
me cufìodi,e guardiani ,nè latrauano maiffe non a cbifojj'e andato per in- yojcan0,
uolare quindi alcuna cofa . Et apprejfo Mongibello in Sicilia guarda-
nano medeftmamente i Cani il tempio di Volcano,e la [aera felua, che vi
era intorno. Oltre di ciò chi re ftaua vincitore di alcuna guerra , fole- .
uaraccoglìere infieme gli fcudi,e le altre arme dei nemici in vn monte, ,aCy ,CI^
& abbruciandole farne jacrificioà Volcano , come fa dire Virgilio ad n0<
Euandro di hauere fatto di lui , quando anchor a giovinetto fu vincitore
fotto Trenefìe . fiche dice Seruio, è tolto dall' hifloria, la qual narra,che
TarquinioVrifco bauendo vintogli Sabini abbruciò tutte le loro arme
in honore di Volcano , & che gli altri hanno da poi fempre fatte il me-
defimo, nafeendo l'vfan^a di bruciare tutto quello, che era offerto ne'fa-
crificij di Volcano . Et in certa altra forte di facrificio chiamato Tro- Proteruia.
teruia,come fcriue Macrobio , foleuano anco gli antichi bruciare tutto {«enfici© .
quello che reftaua pofcia,che i Sacerdoti, e gli altri haueuano mangiato \
D'onde Catone fece il motto contra certo ^Aibidio, cui era brucciatala
cafareflataglifola di vn graffo , & ricco patrimonio , che eifihaueua
mangiato tutto: dijfe dunque Catone , che <Alb\dio battenti fatto il facri-
ficio Troteruia . Hanno poi lefauole accompagnata Venere à Volcano , ^e"ere co
Sfattigli amendui infieme marito^e moglie 5 perche la generatane del-
le co fé moflrata per Venere non è fenica calore > quale non è chìfignifichi Marte eoa
meglio del fuoco intefo per Volcano . Et per queflo anchora pofero Mar- Venere •
te parimente con Venere , volendo intendere per lui l'ardur del Sole ;
oltre à queflo, dice K^£ris~lotele,cbe fu con buona ragione finto queftì due-
effer congiunti infieme , perche gli huomini di guerra fono forte inclina-
ti alla libidine* Onde gli xA titani gete della Spagna}faceuano,come rife-
Oo rifee
29© Imaginidei Dei
rifce Macrobìo , ìlfimulacro di Catarie ornato di raggi , come quello del
Sole,e con riverenza grande l'adorauano . Et è coja naturale , foggi unge
il mede fimo Macrobìo , che gli autori del calor celefie fiano differenti folo
Marte, di nome percìocbe fu, creduto LMarte efiere quello ardore 3 che viene dal
Sole ,& accende in noi il fanguc& gli fpiriti,sì che pofeia fono facili al-
l'ire , a i furori , & alle guerre ; delle quali così eg li fu detto il Dìo da
gli antichi , come UWinerua ne fu detta la Dea \ & come que/ìa nacque
fen^a il feruitio della moglie >così quello fen^a l'vfficio del marito. Ter-
che dicono lefauole , che Cjiunone inuidiofa%cbe Gìouebaueffe fatto figli-
uoli fen^a lei , volle ella parimente farne ferina lui, & per virtù di cer-
to fiore mofiratole da Fior adorne racconta Ouidioyò come alcuni altri han- ■
Marte co- no detto >b attendo fi la natura con nfoto^ngrauidò di Marte , e l'andò à
me rac- partorire poi colà nella Tracia.;%ue Utente è fuor di modo terribile , &
^ue* facile alle guerre . La quale cofa viene a mosìrarci , che le guerre per lo
più nafeono dal deftderio di Imuere regni , & ricchezze moflrate per
(giunone . Tu Marte fatto da gli antichi feroce , e terribile nell'afpetto ,
. armato tutto , con l'bafia in mano, e con la sferra , & lo pò fero a cauallo
Caviali! di taUjOYaitalborafopra vn carro ,e maffimamente i Toeti quafi tutti , co-
lmatine rninciandoda Homero}il qualdice, che il carrodi cofiui era tirato da
di Nznt.duecaualli , che fono il Terrore ,& la Tema. Et in altro luoco finge
poiché queftiftano non più caualli , ma perfine , le quali vadano fempre
con rJMarte , e che l'accompagnino parimente l'Jmpeto, il Furore , & la
Violenta. Laquale cofa imitando Statio quando fa andare Marte a met-
A rm ature ter guerra fra gli duo fratelli Eteocle , & Tolinice nel regno di Thebe , s
di Mane . pofeìa che ha de ferine le arme dì quello Dio ; che erano , l'elmo lucido sì ,
che mosìraua di ardere , quafi bau effe l'ardente fulmine per cimiero , la
corata dorata , e tutta piena di terribili^ fpauentofi tnofiri, & lo feudo
- rivendente dì lucefanguinofa, dice , che gli fìanno intorno adornandogli
' il capo il Furore 0 l'fra,e che il T errore gonerna i freni de' calmili^ che
"Fama. dinanzi a quefli va fcuotendo l'ali la Fama apportatrice non meno del
falfo , che del vero . Ter che quefla è certo rumore , che fi lena da picco-
lo principioy& crefee tanto poi , che di sé riempie le Città 6> ipaefv on-
de Ida Homero chiamata nuncia , & meffaggìera di Gioue . Fecero gli
antichi la fama ancora Dea, &la dìpìnfero in forma di donna veilita
di vn panno fondere tutta fuccinta,cbe mofìra di correre via velocemen-
te ccn vna firideuole tromba alla bocca . Et per meglio moslrare lafua
velocitarle aggiunfero l'ali , e la fecero tutta carica di occhi, come la de-
fcrìue >Virgilio,ilquale la chiama boribile mofiroì& la finge tutta pen-
nuta}e che quante ha penne,babbia tanti occhi amora vigilanti }e fempre
desìi,
De gli Antichi.
2pi
ìmagwe dì Marte 'Dìo della %uerra5delfuo carro, e
della Famafua mejfaggìera 0f anticipatrice^ che più di-
ce di quello è in effetto & per SMarte yìen ìntefo quel-
l'ardordel Sole^cheacende il fangue<& lì spiriti poi fa-
cili alle ire \guert %e '& furori.
Oo
202 ImaginideiDei
defilé tante bocche con altrettanti lìngue , che non tacciono mai , & al-
trettante crecchie \chefi. anno ad vdire fcmpre intente j e dice , ch'ella uà
"potando la notte few pregne mai dorme , & il dì poi fi mette /opra le alte
torriyonde fpauenta imifcri mortali , apportando loro per lopiùrieno-
uclle . Tsìjcntedimeno , perche alle volte ne apporta di buone ancora tfu
Fama dop detto che la fama non era vnafola,ma due; & chiamauafi buona quella ,
pia. che nuncianm il bene ,& ria quella >, che por tana il male; e quefla a diffe-
noau ia" renati dell'altra haueà tali negrCìOnde Claudianofcriuendo cantra ^Ur-
eo , dice , che la famafiefe le negre ali, le quali fanno alcuni alle volte di
vipislrello . Va la Fama dinanzi al carro di Marte , perche al comin-
ciare delle guerre più fé ne dice fpsjfo di quello, che fé nefeguita poi fé che
fianogli animi dall' vna parte, & dall' altra acce fi di grauijfpma ira;con-
ciofia che di rado fi uenga alle fere battaglie fen^a quefla , laquale , co-
Seneca, meferiue Seneca, pare haucre maggior for^a in noi di molti altri effetti ,
Ira. che ci turbano : perche non fittamente fuia gli animi dal dritto fenderò
Ouidio • della ragione , mafpeffomuta il corpo ancora . Et però dice Ouidìo,e Se-
neca parimente , che la faccia degli adirati tutta fi gonfia , e quafi au-
uampa,gli occhi fono infiammati, & così diuenta la per fona adirata ter-
ribile , che non meno'jquafi fpauenteucle fi morirà della bombile faccia
dìUedufa . Cueffo buue difegno bò fatto della per fona adirata , perche
non trouo,che gli antichi habbiano fatta imagine alcuna dell'ira taccio-
che da quello chi vuole ,po]fafare ritrattoci quefla , che è chiamata Fu-
Furore. vore ancora , il quale none altro che hn , quanto può effere accefa, & in-
fiammata .
Lo dipingeuano gli antichi terribile nella faccia quafi fanguino-
lente , che motivi di fremere Stando a federe f opra corale , el-
mi , feudi , fpade ', & altre arme con. le mani legate alle f palle con
falde catene : che lo de fcriue così Virgilio , & lo finge effere dentro
dalle porte della guerra , le quali erano quelle del tempio di f ano;
come già ho detto , che fiauano chìufe <il tempo della pace, & in tem-
po di guem erano aperte . Et fciolto lo hanno fatto ancora , come fi
Petronio . ve de efiere fiato defaitto da Tetronìo , oue cominciò a fcriuere del-
la guerra aitile . Ma ritornando a Marte , pofero alcuni al fuo car-
ro quattro (aualli tanto terribili , & feroci , che fpirauano fuoco .
EJcriue ifidoro , che fu fatto talhora per CMarte col petto nudo, per-
che qualunque va in battaglia dee andarui con animo di douerfi franca-
Herodoto mente e fporre à tutti i pericoli . Legge fi appreffodi Rerodoto , che gli
«Tb?0 Sùtki adorauano molti Dei , ma non fecero però tempij , né altari , né {A
mulacri ad altrit che a Marte , benché facrificaflero poi à tutti ad vn me-
defimo
Degli Antichi
Jmagine de IT empio dì Marte Dìo della guerra^cbe
era coji fatto apo lì Scìthì, & della figura di Marte apo
quelli d Arabia petreay ìntefoper il Sole ancora e la/òr-
^a di quello in tutte le attionì bumanz^ .
394* Imagini dei Dei
de fimo modo,qual mi pare, che meni di effere riferito, & era tale. S tatto;
la vittima co' piedi dinanzi legati,& ilfacrificatorele ueniua di dietro,
& dauale su la tefla,& cadendo lei,egli cbiamaua quel cDioìcuilafacri-
ficaua,poi le metteua vn laccio al collo,col quale intortigliandolo con cer-
to bajìone laflrangolaua,c Scorticatala poi,la metteva a cuocere al fuoco
fatto delle offa della beflìa medefima , battendone leuata prima tutta la
carne , perche la Scitbia ha carefìia grande di legna, & fé talhora anco
non haucua certi loro paiuoli., metteua la carne tutta con acqua nel me-
de fimo v entrino ddlabeflì a , & quitti la face uà bo^r e , ondelaflef-
fa vittima fi faceua fuoco di fé medefìma,& cuoceuafi anco in fé mede-
sima . Fatto qurfto il Sacerdote afferma poi il facrificio al Dio di cui era.
Vittimadi Et fra l'altre beflie,che facrifiiauano quelle gentili aualloera vittima
' Marte . principale^maffimamente di CMarte>il cui tempio perche le pioggie, &
la mala temperie dell'aria di quel paefe lo guaflauano prefto , ri face-
ùano ogni anno in queflo modo . l\accoglieuano infieme cento cinquanta
carra di f armenti , e ne faceùano come vn gran legnalo in quanto,cbe
da tre latterà alto , & il quarto veniua abbafjandofi in modo , che per
là fi poteua commodamentc andare difopra,oue metteuano certo coltello
da loro vfato, t$ detto jl ànace, che forfè era, come vnafeimitarra, e fa
Simulacro coltello proprio de'Tcrfiani . Queflo à loro era il veroftmulacro di CMar-
di Marte . teìqUeflg adorauano,& a queflo faceùano più frequenti facrificij, che ad
alcun' altro lD IO. Come faceùano quelli deW\ÌArabia Tetreia,fecon-*
do che riftrifee Suida , à certa pietra negra , & quadra fen^a altra
figura i alta quattro , & larga duo piedi , che Hàua su vna bafe
r ,. d'oro , perche l haueuano per ilve.ro ftmulacro di Marte , che da loro
Marre * era PmclPa^mente adorato . Defcriuendo Statio la cafa di Oltane , la
finge effere in Tbracia,oue egli anco nacque,come ho detto,perche le gen-
ti di quel paefe amano affai la guerra , ebefta tutta di ferro non lucido , e
rifplendente , né anco rugginofo , e fofeo , ma quafi affocato > «3? chea ri-
fguar darla Jolamente fpauenta , & attrisla . Quiuifono l'ìmpetuofo
Furore,l'fra arrabiatafla lmpietà crudele, il pallido Timorejcocculte In-
fidie,che vanno di nafco(lo,nè la] "ciano vedere altrui gli acuti coltelli, che
tengono coperti , & la Difcordia armata ambe le mani di tagliente fer-
ro . Ouefìa fu dagli antichi pofla fra que' Dei , cheadorauano j non
perche poteffero giouare,ma aceìoche non noce fiero; percioche ouunque el-
la fi troua , non è mai pace , né ripofo , & Gioue per queflo la cacciò di
Cielo,nè fu chiamata alle no^Xf di Tetide , & di Teleo , oue erano quafi
tutti gli altri Dei , di che ella f degnata gittò fra quelli il pomo ,
donde nacque la rouina di Troia pel giudicio , che ne fece T aride. Era
la
Degli Antichi- 2p?
la *Difcor dia fatta informa di Furia infernale ^come la deferire Virgilio, DiTcordia
quando dice: ' Virgilio.
i^sfnnoda , efìringe a la Difcordiapa^a
il crìn vipereo fanguinofa benda.
Et il medefimo ne diffe Tetronio . ^Ariflide la finge vna donna >
che ha il capo alto, le labbra liuide, e /morte, gli cechi biechi, guafii, &
pregni di lagrime, che del continuo rigano le pallide gote ; non tiene a sé
le mani mai , & è prefliffima a l moutrle , porta vn coltello cacciato nel
petto,& ha le gambe torte ; 0 i piedi fonili ,& intorno vna tenebrofa >
& o feurd nebbia, che aguifa di rete la circonda tutta . Taufania ferine, paufan;a
che da vn lato dell'arca di Cipjelo erano intagliati ^Aiace, , & Rettore ,
quali combatteuano infieme alla prefen^a della T>ifcordia , ch'era quitti
loro appre/3o,& era vna donna di faccia bruttiffìma.ls[è altrone dice , e
meno come la faceffe Califonte Samìojl quale, com'ei foggiunge , ad ef-
fempio di quella la dipinfe nel tempio di 'Diana Efefia,oue fece la guer-
ra.che fu poco lungi dalle nani de'Cjreci. CMa chi da gli antichi non sa
fare ritratto della Difcordia, lo faccia da quello, che n hanno detto i mo-
derni^ tra quejìi ancora coment ifi dell' \A rio fio folo,ilquale beniffimo la ... n
dipinge, quando ei fa,che l'^dngelo Michaele la vàatrouare,e dice così * i
La conobbe al vefìir di color cento
Fatto a lisle ineguali , & infinite,
C'hor la cuoprono , hor nò , che i puffi , é'I vento
Legicno aprendo , ch'erano fdn- fate,
1 crini hauea qual d'oro , e qp.al n'argento ,
E neri , e bigi , e hancr par e a no lite ;
\_Altii in treccia, altri in na(ho eran raccolti,
Molti a le fpalle, alcun al petto fcioltì.
T{i fondita poi il palagio di Marte tutto di minacciatoli voci-.e vifìaua Palagio di
nelme^o la Virtù mesta, & addolorata , & allo incontro fi moslraua Marce ■
lieto il Furore . Oitiui fedeua la Morte con il uifo infanguinato , & era
sii gli altari ilfangue fparfo nelle crudeli battaglie , del quale era fatto
facrificio al terribile T>io con il fuoco tolto dalle abbracciate Città . Et
intorno ftauano rppefe le fpoglie riportate quafi da ogni parte del mon-
do^ per le mura,t su le porte erano intagliate vecifoni, abbruciamenti ,
& altre rome , che portano foco le guerre . Quejtos tutto il difegno%
thè
29<S ImaginideiDci
che fa Statìo della cafa dì Martella [tatua del quale tenevano legata ila
cedemonijt come recita Taufania , con flretti nodiy penfando di tenere in
quel modo lui amberà , sì che da loro non partiffe mai , egli haueffe da
fare poi colfauor fuo vincitori in ogni guerra;^ il medefimo fecero mol-
te altre nationiancbora,& i Romani parimente legauano alcuni fimula-
oi,& mafjimamente di que' Dei, alti quali era raccomandata la Città .
Bei legati iwpeìci he di tanti Dei adorati da gli antichi yvno , ò due ne haueua cia-
Jcht duna città , the la guardavano più de gli altri* e temeuano fino ini-
Dei chia miti di offendere quefti . 'Da che venne la vfam^a di chiamare fuori ,
rnau fuo- & inuitare a sé con certe parole à ciò ordinate ye dette dal Sacerdote ygli
le ci t cj^cl cujf0di di quella città , alla quale fi faceva la guerra , moflrando in
Nume oc- 1u€fla Zutfa ^ mn v°leìlc la gara co' 'Dei. E perciò non vollero i %oma-
cultato. ni y chevnquaftjapfffeilueronomcdelDio , evi era datala Città in
guardia particolare , accioche chiamato da' ramici non fé n'andaffe . Et
ove Virgilio noma la madre Vefla cuflode delTcbro, & di Roma , Seruio
nota che ciò è detto poeticamente , non che quelfvjfe il nome proprio del
vero 'Nume di Roma yper che :foggivnge egliyle leggi della religione non
itoli vano , che fi fap effe , C£ fu fatto morire per mano di giuflitiavn
Tribuno della plebe , che hebbe ardire di nomarlo . Ver che dunque non
fono offerii atefempì e interamente da ogni vno le facrc leggi y tenevano
gli antu hi legati alcvni Dei , accioche non par uff ero da loroy cornei ecita
Qui» to Quinto Curtio , che quelli di Tiro nella Fenicia legarono con catme d'oro
Curtjo. ìlfimvlacro di ^A pollo yyno de ifuoi Deiprincipaliye l'attaccarono aWal-
Apo tare di Hercoleycui era raccomandata la Città, come eh' ei l'haueffe da ri"
' tenereychenonjc ne andaffe , perche vn Cittadino difie d' batterlo vifio in
fogno ycbe abbandonava la citta > e fé ne andava via > vna uolta che jllef-
r f andrò vi era intorno per cfpvgnarla . *A che miparey che fi confacci quel-
Vittonase fo^he facevano gli *Atbemeft tenendola Vittoria fen^a aliycome fi leg-
Hdiodo- &e aPPr(ff° di Tavfaniayaccioch'ella non fé ne volale viay& haueva qve-
ro . flaycome dice Heliodoroy nella deslra vn melagranoy & vn'elmo nella fi-
niftra. Eti Romani yacciocb' ella fleffe più volentieri con loro , le dierono
per fvo feggio il Campidoglio (comeferiue Liuio)&le dedicarono il tem-
pio di Giove Ottimo Mcfjimo , qvando Gicrone^dopò larottay che hebbero
da' Carthagineft a Canne , ne mandò loro à donare vna tvtta d'oro con al"
tri doni di molto pre? ^oyli quali effi rimandarono tuttiy& ritennero Jo-
lo ilfimulacro della Vittoria per buono augurio . Quejla fu fatta per lo
più dagli antichi con l'ali in forma di bella Vergine yche fé ne voli per
l'aria , ($ con l'vna mano porga vna corona di Lauro y~ ouerodibian-
toVliuo , e nell'altra tenga vn ramo di Talma > come nelle antiche
medaglie
Vittoria.
Degli Antichi
Imagine della Vittoria con le (uè infegne l'Aquila, la Palma , Se
il Lauro, effendo l'Aquila regina degli vcelli,<Scj.1i buono angurie,
la Palma refiite ad ogni forza & ne da parte del vitto, il Lauro felli
pre verdeggia , ne è tocco dal folgore, con" il vittoriofo fu pera -le
difficoltà con la virtù & retta immortale .
Imagine della Vittoria armata & di Marre detti Dei communi,
che fi accorrano a chi meglio fa tiraiii,cioèà chi meglio fa vfareli
ftratagemmi oc valor militare , foftencndo li difaggi della guerra
pcrgloria, trionfoj& immortalità del fuo nome .
2?-8 Imagini de i Dei
medaglie fi vede , & ne' marmi antichi , & talbora le veggìamo con
- f ^a ccromf°la > & talbora colfolo ramo della Talma . La fecero fouente i
gnodìVit r^,mar^ col ramo del Lauro in mano , pei che bebbero anco quefio foto
toria. per fegno di littoria ,& lo mettevano con quelle lettere , che nepor-
tauano le nouelle , e faccndofi allegrerà di qualche Vittoria , an-
dauano à porne alcune foglie nel grembo di Gioue Ottimo tJM affimo ,
& i più degni Capitani trionfando fé ne facevano corona . Quelli di
Egitto nelle loro facre lettere moslrauano la Vittoria con l'aquila ,
Aquila fé- perche quejia vince di valore tutti gli altri vcoelli . Da e he venne for-
gnodiVitfe , che fra tutte l'altre injegne ,che portavano i Romani alla guerra
J°9ax nelle bandiere , l'<A quila fu la principale , &ta più frequente . lm-
^t^Qm;xperoche ft legge y che por tauano ancho il Lupo , perche era beslia di
ni. Marte 5 portavano il Minotauro , permoHrare , che'l configlio del Ca-
pitano, & ogni fuo difegno così ha da slare occulto, come ìlaua quella
beslia nel Labirinto ; & il Torco portauano anchora , perche fenica que-
slo nonfifaceua mai tregua , né fi fermaua la pace , & vi vfauano così
Cerimo- fatta cerimonia . Trouauanft infiemè alcuni à ciò deputati dall' vna 3 &
nie della dall'altra parte, di coloro , che erano per fare pace , ò tregua , & il Sacer-
tregua , © dote , cui era dato queslo vfficio,& cbiamauafi Vedale , dopò alcune fo-
pace . leni parole , & d'bauer recitato le conuentioni , & patti fra loro accor-
dati , feriva con certa pietra , & vecideua vn porco , ch'era quiui pre-
f ente per queslo , porgendo Gioue , che così voleffe ferir e qualunque di
loro hatteffe prima rotto la tregua , ò pace che foffe . Oltre di ciò lancian-
do bora di dire del ma^etto del fieno in capo ; ad vna lunga pertica,
che fu la prima infegna de' Romani > & della mano aperta, & di cer-
to velo, ò Zendado che era , cornea punto a dì noflri vediamo la cor-
netta delgeneraleidiròfolamente-) r.heH (avallo ancora fu ne gli Jìendar-
di Romani , & il 'Sue .Ma gli è vero , che quefii duo , e gli altri tre ,
che ho detti , slauano quafi fempre negli ììeccati , &l' 'tequila
Giofeffb. fàa an^atia m battaglia , perche Jiimauano,come diceGiofeffo , che que-*
fiafofie laverà infegna del principato , tebeportaffefecocontranimi-
Giuftìno . ci buono augurio di Vittoria . Onde fi legge,& lo riferire (fiutino, che
per vna o^ 'quila , che volò sa lo feudo à Gierone, quando anchora gio-
umetto cominciò andare alla guerra , fu detto , ch'egli doueua e/fere I{e ,
e molto valorofo , come fu, benché fofìe di cafa bafìa^e vile . Ciro ancho-
Aquila in- r a portò vn aquila d'oro con l'ali aperte , come ferine Xeno fonte , in ca-
fegna de* podi vna lunga bafta , e gli altri Bj de' Terjì la portarono parimente
rcr" ■ poi fempre . Taufania dice-, che nel tempio di Gioue appreffo de* Lacede-
moni erano due ^Aquile , ebe portauano due Vittorie, ciafebeduna l*
fM&
De gli Antichi. 299
fua : le quali battona offerta quiui Li [andrò per memoria dì batter due ,
volte vinte gli ^theniefè . 7^5/ 9jar.de fpettacolo, che f/trappreftntato
4a Tolomeo Filadelfj ( ihbe racconta ^itheneoper cofa miracola/a) era-
no alcune Vittorie con le alighe haueuano velli te finte à ditte* fi animali,
ton molti ornamenti d'oro attorno^ e p:>rtauano in mane tribali d'oro fat-
ti à foglie di fodera , forfè perche femiuano allhora à rBuccbo , andauz-
no dinanzi di vn altare ornato parimente di rami di bedera fatti à*oro .
Qaudiano , quando lauda Stiluone , deferiue la Vittoria vefììta di trofei Claudia-
con la verde palma in mano , e con le ali agli bo.-neri , le quali moSìra- no •
no gì' 'incerti fucctffi delle guerre , conciofia che finente la Vittoria pare
efiere dall'iena parte,eft volta poifubito dall'altra, & al vincitore accre-
fcefor^a ,& fallo viuere lungamente nella memoria de' pofieri,fi come
la "Palma fi rinforza contra ogni pe fi , che le jia poiìo fopra , né fi cor-
rompe ilfuo legno , come gli altri , & le fue foglie ftanno verdi lungo
tempo . Et perche il fine delie guerre è dubiofo , fu chiamata la Vittoria vittoria
*Dea commune , come che ella fia nel meiro>& fi accofii à chi meglio la sd Dea com-
tirareàsè. EtCMarte per quefia parimente fu detto 1) io commune > mune. à
perche fra nimiciè commune il vincere t& l'effer vinto, Hanno ancho
fatta alcuni la Vittoria armata tallegra,& gioconda neli' afpetto,ma tut-
ta piena dipolue t & di [udore , ($ che porge con le mani inf anguinaie le
fpoglie,e gli prigioni a' vincitori . *Z)i coftei y&di e hi l'adoraua , pen-
fandoche'lfauorfuoglibauejfedavalere , fi fa beffeTrudentioToeta^rudétio.
CbriflianOi&dicecbefi ha da cercare la littoria dall'eterno te vero Dio,
€ dalla virtù propria .
M non da quella , che le feiocebe genti
E infero bella , giouane , & ardita ,
Con biondi crini bor* annodati , borfciolti,
Cinta attrauerfi al petto il fottìi panno ,
Che la velie , e da lieue vento moffa
Ondeggia ti , che'l bianco pie [ifcuopre .
£f manco da LMarte , comefaceuano gli antichi Romani , ebefacri-
ficandogli quel cauallo , che nel cor fi fofje fiato vincitore, voleuano mo- Cauallo
ftrare di riconofeere da lui vittoria , benché dicano alcuni , che quello facrificato
fi faceua per punire la velocità , della quale altra cofa non è > che me-
glio aiuti chi fugge, Cf per dare ad intendere , che non bifigna fpera-
te nel fuggire . Oltre di ciò furono dati à UWarte quando in fairificio , Animali
€ quando in compagnia filamento diuerfi animali , come il Cane, 0 di Marte.
Tp 2 U Lupo,
3oo Imaglnidei Dei
il LupOychèfi potino aggiungere allafua imagine: quello perche è feroce ^
come fa lue cTa^fania,& il pia forte de gli altri animali , che Hanno con
l'huomo ;quefio onero perche , come egli ha tanto buono occhio , che
vi vede di notte > così hanno da vedere afsai gli accorti Capitani , ac-
etiche non cafehino nelle occulte injìdie de' ramici '.onero perche è dì natii'
rafua rapace , & volontierì vecide , & fafangue, cofe tutte confacentifi
al 'Dio delle guerre : a! quale fu dato fra gli vccellìil Gallo,per moslra-
re la viglian\a,che ha da effere ne' faldati ,ouer amente perche, come rac-
K contano le fauols , & che fcriue Luciano lAletuionc faldato affai ben ca-
ro a tJW arte fu mutato da luì in quejio vcceilo, perche non fece la buona
guardiane ei gli haueua comandato la notte , che slana in letto con Ve-
nere ; onde fenica : > che eife ne auedefie entrò folcano nella camera 5 &
gittata lorofopra la bcllifjtmar 'eie gli \prefe, così abbracciati infieme co-
T . me erano* V<Auoltoio ancora fu dato'à (JMarte , perche di lui fi legge ,
facrato à chefeguita con auidità grandiffima i corpi morti , e perciò va dietro a gli
Marte . efierciti , come che la natura gli habba infegnato , e he queflìfi mettono
infume per fare delle vccifioni . ^in^igli ha infegnato di pia anchora ,
ch'ei uà >come fcriue Tlinio,di tre,e di quattro, & alcuni dicono di fette di
prima,che fi f acciaine ha da effere il fatto d'arme, & conofeere da qual
parte ne habbia da morir più, & a quella y a guardando piàfempre, che
aW altra , come che quindi glifi apparecchi preda maggiore . 'Da che
yenne, che foleuano anticamente i ^e mandare , quando fi metteuano al-
V ordine con gli efflr citi per fare fatto d'arme , a [piare oue guardauano
più gli ìsiuoltoi , da ciòfacendo gmdicio poi da qual parte doueffe effe-
\CA' m re y ^ 'plttwia - 'Dipinge fi con Marte il Tico ancora alle yolte , onde fu
te. ' " cbialMat0 Tuo (JMartio,corne che proprio foffe di CMarte , ofta perche ,
come queflo yccello pcrcotendo col forte becco il duro rouere lo caua ? così
conlejpefìe batterie i faldati tanto battanole mura delle Città 5 che fi
fanno ftrada per for^a da poterui entrare dentro , onero perche questo
vccello era offerurto molto ne gli auguri] , atti quali pare , che i fot-
dati pongano mente affai ; an%i così vi attendeua ogni vn& anticamente)
che non parcuanofapere fare ecfa alcuna òpublica , ò p\iuata,fc non ne
pigliauano prima augurio in qualche modo -, come io di/fi già nelFla-
uio , oue raccontai ancho il modo , che vfauano gli antichi nel piglia-
re gli augmij . 'Degli alberi non ho trouatofin qui , che ne fafie confe-
trato à CMarte , come fio proprio Ma dilla Gramigna ho ben letto, che à
Bocaccio . lui la dierono gli ani uhi faje perche, come ■ ferine il rBoccaccio,quesla na-
fte per lapin neiitochi fpatiofì , (S aperti, oue Joglwno quafijcmpreacca-
parfi gli cfkì citi. E mn bebberoi Bimani corona più degna, né di mag-
i £ giore
Degli Antichi. ' 301
giove honore dì quella della Gramigna.che dauano a quelli Jolatnente, che Grami—
in qualche eftremo pericolo hauefiero faluato tutto l'efercito , 0 fi ha- gna data a
uefjero leuato l affedio d'attorno . T^è mi resla à dire altro di CMarte , Marte •
fc non ch'io non voglio tacere la folennc ftfta , che a fuo honore era fatta,
in Tapremo città dello Egitto , perche mi pare , che la cerimonia raccon-
tata da Herodoto meriti di effere riferita . Era venuto il tempo della fé- Herodoto'.
fiatici quale andauano qua fi tutte le genti del paefe alla città , ch'io dif- Fe^a di '
ftyalcuni pochi Sacerdoti flauan nel tempio intorno à gli altari à fare gli, Marte •
facrificij , e l'altre coje appartenenti à queììi , e gli altri tutti fi met-
teuano alle porte del mede fimo tempio con buone ma^e di legno in ma-
no > contra li quali andauano da mille huomini de' ih aniet i, venuti di
fuori alla fejìa con groffi baftoni parimente in mano . Quefli hauendo il Cenmo--
dì innanzi apparecchiato vn gran tabernacolo di legno tutto dorato con ìlljv1 IC0
dentro il fimulacro di l% (arte 5 e pofiolo sùyn carro da quattro ruo-
te tirato da certi pochi di loro y voleuano entrare con effo nel tempio >
&i Sacerdoti , che erano alle porte , lo vietauano loro , ondecomin-
ciauano à batter fi quìui stranamente con bafloni , non volendo gli vnit
che quel Dio entrajfe nel tempio , & sformandoli gli altri di farglielo en-
trare, come faceuano pur alla fine . E benché fi dejjero di feoncie mar^
\ate su la tefìa,e molti di loro ne reslaffero malamente feriti ,non ne mo-
nna però alcuno mai '. Et fu la tofa ordinata in quejìo modo , perche
differenti antichi, chehabitando la madre di Marte in quel tempio, egli
fitto già grande vi andò per giacer fi con lei , ma i Sacerdoti accorti fi di
ciò, ne fapemìo però chi ei fofìejno lo lafciarono entrar e ,onde fu sfocato
di andarfene; ma non dopo molto hauendo. raccolto fcco gente di certa cit-
ta quindi poco lontana , ritornò > e date di buone bufie à Sacerdoti en-
trò à difpetto loro à fare il fuo piacere della madre . Quejìo è il fatto
rappr e fentato nella cerimonia , ch'io ho detto, la quale non è dubbio , che
contiene in fé qualche mi fi a io ;m a poiché Herodoto non l'ha detto , né io
lo inferifeo^ lafcio cercarlo à chi è curkfo di Japtrlo. Et in quefta vece
dirò di ce)ta altra cerimonia fritta parimente da Herodoto,che in parte
è fimile adagia detta , & era fatta in honore di CMmer uà > accio-
che col nome di cojìei fi metta fine alla imagine , che dal nome fuo fu
cominciata. Celebrauafi queiìa ogni anno in certa par te dell' 'affrica ft ,.
intorno alla Valude Tritonide , oue al tempo deputato alla fesìa fi Mjnerua.
congregauano quafi tutte le giouani pulzelle del paefe , & quiuì par-
tite fi come in due ordinante di fidati combatte uano fieramente infie-
me con pietre , e con bacioni , <& quella , che per commune giudi-
(io fi fvfje mojirata più vulorofa , (S haueffe menato meglio le mani ,
era
?oi ImaginideiDei
era tolta da tutte l'altre , e portata in difparte Tarmauano tutta con vn
bello timo in capo, & poflala fopravn carro la menavano tutte all'in-
torno dtlla palude , etuttel'accowpagnauano c»n folenne potqpa. Et
qutUe%cbe resiauano morte in quefia %ujfa,perche fouenteve ne moriua-
no moltfycrano cri dute non cfftn Hate veramente vergini, & che lMÌ"
Versine! mYm ^ baueffe lajciate perite . Impero ci/ ella fu vergine fempre, con*
* ciofia che la vi ra fapien\a moslrata talbora per fei non fente macchia
alcuna di Uè coft mortali , e (ìafempre in sé tutta pura , & monda . Et
fu ofjtruato anco ne*facnficij di (JWinerua di darle vittime pure ,
che erano talbora vna ugnella , talbora vn Toro bianco , e
talbora vnagiouenca indomita con le corna dorate ,
fermojtrare , chela Verginità non e fag-
geta al giogo della libidine , &
è tutta pura , & can~
dida\a .
De gli Antichi
f magmi dì Isacco lignificante li vari] effetti del vi-
no del quale lui fa l'inuentore^ della hedera^f della,
pantera a lui /aerati, quali hieroglifici ancor -a fononi 'lui
lignificano con li effetti del vino ^que fio con Hercoleam-
kiThebani, e figliuoli di Gioue di gloria tutti li anti-
chi fuper or no .
304 ImaginideiDei
B AG C H O.
E ?^C HE fi troui , che 'Baccbo /offe vn ardito Capi-
tano y & di gran valore , & che [aggiogale diuerfe
rtitioni ; nondimenonon tanto per quefio fu celebre il
nome fuo appraffo degli antiche quanto perche fu cre-
duto ritrouatore delvìno,&_ che innanzi à tutti gli al-
tri ne haueffe mo/ìrato l'vfo a' mot t ali ,onde come T>io
Bf.ccho ha l'adorarono poiane TSaccho* fvlamente,ma Uionifio anchora,& Libero Va
più cogno ^re i0 chiamarono,1^ Leneo, & Lieo lo differo , efprimendo in lui con di'
uerfi cognonii gli effctti,che fa in noi il vmo, come moflrerb, fecondo, che
venda proposto in difègnandoìa fuairrt'agine , che fu da gli antichi
rapprefentata ìnm9l$ifwnulacriì& in diuerfe flatue, quando ad vn mo-
do , e quando ad vn' altro : per cicche la fecero talborà in forma di tenero
fancii:llo,tdlhoradi feroce giouane , & falbora di debole vecchio , nuda
alle volte,& alle volte vejiita,& quando.con carraie quando fen^a. On-
Filoftrato de FiloHrato farine mila tamia, che ehfàdi. \Ariadna , the molti fono i
Baccho di mod\ da far conofter Baccho per chilo dipinge , òfcolpifce . cPerche vna
<"uerleeta ghirlanda dì hedera conlefUe coccole mofìra, che egli è rBaccboy4ne pic-
cole cornett&parimeHte,chefpuntinoJallè'tempieyfanr.o il medefimo,&
vna Vanterà ancbord,chì gli fi.mettaappreffo . Le quali ìco fé per lo più
Vino mttfono tirate dalla natura delvino,del quale intendono fpejfoi Toeti fotta
*?per Bac il pome di Baccho, perche,come di/si, ei ne fu creduto il ritrouatore, mo-
firando a' mortali già da principio , come fi baueuano da raccoglier l'vue
dalle viti, e fpremer e il dolce fucco tanto grato, <&• vtile anchora à chi
temperatamente l'ufa,sì come à gì i difor dinati beuitori apporta grauifsi-
mi dannici the moflrarono gli antichi nelle imagini di Ttaccbo . Impe-
roche facendolo nudo uoleuano d'ire, che'lvino, & la ubriachezza fpef-
fofcuopre quelio,che tenuto fu prima occulto con non poca diligen'^a-.on-
de nacque ilproucrbio . Che la verità Md nel uino , come bò detto io an-
chora altra volta già parlando del Tripode . Et il medcfimo fignificaud
Baccho p- la Hatua di coftui fatta informa di vecchie con il capo caluo , & quafi
che vec- tutto pelato-, oltre che mo/iraua anchora, chc'l troppo bere affetta la uec-
chio. chiaia,& che in quefla età beano affai gli huomini . 'Tercioche non per .
altro inueccbiamo,fe mn perche l 'tumido naturale manca in noi>& cer-.
chiamo di riporcelo con ilvino;ma ci gabbiamo fpeffo, perche bene è hit-
mìdo il uino infatti,ma è tanto caldo poi di uirtk^S in potere, che feeca,
& afeiuga
De gli Antichi,
305
Imagìne dì (^omo Dìo de conuìuìj fecondo VdoUrato
fgnificante^cke li conuiti modelli allegrano li huomini ,
& /vegliando li Jj? ir iti li fanno diuen ir arditi > ($f che
all'incontro l immoderato cibo fa thuomo fonnolente,
inetto jOtt ufo d'ingegno, & debile di corpo .
3o6 ImaginideiDei
& afciuga molto piùtche non accrefce bumidità.come dice Galeno de'gva
tenitori , che più accendono lafete , & la fanno maggiore , mentre che
più beendo cercano di eflinguerla , & leuarla via . Onde perche il vino
rifcalda,diceft che fu fatta la imagìne di 'Bacco per lo pia di gioitine feti-
Como . r^a barba,allegro,& giocondo . Cui fi raffimiglia molto Como,chefu ap-
preso de gli antichi il Dio de i conuiuij,percioche la imaginefua era pa-
rimente di giouane,cni cominci apparire la prima lanugine, come lo de-
fcriue Filofìrato in vna tàuola,ch' ei fàfolo per lui , mettendolo alla por-
ta di vna camera , otte era (iato celebrato vn lieto , e bel conuiuioper due
fpofi , li quali già slauano in letto à goder fi gli amorofi frutti . Egli era
delicato,e tutto molle,& rubicondo nel vifo , perche haueua beuuto trop-
po , sì che imbriacatoft non poteua tenere gli occhi aperti , ma così in
pie in pie dormiua , lafciandojì cadere la colorita faccia fu 7 petto }& la
finislra mano,con U quale ei slatta appoggiato ad vna hafla , pareua ca-
dere parimente , come pareua poi, che dalla deflra gli cadefjfe pur anco
vnafacella ar denterei teneua con quefla •> & già era andata così giù ,
che gli baurebbe bruciatala gamba, fé piegata non l'bauejfe in diuerfa
J-iori qua- pane < £}ap0i quitti intorno pieno ogmeofa di fiorii ejfo Dio parìrfien-
sJi antichi te ne ^aucua vna ghirlanda in capo^per che i fiori fono fé gni di letìtia, &
di fj>cnfterate%%a,per dire così ,& perciò gli vfauano gli antichi ne i con-
uiutj, oue hanno da efferegli huomini lieii,&Jpenfìerati ; e nonfolamen-
te nefaceuano ghirlande a loro sleffì ,maai vafi anchora,onde beeuano :
per la quale cofa non meno conueniuano i fio) ià Baccho , che 4 Como, co-
me moslreròpoi ; che bora ritorno à dire , ch'egli eragiouine, allegro, &
giocondo,perche beendo gli huomini temperatamente fuegliano glifpiri-
ti,epiu arditi diusntano,& più lieti; e fono etiandio creduti effer e di mi-
gliore ingegno allhora . Da che venne , che fecero gli antichi così Bac-
co , capo & guida delle Mufe, come ^Apollo . E non meno furono già
coronati i Torti di hedera confecrata à Baccho , che di Lauro pianta dì
Baccho ca %^dpollo . Onde finsero lefauole , che fojj'e allenato Bacco dalle Mufe in
po delle jqjfa , luoco piaceuoliffimo dell' ^Arabia^dal quale fu poi detto Dionifìo.
Da coftui,come riferifce ^Ateneo,imparh ^i nfitrione ]{e degli ^Athenieft
innanzi à tutte gli altri di porre acqua nel vino , che fu di grandiffimo
Acqua pò giouamento a'mortali,& perciò nel tempio delle Horegli dri'igò vn al-
ila, nel vi- tare,pcnhe quefie , che fono leftagioni dell'anno , come nella loro imagi-
me è fiato detto , fanno che la vita crejce , & produce il frutto . Et ap-
preso ve nepofe vn' altro alle K(infe,com€ per ricordo,cbc fi doueffe vfa-
re il vino temperato ,- conciofia che per quelle s'intendono finente le ac-
que de i fontine de i fiumi , che fono buone à bere j & perche anebora le
Mufe,
Degli Antichi
F>?
Imagi ni dì Bacco fignificantì li effetti del rvino del
quale fa tinuentore, (gjr fecondo Macrobìoli vari] effet
ti del Sole e/fendo da lui per il Sole ìntefo cioè la varietà
delle fi agionì de IT anno, & ammalia lui /aerati lignifi-
canti lui effer fiate il primo habbtpoHo aW aratro li bo-
uì}ffl ìlbeccho molto dannegiar le viti .
4j a
..
508 ImaginideiDci
Mufeflc quali fono fp elfo le medefime con le T^Jnfe , furono (come dìffi )
Sileno . 'c nutrici di l'Dionifio , fi come Sileno ne fu il pedagogo , onde va con lui
Jempre portato da vn' afino, sì per la età , perche gli era molto vecchio ,
sì perche era onco ubbriaco per lo più , come mostrò chi fi ce la v bbria*
. chc^a , che gli daua bere appreffo degli Elei in certo fuo tempio , che
u ' fu di bùfolo , fecondo che ferine Taufania , non commune con Tlaccho ,
come erano flèttigli altri, per moli are forfè , che pari era la virtù d'am-
bi loro. Onde Sileno fi fa gran lonfiglicre di 'Sacco appreffo di T lauto ,
effendo comparjo infcenaacauaUoinvn'afmo a recitare il prologo delle
'Sacchiade , e dice,che fono fempre amendui di vnmedefimo volere : (3
fa/fi anco Dio della T(atura,de i princìpi] della quale Vergilio lo fa can-
tare sforato da duo Satiretti , & da vna bella "Hinfa , lì quali , batten-
dolo trouato dormire in certo antro bene vbbrìaco con vngran vafo da be-
re a canto tlo legarono con lefue ghirlande proprie teffute di varij fiori ,
che gli erano cadute di capo , & la bella TS(infa gli tinfe la facciale ha-
ueua le vene tutte gonfie dì vinoycon fanguìgne more , di che egli rife , e
moflro di haueme piacere tpofeìa che fu fueglìato . Et pareva , che que-
ste beslìe non voli fero dire quello , chefapeuano fé non sformatamente .
* e# Onde fi legge , che Mida l\è della Frìgia volendo già intendere alcuna co-
fa non troppo manifefìa a gli huomini5fece la caccia vnpe^o ad uno dì
que/ii Sileni , & lo pr e fé all' vlt imo all'odore del vino , ch'egli larga-
mente fparfe in certo fonte , qual Taufanìa fcrìue , che a'fuoi tempi an-
Plutarco . CQYa era moflrato per queflo . E Tintane riferifee , che quel ì{è intefe da
Silcnc}cbe meglio affai era all'huomo morir prefto, che viuer lungamen-
Plinio . te . Haffi appreffo di Tlinio , che nell'I fola di Taro , donde veniua
quel beliiffimo marmo bianco , f pelandone alcuni vn gran pcigo ,
vi trouarono dentro la ìmagme di Sileno . La qual facilmente f apra
come foffe fatta , chi oltre a quello , che ne ho detto bora s vedrà
quello , che di fognando la imagine di Tan , io dìffigià de' Satiti : per-
che Taufaniajcriue , che quefti erano detti Sileni , pofeia che erano vec-
chiiConcìofia che inuecchiauamì& moriuanoje bene erano slimati rDei.
£>iodoro « Legge fi appreffo di T>iodoro , che in due modi furono fatte le flatus di
Baccho j & era l'vna affai feuera con barba lunga,e l'altra bella Rifaccia
aUfgra,delicata}& giouìne, intendendo per queHayche'lvinobeuutofuo-
Bacchoin yi^i mifura fagli buomini terrìbili, C? iracondi , e per quefla, che gli
due modi, fa lieti,e giocondi beuuto temperatamente , lafciando bora da parte , che
non fa Hato vn rBaccho foloy ma due >ò forfè anco tré ; perche ciò fareb-
be più tofio volere fcriuere hìsìoria dì lui, che dipingerlo . Macrobio, il-
qualc^come ho già detto altre uoltefvuote che per tutti i Deifiano intefe le
virtù
Degli Antichi. ioq
virtù del Sole , intendendo pai anco il mede fimo di Bacco , dice che fu Li ^
fuaimagine fatta alle rotte di fanciullo , & alle volte digiouine > bora g0jo
di huotno con barba,chefta giunto già alla età perfetta, & bora di vec-
chio , j&acfo *««c quefle diuerfe etàfiveggono nel Sole . Conciofia , che
al tempo del Solslìtio del Vimerno, quando già cominciano i giorni a crc-
feere fipojfa dire , ch'egli fia piccolo fanciullo,& a'iX equinottio della Tri-
mauera ha già pigliato affai difot'^a,& è fatto giouine , & giunto ch'e-
gli è alfolftitio della efiate, alt bora che non più ponno crefeere i giorni , è
Iwomo di età intera t& baia barba-.ma perche da indi in poi comincia
la fna luce a venirci mancandoci a fi con quella manchino lefuefor^e an
cora ,è fatto pofeia come vecchio. £t effenùo alle flatue di Baccho aggiun- £orna &
to le corna ancora 5 hanno voluta alcuni intendere per quefle i raggi del Baccho •
Sole . UVIa Diodoro fcriue , che ciò era perche Baccho fu il primo , che
moflrafìe ammortali, come haueuano da giugnere i Buoi infume > metter-
gli allo aratroye con quelli coltiuare i campi . Onde CMartiano gli met-
te nella deHra mano vnafalce,che mofiraua la coltiuatione de i campi ,
come ho già detto nella imagìne di Saturno, perche bifogna con qutfla
purgare le viti,volendo che produtbino vi'.a largamentes ($ nella finiflra
vn vafo da bere , e lo deferiue poi tutto giocondo, e piaceuole nello appet-
to . fntendeno alcuni per le corna l'audacia , come chei bere affai faccia
gli huomini arditi , audaci , & infoienti ancora molte volt e, che così dice
FJlojìrato , Feslo , e Torfirione . <J\ta K^itheneo meglio di tutti Manfano.
moflra con ì autorità di molti degli antichi gli effetti diucrfi , che fa il At^ene0*
vino in noi , quando è beuuto temperatamente, e quando ne teniamo
fimi di mi fura; & da Ver fio fi raccoglie, da Catullo, & da altri Poe- Perfìo.
ti,c'oe ne ifacuficij di quello T)io vfauano i corni . Et Mufonio a queflo
pjopofito coft fante . ì^on folamcnte furono date le corna à 'Baccho , ma Catullo.
fu eglianchora da alcuni Toeti chiamato Toro, perche {infero le fauole, vjur0n:o
che Gioue mutato in fer pente giaceffe ecnVìoferpina fua figliuola , la- Bacche in
quale per ciò fatta grauida partorì poi 'Bacco in forma di Toro , onde ap- forma di
prefjo de i C'nficeni la imaginefux fu con faccia di Toro ,faj e perche gli Toro •
antichi beeuano con le corna de i buoi , ouero con vafi fatti di cono , con-
ciona che Tbcopompofcriut , the in Epiro erano buoi con le corna tan-
tograndi , che fc ne faceuano i vafi intieri da Bere, a i quali accom- Va/idi cor
modauano dijopra all'intorno della bocca chi vn cerchio d'oro , & chi no per be-
d' argento : efeguita prouando poi per lo teflimonio di molti , che vfarono re'
gli antichi le corna de i buoi in vece di vafi per bere , onde gli jlteniefi
ancora beeuano con certi vafi di argento fatti in foggia di corni . Hanno .
oltre di ciò ualuto alcuni ,che per le corna intediamo certi pochi capelii,che po^°m
da
3io ImaginideiDeì
da ambe le partì dei capo fcendeuano giù , come a dì noftri vegliamo ba-
L i/ìmacho nere i Sacerdoti armeni, li quali poi fono raft /opra la frontey& alla nu
Re • e a . E così vogliono intenderle [offe fattala fìatua di "Baccìw, & non
che veramente hauefie le corna.E dicenoycbe Lifimaco B^e fu per ciò pari-
mente fatto con le comaycome fi vede in alcune Jue medaglie antiche. Et
Sratua di alla /latita di Seleuco, che fu cognominato Tfycanore, furono ambo fatte
Seleuco . le coma,comerifevijce Suida^non già per quefiojna perche effendo fuggi-
to vn Toro da ^Alefjamfto , che era pojlo perfacrificarlo , ei loprefe per le
cornay&lo tenne fermo . Che Bacchopoì hauejfe le chiome lunghe lo mo-
Seneca* §&& Scnecayqtiando così dice.
Senta vergogna Jfiarge i lunghi crini
Baccho lajciuo , e molle , e lieui Thirfi
Torta fewtendo con tremante mano9
T^èfi vergogna andar con lento pafìo ,
E trarft dietro l'ampia , e lunga vefie ,
Ornata tutta dì barbarico oro .
Choro di Tercìoche lo vefiirono alcuna volta dì ' babitof eminile , come lo fa
Ariadna . Eìloflrato nella Tauola di {^Ariadna > quando lo dipinge , che vada a lei
con bella vefie yporporea}lunga}e grande >& coronato di roJe.Tsiè bifogna-
uà farlo in altra guifa insello atto amorofo , perch'egli andana per con-
giunger fi amorfamente con .Ariadna , quando fu abbandonata da The-
feo7onde quefiì tutti yche quafi fempre erano con Imporne f emine ardite^
feroci \diuerje vaghe 7S{infetSileni>SatiriySilrianiì& altri fimili (li qua-
liyCome fcrìue Str abone ^er ano minijiri7& feguaci di Baccho, & chiama-
uanfi il choro,e la compagnia di lArìadnajnt agliata già in marmo bian-
co da Dedalo in Creta) lo [eguitautno gridando con voci liete \come fi leg-
CatuIlo.J gè apprejfo di Catullo.
jLndauano fcuotendo i verdi Thirfi
^Alcuni , alcuni le fquarciate membra
Del vitello portauano , vna parte
Con ritorti ferpenti fi cingeua >
Et vna parte ne le caue cesie
Tonando celebraua i bei misteri ,
f mi/ieri da gli empi indarno cerchi .
Chipercoteua con le aperte palme
J rifonanti timpani, è con verghe
Di
De gli Antichi.
81
Imagtnì dì Isacco >& della pompa ^fefle , <&* ter imo-
nìe^bacbanali^et l'babito delle bache ò menadi f uè fegua-
cìsfìg?2tfìcanti}che lifacrifìcij baccanali purgauan gì* anì~
mi dalle colpe ^come ilnjino li purga dapenjìeri »
3i* ImaginideiDei
Di rame facea lieue , epiccol fuono*
E chifaceua l'aria rimbombare
Confìridemli comi y e facean moki
*De le straniere tibie vdir'il canto,
Quefìi erano quafi tutti mi fi eri dì Baccho,& cerimonie \cbe v fauci
no nelle, [ite fesle , le quali da princio furono celebrate con pompa tale .
Era portata innanzi vn anfora di vino con rami di vìte\, & lafegùitaua
, .. chi fi traheua dietro vn capro: poi veniua cbiportaua vna cefla di noci ,
& in vltimo era il Thallo,che fu la imagine del membro virile. Così U
racconta Tlutarco , oue parla della cupidigia delle ricchezze , la quale
cominciò a fpre^are quelle pouere cofe etiandio ne' Bacchanali , & in-
troduce duo vafi d'orOfpretiofeveJìi^e carri conmafcherate fontuo fé, come
può vedere chi vuole , appreffo di ^Atheneo , che deferiue vna di quefle
pompe Hacchavali ambitiofisftma,raprefentata già per Tolomeo Viladel
fo, perche il riferirla bora me non feruirebbe altro , che di perdere tem-
Cribro di p0 . y furono anco di portar e il cribro dato à tBacchot epoflo tra le fuefa-
Baccho . cre. perefjeìCome dice Seruio , credeanogli antichi ,che giouaffero molto i
faci 'amenti di Baccbo alla purgatione degli animì}& che perglifuoi fa-
cri mifierij cosìfoffero quefii purgati , come fi purga il grano col cribro .
Et il 'Boccaccio riferìfce,c he credettero alcuni, che foffe fatta queftapur-
Vbbria--- ga^ione ne gli huomini con la vbbrìache^a,la quale è il Sacramento dì
la- tfaa}j0ìpercbe pajfata>cbefia poi qutfia ò con il vomito, è in altro modoy
di Bacche/8 & ra(fettatofiil ceruello,pare che l'animo fi habbia f cor dato ogni traua-
glio,& jpoliatoft tutti i noiofi penfieri,rimanghi lieto ^e tranquillo, come
dice Seneca ancora , ouefcriue della tranquillità dell animo . Et hanno
Libero Pa detto alcuni, eh e Hacchùfù chiamato Libero Tadre,percbebeendo larga-
are . mente l'huomo fi libera da' penfierì faflidioft , & parla più liberamente
afìaì,che quando è fobrio.t_Mà fono flati altri,li quali hannovolutoych'ei
foffe più tojìo chiamato così dalla Libertà , delia-quale fu credute Dio ,
perche, come fcriue Tlutarco, ei combattè già affai per quefla . 'Da che
venne,cbe vfaronogli antichi, come dice Seruio fopra Virgilio,di mette-
re nelle Città libereyper fegno certo dì libertà, ìlftmulacro di L^arfia $
che fu vno de' Satiri minifhi di Bacco . Et fi legge appreffo di Tlinio ,
P. Muna- c^e fu P°flù m pigione "Publio CMunatio , perche leuò dalla ftatua di
tio. (JMarfia vna ghirlanda dì fiorì ,& fela pofe in capo. *Di LMarfia han-
Mar/ìa. no anco detto le fauole , ch'ei fu feorticato da {^sfpollo , perche lo
sfidò a fonare , battendo trouata la piua , che fu gittata via di Mi-
ti era a : diche pian fero tanto le TS^infe , e gli altri Satiri « the fece-*
ro
Degli Antichi. 5s?
ro conle lagrime loro quelfiume- , che dal nome dì luì fu detto Uftfar-
fta . UMa la verità fu , che que fio era vn' eccellente mufico , comari fe-
rifce'^Atheneo da ÓHetrodoro , ritrouatore della piua , il quale ,come .,
ferine S 'uida,vfcito di ceruetlo fi gittò nel fiume ,& quitti affogò, che fu
pofeia dal nome fuo detto CMarfia . Et Tau fonia fcriue , che nella roc-
ca d'i^ftbenefu vnftmulacro di LMinerua, che batteua Marfia, perche
bauèua tolto su la pina gittata via da lei . n^Ma ritornando alla veHe
di Bacchojicono ch'ella era di donna,perche il troppo bere debilita le for
^e,& fa l,buomomolley& eneruato, come f emina. Ónde Taufania feri- Paufania.
uè, che appreffo degli Elei neW arca di Cipfeloera intagliato Baccbo con
la barba > con vtfle lunga giù infino a terra , e che slandoa giacere in
certo antro circondato da viti, & da altri arbori fruttiferi , porgeùa vna
ta^a con mano . Leggeft ancora , cbefudetfo Baccbo Baffareo da cer- Bafl*arc0 #
ta forte di vesle lunga , cb'eg li vfaua , & chevfarono parimente i Sa-
cerdoti poi nefuoi facrificìj detta^Baffara,da^cerjoluoco della Lidia,, oue
ftfaceua > ouero dalle pelli delle Volpi chiamate baffare ihThracia) , che
fi metteuano intorno le.Bacche fuè feguaci •■, le quali perciò furono pari-
mente détte Bafare . Menade ettandio furono chiamate , che fignifica
faTge, &furiofe, perche nelle fuè fe/ìe andauano con capei fparfì, &
con Tbirfiin mano, facendo atti daforfennatcy per rapprefentdre ciò , che
fecero quelle sleffe , quando andarono con rBaccbogià da principio , al-
Ihora che mosìrandpjì tutto lafciuo , egli bebbe feco quafi vn' efferato di
valorofe f emine , per ppra delle quali , nientrecbefcorreua tutto il mon-
do,opprefìe alcuni I{è Q :3s(è folamente delle pelli delle P 'alpi , fi ve sli-
ttano quelle femine,madetléyi>atjtere ancora per lo più , & delle Tigri ,
portando in mano il Thirfo,efpargendo le chiome al vento , le quali cin-
geuano alle volte con ghirlande di Hedera, & alle volte di bianca Viop- Pioppa ar
pa,percbefu quefìa creduta arbore infernale , & che natafofìe sk le ri- bore infer
pe diCZcberonte , & perciò la dettero gli antichi alle minière di Bac- na'e*
chopper che tennero lui parimente per Dio dell'Inferno . Onde , come ho
detto già,finfero lefauole}ch'eifofìe nato di Trofcrpinajlcbe è vero,ogni
voltaiche [otto il nome di coflui s' intenda il Sole, del quale diffi nella fua
imagine , come talhora ei fi piglia per T)io infernale . E nel medefimo
modo,cfrio ho difegnato le Baccbe->ftfafpeffo Baccbo anchoratcome lode- r , , .
fcriue Claudiano , dicendo : no . "*
Vien Baccbo allegro , coronato > e cinto
D'Hedera trionfai, v cui le f palle
Cuopre d'Hircana Tigre torrida pelle.
3H
ImaginidciDei
ìmaginidi Bacco trionfatore , &? inuentoredeltrion
fo doppohauer fiperata f Jndia, (gjr del 'fio carro tira^
to da tigri ^ da pantere con diuer fi alberi à lui facra-
tifè) molti animali ancora che Jìgnificano la natura &
effetti del rvino & ebrietà .
Degli Antichi. 3 *5
Igli di via poi madido col Tkirfo
Ferma le piatile , e sì nel gir s'aita.
Et queste, che qui dice Clangano del Thìrfo > hanno detto altri della Ferola da-
Ferola,che Baccho con efiafi vàfojìenendo in piè,& l'hanno pofla in ma- ta a Bac~
no a, tutti quelli , che vanno con lui . 'Di che rende Eufebio la ragione £Ufe'bio
tolta da 'Diodoro , dicendo che conciò fofie cofa che già da principio Diodoro.
beendo affai fi imbriaccaffero gli huomini , & perciò come forfennati ,_
e paigj v snifferò fpeffo à rumore infieme, & con bajìoni groffi, e duri ,fi
ferifferoflrmiamente, onde ne moriuano molti, Baccho perfuafe loro, che
in vece de i duri legni port afiero le tieni ferole , perche fé bene con que-
Jìeftdauano , poi non ne feguitaua male alcuno , perche la ferola è
una pianta affai fimile alla canna ; & perche le foglie di effafono gra-
tiffimeàgli ,Afini,fu dato, comeferiue Tlinio, anco C ^4 fino à quel Dio ,
di cui era la ferola . Oltre dì ciò fcriue Diodoro , che Baccho fi armaua Diodoro .
nelle guerre , & vfaua alle uolte anchora di metter fi intorno le pelli del-
le Tantere,perciocbe non fu eglifempre ubbriaco , ma combattè fpeffo ,
e tanto ualorofamente,chefuperò molti %è,come Licurgo , Tentheo , &•
altri, efoggiogò tutta la fndia, donde ritornandofens uincitore fopra ad
un'Elefante menò bel trionfo . 'ì^èfì legge , che dinanzi a lui alcun al-
tro hauefie trionfato mai delle uinte guerre , & perciò à "Baccho , co- Trionfo ri
me a primo trionfatore fu confecrata la Vica , uccello garrulo , e loqua- ri'ouato ds.
ce t perche ne i trionfi gridaua ogniuvo , & adogniuno era lecito impro- pacc ? '
iterare a chi trionfano gli fuei uitij , (Sgridando gli fi pot t uà dire ogni a Baccho.
male , come fcriue Suetonio di Ce f ire . Hanno ancora gli antichi dato a
quejìo 'Dio la inuentione delle ghirlande, fecondo Tlinio , il qual di-
ce , cb'ei fu il primo , che ferie faceffe di Htdera . Onde ^i le ff andrò
tJMagno udendolo imitare quando ritornò uincitore dell' 'jndia , fece Ghirlade
che'l fuo efferato tutto fi coronò di Hedera . Quefia pianta fu data a Baccho.
Baccho per molte ragioni , come ne hanno fritto molti . Fe/io vuole, Hedera p-
che ciòfofie , perche egli è ics? gioitane fempre ,come quella è fempre che datai
uerde : mero perche , come elU Uga tutto ciò > à che fi appiglia , così il Baccho .
nino lega le Immane menti . T lutar co dice , che l Hedera ha in se certa
virtù,efor^a occulta , la quale muoite l'immane menti di luoco y fj quaft
le empie di furore , sì che fen^a bere vino paiono pojcia gli huomi-
ni ubbriachi. La Hedera dai Cji eci è chiamata Ci ffo ; Ciffare , ti- Cifll>.
rando le loro parole al nottro ufo di dire , figmfica ejjhe dato alla libi-
dine, & per quefio fcriue EuUachiu , che fu data la Hedera a Baccho per
fegno dilibidinet alla quale fono gli huomini incitati affai dal nino , onde
J\r z èper
%ì6 ^ Imaginìdei Dei
è per proverbio anikbo , che nulla può Venere fen%a 7!accbo . Quandi
Ih '■■ [ ven^e Màwobiò la ragione del Thirfo dato a rBaccbo , qual'era vna hafla
con <vn% acuto ferro in cima,attorniata di Hedera > dice , che moftraua la
Hedera àouete gli hucmini coi lacci della patien^a legare tire , C^i
furori ^onde fono tanto facili a fare male altrui , perche quefta pinta cin-
Diodoro • gei€ lega ouunque nafce . Scritte Diodoro , che chiamavano quelli di
Egitto la Hedera pianta di Ofiride } e gliele confecrarono come da lui ri-
trottatale nelle fiacre cerimonie factuano pia conto della Hedera (perche
à tutte tejlagioni ha le foglie verdi ) ebe della vitey la quale al tempo
dello inuerno la perde . E fu queslo da gli antichi offeruato negli altri
arbori anchora , che Hannover di fempr e y& perciò à Venere confe-
crarono il xJMirto, & il Lau ro ad apollo . 7^è fu però 'Baccho coronato
fempre di Hederafolamente^ ma con le foglie del fico ancora alle volte per
memoria di vita 7^infa3la quale hebbe nome Sycay che appreffo de* Gre-
ci vale il medefimo che fico appo noi , amata già da lui , cerne dicono le
fattole , & mutata poi in quefio arbore , come fi legge anco di Ciffo fan-
ciullo da lui pur' amato >cke dinentò pei Hedera, & di Staphile ì<[infa ,
che medefimamentefu cangiata in vite, quandoegli l'amaua , onde non
è marauiglia,feg/i furono pofeia grate tutte quefle piante , & ' fevoleua
fpeffo hauerne ghirlande in capoióltre che delle medeftme gliadornaua-
no gli antichi il carro,lo feudo Je hasle,e gli altari : Ùglifaceuano anco
poi ghirlande col !<{arcìffo alte volte con molti altri diuer fi fiori , come lo
deferiuono i Toeti;& 'Diodoro ferine , che al tempo della pace nei gior-
mi folenniTaccho portaua belle veHi smolli , delicate, e tutte dipinte à
fiorì. Età ragione fu fua piantala vite , come quella che più fi confà
conluidi aicunaaltr-A : perche fé *B acche mofira il vino fpremuto dalle
vuCjchenafcono dalle viti , che altro fi può dare à coftui , che più glifi*
Stati©., proprio della vite ? Ter la quale cofa Statìo finge il fio carro coperto 9 e
eh condato ,tutte di v'iterando dice ;
(jìà s'auuhina à le materne mura
JSaccbo col carro tutto circondato „
E coperto di vite- le 'Pantere
*J)a Cvn lato , e da t altro vati con lui,
E leccano le briglie , egli altri ameft
*3Di vino afperji le veloci Tigri ,
Bel cartolato àlBaccbo rende il Boi -caccio quesl a ragione , ehe il
troppo vino J "a fpcjfo così aggirare il ccmello àgli buomini , come ft
aggirano
De gli Antichi
3*7
Imagìne della Nane de 'Bacco^del monte Timallo de
Lidia^delle bacche per quello /cor enti & de carfari thì-
reni captorì diTSacco da quello tramutati in delfini per
loro misfatti.figmpcantì lì evitlj & peccati far perder
ddrhuomo la ragione^ - 4
3'S Imagini de i Dei
aggiranno le ruote de* carri , dì che oltre alla proua , che fé ne vede tutto
Timeo (Ufo anco fede certa nouelletta affai piaceuolefcrìtta già da Timeo Tau-
Taurono- YOn'mitanQ) & riferita da ^yitheneonelle fue cene, di alcuni giovimi di
Nouelìa {-Agrigento fìtta della Siciliani quali ragunatici à banchettare inficine
piVeuole in certa cafa vnafera,tanto beuero,& imbriacaronfi di sì fatta maniera,
Vbbriac-- che cominciò Uro a parere dìeffere su vna Galea , la quale faffe slrana-
chi ìolém. mtYiie agitata dalle turbate onde del mare-, e così fi voltò loro il cerueUo,
che anco il dì feguente penfauano tutti di effere in gran fortuna di mare :
e temendo non forfè la Cjalea andafie à fondo, gufarono fuori dalle fine-
sire letti, tauole, banche}cafiet& ciò che fi trouarono della mafferitia di
cafa , parendo loro , che'l nocchiero lo comandajfe per allegerirla . Onde
i Sergenti della giù fiitia non j apendo, che ciò foffe entrarono colà dentro,
e trouaì ono tutti que* giouani traitiffi chi quà,chi là per terra, che nien-
te feìitiuano-,^ hauendoglì tanto fcoffì, che paruero desi ar fi pur' vnpocOy
dimandarono loro,che voleuano fare; & efft rifilo fero, che'l trauaglio dei
mare gli haueua sì forte slancatì,che non poteuono pià,giunta la fatica,
che haueuano fatta di mettere fuori dì "ì^aue letamerebbe, che la cari-
cauanotroppo;& ioydìffe vn dì broker la gran paura,che ho battutami
fono tirato qua fiotto coperta . Quelli Sergenti 'voleuano pure fargli rau-
uederc de1 la loro follia > mavifio, che perdeuano tempore ne andarono,
hauendo detto loro,che fi guardafifero aWaucnire di bere pia di quello, che
hauejferobi fogno. Et i gioueni fiupidi puf amo; Vi ringratiamo,dì fiero,
& fé mai potiamo vfeire di tanta fortuna,feguitò vn di,loroy& arriva-
re à fnluamcnto in porto, vi porremo, pof eia cioè faremo ritornati alla pa-
trta.fr à gli altri Dei del mar elicono) tendo lafalute nofira da voi. Et du-
rò la buona vbbriachei^a molti dì-.onde quelU cafa fu chiamata fempre
Cafadetta là Galea .'^Era tirato il carro di 'Baccho di Tigri,& da l'antere, perche
Galea • il vino fàgli huomihi feroci , e terribili , come è la natura di quefti ani-
Pacere per man t jpifoslrato dice, che vanno le Tantere con Baccho , perche fono a-
choC° aC nmatì calidifsimi,& che leggiermente faltanó,comefàcèuanó té Bacche,
& come fono gli huomini fouente rifcaldati dal vino pia affai, che non è
Natie di di lor natura . Et deferi uè la [uà Ifaue , che baueffe la prora in forma
Baccho . fa Cantera , & che le fojfero appefi all'intorno di fuori molti rifonanti
ciembali: nel me^o era piantato , vn lungo Tirfo in vece di arbore , alla
cui cima erano attaccate le por por ee^ rifplendenti vele,oue era tefsuto
con ofo Timolo monte della Lidia , & le Bacche , che quiuì andauano
feorrendo . Era quesla rb{aue difopra tutta coperta di ucrde Hedera , &
di Vite con bellifsime vueych,e pendeuano da uerdirami , & di fetto dal
più bafso fondo fyìccìaua fuori un fonte dì foauifsimo uino , del quale
beeua-
Degli Antichi.- 319
beeuano largamente tutti quelli , che ermo quitti . Così dipinge Filo- riloflrato,
ftrato la T^aue di rBaccho , nella tauola , cb'ei fa de' Córfali Tmbeni :
quali penfando di bauer fatta vna buona preda di questo pio giovinetto
anebora, & quafi fanciullo, furono da lui mutati in tanti 'Delfini, men- 4
tre che lo voleuano condurre in parte diuerfa ~d.a:wdìa 5 Olitegli d'iman-
daua di andare, conte ne racconta Oddio la f amia interamente , dicendo
che 'Baccbo auuedutofi dell'inganno di cohré,fecefubito fermar e la TS{a-
ue,& veniua la Mederà in copia fi grande, ebe legò tutti i remi, &-fidi- ': •
rie fé per l'arbore,pir l'antene,e per le vele, & à sé cinfe il c.apo di verdi
rami di vite con l vue attacate,e tenendo il Thirfo in mano mqslrojjì ac-
compagnato da Tigri ,da Tantere,& da Liopardi,diche que' perfidi (or- ;. •
fali bebbero sì gran paura,chc fi gittaromin mare, ohe furono poi$)filr ■
finiycome bò detto. Vedefi à tempi noslri anebord quàfi la medefmaSty',
uè fatta a belliffime figure di mofaico in Ityma nella CbiefadiSahis *X- '
gnefe,cbefu già tempio di 'Bacco. Hanno detto le fauole anco dicóftuit
che quando egli era fanciullino , le 1? arche lo cinfero con ferociffimi fer-
penti,cbe fenica offenderlo puntogli andauanoper lo petto, e per la fac-
ci cu» . cD'onde venne polche le bacche celebrandole fue cerimonie ma-
neggiauanogli fer penti fen^a fentirne alcuna offefa , comeferim Tlu- Plutarco
tarco nella vita di ^élejìandro, quando parla di Olimpia fitta madre, al-
la quale par uè di efiere fiata fatta grauida da vn ferpente: il che fu ere'
ditto anco dalla madre di Scipione, ficcondo,cbe riferisce il mede fimo Tlu-
tariOyperche fu vifia vna gran bifida entrarle fouente in camera^ 'Del-
la cerimonia jch' io diffi di maneggiare i Serpenti, intefe Catullo , quando
de i miniftri,e feguaci di Baccbo difife, che alcuni fi cingeuano con ferpen-
ti-.sì come mofirò un'altra mifìcriofa cerimonia ancbora,dìcendo che por-
tanano alcuni le membra dello fquar ciato giouenco . fmperoche fi legge,
che KT cnt beo Ke^ di Tbebe fu jpre^atore di Baccbo , & delle fue ceri- Vi tello
moni e , né voleua cbefojfcro celebrate in modo alcuno, di ibe egli così fi Hj "arcato
'vendicò , che alla madre di lui. & alle altre f emine > che celtbrauano lenQ ■ ctv\"
• ■ . . moine qi
fefle baccbanali, lo fece parere vn gìoucncù,ouero vn cinghiale , comedi- Baccho
ce Ouidio}cbe venuto fo/Se a turbare le fiacre cerimonie : onde gli furono
intorno fubito tutte , & lo fquar ciarono in peT^i , li quali portarono poi
in mano , mentre , che furiofamentc andauar.o fiorendo liete della ven-
detta : 0 per memoria di que ito foleuano le 'Bacche alle voi te nelle fefie
del lor Dio Hracciare vn vitello , eportarfene ciafeheduna vno de' strac-
ciati membri . La quale cofa fi potrebbe forfè dire , che fojfe fatta per
rapprefientare quello, che raccontano le fauole , che fece Tifone con i com-
pagni di Ofiri,pcrche quefti era in Egitto quel, che fu Baccbo appreffo de q^ •
ì Gre-
31Q Imagini de i Dei
ti bulla* * (jréck onde Tibullo a lui dà tutto quellotcbe già habbiamo detto dì TZ&6-
chOj& lo de/crine così,dicendo\
Il primo, che l'aratro vnqua face/Se
Ofiri fu \ e il primo che moflrafie
Come la terra à coltiuar s'bauefie,
E come quella poi fi feminaffe
cMoJìrò pur' anebo, e quando i dolci frutti,
1{e£ orbar fionofeiuto Ibuom trou&fte.
Impararono già da coflui tutti
Gli altri di maritar la debil vite
stipalo , accioche meglio pofeia frutti,
Edi tagliar que' rami , onde impedite
Son le forare à la pianta di produrre
L'vue cotanto da mortai gradite.
perche di quefte al tempo fuo mature
Spremono iro^i piedi il dolce fucco$
Come infegnò di fare Ofiri pure .
E dopò per alcuni ver fi jeguita così,
In te mai non fi vede fegno Ofiri
1)ì mejiitia , e datejian lunge fempre
Jpenfier trìfli , il pianto , & i foj^iri,
Uiia bel eboro cantando in liete tempre
Tuttauia t'accompagna ouunquevaì,
Sì ch'amor , gioco , e rifo è teco fempre »
Tttfeì ornato di bei fiori , & bai
La fronte cìnta d'Hedera , e dorata
Vefte , cbà terra va , dietro ti trabu
hi porpora talbor anc/jo t'è data ,
E f accompagna con foauefuono
La caua Tibia , e la Cefta ingombrata
De' mifìerij , ch'occulti fempre fono .
Tro~
&c gli Antichi.
in
Imagwìdì Tifane fr atei et Ofir'h($f dì Horo figliuolo
d'Ofiri che e Tracco apo Greci >qualHorofup ero il detto
Tifone >l?enche ilCocodrillo tramutato^contHipvopota-
tnoy& ffiarauìere hieroglifict denotanti la uirtu comba-
tente e> refi/lente al male & ch'alfine lo fupera e con-
culca-, .
52 2 Imaginiderp£b
. . . Trouafi, quefloOfirì fatto alle volte dagli Egittij '< in forma di '/pai-
forma di uieYe-> ocello, che vi vede benifjìma , e vola velociffimamente , come fa
fparuiere . anco il Sole , di cui egli era imagine . Onde pia fouente anco la fecero
pur in Egitto , comejcriue Tlutarcojn forma di huomo, che ha il mem-
bro naturale dritto & vn panno rojjo intorno . Di che renderò la ragio-
ne poco di folto , quando metterò mano a Triapo , che fu parte , e mem-
bro di Offri , Terc he di coftuifi Ugge , che Tifone fuo fratello , bauendo
fatto vna congiura di molti contra di lui,Ì veci fe,e fattolo in molti pe1^-
! tjilo difìribiiì tutto fra' congiurati , dal membro virile infuori , che non
volle alcuni di loro , & fa perciò gittato nel Tftto , che fé lo portò via .
Ofiri veci Ifidefua moglie addolorata per la perdita del marito , di cui nonfape-
fo ,efbra- ua che diuenute foffe , & l'haueua cercato già buona pe^a ,fubitoche
nato . quello intefc,andò contra Tifone , & lo vinfe , e ricuperò da' congiurati le
membra partita infra di loro , le quali rìpofe tutte infieme ordinatamen-
te , e non vi trouando quello , che fu gittato nel T^ilo , né fu dolente fuor
di modo,& ordinòyche nell'auenireja imagine fu a f offe riuerita , (3 ado-
rata con molte cerimonie , come fu poi fempre fatto il nome di Triapo . E
per memoria di tutto queflo ordinò anco , che ogni anno a certo tem-
Cerimo - V° con folennc cerimonia piangendo , & lamentandoft fi andaffe cercan-
nie di O- do Ofmy& indi à pocc rfì [fateffe poi fefla, con allegrerà grande, por tan-
fi« • do in volta confolennìtà vn bel fanciullo. , che rapprefentaffe Ofiri già
Lucano, trouato. Onde, per che quefìa cerimonia fi rinouaua ogni anno , Lucano
diffe di coflui , ch'ei non eracercato mai tanto , che baHaffe . Et di Ho-
ro auuenne quafi anco il medefimo , che I fide fua madre lo pianfe , vn
pez.^0 penfando di haucrlo perduto, ma pure lo ritrouòpoi, &funne
molto allegra . Ter cofiui,che fu parimente adorato in Egitto , alcuni ,
come tJMacrobio , hanno voluto intendere il Sole, & che da lui fiano fia-
te dette Bore quelle pìccole parti del tempo , che mi furano il dì . Et
alcuni altri hanno ìntefo il mondo. Era il fuo fimulacro di gìouane ,
che teneuc con Vvna mano le parti ver gogne fé di Tifone , perche fi
legge, ch'ei lo vinfe ; né lo vecife già , ma ben refe vano ogni fuo potere ,
ancoraché mutato in Croeodilo figgiffe da lui . Onde fu vna legge in
x^ìpollinopoli Città dello Egitto , la quale comandaua > che non foffe
battuto rìf petto alcuno à Crocodili , ma gli caccìaffe ognuno , & ne am-
f ma^ajje più che poteua,e tutti quelli ch'erano prefi,e morti,erano pofti
1 one* di dinanzi del tempio di Horo . 1)i Tifone fin fero le fattole, come recita
*4po!lvdoro,cb'ei foffe generato della Terra à vendetta de'Cjigantiam- ,
Platone, magati già da i "Dei del Cielo . Egli era di due nature , humana,e be-
flialc* Onde Tlator.e parimente nel Fedro lo chiama beftia di molte
* nature,
Degli Antichi. 32?
nalure^ardente^ furio/o; & auan^aua di grandetta dì corpo, & difor-
%a quanti foffero mai nati dalla terra . il di/opra era informa di Intorno ■
tutto. coperto diperin e ytanto grande^ ako,cbe andana [opra à tutti i pia
alti montile toccava fouente col capo le jielle , & difendendo le braccia
arriuaua con l'vna mano all'Occidente , e con l'altra ali Oriente ,& da
quella , & da quejìa vfeiuano cento fa penti , che porgeuano le te/le in-
nanzi . Le gambe erano fer penti , che ne haueuano de gì altri attorno ,
quali andauano auuolgendofi su pel terribile corpo tanto , che arriuauano
all'alto capo,qnale copriuano borridi^ Squallidi crini tche pendeuano già
per lo collo , & per le [palle ,e tale era anco la barba, che difeendeua dal
gran mento [opra l'ampio petto : gli occhi erano terribili^ sfauillauano,
come fofiero fiati difuoco,& la larga bocca uerfaua parimente ardentiffì
me fiamme .. Di coflui hebbero tanta paura i Dà Celejìi , per eh' ei fiera
voltato contra di loro gittando pietre infocate verfo il Cielo, che fuggiro-
no in Egitto j né qui fi tennero ficuri prima , chefofiero mutati in diuerfi
animalitcome di molti ho già detto nelle imaginifin qui fegnate . (Jlfa
pure fu vinto alla fine da Gioue fecondo K^ApolXodoro ; onero , come altri
hanno voluto,& ch'io diffipoco difopra , da Horo, ilqualefe bene hebbe
nome diuerfo t fa però il m^defimo che Ofiri . Onde in Hermipoli Città
dello Egitto faceuano l'Hippopotamo con vno Sparuieresche lo combatte-
uà alandogli fopr a , e per quello intendeuano Tifone imaginedi tutto il
male , che viene dalla terra , & per quefio la virtù che gli reflue , e
rende vano ognifuofuriofo impeto , moftrataper Ofiri , ouero Horo , che
fono perciò il Sole, fi come per altre ragioni furono'Bacco. , per le quali
come di Orjju detto in Egi tto , che Tifone lo tagliò in pe\\i , co fi diffe-
ro i Greci, che i Titani fecero il medefimo di "Baccho . Et quefio era ch'io Baccho
dìfji , che rapprefentauano forfè le Bacche con le membra de Ilo fquarciato sbranato .
vitello . ijlfa che Baccho fofse va ifo dà Titani , fatto in pc^J , e cot-
to > & dì nuouo poi ritornato infieme, e tinto di geffo, perche più non
fofie conofeiuto , come nfcrìfee Snida yfignifica , che le vuefono pejle , e
tutte rotte da' Contadini , che ne f premono il' vino, il quale bolle pur-
gandoli ne' gran va fi non folamente di Ugno , ma di pietra ancora > e
talhora di gejjo 3 (5 pare qua/i cuocerlo , e lo cuocono ancho alcuni ,
come che cofi pofeia fi conjeruì meglio ; affano dopò ripofte injieme le
bracciate membra , perche la vite al te mpo Juo riproduce le vuc inte-
re. Oltre di ciò , perche "Baccho era anco creduto da alcuni de gli anti-
chi efiere quella virtù occulta , che a tutte It piante dàfor\a dì produrre
gli maturi frutti , fcriue Herodoto, che egli fu Intime famigliare alle
tDeeEltufmef& che andaua/ptfSo con loro, QueHe erano, comediffi
" Sf 2 già,
Imagìni de i Pei
ìmaginc d'Horo Dio delli Egirtij,che è Priàpo,et Bacco ancora,
il quale viene intefo per la virtù feminale,etperil Sole, con ildife-
gnodelDifco lignificante la rotundità del mondo, che viene dal
Sol e illuminato, età cui il Sole influifce la virtù Tua.
Imagine di Priapo Dio delli h ór ti* et del membro virile , et del-
rA(ìno,et del Becco a lui facrati,eflendo intefo per la virtù femina
le ò generatiua,è Dio punitole de ladri et del furto lignificato nel-
la falce,et li animali fono fegno di potente generatiorie .
Degli Antichi. 325
già* t Cerere , & Troferpìna , le quali era no credit te fa re, che lofpa rfofe- _
me germoglia/Se . Et leggefi apprefso di Vaufanìa parimente , che gli Kw£?
x^itheniefi ballettano nel tempio di Cerere fra gli altri fimulacri quel di \^QCi
Ttaccbo anchora , il quale porgeva con mano vn 'ardente face . Ondici porfido.
Torfirio diceva, fecondo che riferifee Eufebio , che à rBaicbo erano fatte le
corna , &. lo ve fiutano da fi mina , per moUrar , che nelle piante fi*
no ambe le virtù di maf ch'io , & dì f emina \ e ben chef legga della Tal-
ma , che bà tvno , e l'altra , &. che malamente produce , fé non fono ani*-
he accosto inficine ; nondimeno fi vede , che generalmente ogni pianta
producete foglie , e i frutti da se ,fcn?a che altra le congiunga , il che
non e de gli animali , perche questi non ponno generare , fé non fi con-
giungono infume il mafebio , & la f emina . 'Da che venne forfè , che
le fauole finge ffero Triapo ejfere nato di Haccbo , per motlrare la ìnte*
ra virtù feminale , che piglia tua for^a dal Sole , così negli animali ,
come nelle piante , e nelle altre cofe prodotte dalla terra . La quale coja
fu anco intefa nella imagine di Qfiri , che io dìfegnaipoco difopra , mo-
Jìrando il panno roffo , che haueua intorno > quel celefie calore , qual dà
for^a alfeme fin nelle vi fere della terra. Et Suidafcrìue 3 che 'Vria- SuiJa .
pò è il mede fimo cb e 'Bacco , il quale in Egitto era chiamato Horo , la Pilì?0'
cui imagine era informa di (fiouane , che tiene vnofeettro con la deslra,
come ib'eifia Signore di ciò , che ci nafte in queslo mondo , & con lafi-
niftra il membro naturale dritto , e dìjìefo , perche la occulta virtù fe-
minale viene da lui : ha le ali , per mofirare quanto eì fa veloce , egli
fìà d canto ildìfeo , che era certa cofa larga , fin accia tu , e rotonda fatta
di pietra , ò di metallo , con la quale fi efstrcitauano gli antichi gittan"
dola in alto , e mofiraua quiui la rotondità deWvnìuérfo ; perche il Sole ,
che di lui s' mtende^per gli tre,ch'io di/fi, circonda il mondo . Et per mo-
firare quanto fofsero Baccbo , & Triapo conformi infume , ò forfè ancho
*vna medefima cofa , vfaronogli antichi nelle fefìe Baccbanali di por- ~ .
tare alcolio la figura del merr.bro virile fatta del legno delfico , & chia- nja <jc B^.
mata da loro Thalloyla quale fecero anco da poi di cuoio roffo , come rìfe- chanali.
ri fee Snida , & attaccatala dinanzi tra le cojcie andavano con quefta
/aitando mhonore di Batchùy & erano dimandati allhora Th'alloferi .pM"«ér
SUopriuano ancho la faccia ccnfottili/Jime feor^e di arbore , ò con qual-
che pelle , &ft cingevano il capo di Hedera , 0 di viole . Herodotofcri- Herodoto
uè , che in vece di quejìo fu trovato dagli Egitti] di fare alcune picco-
le fiatue , lunghe. un cubit'j folamente , col membro naturale dìslefg\e
grande quafi più di tutto il corpo , le quali portavano le donne in volta à
certi tempi per gli villaggi m certi piccoli canni fatti a pofl a per qùefia
cm
3*<5 ImaginidciDci
con lepiue innanzi cantando in honore di Baccho. Et il medefimó fecero
poi ancho le donne Temane , che portarono quejìo membro in volta con
folenne pompa,&per lui furono ordinate molte cerimonie , le quali taccia
per degni rifletti , oltreché di nulla Jeruono a difegnarelaimagine di
TrìapOycbe fu di fanciullo grofj'o fruttole malfatto con la infegna viri-
le grande quanto tutto il retto del corpo, fintile alle piccole slatue , ch'io
di/fi pur mò, come le defaiue anco Suida , /'/ quale dice, che Giunone toc-
cando il ventre a Venere lo fece nafeere tale per dì/petto di Gioue fuo
maritOyche ne l'haueua ingravidata, benché fi legga ancora^ che Bacchi)
Priapo. fi* Pac^re $ Triapojome ho detto di fopra,Ó che riferifceXbeodorito, il
quale di ciò rende la ragione dicendo, che per Venere s'intende il piacere
lafciuo, & per Baccho il calore del vino beuuto fen^a mifura , & che
quando que/ìi diuerfi fi ceng iungtmo in fu me, ne nafee Triapo, perche ta-
le fi leua,<& fi fàvedne,cbe gioceua ptiwa,nè fi fapeua forfè che vi fof-
Mutino fé. Simile a eostui,an\i pure il me di fimo, fa il T>io (JUutino, cheftando
-010 * affìfo moftraua parimente il gran membro , & andauano le nouelle Jpofe
prima > che accompagnarji con lo Jpofo , à federgli in grembo con folenne
cerimonia , volendo moflrare in quel modo di dare à colui il primo fiore
Varrone. della virginità, comefcrijfe Fanone, &lhà riferito Lattando , e Santo
s 3t a V1»' <-"^S°^W0 ne^a Clttà ài Di° • Fà anco Triapo detto da gli antichi Dio
Dio de o\l ^e 2$ ^ort* » e fatto perciò in forma di huomo con barba, e chioma rab-
bonì a buffata,tutto nudo,& che nella defìra habbia vna torta falce, come lo de-
TibuIJo. fcriue Tibullo, fingendo dimandar gli, onde fa, che igiouanetti belli ami-
no lui non punto bellone ornato,^ dice così tirando ifuoi verft in lingua
noslrcL*
7)eb.fe tu poffi hauer almo Triapo
Ombrofi tetti sì che neue , ò Sole .
2^on venga vnqua a toccarti il nudo cupo .
'Dimmi con che arte fai tu s che ti vote
Ogni bel giouinctto fi gran bene ,
£ quanto può ti riuerifee , e cole,
7s(0» feì già bello , & hai di fquallor piene
L'inculte chiome , e barba rabbuffata ,
Che t'ami ogn'vno dunque donde viene $ •
Tu.
De gli Antichi. 327
Tu così nudo Vai à l'aggiacciata
Stagion del freddo inuerno com'al Sole
'De la rouente fiate inar pedata .
Furono tutte queflemie parole \ .
E mi rifpofe con la falce in mano
Così di Baccbo la ruflica prole.*.
Lo vefìirono alle volte anebora con vn panno,cb'ei teneua raccolto
con mano >& por taua nel grembo frutti dì ogni forte. E gli fecero ghir-
lande di tutto quellOycbe nafceua negli borritila guardia de' quali fi fla-
va con vna lunga canna su la te sia per ìfpauentare gli vccelli , sì come
minaccia col gran Mencbionetcbe teneua con manosa chifofie andato per
in uolare alcuna di quelle cofe,cbe da lui erano guardate . Onde Horatio, Horatio.
quando vuole defcriuerhycosì lo fa dire di fé medefimo.
Vn tronco fui di fico , cb"a niente
Totea feruir già quendo il fabro m'bebbe,
Che dubbiofo lo feceftar fouente.
Tercbe non sa che farne, & hor vorrebbe
Vederne fatto qualche [canno *penfa
Che far Triapo affai meglio farebbe,
'ì^fqueflofi rifolue , e fi diftenfa
L'opra fua , che me fa , cheH 'Dio fon [tatù
Toi à i ladri , e àgli auge i di tema immenfa ,
Terocbe , de la incurua falce armato
La defìra , porgo à i ladri fpauentot
E col membro , onde ognun di voi è nato.
La canna poi , eh* in tefta hauer mi fento
Tiantata,fa , ch'ogni importuno augello
Fugge da gli orti ratto come vento ,
Totrajji
3z$ Imagini de i Del
Votraffi fare anco talhora tifino con Trìapo , perche glielo fc
trincarono gli *Anticbi>come nittima a lui propria, ò per laftmiglian\a9
ch'era fra loro del gran membro .fecondo che riferijce Lattantio.ouero per
l'odio, che por tana colui àque fio. befìia, perche l'affino di Sileno con
l'importuno fuo raggiare gli disturbò il piacere , ch'ei fi appartccbiaun
di cogliere di Vefla già vna volta,che la trottò addormentata in certa fé
Ha della gran CMadre. come racconta la fa noia riferita da Ouidio; onera
penbeycome pongono quelli, ebe [cr'iuono delle /itile del Cielofìà le quali
due nelfegno del Granchio furono dette ^finelli , vrì<Afmo infupabito
già per la faudla humana , datagli da 'Baccho in premio di batterlo por-
tato oltre a certo fiume , venne à conte fa con Vnapo della grandezza del
membro naturale,&lo vinfe,ma cm \fuo grauiffimo danno, perche Tria-
pof degnato di ciò l'vccifetet forfè che imitarono queflo dapoi gli antichi,
facrifii andogli t Ji fina* In Egitto, quando voleuano mofirare queflo Dio
Becco per ve' loro jacn frgm facevano vn Becco , perche fi legge di queflo animale,
Pnapo. C}}C nat0 di fate dì (diamente comincia à montare, & è apparrecchiato al
coito quaftfempre ; onde non è maraviglia , che per luifoffe moslrato il
membrotcbeftadopra a! generare, adorato dagli antichi fotto il nome di
Vnapo . S col medefimo animale fu ambo mofìrato Baccho alle volte,
perche trouaft eh* egli fi cangiò in queflo , quando con gli altri Dei fuggì
. ,, , dalle mani di Tifone in Egitto. \Apdlodoro jerine, che Cjioue mutò *Bac-
r<£ e ho ancor f annullino in capretto per nafconderlo da Giunone , & che lo
mandò per C^fer curio alle l^nfe a, nudrìre , & perciò futi Capro poi
Capro dzjempre vittima molto grata à Baccho ; ò pur fu forfè perche quefìahe-
to a Bac-y^a ^ grandemente nocmoli alle viti.Oltre di ciò fi legge, che fu pofìo ta-
Ihora in mano à Baccho y no f etro col membro virile in cima , che mo-
ntana forfè il commune poterebbe haueuaVriapo con lui3buxbe ne un*
dono alcuni certa altra ragione così poco boncjìa , chenonmi pare di do- .
uer lo direje bene lari ferifee l'interprete della prima oratione diGrego-
■e &po 'o rto T^a^ian^enocontra Giuliano ^4poJìata,& laccenna ancoTbeodori-
Nazian7e t0 Vcfcouo Cirenfe . CMa dò ò più tojlo che la forma del membro detto
ko . già tante volte apparue in caj* di Tarquinia cPrìfcìofnl focolare > come
nettano le hifìorie, d'onde vna fcrua della fua moglie detta Occifta , che
quivi era fiata affifa,fe ne levò grauida di vn figliuolo, eh' ella partorì poi
al Juo tempo,& fu allenato con diligenza grande, come ch'ei foffe hato
lare. conceputo del feme del Lare 'Dio dome fticò , e perciò haueff e da efiere
grande buomo,comefu,cbefu %ède' Bimani detto Seruio Tulio. Era il
Lare onero i Lari,perche erano moltiyccrti Dei,ò più te/lo Demonij, ado-
rati da gli antichi nelle proprie cafe,come cuftodi di quelle, in certo luoco
àque-
De gli Antichi. 529
à queflo deputato oltre al focolare , del quale dìffi già , che perciò
era detto Larario , ou erano anco delle altre imagini , come fi legge Lgpriifio.
apprejjb di Lampridio , che jLleffandro Imperatore di Eroina bebbe
due Lararij . T^elTvno , che era il maggiore jeneua Apollonio , <Abra-
mot& Orfeo,& baueua nell'altro , che era il minor eìCicerone><& Virgi-
lio . T^è erano Lari cufìodi delle priuate cafe /diamente , ma di tutta la
Cittade anchoray& de i campi etiandio fuori alla Villa , comemojira Ti
bullo , quando dice . ' Tibullo.
Et voi Lari cu fiodi già de* ricchi. '\ '
Hor de' poueri campi , i voslri doni
"^Accettate , e burnii vi porgo , e /acro . t
Onde furono adorati fouente su ì crocicchi delle vie , oue appendeua- .
no loro in certi dì alcune palle, & figurette di lana -, quelle erano per f®!1*^-'
gliferui , quejleper gli altri ; & tante ne metteua cidfchedunò delle v- Larj.
ne,& delle altre, quanti erano tutti di cafa,accioche venendo i Lari fi ap-
pigliaffero a quefte,nè facejfero poi mah alle perfine ; perche credettero
alcuni,ch' eglino foffero Demonij d'inferno, li quali venuti fopra terra al-
Iborayf.he erano celebrati alcuni dì per loro , haurebbono fatto del male
alle per fone yfe trouato non hauefferoda trafìullarfi intorno alle figuret-
t e, eh' io diffi. 0 veramente fu fatto queflo da gli antichi , perche alcuni
altri differo , che i Lari erano le anime no/Ire vfeite già de' corpi mortali;
te quali veniuanoà quefiefofte,& bifognaua^che trouaficro qualche cor-
po , oue r ipofare , che Ivno e l' altro Ji raccoglie da Ftfio. Ma per lo Lar1,
più erano jiimati i La> i certi Demoni cufìodipriuati delle cafe , & erano ^ .
perciò fatti in forma di giouanetti vesliti con pelle di cane , chehabbino Lai-{#
a' piedi pur anco il cane; ridendo gli antichi m'oftrare per quaflo animi-
le, ch'eglino erano fidili , e diligenti guardiani delle cafe , formidabili a
gli slranieri,& piaceuoli a 'domefiici , come apunto fono i cani , fecondo
che Tlutarco rìftrijcr;rs Ouidio parime?ite baueua già fritto il medefi-
mo rendendo la ragione , perche il canefoffe co i Lari. Li quali erano an-
co alle volte vefiiti con panni f iacinti, & rimiti f opra la fpallafiniftra ,
in modo che vengono fot to la deslra , per effe) e più fpediti alloro vfficio ,
qual'era , come dice il medefimo Tlutarco, di andare cercando tatto quel-
lo, chefaceua ciafeheduno , & difpiare con diligenza tutte le opere Im-
mane,accioche per loro f > fiero poi gaHigatì gli empij , & mahiagi huo-
mini de' -misfatti loro . ^i quefli Lari furono fimilii Venati, aUieno
nel guardare le città r& bararne buona custodia ; & alcuni vollero > enat1,
T t che
J3°
ImaginideiDei
J f magmi itili DeiLari cioè cuJlodi delle priuate cu-
fé i$f delle particolari Citta ,?t ìnuefligal ori de fatti ha
manisouero "n^einoceuoli^ ts3 ' ìmagtne delli ^^eipenati^
fij hieroglifico loroy dinotanti ancora loro Wei familia-
ri^ & cuttodi della Citta $f ca fé de p rinati .
Degli Antichi. 33*
tbeappreffo de Romani foffero Gioue, Cji:'.none,e CMimrua; altri difie-
rotcbe furono k^dpotlo,e "iettano Ji quali fecero le mura a Troia, . Che- Cicerone.
vone fcrine,cbe i Venati erano certi T^umi nati nelle priuate cafe, '& aio
rati nr Ile più fecreti parti di quelle. Onde cDemù fonte appreso di Teren-
zio dice di Ducere andare a cu fa afalut&re i T enati , per ritornare da poi
alla pialla alle facende;¥ qttititf fì vede, che qkeslietiandio non me-
no de i Lari siauano dimesticamene nelle caféf&ia imagine loro, come
ferine Timeo Hisloricojurono due verghe di ferro lunghe, & intorte, co-
me quelle,che teneuano gl'lndiuim in mano,quandopigliauano augurio,
con certo vafo di terra; e teneuano gli antichi elette cofe fra loro facri
miflerij. Legge fi apprejjb di 'Dioniftoycbe in certo piccolo tempiopoco lun Dionifìo •
gè dal foro Romano furono due figure di (jÌQuaniìcbefedeuarioì& bauea
in manociafeun di loro vn Vilo,che era certa haììavfata gid da* Roma-
ni in guerra jcon lettere, che diceuano , 'Dei rPemti,&,chein molti altri
antichi tempiffi vedevano fimili irnagini digiouàà¥con%abito,& orna-
mento militare ye veggonfene anco di così fatte in alcune medaglie anti-
che . Óltre di q&efti fu il Cjenio parimente un TfymS.domeJiìcol, e prò- Genio
prio di ciafcb£dum,quat vollero alcuni, che fofìe il0ioiella hofpitalità,
del piacer e, Sbon tempùe della natu?a:& perciò è detto di accordar fi col
Genio chi fi dà belternpo, & fajutto quello, che la paf ara gli mette in-
nan^i,ma che gli fa torio,cbi fa il contrariò. Horàlmfcrinendo a Giù- „ .
Ho Floro difeonéfopra la instabilità delle cofe del mondo, & i vartj vo-
leri degli huomini:poi fa vn quèfito floride viene, che di due fratelli uno
fi diletterà diflare fempre a piacere, l'altro di trauagHayfifrnpY.e , e ri*
fponie anco così . r-
Sajfelo il Genio 'Vip de lavatura ,
Che tempra , e regge la /iella natia
rDi ciafebsiano , e l'accompagni fempre , ^
£ fi cangia jouente, onde fi mojlra
Hor bianco > e bello , & ima brutto , e negro,
'alcuni altri, come Cenforino, hanno detto, che il Cjenio fu adora-
to dagli antichi come 'Dio della generation!? , ò per eh' egli di questa ha- c^otitio.
uefìe la cura , ò perche fojj'e generato infieme con noi , e con noifiejfe poi
fempre , come nojìro cufìode , & voleuano perciò , che tanti fojjero ì
Genij , quanti erano gli huomini , come chea ciafeheduno fujfe dato il
fuo ; ò che pure fofìero due volte tanti , & ciafeuno n'bauejfe due , vn
buono j C$vnrio; quello ejforta , & inanimi fee fempre al bene , que-
Tt 2 Ho
33*
ImaginideiD$
Magmi del Genio buono £?- cattino cuftodifg) offer
natovi della generatane humana» delle loro attioni ^ ($f
delle CittàfCS3 luoghi f rinati «
De gli Antichi. 3 ti
fio al mate, come diciamo apunto mi Chriflianì de gli angeli nottri
cuflodi ,&deì 'Demoni] [illeciti tentatovi, fé non che quefli non nafcono
con noiycome intendeua.no gli antichi, cbei Genij najceffcro con ciajcbcdu
no : & il mede fimo differo anco de i Lari'.sì che furono quefìi fra loro po-
co differenti , & perciò pofcro i Bimani sa i crocicchi delle ftrade , e
per le uille il Genio di^Auguflo co' Larice gli adorarono infame. Benché
adoraua anco ciafcuno ilfuo Genio da sé celebrando ilfuo dì issatale alle- Gemo
gramente, e con molto piacere , ma quel delTrincipe erareuerito dao- d0PP ° *
gnuno più di tutti gli altri . Onde chi haueffe giurato il falfo per lo Gè- Gen j0 jei
nio delTrincipe farebbe flato fubìto punito, perche queflo apprefìo degli Principe.
antichi era giuramento grauifjimo . Et perciò Caligula Trincipe molto
crudele facendo morire molti per leggerissime caufe , come recita Sucto-
nioyfolcua dire queflo di alcunché gli faceua morire,perche non haueua-
no giurato mai per lo fuo Cjenìo , come che perciò lo fprc^aftero , e mo-
fti 'afferò di giudicarlo non degno di effere adorato . Era dunque il Genio
certo K[ume,che infino dal loro primo nafeimento accompagnauagli huo
mihifempre:Età iluochi ancora erano dati alle uolte quefti Tfymi, co-
me dice Iamblieo Filofofo , moflr andò, che a quel/i Dei,li quali fono par- iarnblfco.
ticolari cuflodi,e guardiani di alcun luoco,fi ha dafarefacrificìodi quelle Genio de*
ccfe,che nafcono quiui,ptrche le cof e gommate fono più care delle altre a lupchi .■
chi le gouerna, E Virgilio, quando fa che ad Enea,mentre che rìnoua le VllSl110,
effequie al padre Ksdncbife,appare un gran fer pente .
Il cui tergo uerdeggìa dì dorate
CMaccbìe dipinto , e lo fquammofo dofio
splendendo rafiembra il celefte àrcoy
Che tra le nubi al Sole oppoflo mo(lra
(on gran uaghen^a affai color diuerfi.
Lafcia in dubbio fé quello fofse il Genio del luocofo che nitro fbfle. Da
che uieneyche alcuni hanno fatto il Genio informa di ferpente&lcuni al-
tri di fanciullo yaltri di giouaney& altri di uecchioycome C ebete nella fuo,
tauola. Taufaniafcriue,che gli Elei adorarono certo Dio fatto il nome di
Sofipoli , che uiene a dire Saìuatore della Città , come Genio loro proprio So"Po11*
delpaefe. Quefli era nel tempio di Lucinaye gli facrificauano ogni anno
tori certe cerimonie ;di che fu la ragione yche efiendo andati già gli >A rea.
di addofsoa gli Elei per certa guerra,ch'erafra loro,una femina, che ha-
ueuaun piccolo fanciullmo in braccio, che poppaua, diffe a' Capitani de
$lì Elei; Signori, queflo è mio figliuolo, & quando io lo partorì , che non
ha
3 34 Imagini de i Dei
ha molto, mi fu comandato infogno, che uè lo douejji dare per compa-
gno di guerra , & perciò eccouelo, clfìo uè lo dò . Cjli Elei non ifdegna-?
tono punto la buona f emina, an^ dandofià credere y che ciò non fafiefen-
%a falche gran mìUcrio, tolfcroil mammolino T & lo pofero tutto nu-
do alla fronte del loro efìercito ; oue gli arcadi andati indi a poco ad afr
fattargliylo uidero cangiar fi fubsto in gr art fer pente; di che refsarono tut*
tifpaucntati in modo,che non ofarono più di andare innanzi , mauoltan-:
do le [palteyfi diedero a fuggire , sì che fu facile a gli Eleicauarli de' loro
confinici quali perciò uittorioft chiamarono quel bambino Sofipoli, rico-
nofceniola conjeruatione della città da lui , il quale così fer pente , come
tramarne cacciar fi fotterra in certa cauerna, oue gli Elei dri^arono poi
un tempio a nome di Lucina , & ui fecero anco , come diremmonoi , una
cappella à Soft pò li ordinando quiui bonari , e cerimonie proprie aWvna t
& aWaltro^perchecredetteroyche quella hauejje fatto nafcere queHo, &
l'hauefpi mandato per lafaluc^a toro: & fu la imagìne di co/iui , ben-
ch'egli fi cangia 'fle inferpenteycome ho detto, di fanciullo , con vefie in-
torno di varij colori,e carica di/ìclle,che porgeua con mano il corno della
copia, perche tale appai uè già, tome dice "Taufania, ad uno , che lo riferì
M daghe p°i'^edefi in alcune medaglie antiche di Adriano, & di altri Imperado
d'Adriano Tl ancora il Genio fatto in guifa di huomo , che porge con la deflra mano
vn vafo da bere, quale mosìra di verfare fopra vn altare tutto ornato di
fiorirgli pende dalla banda fniiìra vna sfer^a.Et in altre medaglie pu
re di Adriano è la imagine di vn" huomo di guerra con vefte attorno in-
uolta giù fino a me^a gamba , che nella defira tiene come vna ta^a a
mododicbifacrifica,& ha il Corno della, copia nella fmiflra,e fonoui let-
tere intorno,che dicono: *Al Genio del Topolo Romàno, che doueua forfè
moflrare quel T^ume tenuto tanto fecreto da' l\omani , che non voleuano
a modo alcuno,chefe nefapeffe il nome,comc altra volta ho detto.Faceua
Platano no °ltre & dògli antichi ghirlande al Genio de i rami del "Platano, le cui
dato al Gè foglie fono poco diffimili da quelle della vite , & alle volte ancora di di-
n 10* uerfi fiori, come fi legge appreffo di Tibullo,oue cosìferiue .
Hor cìnto di bei fior le fante chiome .
Venga il Genio à veder quel , eh3 à fuo honore.
facciamo celebrando il lieto nome.
EuclideSo Ma , perche ho dettogià,che due erano ì (jenij , come vuole Euclide
cratico. Socratico > fecondo che riferifee Cenforino , bora uediamo V altro , cioè il
rio, come foffe fatto, che il buono è quello che fin qui habbìamo difegna-
to.
De gli Antichi . 3? 5
io . *Dì quefto non he trottato , che gli antichi ballino fatto fiat uà >
né irnagine alcuna; ma ben fi legge , eh* egli apparite già a molti , & io
così lo ritrarò , come ejji lo videro fecondo l'ejfempio, che a hanno fintato
le bi/ìorie. Scmono J'iutat co , appiano , Floro,& nìtriche ritiratoci Plutarco..
■di notte'Brutto in camera tutto folo,ma ben col lume3a penfarctrà sè,co- Appiano..
me egli levar fato di fare > uide apparir fi dauantì 'una irnagine di buomo <3eni0'Cat:
tutta negrayet fpauenteuole , la quale diffe a lui , che gliene dimandò, che tiuo .
&ra ilfuo mal Genio 3 & fubito fp^me poi . Valerio OiUjfimo anchora Valerio
fcriue^be apparue parimente ilinilo Genio a certo Cafjio parimente \qual Maffimo ■•
fu della f anione di JMarco dintorno , pochi di prima , che (e fare gli fa-
cefìe tagliare la tesla,& era queslo informa di buomo molto grande di co
love fofeo con capelli lunghi , & con barba horrìda , inculta,e tutta rab-
buffata . Et appreffo de'Temef/ già popolo d'Italia nell'ai brw^zo, fu un
genio molto cattiuo , e trìflo , il quale era dì colore fofeo , & ofeuro tutto
formidabile da uedercjieftito di una pelle di Lupo, &faceua tanto mal&
a quelle genti ,cbcj:ome racconta Taufania, & lo riferifee ancho Suida,
baurebbono abbandonato ilpaefe 9 fé l'Oracolo non mosjraua loro il modi)
di placare l'ombra di un compagno di Vlifie., che fu quìuì ammaliato,
■perche ubbriaco fece molenda ad una giouane : che quefio era il trìflo <je-
nio che andana facendo la uendetta^ddla quale Vliffe pajfando ma non fi
fece alcun conto . 'DÙTgàrono dunque i Teme fi pel configlio dell'Or acor-
lo un tempio a colui , & '-notarono di facrificargli ogni anno una delle più .
belle giouani della Città : & cofif accano quel diabolico Genio non diede c .- -
loro più moleUìa alcuna;ma slette nel tempio a riceuere il crudele facri- jj0 ' fcaj>
ficio , fin che ne fu cacciato da Eutimo buomo di molto, ualore, ìlquale ca- ciato,.
pitato quiui nel tempo apunto^che il mifer -abile facrificio fi doueua fare,
& intej ine la cagione, fu moffo a pietà della miferia di quel popolo, ma ■ .
più della bella giouane deflinata al crudele facrificio s per la quale fi fenii
fubito accefo di ardentiffìmoamore,& fece perciò ce/fare tuttofi cbefdt-
gnata quesla bejiìa crudele gli uenne contra con grandi, (fimo furore: ma
così bene lafoflenne Eutimo > che dopò l'bauere combattuto buon pe$zp
infieme,nè re fio uìncìtoreJS la cacciò tantoché lafpinjead andarfiafom
tnergere in mare, & liberò quelpopolo da così grande calamità : H quale
perciò gli diede la liberata giouane per moglie, ch'egli non mi le bautrnfi
altro premio , & congrandiffimafefia, & allegrerà fece celebrare le
Aictewtgc..
fon*
32^ ImaginidciDei
FORTVN A.
Quejìa è coleit che tanto è pofta in croce,
Dante. Tur da color , che le deuriandar lode9
'Dandole biafmo a torto , e mala voce .
Cosi dice 'Dante della Fortuna , da che ho voluto cominciare > douen-
do già proporre la fua imagine , conciofia abe à coslei danno i mortali
colpa di tutto quelto,cbe intrattiene fuori del loro pensamento, recando^ a
malefpefìo quello }che più tofiogran bene dourebbono giudicare . E part
che uogliono,che l'acqui fio, la perdita de gli honoris & delle ricchezze
venghi dalia-Fortuna,^ ilriuolgimento di tutte le cofe mondane. Onde il
Tetrarca . Tetrarca nella Cannone ,
Tacer non pofso , e temo , &c.
fa , che ella così gli dice di sèfiefsa :
lo. fon d'altro poter , che tu non credi,
E so far lieti , e trifti in vn momento ;
Ttà leggera che vento :
E reggo , e voluo quanto al mondo vedi .
Et quindi nafeono gli infiniti biajmi , ch'ella di sé ode poi tutto il dì ;
percioche pare , che quefle cofe, le quali dimandiamo beni di Fortuna ,
pche biafi v^ino Per l°Plà a chi riè men degno , & che ne refti mifer amente pri-
mata « nato chi più gli meriterebbe . Ilchefefia benejò male, lafcio conftderare
a chi può vedere quanti noiofi penfìeri,quanti trauagli7 e quanti pericoli
portino feco i beni di quefto mondo : imperoche pochi fono , che mettano
mente a queflo,ma ricerchiamo quaft tutti fempre di frauerne ; e perche
non potiamo fatiare il difor dinato noilro defiderio,ci lamentiamo poi del
Fortu na la Fortuna , la quale fecondo la opinione di molti non è ; onde dimenale
none. cosìnedijfe;
Giuuena-
le t>
Oue prudenza fu , non ha potere
^Alcuno la Fortuna , & il [ito nume
£ tutto -vano : ma noi fiocchi , e fichi
Tur vogliam farla Dea, c'habiti in Cielo .
Elat-
De gli Antichi. fj?
E tAtt&ntiopmmtnte dict , che la Fortuna, non è altro , che vn nome .
Vano , che dimojlra il poco fa pere de gli Imam ini, accordandoli con Mar-
co Tullio , il quale prima di lui haueua ferino , che fu introdotto il nome ifi,. Tullio.
della Fortuna per coprire la ignoranza bit mona , la quale dà colpa a co-
fiei di tutto ciò, ch'ella non fa renderne ragione. CMz non meno fi in-
gannarono gli antichi in quefìa, che negli altri Dei , & perciò la -adora-
rono come Dea difpenfatnce di tutti i beni mondani , e penfarom , che da
lei venifse anchora il male . 'Ter la quul cofa due erano credute le Por- Fortune
tunc^na buonaj altra ria ; da quella veniuano ibernale felicità, & ^U5"
da quefìa le defauenture tutte , egli altri mali , Ónde viene, che hanno
talhora alcuni fatta la Fortuna con due facciejvna era bianca , chemo-
firaua la buona ,l' alrra era negra , che fignificaua la catliua. Età Tre-
nefie.oue ella hebbe vn tempio molto celebrato per gli rifponfi,che quin-
di fi riportauanoyfu adorata fecondo che riferifee ^ilejsandro Napolita-
no, fotto la imagine di dueforelle . Et per la medefima ragione forfè an-
choTindaro, come riferi fee Tlutarco , la fece volgere due temoni con T'indirò,
mane . Islientedimenoper b pia fi tiene , che vna folamentefta la For-
tuna y la quale verrò dipingendo fecondo i varij difegm lafciatici da gli
Scrittori cominciando da quello,che mette Vaufania , otte ferine j che tra
le memorie de gli antichi non fi troua Statua alcuna della Fortuna più,
antica di quella, che fece "Bupalo architeto : e f cultore eccellente àgli
Smirnei, gente della Grecia , informa di donna febe Jul capo haueua vn
polo,& con l'vna delle mani teneua il corno della copia. Moflraua que-
sta (latua qualfofse l'vjficio della Fortuna , che è dare , e torre le riche^r
%e rapprefentate per lo corno di douitia , le quali cofe fi aggirano del con-
tinuo , come fi aggira il Cielo intorno à i due poli . St hanno moflrato il
medefimopoifempre tutti quell'ali quali hanno dipinto la Fortuna , e ne
hanno fatte Jlatue in qualfi voglia modo , volendoci dare ad intendere ,
ch'ella h abbia ilgouerno delle cofe di qua giù , & che lapofia difpenfare
come vuole . fi che fi legge apprefso di Lattantio anchora , il quale de-
fcriue,chegli antichi finfero la Fortuna con il corno della copia , 0 le po-
fero à canto vn temone da naue,come che a leiflcfìe il dare le ricche^e ,
(jfoffe infua mano ilgouerno delle Immane cofe,&de i beni temporali ;
perche in quefti non fi troua fermerà alcuna, né paiono ragioneuolme n- r>oueTao^
te partiti}conciofta che i buoni per lo più ne patifeono difagi grandi , & <\e ]Jc cofe
ireibuominineabondanocopiofamente. Et perciò fu detta la Fortu- humane .
na effere inconHante , cieca , pai^a , & amica molto più a 'maluagi ,
che abbuoni , come fi legge in uerfi eteduti di Virgilo, li quali cosìfuona- v- ...
min volgare. irgi io.
Vu Opof-
ImaginideiDei
Imagìne della Fortuna datrice , & difpenfatrice , 8c patrona
delle richezze 8c beni humani, e gouernatrice delle cofe di qua
giumelle quali non è fermezza ò-ftabiiità alcuna più di quello fi
pijò dire babbi vna nane fluttuante nelle inftabil'onde marine.
Imagini della lieta £< tri ir a fortuna, ouero della fortuna paf-
fiitaipreienteJ& v«ntura3giudicata da gl'antichi.bencTie si) folo
vn nome imaginato,maggiore de tutti li loro Dei filfì,& paxro-
nadelle cofe di quaggiù , &: quefto nume li antichi s'imaginoro-
no per feufa dell'imprudenze I020 .
X)e gli Antichi. 539
0 polente fortuna come fpe/30
Ti cangi , e quanta forila , ohimè , crudele
T' vfurpi ? tu da te di [cacci i buoni ,
E chiami irei nèflai però fedele
K^4 'qitcjìi fempre , tu fai , ( he concefja
£ più a chi mena meno de' tuoi doni
Trinando chi n'è degno , e sì difbonì
Le cofe tue > che trista pouerta.de
Opprime i giufti con graui difagi ,
£ godono i maluagi
Ogni tuo ben , tu ne la verde etade
*A gli buomini dai morte acerba, ealhora
Che d'anni carchi annoia loria vita*
(Ter che disenfi i tempi con volere ;
T^on giudo) gli vuoi pur qui ritenere .
isfgli empi va ciò , che per te partita
Fa da' migliori , né per far dimora
Con quelli , fi ti muti in poco d'hora ,
* Fragile , incerta , perfida , e fugace ,
Tir cui non fempre l'huom fi leua, ò giace.
Ter le qual cofe i Tbcbani pojero Tluto, come io di/fi nella [ita inta-
nine, in mano della Fortuna,quafi che quel 'Dio , il quale era creduto ba-
ttere in fuo potere tutte le ricchezze, le defie, & fé le ripigliale fecondo
che pareua à cofieija quale deferiue Martiano nelle noTge di Thilologia Martian».
in queflo modo . Eraui dice egli}vna giouinetta più loquace affai di tut-
te l*altre,che non pareua fapere flar ferma mait tutta leggiera, e [nella ,
cui [offiando di dietro il vento fempre faceua dauanti tremolare la gon-
fiata vefle . £ra il [uo nome Sorte , [econdo alcun i, & alcuni la chiama-
uano Fortuna,alcuni altri J^emefi,& portaua ncU'ampio,e largo grembo
tutti gli ornamenti del mondo, li quali ella por gena ad alcuni con velocif-
[mia mano, ad alcuni poi, qua[i fanciuUefcamcnteJcher'^affe ,[ueileua i
capelli y & ad alcuni altri [Ir anamente percuoteua il capo con vna ver-
ga . Et a quelli Jìtffi,aUi quali ella fi era mostrata prima tanto piaceiio-
le,& amica,daua su la tetta dopò con la mano, quafi che di loro fi beffaf-
fe. Et è creduta così fare apuntc la Fortuna di noi quando ella fi rito-
glie ifuoi benij aliandoci [con[olati;ilche non auerrebbe , [e di quello,
the è di Cfjsleinoinonfaceffimo maggiore conto affai, che dclnoftro : con-
Vh 2 ciofia
Ì40
Ir- agini de i Del
ìmagine della ^Dea Nemefì ' dìmofiratrìce delle buone
$pere3 &fèuerap finitrice defuperbi & waluaggi 3 &*
corte fé y &/ larga donatrice > (ffl premiatrice delle buone
operat tonile fendo tenuta la cono fcitr ice di tutte > figli-
uola della giufìitiayche ci ammaeflra nelle attiom douer-
finjfare mifura efenno .
I
De gli Antichi. 541
iìofìa che le riccheTgeftano della Fortuna , Z$ le virtù noflre , e noi met- -m
tiamofempre quefle dietro à quelle, come dice Horatio, quando /degno- Horatio.
/amente così grida .
0 Cittadini , Cittadini /chiocchi ,
^cercate pur prima le rìccìmge,-
Eie virtù la/ciate dietro a quelle .
<JMuHrarono poi gli antichi la buona>& lieta Fortuna , che è quando Fortuna
ctla à noi porge de'fuoì beni-i & la mefla , & fcon/olat averne fiamo noi , buona , e
quando di quelli rejiiamo priuati^amendue in/terne in queflo modo, ben-nl '
che la i/crìttione dica della buona Fortuna/olamete^comc /peffofi vede ne
gli antichi marmi de'Greci . Staà/edere vna donna bonejlamente ve-
Jiita in habìto di matrona mejìa in vifta , ty /con/olatayalla quale è da-
uanti vna gioitine bella>& vaga nello a/petto, che le dà la dejlra mano ,
& di dietro è v n* fanciulla , che/là con vna mano appoggiata alla fede
della mattona , la quale moslra lapajfata Fortuna, e perciò fià mefla : la
giouaneychc le da la manoy & fi mojìralietaj la Fortuna prefente>& la
fartciullaycbe di dktroslà appoggiata alla fedele quella,che vene, onero
ha da venire. Ma prima ch'io vada più oltre parlando della Fortuna>vo-
glio dire chifoffe T^emefi; perche fono queste due molto ftmili tra loro , e Nemcfi.
tantoché le hanno credute alcuni vna mede/ima cofa,come da quello fi uè
deyche pur dianzi ho riferito di Cftfartiano : nondimeno fu pure adorata
tiafeheduna da sèt& bibhero quella^ & quefla imagini tra loro dìffertn-
ti>come apparirà per lo mio dij'egno Fu dunquelS(emefi una Dea,la quale
era creduta moftrare a ciajcheduno quello , che gli fle/ie bene a fare : &
tAmmiano Marcellino così dicedilei.Queflaè la Dea,che punifeei mal Ammiano
uagit& dà premo.a' buoni i conofeitrice di tutte le co fé , onde la fin/ero gli Marcei"—
éinoicbi Theologi figliuola della Cjiufiitia , che da certa fecreta par-
te della Etern'tà fé ne Heffe a~ riguardare le opere de' mortali, ijftia- Macrobio.
crocio dice dicojìei , ch'ella fu adorata come vendicatrice della fu-
perbia , & alhvfan^a /uà la tira al potere del Sole . Tercioche' Iso-
le è di quella naturatche douunquè appare^ o/cura lo Splendore di ogni al-
tro lume , & /a fpefio apparire , & rifpkndere quello , che prima jlaua
occulto , & pareua ofeuro . Cosi fa Ts(emeft parimente , che opprime i
troppo fuperbi)Cf folleua gli bum ili , & abenviuere gli aiuta. Et in
/omma era creduta que/la Dea punire tutti quelli , li quali troppo fi in-
fuperbiuano del bene , che haueuano , Or la chiamarono fpef/o i 'Fotti Rbannu—
B^hannujìa da certo Imco nel paefe di A t bene > oue ellahebbe vnbel- vjLnj- m
li/fimo .fimulacro di maYmo . Fu detta ancbura alle volte \^ddraflia
da
1
344 Imagini de i Dei
4à -^frìra^o T^è, perch'cifn il primo , che mette fé tempio a loslei : U
quale fu da gli antichi fiuta con leali,perche credcuano, ch'ella fofle cctt
mirabile velocità pretta ad ognuno , & a canto le pofero vn temone da
naue,& vna ruota fiotto i piedi. Fu fatta ì^emeft alle volte anihor a 9
che nell'ima mano tiene vn freno,& neWaltra vn legnoycon che fi mìfu-
ra, volendo pi n io meflrar?, che debbono gli huomini porre freno alla lin-
gua,& fu tutto con mi fura, come dicono due verfi (freddi eguali furono
già fatti /opra quejìajiatua,& in volgare il fenfo loro è tale*
Cm quefìó freno , e con quefìa mifura
Io ^{emefi dimeflro , che frenare
Debba ciaf un la lingua , né mai fare
Cofa }fe prima ben non la mifura.
Paufania • Scrine Tanf amache 1S[emefifu vna Dea nimica olirà modo agli
huomini infolc nti, e troppo fuperbi, & feguita così poi . E furono puni-
ti già dalle ira dì co/hi i Barbari li quali f predando gli ^Atheniefi , e
venuti ne' pacfilorojcome che già gliljauc (fero fuperati affatto yvi fecero
condurre vn bclliffimo marmo per farne dopo fiupirbo trofeo; ma tutte
fu iltontrarioiperche reftarom vincitori gli ^itheniefi.eVhidia fece poi
di quel marmo condotto da' 'Barbari \vn fimulacro alla Dea T^emefi, dei
Atìfonìo . qUa(e fa ^ufonio vn 'epigramma , fingendo, che la Beffa Dea dica cfjere
fiata fi.Ua per ftgno della vittoria de i Greci , &per mostrare , ch'ella
non lafciò impunità-la vanafuperbia de i Ter fi . Haueua queflo fimula-
ero vna corona in capo fcolpita à cerni, & a brevi imagini della vittoria,
e tcncua vn ramo di fr affino nella fìnisìra mano , e nella defìra un uafo
con alcuni ftbìopi fcclpiti dentro, dell è quali cofe dice Taufania,che non
r sa renderne alcuna ragionerie che ptnfarnc pure,& io manco lo so. Sog-
Nemefi se giunge poi il medefirr.o 1? anfani a. , che leftatue di T^cmeft'non haueuano
da principiale ali , come le hcbbsro pofeia apprefso de gli Smirnei , che
quefii furono i primi, che la faceffero alata, alla jimiglian^a di Cupido-,
perche credcuano ch'ella hauefje che fare afsai ccngli innamorati , come
chepunifie quelli ,li quali andauano , della jua belley^a troppo alteri, e
C j, fuperbi > come Ouìdw moSìra nella fintola di TSJaniffo . Et Catullo pa-
rimente,pofcia che ha pregato afsai Licinio belliffimo giouine , che uenga
à lui , dice alla fine : Cjuarda che tu non ti facci poco conto de' miei pr io-
ghi , e mi difpre7^j , acciochc talhora hon te negafìighi poi Islemefi
1)ea terribile . Tcrche dunque puniua quefia Dea i mortali delle lo-
ro opere [uperbe , cy ingiufìe , la credettero alcuni efsere la medcfima
g con
;. ~ - «• **>-.,
Degli Antichi.
345
Imagìne della Gìuflìtìa cufloditrice de huonì èr* fu-
nitrice de rei,($f imagme della. Giù flit ìa conculcante o*
caftigante t ingiuria, & hìeroglifico denotante dettagli*
flitia,& quale deue e (fere apparerei operare .
444 ImaginideiDei
. con la Giuflitia . Della quale è de ferina la imagine da Chriftppo ,fecon»
AG Ilo ^° c^e riteTlfce ^ul° Gelilo, informa di bella vergine, terribile nello a-
ff ette, non fuperba->nè burnite} ma tale, che con honeUà feueritàfi moflri
degna dì ogni riuerenT^a j con occhi di acutijjima vifla \ onde alatone
Giuflitia difje , che la Giuslitia vede tutto, e che da gli antichi facerdoti fu chia-
vede il tut mata vendicatrice di tutte le cofe . Et ^Apuleio giura per rocchio del'
Apuleio. Sole , & della Giusi itiainftéme , come che non vegga queflomenod*
Giudici quello . Le quali cofe habbiamo noi da intendere , che deono effere ne i
quali deo- miniflri della giuflitia \ perche bifogna , che quefli con acutifjìmo vede-
rlo efiere . re penetrino infino alla nafcosla , & occulta verità , & fiano come le
cajiè Vergini puri , sì che né pretiefi doni) nèfalfe lujinghe,nè altra cofa
gli pofia corrompere : ma con fermiffima ftuerità giudichino fempre
per la ragione <;& ji moflrinoa reiy& a* maluagi terribili, ejpauenteuo-
li, & a' buoni , & innocenti piaceuoli , & benigni ., Hanno poi pò fio in
mano alla Giuslitia vna bilancia alle volte , & alle volte quel fafeio di
verghe legate con lefcure , cheportauano i Littori dauanti a Con/oli Pro-
mani . E talhorafu la Giù Hitia dagli antichi fatta in quefla guifa an-
cora. Stana una tergine nuda àfedtrefopra vnfaffo quadro,? teneua (.on
luna mano una bilancia , & con Paltra unafpada nuda . Scriue Dioda-
to,che in certa parte dell' Egittofiue erano le porte della Ver ita, fu la jìa
tua anchcra della Giuflitiada quale non haueua capo-, & non ne rende al-
cuna t agione, come farò anche io, uenendo à dire: che in Egitto pure face-
nano la Giuflitia in quejio modo ancora . *Dipingeuano la finijìra mano
diUefa, & aperta: perche quefla è naturalmente più fredda^ più pigra
della delira; (3 perciò meno atta a fare ingiuria altrui. Onde tra l'altre
cofe,che nell'arca di Cipjdlo erano fcolpite,fcriue Taufaniajbe uifu v-
na bella donna,la quale un' altra fé ne tiraua dietro,ma brutta, tenendola
fretta nel collo con la fini/ira mano j e con la deflra pendendola flrana-
mcnte con un legno & che quella era la Giuflitia, & quefla la Jngiuria .
Jmperochei giusli giudici deono tenere opprejfa fempre la ingiuria , sì
che non fa fatto mai torto ad alcuno, come hanno da u edere bene , onde la
uerità nonfta loro occulta mai,& cosi hanm da udire tutto qudlo,che eia
feuno dice àfua difefa,& non condannare gli accufati per le parole fola-
unente de gli accufatori , fé non uogliono efiere fimdià quel giudice ,
qual dipinfe giù C^fpelle , come recita Luciano , & dopò cb'ei fu li-
berato da Tolomeo ]{e dello Egitto , che fu per farlo morire , hauen-
do creduto troppo feioccamente ad t^fntifilo , ilqual per inuidial' ha-
ueua accufato , come confapeuole di certa ribellione : ma fu feoperta
la uerità poi da uno de i congiurati ; & il Rj conosciuto l'inganno li-
berò
Begli Antichi. . 145
he rb \^fpeile,glì donò cento talenti^ & volle, che %Antifilo,il quale l ha-
ueua accu fato à torto ,foffe poi fempre fuofchiauo . ^A pelle dunque ,
volendo dìmoflrare il pericolo , a che era fiato , dipinfe vna belliffi-
ma tamia-, che fu ch'amata poi la Calunnia di ^4 pelle , in quello modo : Dipintura
Staua fedendo à yuifa di Giudice vno , che haueua le orecchie lunghe fi- di Apeile .
tnili à quelle deli <A fino , (3 come fi Ugge , che le hebbe il Rè rJMida >
tui due donne, vna per lato t mofirauano di dire non so che pian piano al-
l'orecchie, era l' vna dì que{le la Ignoranza, l'altra la Sofpitione , & par-
gena la mano alla Calunnia , che veniuaà lui in forma di donna bel- Calunnia.
la, (fornata, ma che nello afpetto moflraua di efjere tutta piena di
ira , e difdegno , (3 hauea nella fmiflra mano vnafacella acce fa , <& con
la defira tiraua dietro per gli captili vn giouine nudo } qual mifer abil-
mente fi doleua aliando le giunte mani al Cielo . *Andaua innanzi a
cosici il Liuore,cioè la Jnuidiax ch'eravn'huomo vecchio ,magro,e palli'
do,come chi fìa flato lungamente infermoi& dietro le veniuano due don-
ne, le quali par euano In fwgarla facendo fefia deliabelle'^afua^ ador-
nandola tuttauia il più chepoteuano,& dimandauafi l'vna ,Fraude,& il
nome dell'altra era Infidia. Dietro a quelle ftguitaua poi vna altra don-
na chiamata "Penitenza , con certi pochi panni intorno tutti logori, e Penkétia.
fquarciati,che largamente piangendo fi affligeua oltra modo t & ' parcua
voler fene morire della vergogna , perche vedeua venire la Verità. Così
deferiue Luciano la Qdunniagià dipinta da optile , onde ne raccoglie
foi,che quella non è altroché vnafalfa accufatione creduta dal giudice
di chi nonfia prefente à dire il fatto fuojlaquale per lo più è caufata da la
lnuidìa , (3 perciò gliela meffe dauanti ^i pelle , & è quella vn morbo *nUlt"* •
dell'animo humano il peggiore,cbepoffa efsere , perche non folamentefà
male altrui', maàgl'inuidi sleffi nuoce grandemente . Onde Silio Italico sìlìo Itali
mette tra le pesti, e tra i moslrì, che fono in inferno , la Inuidia , che con co .
Mmbe le manififtringe la gola\C3 perciò ben difse Horatiotche Horatio.
T^on feppero ì Tiranni dì Sicilia
Trouar maggior tormento della lnuidìa ,
Conciofia che, come dicono alcuni verfi creduti di Virgilio , e tirati in Virgilio.
quesla guifa al volgare,
Vn veneno è la Inuidia , che d'inora
Le midolle , & il fangue tutto fugge ,
Onde l inu ido n'ha debita penai
X x Ter che
346 ImaginidciDei
Terche mentre l'altrui forte l'accora ;
Scfpìra , freme , e come Leon rugge ,
iJMoflrando , c'bà la mi/era alma pan
^D'odio crudel , cbe'l mena .
^yd veder l'altrui ben con occhio torto .
l'ero dentro fi fa ghiaccio , e di fuor e
Bàgnafi di fudore,
Ch'altrui può far del fuo dolore accorto ;
E con la lingua di veleno armata
cMoìde y t biafimaftmpre ciò che guata ,
Zìn pallido color tinge la faccia ,
Qual dà del duolo interno certo fegno ,
Et il mifero corpo diuicn tale.
Che par che fi dijìrugga , e fi disfaccia .
0ò che vede gli porge odio , e dijdcgno :
*Però fugge la luce , e tutto a male
Gli torna , e con vguale
^Di/piacer fchifa il cibo , annoia il bere,
Vnqua non dorme . mai non ha ripofo ,
E- fempre il cor gli è rojo
Da quella inuida rabbia , qual'hauere
2\(o# può mai fine ; & al cuigrauc male
}{imedio alcun di medico non uak.
Ouidio , 2?j Ouìdìo facendola in forma dì donnayperche come dicemmo poco fa
nella dipintura di K^Jpellej (jreci la fecero huomo,così la diferiue .
Tallido ha il uolto > il corpo magro , e a frutto,
Gli occhi fon biechi , e ruginofo il dente ,
Il petto arde d'amaro fé le , e brutto
Vekn colma la lingua , né maifente
Tiacer alcun}fe non de l'altrui lutto :
*Allhorridela Inuidia , ch'altrimente
Si mojìra ogni hor addolorata , e mefla >
E fempre à l'altrui mal uigile , e defla .
Et de fcriuendo prima la fua cafa tri fi a , fredda , & caliginofajja-
neua dettojtidla quiuife neflma mangiando (ergenti . Tlutarco fcriue
affai
De gli Antichi. 347
gffai lungamente delta Invidia, "J ri gran Baft He facendone una ovattane,
dite, eh? gfinuidiofi fo\ m jhni'.i u gli atto co> i./'J alle mo'chéiperche, come
quelli uoh 1 io pajfamfopra Ueticawpiy ti' [opra fioriti prrj:>, né fi cala-
tio.fe non otte reggono qualche pu ?s polente corpo , e ai queHo ancora la-
feiando le intere parti vanno ricercando le corrotte, jJ guafie; cofigliin-
uidbfinon guardano maUqtbe difjimulano di vedere quello, che in altrui
meriti di efferà lodato , & a quello [do pongono mente , che pofja effere ^om0t
biasimato in qualche molo. Come fu creduto fare tJWomo [ragli Dei ,
iiqualefu parimente 'D:ò appscjjò de gli antichi], & nacque fecondo He-
fwdo del Sonno,e della 'biette ; nèfaceua egli cofa alcuna mai ; ma guar-
dava quello, che gli altri Dei faceuano,e riprendeva liberamente,^ àia
fimaua ciò, che non era fatto à modo fuo.Onde Efopo fcrijfeye lo riferifee £fopo ,
t,4riftotde , che Ritorno biajimaua chi [ece il bue , dicendo che fu male
auifatoà farli le coma [uHcapo, perche doveva fargliele sàie [palle,
accioche con for^ a maggiore potejjè ferire. Et di U'huomo diceva, come
racconta Luciano^ che errò grandemente chi lo fece à non fargli vna fine-
firetta nel petto , accioche fi potefie agevolmente vedere ciò , che egli ba-
uefìe in cuore. .A Venere non trovò che direnarne Filojìrato [crive,[e non
che le pianelle [aceuano troppo rvmore,quando ella caminaua. La ima-
gine di codivi è deferitta da certi Epigrammi Greci in [orma di vecchio
magro , e [ecco , tutto pallido > con bocca aperta , e chinato ver-
fo terra, la quale ei vàpercotendo con vn bafione , che ha in mano , forfè
perche tutti i Dei degli antichi furono detti figliuoli della terra. Fra gli
qvali 'JAiomo Dio della riprenfione, 0 del biafimo faceva l'vfficio , che
fanno alcuni fra noi , & perciò fono parimente detti LMorni : li quali
tnoffi folo da vagherà di dire male d'altrui à lorojtiacere, & fen^a ra-
gione alcvnaybiaftmano ciò che veggono; il che viene per lo più , come ho
già dettOydalla fnvidia}qval'é,come diceva Evripide,& lo riferifee Elia Euripide .
no,cofa fuor di modo trisìa,malvagia,& uergognofa; & [legge, cheglì Eliatio.
antichi la disegnavano, [acendol*anguilla:per che qveHa,come dice il me
defimo Eliano,[e nejià da sé,nè va con gli altri pc[ci maLLa Fravdepoi, prauffe#
quale [ece <A pelle in [orma di donna,[u difegnata da Dante con [accia [0 Dante.
lamente di huomo dà bene,& giufto,ma che habbia il rejio del corpo tut- •
to di [er pente macchiato di diuerfi colori, & che ter mi ni ,& fini[ca in co-
da di Scorpione. Le parole [uè fono qvefìe.
E qvdla [oT^a imagine di [roda
Sen venne , & arrivò la tefla , el bvflo,
Ma su la riva non trafie la coda,
Xx 2 La
34$ Imagini de i D£
La faccia fua era faccia d'btwmgiuflo.
Tanto benigna hauea dì fuor la pelle,
E d'vnjerpente l'vno , e l'altro fusìo,
*Due branche bauea pelofe infìn l'af celle,
Lodoffo , il petto, & amendue le cofie
Dipìnte baite* di nodi , e di rotelle .
Con più color fommefìe, e foprapefìe^.
7<lon fur mai drappi a Tartari , né Turchi;
7{è fur tal tele per K^ragnc imposte.
La fpofitionedi quefla irnagine è, che la natura degli huominìin-
frandoléd Samatori>& fraudolenti è di moflrarfi nell'afri tto,& in parole benigni,
viaceuoli,e rKodefìiyma di ejjere altrimente in fatti poi fi che tutte le lo-
ro opere alia fine fi mostrano piene di mortifero velano . Ter la quale cofa
poferogli antichi il Tino anchora alle volte volendo difegnare la Frali'
la S° d61" ^e ' Ptrci°c^e ^eflo arbore , & per l'altera , e drìtturafua, &■ perche
' femprc è verde,è hello}e vago avedere,ma dannofo poi (ouente àchiòri-
pofa all'ombra fua,ò fen^a altro riguardo vi paffa fatto, perche cadendo
i frutti fuoi già maturi ,e perciò durifjimi,da gli alti rami fé gli danno per
forte fui capo, così fer amente lo percuotono, che l'vccidono , o gli fanno
fentir e almeno grauiffimo dolore , fé pur in altra parte del corpo lo ven-
gono a ferire. Ma ritorniamo alla irnagine della Fortuna , dalla qua-
le mi fuib J^emefì,& io poi paffando di vna in altra cofa non mi fono ri-
cordato di ritornare a lei prima di hora,cbe più non mi refla che dire del-
la dipintura di i^4peUe\il quale dipingendo anco la Fortunata pò fé a fe-
dere, & dimandato perche ciò baueffe fatto , rifpofe , ch'einonPbaueua
inai veduta fi are , &appre[io dei Latini fiare fignifica nonfolamente
effer fermo,, ma in piedi anchora, e quindi ne fece egli motto , perche la
fortuna è detta volubile,^ infìabile . il che volendo moflrare gli anti-
• chi nella fua irnagine , la fecero, come fcriue Eufebio, fedire fopra vna
gran palla , e le aggiunfero l'ali , che velociffimamente la portuno mò da
Horatio. tluc^°»mà da quello; onde Horatìo così canta di lei tirando i verfìfuoi in
nofìra lingua»
l' infìabile Fortuna
U vntrudelg 'oco attende ,
Efcher-
De gli Antichi. 349
£ftbev%a fempreà danno Ut' mortali,
Sw^a regola alcuna
Muta le cofe > e rende
tìcnor à quefto , à quel dà grani mali ,
E pofeia quelli , quali
Eranpel fuo fauore,
"Prima lieti , e contenti ,
Fa miferi , e [contenti ,
E mutando fi qua fi à tutte l'hot t,
x^Al'vn dà , à l'altro toglie ,
C uiftan benigne , ò auerfe le fue voglie*
Terò ringratio lei
Quando per me fi ferma ,
Et 1 fuoi beni godo volontieri •
tJMa non sì, che de' miei
T^on mi ricordi e ferma
Speme non v'habbino anebo i miei penfteri ,
Dunque s'ella i leggieri
Vanni jpiegando vola ,
Ciò ch'ella vnqua mi diede
T{ifìuto j e fé ne rìede
L'animo mioficuro a quella [ola
Virtù , che lo contenta ,
E ficcherà maggior batter non tenta.
C ebete in quella tauolay nella quale dìpinfe tuttala Vita humana, cekete.
fa la Fortuna vna donna cieca,& pa^a,che sia con i piedi [opra vn ro-
tondo faffo.Et ^irtemiioro l'ha pofta alle volte à jedere fopra vna dijie- A rtemido
fa colonna,^ la fa talhora bella, & ornata, e talhora foiga , e mal ve- ro*
slita,& che tenga Umano a vn temone di naue . Et in quefìa guifa la
vediamo Jpejfo su le medaglie antiche ', & negli antichi marmi, (faleno Galeno #
parimente, quando esorta igiouam alloftudio delle lettere,così dice di co
Jlei. Polendoti gli antichi porre dauantiàgli occhi conphture,&confta
tue le maluagità della Fortuna,non baftò loro farla in forma di f emina,
the questo ben doueua (fiere a fiat per moftraretcb' tlla fvjfc pa^z a,e mal
uagia , £$ che non ifhfle in vn propofito mai : male aggiunfero vna
rotonda palla fotto i piedi facendola Jcn^a occhi , & dandole poi vn
temone in mano , come che alla cieca , & ferina prouidenT^a alcun*
gouerni le cofe del mondo . 'Jjifegnano anco) a molto bine la For*
sanò)
?$o Imaginidei Dei
Pacuuio. tum * & e fpongono parimente il fuo difegno alcuni verfi dì Tactt-
' uio , che fi leggono ne i libri della Retorica di Cicerone , & in volgare
coùfuonano,
Ta^ZjX, cieca , e befliale è la Fortuna,
Secondo che i Filofofi hanno detto ,
Qual fopra vnfaffo , che s'aggira , e volue
L'hanno pofta , però douunque queslo
Si piega , ella va prefla , e non sa dotte ,
?{è vede;onde a ragion fu detta cieca •
E perche troppo fpefjo ella fi muta ,
L'hanno chiamata pa^a , e befliale
E fiata detta perche nonconofee
Qmlfia degno , qual nò, qual buon,qualrio.
Oltre dì ciò fu fatto alle volte il Caduceo con vn cappello in cima, che
haucua due pìccole ali ,vna pei lato , & con due corni dì 'douìtia , qua-
li abbracciavano effo Caduceo , & fignificaua quesla pittura fecondo al-
cu ni , che la buona va qua fi fempre infitme con la eloquenza , 0" con la
rana13 ™ ^Qtt1inaì & ìnfomwafu creduta ques~la efjere di tanta for^a, che non vi
mancò chi dicejjb , che vale ffe poco la virtù fen^a lei : & che , fi bene
quella cifeorge ad alte imp'reje,& à gloriofo nome , non maìperò , ò ma-
lageuolmente vi arrìueremo , fé quefla non ci accompagna , metten-
do pure, come credeuano gli antichi , che la Fortuna fia qualche Islume ,
il quale nelle cofe mondane poffa affai . Et che nei medefimì fiamo a noi
fttflì la buona Fortuna , ò la ria , fecondo che ò bene , ò male ci fap-
piamo gouernare, & appigliarci a ciò,che di buono ci fi rapprefenta,oue-
cneca. rolafciarlo. Onde Seneca ferine a Lucilio fuo , che fi ingannano quel-
li , li quali giudicano , che bene , ò male alcuno ci venga dalla Fortu-
na; per che fé bene ella dà materia di quello , e di queflo , & alcuni prin-
cipi] alle cofe , che panno dapoi riufeire a bene , ò male; nondimeno l'ani-
mo nofi.ro può molto più di lei, e tira le cofe f uè come vuole, di modo che
egli fteffo afe mede fimo è caufa òdi felice , òdi mi fera vita . Et per-
ciò , quando al male ci appigliamo , di tutte le difauenture , che ci intra-
uengonopoì,habbìamo da dolerci della dappoehe^a noslra , & del no-
stro poco vedere , non della Fortuna : come mofìrarono pur' anche gli an-
tichi nella imagine della Occafione , la quale fanno alcuni effère vna me-
de fima con la Fortuna -, ma fé non fono vna mede fima cofa qucslc due,
ben fono tra loro molto fimili , come dal ritratto di quefta fi potrà ve-
dere,
Degli Antichi.
35i
Hìeroglifico denotante la buona Fortuna quaft fempre andarecon l'e-
loquenza, &con la dottrina, &l'imagine dell'Occafìone 3&oppc riunita
da Greci detta il Dio Cero,qual chi non prende quando fi appreiènra,in va
do poi la cerca e (i pente.
Imagine della Fortuna apogli Scithi fignificante Iafua velocità & in/la-
bilità nelle cofe mondane.,& che bilogna fecondare Toccatone, perche ve-
locemente fé ne vola &in vanopoififeguej & in vano fi pente delle Deca-
goni perdute & traiafefate . •
Imagine della Fortuna àcauallo che velocemente corredai Fato&dal
Deftinn 'eguirata.dinotante la velocità di quella> & doue queiU fonc,queI-
la non hauer polla o fermezza alcuna.
§52 ImaginideiDeì
etere , la quale fu fatta Dea dagli antichi > forfè accìochc dalla imagine
fua r inerita , & fpe fio guardata ìmparaffe ognuno dì pigliare le còfe in
tempo , perche quelle ccn quefi$fi mutano , 0" V anno via , lafciando poi
chi non lefeppe torre pieno dì mtjìitia , & di pentimento . Fu adunque
la imagine della Occafwne così fatta : Stana vna donna nuda con i piedi
[opra vna ruota , ouero su vna rotonda palla , & baueua i lunghi capei
tutti riuniti fopra la frónte, fi che ne reflaua tajnucafcoperta , e come pe-
lata,& a'piedihaueua talijomefì dipinge-£Mercurìot& era con lei una
altra donna tutta addoloratd,mefla nello afpetto}& piena di pentimen-
to . V n fimulacro tale fu già fatto daThidia j & fé ne legge vno epi-
Aufonio. tYammct jfe iXtffoHÌotncl quale eideftriue la Occafwne così come ho detto,
e mette coi iteiiaTeniten^a per compagnia. Jmperoche chi lafciapaf-
far la buona omafione,che fi appr eferita in qualfi voglia cofa,altro non ha
poiché pentirfi f&lagnarfi di sé mtdefmo . Quefta > che chiamarono i
Occafio- Latini Occajìone , & opportunità , & riuer irono come Dea, fu da' Greci
ne. detta Tempo Opportuno, C? perciò da loro fatto "Dio , non 'Dea,®- era il
fuo nome Cero, eh è quefta voce apprefjo de iXjrecifignifica opportunità
di tempoycoìne fcriue'Taufania ancora ,cue mette, chea cosleifu confe-
crato vn 'altere appreso degli Miei, 0 che certo Toeta antico in vn'hin-
no fatto per tùit&cbiama il più giouine di tutti i figliuoli di Saturno,
Cero Dio. Fu dunque il 'VióCer^de i Greci 9 il medefimo , e beerà la Occafwne de i
Latini , del quale Toftdippo fece vn epigramma defcrìuendo la fua ima"
Pofidippo gine. m(f€ i^tìfofììqiplfe forfè l'argomento delfuo,quando dipinfe la Oc-
cafone, per che fono in tutto ftmili yfe non che Toftdippo mette di più vn
rafoio in mano al fuo , & sAufonio alla fua dà la Teniten^a di più per
compagna. Calliflrato parimente nobile (cultore fece il Dio Cero in
forma di giouine nella fua più fiorita età , bello , & vago con i crini al
vento fparfi , & in tutto il refo come lo deferiue apunto Toftdippo . 'Si-
fogna dunque slare con gli occhi aperti , e con le mani pronte per dare di
piglio alle cofe , quando la Oc cafone ce le mefira , perche ella toslo gira,
e volta la nuca pelata poi a chi non Jcppe cacciare le mani ne i lunghi
crini , che hàfopra la fronte , & via fé ne cantina con veloci/fimi piedi •
Cfóoflrarono quafi il medefimo gli Scithi anchora nella imagine della
Fortuna , impereche , come riferifee Quinto Curtio , quefii la fecero bene
fen^a piedi , ma le pofero poi le ali intorno alle mani , perche ella dà ,
Fornirà & porge con quefie i beni, ma con tanta velocità, che apptna altri ha
ée gli Sci- flefa la mano per pigliarli , che ella g ià è vaiata via . Oltre di ciò ben-
™** che talhcra giungala Fortuna con noi mano a mano , non però mai ci la-
feia pigliar le penne^h' ella vi ha d'intorno-, perche vuole poterfene rìuo*
lare
De gli Antichi. ^ 35"?
lare afuo piacere . Et riuolarfene fenica fare troppo indugio, perche non
sa fermar fi , & poco durano le felicità , che vengono da lei. Onde fu ,
che alcuni già , come ferine ^Aleffandro T^apolitano , la fecero di ve-
tro ; perche , come queftofubito ftfpe^a ad ogni lieus intoppo , così to- Fortuna dì
fio vanno a terra i fluori della fortuna. CHa non perciò lanciarono r/i vecro*
crederle gli antichi, an^i mostrarono di' fidar fi tanto in lei,che la v alte-
ro fempre hauere con loro , maffimamente i Trinciai , egli fmpeì adori ;
perche quefli nella loro più fecreta fianca teneuano fempre vn dorato fi-
mulacro della fortuna, & come fiera l'adorauano,& voleuano anebora , Simulacro
che f offe con loro ogni volta , chevfciuanoin publico. Onde Spartìa- É : a For"
no ferine , che Seuero Imperadore giunto alloefìremo della vita, voi- ayx imDe_
le fare , che vi foffero due di quefie facrate flatue della fortuna , de- radon.
cloche ciaf cuno dei figliuoli , cH 'erano due , nehaueffe vna,che /'<*c- Spartiano'
compagnaJfa,e slejfe con luifempreima non vi potendo attender e, perche
troppo l'aggrauaua il male , comandò morendo, cheavìcenda , foffe
poflo il facratofimulacro della fortuna nella fecrcta fianca a' figliuoli,
l'vn dì all'vno , & l'altro all'altro , quafi foffe queflofigno del partito
Imperio tra loro egualmente . Et intonino Vie Imperadore , fecondo Ant0- p'°
che dice ilmedefimo Spartiano,fentendoft vicino al morire, comandò che *mPerado
la dorata Jlatua della fott una foffe portata nella fianca di diano \An-
tonino , che fu certiffimo fegno dello Imperio trasferito in lui , come che
V Imperadore > il quale moriua , few^a dire altro , lo difegnafje in queflo
modo fuo fucceffore . xA leuni, & benifftmo hanno dipinta la fortuna fo-
pra vn grande erboro con vn lungo bafione in mano,co'l quale va bat-
tendo già i frutti di quello, che fono feettri di I{è,mitre, borfe, nani, ara-
tri y & altre cofe , che dinotano le dignità, ££ tutte le arti Immane . *Dì
fotto poi fi vede a (ìaregran moltitudine di perfine, & d'ogni forte gra-
do , quali afpettano di coglier il fruito che loro vien fopra . Et fi vede
che ad alcuno diflirpe regale toccando vrì aratro gli bifogna di Trinci- ;
pe,che eragià, diuenire pouero agricoltore , cue ad vn contadino cadendo
fopra vnofcettro,ò alcuna borfa diuenta egli Vrincipe , & ricco : sì che
bifogna acconciar fi in buon loco , & che profperando la fortuna ven-
ghi a toccare qualche buona ventura . ScriueTaufania , che la f òr tu- Pau fonia.
na in Grecia apprefio degli Elei hebbe vn tempio , oue era vnfuofimu-
cro di legno molto grande , e tutto dorato , fuor che le mani , & i pie
di, quali erano di marmo . Et dice anco poi di alcune altre ftatue della
fortuna fatte da' Greci in diuerfi luochi , ma non le riferifce,perche nien-
te hanno di notabile più di qiicllo,chc già è slato dettoSDìrò bene di quel-
la , che fu in Egira città dell' jlchaia , ben che ne diceffi puf anche già
Ty ndk
354
Imaginidci Dei
Imagine della Fortuna in € gir a lignificante nell'amo
re nyolerui buona fortuna, &* ricchezze altrimenti fen
za non fi ottiene lo bramato defìderto^ma io credo, che fi
in queBa come in tutte leattiom bifogni hauer delle vir
iucche quelle fanno la buona fortuna, perche non ci efor
iuna alcuna, ma è nome imagmato.
'6
7>e gli Antichi. gif
nella ìmagìne dì <Amo*t\ la quale era fatta in cotalguifa . *I>all'yn ter'
to bauea il corno della copia , & lo tcneua con mano , dall' 'altro il lDio
Cupido . Et fignificaua quefio,come lo interpreta Vaufania,cbe poco uà*
le a gl'innamorati f fiere belli, vaghi, e gentili , quando non habbk.no la
Fortuna con loro , che pare voler dire, che bifogona in amerà non neno ,
che neh" altre cofe battere ventura , & buona forte : e pur troppa lo vuo-
le dir Cima queflo vi fi ha da aggiunge* e ancora, che bifogm, che la For- ^orvinl
Urna fcco porti il corno di docitia , perche fen^a farà di poco giouamefh giuueuole
to ad amere , mercè dello auaro animo fi mini le , che né à beltà ri guar- ad Amore.
da, né à virtuale a gentilezza, ma fola fi piega aprétiofi doni . Onde fi
può dire ficur amente, che farà bene auenturofo, & felice fempre In amo-
re qualunque babbia oro , argento , & pretiofe gemme, doni tutu di For-
tuna ,& moHrati per il corno della copia . ^Perdonatemi donne , che il Alle Don-
ato del vostro bonore mi sforma bora à ragionare con voi in queflo mo- ne.
do > pia affai del danno , che per gli altari vofìri defìderij hofcntitogià Ammoni-
piu vo'te . Ttyn vi vergognate voi , & à quelle dico /blamente , che lo tI0ne *
fanno > di dare voi medefimcàpreigo non altrimenti , che come fi ven-
dono le befiietancbor che non come quefle reflate in libero potere di chi uì
compra,ma ritornate pure anchora sicché dare vi potete quando ad vno ,
e quando ad altro , fecondo che maggior previo vi viene offerto : ma
ben rimane la honeUà vofìra,& il vofìro buon nome in preda fempre al-
la infamia,albiifimo, (3 alla vergogna . Et fé mi dice/le forfè , che im-
porta più , che noifiamo impudiche per pre^ro , che per amore folamen-
te ? ad ogni modo così per queflo , come per quello perdiamo la ho-
neflànofira , la quale voi huomini hauete rìHrettatràbreuiffimi ter-
mini , in modo che fé tra quegli vorremo ttare > non farà per noi amo-
re: & come volete dunque poiché per amore ci mettiamo a fare gli pia-
ceri vofìri ? Vi rifponderei , che alcune opere fono, le quali benché in sé Coltra le
forfè non fiano molto buone indotte però al fio fine pel mei^p della vir- re> neaua
t fi t contentano chi le fa , & fono ancho per lo più lodate , & all'incontro
che vitiofamente opera , né contenta sé sleffoflando occulto , né , quan-
do fi manifcila , troua alcuno, che lo laudi . L'amore è virtù, & é vitio
l'auantia . K^édunque quello , che fate per amore , oltre che a voifleffe
non turba l'animo conjapeuole di hauere operato virtuofamente, è lodato
anchora da, qualunque lo sa . (JMa quello , à che l'auaro defidcrio vi tL
ra,vifìimula fempre,non vi dà ripofo mai, onde fempre fentite vn cotale
rimordimentOjChe vi dice ; Lxf che pure ficcfti male . St quando da al-
tri e rifaputo poi,di gentili,^ honorate diuentare vili , & infami, efo-
uentefi cangia il nome di genti-donna bonefla in impudica meretrice, il
Yy z che
«
35^ Tmagini cteilìét
tbj non fa mai dì chi per amore compiaccia à chi l* dìrtd;peYche fole que»
Jie, che fanno ciò per mercede fono dimandate meretrici . T^èfono ì ter-
mini posti alla konefià vofira così riflretto i come pendano forfè alcune
dì voi che vi fi a vietato l'amore, anzi vi fi dà come voHro proprio , ef-
jendo chi; da voi fole feu^a l'huomopoco valete ; & come vi accofiarete
voi aU'buomo con piacere di amendui , fé non vi fi intrapone amore ,
-che vi leghi ìnfieme f ^Adunque non vi fi toglie amore;ma fnpete voi,
che vi fi toglie t il fare ingiuria ad amore , come fanno molte,venendo a
mercato di quello, che per bufolo dourebhono fare . Si che non per amo-
re , ?ie perche , vinte dalla fragilità humana , non pofiano re fifìere al-
le carnali paffioni.cofe che molto ben cnoprono ,& ifcujano gli noslri er-
rori }fi danno nelle braccia a cui moflrano di amare >ma perche troppo fo-
_ . - no aitìde , e rapaci , & par loro dandoft a molti 3per bauere da^ molti , dì
potere meglio empire le loro auare , & ingorde voglie . Et perciò di lo-
ro può facilmente godere ognuno , il quale habbìa che dare . Ter qae-
jìo dunque iA more fla congiunto allaVortuna , che tiene il corno della
copia , e moflra pur anchlNa[hro poca fermezza , perche non meno fono
mutabili in amofe Te auare femine , che fiala Fortuna i alla imagine
della quale ritorno, & Ufi io vói donne > ibe viuete ne'voflri vtrgognofi
errori ; &*a quelle , che fono lontane , prometto dì dire vn dì tutti i beni
del mondo di lorOj & in modo tale , che forfè anco fé ne faranno qualche
conto. *A dunque, oltre olii difeghi fatti fin qui delia fortuna, trouo ,
che alcuni l'hanno dipinta in mare ^cbéfa vela tra le turbate onde y al-
cuni l'hanno pojia su l'acuta cima à'vrì alto f affo , onero di vn monte , sì
che agni poco di v ento, che f pili, la fa voltare . Et credo, che qutfìe fila-
no fiate dipinture moderne , perche non ne trouo fatta mentìone da
^rc^<:,1!'0 gli antichi , come è fiata quefìa parimente } che riferifee il Gir aldi feri-
uendo de i Gentili , oue così dice : Hanno alcuni d tempi nofiri con afjai
bella inuentione fatto la fortuna a caualìo e che velociffmamentefc nq
corre via,& il Fato,ouero T>efìino,come ci pare di dire, lafeguita tenen-
do Carco con lafaetta di arciere per ferirla . (Jiloflra queBa dipintu-
ra la velocità della fortuna 3 come ch'ella non ripofii mai , ma corra via
fempr e f cacciata dal Fato , perche oue è il 'JJeflino , non vi ha luoco la
Apuleio, fortuna . Queftafia Apuleio eff ere vnamedefima con 1 fide } quando
finge y chea sé di A fino ritornato bucino così dice il Sacerdote della
'Dea-Mora tu fei fatto la cuftodia della fortuua , non di quella, che è cic-
ca } m a di quella che vede , G> da luce ancora agli altri rDei con il fuo
Fortuna j> fptendore . E potiamo dire , ch'egli perciò vole/se intendere della buona
la Liftn . fortuna , fiotto il nome della quale inteje Macrobio la Luna moftratf per
Ifide,
35 7
___-_. .__ dBl |
Imagìne delbuono euento Se felice fucceflo del fanore infia-
lile, lieue,&: caduco Qcll:'aclulatione.&: dell'Inuidia,chc fpingo
no5& accompagnano dettofauore,& l'imagine della ruota vo-
lubile della fortuna fopra laquale il detto fauore ne polla i pie-
di e cafea al fuo girare , effetto fi vede per ordinano nelle corti
e nel mondo.
Imagine della Dea Macaria, ò Dea Felicita figliuola d'Herco
le con il caduceo , 6c il corno di douitia in mano , quello lignifi-
cante la virtùjCjueflo le ricchezze necellarie, e l'vn'c l'altre alla
felicità humana .
Fauore.
5$S ImaginideiDei
Ifìde>comeg'à è flato detto nella fua imagìne; perche quejla pub affai ne
i corpi di qua giù , li quali fono foggeti à varij caft dì Fortuna , e vannoft
mutando del continuo . Ottenendo dunque la Luna , & la Fortuna in-
fieme y come che fiano vna medefima "Dea , dalla quale venga il nafei-
tnento , & la marte delle cofey potremo dire , che Vaufania mente fi in-
gannale, quando dijfe , che facilmente gli farebbe creder Tindaro, che la
Fortuna fofje una delle Tarche,& che potejfepià affai delle fertile. "Ben
che mi pare , che leTarchefi accordino molto più con il Fato, ò Deftino,
che vogliamo dirlòyche con la l ;ortunaypei -che quefto è fijfo.e ccrto,sì come
elle fono immutabili parimente \men\re.che filando la vita de imortali a
Buono E- ciafchcdunoafìegnanó il.determinato tempo del morire. Ma queslo,che al
uento. le magmi) niente .Lafcìamdo dunqueyet dichiàmp del buono Èucnto,cicè
profpero fucccjf>y& ftlice finedelle imprefey perche il fimùlacrqdicosìui
appreffo de' limavi fu nel Campidoglio conquidilo della buona Fortuna,
come fcriue Tlinio,in ferma di Cjiouane alle grò, & ben vcjiito, che tene-
uà nella delira vna te? ^<7,e nella fini/tra vna fpicay& vn papaucro . ft
con la Fortuna va anco ti FauorejC.be fu adorato parimente da gli antichi,
per cbt pai e,che da lei uchga ptr lo più , benché nafee egli dalla belletta
ancora molte volte,cfouented-iHa^yirtù , & inforna da tutte quelle cofey
chea fanno grati altrui 7& ci acquiflano fauore,il quale ci fàfpcfjo infu,
pobire ; perche quanto più fuccedono a gli huomìni le cofe felicemente ,
tanto pia fi inalbano y& poggiando con l'ali del fauore humano montano
fopragli altri,fin tantoché la ruota gin, onde cadendo trabocchtuolmciite
fono fpre ry ^ati poi non meno, che fojfero riueriti prima . Vero guardifi o-
gnuno di fidar fi troppo in quiftofralc^Jlieue Fauoreyperche toflo pafìa ,
come la fua imagine ci dimojlra , la quale era digiouine con le ali : ò fa
perche per le cofe profpcre,& liete fi leua in alto tantoché non degni pia
di guardare a bajfo,ondc perciò fu anco dipinto cieco, pache pare, che gli
huomini non guardino più a pcrfonayò beri poco }pofcia che agrandi hono-
ri fono in A^atitoucro perche poco fi ferma con noiyma toflo pafja via; <&
perciò Stana co' piedi fopra vna ruota, concio fia ch'egli inulti là Fortuna;
& sì come quejla gira, così ci gira parimente , e vàfempre cuunque ella
Fauore ti- porta de' Juoi beni, mo tirando fi però tuttauia timido , parche vuole ogni
bora falbe più sicché non gli conuiene spinto dall' K^ddulatione, che l' ac
compagna Jempr e. (jli va dietro diandro la Inuidia,ma con pajfi tardi , e
lenti Ja quale guarda fempre con occhTo torto l'altrui Felicitala ella s'è
beatafi di lei punto non teme* Tcrchc quefìafu da gli antichi adorata pa
rimentey& chiamata Macaria da' Greci,e fu, come fi raccoglie da Euri-
piaey & che riferifee Taufania,figliuola di Uercoley & acqui/icj/i gli diui
ni
«lido .
Macaria.
De gii Antichi. 319
vi bonoriypeube battendo i'urucolo ti/posto a gli jttbenìefì, ebepottua-
tio cfjlr vincitori di certa guerra mojSa loro da' Laccdcmonij per gii figli-
uoli di R;rcoleì fc qualchuno di quelli occidtndofi da sé fi foffé offerto all'i
lDci dell' Inft rao> ellalubito che questo intefe,fì taglio la gola, zr fece di
sé la mi fcr abile off>.rta,acquiil anione la uittorià a gli .Athetìiefiji quali
perciò l'adorarono poi jorne quellitche per leiaano siati vittoriofi^ fe-
lici.La imagine di cojiei,cioè della Felicità^ he queslo è il nome Latino ,
& Macaria il Greco,eomc ho detto ,fu da gli antichi fatta, come fi vede
in alcune medaglieri Giulia Mammca,vna donna f^pra un bello leggio, Medaglie
che tiene nella deflra il Cadnccos& bà nella finiftra vn corno di douitia . [I 3lUp2
Si può dircycbe quello fignif chi la uirtà>quejio le rie cfa\r?e, come che, né
le u'mìi da sè^nè le ricchezze per loro medefimepoffonofare qui rimonto
felice, che fu opinione di sAriilotele. Imperocbe quale felicità può efiere
di un uirtuofo.cheft trotti in tanta pouettà s chepatifea difagio non fola."
mente di molte cofe , che gli farebhono commode , ma di quelle anebora,
che gli fono neceff ariti Et allo incontro chi fi trotta priuo di ogni virtù, fé
btm haueffe tutte le ricche^e del mondojionfi potrà mai chiamare fe-
lice , anjj, farà utfeliciffimo , non bauendo punto di quello, che è proprio
ddl'buomo. Totranfi dunque chiamare felici qui fra noi fecondo il parere
di iArifloteleì& come ci moflra la imagine della Felicità pur mòdifegna
tavolo quelli, c^e fono uirtuofij ricchi cioè che hanno tanti de' beni dilla
Fortuna}che ponno prottedere a'fuoi difagi,& allefue commodiià.Ccbete
nella fu a fattola fa la Felicità vii* donna, che fiede all'entrare di certa roc
ci in bel feggio, bene ornata, ma non però con molta arte, & coronata di
belliffimi,(S vaghi fioritila quale ben pare che uoglia andare ogniunoy
ma non vi arriuanopetòfe non quelli , che caminano con la f corta della,
virtù, taf ciandofi alle f palle tutte l'altre cofe -per -che fu jpinione di coditi,
comedi moltialtri anchora innanzi a hi , che la uirtùfola potefìefae
riwomofclice.fi che dobbiamo noi dire anchora parlando chrislianamen
tet& intendendo non della F i'icità , che qui brama alla cieca ogniuncin
quefto mondo,perche non è,fc bene pare, Felicità, ma di quella, che nelle
cele sii fedi godono le anime beate,uera,immutabile,& eterna., Alla qua
Uba da fperar e di giugner e fermamente cgniuno, the feorto da' 'lucidijfì-
mi raggi della diuina bontà camini tutto il uiaggiodi quefto mondo in
compagnia della Fede, calcando l andò , & /tenie terreno co' piedi della
Carità .
Cupido
3óo
ImaginideiDci
Amore.
C V P I D * O.
1 tutti gli affetti de gli animi noslri non ui è il pia
commune,iìpiù bello,nè che babbìa maggior for^a di
qutllo,che non filo in noi fi uede efiere, ma nello eterno
Iddio anc bora (benché in lui fia pura fo fianca fola'
mente , non affetto , nèpajjione) ne gli .Angeli 5 & in
tutti gli ordini de" tBeati,in ciascheduno degli elemen-
ti, & nelle cofe tutte, che di quelli fono create . Si dimanda quejio r.om-
munemente dimore, il qualleua ogni bruttura da gli animi humani, &
cofiglifa diuenire belli , che hanno poi ardire di andar fi à porre dauanti
alla bellezza eternatone ripieni tutti di gioia, & d'infinito piacere godo»
no i desiderati f tutti de" Uro amori. Quejio dinentare humili glijuperbi,
gli adirati riduce a pace ; rallegra , & riconfortagli afflìttile fiori filati,
porge ardire a chi teme \($ apre le chiufe mani all'ingorda auaritia . Que
fio ha for^afopra tutti ipiù potenti 'Recupera i grandi Imperadori , &
infimmafi fa ubbidire a tutte le perfine '.Ter le quali cofe non è maraui
glia fé fra i loro Dei lo pofero gli antichi, li quali non hauendouifta d#-
ebora la luce della ueritd , quel , che fi doueua dare al Creatore del tutto,
dauano alle creature^ come che non fapeffero onde le uirtù ueni fiero in
noi,molte ne adorarono come Dei,& pofero loro diuerfe flatue , & in ua-
rie imagini le dipinfero , fecondo operano neglimiimi Immani, come in
altro luoco ho mofirato già,per non replicare il medcfimo hora,che di di-
more folamente uoglio dire, fecondo che dagli antichi fu dipinto : Se ben
par' efiere hoggimai così manifeflo da ognuno , che non habbia bifogno ,
che ne fia ferino per infignarlo-^perche uedendo un fanciullo con la benda
A more nò & j$ occhi, con l'arco in mano, e con un turca fio pieno di tirali al fianco,o-
e nato . gnunosà dire que/liè^^fmore, ma nonfiprà dire però ognuno'poia chi
gliene dimandila ragione per la quale fa così fatto. Et io in que ile mie
imagini ho uoluto moflrare non filo come lo facefiero gli antichi,ma ren-
derne le ragioni anchora, fecondo, che da' più, degni firittori le ho potuto,
ritrouareji quali ragionando di K^Amore in diuerfe maniere,& in diuer-
fi modi l'hanno confiderato,perche hanno uìflo , che diuerfe fino le 'uirtà
Cupido ce fue, Donde uiene,che hanno detto non efiere unfolo^dmore, ma molti,&
Ielle. due principalmente furono polii da Tktone , sì come eipofe due Venere
Ah d'amo parimente. L'una celefle,della quale nacque il celejle Cupìdo,e quel diui-
no amore , chefolleua l'animo humano alla contemplatane di Dio , delle
menti
re
De gli Antichi. 361
menti feparatc^che noi chiamiamo (angeli, & delle cofe del Cielo . Et
bubitji queflonei Cieli ,come ferme FiloJirato,diczndo che t dimore cele-
Jìejil quale è vno,fe neftà in Cielo, & quiui ha cura delle cofe celefli,&
è tutto puroymondo,e fiacerìffimo, & perciò faffi di corpo giouine tutto lu-
cido, e bello , & gli fi danno L'ali per mofirare il rivolgimento , qual
fanno gli animi Immani wofji dallo atkotojò de [idei io al Cielo , &^t
quelle cofe^che quiui fono; come fanno etiandio quelle pure menti, le qua-'
lifopra i Cieli fono ordinate tutte fecondo i gradi loro , che fi inalbano
quanto più ponno alla vifla di quella beata faccia , che è fonte eterno di
tutta la òelleiga , la quale in diuerfi modi dalla più alta parte del Cie-
lo manda i raggi fuoi ad irritare , e prouocare le cofe tutte , perche à lei fi
riuolghino 3 & queflifonolefaette jCgli acuti flrali , che fouente fiocca
dimore. Chi dunque nella imagine di Cupido confiderà l' dimore ài- Strali di
uino , vede la purità di queslo nel lucido corpo di quello . Et per l'ali Amore.
{ l'officio delle quali è aliare in alto , e portare per l'aria que'corpi , li l A"
quali per loro sìeffi non fi potrebbono leu are di terra ) vede iljolleuamen-
to}cbefa timore de gli animi noftrialle diuine beitele . Si come per Strali di
le faette può comprendere gli raggi della diuina luce , la quale in mille Amore .
modi ci viene a ferire, per che ci riuoltiamo a lei , & inuaghiti della bel-
le%%a fua,non pia filmiamo le cofe di qua già,che quanto elle ci fono fia-
la da f altre al Cielo,come ben diffe dimore di sé sleffo ,quandc in vnafua
fonane lo ehiama il Tetrarca in giudicio . _ Petrarca.
•Amor j e quejìoè quel , che tutto auan^a ,
1)a volar [opra il Cielgli hauea date ali
Ter le cofe mortali ,
Che fon fia la al F attor chi ben l'esima ,
E per non entrare più adentro nelle cofe dell'amore diurno y perche
tanto vi farebbe da dire , che troppo mifeosìerei dal propofito mio , que-
llo filamenti vi aggiungo , ch'egli è come il Sole : il quale fparge ifuoi
raggi per l'vniuerfo , & in sé riflette alni > aggi ancora, fi tocca per for-
te corpi lucidile puri . Et come il Sole ri falda ouunque toccatosi .Amo- A more fi-
re accende quelle anime ,alle quali fi accojla, onde con infiammato de fide- m^c a* ^o
rio fi riuolgono alle cofe del Cielo . il che ha fatto, che fia data alla ima- Z '
gine di dimore l'acce fa face ancora : per dìmojlrAre l'ardente effetto ,
con chefeguitiamo le cofe amate , tra hendone piacere del continuo , par-
lando però filo delle diuine .'bielle quali confida lamo della face di ^imo-
re quel ? che luce folamente , ó" che r splende come diletteuole , & gio- — jk
2 \ conda
S62 Imagini de I Dei
conda da vederetnon quello che arde, & abbrucia , perche fa male, & è
noiofo $ e queftopiù fi confà all'amore delle co fé terrene , il quale non
porge diletto mai > né piacere alcuno intero > C5* che fa fen^a tormento ;.
ma così aggiunge l'vnoaWaltro , come nella face fono infteme lofplendo-
re , che diletta , & la fiamma , che tormenta ardendo . E fu questa poi
opinione di Tlutarcò,il quale fcriue che i Tceti, gli Scultori, & i 'Dipin-
tori finferoy che Cupido portajje in mano la face acce fa , perche del fuoco ,
quel che lucere diletteuohjfimo , ma quel che abbrucia poi,è fuor di modo
mole fio . Il che tolfe egli con gli altri forfè da 'Platone , il quale fcriue
~-i~ nel Timeo , che dimore in noi è mifio di piacere , C? di dolore . T^acqke
queflo\iAmore di Volcano, e dell'altra Venere s la quale chiama Tlatone
volgaretmondana,e terrena volgare parimente, terreno }e pieno di lafci-
Scncca . uia humana , fecondo che fin fero le fattole . Onde Seneca nella Tragedia
di Ottauia defcriuendolotdice così ,
Verror de' ciechi , e miferì mortali
Ter coprire il fuo (tolto , e van difio
Unge ch'amor fin Dio ,
Sì par , che de l fuo inganno fi dilette ,
fn vifta affai piaceuole , ma rio
Tanto che gode fol de gli altrui mali ,
C'habbia a gli homeri l'ali,
ternani armate d'arco , e difaette
E in breue face astrette
Torti le fiamme , che per Ivniuerfo
Va poi fpargendo sì , che del fuo ardore
J{efta accefo ogni core ,
? E che dal vfo human poco diuerfo
*Di Volcano > e di Venere fia nato >
E del Ciel tenga il più fublime (iato .
*Amor è vitio de la mente infuna ,
Quando fi moue dal fuo proprio loco >
Che di piaceuol foco
L animo falda > e nafee ne* verdi anni
*A l'età , ch'affai può , ma vede poco .
Vocio il nodrifee , e la lafciuia humana ,
CMcntre che va lontana
La ria Fortuna co* fuoigraui danni
Spiegando i tutti vanni ,
Eia
De gli Antichi. 363
E la buona , e felice flàprefente ,
"Porgendo ciò , che tien nel ricco feno,
UWa fé quella vien meno ,
Onde il cieco defir al mal confente ,
fi fuoco , cb'ardea pria tutto s ammorba ,
E toslo perde ^imor ogni fua for^a,
Tofe Ouidìo parimente due *A mori , quando e*àiffe , Guidio .
CMadre d'ambigli ^Amor porgimi aita .
Terciocbe noi amiamo in due modi , bene , quando alle cófe buone ap-
plichiamo l'ammonale , quando fcguitiamo quello , che è rio . Et come
que fio fi dimanda amore dishom fio, e brutto, così quello è detto bello ,
& boncslo . ^4 lami vogliono , che di quefli due nati di Venere vno
folamente fia dimore , il quale accenda, & infiammi gli animi nofìri
afeguitàre alcuna cofa , & l'altro fi dimandi Jinteroie, cJje noi potiamo .
dire contra amore : perche faccia questo effetti tutti contrari a quello y
sì che per lui fuggiamo le cofe , le difamiamo , & le babbiamo in odio .
(JKafi inganna di gran lunga qualunque tal cofa crede }percioche i^sfn-
terotefu adorato, non perche facsffc dìfamare , ma perche puniffe chi non
ama effendo amato , come fi legge apprefio Snida , il quale racconta
vna nouelhtta tale . Fa in ^Athene vno chiamato OMelito ,! il quale ar- Nouella dì
dentiffimamenteamaua vnbellifjimo giouane nobile 5 & ricco molto , ìlMelito, e
cui nome fu Timagora . Quefli non meno altero , che bello , moslraua °" Tima2°
non far fi conto di Uttclito in altro , che in commandargli cofe di grauiffi-2"
pto pericolo , le quali tutte faceua il miferello con animo ficuriffimo , cre-
dendo di doueì -e in quefo modo acquifiarfi la grafia ddlo amato gioita-
ne > ma tutto gli auenne il contrario $ per cloche Timagora quanto più fi
fentiua e fiere amato }e feruito da lui , tanto lofpre^auapiùfempre; on-
de l'infelice LMelito non potendo più fopport are le amoro fé pène, <Ò uin-
to dalla difperatione fi gittò giù dalla più alta^ima della rocca, e tutto fi
ruppe ',& re ilo morto-, di che par uè > che vemjfe poi pietà fi grande a Ti-
magora , quando Vinte fé , non volendo forfè lagiuflitia d'amore , che re-
ìtaffe la morte di OWelito inucndicata,cbe egli fé n'andò ratto a gittatfi
di là, onde s'era gittato Melito prima , e crudelmente ne morì . Et quiui
perciò fu potto vnfimulacro di vn belli/fimo giouinetto tutto nudo j il
quale haueua in mano due galli , e molto belli , & gittauafi a baffo col
capo all' ingiù* Quefio dunque potiamo dire, cbefo(Je cafiigojl quale ve-
Z\ z nijfe
3^4
ImaginideiDei
Imagine degli Dei *Àmore$) oAnterote fratelli fé)
figliuoli diVenere, intefi tv no per F amare J* altro per il
riamare youero l'amor recìproco > & tìmagine de IT amor
Letheo che fa difàmare^ dimenticare la perfona amata.
De gli Antichi. 361
nìjje da\/Ììiterote , come più apertamente dice Vaufania , raccontando
mtafi il medefimo in quesìo modo . èra in A t bene vn altare confecrato
ad Anterote per voto, come dicono, de' forestieri, & per cagione talz_> .
Mtlete gioitane Atbeniefe niun conto facendoci di Timagora buomofo-
rc/ìiero , che L'amaua grandemente , gli diffe vn dì tutto /degno/etto }cbe
glifi leuaffe d'attorno, £7 anJafiefi a fiaccare ftcollo . Timagora non cu-
rando pia di vinert^, , & volendo in tutte le cofe compiacere cui egli
ambita tanto , fi lafciò cadere dall'alta cima di va a certa i upe , &* mo~
ri mifer amente : di che Melete pentito della fua fuperbiafentì tanto di-
{piacerebbe furiofamente poco dapoi fece il mede fimo fine , che l'amante
juo banca fatto, onde fu detto ebe .Anterote baueua fatta la vendetta di
TimagoY(Uy& gli f ù perciò confecrato l'altare ch'io dijfì. Fot dunque
^fntervte vn nume,il quale punìua cbi non amaua effendo amato, <&• non
cl/ei facejfe difamareie potiamo direbbe quefìo non (ìa,cbe l'amore reci-
proco,come anco vien confermato da "Porfirio feriuendo di cojìui in quefìo
modo . Haueua V enere partorito Cupido già dì alcuni dì , quando el-
la fi auuide , ebe ci non crefecua punto > ma tutùutia slaua così pie-
colino , come era nato , onde non fapcndo a ciò come prouedere , ne
dimandò configlio all'Oracolo , il quale rifpofe , ebe Cupido fìando
falò non crederebbe mai , ma bifognaua fargli vn fratello , accio-
c'u lo amore fofie tra loro fcambifuole , ebe allbora Qtpìdo crcpereb-
be quanto folk di Infogno . tenere prtfiando fede alle parole dell'Ora-
colo ; da indi a poco partorì i^d.tterote , il quale non- fu osi torlo
nato , ebe al par dì Cupido cominciò a crefeere , mettere l'ali , '&
caminare gagliardamente ;& è diqucfìì due slata poi la forte tale, c^e
di rado, ò non moie C vno fenica l'altro, & fé vede Cupido che .Anterote
crefca.efi faccia grande, ei vuole mofìrarfi maggiore, & fé lo vede pìc-
colo,diuenta egli parimente piccolo, benché quefìo faccia fpeffo afuo di-
[petto . *^ dunque l'amore crefce,quando è pofìo inperfona,cbe medefi-
mamente ami,& cbi è amato dee parimente amare , (3 quefìo mostra-
rono gli antichi per Cupido,eper >.^fnterotz^ . Ter la quale cofani E-
lei agente della Grecia,in certa parte d'Ale loro fcuole metteuanotvno, &
l'altro , accioebe fi ricord afferò i gìouanì di non effere ingrati contra chi
gli amaua, ma ricambiafjero lo amore, < osi amar do altri > < ome dt altri fi
ftntìuano efit re amati . Stanano dunque due imagini , oucro fìatue de'
fanciulli, di' quali l'vno era Cupido, che teneua in mano vn ramo di pal-
ma , & l'altro \^Anttrotc, il quale fi sfor\aua di leuarglielo, e moftrs-
ua di affaticar fi affai , né patena però , quafi che debba con ogni fuo
sfor^ moftrare cbi rifpondc in amore di non amare punto meno dico-
• . lui
166 Traagini de i Dei
lui y che ama prima, & perciò Ji sforma Lsfnterote dì leUaré la palma dì
M.Tullio. man0 & *<-s4more. 'Del quale parlando dfarco Tullio per adulare jl f-
tico fino, come riferijce Lattantio,e quaftper motteggiai io \diffe, che furo->
no ì Greci di gran con figlio , & di parere molto audace a porre davanti a
gli occhi de igìouanì , oue fidoueuano esercitare nelle cofe virtuofe , la i-
Mercurìo maVm di Cupido,quafi cWdefìe egli , che con quellanon meno fi pctefìe
& H.trco]cfue&tiare ne gì* animi giouendi le lafóuey& ì disbone Hi piaceri, li qna->
con Cupi Li diceuanogli antichi tutti venire da CupidOycbe accendergli alla vntà,
d° • *A che volendo forfè rimediare i Romani, non metteuano .Amore feda-
mente nelle loro^icademie , & oue fi efiercitauano igiouani , ma infame
. con quello anco Cfrler curio, & Hercole, sì che laftatua di Cupido era nel
me^o di queHe due , per mofìrare che foffe & ragionenole , & virtuofo ,
perche rnoslraua Htrcole la virtù)& UWercurio la ragione. Et ^Atheneo
fcriue, che gli antichi Filofofi Rimarono dimore effer e vn Dio molto gra-
ue,(3 alieno da ogni brutterà ,dicendo che ciòftpoteua conofeere da qne-
JiOyihe pofero lafuafiatua con quelle di UlTtrcurio;e di Hercole;ibe fono
fopra.quello alla eloquenza ,qu e si o alla forte^a,& dalla compagnia di
coftoro nafce^dmkitia3e concordia. Hcbbero ben poi gli antichi L'amo-
re anchoniyche faceua difamare,e mettere in oblio tutto il bene, che fi vo~
A more Le lena altrui^ fu chiamato dimore Letheoja ftatua del quali ,che chinanti
theo. le ardenti faci nel fiume , & quiui leefìingueua , era nd tempio di
Venere Eri dna , del quale fece mentione Onidio , edìfìe , che colà
andauano a porgere gli dinoti preghi tutti igiouani , li fiali defide) ana-
no di f cordai fi le loro innamorate , & le gionani parimente che fi ac-
corgeuano di hauerc mal poflo i loro amori . ^i che hebbero i Cfieci vn
più bel rimedio ; perche fen^a pregare alt) ni , lauandvfi Jolamente
nel fiume Seleno , poco hmigi da Tatra città dell' A ebaia , fi f cor da-
nano gli buomini , e le donne tutti quelli amori , dell'i quali non voleuano
Pauiania, pj^ ricordar]}, che cesi teneuano, che f offe yquelli del paefe . Ma Taufa-
p, ■ - • nia che quefìo raccorda , dice che è fauola , che fé foffe vero, le acque di
quel fiume fanbbono [limate più di tutte le ricchc^c del mondo : &
Tlinio fa mentione di certo fonte chiamato di Cupido appreffo de* Ci-
T^cen'h del quale cbi beeuafcordanafifubito ogni amorofo affetto . iJMa
M • .1. fé Cupido altro non è , che l'affettuofodefiderìo da noi poflo intorno alle
gl'Amori . cole * P'vfilttwe non farà vno, né due , an\i molti , come pongono i Toeti,
quali fauoleggiando cfpnmono fpeffo le f or ^e de gli animi noflri , le
diuerftpaffioni,& ì varij loro affi tti}& perciò difftro che molti erano gli
dimori , come ancho fa ine beffando m fmì problemi , perche non
amiamo tutti vna cofa medefima , uè in vn mcdefimo modo , ma di-
uerfa- '
Degli Antichi. 367
tterfamentc ama cìafcheduno , wfpefio ancora diuerfc co fé : il che non fi
potrebbe fareje .Amore ftìfie vno folamente. Fin fero dunque gli antichi, morc'
che foffer moltiyh quali faceuano tutti fanciulli™ bellijjimicon l'ali,&
dauano loro in mano a chi facellette ardenti , à chi {irati acutiffìmi, & à
chi faldìffimi lacciuoli, come bcnìfjimo moilra Tropertio fcriuenda à Cin* ^opertio,
thia fua, che così dice in noslra lingua. <-
Mentre che l'altra notte , Vita mia ,
Errando me ne vado dopò cena ,
Sen^apur'hauer'vno in compagnia.
Za forte , né so già come , mi menar
'Dóue vno sluol mi vicn'ad incontrare
Di fanciulli, chepaion nati a pena.
Quanti foffer non so , the numerare
ls[on gli potei per fa' tema , ch'ai core
Issando 3 ch'ai fatto mio mi fé penfare:
?^è bifognaua non hauer timore
Di loro , fé beneran piccollini ; 'Q
Ch'affai fon grandi in dar' altrui dolore .
Moflrauan tutti i nudi tor piccini
Così vaghi , sì belli , e ben formati :
Che mai non vidi più be' fanciullini .
Et alcuni dì loro erano armati
Di viue fiamme in facellette accolte,
Onde ogni dì ne fon molti abbru celati.
alcuni con le braccia fnelle , e feiotte,
€prefte al faettar portangliftrali,
Che me nel cor ferito hangià più volte .
Et alcuni altri certi lacci, quali
MoHraron a' hauer fot per me legare ,
Tenhvn di lor difj'e parole tali :
Tignate
$68 Imagini de i Dei
Vigliate coslui , su , che fiate a fare?
Lo conofeete pure , e quelli preslo
Mi furo intorno ; né potei fcampare9
Si che per lor legato in tua man re/io .
Filoftrato. Eiloslrato parimente nelle fue dipinture dice ,che gli K^4morìfono mot
ti,e gli fa efiere figliuoli delie 7<lJnfe,come fa flaudiano anchora,quando
fatue delle no^^e di Honorio , & di Mariani quali gouernano i mortali;
perche molte parimente fono le cofe,che quefii amano;& ne dipinge vna
bella tauola,la quale fià così fecondo il ritratto sch' io ne ho faputo cauare .
Pittura de Euulvn giardino belliffimo con vaghi arbuf celli piantati con tal'ordine,
gli Amori, che da ogni banda a' riguardanti moflrano vna affai fpatioja via coperta
tutta di frefihiffima herba tanto molle, e delicata, chefopra qual altra fi
voglia co/a non fi potrebbe giacere pia delicatamente . Dai rami delle
belle piante pendom pomi gialli , & lucidi s) , che paiono d'oro all'i quali
gli \A mori tutti nudi fi riuolgona,ò vi votano intorno legger ìffìmi Riatten-
do già attaccate a gliarbori le dorate faretre piene di pungenti fir ali: &
alcuni panni di diuerfi colori fonogittati quìuiper l'herbe piene di varij
fiori.Le dorate chiome a gli dimori fono in vece di ghirlande : né fono le
penne delle ali&utte di vn medefimo colore,ma alcune rafie >al cune gialle,
& alcune di color cileslre.Et di loro quattro ipià belli fi fono feo flati da
gli altrijdelli quali due giuocando fi gettano pomi a vicenda l'un con l' al-
tro }e gli altri due fi faettano l'vno con l'altro>non mojlrandofi peròinvi-
fo di effere punto adirati, anyiùajcheduno di loro porge il nudo petto, ac-
cioche non vengano gli flrali in vano,ma ferifeono là, doue fono indri^-
%atì . Le quali cofe moslrano il cominciamene dello dimore, & la con-
fermatone del medefimo , perche gli due , che gìuocano co i pomi danno
principio aW^s4more;ondefi vede, che queslo bacia ilpomo,& lo getta,
e queslo sii con le mani alte per pigliarlo , accennando che lo baderà an-
cb'€gli}quando thaurà pigliatolo" lo rimandar à parimente. E da quefio
forfè tolje Suida quello , ch'ei fcriue , che gittare altrui vn pomofignifica
Virgilio, inuitarlo ad amare. Onde Virgilio ancora in vnafuapafiorale,fd così di-
re a T)ametcL* .
La vaga Galatea mi gettavnpomo ,
E poi fen fugge , ma pria , che s'afeonda
Fra verdi falci vuol pur, ch'io la veggia ,
Gli
De gli Antichi. ?6<>
Gli altri due polche fi factum confermano V Amore già cominciai® ,
quafi t he effi lo facciano penetrare ai cuore . Quelli dunque giuocano per
cominciare ad amare , quefìi filettano , perchè l'. Amor e fi confermi , £/
per f iteri . Vn Lepri è poi , che fi à fiotto vn arbore mangiando de i po-
micia caduti a terra , al quale gli Sì morì danno la caccia t & io f paven-
tano 3 quefìo battendo le mani ìnfiieme , quello gridando , e quell altro
fcuotendo la veHc , ch'era in terra . Alcuni vi volano fopra , & lo gri-
dano, alcuni pian piano vanno dietro alla fina orma,& alcuni fi lanciano ,
quafi gli fi vogliano gittar e addoffo ; ma l'animale fi volta in altra par-
ie i oue vno de gli dimori fìà in agguato , credendofi di pigliarlo con le
mani per vn piede, & vn' altro, che l'haueuagià quafi pigliatole lo ve-
de vfeire di mano; di che ridono poi tutti sì fattamente, e he per le rifa non
fi panno tenere in pie , ma fi la/ciano cadere à terra , chi di trauerfo , chi
boccone,e chi rij 'guardando con la faccia al Cielo . Ts^e vuole però alcu-
no di loro adoperare gli pungenti frali , ma tutti vorrebbono pigliare
quello animale viuo 5 per farne pvi gratiffimo facrificio a Venere , come
che'l Lepre molto bene a lei fi confaccia,percbe dicono, ch'egli è frequen-
tiamo al coito, onde mentre che lattagli figliuoli già fatti , ne fa degli
altri tuttauia , e tuttauiafi impregna , sì che partorifee il Lepre à tutti i Lepre con
tempi,come fcriue Vlinio,nèfii conofee il mafehio dalla f emina, ma fi ere- farfi a Ve-
tte , che in tutti fa la medefima virtù così del mafehio , come della fé- nere.
mina. Oltre di ciò, dice il mede fimo Tlìnio, che credettero alcuni , che
la carne del Lepre facefie più bello aftai,C$ più gratiofo,che non era pri-
ma,chi ne mangiaua perfette dì , efoggiunge,ctìegli crede bene , chefia
cofavana , ma che fi può penfare, che vi fa pure qualche ragione ,
poi che tanto vniuerfalmente fi crede così . 'Da quefìo tolfe argomento
Martiale di motteggiare vnafua amica nomata-Cjdlia fcriuendole que*
fio Epigramma .
Quando mi mandi Cjettia mia talhora
'^4 donar Lepre , mi mandi anco à dire ,
Ch'infette dì vedrommì ( e d'bora in bora)
Tiu bel quella mangiando diuenire .
Se vero è , vita mia , cotefto ,fsra
Ver' anco, e fi potrìa fenica mentire
Giurare , che non babbi mai mangiata
Carne di Lepre tu , da che fé ì nata .
£ perche Alefìandro Seuero ujaua di mangiare fouente il Lepre , fu
À a a lini
sjo ImaginideiDei
chi con alcuni ver fi lo motteggiò , come fcriue Lamp rìdio , dicendo , che
bencb'ti [offe Sìrodira^a^non era marauiglìatche foffe bello%& gra-
tiofojpercbe la carne delLepre,cb'ei mangiava Vùlontìerìjo faceua tale»
Di piìi vi è flato ancho chi ha detto , cbejia nella Lepre certo non so che ,
con il quale pojfano fare de gl'incantcfmi amoro fi , la quale cofa non dice
già Filoftrato,cbe la riferif cecche non fiamma bene don na chi la fa,& gin
dica non degni di effere amati quelli , li quali vogliono far fi amare sfor-
matamente in questa guifa£$ qui finijce lafua tamia. 7{ella quale mi
par e, che fi ano molto bene dipintigli dimori : & io per que/io foìamente
l'ho ritratta}acciochefi veggia?che gli dimori fono molti 3 & tutti fan-
ciullini nudi,con i crini crejpi , e biondi^ & con t'ali di diuerjì colori , &
quando hanno le accefe faci in mano , & quando nòt & hanm l'arco alle
Siilo Itali- volte,& la faretra con le faette/J alle volte ne fono fen^a. Onde Silio I-
co ' talico deferiuendo come gli tA morì accompagnajfero Venere , quando lei
andò con Tallade , & con Giunone in giudicio dinanzi à Taride , ad vno
fdamente dà l'arco,& lefaette,efà che gli altri leflanno d'intorno ador~
no adornandola^ i verfifuoì tirati al volgare fono tali.
tAllhora il bel Cupido : ch'a/pettato
tìaueua il tempo già de la gran lite ,
%eggea con destra mano ì bianchì Cigni,
Ch'ai carro de la madre erano giunti ,
Cui egli mojìra l'arco , che gli pende
'Dagli bomeri, e la pìccola faretra
Sol per lei piena di pungenti firali,
accennandole , che per ciò non tema
De la vittoria , ma ne vadi certa-»»
Egli altri jì. 'mori ve^ofetti , e lieti
Le fono intorno s e chi raccoglie , e siringe
J biondi crini da la bianca fronte
fn vaghi nodi , chi la fottìi vefle
Bietta , e chi la cinge oue ha bifogno .
Apuleio. Apuleio, quando fa comparir Venere in feena accompagnata dagli
*Amor indice, che queflì fono fanciulli bianchi/fimi) li quali feendono di
Cielo youer amente efeono del mare con le ali allejpalle>con lejaette al fan
cote con le facelle in mano.Et,per moftrare la moltitudine di quefìi, dice
in altro luoco, che vn popolo d'amori accompagnava Venere , pacioebe
fono
De gli Antichi. 371
fono quafi infiniti i defiderij humani,e quanto fi defidera,tantofi ama , di
rado considerando fé benefia,ò male, ma foto mettendo mente à contenta-
re ogni noflro defiderh , benché ftadij 'ordinato, e contra la ragione, lai
quale <^s?mor non pre^a,mentre che a lafciui piaceri tutto fi volge; &
perciò noi lega sì , che refiiamo in fuo potere : & queflo mojìrano i lacci ,
che gli fi danno . Cftta non più di molti, ma ragioniamo bora di vno A- gjìAmorf.
more folamente sfacendone ritratto fecondo che ce ne hanno gli ^Antichi
lafciato effempio . Vlatone, facendo nel fuo Conuiuio^cbe ^Agathone lau-
di dimore , e mojlri , come egli è fattotcosì dice . i^dfmore è bdliffimo ,
perche è il pia giouane di tutti i cDei-,& cbefia vero,lo moflra ch'eifug- . morep]-u
gè la vecchiezza femprc , benché queslafia affai veloce , &fpej]o ven- g!OU,ne de
ghipiù toslo , che non farebbe di bifogno , & di fua natura Ibi in odio, gli altri
e jlafìene tra giouani, fecondo ilpreuerbio, qual dice, che le co fé tra loro fi- Dei •
mili volontieri (lamio infieme . Egli è poi tenero,e molle, & prouafi ciò
nel modo, che Homero proua ^ite battere i piedi teneri , e molli . *Atcè
voce Greca , & noi la potiamo dire calamità ; ma Homero la finge ejfere Amore te-
rna cDea figliuola di Gioue, la quale turba le menti de i mortali, e mette nero,emoI
loro male in cuore,& dice, ch'ella camma sk per le tesle de gli huomini , *&■
né calca mai la terra co i piedi, & perciò gli bà molli,e teneri; cofi dunque tc*
dimore è tenero parimente , & molle, perche non camina mai neper ter-
ra, neper faffi, neper luoco alcuno, chefia duro, & afpero; fi caccia tra le
più molli,& delicate cofe del mondo,eftaffi quiui.Quesle fono gli animi
bumani-.nè in tutti però babita egli,ma in quelli folamente, che fono pia-
ceuoli>egentili)& fugge i ro?gi,e durile tanto è da lui lontana ogni du-
re^a,cbe quafi è liquido,come l'acqua, perche fé ciò non fofie,ei non po-
trebbe andare,come va, ricercando tutto l'animose entrami di nafeofio ,
& vfeirne quando vuole. Oltre di ciò K^imore è di corpo beniffimo fatto ,
& in ogni fua parte così bene compofìo}che la bellezza fua anemia tut-
te l'altre, per la quale tra la bruttezza, & lui è difeordia grande, & bà
in tutta la per fona vn colore così bello, e coti vago, che meglio non fi può
veder e, di che fa fede il vederlo Jpe [io habitarc;i3 quafi fempre tra fio- Amore tra
ri,an%i oue non fono fiori }non babita egli mai,& per ciò di lui rimango- "or1,
nopriuati tutti gli anìmi,& icorpijiquali fono fen^a fiori digiouinc^-
%a,e dì belletta, ch'amore non vuolefiare alti oue, che in fuochi belli,
fior idi, odorati, e lieti. (JKolte altre cofe ancora fi pone bbon dire della bel-
le^a d\Amore,mapìù non ne dice per bora Tlatone, dal quale potia-
mo raccorrebbe dimore è gioukc , tenero, molle, e delicato , di corpo ben
fatto,& di buoniffimo colore. Via minutamente lo dipinfe Apuleio nella
nouella di Tficbe,quand» raccontaci?' 'ella centra il comandamento da lui
%Aaa 2 hauti-
172 ImaginideìDèI
hauutofià con la lucerna in mano a rimirarlo,et lo vede takahe ha la do-
rata chioma tutta molle per l'ambrosia fparf&uifcpiajl collo bianchiffi-
mo,le guancìe colorite sì, che paiono di porpora,& i bei crini in varie gui
[e ritorti/) crefpi, pendono parte per gli bcmeri bianchi/fimi , e^ parte fi
spargono [opra la bella faccia-, e fono così lucidi, e tanto rifplendono , che
non lafciano apparire il lume della lucefna,che sia loro fopra-.a gli home-
ri ha due alitar fé di fi 'efebi (firn a rugiada Je lieui piume delle quali,ben
che stiano ferme , quafi da foauìffimo vento tocche, fi muouono lie-
u emente ,& è poi tutto il corpo così pulito, & lucido , che non ha Venere
fognaua forfe,cb' 'ei dormiua aìVhora}ò perche tenne con queliìji quali L_.
Petrarca, lo fanno cieco,come il Tetrarca, quando ferme di hauerlo vijio ne gli oc-
chi della fu a donna, e dice,
Cisco non già , ma faretrato il veggio,
"N^ido , fé non quanto vergogna il vela ,
Car^on con l'ali nonpinto,ma viuo .
Mofco é E tJMofco poeta Greco lo fa parimente con gli occhi lucidi , & in*
fiammati,quando finge, che Venere lo vada cercandola quale ìnteramen-
- te lo dipinge, accioebe chi lo troua lo riccnofcaJopigli,e lo rìmenì; cui el-
la promette di dare vn ba fio poi , & maggior premio anchorcL-» . Fh
quefta cofa fatta latina dal Tolitiano , e tirata in volgare poi da molti ,
ma meglio degli altri mi pare , che habbia fatto C^L Luigi Alaman-
ni,voltandolain ce» ti ver fi pari, che vanno a due a due : & perciò oltre ,
ch'io non haurei faputo,nè ancho ho voluto prouare di fare meglio di luiy
Arnoref. g & per fare peggìo,mi fono fenato della fua tradottione. Gufilo dnnque
Luigi Ala ^ ^morefuggitiuo dì Mofco, che ojsì pofe egli nome a' firn verfi , fatti
majini . " volgari dallo ^Alamanni ,
Vennereil figlio i^émor cercando giù d t ■
E chiamando dicea per ogniriucLj »
tA chi m'hifegna ^imor da me fuggito
Dono vn bacio in mercede , e èchi fila ardito »
Di rimenarlo à me , prometto , e giuro
Ch'affai più gli darò d'vn bacio puro «
Ha lai fegni il fanciullo , e tali arnefi ,
Ch'ai
De gli Antì-chi. 373
£h al feto primo apparir faran pale fu
Klpn ha bianco il color, ma fembrafocg,
(jli occhi ardenti , mouenti , e pien di gioco ,
Dolce voce , e parlar , crudele il core ,
TS{è quel dentro vorria , che moslra fore.
Mentitor , disleale , e s\i s'adira ,
Furor , fiamma , veleno » e rabbia ffiira .
Traditor , gar^oncel , fallace , e fcher^a
Sempre in danno d'altrui con laccio , ò sfer^jLa»
(rinàta egli ha la fronte , e fero il volto ,
Ticcol braccio , e fottìi , majnello , e fciolto .
Ond'ei Unge auuentar può va dardo acuto
Fin nel baffo .Acheronte in braccio à T luto .
Ha velato il penfier , il corpo nudo ,
allato come augello , ardito 5 e crudo .
Fior' in quello , hofin quello drillo, il volo ,
E nel mex^o de i cuori alloggia fola.
Vn picconano ha in man , foufeflo è jempre
Vn pungente quadrel d'amare tempre .
'Berìc breue lo/irai , ma il del offende .
Vna faretra d'oro a gli homer pende ,
£ fon l'empie faette , ond'io talhora
Jmpigiata ne fui dolente ancora.
,A(bro à tutti , e cruiel , ma com'io veggio
Il disk al' a' fuoifafempre peggio .
'Srcue facella ha in man , ch'io vìdiffieffo
Far nell'acque auuampar TS^e'ttuno slejfo.
Se tu il puoi ripigliare a for^a il mena,
. E non hautr pietà felvedi in pena
Lagrimando reflar , pori mente fifa
Ch'ei non ti fugga in quel ,fe moue rifay
C/T/d tu lo siringi aluor . Se vuol baciarle ,
Fuggì , perche le labra in ogfii parte
San ditofeu ripiene , s'ei dicejfc
Trcndi quesle arme mie, vatten con effe)
7<^on l'ardir di toccar , rifiuta il dono ,
Fiamma , pefìe , tormento, e morte fono.
Tocca queflo difegno buona parte delia forila , e de gli effetti d'a-
more,
374 TmaginideiDei
„ moret & perciò lo fa di color roftoy & quafì ac cefo per tutto il corpo , onde
etrarca. ^^ m tQ^e i'ejjemp-l0 H^trarca^uando lopofejopra vno affocato car-
ro facendolo ti tonfar edotte dice :
Fidi vn vittorioso e [omino duce
Turcom'vn di color ,cbe'a Campidoglio
Trionfai carro àgran gloria conduce .
Quattro deflrìer via più che neue bianchi;
Sopr'vn carro di foco vn gar^on crudo
Con arco in mano, e con faette a* fianchi;
Contra le qua'non vai elmo , ne feudo :
Sopra gli homcri hauea fol due grandmali
Di color mille , e tutto l'altro ignudo ;
dintorno innumerabili mortali ,
Tarte prefi in battagliatane vecift ,
Tarte feriti da pungenti fir ali .
Che debb'io dir? in vnpajfo men'varco :
Tutti fon qui prigion gli Dei di Varrò:
E di lacciuoli innumerabil carco
Vien catenato Cioue inan^i al carro .
Quefi'è colui jcbe'l mondo chiama dimore ;
tAmaro , come vedi , & vedrai meglio ,
Quando fia tuo , com'è noftro Signore .
mianfueto fanciullo , e fiero veglio ; 0
Et nacque d'otio , & di lafciuia humana ,
putrito dipenfur dolci efoaui ,
Fattoftgnore Dio da gente vana .
Qual'è morto da lui ; qual conpiugraui
Leggi menafua vita afpra & acerba
Sotto mille catene e mille chiaui .
Che mo Ara l'ardente defider io degl'innamorati ? il quale accompa-
gnato
Degli Antichi. $75
piato ioli a fperan'zafir accende, e s'infiamma più femore > come due .
*d lejf andrò in vnfuoqne feto , eh' ei fa perche fea , che l'è ftr evie par- Sr
ti de/ coj/>3 de gl'innamorati fono fredde ta.bora,e talhora calde} & vuo-
le , che di tutto queslo fia 'cagione la tema, & lafperan\a . Ter che ef-
fendo il cuore lafede,& il fonte della vita , il quale manda per tutto il
corpo gii [piriti ,, che gli danno for^a , & viuacità ; ogni volta eh1 'e-
gli da qualche dolore è oppreffo > nonfolamcnte non può 'mandare più vi-
gore alle parti lontani , ma riuoca ctiandio a sé il già mandato , per
ejfre più forte afoHenere il dolor e,cbe l'opprime . Ulta 1 hi [ente mag-
giore dolor? di edui, che teme di non potere confeguire quello , che tan-
to brama , & perciò di non dimere ejfere mai lieto $ Onde non è marmi-
glia , fé le parti efìreme del corpo fuo fono fredde talhora . ^Diventano
calde poi,quando eifpera di hauere ciòcche defederà, impcroche i Icore per
l'ai legre^a,cbe finte all' bora fi apre quafe, e fi dilata , & alle parti lon-
tane manda fegni dell'allegrerà fua,che fono viuacijfimi J '"piritici qua-
li rifcaldano tutto il corpo,& lo fanno colorito, come pur dianzi dicemmo
di dimore . 'Benché vogliono alcuni,che la roflez^a ne gli amanti ven- Roflòrene
gapiù tofio dalla vergogna ,quafecbe l'animo confzptuole a sé di [co- S'1 Amati.
star fi dalla honeftà , quando adi piaceri del corpo attende & quelli defe-
derà folamente , voglia nafeonderfe 5 e perciò come che cuopra con vn co»
lorito velo quella parte>oue eipiàfi mostra , f par gè la faccia di rojfore ,
ma beniffimo pare a mecche [copri ilpotere,& la natura di dimore, quel
Toeta , ò altri che fef offe , il quale in vn fornito va di frinendo che cofa
eglifefìa , in fine concludendo , che egli é impofjibile di cauarne la vera
interpretatione . llfonetto per ejfer artcficiofofè vago mifpinge a por-
lo qui fitto, (5 dice così .
*4mor è vn non so che , vìen non sh d'onde ;
LMandollo non so chi , non so in che modo ,
T^acque non so dir come , ò con qual frodo ,
Ter sé sleffo è confufi , e altri confonde .
Quìuì fi pafee , e fi nodrifee a Itronde >
Vtue non so di the, non pretta lodo ,
S i gloria nel dolor , n m ha in (e modo,
T^è so come hor fifeopre , ha fi nufeonde .
Ferifce non so come in me^ro licore,
Nj ferita , nèfegno , 0 fan gue appare ,
L'I ferito da lui vml n io hiore .
CqIcqt non con la lingua fa parlar e ,
E tace
37^ Imagìni de f Del
E tace dentro, &ponfilentiofuore ;
Hor chi sa queilopaigo interpretare .
Le parti poi di Cupido con tutti i fuoi arnefi fono così interpretate da
Servio, là doue Virgilio fa , che Venere lo prega a trasformar^ in lAfca-
e r • nioyquandobà da cfjere condotto a TJidone. ^Dìpingefi dimore fanciul-
li Amore. ^° > perche non è altro , che vn pa^pp dcjidcrio , mentre che alla libidine
folamente è intento;perche il ragionare de g li innamorati così è moz ?o ,
Virgilio. & imperfettoycome quello de' fanciulli , la quale cofa moflra Virgilio in
Didone ^quando dice >
Incomincia talbor'a ragionare ,
E nel mezj) del dir , Uffa , sxarrefla .'
Ha poi l'ali per mo tir are la leggierc^a degli amanti prefìi a mu*
tarfi di volere , come nella medefima Didone fi può vedere , la quale ap-
pie fo di Virgilio pur' anche penfa di dare morte a colui, che prima ama-
Teremio . ua cotanto. E Terentio beni/fimo mofìrb la poca fermerà de gl'innamo-
rati,quando difse;Quefti mali tutti fono in dimore jngiurie,fcfpettiy ini-
Petrarca. ifticitie,tregua,guerra,e pace anco poi . Onde il Tetrarca, pofeia che ha
raccontati varijte diuerfi affetti amor ofitcosì conclude ,
fnfomma so , come è incollante , e vagat
Timida , ardita vita degli amanti ,
Che poco dolce molto amaro appaga .
Torta *Amore le faette}ouero perche quefle parimente fono veloci , né
fempre vanno a ferire , ouefono indurate , come habbiamo detto de
gl'innamorati , che fono prejìiffimi a mutarfi di volere , né fempre
ponnoarriuare, a quello^cbe più bramauanoyouer amente ,per che come el-
le fono acute , e pungono , cosile punture della confeienza dopò l'hauere
peccato , ci trafiggono fan imo , che dopò il fatto conofee di batter operato
male. 0 put e s'intende per le faetted' '.Amore la preflezjzji , con ch'e-
gli feende nel cuore de' mortali . Ter cloche ad vnu fguardo folamente ,
fen\a quafi auerdefene , refia l'huomo talhota tanto accefo dalla bellez-
Xa altrui , che gli pare efiere già tutto di fuoco . La quale cofa,credo io ,
(he vokffe moftrare colui , che fece Cupido con il fulmine in mano , che
non fi sa chi efojje , comeferiue Tlinio , che loportaua Alcibiade nello
fcudot& un tale n'era parimente in T^oma nella Curia dì QttauiaM qua-
le
De &M Antichi.
Ì17
Imaginì d '*Amore fgnificanti lì vari/ effetti & po-
ten%a d'amore guaine cuori' nobili f£Ì gè nt di facilmen-
te ha luogo & li duri& ofiìmtifpezjw & rompe , di-
nota ancora quanto facilmente ci la/c lamo ade/care da
gl'affetti lafcim & libidinofì muffirne ingìouentu.
rBbù
37S Imagitìi dei bei
le diceutinc alcuni ,cbe fu fatto per <^Alcibìade,pofcia ch'egli così lopor*
tana nello feudo, volendo in quel modo moftrare la bellezza di lui , che fu
beUiffimo,qitafi che come Gioue,di cui è proprio ti fulmine, è il maggiore
di tutti gli altri Dei , così di belle'^za andaffe Jopl'a a tutti gli altri di
Forza ci gYan lunga.CMafipuò dire èiihcrà* ."forfè meglia&be à colui fiaparu-
Amore, tocche vna face non moftrì intieramente la for^a dello amorofo ardore^
the perciò pò fé in mano a Cupido il fulmine, conciofia che quefto nonfolo
arde le coj ee ,che facilmente abb?uciano,ma quelle anchorafubiro incende,
alle quali altro fuoco non così tcfto sì attaccherebbe, rompe, efpre-^a ciò
che troua,cht fé gli opponga,^ -fa pure quanto voglia faldo , e duro, &
penetra con mirabile prejie^a in ogniluoco. Le quali cofe molto bene fi
confanno alla forila di <Amore,il quale in gentil cor ratto s'appiglia,e gli
duri, <& opinati rompe,efpe'^7saie con m ir abile prefìeiga ouunque vuo-
Properno. \t penetra->come dice Tropertioin vna Elegia, nella quale ei dipinge Ì4-
Bemuieni more>fatia &<* volgare da Girolamo Beniuieni in ter^a rima,et è quejìa.
T^onfuf attuo parer mar auiglio fé
Le man di quel , ch'in giouenil figura ,
Qualunque e'foffe , ^Amor piangendo pofe ?
Quelli de ciechi amanti la natura.
Conobbe , e come fuor d'ogni ragione
Ter don lor primi ben per leggìer cura.
CN(è baiali à gli homerfuoì fen^a cagione
" '; Che da queslo , e quel cor lo fan volare,
"Perde quelle alme , in cuifuo nido pone,
Uitcntreper queflo tempejìofo mare
Corron , dall'onde alterne ributtate
Son così , che giamaifipon fermare*
Varco fuo incuruo >e le faette h amate ,
Che da gli homerifuoi fofiefe pendono ,
Ond'egli bàfempre lefue mani armate .
Certo nuli' altro a* noflri occhi pretendono ,
Se non che pria , ch'alcun di lor s'accorga ,
Dal nouofcojfe in mez^o al cor Jm fendono .
Trouo
De gli Antichi. 579
Tr w Cupido alle volte antimo, fatto in altra guifa , che con l'arco ,
cornee appnffo di Taufania , il quale fcrìuendo di Corinto dice , che qui-
uifopra il tempio di Efculapio in certa cappelletta tonda di bianco mar-
mo era Cupido > fatto da Taufia dipintore 7cbe haueua gettato l'i» co , &
lefaette , C3 teneua vna lira in mano . Et il medefimo ragionando del-
l\Acbaia dice , che in Egira Città di quel paefe era certo piccolo tempio ,.
oue ei vide Cupido Jiared lato alla Fortuna , volendo mostrare , che que- Cupido
Sìa anchora nelle cofe d'amore può affai : bendi egli da sé tanto poffa » con la Tot
che vince tutte le più opinate voglie, fpe\?a ogni indurato cuore , e gli tuna .
animi più fuperbi , e più feroci fa diuentare humili , & manfueti in mo-
doycbe volontieri poi porgono le mani a gli amoro fi lacci . E que/io for-
fè volle moflrare \^Àrchefilao laudato perciò daVarrone affai , come
fcriueTlinio}bencbe dicono alcuni , che lo laudò non per queflot ma per
labellaarte, eperlograngiudiciotch'eimoftrònella fcultura, quando
djvnfolope^o di marmo fece vna Leonia , con la quale fcher^auano
i pargoletti Jlmori/3 di loro alcuni la teneuano legata , alcuni le porge-
uano vn corno , & voleuano , ch'ella vi beeffe dentro , e la sfor^auano a
farlo ,& alcuni altri mofirauano di volerla cacciare . Tra tutti gli ani*
mali il Lione è ferociffimo , ma dicono poi , che la Leonia è di più feroce
animo ancora , e più crudele affai , & perciò quefla fece ^Archefilao per
efprimere meglio la for^a de gli affetti amorofì. Li quali furono molto
bene ambo moftratida'Toeti , quando finfero CAiarte slarfenefolla^
%ando in braccio à Venere , la imagine della quale infieme con quella
delle (jratie t e delle bore , che andauano con cofleifempre , aggiunge-
rò à quefla di Cupido , accioebe non fa il figlio ferina la madre , & bah-
Ina. la madre così tra quefie mie ìmagmi che l'accompagni , come hebbe
c:pprefjo de gli antichi . ^Adunque perche tanto può dimore , fu detto
vincere tutto , come che nu'doaltro à lui fia pare difor^a , ? finfero perciò
Icfaude, eh' ci vincefkgià puf anche il Dio Van , che l'haueua prouoca-
to prima . Il che tirato alle cofe naturali ,fìghifìcatcbe la natura vniuer- -, . ,
fale fautrice di tutto mostrata per lo 'Dio Tan , quando cominciò da vincitcr«
principio ad operare > cominciò parimente à dilettai fi di quelle cofe , che di Pan .
faceua , efeguitandopoi quaft invaghita di quelle , ha cercato fempre , e
tuttauia cerca di adornarle pia , ch'ella può . Ter la dilettutione dunque ,
che prende la T^atura delle cofe da sé fatte,venne come à prouocare v_x/-
more-.il quale potè tanto più di lei7cbefe la fece foggnta in modoyctìdla
fa folamente quanto piace à lui. 'Dachenafce la concordia de gli Ele-
menti tra loro diuerfi alla generatane delle cofe . E le anime , come vo-
gliono i Tlatonicijfcendono parimente per jL more dì Cielo qua giù né'cor-
Bbb z pi
tsc5 t Indagini desi £5 d
pi mortali, hantnfo già pei lui contratto cena affittone, & àefiàerhàì
e - ^>,\,uuno pei incielo , quando jpogliatefi intuito l'amo*
re terreno , [uvolgcno ad amare le cofe cele jti folamente . Et perche
tlìjfcro fii confideratori delle coft del Cielo, che vi erano due porte , per le
quali puf] aliano le anime human e [tendendo di cielo in terra,e ritornando
di terra al cielo , 0? era detta quejìa de gli TJei , quella deglìhuomini :
volena. Qifeo,che dimore ttneffe le chiaui di quejìe porte , sì r.he non vi fi
potè (fé pagare fenica lui & peni ò chi lo dipingere ancho con le chiaui in
wanoypotnbbi vendere la ragione, perche casi l'uauefse fatto. CManon
è flato dimore di tanto potere peròfempre , che altri non habhia potuto
più di luì ancora alcuna volta ,come jlufonìo mojtra in certa fuafittione,
la quale io Vèglio porre folo per dai e con gli feberni, coi tormenti, e con
la croce di *A more fi ne allafua imagine, vendicatomi à queflo modo , poi
che altro non gli pof so far e, di mille ingiurie, eh' egli mi ha già fattele mi
fa tutto dì . Ter che non è poca la vendetta,che fi piglia di chi fa male*,
raccontare le penefue , & ifuoi difpregi , &pare che confoli affai ricor-
dar finche quelli parimente ftano flati in gramjjìmi pericoli, lì quali furo-
no già, e tuttauiafono cagione altrui dìpenofa vita . Fa dunque <Aufo*
nioyche Cupido non fé ne auuedendo vola fé là.doue Hanno quelle anime ,
Amor tot le quali per lAmore rfeircnodi quefta vita miferamente, e che pigliato
mentato. da lorofoffe legatole pojìo come in croce fopra vnalto mirto, e mentre che
quefte li propongono dìuer fi tormenti ,y iene Venere, la quale non fola-
mente non cerca di mitigare le adirate alme contrafuo figlio,, ma fi mo-
flra adirata anch' efja contra di tubefatte alcune sferre di rofe , e di fiorì
lo batte stranamente si ; che moue quelle à pietà , le quali la pregano a
perdonargli, & effe parimente gli perdonano , e lofciogliono laf dandolo
andare ,xofa che non hauereigià fatta io : ma poi che tutte erano donne
quelle,che lo figliarono , altro non fé ne poteua afpettare . La cofa è nel
Latino 5 molto bella , non so che fa di lei nel volgare: ma chi sa Latino ,
leggala nella fud linguale chi non fi contenti di quefla,cb'io ho ridotta al
volgare per bora, fin che venga ehi la ritiri in miglior forma ,
3>{e ì mefli campi, doue i verdi Unirti
Fanno la felua ombrofa > ch'ira fé chiude
Gl'innamorati , & in felici f pini ,
Zran l'alme , ch'in sèfur empie , e crude
Ver troppo amar altrui ,ft ch'anni tempo
% 'De lafpoglia mortai rejìaro ignude .
Bla
De gli Antichi. 3S1
M la memoria del pacato tempo
I{inouando moììraua ciascheduna
(ome c\ perche morì così per tempo
Uà la gran felua poca lucere bruna ,
(ome talhorsch'ofcuro uel nafconde
lA noi la bianca faccia della Luna*
Taciti Lachi , che le torbide onde
T^on mojìran mai>c fiumi lentie cheti ,
Cheftretti van tra le fiorite fponde .
Vaer caliginoso par che vieti
Ogni allegrezza à i fiori , che jon quìui,
Sì ch'vnqua non fi ponno mostrar lieti ;
l quali furon,mentre ch'eran viui,
Ciouani tutti di fomma bellezza ,
Che ne refiar mijer amente priui .
7{jrcijJo,c'hà di si tanta vagherà.
Ter che ft crede vn 'altro , e'I bel Hiacinto >
(hi morte dà chi pia l'ama, & appresa .
Croco da l'aurea chioma^iace vinto
Da fdegno sì , che dando fi nel petto
Lajcia il terren del /angue fuo dipinto,
Jldone^chegià tante volte sìretto
Da la madre d'amor fu nel bel feno
Cogliendone piaceuole diletto,
Et bora fatto fior orna il terreno
1)i por por eo color con altri affai ,
Ond'è di varijfior quel luoco pieno»
E rimembrando igià pacati guai ,
Le lacrime jfofpirj mefti amori,
1 dolorofi accentile i trisli lai ,
Fjnouano con quelli anco i dolori ,
C hanno fentiti alVvltima partita,
Quando lafciar morendo i primi ardori .
Tra quejli,e le verdi herbe}ond'è gradita
La denfa felua,van le donne antiche ,
Ch'amar mìferamente in quefla vita.
T. fanno prona allhor quanto nìmiche
tA sèflejje furgià , mentre che furo
+4 le voglie d'amor già troppo amiche*
Mojira
2$ z Imagini de i Dei
Mofira piangendo Seme le , a che duro
Tarino fofìe quando fulminata
^Produffe al mondo il parto non maturo •
E vorrebbe poter non effer Hata
(ompiacciuta di quel , che cbiefe à (jioue
K^ilbor che da giunone fu ingannatala*
Onde fi f cuote , e con la mano moue
Speffo la vejìe , e faffi vento , e finge
Che la fulminea fiamma fi rinoue .
Ira , dif degno , egraue duolo aftringe
Cenidapoi che f emina Rivede
*Dinuouo, e in vijo l'animo dipinge,
Trocri vicina à morie in terra fiede ,
Le piaghe acciuga , & al fuo feritore
Sema pur* anco l'amorofa fede ,
Col lume in mano vinta dal dolore ,
Salta nel mar la giouane di Se/io ,
Oue affogato vede il fuo amatore.
*ì<lè di lei moslra hauere il pie menpreflo
Sapho àfalire fopra ildurofaffo
Tergittarfi ne l'onde , e'I dishonefh
xAmor^ch' infamo Creta , à lento paffo
\Andar fa l'infelice , che fi duole
Chefifia pofìo il cor fuo così baffo ,
E mostra vn bianco Toro , e dopò vuole,
Che non men del fuo errorfi vegga quello »
Che per ^Amor'han fatto le figliuole ,
Ter le quali re fio morto il fratello
<I)a chi lafciò di lor l'altra fui lito j
Efeco traffe l'altra , che del bello
Hippolito hebbe il cor già sì inuaghito j
OWa non potendo poi trarlo a fue voglie y
Tanto l'odiò , quanto l'hauea gradito.
Tar che Laodamia s'allegri , e doglie
cDc'falfi fogni , né dopò la morte
'Del fuo Trote filao più viuer voglie :
Et altre poi , le quai con braccio forte
L'infelici alme trajfero de i petti ,
CWoJìrano i duri ferri , onde, fon mortz* ,
Tisbe
/
De gli Antichi. 3$$
Tisbt quel del fuo fpofo , i cui diletti
K^dmoroji da forte troppo fera ,
Quando mcnfi douea , furo intercetti
Canace ibebbe dal fratello , & era
De l'hojpite quell'altro , tbauea T>ido ,
Cbegid no' lafcia acciò , cb'clia ne pera .
E com'hà detto già il publico grido ,
Quiui rnoftra la Lunario' ella fttffo
D Enditnion fcefe a l'a-mato nido .
Tìà di m Me a!tr-: poi vernano appreso %
UUofìrando ciafebeduaa qud> c'baueua
Già per L^ftnor contra di si commcjfo •
E mentre che ciafeuna fi ddeua
De'fuoi antichi danni dolcemente ,
Cbt'l lamentar fi in parte il duol rileua .
Ecco che vien'ìnauedutamente
battendo l'ali per là fei.ua ombro fa
tAmor tra quefia addolorata gente .
La qual , benché fra quaji comeafeofa
L'ardente face , e la faretra d'oro
Varco , e li/irai per l'aria nebulofa.
Lo riconojce nondimeno , e foro
Subito quelle donne tutte infieme
Ter tenere il commun nemico loro .
Quinaria humida yegraue così preme
L'alighe l miferello , che fi sfor-^a
Tur di fuggir ,edei nimici teme,
In vano s'affatica , e fi rinforza
L'impeto f eminile in modo tale ,
Che vinto fé ne refta in altrui for^cLj .
Ern ne la gran felua vn CMirto , quale
Era il tormento di chi fojfe flato
Ingiuilamente altrui cagion di male .
One già da Troferpina legato
x^ddonefu punito dell' hauere
Ter Venere l'amor di lei Jpre^ato.
oi Qucflo vengon tutte lefeuerey
E mefìe donne , e con lor tranno dimore ,
Qual fanno a l'alto tronco fosienere*
Olì
3 $4 Imaglni'deiDei
Gli barino legati e mani , e piedi e fuor e
D'ogni vfo di pietà cercan di fare #
J^el mi/ero contento il lor furore .
Vaccufan tutte , né pero trovare
Sanno giù Sìa cagion di dargli pena ,
Ma giurìa fan , cbefia quanto lor pare*
Ond'eifi ferite andar per ogni vena
Vn timor freddi , che l'agghiaccia , e tur fa
Il me/lo duol la faccia già ferena ,
Voi che fi vede in mano à l'empia turba ,
La qual'incolpa lui de i propri errori ,
Et ogni legge , & ordine conturba .
{.yflui ciafeuna improuera i dolori
*De la pajlata morte , e poi gli dice ,
(om'ìogìà , così voglio , c'hor tu mori.
Epenfano di far lieto , e felice
Tutte lo flato lor, fé fan vendetta
Di lui , come lor par ,fe ben non lice .
Vero moftrano quel , ond' intercetta
Fa lor la vita , e nel medefmo modo
Che fi tormenti *Amor ciajcuna affretta,
'Torta quefìo vn coltello , e grida i'iodo ,
Chefia queslo ad *Amor tormento , e morte,
Quella moslra d'vn laccio il Jaldo nodo .
Quella altra par , ch'affai fi ricon forte
Mqfìrando i caui fiumi, perche fpera
Veder' in altrui l'vltima fua forte .
£bi Verte rupi , chi l'irata , e fera
Onda del mar , chi moslra il mar quieto ,
Secondo che più brama , cb'*A morpera .
alcuna dice , bora farò pur lieto
il mio cor con la morte di queflo empii) ,
Se la vendetta a mefleffa non vieto .
Quefle fiamme faranno il crudo feempio,
E fcuotendo l'ardenti fiamme vuole ,
Ch'amor del fuo morir fia nuouo efìempi*.
iJMìrrba feoprendo la matura prole
Squarcia il bel ventre,e piglia poi con mano
le lacrime > onde mefiaanchor fi duole*
ZqueU
■ De gfi Antichi. 385
£ quelle arditamente di lontano
Verfo lui J piega , che di sèpauenta,
Vendendoci a partito troppo firano .
^Alcuna di fchernirlo fi contenta ,
Mojìr andò perdonargli^ che quell'ira
C'bebbe già contra lui tutta fta [penta •
Ma lo fcberno è ben taly che ne fofpira
iunior non men , che s'afpettaffe morte ,
Ver che graue tormento [eco tira ,
Cbà da far vno Hil pungente ,e forte
Spicciar fuor de le membra delicate
Il f angue >cbe le rofe hebberoin forte,
Ouer amente cbefiano infiammate
Con lumi acceft quelle belle parte,
Onde fon le perfone generate .
La bella Citberea , ch'era in difparte ,
Quando intende del figlio , lieta vuole
^inch'ejja bauer ne'fuoi tormenti parte
*/f luì fubito vien , né come fuole
Tiaceuol parlayma turbata in vifid
Gli accrefce duolo , e tema con parole >
Chiamandolo cagion d'ogni fua trifta
Fama , e li grida , ahi federato fai
'Ben turche per tefol biafmo s'acquifta.
Toiglì improuera quanto fece mai ,
Gli adulterij di Martet chefeoperfe
jL l Ciel Febo con fuoi lucidi rai .
Jl membruto Triapo , che le aperfe
Il ventre con figura dishonefìat
1>i che non poco f corno già fojferfe.
VRermafrodito , il cui nome anco refla
*A chi d-buomo,edi donna babbia l'infegna,
^ ver amente fta poi quel , né quefia.
L'empio £riceydel qual'ellafi degna
Ter la fua crudeltade , e e' babbia fatto ,
Cb'afiar con buom mortai più uolte vegna.
?$è del dir fi contenta , ma con atto
Di chi gafìigar voglia il proprio errore
Jn colui , eh' ad errar già l' babbia tratto.
C^ e l[acco-
386 Imagini dei Del.
Raccoglie infume vno , & vn' altro fiore
E le vermiglie rofe , con le quali
Toi batte il meJìose /confo lato dimore ,
E tanto gli ne dà,cbe de'fuoi mali
Quelle donne diuenneropietofe,
Che pria gli minacciar pene mortali .
Terò la pregar tanto , cbedepofe
Za bella madre l'ira ,e il grane fdegno,
Che mal contra il figlimi già la difpofe .
JE cìafcbeduna dice efiere indegno
*A mor di tante pene , e che per hi
Islongiunfe alcuna mai al trifto fegno •
Didarft morte,ma che furo i fui
Fati cagion del miferabil fine ,
Che deflinar così^differ^di nuì.
Tlacata dunque Vener le mefchine
'Donne ringratia delpietofo offtio;
Toi /doglie il figlio con le man diuine*
Quel già fìcuro dal crudele efitio ,
Che gli /u appareccbiatOyviafen'vola •
Così fo/s* egli andato inprecipitio ,
Tfè pia di lui s'vdifie mai parola.
VENERE
De gli Antichi. 387
VENERE.
\\1M<A chedifegnare la imagi ne di Venere voglio
fare vno fichi^o della natura fina., perche farà di non
pocogiouamento a riconoficere la ragione eli diuerfe co-
fe,che in quella dirò pei . Fi* dunque Venere , fecon-
do lefauole,la cDca della libidine >e della lafciuia,come Dea della
elvella mandajje nel cuore de i mortali i libidinoft de- libidine .
fiderij , e gli appetiti laficiui , e che à quefiì con l'aiuto fuo fi defìe
il desiderato compimento . Onde la fecero madre di dimore , perche
non pare, che fi congiunga quafimai huomo , e donna ìnfiieme , feque-
fio non v'intrauiene : & à coflei dettero parimente gli antichi , ul-
tra Himeneo , e Giunone , la cura delle noT^^e, percioche quefleft fan-
no j accioche ne feguiti il carnale congiungimento, onde ne habbia da fie-
guitare poi la getter at ione de i figliuoli . Fu la beitela anchora data in
guardia à Venere,sì cfrella poteffe darla,e torre comepareua a lei, tJMa Vertere fé-
fecondo le cofe della natura poi, le quali fiotto il nome di quefta Dea ci fio- con<*o 1 na
no in diuerfi modi figniftcate,ella mofira quella virtù occulta,per la qua-
le gli animali tutti fono tirati al defiderio di generar e. Onde quelli, li qua
li vogliono, che l'anima bumana di Cielo ficenda ne i cor pi nostri , epafi- ;
fando di sfera in sfera tragga da ciafeheduna di quelle affetti particolari,
dicono, che da Venere ella piglia l'appetito concupificibile .che la moue al
la libidine, & à i lafciui defidcrij , e fanno ancora alcuni , tirando pure le
fauole alle cofe naturali, che Venere, Giunone, la Luna, Trofierpina, T)ia-
na,& alcune altre filano vna 1)ea fòla, ma filano tanti i nomi, e così di-
uerfi , perche tante fono le diuerfie virtù , che da quella vengono , come
fi vedrà anchora per diuerfi difegni, della fiua imagine , cominciando da,
quello,che rifetifice il fuo primo naficimento -, per cloche raccontano te fa-
uole y eh* ella nacque della f puma del m*re , hauendoui Saturno gittato^1[cjmcn
dentro i teslìcoli,ch'eì tagliò à Celo fuo padre. La qual cofia hanno efipo- to di Vene
fila moltiyepiù chiaramente forfè di tutti Leone Hebreo ne i fuoi dialo- re*
ghi di ^.mor e. Volendo dunque gli antichi moflrare,che Venere fofje na-
ta del mare, la dipingeuano , che ella quindi vfciua fuori slando in vna
gran conca marina,giouane,e bella, quanto era poffibile di farla , e tutta
nuda y e la faceuano anchora ch'ella fé rìandaua à fiuv diletto nuotando
pel mare. Onde Ouidio rifguar dando à questo la fa così dire à Nettuno. .. .
Ccc 1 Et
3%* Imagini de i Dei
Et ho che far* anch'io pur qualche co fa
- Tra quelle onde Jc vero è ch'io fia fiata — -
Ts^el maggia denfafpuma , dalla quale
Ho bauutoil nome , eboggi ancor acerbo .
Aphrodite 'Perche uiphrodite la chiamarono i Greci dalla fpuma , la quale effi
Virgilio . nominano con voce da quefio poco dirimile . Virgilio parimente fa ,
che T^ettuno così rìfponde a lei , quando ella lo prega che voglia ac-
quetare homai la tempesla del mare , onde ilfuo figliuolo Ènea eragià
tanto trauagliato ,
Giuftiffimo è che tu ne'regnì mìei
Ti fidi , ond'è l'origine tua prima .
Onde fra gli altri ftmulacri , che furono nel tempio di Gioue appref-
fodegliEleiinGreciaìcomefcriuerPaufania, ve ne fu vno di Venere,
che forgendo del mare era raccolta da Cupido . <^Alcuna volta poi fu
Conca ma per Venere fatta vna beli [ffima donna con vna conca marina in mano ,
à Venere3 e con vm SfiirUmda di rofe in capo 3 perche le rofe fono proprie di que-
lla Dea* come dirò poi rendendone la ragione , eia conca marina mo-
firafempre >che fia Venere nata del mare , ò in mano ch'ella l'bab
bla t o pure che vifta dentro co i pie . 'Benché vogliono alcuni , che
perche la conca marina nel coito tutta s'apre , erutta fi mofira y fa da-
ta a Venere , per dimofirare quello , che nei Venerei congiungimen-
ti fi fa » e nei piaceri amor ofi, x/L Ili quali ,bfia perche quella parte
dei Cielo , cuièfoggetta,cofivoleffe , o pure e bela natura de gli ba-
stanti per altro fofie tale , pareua che l'I fola di Cipro fojje dedita ol-
ii'a modo , e perciò diceuano quelli diVapho Città di quefia Ifola , che
•pfeendo Venere del mare%apparue prima appreffo di Imo , ondel'ado-
rauano con grandifjima riueren^a , ($ era appo co/loro vn tempio dedica-
to a lei,nel quale lafua slatua non era come l'altre fatta configura bu-
tnanajna certa cofa rotondale larga nel fondo , che verfo la cima fi veni-
Cornelio ua flr^nS>en<^° a Poco a Poco » 1>ella quale , come riferifee Cornelio Ta-
Taccito. c't0 » non pare , che fi fappia alcuna ragione . Ture io mi ricordo di
bauere letto , e he quesla figura rapprefenta l'ombilico del corpo buma-
not & è data a Venere, perche fi crede, che la libidine alle donne fi ia ,
G< . e cominci in quefia parte. LMa quando anco quefio foffe vere, che dire-
* *ionio . mo f0i delfìmnlacro di Gioue Ammonio , */ quale in certa parte di E-
gìtto
De gli Antichi.
577
Tempio di Venere in Phafb Città di Cipro con hieroglifico lei
& fua natura dimoftrante, carro di Venere tirato da Cigni & da
colombe a lei facrati,con la fua imagine (opra detto carro nuda
con le tre grafie leco, come li Salfoni la dipin^euanOjCon tre pò
mi d'oro in vna mano,& vna palla nell'altra,dimoftra l'oro far-
ci via alla laiciuiajdinota il tutto il naturai dcfiderio carnale per
generare.
. 39° Imagini de i Dei
gitto era medefimamente fatto in quesla guifa , come nella fuaimagine
fi può vedere . lo voglio credere , che qualche miiler io conteneffe in fé
quejla figura , quale non vollero dire forfè i primi , che la fecero , ò per
dare da penfarui fopra quelli , che veniuano dopò loro , ò perche que-
fiafufempre la opinione de* più antichi , che ben fatto fojfe nafconde-
re le cofe della religione , ò mofìrarle in modo , che non poteffero ef~
fcr conofciute , fé non da chi vi metteua grande fiudio intorno , &
à quelle folamente attendeua , parendo loro , che in quello mododo-
ueffsro efiere più rifguardate affai da tutti , & battute in maggiore ri*
f petto , come ho detto altroue . Egli fu poi dato parimente a Vene-
re come a gli altri Deivn carro , fopra del quale oltre alla conca ma-
r'ma ella andaua e per Varia , e per lo mare , & ouunque pareua à
lei. 'Benché Claudiano , quando la finge andare alle no^e di Hcno-
vio , e di<JMariayfa che Tritone la porti fu la lubrica fchiena facendole
. ombra con l'albata coda. E perche ciafcun 'Dio ha animali a fé prò-
Cam dati pr{jtCfje tirano ilfuo Carro tquel di Venere è tirato da candidarne colom-
be tcome dice ^Apuleio , perche quejìi vccellipiu di alcun altro paiono ef-
fere conformi a lei , e fono perciò chiamati anchora gli vccelli di Ve-
nere , imperoche fono oltra modo lafciui , né è tempo alcuno dell'armo ,
Còlomo&fnei qUale ijUano infteme : e dicefi , che non monta mai il colombo la
Venere co^om^a » che non la baci prima , come apunto fanno gì' innamora-
Fauola di''* E le fattole raccontano > che fu il colombo tanto caro a Venere ,
Penderà . perche Terifìera jqfnfagìa molto amata da lei fu mutata in queflo vc-
Elia. cello. Oltre di ciò Eliano moslra , che le colombe foffero confecr atea
Venere da queflo , che in Frice monte della- Sicilia erano celebrati al-
cuni dì di fefìa j li quali chiamauano tutti i Siciliani giorni di paf sag-
gio , perche diceuano , che in quejìi Venere pafiaua nella Libia , e
perciò in tutto quel paef e non fi vedeua allbora pure vna colomba, co-
me che tutte foffero andate ad accompagnare la 'Dea loro . *Da indipoi
anouedifene vedeua riuolare vna dal mare della Libia belliffima 5 e
Anacreon non faita come l'altre , marofia , come dice xAnacr eonte , che èVe-
te. nere ,oue ei la chiama porporea , e dietro à quesla ne veniuano poi le
torme delle altre colombe . Onde celebrauano quelli del monte Erice al-
Ihora ) per e fere quefle già ritornate , li giorni del ritorno , facendo
quelli che erano ricchi , belli , e copiofi conuiuij , come riferifee *A-
Cigni dati theneo . Tirauano etiandio i Cigni il carro di Venere , che Hora-
à Venere. tìò, Ouidio,eStatio cosilo mettono , ofia penhe quello è vccello in-
nocentiffimo > e chea ninno fa male, ofia pure per la foauìtà delfuo
canto , perche alle lafciue ? & a gli amerofi piaceri pare , che' l canta
gioui
De gli Antichi. sor
gìeui affai . Fu quefla Dea fatta nuda per mostrare , come vogliono al- ■
tuni^qucUo.a che fempre ella è apparecchiata , che fono i lafciui abbrac- « e" C1 c P"
ciamenti, e perche qucfli godiamo meglio nudi , che vefiiti , ouero
perche chi va dietro fempre a' lafciui piaceri , rimane fpeffo fpogliato , e
priuo di ogni bene yperciocbe perde le ricchezze , che fono dal e lafciue
donne diuorate ^debilita il corpose macchia l'anima di tale bruttura , che
niente le refla più di bello . Ouer aniente fi faceua Venere nuda per da-
re a conofeere , che i furti amorofi non ponno (lare occulti , e fé pure vi
flanno qualche poco , fifeuoprono anco poi , e fpeffo auuiene , che fi
mojhinoallbora,chemenovifipenfaycfe ne dubita meno. Onde od
que'sìo , ò à che altro bauefìe mente Graffitele quel nobile [cultore, fece
a quelli di Guido vna Venere tutta nuda di marmo bianchìffimo , tan-
to bella y che molti nauigauano in Cipro tratti dal defìderio folo di ve-
dere queflafìatua , della quale fi legge 5 che fi innamorò vno sì fat-
tamente , che non hauendo rifguardo a perìcolo alcuno , né ad al*
cun male > che gliene poteffe ìntrauenire , fi nafeofe vna notte nel tem-
pio yOue ella ftaua, <££ abbraciandola , stringendola , e baciandola , e
facendole tutti que veT^i , che alle più delicate giouani fi fanno 9 Stari,a «il
quando fon ben care , diede compimento al fuo defìderio amorofo , don- Y*cok>iit
de rimafe poi fempre certa macchia in vn fianco della bella ftatua . Va
nuotando Venere pel mare , dicono , per dare ad intendere quan-
to fia amara la vita de gli buomini lafciui , agitata del continuo dal-
le tempefiofe onde de'penfieri incerti , e da fpefsi naufragi , che fan-
no idifegni loro . Leggefi nelle hiflorie dei Saffoni , che queflacDea Hiftoriedi
appo loroflaua dritta fopra vn carro tirato da due Cigni , e da altrettan- Sai foni,
te Colombe y nuda , col capo cinto di mortine , & haueua nel petto vna
facella ardente , nella mano de lira teneua certa palla rotonda in for-
ma del mondo , e nella fini Jìr a portaua tre pomi d'oro , e di dietro le sla-
ttano le Grafie tutte tre con le braccia infieme muiticebiate : come ap-
par nel fopra notato difegno . Quello che quefìa imagine , 0 ftatua ligni-
fichi y non farebbe troppo difficile da dire : ma poi che il Giraldo , che la Giraldo,
7Ìferifce ouefcriue de i T>ei de* Gentili , non ne ha detto altro , io la-
ccio > che fé la interpreti ognuno a modo fuo . Dirò bene che fi leg-
ge del CMirto ycbefoffe dato a Venere , perche era creduto bauere in fé M'"° da"
for^a di far nafeer e amore fra le pei Jone >é di conferuarlo , E Tlutar- t0 cn
£0 dice y che è pianta figmficatrke di pace , donde era , che appreffo
de 'Romani, quelli > lì quali menauano certo piccolo trionfo, per hauer
«vinto ì nemici con pochiffim a faticha , efen^a vccifioney erano coronati
dì mirto 9 .pianta propria di Venere, perche ella ha in odio grande-*
mente
S9* ImaginideiDei
. mente la violenta , le guerre , e le difcordie ; & altri hanno detto , che
quello fu più tofto , perche il mirto felicemente nafce , e crefce nelle ma-
remme , & intorno aititi del mare, oue habbiamo già detto , che
nacque tenere . k^Alla quale furono date le rofe parimente 9 perche
quefte hanno foaue odore , che rapprefenta lafoauità de i piaceri amo-
roji : ouero perche come le rofe fono colorite , emalageuolmènte ftpof-
Rofe date fono cogliere fen^afevtire le punture delle acute /pine , così pare > che
à Venere . la libidine feco porti il farci arroffire ogni volta , che della brute^a
di quella ci ricordiamo , onde la confcien'^a de i già commeffi errori ci
punge , ed trafigge in modo , che ne fentiamo grauiffimo dolore . Ol-
tre di ciò la bellezza della rofayonde porge diletto a' riguardanti , du-
ra breuiffimà tempo , e tojlo langue , come fanno etiandio gli amo-
refi piaceri , e pei ciò metteuano in capo a Venere le ghirlande di que-
fte . Le quali non furono però fempre colorite, an^i da principio era-
Rofe colo no tutte Jjianche, ma furono tinte poi del fangue di quesìa 'Dea vna vol-
tlK ' ta , che ella correndo per dare aiuto all' ornato ^Sidone, volendolo vc-
cidcre CMarte , che nera diuentato gelofo , pofe i piedi fopra le acute
fpine delle bianche rofe ,e ne fu punta grauernente , onde il fangue ,
che ne vfcì , fu cagione , che da indi in poi nafcejfero le rofe colorite . E
benché quello ,ch 'io fono bora per dire , poco faccia à dipingere V enere ,
nientedimeno , perche mi pare effere cofa gratiofa, e diletteuole , la
Atheneo dirò come la racconta K^dtheneo , dicendo che gli antichi di qué'tempi
furono grandemente dati a lafciui piaceri, onde dedicarono vn tempio
Nonella à Venere , chiamandola CaUipiga, che vuole proprio dire , che ha
piaceucle yeue natiche , per queHa cagione . Due figliuole di vn Contadino, gio-
uinettp , belle & gratiofe , vennero a contefa infieme , qual di loro ha-
ueffe più belle natiche, ne potendo fi accordare infra di loro , perche
Veri ere non voleua l'vna cedere , all'altra ,fe rìandarò su la via publica , e tro-
Càllipigx uato quiuivn giouine a cafo non conofeiuto da alcuna di loro , glifi
mo tirarono , acciò ch'egli ne facefìe giudicio , promettendo ciafchedu-
na di ilare a quello , ch'ei giudicale , II giouine guardata molto bene
quella parte , fopra della quale era nata la contefa > e fattane tra se dili-
gente confideratione , giudicò , che la maggiore haueffe più belle nati-
the : 0 innamorato perciò fé la menò a cafa , oue egli haueua vn fratel-
lo , cui raccontò il fatto eome erapaffato . *A cojlui venne voglia dì ve-
dere ciò t chefofie,& andatofenelà , doue gli haueua mojirato il fra-
tello , trouò l'altre delle dueforelle , che fé neftaua tutta mesla , perche
fu giudicata hauer men belle natiche , le quali ei fi fece mostrare, e
tanto li paruero belle, che fé ne innamorò fu luto, e confortando la gio-
uane
De gli Antichi. 3Q?
uane fa pYegò a slare di buona, voglia , che baueJSe così beile natiche ,
che non fojfepojfi bile , che altra le haueffe pia belle , che nebas.effe
giudicato fuo fratello , & la perfuafe poi ad andarcene con lui : il che
ella fece volentieri' ; £f cesi i due fratelli tolfero per moglie le due fo-
nile dalle belle natiche , le quali in breue tempo diuenmvo molto ric-
che \nèft legge però come , ma facilmente Je lo può da sé imaginare
ogn'vno , fj fecero vn tempio poi à Venere chiamando la Callipiga ,
che noi diremo dalle belle natiche , perche tutta labro ventura ven-
ne da quesiti parte. La quale fé in quelle giuliani fu bella , dama-
ta , penfiogn 'vno> che habbia qualche poco di giudicìo , quale doue-
ua ejfere in Venere , che in tutto il corpo fu bellifjima , come la dfferì-
ue molto bene ^Apuleio , qua mio la fi rapprefentare in feena dicendo , Apulegio.
ch'ella era de belliffimo afpettote di colore foaue, & giocondo^ quaft tilt-
ta nuda mofiraua interamente la fua perfetta bellezza , percioche non
haueua intorno altro , che vn fottiliffimo velo , il quale non copri-
uà , ma folamente adombraua quelle b Ale par ti tanto foaui , le qua-
li ft andò con effonafeofie qui fi fempre , auueniua alle volte che il foa-
ue vento leggiermente fojjiandolo al^aua vn poco gonfiandolo , perche
fi vedeffe il belfiore della giouine^a , e talhora lo riflnngeua , & ac-
cojlaua alle belle membra in modo , che quaft più non appariua. fi bel
corpo tutto era bianco , sì che facilmente fipoteua dire , che fojfefcefo
di Cielo , & il fonile velo era ceruleo , che tale è il colore del mare , on-
de vfcì prima quesla Dea . Dinanzi gli andauano i vei^ofi >Amori con
ardente facellette in mano, come era la vfan\a de li antichi , che cinque
fanciulli con le faci acce fé in mano andauano dinanzi alla nuouafpofi,
la prima, volt a , che alla cafaandaua dello fpofo , & dall'vn lato ha-
ueua le Gratie dall'altro lebelliffime Hore, le quali con belle ghirlande
di fiori in mille vaghi modi pareuono adornare la Dea de i piaceri. Ouc-
Sìo è il ritratto3 che fa ^Apuleio di Venere , alla quale fanno alcuni altri ,
chevadino dietro le Gratie , oue egli gilde mette dall' vn desiati , &
che dall'vna mano poi babbia Cupido ,& Anterote dall'altro . Hora-
tio cantando di U i la fi allegra, & ridente, e dice che'l (ji/ioco che jìgni- Horatio.
fica f e ber %o con motti allegri ; & placatoli , & fu da gli antichi pu-
re anco fatto in forma bumana ) leva volando all'intorno infieme con
(upido . Et Homero la chiama quaft fempre amatrice del lifo , perche nomerò.
il rifo è fegno di allegrerà , che accompagna la lafciuia . Onde fra
le antiche raccolte da Tittro Appiano fi troua , che fa a q;:: fio prò- Pietro Ap
pofitovn fanciullo nudo con l'ali , e coronato di CMhto , che //e-Pian0,
de in tara , efuona vna Harpa , che tiene fra le gambe , & ftà ferii"
Ddd to
*i>4
Imagini de i Dei
#
jfmagini di Venererai Cufido>del giuoco $J del Ca-
pro, quali Jìgnificano la generazione 3 ($f l'imagine della
tefiitudine hieroglifico che dinota il pericolo delle donne
maritate >e farturienti C^ qua l deue ejjere il loro offi-
cio nella cura familiare ftj a leuar figliuoli^ il Ji 7 lentie
cjfer necejfario alle donne /òpra ogni njirtu .
Degli Antichi. 395
to su U tefla t V E I^P S , dinanzi del quale ne sia vn' altro fimìle à
lui dritto in pie re lo guarda tenendo con ambe le mani dijlefe in alto
vna di due treccie > in capo alle quali è vn bel vifo di donna ornato di
vn panno , che difcende già fin al rne^jo delle treccie : [opra que-
fio capo è ferino : lQCVS,e [opra il fanciullo ^CVl* 1 DO. E
come che da Venere venghino non meno gli boneih penfieri,chelc lafci-
ue voglie, le votarono già i Etmani pel configlio dei libri Sibillini vn
tempio y accioch'ella riuoltajfe gli animi delle donne loro ( le quali ft
erano date in preda alla libidine troppo licentiofamente) a più bone/le^ rerticof—
voglie , & la chiamarono Verticordia poi , perche voltò i cuori di quel- * "
lelafciue } 'emine , come fcriue Ouidio,a pmhoncfia vita . Et fuque-
fio il Tempio forfè , che fece CM arce Ilo ì pofeia ch'egli hebbe vin-
ta la Sicilia , fuori di I{oma quafi vn miglio , accioche così sleffeogni
lafcìuia lungi dalle Donne %o mane , come quello era lontano dalle mu-
ra diploma, i^sfl quale leggeft > che andauano le giouinette già gran-
di ad offerire certe figurette fatte ò diftucco , ò di /Ir acci , con le quali fo-
glionofcber^are nella loro fanciulle1^ a . Et era quejìa Venere de Ro-
mani ftmile à quella , che dà Greci fu chiamata ^sJposlrafia , che
noìiwliamo dir jl uerfatrice , perche era contraria a' dishonesli defide-
rij ,&\tmoueua dalle menti humane le libi dinofe voglie , che così la
nomò Harmonia moglie di Cadmo a' Thcbani , come ferine Taufznia .
{^ppre/fo di co/loro fuancho vna Venere cele/le , dalla quale ■*>£»*- Veti ereCc
uà quel puro, e [incero dimore , che in tutto è alieno dal congiungimen-^'
to de i corpi ; £? vn altra ve ne fu detta popolare , & commune , che
faceua Vlimore , d'onde viene la generat ione humana : & fu fatta già
da Scopa eccellente f cultore in quefta guifa . Ella /latta a federe [opra
vn capro > e con fon pie calcaua vna teftugine , come ri '/ "erifee jl le/fan-
dro Napolitano ,& barn uà già ferino Tlutarco negli ammae/iramen-
tiy ch'ei dà àmariti,e re/ene ancho la ragione, dicendo , che Thidiafece
giàà gli Elei vna Venere, che flaua con vn pie fopra vna tefiugginey
per moslrare alle Donne , che toccaua loro di haucre la cura de la cafa ;
& di ragionare manco , che fofìe poffibìle , perche in vna Donna il ta-
cere è giudicato belliffima cofa . Et e/Jò Tlutarco in vn altro luoco , vo- p]utarco
lendo e/porre quello , ehefignifichi quetla imagine , della quale fa
mentione parimente Tau/ania , dice , che le giouani , mentre che fono
vergini , hanno da /lare fatto l'alt ni cuftodia ', ma poi , chefanoma-
ritate ,bifogna che habbiano la cura del gouerno della cafa , che fé ne
filano ebete , quafi che i mariti habbiano da parlare per loro . Impero-
che fcriue Tlinio , che la te/luggine non ha lingua. Et leggendo appre/fo
Ddd a del
39^ ImaginideiDéi
del medefìmo,& di Elìano ancora la natura di queHo animale, trotto^ che
gli antichi [cultori dette)- o vna bella , e fanta* ammonitane : alle donne t
Naturadel mettendo la testuggine [otto il pie di Venere-, percioebe quesla sa il peri-
la teilugg* colora che vacuando fi congiunge con il mafebio, conciofìa, che le bifogni
re • riuerfarfi con la pancia in sà,& il mzfcbio, compiuto che ha il fatto fuo ,
fé ne va via , & lafcia quella , che da sé non può ridri^arfi , in preda a
gli altri animali , ma fopra tutti a l'aquila . Ter la quale cofaefia con
fomma continenza fi afiiene dal co ito , e fuggendo il mafebio prepone la
Salute al libidine fo piacere , al quale è sformata pure di confentire poi toc-
ca da certa be)ba,che tutta l'accende di libidine , sì che più non temepo-
feia di cofa alcuna . iA dunque le donne parimente hanno da confiderare
à che pericolo fi metteno3quando perdono la honefìà, & perciò deono fug-
girci piaceri lafciui, & i libidinofi appetiti , fé non quando le sforma a
. quesli il debito del matrimonio per la fucceffione della nuoua prole . Ol-
M^curio. trca^e Gratie, & àgli dimori ferine Tlutarco , che foleuano gli antichi
mettere con la iìatua di Venere quella di Ut [traino ancora , volendo in
queftaguifa dare ad intenderebbe gli amorofi congiungimenti hanno bi-
fogno di trattenimenti dolci , efoaui,& di parole piaceuoli,percbe queflc
fannofpejjònafcere , & conferuano timore fra le perfine . Il perche
"metteuano anche tra le Gratie , che andauano con Venere , quella
Pitho. che da'^r e ci fu chiamata Titbo , e Suadelo da Latini , & era la
Dea del persuadere . Quefia nel tempio di Gioue apprejfo de gli Elei in
Grecia prefentaua vna corona a Venere , che forgeua del mare , &
Mcearefì . era racc0^a da Cupido , come diffi di fopra . Et i CMcgarefi parimen-
te pofero il fimulacro della Suadela nel tempio di Venere : & il pri-
monche facefse adorare l'una,& l'altra apprejfo de gli lAtbcnìefifu The-
feo , come recita Taufania , pofeia ch'egli hebbe raccolte in vna Cit-
ta quelle genti ,che slauano prima fparfe per gli campi. Et in altri luochi
ancora della Cjrecia furono tempij della Dea Suadela; onde fi vede ,ch el-
la parimente fu adoratala gli antichi , e pojìafouente in compagnia dì
Ouidio , Venere,perc he come dice Ouidio.
Venere fu la prima , che face/te
Di rozgi ch'eran , gli buomini gentili t
Et la pùnta eloquenza fu de gl'innamorati , quali cercarono di per-
fuadere alle amate giouani , che fojfero facili a defiderij loro , & per
piacere anch'tjfi a quelle trouarono mille belle coje , che prima non era-
Arcadi, no conofeiute , Onde gli *A rudi adorando Venere la chiamauano rjlfa-
cbina-
De gli Antichi. $97
thinatrìcey& fnhentricey& à ragione, dice Tanfania, conciofia che per
gli piaceri , che vengono da Venere gli buomini hanno trottato diuerft
modi da poter tir are alle voglie loro le belle giouani , menando poi con
quelle vita gioiofa.percbe pare che Venere babbi cura folo delle cofe lie-
te , e piaceuoli, & perciò <jioue apprejjb di nomerò l' ammoni/ce , cbefia
lontana dalle trifìe guerre , allbora ch'ella voleua aiutare Enea contri
fDiomedeycbe la feri in vna mano}percbe que fi e fono proprie di <JMar-
te,& di ^Mincrua^non di let,cui appartieni la cara de i piace) i amorofi,
*JMa ne per quefto lafciarono gli antichi di fare tenere armuta , di che
fu la cagione, come fcriue Lattantio, che mentre i Lacedemoni! afìediaua- Lattantio -
no <j\icfkne y ì tJAieffenij vfeiti di nafcoHo andarono per faccheggia*
ve L&cedemom ',& "per depredare tutto ilpaefeall'intornos credendo dipo-
tsrlo fare facilmente , poi che tutti gli buomini di guerra del luoco erano
andati all' affedio. Ma non fucceffe loro il difegno j fmpereicbe le don-
ne Lacedemonie , cheque fio ir/te fero , armatefi tutte quelle, che a ciò
erano buoney& andate conira gli nimiciynon folamente difeftro la cittàt
& il paefe dalfacco , ma quelli ancora mandarono in rotta , e sforma-
rono a ritornar fene . In tanto i Lacedemoni^ auuedutiji dell'inganno de ì
nimici, andarono per incontrar li, ma perche quelli ritornauano fuggendo
per altra via,non poterono trouarli, onde vennero ad incontrare le Don-
ne loro tutte armatele quali credendo effer i nemici,ft mettcuano in ordi-
nanza per combat tere,quando quelle fi JcoperJero> e fecerfi vedere dagli
buomini loro,cbe le conobbero incontinenic,& andarono [abito adabbrac
ciarfi tutti injicme;e perche non vi tra tempo allbora da trottare ciafebe-
dunola fua , così come erano dymati amorfamente fi jolla\?armovn
pe^o infteme ciaf cuna con quella,cbe a cafo abbate dare fra piedi->quafi
foffe il più carole più grato guiderdone ,cbe potejjero dare a quelle valoro-
se guerriere delie fatiche loro. Onde per memoria di queJìofattoy & del-
la bella imprefa fatta dalle donne pofero vn tempio à tenere con vna
fuaflatua armata,della quale fa Jiufanio vn bello epigramma, &fìn- Aufonio.
gemelle Vallade , vedendo Venere armata, come ella parimente andaua
fempreyvoglia di nuouo venire a contefa con leietiandio folto ilgiudicio
di Tariyma Venere lafcbernifce come temer aria, hauendo ardire di prouo
caria horaycbela vede armata, fé da lei fu vinta già mentre ycbe era nu-
da.Lo Epibramma fatto volgare è tale.
Fedendo à S parta Tali ade la bella
Venere armata à guija diguerrierat
H9ry diffe , è tempo da terminar quella
Lite,
Imagini de i Dei
_ - - .. .. ..
- -
Imagini di Venere armataci Venere nj\ttrìce>& dì
ZJ enere in Ceppi dinotante la fermerà che deue effere
ne Ut maritati (3f amanti, dinota ancora quefta imagine
ìlrvalore delle Donne lacedemonie contro meceneì , che
andau ano à focheggiar la lor Città y da lor* <valorofo
mente diffefa^.
a-
De gli Antichi. 399
lite, ch'andar tifa cotanto altiera,
E fiane pur giudice Tari: & ella
B^ifpofe^ah temeraria ^dunque fyera
L'animo tuo di vincer' hor me armata ,
Che nudagli ti vinfi , e difarmata?
Et 0 per queflo,ò perche altro foffe,fu chiamata Venere anco falbo*
ra Vittrice: e trouafì , che in certa parte delpaeje di Corinto fu vna sla-
tua, che porgeua vna Vittoria con la mano,& era perciò detta T^Jcofo-
ra con voce (Jreca,che viene a dire appo noi,che porta la Vittoria. Et feri
uè Vaufania,che quesla fu dedicata da Hiperme/ìra, pofcia che fu libe-
rata dal giudicio,che le haueua moffo contra'Danaofuo padre, perche el-
la non le haueua voluto vbbidire di ammalare i) manto , cornea
baueuano fatto tutte le altre fueforelle . Et i Etmani faceuano tenere Vènere
Vittrice in quefto modo , come fi vede in vna medaglia di T^umeriano Vmr'ca
Jmperadore. Dipingeuano^b che fcolpiuano vna donna belliffima con ve-,
ite lunga fino a terra,la quale con la mano defira porgeua vna breue ima
gine della Vìttoria,e nella fini/ira haueua certa cofa fatta in quefìa guija
o la quale voleuano akuni,che rapprefentafj'e la imagine,che ^ador aita-
no quelli di Tapho fitto il nome di Venere,come ho già detto;& alcuni
altri hannovoluto,chepiù tofiofia vno fpecchio, perche fcriue File/irato
nella dipintura , ch'ei fa degli '^timori, chele T^infepofero vna fìatua
a Venere-fper ch'ella le fece madri di così bella prole, come fono gli <^A-
mori , <& le dedicarono vno Jpecchio di argento, con alcuni adornamenti
da i piedi dorati . fn altro modo ancora ji vede Venere in vna meda- Medaglia
glia antica di Faufìina \^Augufia,la quale con la fini/ira mano tiene vno di Faufti-
feudo appoggiato in terra,che ha due piccole figurette fcolpite nel me^o, na-
e con la defira porge vna Vittorìa,& ha le lettere intorno,che dicono, re-
nere Vittrice. Kicordomi di hauere veduta vn' altra medaglia ancora an
fica pure di Fan fi ma , oue erano lettere , che diceuano , V enere, con vna
donna in pie veftitaja quale con la finiflra mano da vna parte teneua il
lembo della vefie,& lo tiraua sù,con l'altra porgeua certo non so che,che
p arena vnpomo , forfè per memoria di quilb, chele fu dato da Tari ,
quando la Giudicò più bella di Giunone, e di Tallade . Onde Taufania le Paufania .
mette parimente vn pomo in mano , quando riferifee da certa f'iutua di
Venere , la quale era apprefìo de i Sicionij in Grecia, dicendo, che quiui
tra vn Tempio dedicato à quesla Dea , nel quale non potcua entrare
mai più di due Donne:& di quefle l'vna,che ne haueua la guardia,Jìaua
cajlafempre , né giace uà tw il mar ito mai , mentre ihe era à quello
£ - officio
4C50 ImaginideiDci
officio ;l altra bifognaua,che foflc v ergine :perchemaneggiaua le cofe de
glifacrìficì,nh slaua à questa, cura pia di vn'anno. Et tutti gli altri,che
a queflo tempio andauano per pregare la Dea di alcuna cofa , jìauano
fuori dinan \i alle porte . La fiatua fua era d'oro, che liana a federe ', &
con l'ima mano tencua alcuni capi di Tapauero,e con l'altra vnpomo,Ó*
haueua sii la cima della tejia certa cofa,che rapprefentaua vn polo, ò vo-
gliamo dire ganghero . Et quella, che fu fatta da Tindareo , vi haueua.
certo velo , che vfauano di portare per adornamento le borine di qui
tepi. rDelia quale il medejimo Taufania dice, che apprefìo i Lacedemoni^
Morpho fopya n tempio di tenere armata era,come diremo noi,vna cappella,oue
i DièJeeati e^afiatua à federe .chiamata quiui <JWorpbo,con certo velo in capo, co-
me. diffide con laccio ceppi, che fofferoy a' piedi', bafta ch'ella gli haueua
legati, per moftrare, come dicono alcuni, che hanno da effere le donne di
fermijjima fede verfo quelli , all'i quali di nodo maritale fi fono già lega-
tt^a . Lfria alcuni altri hanno detto , che Tindareo fece Venere così in
Ceppi,per Vendicar fi degli adulteuj commeffi dalle figliuole , quafi che
per fua colpa ciò foffe attenuto SDella quale cofa Taujania fi fa beffe , né
la vuole credere,dicendo,che troppo f ciocca cofa farebbe penj areiche fi fa-
ceffe male alcuno a Venere per fare vna fua ftatua di cedro , come era
quesla,della quale ragioniamo, & metterle i ceppi à i piedi . E panni,
ch\i dica molto bene, perche né per difpregìofhceuano gli antichi le sla-
tue de i T>ei, neper vendetta, che di quelli voleffero pigliare, ma per la
riueren%a,cbe portauano loro,per i'aiuto,& fauore,che da quelli afpetta
nano in tutte le cofe , & alle volte anchoraper moslrare nelle fia tue dì
quelli, à chi non lofapeua , le diuerfe loro virtù . Onde , come in alcune
altre imagini anchorafi può vedere,nonfolo à Venererà àgli altri Dei
anchora poferogli antichi i ceppi ài piedi , e non per difpregio , né per
vendetta,ma per altre cagioni, le quali so di hauere dette altroue,& per-
ciò non replico . LMa dico, che fé bene Venere par uè effere J^ume prin-
cipale delle meretrici, come eh' ellahaueffe gìàtrouctta, emeffà invfo
l'arte loro , onde elle celebranano folennemente la fua fefìa, pregandola ,
che dejfe loro gratta, beitela, & leggiadrìa,si che da tutti foffero amate
con loro utile, & guadagno-,nondimeno fu pure anche adorata con non mi
nore affetto dalle honeftegiouani,le quali penfauano , ch'ella potefie dar
loro tale uenufìà ,& così buona forma , che foffe loro ageuole poi il ma-
ritar fi , perche , come altre volte ho detto , diedero gli antichi ancho à
Venere la cura del matrimonio . Et appreffo de' Greci, fu certa fpelonca,
• oue Taufania fcriue, che erano dati i facri honori a Venere, & che per mol
te caufe andauam colà le perfine , ma parata però , che foffe propri^
delle
fc e gli Antichi . 40 r
ielle vedove dì andanti , come faceuano, à pregare la 'Dea >che deffe loro
confettata le feconde noige . Et le maritate parimente Ut preg nano*
& nonfolamente quiui : ma ambo ne gli altri fuoi tempii che le tmefie
vnitefempre co' mariti di commune amore , & le fac ffe, liete di niioùa
prole , & di bella fucceffione . Si che fu Cenere nume commune à tutte
le qualità di "Donne, le quali , come che fojfero forfè più degli altri obli-
gate à quella rDeaìrkonofceuano da lei quaft tutto ciòcche fucr.edeua toro
felicemente, e gli huomini anchora la ringr atiauano di ogni ben fatto 9
che da quella foffe venuto . Onde perche le donne tutte fi tagliarono i ca-
pelli per farne le funi da tirare le machine t che vfauano allborj alla
guerra , quando i Rimani afjediati da'Fraucefi nel Campidoglio era no al-
l'estremo bifogno di tutte le cofe , quejli liberati daltafjedio dedicarono ,
come rifenfee Lattantio,vn tempio à Vener edotte la fecero Calua, & così
la chiamarono per memoria diciò,cbe le donne haucuano fatto a beneficio
publico , conciofia che altrimenti fi faccia Venere fempre con beUijfimi ciaud'
eapelli,come la deferiue Qauiiano dicendo 1 n(K
Vènere allhora in bel dorato feggio
Stando à compor le vaghe , e bionde chiome
Hauea le (jratie intorno , de le quali
Sparge l'vna di Ispettore foaue
1 dorati capegli , e quelli l'altra
'Diftende , efeioglie con l'eburneo dente ,
La ter^a con bel ordine gli annoda
Con bianca manose in vaghe treccie accoglie.
2^t folamente con le chiome la fecero gli antichità con la barba an-
chora^che vna così fatta flatua era adorata in Cipro per Cenere, come ri- Venere co
ferifee ^lefiandro J^apolitano ■, la quale di faccia t e di afpetto parcua barba .
huomo,mapoi haueua intorno veHidi donna . Et Suida feri uè , che fu
fatta la flatua di Venere con vn pettine in mano , e con la barba al vifo ,
perche gii venne alle donne Bimane certo male , che cadeuano loro tutti
i peli;come fpeffo anchora intrauiene d tempi noslri,onde pia non era lo-
ro bijògno di adoprar pettine : il perche le donne da così brutto male tra-
uagliatefi votarono à Venere, e con infiniti voti la pregarono, che volef-
fe prouedere alla loro mi feria : &effa, che benigna fu fempt e, accettan-
dogli diuoti preghi t fece sìiche alle donne pia non caddero i capelli , &
i già caduti rinacquero . E quefle per fegnodi gratitudine le pofero
poi vnafiatuatcbe teneua in mano vn pettine . Et alla medefima ferero
Eee la
402
ImaginideiDel
Imagini diV enere mafibio ì fé mina lignificante que
fia efferfopra l3 rvniuer fai generatane delle co fé effendo
tolta per tarla, & nell'i Dei non efer differenza difef-
fo camene mortali > & imagine di Venere addolorata per
la morte d'oAdone morto dal cingiate ? intcfaper la Uà-
gionehiemaleftf fredda.
Degli Antichi, 40 5
la barba» acciocbe quesla Dea houefje l'infegna di mafcbìo , & di femi-
na,come quella > che alla vniuerfal generatione de gli animati era fo-
fra , & perciò dal me^rp in su la feceuano informa di mafcbìo , <&
dal reslo ingiù era di f emina . 2Vj di Venere folammte dìffero quello Dei tutti
gli antichi , ma di tutti gli altri Dei anebora 5 dando à ciafcbeduno no - calchi y e
me di mafcbìo , & di femina, come ebe fa quelli itoti fiala dijferen- mine'
%a difejjo , ebe è tra mortali . Et Ugge]* ebe appreffb de i Careni , gen-
te dell'Arabia , fu offeruato qucflo , r.bejìamno [otto alle donne > & V Cinz a no
erano obligati di fruire alle loro mogl'we tutti quelli , lì qua'i credeua- cabile.
no la luna efiere f emina , & con nome di f emina la cbìamauano , & al-
l'incontro chi la credeua mafcbìo , & così la nominauano , non era in-
granato dalle donne mai , & la moglie lo vbbìdiua , &glifiaua fog-
g'tta y come pare 5 che voglia il douere. Quelli di Egitto benché com-
rnunemente chiama/fero la Luna con nome difemina , nondimeno ne' mi-
si jrij loro la diceuano poi non "Dea , ma Dio . Et perciò fu per lei ado-
rato il vitello tanto celebrato da quelli . Et i 7arthi adorauano il Dio Luno dì0
Luno ,e rPhilocoro , ilquale tiene , che Venere fa vna medefimaconla
Luna, come ambo credettero alcuni dello Egitto , li quali perciò faceua-
no le corna allafuajìatua ( perche fifa la Luna con le corna , come nella
fifa imaginefipuò vedere ) dice ;cbefoleu ano anticamente farle facrifi-
ciò gli buomini in habitof eminile , & le donne ve/lite da buomo . 2\(è
da quefta dìfeorda molto quello-) che ferine Seneca nelle fu? meHionì na-
turali , oue inette , che gli Egitij di ciafebeduno de i quattro elementi da
loropcfli nefuceuano due , l'vn mafcbìo , & l'altra femina . Imperoc-
ché diceuano , che dell'aere il vento è il mafcbìo , fj la femina quello ,
the non pare mouerfi,& è quajì fempre caliginofo; cbe'l mare è il mafcbìo
dell'acqua^ l'acqua dolce tutta la femina-.ebe del fuoco quello,che ab-
brucia è mafcbìo , & femina quello , che tuce, & non fa male alcuno : & —•)•■•
chedella terra è mafcbìo il più duro,come ifaffi ,gli fogli , & femina
quella, che è pi à molle, &fi può coltiuare. Faceuafi ohre di ciò va fimu-
lacro di Venere fimile a quello che nel monte Libano fi vodeua , il quale
baueuavn manto à? ìntorno,che cominciando dal capo lo copriua tutto,?*?
pareuajìare tutto mejìo,fconfolato , & con mano pureauuolta nel manto
fojìeneua la cadente faccia,& come dice Macrobio,credeua ogn'vno , che
lo vedeua,che le lagrime gli cadeffero dagli occhi . Et quitti fi mojlraua
Venere così addolorata per la morte di bidone vcc'xfo da vn cinghiale.
Ter la qual cofa furono guardati alcuni di come facri chiamati le fesie F^c Ado
%Adonie , & allhora le donne vniucrfalmente per le Città metteua-
no alcune imagini fintili a' corpi morti su certi letticiuoli fatti a pofla,&
Eee z quel-
404 Imàgini de i Dei
quelle , comefoffero perfine pur dianzi morte , piangendo portauano alle
fepolture;quefio, dice cT>lutarco,faceuano in K^Atbene per la rimembrai
%a delle lagrime [par fi da Venere alla morte di *A donefuo innamorato.
Et apprefio de gli L^frgiui le donne 3come firiue Taufania , andauano à
piangere .Adone in certa cappella poco l ontana dal tempio di Gioite Ser-
Venereper mt0YetLa quale cof a girandola alle cofi della Klatura, è così i nterpretata
la terra, ^a MacrobioiChe di tutta la terra quefla metà di fopra,laqua le noi bah-
biamo , fu intefa da gli antichi fitto it nome dì Venere s & chiamarono
Trofirpina l'altra metà di fitto. Oltre di ciò de i dodici fegni del Zodia-
. cocche la circonda) fei fono detti fuperiori,& inferiori altri fii,quefii del-
<5CI^ ™ lo inuernoy quelli della efiate. Quando dunque il Sole > il qual èfignificato
per^idone,và nel tempo della efiate per gli fii fegni di fipra,V enere ha
fico l'innamorato fuo,e Uà tutta lieta-.mapoi è creduta piangere,& fi mo
slra mesla, quando lo vede fiendere al tempo dello inferno ne i fegni di
if d V\'fitt0^uafl th'eifi ne muoia allhora,& fi lo tenga Troferpina per sé. Et
Cinghiale . diffido lefauole,che vn Ringhiale l'vccifi , perche pare , che quejìo ani'
mule rappr efinti molto bene l'inuerno, conciofta ch'egli è coperto tutto di
peli dmi,& afprijfià volontieri ne i luoghi fango fi, & pafiefi , di gbian-
de,le quali fino frutti dello inuerno:& è l'imène quafi ferita mollale al
Sole,percioche fà,cbe pochijfimo tempo luce à noiy& ci dà poco del fio ca-
lore . Le quali due cofi fa la morte ,c he priua di lucet e di calore, adun-
que la imagine di Venere^che piange fitto ilmanto,ci rapprefinta la ter
ra a l tempo dell' inuerno , quando è per lo più coperta di nuuoli , & pare
tutta ajflitta,perche non vede il Sole . %^yìllhora i fonti, che fono gli oc-
chi della terra, fpargono larghijfime acque ,& i campi priuati di ogni a-
dornamentofi moftram tutti mesli . Et parlando naturalmente pufan-
Spofmone c(ìe gufebio di Vemre dice , che da lei viene la virtù del generare , &
i enere. cf}>ena g^fo al[eme dàfor^a : & la fanno in forma di donna , per mo-
slrartyche la gencrationc procede da levala fingono bella , perche è quella
Jìellayche di tutte lì altre, che fino in Cielo pare ejjere la più bella,chiama
M. Tullio, ta Hefpero tafir adorne dice Marco Tullio , & la mattina Lucifero j Cw-
pido lefià a lato per figno , che da iti nafie ogni lafciuo defiderio > & ogni
cupidità Ubidìnofa , ha le. poppe , & i membri genitali coperti , perche
dentro da quesliftà rincbìufi ilfime, & in quelle il nutrimento di chi
del conceputo fimegiàfta nato ; & la dicono nata del mare , perche l 'ac-
qua fuaè atduta tfiere calda/J humida,& che fpeffofi muoue , & agi*
tata forte fi di molta fpumaje quali cofi fono tutte nel feme, per eh' egli è
bianco parimente,& JpumoJOié" di natura fua humido, e caldo. <Jfrtolte
altre cofi amberà fi potrebbono dire di Venere per chi volejfe ragionare
di
De gli Antichi. 405
di lei come dì Tianeta, & degli effetti,che vengono dalla firn slclla , che
adorna il ter 7^0 Cielo-, onde fi potrebbe etìandìo cono/cere per quale cagio-
ne finge fiero gli antichi , che CMarte T>io tanto terribile > <& feroce così
piaceuolmente fé ne fìefìe con lei , ma perche quejio mi faterebbe troppo
dal mio proponimento di ragionare delle imagini de i "Dei , non della na-
tura loroypiù non dirò di lei, pofeia che non mi ricordo di hauer letto , che
in altro modo l'babbiano fatta gli antichi , Et potrebbe bette ambo effe-
YCyche Vhaucfkro fatta , ma non lo so io , né fcriuendo fi può mettere così
interamente tuttoché non vi rimanga qualche co fa fem pi e , & è btne il
àouere , accioche ogn vno habbia che dire . 'Bafìa che leggendo queflo
poco ,ch 'io fcriuojion mancherà affai buono ejfempio di dipingere , òfcol-
pire gli Tfei de gli antichi a chi lo vorrà fare ; (3 'fapràancbora perche
faccia così.Vafferò dunque a dire della compagnia di Venere, che fono le
Gratie , & le Bore , come ho prorneffo , mettendo prima però quello , che
Marte dice,mentre che tiene quefta 'Dea in braccio , hauendofi dì lei pi-
gliato amorofofola'^o , quando gli comanda Gioite, che vada a muouet
guerra per lo regno di Thebe tra Etheocle , & Tolinice, come ferine Sta-
tio:da che,fen^a altro dirne jfì potrà comprendere molto bene , quale , &
quanta fia la for^a di Venere \ onde non hauer à da marauigliarfi più al-
cuno,quando vedrà talhora gli piufaldi animi , & le più ferme mentì ef-
fere vinte da lei , in modo che àgli amorofi piaceri fi fìano pofeìa date in
preda . Quefie dunque fono le parole di (JKarte tratte al volgare , con le
quali pongo fine alla imagìne di Venere .
0 mio dolce ripofo almo piacere,
Vera pace de l'animo turbato ,
Tu mi ti puoi oppor fen^a temere
Vnqua di me ,fe ben fono adirato ;
Tu fola puoi frenare , e ritenere
Quefli deHritr dal lor corfo sfrenato
T^e le fere battaglie , e feti pare .
Tu fola quefta man puoi difarmare.
LE
4°6 ImaginidciDci
LE GRATI E.
Ofcia che habbiamo dìfegnata Venere maire di dimo-
re già da noi ritratto par imente,hora è ben bone/io, the
diciamo delle Gratie , & delle Hore infteme , le quali
con quella vanno fempre in compagnia , Terciocht co-
me Venere , & Minore fono cagionerete venga [ac-
cendo tuttauia nuoua prole ', & che perciò fi confer-
iti la bumana generatane , così le Gratie tengono i mortali infieme rac-
colti\per che i benefit i^ , chea vicenda fi fanno gli huomini l'znocon l' al-
tro Jono tagioncychc Cvno all'altro è caro,& grato, onderanno congiun-
ti infieme dd bel nodo della amicitia ifen^a la quale non è dubbio alcu-
no , che gli huomini farebbono inferiori di gran lunga à gli altri ani-
mali , & le città din tnebbonofpelonche , an^j pure non farebbono.
Ter la quale cofa potrtbbtfi quafì dire > che meglio fcfs k flato a' morta-
li non effcre,cbe effendo^nuercfcnyi le Gratie . CAia la prouiden\a di-
G ra tie di uina, che dello vniuerfo ha cura , volle che quefìepure f afferò ; Le qua li
cui figltuoyÉC0W^0 alCUui nacquero di Venere: & di Taccho,& habitaronotrà mor-
tali y il che /ìnfero lefauole , perche non pare quafi che altra cofafìapià
grata àgli huomini di quelle, che da qucfli Tìei vengono le quali non re-
plico , perche nelle loro imaginiji ponno vedere . odierni altri le fanno
yf ejfere nate in altro modo\ma queHo bora non tocca a noi di dire, ma fola-
mente che fatue babbìano hauuto dagli antichi , ò come fiano fiate di-
pinte . £t benché fiano i nomi loro diuerfi , fono pero credute ejfere vna
medefima cofa le Gratie, & lt Hore > ma che pur anche habbiano diuerfi
offici] tra loro . Et diceua Cbrifippo, che le Gratie erano vn poco più gio-
Chrifippo uinctte delle Hore , cr più belle anchora , & che perciò le dauano gli
Hor Dee antK^ Pcr compagne a Venere . Scriue Homero,che le Hore fono Deetle
S ratio . ' quali danno alle porte del Cielo , & quiui fanno la guardia, e che à que-
fìefià di mandare f opra gli mortali la denfa nebbia , & di leuarnela an-
chora . Statio deferiuendo il tramontare del Sole ,fa , che elle vengono
prefle à leuare le briglie à i velociffimi destrieri , così dicendo in no-
ftra lingua.
Tofcia ebefeefo Thebo à l'Occidente
*A gli ardenti deilrier rallenta il corfo
Tiafcondenioft fotto l'Oceano ,
Le
Degli Antichi. 4*7
Le belle , e vaghe figlie di Ts^ereo
ììabitatrìci del profondo mare
Cj li fono intorno , e con veloci paffi
Ia lui fubito vengon l'Hore prefile
i^ffciorre i fenda le fpumofe bocche
'De i feroci cauaì , cb'à le verdi herbe
tJMandano poi , accioche le fatiche
Infiorino del cor\o già paffato .
Et alcune di lor fpoglian la chioma ,
Qud dà la luce , al mondo , de bei raggi ,
Cfje l'adornano informa di corona .
ì$è altro fono le Moresche leflagioni de i tempi; da che viene , che le
fanno ({fere quattro ,fi come quattro Jorio le parti dell'anno , così distinte
dal Sole , & nominate parimente da lui 5 perche apperfio de gli Egitti]
il Solcare à molti altri nomi, che hebbe quiui % fu detto etiandio Horo .
Vndefcriuedi loro Eufebio in queflo modo. Le Morelle quali dicono ef Eufebio,
fere i quattro tempi dell'anno , & aprire , e ferrar le porte del Cielo yfo- Hore qua*
no date talbora al Sole , e tale altra a Cerere , & perciò portano due cefie , te
l vna difiori,per la quale fi moflra la TrimaueraJ 'altra piena dì fpiche,
che ftgnifica la E jlà. Et Gnidio parimente dice ne i Fajli , che qucjìe Ouidio/
Ji anno in compagnia di Giano al la guardia delle porte del Cielo:& quan-
do poi racconta di Fior a, in potere della quale fono ì fior iti prati , dice che
le Flore venite di fotttliffmit veli vengono in queHi talbora a raccoglie-
re diuer fi fiori dafatfene belle ghirlande , E Taufaniafcriue, che gli an~ Paulonia ,
tichi le metteuano fui capo a Cjioue interne con le T arche , volendo mo-
jìrare in queUa guifa forfè yche'l Fato altro non è,che'l volere di Tfioydal
quale vengono anebora le mutationì de i tempi, tJMa più bò detto ho-
mai della natura delle Fiore » che quanto fa hi fogno per fapere come fi
babbiano da dipingere . Venendo à que fio dunque, io ne farò un ritratta
folojfecondo che ne dipinge FdoHrato una bella fauola^dicendo^che le Flo-
re fecfe in terra uanno rivolgendo l'anno (il qual'è in forma di certa co-
fa rotonda)con le manicai qual riuolgimento viene , che la terra produce
poi dì anno in anno tutte quello ,cbe nafee, & fono bionde , ueflitéHi ve-
li fottilijjimi, e caminano fopra le aride [piche tanto leggiermente , che
non ne rompono ; o torcono pure vna : fono di a) 'petto f&aue , egio-
tondoicantano dolcijjimamente ; nel riuolgen quello o)bct ò pallaJciYCOm
lo che fiatare che porgano mirabile diletto a'rifguardanti , e varino co-
me fallando quaftfempre, leuandojfejfu in alto la belle braccia , hanm
i biondi
Imagini de i Dei
Imagìn? delle Hore dette anco daakumGratie,&dt
Apolline ^ìntefe quelle per le quattro fiagioni dell'anno,
delTallegre^a^gmocoy (^piacere, dinota ancora, la mi-
ferìcordìa di T)to ryerfo li colpeuoli.
D« gli Antichi. 409
È biondi crini fparfi alle fpalle , leguancie colorite , conte chi dal cor fa già
fi fente rifcaldatOye gli occhi lucenti,^ al pionerft prefìi . \Pache quelle
dunque fanno , che U terra ci rende il f eminato grano , egli altri frut-
ti con vjura grande \come ch'ella mostrandoli grata di qucllo,che diamo a ^
lci,càrimuneri in quejìomodo,fu detto, che le Gratie erano quattro , per- G rane
che tante fono le ftagioni dell' anno chiamate H<Sre,come ho detto yv olendo <luattr0 •
intenderebbe qutfle &le Gratie fiano lé'medefttne . Le quali perciò fu-
rono fatte con ghirlande in capo , &. vnal'baueua di fiori,? altra difpi-
cbe; la ferina di vue , & pampani, l'vltima di vlìua. Pfinferogli anti-
chi,che apollo le baueffc nella manÀeflra , perche dal S, le viene la di-
uerfità delle flagìoni . Et concìofta che, come dice Diodoro, fofiero adora- Diodoro .
te dagli antichi,perche penfauano , ch'elle potè Jfero dare la belle^a del-
la faccia, e di tutte l'altre parti del corpo con quella vagherà , che tan-
to diletta talhoraachi le mira* furono per eia mefie in compagnia di Ve-
nere . Et 4 queftetoccma ètiandio di fare » che non fiano gli huomini in- Gratie p-
fra di loro ingrati., ma che ricambino noti allegro animo gli riceuuti he- C'1C corri-
neficij . Ter la quale cofa dif/ero alcuni x che le Gratfe^erano due , £? ap- venere. 1
preffodei Lacedemoni^ due\e adorauano;folamerite y fecondo che fcriue Gratie due
Taufania,perche pare,che fòkrdue parimente fianogli e ffèiii,che da quel-
le vengono 3- L'vno fare beneficio altrui, l'altro ricambiare gli beneficij
riceuuti . LMà dice poi 0chottmedefimóTaufania, che tutti quelli, li
quali pofero in 'Velo con le HatuèHi Mercurie, di 'Saccho, & di apol-
lo le Graticole fecero -tre., che tre parimenteèraw al lo entrare della rocca Gratie tre.
di *Atbene . Onde com munemente è flato tenuto poi fefjiipre , cbefiano
tre,perche non fi dee rendere il beneficio tale, quale l'hàbbiàmo riceuuto ,
ma maggiore affai , & molte volti duplicato. . Da che viene , che di lo-
ro vnajìà con lefpalle yerfonoi,& due ci guardano, dandoci perciò ad
inteudere, che nel ricambiare il bene fattoci hàbbiamoda effere più li-
berali affai,che quando fiamo noi i primi a fare beneficio altrui, qual non
fi dee però fare appettandone rimuneratione,perche chi queflofa , vetra-
io più tofte può ejjere detto , che liberale benefattore . Dicefi che le Gra- g ratie ver
tiefono verginelle liete ,& ridenti , permofìrare , chechifabenefi-gini liete.
ciò non ha da vfare alcuno ingannò, ma farlo con animo fincero , & alle-
gro . il che meglio conofeerà anchora chi porrà mente,ch'elle furono fat-
te ignude,<& fciolte da ogni modo,come di loro cantò Horatioyperche han
no da effere gli huomini infume l'vno con l'altro di animo libero , efciol-
to da ogni inganno, ignudo , & aperto . Hencbe Taufania fcriue dì non
hauere trouato mai cbifujje il p) imo a fare le Gratie ignude , percioche
già da principio lefaceua ovìvm vcfiite?& ch'ai non saper qualcagio-
Fff ne
4*o
ImaginideiDèi
ìmagtni delle Or due guidate da Mercurio dinotati-
fesche ilgiouare\ ($f la beneficenza deueeffer fatta con
ragione >à tempo > & àmeriteuoli >fènz^a£f>eran%adì
premio ^con animo fincero^ ftj cheilbenefiaato deue con
occafione render d beneficio & fé non infatti almencon
le parole»
De gli Antichi. ,411
ne fta pofcii flato mutato l'ornamento loro , siche tutti le homo fatte
ignude,& i pittoviye 'gli [cultori . Oltre diciò mette, che Eteocledi Beo* ^inz0(-\-,
fia [offe il primo ><,be ordinale , chefofjero adorate le Cratie , & foffero
tre ,nn non superò quali nomi ei mettefft loro . Onde le nominiamo ho-
raccendo , che da Hcfiodo furono nominate , il quale ne chiamò vna Eu-
froftna, che vuole dire allegrerà , & giocondità, l'altra *^dglaia , che iQ°Q^t
maesldfignìfica,& venula ? la ter^a Thalia, che viene à dir? piaceuo- EufVofìna*
le^ja. Et Homero ne chiamò vna Taf thea , quella la quale Giunone Agiata ,
premette di dare per moglie al Sonno ,s' ci va a (fioue , & l'addormenta, T^'a >
& ne chiama anchora vna Gratia per nome proprio, la quale, dice che fu a"c"e4,
Puglie di Voltano,^ che flette con lui fempre. Qudia uà con bei veli in
capo ad incontrare Thetide, quando ella va a pregare Volcano, chele
voglia dare armi per o4 rchille fuo figliuolo . In Grecia appreffo de gli
Elei haueuano le Gratie vn tempio ,nel quale le slatue loro erano di legno
con le velìi dorate , & haueuano la facciale mani , & i piedi di bianco
Onorio . L'vna di loro hauea vna rofa in mano , l'altra certa cofa fatta
come vn dado-.la ter^a vn ramo di mirto. Et di quefle cofe rendono que-
sta ragione . La rofa, & il mirto fono di tenere, 0? perciò furono date a
quelle , che per lo più fono con lei , & quella cofa quadra ftgnifica i giuo-
chi , che tra loro fanno lefemplki verginelle con piacer fuo , & di chi le*
vede-.il che non auuiene delle donne di maggiore et alalie quali contengo-
no le cofe piùfeuere,non giuochi . Tutto queflo dice Taujania. Ma delle
tre infegne delle Gratie altri rendono altra ragione,& dicono, che la rofa
fign'ifica la piaceuole^a di quelle ;il dado,che hanno ad andare, & ritor-
nare à vicenda,come vanno i dadi, quando fi giuoca con effi',& il mirto ,
che bifogna,che fiano fempre verdi,nèfifecchino mai,come queila pian-
ta è verde fempre. Et come riferi fee ^fleffandro iS^apolitano, & lo feri f . r „ .
fé innanzi a lui ^Ariftottlc nelle Moralijolcuanogli antichi fare il tem- Napojiu_
pio delle Gratie nel me^o delle pia^e, accioche fofie dauanti a gli occhi no .
ad ogniuno il fare volentieri feruitio alti ui , & ricambiare gli riceuuti Ariftoteic
beneficij , perche qkefìo è proprio officio delle Gratie . La quale cofa non fi
dee però farefen^a buona confideratione , perche cosi è male dare à chi
non merita,ò non ne ha hi fogno, come èfegno di animo da poco , & auaro
non porgere cui fa di bifogno,& mcrita,cheglifia dato: come ci infegna-
rono gli antichi parimente nella imagine delle Gratie, facendo , chefffe
■*-l-lorofcorta & duce Mercurio, il quale mofìra la ragione , &ilfano difeor-
fo,accioche feguitando le vefligie di quello f appiano gli bitumini , come ,
& quando,cui hanno da dare,& fare beneficio, imitando, quanto per Uro
fipuò)la bontà diuina , la quale al farci bene è fempre prefìa . cDa che
Fff 2 viene,
4ri Imagini de i Dei
M . . viene, dice Macrobio >, che pofero ad apollo gli antichi le (jratie nella de-
l0' slra mano,& l'arco con lefaette nella finiftra,per dare ad intendere , che
molto più pronta è la diurna mano a farci bene > che male , e mentre che
pubiche nonjìa sformata dal noHro maluagio operar e, perche allhora el-
la adopra quel, che tiene nella finiflra mano,per gafiigarci)è larga dona-
trice ammortali delle gratie fue. Et qucfio hanno da fare gli huomini pa-
rimente, imparandolo , fé altrimente non lo fanno , dalla imagine delle
Graticola quale dichiara Seneca molto bene , oue eifcriue del fare bene-
fìcio alimi }dicendo , che queftefono tre, perche una fa il beneficio, l'altra
lo riceue}& la terza ne rende il cambio. Ouero che ma fa, l'altra rende,
la terza fa, & rende, che vengono ad effere tre maniere di fare beneficio .
Stanno con le mani,& braccia infteme giunte,perche l'ordine del far be-
ne altrui è cbepafji di mano in mano , e ritorni pur'anche ad vtile di chi
lofeceprima,& in queflo modo il grato nodo dell'amicitìa tiene gli Imo-
mini infteme giunti . Sono allegre , & gioconde nello afpetto , percioche
tale fi ha da moftrare chi fa beneficio altrui^ tali fono per lo più quelli,
che lo riceuono . Sono giouani,pcrche ncn dee inuecchiarfi mai la memo-
ria de'riceuuti benefici^ . Sono Vergini , perche facendo bene altrui bi fo-
gna farlo con animo puro£3 ' ftneero , efen^a nodo alcuno dicbligo: come
moftrano anchora le vesli fante , &fciolte , lequalifono lucide, e trafpa-
r enti ,per che tale ha da e fiere di dentro l'animo di chi fa beneficio, quale
fi moftra fuori nelle opere : & perche chi riceue il beneficio ncn lo de na-
sconder e,ma farlo vedere da ogniuno: Imperoche quesla è vna gratitudi-
neyquando non fi può ricambiare con l'opre il riceuuto beneficio>confeffar-
lo almeno, con le parole, &fare sì , che a tutti fia pale fé liberalità del be-
nefattore» Et qui fia finita la imagine delle Gratie con vna f cultura di
quefle,cbeìn Scorna fi vede in cafa Colonna con ver fi latini , li quali
vogliono cosi dire .
là fon le Gratie ignude , che già furo
fatte di bianco marmo , terfo , & bello $
Man tutte tre fra lor faccia fimile ,
Onde le puoi conofeere forale ,
Tutte tre fon d'età pari , & beitela
Tur' anco pari in tutte tre fi vede .
Sta con la faccia alle forale volta
Thalia>& le fue braccia , aggiugne > e annoda
Con le loro , che fono a la fini/ira >
Et a la defira riguardando a noi .
Quetta
Degli Antichi. 41$
Quefla Eufrosina , quella ^Agiata , ha nome ,
Con grati nodi de le belle braccia
*A la ter^a forella infieme auìnte .
(jioue è lor padre > e del celere feme
Tur concepite da la madre Eunomia^
Ch'ai mondo pofeia con felice parto
Le produffè mini/ire liete e grate
*A l'alma Citberea , sì che per loro
Ella fouente con il bel Cupido
Gli amoroft piaceri accrefee in modo ,
Ch'ogni animo gentil ne refla vinto.
IL FINE.
Fff
414
CATALOGO
DE CENTO
Più famofì Dei de gì3 Antidive loro natura,
&c proprietà ,
C A V*AT 0 D *AL Q *A R T A \ l
($f altri <tAutorh che trattano dì talmatena^
Per Cefare Malfatti.
i
Ternità dea della fempiternità , &: della im-
mortalità .
Natura dea della produttione , Se procreatricc
di tutte le cofe .
Adàd & Adargate appreso li Aflìrij dei della
produttione &z generatione del tutto .
Vriano Padre vniaerfale delli Dei Dio del Cielo , Se del firma-
meli to .
Cibele ouer Ope detta la gran madre vniuerfale delli Dei Se de
gl'huomini .
Saturno dio de poueri, Se del tempo padre di gioii e , giunone ,
pkitone,& nettuno .
Gioue dio de gli Dei de gl'antichi misurante Se tonante ìbpra
1 oipitio .
Marte dio della guerra,del valore,&: della bramirà .
Apolline ò fole dio della luce,& del giorno,de poeti , del pre-
dire,& dell'indouinare .
Venere dea della Bellezza,della libidine,& della lafciuia.
Mercurio meilaggiero de Dei dio delta eloquenza^de lacri , Se
mercanti .
Diana
415
Diana dea tic bofchi,3e caciatori, della caftità, Se virginità .
Verta dea dell'elemento del fuoco , Se delle Sacre Vergine
vertali .
Giunone dea dell'aria moglie & forella di gioue,dea de regni ^
de matrimonij,& de parti.
Nettuno Se Anficrice Tua moglie dei del mare .
Tethyde dea marina la prima doppo Nettuno,& Anfìtrice bel-
liflìma doppo Venere .
Glauco dio Marino d'augnilo alpetto il primo de dei marini
doppo Nettuno .
Pomino detto anco Palemone Dio eie porti, Se del giunger Tal-
lio a cafa Cadore .
Polluce fratelli,figli di Gìoue dei de nauiganti, 8c de caualli .
Ili de detta lo appoli Greci dea de nauiganti .
Plutone dio de l'Inferno , de danari , de tormenti , Se delle ric-
chezze .
Proferpina moglie di Plutone dea de 1 inferno,& della fertilità
della terra .
Nemefì dea del cailigo , de catiui 3 Se dimoflratrice del bene à
buoni .
Furie infernali tre AlecTro,Tififone,Megera , quelle fono le tre
Dee vendicatrici3che incitano alle fceleragini, Se li fede-
rati punifeano .
Caronte dio barcarolo dell'inferno (opra il fiume Acheronte.
Giudici infernali tre minos elfamina l'anime , Eacco fcriue e
legge li proceilì , Radamanto nota le fencenze , quelli tre
giudicano le anùrie delle loro operationi dandoli il pre-
mio,© la pena .
Parche tre Cloto fila il filo della vita,lacheflìs lo inafpa , Atro-
po lo taglia , & quelle fono dee della vita de della morte .
Giuftitia dea del premure della pena de buoni, Se de catiui .
Concordia dea della pace,vnione,amore,& del buon'effere di
tutte le cofe .
Pace dea della quiete,& dell'abondanza, & muitiplicatione di
tutte le cofe .
Vittoria dea del vincere;& fuperare,e della gloria .
Honore dio della fama , 8c della gloria,6c dell'immortalità .
Virtù dea delle buone, &generofe operationi datrice d'ogni
bene.
Fama
4i6
Fama dea apportatrice de buoni 8c catini fuccefll conferuatri-
ce delle human e attioni .
Macaria figliuola d'Hercole dea della felicità .
Terminio dio della riabilita .
Anubi detto ancor ferapi dio del tempo,della produttione , fa.-
gacità,cuftodia,& fedeltà .
Anteuorta,&: Pofteuorta dee che (anno il paiìato, & l'allenire •
Fortuna dea delle attioni humane,iìgnora,& patrona del tutto
potentiffima de tutti li dei .
Genij dei delti animi, & della quiete olTeruatori del genere
h umano .
Lari dai cuftodi delle Città , cafe, luoghi, inueftigatori de fatti
human i .
Penati dei familiari cuftodi delle Città , cafe , ■& luoghi come
li lari .
Pomino dio delle porti, chiaue,& feragli .
Fidio,dio della fede, 8c delle olleruationi , de patti , & promi£-
/ioni.
Silentio detto ancora Arpocrate dio della fecretezza , & taci-
ti! r nità .
Vulcano dio del fuoco materiale & terreno fabricatore de ful-
gori à gioue .
Matutta ouero Aurora dea dell'alba^ dell'albore .
Eolo dio de venti,e delle tempeste .
Neceffità dea del fato,& del deftino.
Hebbe figliuola di giunone pincerna degli dei , dea della gio-
tientu,&" della libertà .
Pallade dea della iàpienza , inuentrice delle buone arti dea an-
co della guerra .
Maia madre di mercurio dea de reiponfi , <3c caftigatrice delle
battaglie .
Bellona dea della guerra, Se carettiera di marte il bellicofb
dio .
Hercole dio della Fortezza domatore de moftri & de tiranni ,
Palefrra figliuola di mercurio dea de lottarori .
Phito dea della lingua,e dell'eloquenza .
Iride dea melfaggiera de gli dei, & in particolare di Giunone .
Efcuiapio figlio d'Apoline dio della medicina .
Salute dea della fanità,liberatrice delle infermità .
Iano
4*7
Iano dio bifronte dio della pace punita 3 prorettore de gl'Ita-
liani .
Morao dio della maledicenza,& della reprenfione .
Plato fanciullo dio delle ricchezze,&: de thcfori .
Priapo dio de gl'horn,& della natura generatrice, Se del feme .
Volturno dio de gl'horti, &: de giardini , & anco de peniier
Immani .
Pomona moglie di Vulturno dea de el'horti, &de giardini col-
tiuatrice delle piante .
Flora dea de fiori, o vaghezze , 8c della ftagione della pri-
mauera.
Pane dio de partorì, & de greggi intienrore del riauto .
Cerere dea eleufma inuentrice delle biade , 8c della coltiuatio-
nc de campi .
Bacco th ebano dio del vino 8c fuo inuentore, Se de ipafiì,folaz-
zi,& del triompho .
Buona dea conferiiatrice de femi,&: della fertilità di tutte le
co fé .
Difcordia dea delle riffe , maliuolenze , odij , mali euenti , &
mine .
Cupidine ò amore dio dell'amare , dio del ben volere , &c della
propagatione .
Anterote fratello d'amore dio del riamare 3& del reciproco
amore .
Gratie tre Eufrosina fopra l'allegrezza , Se giocondità fa il be-
neficio .
Aglia fopra la maeftà,&: venuftà riceue il beneficio .
Talia fopra la piaceuolezza rende il beneficio, 8c quefte fono
dee della beHezza,gratirudine,& delle ftagioni .
Himeneo Dio del matrimonio, & delle Nozze .
Sonno dio del ripofo, della quiete, &c delle ombre .
Partenope .
Leucafia tre dee /Irene del mare allettatoci alla lafciuìa,& quel-
la punien ti .
Ligia.
Volupia dea de piaceri,& della volupta .
Angerona dea de piaceri, de delle humane operationi , & ancor
dea della gola.
Mufe nenie elio fopis" l'hiftoria aiTegnata alla luna .
Euterpe
-
4*1 '
Euterpe Copra tutte le faenze in vniaerfale aiTegnata à Mer-
curio .
Thalia fopra le comedie , muriella , Se la memoria ailegnata à
Venere .
Melpemone fopra le tragedie , 8c l'armonia allignata al Sole.
Terficore fopra il furor poetico ritrouatrice del faltero aile-
gnata à marte .
Crato fopra le cofe amorofe 3 Se la geometria ailegnata à
Gioue ' -
Poilinia fopra la rettorica , arte oratoria , &: il verfo ailegnata à
Saturno .
Vrania fopra l'Allrologia 3 Se di quella inuentrice ailegnata acf
Vranio ouer'al Cielo .
Caliope fopra il verfo eroico affegnata fuperiore à tutte le al-,
tre come la più nobile^ quefìenoue mufe con Apoline lo-
ro maeflro iono dette patrone , Se ritrouatrici della muli-
ca,& di tutte le feienze & arti .
Quelli fono li cento dei-che erano di più nome, Se famorl appo
gl'antichi.
IL FINE.
\
CA